Capitolo 2
"La piccola peste."
Non so dove sono nata, non conosco il volto della mia mamma biologica e di mio padre.
L'unica cosa che mi ricordo di mio padre, e la sua voce che mi diceva:
"Ti verrò a riprendere, te lo prometto." Si, come no. Quando sentii queste parole avevo pochi
mesi, almeno credo. Comunque sia, ero veramente troppo piccola. Mi lasció davanti alla porta
di un orfanotrofio e sparii nell'oscurità: "Jennifer, svegliati è ora di alzarsi.". Mi svegliai dal letto
con in sottofondo la voce soave, nel modo più ironico possibile, di una delle suore dell'orfanotrofio
dove abito. Mi alzai molto lentamente dal letto, e mi misi seduta su di esso. Ogni santa volta,
facevo quel dannato sogno e non capivo il perchè: "Allora Jennifer Maria...". La guardai in malo modo
odiavo essere chiamata Maria: "Ho una bellissima notizia per te.". Qual era questa bellissima notizia?
Che finalmente, te ne saresti andata? Visto che mi stavi tremendamente antipatica, con quella faccia
da maiale che ti ritrovavi: "Oggi verrai adottata, da una famiglia per bene.". Adottata? È questa sarebbe
la bellissima notizia? "Adesso, vai subito in bagno lavati per bene e soprattutto... ci vuole un vestitino molto carino
per l'occasione.", la vidi dirigersi nell'armadio per controllare all'interno. L'altro giorno fu adottata, la mia compagna
di stanza quella che dormiva in alto al mio letto al castello, oggi io ma che cavolo?! "Io non voglio!!". La suora si giró di scatto:
"Come non vuoi!?", io mi alzai di soppiatto e lei si avvicinó verso di me: "Ascolta piccola peste, ricordati che io sono
più grande di te. Quindi mi devi portare rispetto, hai capito!?". La guardai dritta negli occhi con aria di sfida. La
odiavo da morire: "Che ti piaccia o no, tu andrai a conoscere i tuoi nuovi genitori.", lo disse con un sorriso così soddisfatto,
da farmi venire i nervi solo a guardarla: "Ed inoltre, ti ho trovato il vestitino perfetto.", mi mostró un vestitino nero
con i pois bianchi. Dannazione quel vestitino l'odiavo più di lei.
Fui costretta a preparami di corsa, contro la mia volontà, ed ha mettermi quel vestitino orribile.
Camminammo per il corridoio, fino ad arrivare alle scale le salimmo fino ad arrivare all'ufficio della
responsabile. La suora bussó alla porta: "Sono qui con Jennifer Maria.", sentii una voce da dietro la porta
che invitava ad entrare nella stanza. La suora aprii la porta ed entrai nella stanza.
Appena entrai, vidi una coppia da un lato un uomo alto, tremendamente alto oserei dire, con capelli corti
castani e occhi blu. Dall'altro lato una donna con capelli lunghi e neri e occhi azzurri. E questi, sarebbero i miei
futuri genitori? Sembrano due modelli. La donna si avvicinò a me, e si chinò davanti a me:
"Finalmente ci conosciamo, Jennifer Maria.", lei sorrise mentre lo diceva. Io invece odiavo essere chiamata
Maria: "Come sei carina.", sorrise dolcemente mentre lo diceva. Allora, non per vantarmi, ma ero per davvero
carina. No, che ora non lo sono, ma questa è un'altra storia. Avvicinò la mano, per accarezzarmi il viso.
Ma, non diedi neanche il tempo di farmi toccare, che le diedi un pugno in piena faccia. Vidi la donna
cadere all'indietro coprendosi l'occhio: "Ehi!!", vidi l'uomo avvicinarsi di soppiatto alla moglie dopo aver esclamato
la frase. La fece alzare, e la donna fece il gesto dell'okay con le dita. Tutti nella stanza erano esterrefatti.
Mi sa, che avevo esagerato... appena, appena. Subito dopo, la donna ebbe una reazione che non mi aspettavo.
Si mise a ridere a crepapelle. Io non capivo la sua reazione, qualunque persona normale si sarebbe
arrabbiata se ne sarebbe andato dopo due secondi, invece lei si mise a ridere. Tutti nella stanza erano
basiti dalla reazione della donna: "Certo piccolina, che per avere quattro anni hai un bel caratterino.", non riuscì
a trattenersi dal ridere mentre lo diceva. Il marito sorrise. Io non ci stavo capendo più niente:
"Comunque, a discapito di quello che è appena successo, possiamo ufficialmente confermare l'adozione, giusto?",
la responsabile che era stata zitta fino a quel momento, finalmente proferì parola. È io che per anni ho creduto fosse muta.
La coppia annuì sorridendo, e niente ero ufficialmente spacciata. Uscimmo, finalmente, da quella struttura
infernale in cui ho vissuto per tre anni. Devo essere sincera, da una parte quel postaccio non mi sarebbe
mancato per niente, ma dall'altra non avevo voglia di essere adottata. Un bel dillemma...
"Jenny, ti posso chiamare così?", mentre camminavo quell'uomo estremamente alto mi parlò:
"Si, mi va bene. Tranne essere chiamata Maria, quello lo odio.", all'improvviso dopo
che ho pronunciato quelle parole la donna si fermò di scatto e mi fissò: "Oh, scusa tesorino. Io non lo sapevo.",
Si mise le mani sulla fronte: "Ho già fallito come madre.", io la guardai scioccata e il marito, accanto a lei,
la guardò con il soppraciglio alzato: "Si, certo come no.". Quell'uomo, a guardarlo, sembrava abituato
alle cretinate che diceva: "Comunque, posso chiedervi una cosa?", loro due si girarano a guardarmi:
"Ma certo tesorino, ormai siamo i tuoi genitori puoi chiederci quello che vuoi.". La donna sembrava
aver cambiato un'umore all'improvviso: "Voi, non avete un nome? Siccome, siete
diventati i miei genitori dovrò pur sapere come vi chiamate, no?".
Loro mi guardarono con gli occhi sgranati, mi sa che non si erano accorti di aver ommessi
i loro nomi: "Oh, cavolo. In effetti, con tutta la confusione che c'è stata poco fa mi sa che ci è sfuggito.", l'uomo
si mise la mano in fronte mentre lo diceva: "Comunque, il mio nome è Famous Galeria. Mentre la
sbadata che ho accanto è mia moglie Caroline Muddock.", lo disse mentre la indicò:
"Sarei io quella sbadata!? Anche tu te lo sei scordato!?", gli diede un pugnetto nella spalla:
"È vero, lo ammetto.", sorrise mentre lo disse. Comunque, questi due erano molto strani:
"Ad ogni modo, siccome sono quasi le 11 del mattino, io direi di tornare a casa che ne dite?",
la moglie annuì: "E' vero, dobbiamo ancora fare vedere la casa a Jenny.", si avvicinò a me
e mi accarezzò la testa: "Vedrai la casa è bella grande ti piacerà senz'altro, e poi ti abbiamo
una stanza bellissima tutta per te.". Wow, una stanza tutta per me? Io, fino a quel momento,
ero abituata a condividere tutto quanto. Non mi sarei mai aspettata tutto questo.
Devo ammettere che questi due, all'inizio mi sembravano due sciroccati ma ora li sto
rivalutando in positivo. La donna si avviò vicino al marciapiede c'era un SUV nero parcheggiato,
a quanto pare eravamo arrivati alla loro macchina. L'uomo fece per aprirla: "Approposito, oltre
alla casa, dobbiamo farti conoscere anche tua sorella Kelda. Vedrai l'adorerai.", concluse l'uomo sorridendo.
Aspetta un momento, io oltre ad avere dei genitori adesso ho pure una sorella!?
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Eccomi, dopo un po' un tempo, con un nuovo capitolo. Spero vi piaccia, avrei voluto
farlo uscire un po' prima ma purtroppo per me è stato un periodo un po' indaffarato
e non ho avuto modo di scriverlo subito. Ad ogni modo, alla prossima. :)


