Disclaimer:
Questa storia non è scritta a scopo di lucro.
I personaggi usati e tutto ciò che fa parte dell'universo di Dragon Ball sono di proprietà di Akira Toriyama© e Toei Animation©.
Non concedo, in nessuna circostanza, l'autorizzazione a ripubblicare questa storia altrove, anche se con i crediti all'originale.
L'immagine di copertina è stata realizzata da Giosuè Graci.
Questa storia non è scritta a scopo di lucro.
I personaggi usati e tutto ciò che fa parte dell'universo di Dragon Ball sono di proprietà di Akira Toriyama© e Toei Animation©.
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- GHOSTS II -
/the great reset/

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CAPITOLO 5
Fantasmi (II)
«Possibile che ancora non ne siate venuti a capo?»
Stringi gli occhi e trattieni un insulto sulla lingua. Tua moglie ha sempre la straordinaria capacità di mettere il dito nella piaga. «Vuoi per caso venire a darci una mano?! E poi come diavolo facciamo a scoprire qualcosa se mancano ancora nove giorni a destinazione?» domandi, stizzito.
«Con tutto quello che ho da fare, secondo te ho la minima voglia di starmene a battere la fiacca con quattro scimmioni in astronave?» strascica Bulma, mentre ti mostra con la telecamera frontale centinaia di plichi di vattelappesca e marchingegni di cui ignori il funzionamento.
«Battere la fiacca?! Donna, tu non-»
«Sì, sì, ok. Fammi sapere appena hai qualche novità. Quel coglione non mi lascia tregua» sbuffa, di nuovo. Un po' sei sollevato per il fatto che le ire di Bulma siano rivolte principalmente a Jaco. Ha il dente avvelenato con lui per non avervi lasciato scelta e avervi mandato lontano proprio in concomitanza con l'inizio della settimana della scienza e anche della vacanza alle isole calde dei signori Brief. Per fortuna i soldi per assumere delle babysitter non vi mancano, e Trunks oramai è perfettamente in grado di cavarsela da solo. Non osi immaginare quanto lui e Goten ne stiano approfittando dell'assenza di persone adulte alla Capsule Corporation. Fai un respiro profondo per non dare di matto. E per non mandare messaggi minatori a tuo figlio.
«Di' a Jaco di chiamare direttamente noi» proponi, anche se non hai la benché minima voglia di parlare con lui.
«Lo sai che ha paura di te!»
«È di te che dovrebbe averne» puntualizzi, e puoi vedere soddisfazione sul volto di tua moglie.
«Sì, beh, fottiti, amore» dice, con un sorrisetto. In fin dei conti è orgogliosa quasi quanto te.
«Anche tu. Ciao».
Quando chiudi la comunicazione, ti spalmi sulla poltrona. Ti volti e sorprendi i tuoi tre compagni di viaggio a ridacchiare di te.
Arrossisci fino alla punta delle orecchie ma, prima che tu possa sbraitare qualche ingiuria, Radish ti sferra una pacca sulla spalla che ti fa venire ancor più voglia di ucciderlo di quanta non ne hai già di solito.
«Amico, sogno una storia d'amore così!»
«Ma se vai in giro a fare il lumacone con tutte quelle che vedi...» incalza Nappa. Ti toglie le parole di bocca.
«Per trovare quella giusta!» puntualizza l'idiota e, quando tutti e tre sbuffate e alzate gli occhi al cielo, Radish si indigna. «Guardate che io sono estremamente fedele. Vi ricordate di Rika?»
Ti viene da ridere a crepapelle, ma ti sforzi di mantenere uno sguardo accigliato. «Zeno mi fulmini, avevate cinque anni! Andavate al Sais insieme!»
«Ma che c'entra!»
«Al che?» interviene Kakaroth, confuso.
«Sais: Scuola di Addestramento Infantile Saiyan. Quello che sulla Terra si chiama “asilo”» spieghi. Hai dei ricordi confusi di come fosse quel posto, anche perché tu frequentavi l'accademia privata del palazzo.
«E tu non l'avevi la fidanzatina?» ti domanda Kakaroth, ridacchiando.
«Io ero promesso. Al compimento dei quindici anni – che per i Saiyan corrisponde alla maggiore età - avrei dovuto legarmi con una nobile per generare almeno un erede» spieghi, e mentre lo fai vieni catapultato in un mare di ricordi che pensavi di aver dimenticato.
«Che tristezza!» Vedi Kakaroth accigliarsi e Radish annuire.
«Senza contare che quella tipetta - com'è che si chiamava?» domanda quest'ultimo.
«Neygi» rispondi, senza nemmeno doverci pensare troppo. Eravate costretti a incontrarvi una volta a settimana per allenarvi e poi cenare insieme, per conoscervi. Scopri di ricordartela fin troppo bene: capelli lunghi e castani, pelle bianchissima e furbi occhi all'insù. Dopo un anno di incontri non eravate riusciti a diventare nemmeno lontanamente amici. Aveva un carattere troppo forte e si scontrava inevitabilmente con il tuo.
«Neygi. Beh, era tremenda almeno quanto te all'epoca, e aveva solo sei anni!» ridacchia Radish, nella ragione. «Una coppia orribile. Avreste commesso le peggiori atrocità insieme!»
Rabbrividisci e fatichi a dargli torto, anche se il commento che ti esce proviene da una parte di te che sopprimi troppo spesso.
«Non più di quel che ha fatto mio padre».
Il silenzio cala come un sipario. Vorresti anche che le luci si spegnessero e che lo spettacolo finisse, invece hai i fari puntati addosso. Gli occhi dei tuoi amici sono pieni di qualcosa che li contraddistingue l'uno dall'altro: Kakaroth confusione, Radish apprensione, Nappa... beh, Nappa non l'hai mai capito. O forse è lui che non ha mai capito te. Tutte le volte che avete parlato di questo, vi siete trovati in disaccordo.
«Tuo padre ha fatto quel che ha fatto per cercare di evitare ai Saiyan un conflitto galattico contro Freezer» commenta, infatti. Ti viene un conato di vomito che sa di bile e indignazione, oltre che di pena verso te stesso, visto che dopo tutti questi anni ancora non hai imparato a non farti pervadere dalla rabbia, quando pensi a tuo padre. Hai provato stima per lui in passato, ma ora non riesci proprio a perdonarlo.
Pensavi di esserci riuscito, almeno un poco – soprattutto dopo la morte di Freezer. Invece sei ancora arrabbiato. Forse perché non hai mai ascoltato i consigli di tua moglie di parlarne con uno psicologo e risolvere i tuoi traumi infantili.
«E si è visto com'è andata. Neanche c'è stato, il conflitto!» sputi fuori, velenoso.
Nappa si irrigidisce. È sempre stato fedele a tuo padre, perché gli ha dato un lavoro di prestigio quando ne aveva bisogno. Gli è stato sempre debitore. «Non ho detto che abbia fatto la cosa giusta! Ma sicuramente l'ha fatto con buoni intenti».
«Vendendo suo figlio di tre anni in schiavitù?! Padre dell'anno, proprio!» ti animi. Da che pulpito, poi, visto che anche tu nemmeno hai visto nascere tuo figlio e sei scappato via per tutto il suo primo anno di vita. “Almeno non l'hai venduto”, continua a ripetere una voce dentro di te.
«Era un vero stronzo» interviene Radish, dandoti manforte. Te ne ha sempre data, durante le vostre discussioni.
Nappa scuote la testa e sbuffa dal naso.
«Avete entrambi ragione, ma eravate troppo piccoli per ricordare l'aria che si respirava in quel periodo. Fare la cosa giusta era impossibile».
Invece te la ricordi eccome, l'aria che si respirava. Il clima di terrore, le riunioni segrete a cui non potevi partecipare – ma nelle quali ti infilavi senza farti vedere.
Ti ricordi bene il pianto nascosto di tua madre, dopo che tuo padre firmò il contratto di vendita. Ricordi come se fosse ieri il primo bambino che hai dovuto uccidere, a tre anni, come “test di ingresso” per dimostrare il tuo valore a Freezer. Ricordi bene di come sei cambiato quel giorno.
«Mia madre non avrebbe mai agito in quel modo. Sarebbe morta in guerra, piuttosto che vendermi al miglior offerente» ringhi, ti trema la voce.
Kakaroth sussulta sul sedile, Radish stringe i pugni.
«Hai ragione. Ma saresti morto anche tu. Saremmo morti tutti» replica di nuovo Nappa.
Ti alzi in piedi e lo affronti dall'alto verso il basso. «Saremmo morti con dignità, opponendoci all'Impero senza calarci i pantaloni. Vero: sì, sono vivo grazie alle pessime scelte di mio padre, ma a che prezzo? Ci ha comunque condannati all'esistenza di terrore che abbiamo vissuto tutti e tre per più di vent'anni, dopo l'esplosione».
Anche Nappa si alza in piedi. «Credi che non lo sappia? Credi che non abbia pensato spesso che sia stata una punizione peggiore della morte?» Sebbene sia alto il doppio di te, non hai mai avuto paura.
«E allora non chiedermi di giustificare mio padre!» “Sei stato un padre migliore di lui, per me”, vorresti aggiungere. “Almeno tu non mi hai mai abbandonato, nemmeno quando sono stato il primo a tradirti”. Ti mordi la lingua.
Vi guardate in cagnesco per qualche secondo, giusto il tempo di comprendere quanto questo diverbio non abbia né capo né coda. Non ha mai avuto senso. Tu sei sempre stato troppo arrabbiato, Nappa troppo fedele. Scontrarvi non vi ha mai portato a niente.
Lui ti guarda con le labbra serrate, poi annuisce e si lascia di nuovo cadere sul sedile. Fai lo stesso, stremato dal fardello emotivo che credevi di aver gettato alle spalle. Nel tuo passato ci sono ancora troppi fantasmi. Sei riuscito ad andare avanti, ma ogni tanto qualcuno di loro ti tira ancora indietro al punto di partenza.
Kakaroth si schiarisce la gola, in imbarazzo. «Wow... questo è stato... intenso».
«Sì, forse non è neanche il caso di rivangare. Tanto fa parte del passato, oramai» sospira Nappa.
L'astronave continua a muoversi nel cosmo, ti lasci cullare. Ti lasci portare avanti.
«Già, inutile ricamarci sopra ancora dopo tutto questo tempo» mormori e guardi fuori dall'oblò, verso il nero più scuro e intenso. Nero spazio tra le stelle. «Mio padre sta già scontando la sua pena all'Inferno».
Non puoi immaginare quanto sia vero e falso allo stesso tempo.
•
La corteccia ti punge la schiena, il terreno sotto i tuoi piedi scricchiola come scricchiola il tuo orgoglio, mentre le urla si fanno più incessanti. Nasconderti non porterà a niente, questo già lo sai.
«ASSASSINI!»
Chiudi gli occhi e respiri con il naso, nel panico. Vi uccideranno. Ne sei certa. Quando riapri gli occhi, ti concentri sul volto del Re. Così colmo di disprezzo, di rancore.
«SONO LE NOSTRE VITE! LE NOSTRE FAMIGLIE!»
Le guardie che vi circondano vogliono mostrarsi inscalfibili, la realtà è che senti l'odore del loro terrore.
«DOVRESTE ESSERE I PRIMI A NON MANGIARE!»
«CODARDI!»
Volano ingiurie peggiori, ti costringi a non ascoltarle. La protesta si sta protraendo da troppo in modo pacifico. Sai che basterà poco per accendere la miccia. Sai che l'esplosione ci sarà.
Hai proposto al Re di uscire dalla giungla e provare a calmare le acque, di metterci la faccia, anche se questo dovesse costargli la vita. Non ti ha dato ascolto. È sempre stato troppo testardo. Non ti è mai piaciuto davvero, forse l'hai pure detestato. Il vostro legame è stato combinato.
«ASSASSINI!»
Comprendi la sua paura di morire, ma come Regina preferiresti morire provando a fare la cosa giusta e provare a spiegare le tue ragioni, piuttosto che nasconderti. Piuttosto che morire da codarda.
Forse il Re è codardo per davvero.
«Altezza! Altezza!»
Una voce - una delle tante - spicca oltre il muro di soldati ai vostri ordini. Sembra giovane, diversa.
«Non puoi passare, ragazzo» senti rispondere un soldato.
«Sono Diive. Sono qui per aiutare! Sono il figlio del Colonnello Nappa».
Vedi il Re sgranare gli occhi, e anche il tuo cuore batte più forte. Il Colonnello Nappa era uno dei migliori soldati del regno, e in questo momento è nella squadra di tuo figlio. Chissà dove. Non ricordavi nemmeno che il Colonnello avesse un figlio.
«Fallo passare» grugnisce il Re.
«CODARDI, USCITE FUORI DALLA GIUNGLA!»
Quando ti sporgi oltre il tronco dietro il quale siete nascosti, vedi caracollare un ragazzone dai lunghi capelli rossi e lo sguardo duro di suo padre. Nonostante l'altezza, sembra ancora troppo giovane.
«Sire!» annaspa, mentre viene verso di voi. «Sire, sono qui in sua difesa!»
Il Re lo squadra con aria di sufficienza e arriccia il naso.
«Cosa ti fa pensare che io abbia bisogno di difese? Ho già la mia squadra reale»
«Molti della squadra reale sono di terza classe... e sono là fuori in protesta, Altezza» risponde lui, senza mezzi termini. Nascondi un sorrisetto, perché questa sfrontatezza fa incazzare il Re. «Ma ho altri rinforzi: il capitano Bardack e la sua legata Gine».
Anche il nome di Bardack ti risuona nelle viscere. Anche il suo primogenito è nella squadra del Principe. Un bambino petulante, ma chissà come tuo figlio lo tollera più di qualunque altro.
«Bardack, dici?» soffia il Re, carezzandosi la barba. «Suo figlio era nella divisione del mio. Terza classe» conclude, con un tono di disprezzo.
Ti si arricciano le dita dei piedi. Ti domandi come possa ancora porre accento sulle classi sociali, dopo tutto quello che sta accadendo.
«VOGLIAMO DIVIDERE LE RISORSE PER TUTTI!»
«Anche loro sono dalla vostra parte! Crediamo che questa protesta si trasformerà in una tragedia collettiva, e dobbiamo impedirlo in tutti i modi. Possiamo consigliarvi: il capitano Bardack è molto saggio, potrebbe portare consenso tra le terze classi!» spiega Diive.
Ovviamente ha ragione, anche il Re lo sa. Nonostante ciò sai che lui rimarrà delle sue convinzioni e non accetterà l'aiuto.
«ASSASSINI!»
«IL RE ESCA DALLA GIUNGLA!»
«Non ho bisogno di terze classi che mi diano consigli» grugnisce infatti Re Vegeta. Vorresti urlargli in faccia di smetterla, ma non devi scomporti. Non adesso.
«Diive?» la voce di una donna oltre la schiera di soldati ti colpisce. Cerchi di scorgere chi sia, ma vedi solo un braccio sollevato e due occhi profondi immersi nel buio. «Diive, siamo qui!»
«Non fateli passare. Se vogliono combattere per me, combatteranno là fuori dalla giungla» dispone infine il Re, e i soldati rafforzano le fila.
Il volto di Diive si contorce in una smorfia. Vorresti dirgli che il Re ha preso troppe decisioni sbagliate nella vita e, per una volta che ne ha presa una inevitabile – non giusta, ma sensata – sta pagando lo scotto. E non lo sa gestire.
Invece non dici nulla e rimani in silenzio mentre là fuori scoppiano i cori della protesta. Continuano imperterriti, sempre più violenti. La miccia? La miccia si accende quando il più grande errore lo commettono coloro che si credono superiori ad altri: le prime classi là fuori.
L'inizio di una guerra che sai porterà solo al nulla.
«IL RE DEVE TOGLIERE CIBO PRIMA ALLE TERZE CLASSI!»
«MA CHE CAZZO STAI DICENDO?»
«SIETE SOLO DEI MAIALI! NON MERITATE DI MANGIARE IL NOSTRO ULTIMO CIBO!»
«MORIRETE INSIEME AL VOSTRO RE, ALLORA!»
•
Sorseggi la tua zuppa bollente che sa di zolfo e provi in tutti i modi di immaginare sia ramen in scatola, ma non ci riesci. Detesti la sbobba che danno da mangiare negli attracchi portuali, l'hai sempre odiata, ma ora il tuo palato è molto più esigente rispetto a quando eri un ragazzino ed eri costretto a mangiare solo questo, in posti orribili come questo. Ti guardi intorno e vedi solo pochi altri commensali, alieni dall'aspetto diverso da voi, tutti operai di questo pianetello sperduto nel cosmo. Qualche cacciatore di taglie, qualche viandante, un Mandaloriano che aspetta che un suo piccolo amico dalla pelle verde mangi. Sembra affamato. Quasi vorresti dargli il resto della tua zuppa, visto che sembra gradirla, ma non vuoi immischiarti.
Vorresti prendere però a gomitate Kakaroth, che quando sorseggia questa sbobba direttamente dalla ciotola fa un rumore infernale. Tuttavia, proprio mentre sei pronto a infilargli il gomito nelle costole, qualcosa pungola la tua attenzione. E anche quella di Kakaroth, visto che all'improvviso si strozza e inizia a tossire. Lasci cadere il cucchiaio di ferro battuto sul tavolo e ti concentri meglio. Come tante piccole capocchie di spillo solleticano i tuoi sensi, pelle d'oca a fior di braccia.
«Le senti anche tu?» domandi a Kakaroth.
«S-sì» tossisce ancora, confuso. «Sì, le sento».
«Cosa? Cos'è che sentite?» chiede Nappa, sospettoso.
«Dei Ki lontani si sono appena innalzati». Non riesci a capire quanti siano. Sono molti, migliaia forse. Decine di migliaia.
Radish prova a concentrarsi meglio. Per lui è più difficile percepire i Ki lontani, visto che ha imparato da poco. «Non riesco a captarle. Aspetta... forse...» strizza gli occhi. «Ecco... forse sento qualcosa, ma non le distinguo!»
«Qualcuno che conoscete?» domanda Nappa, che invece nonostante gli sforzi sembra non riuscirci ancora bene.
«No, ma...» soffia Kakaroth, pensieroso. Credi di sapere che cosa stia provando, visto che anche tu hai una sensazione strana a riguardo. Come se conoscessi alcune di queste forze da sempre, ma non riesci ad identificare a chi appartengano.
«Anche tu trovi che ci sia qualcosa di famigliare?» azzardi.
«Sì. Sì è così! Ce n'è una che... mi sembra molto famigliare, più forte delle altre» dichiara Kakaroth, infatti.
«Possiamo teletrasportarci da loro?» chiedi.
«Pensate sia la cosa giusta?» interviene Nappa, cauto.
«Arrivano proprio da quel quadrante di galassia. Secondo me sono proprio le presenze su cui dobbiamo indagare» ipotizza Kakaroth.
Le persone intorno a voi hanno iniziato a guardarvi con più insistenza, da quando avete iniziato a borbottare a voce più bassa.
Odi avere gli occhi della gente puntati addosso quindi, a prescindere da cosa sia o meno la cosa giusta, la vostra priorità è andarvene di lì. Spingi la ciotola mezza piena sul basale in legno della vostra panca – così che sia più facile per l'amichetto del Mandaloriano rubarla e mangiarla – e poi ti alzi.
«Concordo. Al massimo sarà solo un risparmio di tempo e ci saremo avvicinati al quadrante» concludi, mentre ti incammini verso il bancone incrostato da chissà quali oli di fritture. Lasci una barretta che vale più Yēŏn di quanti ne vale il vostro pasto, ma non vuoi il resto dal commensale – che ti guarda ammirato con i suoi tre occhi sporgenti.
Quando uscite dalla taverna, il puzzo di motore misto al sudore degli operai meccanici invade le tue narici, insieme al vento caldo da ovest. Camminate sotto il sole fino a raggiungere il vostro punto d'attracco, più defilato rispetto a tutti gli altri. Estrai dalla tasca il contenitore per capsule e racchiudi la vostra astronave in una di esse.
«A giudicare dall'energia sprigionata, c'è una lotta in corso. Radish, Nappa, fate attenzione. Non sembrano particolarmente forti, ma sono tanti» raccomandi, apprensivo. Seppur vero che in questo mese abbiano entrambi raggiunto lo stadio del Super Saiyan, sono ben lontani dall'essere al vostro livello. Non hai idea se i Ki che senti siano soppressi da qualcosa o siano davvero abbastanza deboli sicché loro possano fronteggiarli in sicurezza. Soprattutto non sapete se questa sia una trappola da parte di qualcuno, qualcosa che abbia a che vedere con gli strani incubi che vi stanno togliendo il sonno.
Radish ridacchia e si appoggia con un gomito alla tua spalla. «Sì, mammina».
«Fottiti» tagli corto, sferrandogli un calcio su uno stinco.
«Pronti?» domanda Kakaroth, eccitato. Lo comprendi.
Finalmente, dopo tutti questi giorni di viaggio, riuscite a vedere una luce in fondo al tunnel. Non sai se sarà davvero quello che state cercando, ma vi spingerà sicuramente più vicino. Forse riuscirete a venirne presto a capo e, se Zeno vuole, presto riuscirete anche a tornare a casa. Lo speri, ma qualcosa ti dice che sarà più difficile del previsto.
Ignori le cattive sensazioni e poggi la tua mano sulla spalla di Kakaroth, già pronto nella posa del Teletrasporto.
«Andiamo!»
«Che Zeno ce la mandi buona» grugnisce Nappa.
Tre. Due. Uno.
Dietro di voi lasciate solo le impronte sulla fanghiglia di un attracco ventoso.
•
Sei esausto ancora prima di iniziare. Tutti lo siete, e questo è sia un vantaggio che uno svantaggio, quando spingi Gine più lontana dalla folla, all'imbocco della giungla.
Si sono sprigionate energie, attacchi. La polvere del deserto si è sollevata, ora è tutto una nube giallastra nel buio, nella quale siete persi. Tossisci e ti copri bocca e naso con una bandana rossa che tenevi legata al braccio. Le urla della battaglia ti riempiono le orecchie, ma il tuo obiettivo è andartene dall'epicentro della guerra. Per Diive non potete fare più nulla. Speri solo che possa cavarsela, che riesca a uscire da quell'oasi e raggiungerne un'altra. Anche se nessun posto è sicuro, oramai.
Qualcuno ti sferra un attacco da dietro che ti brucia parte dell'armatura, ma resisti e cammini, spintoni la gente. Gine sferra attacchi a ripetizione per farsi largo. Sei preoccupato per lei, non tanto perché non sia forte, ma perché è denutrita, disidratata. Temi che possa cadere come una foglia.
Una mano ti afferra il polpaccio, quando ti volti vedi un uomo steso a terra, calpestato da altri. Forse ti sta chiedendo aiuto, ma non riesci a comprendere. Altra polvere si solleva, riesci a vedere a malapena a qualche metro di distanza, quindi chiudi gli occhi.
Sbatti le palpebre un paio di volte quando, nella confusione, ti sembra di veder comparire delle persone dal nulla.
Eppure... eppure sono lì. E sono vestiti diversamente da voi. Sono... strani?
Si guardano intorno confusi e quasi ti si mozza il respiro quando, tra loro, si volta un uomo vestito d'arancione.
Un uomo esattamente identico a te.
Continua...
Riferimenti:
-Sais: l'asilo/scuola diaddestramento dei Saiyan non è canonico, me lo sono inventato di sana pianta. Non viene mai spiegato se i Saiyan avessero delle scuole.
-Mandaloriano: su la mano chi ha capito di chi sto parlando quando cito lui e il suo amico verde ;) ovviamente il personaggio è una citazione all'universo di Star Wars.
ANGOLO DI GRACE:
Ehilà, gente dallo spazio!
È direttamente dall'Abruzzo che pubblico questo capitolo. Anche se sono in vacanza dalla carissima @Sweetlove , non potevo rinunciare alla pubblicazione.
Ebbene, sembrerebbe che i nostri quattro anti-eroi si sono finalmente teletrasportati chissà dove! Bardack li vede apparire. Gli verrà un infarto? Speriamo di no.
Nel frattempo il sistema di classi sociali è crollato e la guerriglia è iniziata, inevitabilmente. Il Re ha fatto una mossa giusta (o quantomeno giustificabile) e altre cento sbagliate, come al solito.
Vi aspetto sabato prossimo con un nuovo capitolo... e finalmente - forse - riusciremo a capirci di più e alcune domande troveranno una risposta - sempre forse.
Vi abbraccio tuttə e vi auguro buona Pasqua!
Grace
Nel prossimo capitolo!
«Nononono aspetta un attimo! Un attimo solo!» farnetica, agitato.
Trattieni un ringhio di frustrazione e alzi gli occhi al cielo.
«Trunks, non me ne può fregare di meno se c'è Goten nel letto con te. Ci sono questioni più urgenti del vostro continuo nascondere l'evidenza. Fai come ti ho detto e non fare domande».
Radish dietro di te esplode in una risata di cuore.
«PAPÀ!?» pigola Trunks, arrossendo come un pomodoro. «Ma tu-»
«NIENTE DOMANDE!» berci e chiudi la chiamata. «Adolescenti...» sibili, costernato


