SEGRETI MAI CONFESSATI
“Toumaaaa! Sono arrivati i tuoi pacchi!”.
Fu il brusco risveglio quella mattina, la vocetta acuta di Shin si intrufolò senza complimenti nei suoi sogni, seguita dal violento spalancarsi della porta che andò a sbattere contro il muro.
Non ebbe neanche il tempo di tirarsi le coperte fin sopra la testa a soffocare un mugugno, che queste gli vennero strappate di dosso e uno scrollone per poco non lo fece rotolare giù dal letto.
“Non mi dire che sono tutte piene di libri!”.
Con un sospiro rassegnato, prese la mano di Shin posata sulla sua spalla, prima che venisse compiuto un ulteriore attentato alla sua incolumità poi, con fatica, si tirò su e puntò i propri occhi appannati su quelli del nakama imbronciato.
“Pesciolino” farfugliò poco convinto. “Daresti il tempo al mio QI di attivarsi? Poi giuro che ti ascolto”.
Il nasino a punta si arricciò e le guance si gonfiarono.
Pericolo: quello era segno che un nuovo urletto, di lì a poco, avrebbe nuovamente messo a dura prova i suoi timpani.
Nonostante il sonno, Touma fu abbastanza pronto da prevenire una nuova esplosione: in un attimo saltò su e premette le proprie labbra su quelle di Shin, accompagnando il bacio con un pizzico energico al fianco.
Shin sussultò, quello che doveva essere il nuovo rimprovero si ridusse a un mugulo stizzito e, quando Touma si fece indietro per contemplare la propria opera, lo trovò con gli occhi enormi, le guance ancora gonfie ma tinte di un rosso acceso e le labbra che vibravano sotto l’espressione stranita.
Poi, da quelle labbra, prese forma un confuso balbettio:
“Ba... ba…”.
Touma cominciava a sentirsi davvero sveglio di fronte allo spettacolo che aveva davanti. Trattenendo a stento un’esplosione di ilarità, affondò una mano tra i capelli sempre morbidi e ordinati di Shin e li scompigliò con fare dispettoso:
“Sì, lo so, sono un baka”.
Poi la mano scese e due dita pizzicarono la punta del naso.
Il nuovo lamento fu più deciso: il fanciullo dell’acqua sbuffò e scostò la mano molesta.
“Baka!” gridò.
“Appunto” ridacchiò Touma.
“Che cosa combinate?” chiese una testa bionda che si affacciò oltre la cornice della porta, il lungo ciuffo che oscillava davanti al viso coprendo interamente uno dei due occhi dal taglio elegante e dal colore bizzarro.
Shin si voltò verso di lui, il rossore che esplodeva ancora più intenso, mentre Touma perse tutta la propria baldanza e anche le sue guance si imporporarono, lo sguardo che vagò ovunque pur di non posarsi su quel viso bellissimo.
“Tanto per cambiare hai fatto arrabbiare il nostro pesciolino?” ghignò Seiji, camminando nella stanza fino a portarsi accanto a Shin.
Quando gli posò una mano sulla spalla, questi sembrò sciogliersi fino a diventare liquido sotto quel tocco, la testa rintanata tra le spalle e la loquacità ancor più compromessa.
Non molto diverso era l’atteggiamento di Touma, che tuttavia riuscì a borbottare qualcosa sotto il naso imbronciato:
“Sembra che riesca a farlo arrabbiare anche solo dormendo”.
“Forse perché fai danni anche quando dormi” commentò Seiji, andando a sedersi sulla sponda del letto.
Lasciò quindi un buffetto sulla guancia del nakama prima di aggiungere:
“Mi sembra di capire che quell’ammasso di scatoloni nel soggiorno sia opera tua”.
In un moto di orgoglio, la testa di Touma si risollevò e lo apostrofò con fiero cipiglio:
“Secondo te potevo abbandonare tutti i miei libri più belli?”.
“Sia mai”. Seiji sollevò le mani e accompagnò il gesto con una risatina che rese dolcissimo il viso dai lineamenti delicati.
Bastò quel particolare perché il colorito sul viso degli altri due giovani si accentuasse.
“Il problema è che dovremo uscire noi per farceli stare tutti”.
Finalmente anche Shin uscì dal proprio mutismo e osservò entrambi da sotto in su, con quegli occhi grandi che, nel tempo, si erano fatti più malinconici, benché sempre più colmi di adorazione nei confronti di ciascuno dei nakama ai quali aveva aperto le porte della sua grande casa vicino al parco di Ueno.
Touma sbuffò, si sedette a gambe incrociate sul materasso, afferrandosi le caviglie:
“Farò in modo che non diano disturbo, in attesa che organizziamo gli spazi posso accumularli tutti qui in camera mia e…”.
“Cosa vorresti fare tu?!” lo interruppe Seiji, costernato. “Ti ricordo che questa è anche camera mia e non ho intenzione di rischiare la vita ogni volta che mi alzo di notte perché il pavimento è tappezzato con i tuoi libri. Poi anche io avrei bisogno di un po’ di spazio vitale per le mie cose… e per me stesso magari”.
“Ma tu non hai tante cose come me!”.
“Tu non hai tante cose, hai tanti libri, tanta carta e la carta occupa spazio, pesa, è pericolosa per l’incolumità delle persone se la si sparge ovunque ed è raccolta in volumi e volumi di trecento pagine l’uno!”.
“Ma ci faremo spazio, è solo questione di un po’ di tempo!”.
Shin, in quanto ufficialmente proprietario della casa, ritenne giunto il momento di intromettersi in quell’alterco che rischiava di rivelarsi senza fine e la sua voce squillante si levò al di sopra di quelle più gravi dei due nakama:
“Ragazzi, frenate e ascoltatemi un attimo!”.
Calò il silenzio e due sguardi curiosi si posarono su di lui che, il mento tra le dita con fare riflessivo, riprese:
“Ormai gli scatoloni ci sono, non è certo mia intenzione costringere il panda a separarsi dal suo grande amore…” poi i suoi occhi si posarono su Touma, sospettosi. “Dopo di noi, spero”.
Il samurai di Osaka levò gli occhi al cielo con un lamento.
“Pesciolino scemo, che razza di paragoni”.
Un ghignetto divertito piegò un’altra volta le labbra di Seiji che, intanto, continuava a interrogare Shin con lo sguardo.
Il samurai dell’acqua colse quella muta domanda e proseguì:
“Intanto portiamo tutte le scatole nella stanza che poi servirà da studio… e che immagino sarà sfruttata soprattutto dal nostro panda. Con il tempo ingrandiremo la libreria che si trova lì e quelle delle nostre stanze…”.
“E mi sa che ne dovremo aggiungere almeno una in ogni stanza” commentò Seiji, il tono velato di ironia mentre lanciava a Touma un’occhiata dispettosa. “Anche perché immagino che qualcuno, qui, non smetterà certo di comprare libri solo perché deve dividere la casa con altre quattro persone”.
Touma incrociò le braccia sul petto:
“Vorresti per caso dirmi che voi non comprerete mai più dei libri?”.
“Si può leggere anche sul computer ormai” ribatté Seiji.
Touma puntò il proprio naso sul suo e due dita monelle si intrufolarono sotto il ciuffo:
“Aaah, ma allora anche Date-sama non è tutto anticaglia e tradizione”.
Si trovò la mano aperta di Seiji sul viso che lo allontanò e Touma si lasciò cadere all’indietro, ridendo, la testa sul cuscino.
Shin li guardava con il suo dolce sorriso, intriso di un’incredulità della quale non sapeva se si sarebbe mai liberato: l’incredulità di averli tutti lì, per andare incontro, tutti insieme, ad un futuro che avrebbero condiviso.
…
“Questi sono gli ultimi” annunciò Shu, andando a posare due pesanti scatoloni in un angolo della stanza adibita a studio, ma momentaneamente trasformata in deposito per i loro averi giunti dai loro luoghi d’origine.
Touma sorrise compiaciuto al nakama:
“Anche se sei dimagrito, non hai perso la tua energia per fortuna. Io non riuscirei mai a portarne due insieme”.
Shu arrossì e si finse molto interessato a sistemare meglio contro il muro, con un piede, i due scatoloni:
“Non sono poi così dimagrito”.
“Macché! Meglio che Shin ti metta all’ingresso al più presto, altrimenti…” Touma si avvicinò da predatore e lo colse di sorpresa con un energico pizzicotto al fianco. “Altrimenti, qui non avremo più niente da stringere”.
Shu emise un urlo e fece un salto indietro.
Poco distante, Ryo osservava la scena divertito.
“Tranquillo Touma, Shin ci metterà all’ingrasso tutti e riavremo presto le morbidezze di Shu tutte per noi”.
“Ma la smettete?!” protestò Shu con veemenza.
Ryo scoppiò a ridere, poi si guardò intorno, le mani sui fianchi:
“I libri di Touma occupano da soli più spazio di tutte le cose di noi altri quattro messi insieme”.
“Che lamentosi” borbottò Touma.
Si accovacciò accanto agli ultimi due pacchi trasportati da Shu e i suoi occhi furono attratti dalla scritta tracciata a pennarello di quello in cima: album fotografici.
“Ma guarda” borbottò. “Per quale motivo otousan mi ha spedito pure questi?”.
Non moriva dalla voglia di sfogliare le vecchie fotografie: non gli piaceva ricordare il passato. Una parte di lui era convinta che la sua vera vita fosse iniziata solo dopo i quattordici anni.
“Dai, fammi vedere!”.
Shu lo colse di sorpresa, sporgendosi oltre le sue spalle, le mani sulle ginocchia e gli occhi sgranati su quello scatolone, come se fosse uno scrigno contenente chissà quale misterioso tesoro.
Touma gli rivolse una smorfia notando, una volta di più, quanto in certi momenti sembrasse ancora tanto bambino.
Ma Shu era perfetto così… anche se avrebbe preferito che la curiosità un po’ infantile del nakama venisse calamitata da qualcos’altro.
Si affrettò a coprire la scritta con le mani, pur consapevole che fosse troppo tardi: Shu era curioso proprio perché, ormai, era giunto a conoscenza del contenuto, si fosse trattato di libri non avrebbe certo mostrato tutto quell’interesse
Tuttavia, il peggio doveva ancora arrivare.
Con un balzo Shu fu sulla soglia e si sporse verso il resto della casa:
“Ragazziiii, venite a vedere cosa c’è tra gli scatoloni di Touma!”.
“Non pensarci neanche” provò a protestare il samurai di Osaka, ma non fece in tempo a finire la frase che tre paia di occhi curiosi si unirono a quelli di Shu e lo circondarono, come tanti predatori pronti a litigarsi una preda.
“Cos’è?!” si fece largo Ryo con le mani, simili a zampe di gatto insolente, che già tentavano di sottrarre lo scatolone al legittimo proprietario.
“Niente di importante, Shu crede di aver visto chissà cosa…”.
“Non chissà cosa, bensì album fotografici! E in una scatola così piena ci sarà l’intera storia della tua vita!”.
Gli fece eco l’esclamazione estasiata di Shin, accompagnata da un battito di mani al quale mancavano solo saltelli di gioia:
“Ahhhh, ci sarà un sacco di piccolo Touma lì dentro!”.
Appunto… bimbo numero due.
“Scimmietta e fochetta” borbottò Touma.
“Che hai detto?” soffiò Shin nel suo orecchio.
“Nulla” sospirò l’arciere, quasi rassegnato, posandosi una mano sugli occhi.
Quando la riabbassò, incontrò quelli di Seiji: era l’unico a non avere ancora parlato e, rispetto agli altri, appariva serio, persino comprensivo.
Certo, probabilmente Seiji comprendeva ogni sua riluttanza.
Anche se all’apparenza potevano sembrare l’uno l’opposto dell’altro, li accomunava la reticenza a parlare di sé e del proprio passato, a lasciar trapelare all’esterno quei segreti di un’infanzia che, valeva per entrambi, aveva ancora tanto da raccontare.
Eppure, in quello sguardo trovò anche qualcos’altro: il coraggio di cui aveva bisogno per lasciar andare…
Lasciar andare tutto, lasciar andare se stesso e tutte le sue chiusure, perché Seiji ne aveva raccontate, ormai, di cose e alla fine era stato giusto così.
Seiji era il suo mentore, la sua guida, la sua luce nel buio.
Fu nella sua direzione che sorrise, complice, mentre attirava a sé le testoline invadenti di Shu e Shin, premendole contro il proprio petto:
“Un po’ di pazienza… ho tanto tempo per mostrarvi i miei ricordi. Abbiamo tanto tempo adesso, tutto per noi”.


