Star Trek Destiny Vol. XIV:
Apocalisse
Apocalisse
LA DESTINY DOVEVA ESPLORARE IL MULTIVERSO,
MA QUALCOSA È ANDATO STORTO
E L’EQUIPAGGIO È STATO UCCISO.
ANNI DOPO, UNA BANDA DI CONTRABBANDIERI
HA ABBORDATO LA NAVE ALLA DERIVA,
VENENDO RISUCCHIATA NEL MULTIVERSO,
SENZA LE COORDINATE DI RITORNO.
AGLI AVVENTURIERI NON RESTA CHE
ESPLORARE UNA REALTÁ DOPO L’ALTRA,
IN CERCA D’INDIZI SULLA VIA DI CASA,
MENTRE CERCANO DI RISCOPRIRE IN LORO
QUELLO SPIRITO CHE CREÓ LA FEDERAZIONE...
MA QUALCOSA È ANDATO STORTO
E L’EQUIPAGGIO È STATO UCCISO.
ANNI DOPO, UNA BANDA DI CONTRABBANDIERI
HA ABBORDATO LA NAVE ALLA DERIVA,
VENENDO RISUCCHIATA NEL MULTIVERSO,
SENZA LE COORDINATE DI RITORNO.
AGLI AVVENTURIERI NON RESTA CHE
ESPLORARE UNA REALTÁ DOPO L’ALTRA,
IN CERCA D’INDIZI SULLA VIA DI CASA,
MENTRE CERCANO DI RISCOPRIRE IN LORO
QUELLO SPIRITO CHE CREÓ LA FEDERAZIONE...
-Prologo:
Data Stellare: 2597.185
Luogo: Aleph, il Quartier Generale dei Viaggiatori
La conoscenza era lo scopo primario dei Viaggiatori, la loro ragion d’essere. Essi ampliavano i loro orizzonti mentali esplorando lo spazio, il tempo e persino le realtà alternative. Dall’Aleph, la base ricavata nell’intrico della Rete Miceliare, i Viaggiatori potevano accedere alle sterminate vastità del Multiverso. Ne esploravano grandezze e miserie, meraviglie e pericoli, interagendo sotto mentite spoglie con gli abitanti. Nella maggior parte dei casi si limitavano a osservare, senza intervenire. E se intervenire si doveva, preferivano farlo nei modi più discreti e indiretti. Più cresceva la loro sapienza, infatti, più essi comprendevano l’arroganza e i rischi insiti nell’alterare la realtà. Chi erano loro per stabilire cosa fosse giusto per gli altri? Come potevano imporre la loro visione a popoli che non li avevano eletti e ignoravano persino la loro esistenza? Moderare le proprie ambizioni era parte integrante della loro filosofia. Nel migliore dei casi potevano definirsi custodi, non demiurghi. Ma capitava talvolta che i Viaggiatori s’imbattessero in minacce così vaste, così esistenziali per intere realtà, da non potersi tirare indietro come se la cosa non li riguardasse. Era allora che si radunavano a consiglio, per decidere il da farsi.
Seduto al suo seggio, nel vasto salone circolare, il Viaggiatore di nome Klaatu osservò l’adunata, la più folta di cui avesse memoria. Alcuni dei presenti erano suoi vecchi amici; altri li conosceva solo di fama. Tutti seguivano con apprensione il discorso dell’oratore, un esperto Viaggiatore di nome Omren. Questi era un Eidelon, dalle fattezze umanoidi che tuttavia celavano una fisiologia unica. Al momento il suo volto, solcato da un reticolo di linee, era richiuso, il che gli dava sembianze ordinarie; ma la voce lasciava trasparire la sua preoccupazione.
«Fratelli, siamo di fronte a una profanazione della realtà che non ha precedenti da quando è iniziata la nostra vigilanza» disse Omren. «Gli Undine, i nativi dello Spazio Fluido, si fanno sempre più aggressivi. La loro evoluta tecnologia organica gli permette di viaggiare agevolmente tra le realtà, aprendo brecce interdimensionali, o anche interfasi di spazio. Ma essi non cercano più d’invadere altri Universi, oh no! Hanno appreso che raramente questi tentativi vanno a buon fine. Perciò fanno il contrario: prendono frammenti d’altri cosmi e li aggregano al proprio. Sequestrano interi mondi coi loro abitanti, risucchiandoli nello Spazio Fluido. Così possono facilmente stroncare ogni resistenza, senza che le vittime ricevano rinforzi dall’esterno. Hanno formato un intero sistema stellare, aggregando decine di pianeti, costringendoli a orbitare attorno a un sole parimenti rubato. Guardate il risultato della loro ambizione. O dovrei dire... l’ambizione del loro spietato Imperatore!».
Così dicendo l’Eidelon mostrò alcune registrazioni fatte nello Spazio Fluido. In un’immensa bolla vuota, circondata dal fluido organico giallastro che colmava quello strano cosmo, si trovava il sistema stellare che gli Undine avevano assemblato con le loro razzie. C’erano dodici pianeti e una quarantina di satelliti. Erano tutti mondi rocciosi, ma per il resto differivano ampiamente per dimensione, composizione e condizioni ambientali. Poderosi raggi traenti li avevano messi in orbita e li tenevano in posizione; ma in molti casi gli habitat erano in disfacimento. Un pianeta, in particolare, era stato semidistrutto per domare una rivolta e dare un severo monito agli altri. La sua crosta era piena di crepe, da cui trapelava il magma incandescente.
«Ricordate che questi sono – o erano – mondi abitati» disse Omren con gravità. «Miliardi d’esseri senzienti sono prigionieri in un cosmo alieno, senza via di fuga, sotto la perenne minaccia d’annientamento. I loro migliori combattenti sono teletrasportati sul mondo Arena, un torrido deserto in cui devono lottare per la sopravvivenza» aggiunse, inquadrando il pianeta rossastro. «Quella che vedete in orbita è l’Harvester, la stazione spaziale con cui gli Undine aprono le interfasi per rubare i pianeti. Da lì sorvegliano l’intero sistema e conducono strani esperimenti sui prigionieri» proseguì, mostrando la stazione poligonale dalle molte facce, irte d’antenne.
«Così gli abitanti dei mondi sequestrati vivono nel terrore. Qualunque astronave che provi a lasciare la superficie viene intercettata e distrutta dagli Undine. Del resto non avrebbe un luogo in cui fuggire, trovandosi nello Spazio Fluido. I combattenti sono prelevati in ogni caso, per essere condotti su Arena, da cui nessuno fa ritorno. Chi si rassegna a vivere sul proprio mondo deve comunque assistere al lento disfacimento dell’habitat naturale, per via delle mutate condizioni orbitali. Ciò scatena panico, disordini e insurrezioni, che portano le civiltà al collasso. Infine arrivano le carestie, l’inaridimento, l’estinzione. I primi mondi sequestrati sono ormai semideserti, con città diroccate in cui si aggirano bande di disperati in lotta per la sopravvivenza. L’ultimo in ordine di tempo, il pianeta Ferasa dell’Universo dello Specchio, è già sconvolto dalla guerra civile!» concluse l’Eidelon, mostrando la capitale in fiamme.
«Siamo al corrente delle atrocità commesse dagli Undine» disse un altro Viaggiatore. «Tuttavia vorrei comprendere perché fanno questo. Perché sequestrare i pianeti per poi lasciarli avvizzire, senza assumerne il governo né estrarre risorse? Che cosa ci guadagnano?».
«Per la risposta lascio la parola a due colleghi che hanno studiato la questione ancor più a fondo di me: Navin e Vidra» disse l’oratore, invitandoli a salire sul palco.
I due Viaggiatori si fecero avanti. Erano entrambi El-Auriani, già noti ai colleghi per le loro idee e i metodi non convenzionali. Soprattutto erano noti per un mezzo scandalo: si erano sposati e avevano avuto una figlia, di nome Ratri, in barba al Codice dei Viaggiatori. Non che il Codice lo proibisse categoricamente – il libero arbitrio era il valore più alto – però lo sconsigliava. Perché creare legami così stretti poteva indurre i Viaggiatori a privilegiare i parenti rispetto al dovere, oltre a renderli ricattabili dai nemici. I due El-Auriani tuttavia non avevano mai violato altre norme, per cui erano ancora Viaggiatori a pieno titolo.
«Grazie, Omren» disse Vidra, prendendo la parola. L’El-Auriana aveva la carnagione ambrata, occhi e capelli di un nero intenso. Vestiva in modo semplice, quasi disadorno, come la maggior parte dei Viaggiatori. Osservò i colleghi, riconoscendo fra gli altri l’amico Klaatu. «In breve, riteniamo che gli Undine lo facciano per evolvere. È il loro modo d’esplorare e di mettersi alla prova. Osservando i combattenti più abili del Multiverso e misurandosi con loro, gli Undine possono evolvere sia biologicamente che tecnologicamente. Quella che a noi può apparire come un’insensata distruzione, dal loro punto di vista è un atto di... creazione. O almeno di perfezionamento» spiegò.
Un mormorio corse nell’Assemblea, man mano che i Viaggiatori si scambiavano commenti su quell’affermazione. Era difficile immaginare che da tanto orrore nascesse qualcosa di costruttivo; ma nelle loro peregrinazioni si erano imbattuti in mentalità anche più astruse.
«Non starai proponendo di lasciarli fare, solo perché “è la loro cultura!”» obiettò un giovane Viaggiatore.
«No di certo» intervenne Navin, affiancando la moglie. «Vedete, oltre alle atrocità che avvengono in quel sistema, le azioni degli Undine comportano un rischio ancor più grave. Aprire ripetutamente delle interfasi su scala planetaria sta indebolendo il velo che separa le realtà. Se non la smettono, una volta o l’altra il velo si squarcerà del tutto. E allora avremo un’Incursione» avvertì.
Il gelo calò sull’adunata. Tutti i Viaggiatori sapevano cos’era un’Incursione, sebbene pochi ne avessero vista una, e pochissimi fossero sopravvissuti per raccontarlo. Un’Incursione si verificava quando la barriera tra due realtà crollava del tutto, portandole a scontrarsi e fondersi. Ma due corpi solidi non possono occupare lo stesso volume di spazio. E allo stesso modo, leggi fisiche contrastanti non possono convivere. Perciò le Incursioni tendevano ad annientare entrambi gli Universi: a volte in un istante, a volte in un lento caos che consumava ogni cosa. Era la catastrofe definitiva, la massima calamità possibile, perché non coinvolgeva solo un sistema stellare, né una singola galassia, ma investiva l’intero Universo. Anzi, entrambi gli Universi coinvolti.
«Ma gli Undine si rendono conto del pericolo? Perché in caso d’Incursione, uno dei cosmi distrutti sarà certamente il loro» notò un Viaggiatore.
«Non conosciamo la risposta, ma la logica fa propendere per il no» rispose Navin. «Per quanto l’Imperatore sia determinato in questa crudele strategia evolutiva, non è realistico che metta a repentaglio se stesso e la sua intera specie. Evidentemente lui e i suoi scienziati ignorano il pericolo. Oppure lo hanno enormemente sottostimato».
«Il che ci indica la strategia d’intervento!» aggiunse Vidra, rivolta all’auditorio. «Tutti noi aborriamo le armi e il ricorso alla violenza. Dunque, prima di scendere in guerra contro gli Undine, dobbiamo tentare la via diplomatica. Prenderemo contatto con loro, gli forniremo le nostre conoscenze sulle Incursioni. Se hanno un istinto di sopravvivenza, dovranno cessare le razzie» concluse.
«Ne siete certi?» intervenne Klaatu. «C’è sempre il rischio che l’Imperatore non vi creda. Se è giunto ad altre conclusioni, penserà che cercate d’ingannarlo» avvertì.
«È un rischio che dobbiamo correre, prima di scatenare una guerra che non siamo certi di poter vincere» avvertì l’El-Auriana. «Perché è vero che noi abbiamo tecnologie e risorse reperite nel Multiverso, ma ormai anche gli Undine hanno fatto bottino. E sono molto più avvezzi di noi al combattimento. Non hanno le nostre remore, i nostri vincoli morali. No, fratelli miei... non illudetevi di sconfiggerli facilmente» ammonì, rivolta all’ala più interventista del consesso.
«Non fraintendere, io approvo il tentativo diplomatico» chiarì Klaatu. «È certamente un atto dovuto, prima d’intraprendere contromisure più drastiche. Ma non sappiamo se funzionerà. E anche se funzionasse, i mondi già catturati e i loro abitanti resteranno in potere degli Undine» notò.
«Ne convengo, ma il nostro dovere più urgente è impedire l’Incursione» ribadì Navin. «Fatto questo, avremo tempo per il resto. Dunque propongo di mettere ai voti la missione diplomatica».
Detto fatto, i Viaggiatori espressero i loro voti. Come previsto, la proposta degli El-Auriani vinse a grandissima maggioranza. C’erano due partiti, o per meglio dire due correnti filosofiche, tra i Viaggiatori. I Contemplativi si dedicavano per l’appunto allo studio, ritenendo di dover intervenire poco o nulla sulle realtà che osservavano. Rispettavano l’arbitrio altrui, ma prestavano il fianco alle accuse di pigrizia e disimpegno morale. Gli Interventisti invece erano molto più attivi, ritenendo che esistesse il reato di omissione, e che negare il proprio aiuto a quanti soffrivano significasse essere complici dei crimini. Salvavano molte vite, ma talvolta dovevano sacrificarne altre; e prestavano il fianco all’accusa di arrogarsi troppa autorità e non schierarsi sempre dalla parte giusta. Stavolta però le due correnti concordavano sulla necessità di trattare con gli Undine, avvertendoli del pericolo che incombeva anche su di loro, prima di giungere allo scontro totale.
«Bene, non resta che decidere chi si occuperà dell’ambasciata» disse Omren al termine della votazione. «Si tratta di un’ardua missione, da affidarsi solo ai Viaggiatori più esperti...».
«Noi ci offriamo volontari» disse inaspettatamente Navin. Quel “noi” includeva la consorte, che infatti gli annuì al fianco.
«Ne siete certi?» chiese l’Eidelon, colto alla sprovvista. «Non voglio sminuire le vostre capacità, ma... insomma... voi avete una figlia!» ricordò.
«Sì, abbiamo una figlia» confermò Vidra, senza vergognarsi d’ammetterlo davanti all’Assemblea. «Ed è anche per lei che lo facciamo. Altrimenti che le diremo, quando sarà cresciuta? Che potevamo impedire un’Incursione, ma ci siamo tirati indietro? Fratelli, questa vicenda è cominciata con noi. Siamo stati noi a scoprire cosa tramavano gli Undine, noi a studiarli per comprendere la loro mentalità. Quindi è giusto che ora siamo noi a occuparci delle trattative».
«È insolito affidare una missione così importante – e rischiosa – a una giovane coppia come voi...» tentennò Omren. «Senza offesa, ma saremmo più sicuri se vi affiancasse almeno uno dei Maestri più esperti...».
«Mi offro volontario» disse Klaatu, alzandosi dal suo seggio. «Perdonate se oso definirmi esperto; il giudizio non spetta a me. Ma in nome della stima che ci lega, chiedo d’aggregarmi all’ambasciata». Klaatu infatti era amico degli El-Auriani fin da prima che si sposassero, ed era sempre lieto di vezzeggiare la piccola Ratri, ogni volta che tornava all’Aleph. La bambina stava già cominciando a chiamarlo “zio”. Ma nel consesso dei Viaggiatori, Klaatu era una leggenda. Pochi avevano esplorato tante realtà e istruito tanti apprendisti quanto lui. Perciò la sua offerta costituiva una garanzia di successo, tale da rassicurare i colleghi.
«Non servono altre votazioni, è chiaro che hai la fiducia dell’Assemblea» riconobbe Omren. «Ebbene, così sia! Contatteremo le autorità Undine, chiedendo d’inviare degli ambasciatori per avvisarli di una calamità incombente. Non menzioneremo il loro saccheggio del Multiverso, per non dare l’impressione che vogliamo sabotarli. Se la cosa andrà in porto, e gli Undine accetteranno un incontro, andrete voi tre. Naturalmente la bambina resterà qui al sicuro, sotto la nostra vigilanza, per la durata dei negoziati» garantì.
«So che le farete buona guardia» rispose Vidra.
«Grazie di cuore, amico mio» disse Navin, stringendo la mano a Klaatu, che li aveva raggiunti sul palco. «Sapevo di poter contare sul tuo sostegno. Vedrai, sarà come ai vecchi tempi!» disse, alludendo alle missioni che avevano affrontato prima della nascita di Ratri.
«Lo spero» disse Klaatu, senza tuttavia celare una certa inquietudine. «La maggiore incognita è l’Imperatore. Tutto dipende da lui. Lo osservo da tempo, ma la sua mente resta chiusa, i suoi propositi occulti. Non so come andranno le cose» avvertì a bassa voce. Dunque nemmeno la sua lieve preveggenza – un potere raro e rinomato tra i Viaggiatori – era d’aiuto in quel frangente.
«Staremo attenti» promise Vidra. «Niente e nessuno m’impedirà di tornare da mia figlia».
Pochi giorni dopo, i tre ambasciatori designati erano innanzi al portale che li avrebbe condotti sul Mondo Corallo, al cospetto dell’Imperatore. Le trattative preliminari, infatti, avevano avuto buon esito: il sovrano accettava d’incontrarli. Ai visitatori prometteva l’immunità diplomatica. C’erano già stati alcuni casi di trattative fruttuose con gli Undine – memorabile quella del Capitano Janeway della Voyager – per cui si sperava che fossero di parola. I tre Viaggiatori recavano la documentazione scientifica sulle Incursioni, sperando che gli Undine la prendessero in considerazione.
«Beh, è il momento dei saluti» disse Omren, che li aveva seguiti fino al portale. Questo sembrava una semplice nicchia rettangolare nella parete, un ritaglio nel metallo che non conduceva da nessuna parte. Solo una volta attivato il tunnel spaziale si poteva raggiungere il luogo designato. In teoria i Viaggiatori potevano muoversi senza l’ausilio della tecnologia, usando i loro poteri mentali, ma in pratica non disdegnavano simili aiuti, che gli risparmiavano gravi sforzi.
«Arrivederci. Torneremo il prima possibile. Mi raccomando, tieni d’occhio la piccola. È la prima volta che la lasciamo per tanto tempo» disse Vidra, pur sempre divisa tra il dovere di Viaggiatrice e quello di madre.
«Uhm, sei certa di non voler restare almeno tu?» chiese Omren. «Potrei andare io al tuo posto. Sono un Eidelon, i miei poteri vi sarebbero utili» si offrì. La sua specie, infatti, aveva un raro potere mentale che si dimostrava utilissimo nelle trattative. Col dovuto addestramento, gli Eidelon potevano sopire le pulsioni aggressive delle altre specie. Il loro effetto calmante induceva gli interlocutori a seguire la razionalità e a favorire le soluzioni pacifiche.
«Apprezziamo l’offerta, ma gli Undine non sono come le altre specie» avvertì Vidra. «Anche loro hanno formidabili poteri telepatici. Se tu provassi a calmarli, temo che lo percepirebbero come un tentativo d’intrusione, di manipolazione... e questo peggiorerebbe le cose. No, dobbiamo cavarcela alla vecchia maniera, senza trucchi mentali».
«In tal caso, state attenti. Al primo segno d’ostilità andate in estraniamento» raccomandò Omren. Alludeva alla capacità, diffusa tra i Viaggiatori, d’accelerare il tempo soggettivo, così che ogni altra cosa per contrasto appariva rallentata. Quando le trattative fallivano, era così che i Viaggiatori si mettevano in salvo.
«Lo faremo, se necessario» promise Navin. «Ma non farti ingannare dal loro aspetto: gli Undine non sono dei selvaggi. Sono una specie antica, in possesso d’avanzatissime conoscenze scientifiche. Quando gli mostreremo questi dati, dovranno prenderne atto». La coppia si recò alla consolle del portale, inserendo le coordinate di destinazione.
«Sta’ più in guardia che mai, per tutti e tre» sussurrò Omren a Klaatu, prendendolo in disparte. «Dovrete vedervela con l’Imperatore, l’artefice di quelle razzie planetarie. Tiene in ostaggio interi popoli... con lui non si scherza».
«Ti assicuro che non sono in vena di scherzi» promise Klaatu, prima di riunirsi agli altri.
Impostate le coordinate, il portale si attivò. Un vortice bluastro riempì la nicchia, delineando l’ingresso del tunnel spaziale. Un tunnel che conduceva nel cuore del Mondo Corallo, capitale degli Undine, dimora dell’Imperatore. A quel pensiero era difficile non avere ripensamenti, persino per i Viaggiatori.
«Per nostra figlia» mormorò Navin. Lui e Vidra si presero per mano e varcarono assieme il portale, scomparendo alla vista.
Klaatu stava per seguirli quando si arrestò brevemente, rivolgendo un’ultima occhiata a Omren. «Se non dovessimo tornare, sai che significa. Tu e gli altri non provate a salvarci: peggiorereste solo le cose» raccomandò. E svanì nel wormhole, che si richiuse dietro di lui.
Sbucati dal tunnel spaziale, i tre Viaggiatori si trovarono in un salone dalle pareti giallastre, di consistenza organica. Non c’erano spigoli: il pavimento, le pareti e il soffitto sfumavano l’uno nell’altro. Una luce diffusa promanava da quest’ultimo, illuminando gli Undine che affollavano l’atrio. I Viaggiatori non ne avevano mai visti tanti, così diversi l’uno dall’altro. Dovevano appartenere a varie caste, ciascuna con la sua specializzazione. C’erano gli Undine comuni, dagli scheletrici corpi violacei, con tre gambe e le braccia lunghe fin quasi a terra. I colli traforati reggevano le teste dai visi sottili, con protuberanze ossee che li cingevano come elmi. Bocca e narici erano appena visibili; a spiccare erano soprattutto i grandi occhi gialli, dalle pupille cruciformi. Ma c’erano caste superiori: alcuni Undine erano più massicci, con volti dalla mascella pronunciata su cui spiccavano quattro occhi. E infine c’era l’Imperatore.
Il tiranno dello Spazio Fluido torreggiava sui sudditi con le sue forme da incubo, l’epidermide nerastra anziché viola. L’enorme testa triangolare aveva sei occhi sulfurei, tre per lato, tutti puntati sui visitatori. Quattro tentacoli frementi gli uscivano dalla schiena, agitandosi come serpenti. Quando parlò, le sue fauci colarono bava. «Benvenuti, signori Viaggiatori. Non temete, siete qui come ospiti e pertanto godete della mia protezione» disse con voce bassa e sepolcrale. «I vostri nomi?».
«Io sono Klaatu. Questi sono i miei colleghi, Navin e Vidra» rispose il Viaggiatore, senza aggiungere ulteriori dettagli. «Vi ringrazio per averci concesso udienza, Altezza. Se siamo qui, è per avvertirvi di un grave pericolo che incombe su di voi...». D’un tratto s’interruppe, portandosi le mani alle tempie. Anche gli El-Auriani fecero lo stesso. Si trovavano nelle profondità del Mondo Corallo, in cui vivevano miliardi di Undine... tutti potenti telepati. L’effetto combinato delle loro menti creava un senso di pressione, quasi un frastuono nei cervelli di chiunque fosse a sua volta telepatico. Paradossalmente i non telepati si sarebbero sentiti meglio. I Viaggiatori dovettero ricorrere a tutta la loro disciplina mentale per soffocare quella cacofonia.
«Ah sì, quello che sperimentate è il “rumore di fondo” del mio popolo. Desolato che vi arrechi disturbo, ma non posso farci niente» spiegò l’Imperatore.
«Non c’è problema, Altezza. Siamo addestrati a schermare le nostre menti» disse Klaatu, lasciando intendere che potevano schermarle anche dalle intrusioni. Poco alla volta i tre Viaggiatori si ripresero.
«Bene, in tal caso... accomodatevi» disse l’Imperatore. Al suo cenno la materia organica del pavimento si sollevò e si modellò, formando tre rozze sedie. I Viaggiatori ebbero una breve esitazione, ma non osarono rifiutare l’offerta e si accomodarono. I sedili erano alquanto morbidi, tanto che in parte vi affondarono... del resto erano tessuti viventi.
«Posso offrirvi da bere? Non abbiamo molta scelta... non siamo abituati agli ospiti... ma qualcosa si rimedia» disse un altro Undine, evidentemente un inserviente.
«Grazie, ma non occorre. Non vogliamo rubarvi tempo, quindi direi di passare senza indugio al motivo della nostra visita» disse Navin.
«Avete la mia attenzione» garantì l’Imperatore. Lui era rimasto in piedi, così come gli altri Undine. Ai Viaggiatori faceva uno strano effetto essere gli unici accomodati, come se fossero loro a tenere udienza; ma sapevano che gli alieni a tre zampe non amavano sedersi.
«Bene, allora verrò subito al punto: siamo consapevoli di quanto state facendo con l’Harvester» rivelò l’El-Auriano. «Sono decenni che aprite interfasi di spazio con altri Universi, sottraendo un pianeta a ciascuno. Avete assemblato un intero sistema stellare. Tenete gli abitanti in ostaggio, prigionieri di mondi in lento disfacimento. I combattenti migliori li portate su Arena, per misurarvi con loro. Tutto questo non poteva sfuggire al nostro occhio».
«Già, dall’Aleph vedete ogni cosa. Infatti mi chiedevo quando sareste giunti a chiedermi il conto» ammise l’Imperatore, senza alcun timore. «Almeno avete compreso perché lo facciamo?».
«È il vostro modo per esplorare ed evolvere, non è così? Vi perfezionate attraverso le sfide» rispose Vidra. «Ora che non ne trovate più nello Spazio Fluido, le cercate in altre realtà. In tal modo ricreate quella selezione che vi ha fortificati. Altre specie lo fanno, anche se non su scala così monumentale».
«Sei perspicace, Viaggiatrice» riconobbe l’Imperatore. «L’evoluzione è il processo fondamentale d’ogni specie vivente. La sorgente del significato stesso dell’esistenza. Se vi rinunciassimo, tanto varrebbe esser morti».
«Ma ci sono molte strade per evolvere. Non tutte prevedono il ricorso alla violenza. Ci sono modi pacifici per perfezionarsi...» tentò Vidra.
«La pace porta alla stagnazione. La stagnazione porta alla putrefazione e alla morte. Lo abbiamo visto accadere in altre civiltà. Non chiedeteci di commettere gli stessi errori. Non sono disposto a fermare la mietitura, né tantomeno a rendere i mondi già raccolti» avvertì l’Imperatore.
«Questo discorso è secondario» intervenne Navin, temendo che le trattative s’incagliassero prima di giungere al punto cruciale. «Il pericolo di cui vogliamo avvertirvi può distruggervi fino all’ultimo, togliendovi qualunque futuro».
«Nientemeno. E di che si tratta?».
Fu Klaatu a prendere la parola. «Noi la chiamiamo Incursione» rivelò. «Le vostre interfasi di spazio stanno indebolendo a tal punto la barriera tra le realtà che una volta o l’altra questa cederà del tutto. Un altro Universo tracimerà nel vostro. Le realtà si scontreranno, si confonderanno, fino ad annullarsi a vicenda. E questo non solo a livello locale, ma cosmico, sicché non avrete un luogo in cui fuggire. Il vostro Spazio Fluido sarà totalmente annientato. E sarà annientato anche l’Universo che cercherete di saccheggiare. Due interi cosmi cancellati, incluso il vostro, per un tragico errore di giudizio. Non è una calamità da evitare a ogni costo?».
I pensieri serpeggiarono tra gli Undine. I Viaggiatori non riuscivano a intercettarli, poiché non erano rivolti a loro, ma intuirono che le parole di Klaatu avevano suscitato un certo nervosismo. In particolare c’era un altro Undine di casta alta – il Viceré – che sembrava colpito.
«Voi minacciate l’annientamento totale, ma siete in grado di provare le vostre affermazioni?» chiese l’Imperatore. «Perché i miei esperti assicurano che non vi è alcun pericolo. Che al massimo un’interfase potrebbe restare aperta più a lungo del dovuto, ma senza espandersi. Certo senza minacciare l’intero cosmo. Perciò sono indotto a credere che le vostre parole siano uno spauracchio per costringermi a fermare la mietitura...» rimuginò.
«Possiamo dimostrare che il pericolo esiste!» s’infervorò Vidra. «Abbiamo con noi i dati sulle passate Incursioni. Li metteremo a disposizione dei vostri scienziati e saranno loro stessi a giudicare!». Fece per alzarsi, ma si trovò avvinta al seggio da due ceppi che erano cresciuti a vista d’occhio, ancorandole i polsi ai braccioli. I colleghi fecero per aiutarla, ma si scontrarono con lo stesso problema.
«Che significa questo?! Ci avevate accordato l’immunità diplomatica!» protestò Navin.
«Siete venuti a minacciare una distruzione cosmica, qualora non abbandoniamo il nostro grande progetto, e credete di cavarvela così facilmente?!» sibilò l’Imperatore, avvicinandosi. «Verificheremo i vostri dati, certo. Ma poiché questi possono essere falsificati, sonderemo anche le vostre menti. E già che ci siamo, vi tratterremo per condurre altri... esperimenti. Del resto era da molto che desideravo avere dei Viaggiatori a mia disposizione. Nessuna delle nostre mietiture planetarie ha un valore paragonabile alla vostra cattura. Altro che i duelli su Arena... scoprire il segreto dei vostri poteri ci proietterà in avanti di millenni!» disse con bramosia.
«State commettendo un grave errore» disse Klaatu, mantenendo la calma. «Le nostre facoltà sono il risultato di una lunga e sofferta crescita spirituale. Non possiamo concedervele... e voi di certo non potete rubarcele».
«Ti sorprenderebbe sapere quanto abbiamo esteso i limiti del possibile, Viaggiatore» disse il sovrano, incombendo su di lui. Protese i tentacoli, come per avvolgerlo.
Concentrando la loro volontà sui ceppi, i Viaggiatori riuscirono a influenzare la materia organica, facendola ritirare nei braccioli. Si tirarono in piedi e indietreggiarono, appena in tempo per sfuggire ai tentacoli. Ma si trovavano in una sala piena di Undine, nel cuore del Mondo Corallo. Gli alieni strinsero il cerchio attorno a loro, bloccando ogni via di fuga. L’unica speranza di salvezza era aprire un portale che li riportasse all’Aleph.
«Estraniamento!» gridò Klaatu, per guadagnare tempo. Ma si accorse con orrore che né lui, né i colleghi riuscivano a estraniarsi. La pressione mentale dell’Imperatore e della sua corte era così schiacciante da interferire coi loro pensieri. Mai prima d’ora i Viaggiatori si erano trovati in quel frangente.
Con gesto fulmineo, Klaatu impugnò un congegno che nascondeva in tasca. Era uno strumento piccolo e affusolato come una matita; in gergo lo chiamavano passe-partout. Amplificò i pensieri dei tre Viaggiatori, permettendogli d’aprire un wormhole che li avrebbe riportati nell’Aleph, sempre che fossero abbastanza svelti da varcarlo.
«Via!» gridò Klaatu, scattando verso il vortice bluastro. Gli El-Auriani lo seguirono, più veloci che potevano. Navin correva più rapido della moglie e quindi le prese la mano, tirandosela dietro... ma non bastò. L’Imperatore avviluppò Vidra coi tentacoli, attirandola a sé. La strattonò con tale forza da sollevarla, strappandola di mano a Navin.
«NO!» gridò l’El-Auriano, fermandosi. E si fermò anche Klaatu, sull’orlo del tunnel spaziale. Aveva promesso di proteggerli, non poteva abbandonarli... ma era impotente contro gli Undine. Era riuscito a stento ad aprire il portale; se si fosse richiuso, non era certo di riuscire ad aprirne un altro.
Attirata Vidra a sé, l’Imperatore le graffiò una spalla. L’El-Auriana emise un grido lancinante e si contorse nella sua stretta, sebbene le ferite fossero poco profonde. Klaatu e Navin compresero cosa stava accadendo. Con quel graffio, l’Imperatore l’aveva infettata con le aggressive cellule Undine, che si sarebbero propagate in lei come un cancro, fino a ucciderla. Un esperto Viaggiatore poteva curare le vittime di quel male; ma difficilmente era in grado di curare se stesso, per via del dolore che annebbiava la mente e dello stato comatoso che subentrava in pochi minuti. Se non l’avessero salvata loro, Vidra era perduta.
«Resisti!» gridò Navin, gettandosi al soccorso. Lui infatti aveva un’arma nascosta, fatta di materia programmabile. Il bracciale che portava al polso destro si fuse e si riplasmò, divenendo un’affilata daga, con cui cercò di recidere i tentacoli dell’Undine. Ma non fu abbastanza rapido.
L’Imperatore lasciò cadere Vidra, schiacciandola al suolo con un piede per tenerla ferma. I suoi tentacoli, così liberati, avvilupparono l’El-Auriano prima che potesse sferrare il colpo. Lo sollevarono da terra, bloccandogli le braccia lungo i fianchi, benché lui si dibattesse. Allora l’Undine gli strappò di mano la daga.
«Avete delle armi interessanti, ma vi manca la grinta per usarle in modo efficace. Come dicevo, il vostro pacifismo vi ha fiaccati» commentò l’Imperatore, soppesando la lama. Intanto continuava a bloccare anche Vidra, schiacciandola col piede.
«Per l’ultima volta, tutto questo non è necessario. Dobbiamo impedire l’Incursione, non combatterci!» invocò Klaatu. «Se solo sapeste ciò che sappiamo noi...».
«Oh, ci puoi contare. Fra poco sarò tutt’uno con voi!» rivelò l’Imperatore. Dopo di che fece qualcosa d’inaspettato. Invece di finire Navin con la daga, o infettarlo come aveva fatto con Vidra, gli conficcò le punte acuminate dei tentacoli nel corpo. In particolare gliene affondò uno nella nuca, alla base del cranio. L’El-Auriano lanciò un urlo straziante e si dibatté con tutte le sue forze, ma era immobilizzato nella stretta spietata. E i tentacoli presero a risucchiargli qualcosa. Forse era sangue, forse qualcosa di più intangibile, ma altrettanto vitale. Fatto sta che Navin ne fu prosciugato. Le forze lo abbandonarono ed egli smise di lottare; il capo gli ciondolò in avanti. Quando i movimenti dei tentacoli gli arrovesciarono la testa all’indietro, Klaatu scoprì con orrore che i suoi occhi erano divenuti bianchi e ciechi.
Deciso a vederci chiaro, Klaatu ricorse alla Vista interiore dei Viaggiatori. Allora percepì la forza vitale di Navin che gli veniva sottratta, scorrendo come un flusso dorato nei tentacoli, e andava a potenziare l’Imperatore. Non era solo un processo fisico... in qualche modo perverso, quel mostro gli stava rubando i talenti. Con ogni probabilità avrebbe fatto lo stesso con Vidra, così da raddoppiare i suoi poteri. Questo lo avrebbe posto al di sopra dei Viaggiatori... e di gran parte degli abitanti del Multiverso.
«Vattene, non puoi salvarci!» rantolò Navin. «Prepara le difese... proteggi nostra figlia!» implorò con le ultime forze. L’attimo dopo i suoi occhi ciechi sprofondarono nelle orbite e il viso si accartocciò come una foglia secca. Non volendo assistere al termine dell’agonia, e temendo anche per sé, Klaatu fece per varcare il portale.
«Al prossimo incontro, Viaggiatore!» gridò l’Imperatore, scagliandogli contro la daga, come se fosse un giavellotto.
Klaatu ebbe la prontezza di bloccare l’arma, facendola tornare alla fase fluida e lasciando che gli avvolgesse il polso, riprendendo la forma di bracciale. Vedendo gli altri Undine che si gettavano su di lui con gli artigli protesi, non indugiò oltre e varcò il portale... abbandonando gli El-Auriani.
Strattonato da una realtà all’altra, il Viaggiatore perse l’equilibrio e si trovò a rotolare sul pavimento. Un chiaro pavimento metallico, ben diverso da quello organico di prima. Era tornato all’Aleph, un luogo sicuro... per il momento. Klaatu annaspò, puntando il passe-partout verso il vortice bluastro. Riuscì a chiuderlo prima che qualche Undine lo varcasse a sua volta. E ricadde sul pavimento, esausto e sconvolto. Si passò le mani sul volto, madido di sudore, e cercò di riprendere l’autocontrollo. Fisicamente era illeso; ma la perdita degli amici era un duro colpo.
«Cos’è successo?!» esclamò Omren, venendogli accanto. «Sei stato via così poco... dove sono Navin e Vidra?!» chiese, temendo il peggio.
«Non ce l’hanno fatta. Ed io non ho potuto aiutarli» rispose Klaatu, con un groppo in gola. «L’incontro era una trappola, gli Undine sono più ostili del previsto. Ci hanno aggrediti ancor prima d’esaminare i dati. E l’Imperatore ha un potere quale non avevo mai visto. Può assorbire i nostri talenti... così ora ha rubato quelli dei nostri amici» rivelò.
«Gli ha rubato i talenti?!» fece l’Eidelon, incredulo. «Ma quindi ora...».
«... ora non c’è solo il rischio di un’Incursione. Su di noi incombe una guerra che può scuotere le fondamenta della realtà» confermò Klaatu.
Appena si fu ripreso, al Viaggiatore toccò l’amaro compito di riferire l’accaduto all’Assemblea. Raccontò ogni cosa nel dettaglio, affinché tutti fossero informati della pericolosità degli Undine. Ammettere un simile fallimento costituiva un duro colpo alla reputazione che si era guadagnato negli anni; ma non gli importava. Al termine del resoconto, Klaatu si guardò attorno, percependo lo sgomento dei colleghi. «Mi assumo la responsabilità del fallimento» concluse. «Accetterò qualunque punizione vorrete comminarmi».
«Credo di parlare a nome di tutti, se dico che questo non è il momento di punire l’unico che sia sfuggito agli Undine» intervenne Omren. «Il tuo resoconto ci sarà prezioso per pianificare le prossime mosse».
«Vi ringrazio» disse Klaatu, osservando i colleghi che ancora mormoravano inquieti. «Avverto la vostra preoccupazione, ma questo non è il momento di tentennare. Le circostanze richiedono unità e decisione. L’Imperatore ha fatto la sua mossa: quale sarà la nostra risposta?».
«Non vorrai spingerci in guerra!» obiettò un altro Viaggiatore. «Il tuo fallimento non significa che ora dobbiamo abdicare ai nostri principî e trasformarci in soldati. Vorrei rammentare che il ritmo di mietitura degli Undine è piuttosto lento. Si sono appena impadroniti di un pianeta, dunque passeranno anni prima che ne minaccino un altro. Tutto tempo nel quale potremo prepararci. E c’è sempre la possibilità che, analizzando i nostri dati, gli Undine comprendano che il pericolo dell’Incursione è reale. Nel qual caso dovranno fermarsi, senza bisogno del nostro intervento».
Molte voci si unirono alla sua, consigliando di temporeggiare. I Contemplativi erano tuttora più numerosi degli Interventisti. Ci fu un’altra votazione, dall’esito scontato. I Viaggiatori scelsero di non attaccare gli Undine. Si sarebbero limitati a tenerli d’occhio e a “prepararsi al conflitto”, sebbene non fosse chiaro di che preparativi si trattava. Klaatu avvertì chiaramente che i colleghi erano così reticenti non tanto per amore della pace, quanto piuttosto per il timore della sconfitta.
«Rispetto la volontà dell’Assemblea» disse con un lieve inchino. «Tuttavia sapete quanto me che prima o poi i nodi verranno al pettine. Assicuriamoci d’essere pronti, quel giorno. E ora, col vostro permesso, mi ritiro». Per i Viaggiatori, le parole erano solo una componente del discorso. Molte sfumature di significato erano trasmesse telepaticamente. Così dicendo, Klaatu lasciò trapelare che non si riferiva a un breve riposo, ma a un lungo periodo nel quale intendeva ridurre le sue attività.
«Ti ritiri? Aspetta, che intendi fare nel prossimo futuro?» chiese un collega.
«Signori, c’è un altro dovere che mi reclama» disse Klaatu con gravità. «Una bambina è stata privata del padre e della madre. Io ne sono responsabile, perciò devo prendermi cura di lei» spiegò. E lasciò l’Assemblea senza voltarsi indietro.
Recatosi nell’alloggio degli El-Auriani, Klaatu sedette innanzi alla figlia dei suoi amici e le annunciò la triste notizia. La piccola Ratri aveva solo sette anni, ma era già in grado di comprendere. Ascoltò in silenzio, col visetto serio, fino al termine del resoconto. Klaatu sospirò, osservandola inquieto. Col viso ambrato, i capelli corvini e i grandi occhi neri e indagatori, Ratri cominciava già a somigliare a sua madre. Le somigliava anche nel carattere deciso e un po’ avventato, sebbene quella tragedia l’avrebbe segnata per sempre, aggiungendo una nota di malinconia alla sua indole.
Al termine del resoconto – quasi una confessione per Klaatu – vi fu un lungo silenzio. Il Viaggiatore quasi sperava che la bambina scoppiasse in lacrime. Così almeno avrebbe potuto abbracciarla, confortarla, prometterle che si sarebbe curato di lei. Ma il visetto di Ratri s’indurì; la bambina non versò nemmeno una lacrima, pur soffrendo fino al midollo. «Adesso che ne sarà di me?» chiese, con una sorta di rassegnazione.
«Mi prenderò cura di te, come se fossi mia figlia» promise Klaatu. «A tempo debito ti addestrerò, così che tu possa diventare una Viaggiatrice» promise.
La notizia non fu di grande conforto per l’orfanella. «I miei genitori erano Viaggiatori, e sono morti lo stesso» notò.
Turbato, il Viaggiatore cambiò impostazione. «Sai, non devi diventare per forza una Viaggiatrice anche tu. Hai il potenziale, ed è mio dovere fartelo sapere, ma non è detto che quella sia la tua strada. Sei libera di scegliere il tuo futuro» assicurò.
«Se volessi una vita normale...?» chiese Ratri, fissandolo con incertezza. Per la sua età, era incredibilmente brava a celare i suoi pensieri; lo faceva in modo istintivo. Klaatu non osò cercare di leggerle la mente; si limitò a conversare come una persona qualunque.
«Se vuoi una vita normale, allora è questo che avrai. Ed io lascerò i Viaggiatori, per aiutarti a inserirti dove vorrai. Vivremo entrambi come persone comuni» promise Klaatu, incoraggiante.
«Ma gli Undine continueranno a rubare pianeti. A uccidere gli abitanti. E prima o poi ci sarà un’Incursione che distruggerà tutto» obiettò la bambina. I genitori le avevano spiegato di che si trattava, prima di partire.
«Sì, è possibile» sospirò il Viaggiatore. «Vorrei poterti garantire che i miei colleghi li fermeranno, ma... non so se avranno la fermezza necessaria. Ignoro cosa accadrà: il futuro è così nebuloso, così legato al capriccio di pochi, da offuscare le nostre premonizioni» ammise.
«Allora devo diventare Viaggiatrice anch’io. Così potrò aiutarvi a fermarli» decise Ratri, il visetto serio e determinato. Aveva preso la sua decisione e non si sarebbe più smossa.
«Ne sei certa?» chiese Klaatu, colpito dalla sua determinazione. «L’addestramento sarà lungo e difficile. Non ti favorirò solo perché sei la mia figlioccia. Dovrai studiare molto, avere tanta pazienza. E anche quando si diviene Viaggiatori, beh... i pericoli abbondano» avvertì.
«Se c’è sempre pericolo, preferisco addestrarmi, così almeno mi saprò difendere» insisté la bambina. «Solo... ho paura di finire come mamma e papà» ammise, abbracciando finalmente il Viaggiatore.
«Non credo che succederà, figliola» mormorò Klaatu, carezzandole la testa. «Sebbene molte cose siano incerte, io sento che il tuo destino sarà diverso».


