Data Stellare: 2618.012
Luogo: Quartier Generale della Federazione
La bottiglia di champagne fluttuò nello spazio, riflettendo le stelle sulla sua superficie curvilinea. In base alla sua mutevole inclinazione, il riflesso si deformava stranamente, ora dando l’impressione che gli astri si addensassero, ora che si diradassero. Infine la bottiglia si frantumò contro lo scafo in yiterium, disperdendo il pregiato contenuto nello spazio, sotto forma di bollicine. I Vulcaniani l’avrebbero definito uno spreco alimentare, ma gli Umani erano affezionati a quell’antico rituale. La folla accalcata nella sala panoramica della stazione applaudì, mentre l’Ammiraglio Hod augurava buon viaggio alla nuova nave ammiraglia della Flotta Stellare. Vararla era il suo ultimo atto ufficiale, prima della meritata pensione. Accanto a lei, Terry e altri vecchi amici si unirono agli applausi. Per la prima volta in quasi trent’anni, l’ammiraglia di Flotta si chiamava Enterprise. Questa era l’Enterprise-K, la dodicesima del suo lignaggio.
Era un vascello imponente, degno del suo ruolo, ma non immenso come la precedente Enterprise-J. L’era dei leviatani stava passando: la Flotta Stellare preferiva astronavi più piccole e agili. Questo limitava i danni, se un vascello veniva distrutto; e al tempo stesso permetteva di costruire una flotta più numerosa a parità di risorse. Pertanto l’Enterprise-K non accoglieva le famiglie dell’equipaggio, che era comunque cospicuo: quasi un migliaio di elementi. In ogni caso la Flotta comprendeva ancora molte grandi navi, costruite nel secolo precedente, e progettate per durarne parecchi.
L’Enterprise-K era un vascello di classe Resurgent che si discostava dai design sperimentali dell’ultimo secolo, tornando a una struttura più tradizionale. C’era la sezione a disco che ospitava la plancia, i laboratori, gli uffici e gli alloggi dell’equipaggio, oltre alle aree pubbliche come mensa e ponti ologrammi. E c’era la sezione motori con la sala macchine, le armerie, il deflettore, le stive di carico e l’hangar navette. Alla sezione motori erano congiunte le gondole quantiche, di nuovo esterne, anziché accorpate come in alcuni design precedenti. Malgrado questo ritorno alle origini, il vascello era equipaggiato con le tecnologie più moderne. Le sue linee organiche, ispirate alle navi Voth, lo facevano somigliare a una creatura marina. Lo scafo era chiaro, quasi bianco, in contrasto con la tinta scura dei vascelli precedenti. Vi spiccavano le luci azzurre del deflettore, delle gondole e d’altri sistemi energetici. Anche gli interni erano ugualmente luminosi.
Sulla plancia ultratecnologica, la targa commemorativa dorata ricordava il lungo lignaggio delle Enterprise: navi d’epoche diverse, con differenti equipaggi, ma unite dal medesimo scopo.
USS ENTERPRISE
RESURGENT-CLASS STARSHIP
STARFLEET REGISTRY NCC-1701-K
TWELFTH STARSHIP TO BEAR THE NAME
LAUNCHED STARDATE 2618.012
FEDERATION-STARFLEET HEADQUARTER
SOL SECTOR – UNITED FEDERATION OF PLANETS
“… to boldly go where no one has gone before”
RESURGENT-CLASS STARSHIP
STARFLEET REGISTRY NCC-1701-K
TWELFTH STARSHIP TO BEAR THE NAME
LAUNCHED STARDATE 2618.012
FEDERATION-STARFLEET HEADQUARTER
SOL SECTOR – UNITED FEDERATION OF PLANETS
“… to boldly go where no one has gone before”
«Avanti a un quarto d’impulso, finché saremo a un’Unità Astronomica dal Quartier Generale. Poi procederemo a cavitazione quantica verso la nostra prima missione, nella Grande Nube di Magellano» ordinò il Capitano Rivera. Essere un vero Capitano della Flotta Stellare, e non un autoproclamato impostore su una nave occupata, gli dava un’immensa soddisfazione. Accanto a lui, gli ufficiali superiori erano radunati per assistere al varo. Erano quasi tutti facce nuove, che stava ancora imparando a conoscere, salvo due di loro. Giely era il Medico Capo, e finalmente poteva contare su un nutrito staff, anziché essere sola in infermeria. Shati aveva il grado di Tenente Comandante con incarichi di navigazione, per cui teneva ancora il timone, la sua grande passione.
«Be-beep! Missione esplorativa?» trillò Ottoperotto, eccitato dalla nuova avventura. Rivera lo aveva fatto revisionare, senza alterarne la personalità, e poi aveva insistito per averlo a bordo. Era insolito tenere un Exocomp in plancia, ma ormai anche il robottino era considerato un eroe della Flotta, per cui gli ufficiali gli lasciavano libertà di movimento.
«Sì, vecchio mio. Siamo diretti a una regione in cui nessun vascello federale è mai stato prima» confermò il Capitano. «Non sarà come esplorare un altro cosmo... ma penso che le sorprese non ci mancheranno». Nella sua voce tuttavia c’era una sfumatura triste, che non sfuggì a Giely.
«Qualcosa non va?» gli chiese la Vorta, accostandosi.
«Solo un po’ di nostalgia per gli amici che non sono qui» confessò Rivera. «Irvik è dall’altra parte della Galassia. Talyn potrebbe essere in un altro Universo. Chissà se li rivedremo mai. E poi c’è Losira... sono in pensiero per lei. L’addio di Talyn è stato un brutto colpo, per una che ha già perso così tanto. L’avevo invitata al varo, ma come vedi non si è presentata. Se ne sta tutta sola, in quella villa piena di ricordi struggenti... non so, meritava di meglio» sospirò.
«Sì, anch’io sono preoccupata per lei» ammise Giely. «Sai, ai tempi della Destiny era la mia confidente. Mi è stata vicina nei momenti peggiori, mi ha dato un sacco di consigli utili per diventare quella che sono. Adesso vorrei poter ricambiare, ma non so come. Siamo così lontani...» mormorò, fissando le stelle sullo schermo.
D’un tratto Ottoperotto entrò in attività. «Be-beep! Allarme intrusione!» trillò, sfarfallando le lucette.
«Cosa?! Ma no, è impossibile...» si stupì l’Ufficiale Tattico, un massiccio Brikar.
«Ho eliminato la parola “impossibile” dal mio vocabolario molto tempo fa» disse Rivera, mentre un vortice bluastro compariva nel bel mezzo della plancia.
«Sicurezza sul ponte!» ordinò l’Ufficiale Tattico, mettendo mano al phaser, ma il Capitano gli abbassò l’arma.
«Fermi tutti, quel portale mi è familiare» disse Rivera. E infatti pochi attimi dopo Talyn lo varcò. L’El-Auriano si guardò attorno, soddisfatto. «Bene, mi sto impratichendo. Spero di non essere giunto troppo tardi per assistere al varo. Chiedo il permesso di salire a bordo, come... osservatore, magari?» esitò.
«Sei sempre un ospite gradito. Vieni, abbiamo tanto da raccontarci» disse il Capitano, invitandolo a lasciare l’imboccatura del vortice.
Talyn però si volse indietro, chiamando ad alta voce. «Sentito, ragazzi? Via libera!» esclamò.
Dal portale sempre aperto emerse Losira, un po’ esitante nell’usare quel sistema di spostamento. Poi venne Irvik, che teneva per mano due giovani Voth, un maschio e una femmina. Infine uscì Ratri, che chiuse il passaggio alle sue spalle.
L’apparizione di una mezza dozzina d’estranei creò un certo scompiglio in plancia, ma Rivera placò le proteste. «Calmi, questi sono i miei ufficiali della Destiny. Sono eroi della Federazione, perciò li accoglieremo con tutti gli onori!» chiarì.
Giely abbracciò Losira e anche Shati lasciò il timone al copilota per venire ad accoglierla. «Siamo felici di rivederti... ci avevi fatti un po’ preoccupare. Come ti senti?» si premurò la Vorta.
«Non c’è male» rispose la Risiana, in tono rassicurante. «Ho deciso di dedicarmi alla scrittura di olo-romanzi. Saranno storie d’avventura, e potrebbero – ehm – essere liberamente ispirate alle nostre esperienze nel Multiverso. Solo ispirate, non temete. Il primo volume, Oltre la soglia, uscirà a breve. Vi spedirò una copia, così mi direte che ne pensate» disse, un po’ emozionata. «Ma non è per questo che sono qui. Volevo assistere al varo e come vedete i nostri ragazzi ci hanno fatto una sorpresa. Per loro è facile sbucare qua e là nella Galassia, riunirci e portarci dove occorre».
«Non potevamo perderci l’inaugurazione della nuova Enterprise» confermò Talyn. «Questa nave è destinata a grandi imprese... ma fate finta che non ve l’abbia detto».
«Quindi anche voi state bene? Siete Viaggiatori a tutti gli effetti?» chiese Shati.
«Sì, abbiamo piena libertà di movimento» confermò Ratri. «Di questi tempi c’è molto da fare... i nostri colleghi stanno ricostruendo l’Aleph nella Rete Miceliare. Noi invece, assieme a Klaatu e ad altri, stiamo riportando indietro i pianeti sequestrati dagli Undine. È complicato, perché bisogna prendere accorgimenti per evitare nuove Incursioni. E dobbiamo anche stare attenti a riposizionarli nella giusta orbita. Quindi procediamo lentamente... ma procediamo» disse soddisfatta.
«E finora gli Undine sono stati ai patti, non hanno interferito» aggiunse Talyn. «Comincio a credere che la pace sarà duratura».
«Queste sono notizie di grande importanza, le riferiremo al Comando di Flotta» garantì Rivera. Oltrepassati anche gli El-Auriani, si trovò innanzi a Irvik e ai suoi giovani accompagnatori. «Bentornato, amico mio. E questi sono...» si emozionò.
«I miei figli, proprio così!» confermò il Voth, sprizzando orgoglio da tutti i pori. I ragazzi ormai erano alti come lui; in effetti avevano rispettivamente diciassette e quattordici anni. «Dryos, Psitta... vi presento il Capitano Rivera e gli altri colleghi della Destiny» aggiunse Irvik.
«Felice di conoscervi, ragazzi» disse l’Umano, stringendogli le mani tridattile. Dopo di che li prese da parte e gli si rivolse con grande serietà. «Ragazzi, forse avete visto i miei messaggi registrati, ma ora che siete qui voglio dirvelo di persona. Vi chiedo scusa per avervi separati da vostro padre così a lungo. Purtroppo siamo rimasti vittime di circostanze al di là del nostro controllo. E non mi stancherò mai di ripetere che vostro padre ci ha tirati fuori dai guai un’infinità di volte. Se non fosse stato per lui, non saremmo riusciti neppure a far funzionare la Destiny. Né a ripararla, tutte le volte che abbiamo avuto guasti. Di certo non saremmo tornati sani e salvi. Sono onorato di poter chiamare Irvik mio amico, perché è una delle persone più in gamba che abbia mai conosciuto. E ve lo dico io, che ho visitato decine di Universi! Insomma, ragazzi... se io sono fiero di chiamarlo amico, voi dovreste essere ancora più fieri di chiamarlo padre».
«Lo siamo, Capitano» assicurò Dryos. «E le assicuro che non serbiamo rancore per quanto è accaduto. Gli unici responsabili sono gli Undine, che hanno già avuto quel che si meritavano. Voi invece ci avete salvati dall’Incursione, perciò vi siamo riconoscenti».
«È vero, nostro padre ci è mancato; e soprattutto ci affliggeva di non conoscere la sua sorte» aggiunse Psitta. «Ma ora che è tornato, e che sappiamo cos’ha fatto, ne siamo fieri. È il nostro eroe... lo siete tutti!».
Il Capitano guardò al di sopra delle loro teste, incrociando lo sguardo di Irvik, che gli rivolse un’occhiata colma di gratitudine. «Quindi adesso... riuscite a vedervi?» indagò Rivera.
«Diciamo che tornare a casa come salvatore del cosmo mi ha dato un certo prestigio, Capitano. E il prestigio, per noi Voth, è la cosa più importante. Apre tutte le porte... e può anche far rinegoziare gli accordi di separazione» spiegò Irvik, con un sorriso sornione. «Del resto, fra pochi anni i miei ragazzi saranno maggiorenni. A quel punto decideranno loro quanto tempo trascorrere col loro vecchio» aggiunse. In realtà l’Ingegnere era ancora piuttosto giovane secondo il metro dei Voth, una specie dall’aspettativa di vita plurisecolare. Sebbene si fosse perso degli anni importanti nella vita dei figli, aveva ancora moltissimo tempo da passare con loro.
«Sono contento per voi» disse Rivera, rincuorato. Si guardò attorno, osservando sia il nuovo equipaggio, sia i vecchi amici. «Bene, visto che siamo tutti riuniti, che ne dite di partire? Vediamo che sa fare questa nuova astronave... questa nuova Enterprise!» esortò.
«Sì, Capitano!» approvò Shati, riprendendo il suo posto al timone. «Ho tracciato la rotta per la Grande Nube di Magellano. Deflettore attivo, pronti a entrare in cavitazione quantica» riferì.
«Ufficiali, tutti ai vostri posti. E voi reggetevi, amici» raccomandò il Capitano, tornando a sedersi sulla poltrona di comando.
Talyn e Ratri, Irvik e i suoi figli, Losira e Giely si raccolsero attorno a lui, ammirando le profondità dello spazio trapunto di stelle, ancora pieno di misteri.
«Quanta strada abbiamo fatto, in questi anni» sorrise Giely, sfiorandosi la fede nuziale. «Ci siamo redenti ai nostri occhi e a quelli della Galassia. Abbiamo trovato la nostra famiglia, la nostra ragione di vita».
«E ora l’esplorazione ricomincia. Vamonos!» ordinò Rivera con trepidazione. E l’Enterprise partì in cerca di nuovi mondi, per scoprire nuove forme di vita e civiltà, fino ad arrivare là dove nessuno era mai giunto prima...
FINE


