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Autore: Effe93    26/06/2025    1 recensioni
"Quando l’attrazione sfida le regole che ci siamo imposti, niente resta al sicuro."
Federica ha imparato a bastare a se stessa, costruendo una vita dove il controllo è tutto. Ma quando Sofia irrompe con il suo sorriso spensierato e la sua energia magnetica, ogni certezza vacilla.
Tra messaggi carichi di tensione e incontri in cui ogni parola diventa una provocazione, le due si trovano intrappolate in un gioco pericoloso, dove l’attrazione si mescola a paure mai confessate. Federica combatte contro i suoi fantasmi, mentre Sofia cerca di dimostrarle che lasciarsi andare non significa perdersi.
Ma quando il passato di Federica riaffiora e una nuova presenza entra in scena, il fragile equilibrio che stanno costruendo rischia di crollare.
Un viaggio tra desiderio, vulnerabilità e scelte: fino a dove siamo disposti a spingerci per sentirci vivi?
Genere: Fluff | Stato: completa
Tipo di coppia: FemSlash
Note: Lime | Avvertimenti: nessuno | Contesto: Contesto generale/vago
Capitoli:
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Federica non sapeva quanto tempo fosse passato.
Minuti, forse di più.
Non importava.
Aveva il viso affondato nei capelli di Sofia, sentiva il suo respiro caldo contro il collo, il corpo ancora teso dall’onda emotiva che l’aveva travolta.
Non si era mai sentita così impotente e così necessaria allo stesso tempo.
Sofia si stringeva a lei come se fosse l’unico punto fermo in mezzo a un mare in tempesta.
Federica non aveva intenzione di lasciarla andare per prima.
Non questa volta.
Il respiro di Sofia era ancora irregolare, spezzato, ma stava rallentando.
Federica la sentì tremare piano, quasi impercettibilmente.
Non parlò. Non c’era bisogno di parole.
Alzò una mano e le accarezzò piano la schiena, il ritmo lento, costante, come per rassicurarla che era lì.
Sofia espirò piano, con un suono spezzato.
E poi, quasi in un sussurro, come se la voce le si spezzasse sulle labbra, lo disse.
"Non voglio stare da sola stasera."
Federica chiuse gli occhi un attimo.
Sapeva cosa significava per Sofia dirlo.
Sapeva quanto aveva resistito, quanto aveva evitato di ammetterlo.
Si sciolse appena dall’abbraccio, abbastanza per guardarla.
Sofia aveva gli occhi lucidi, le guance ancora segnate dalle lacrime.
Federica le spostò una ciocca di capelli dietro l’orecchio, poi annuì piano.
"Non lo sei."
Sofia sentì le gambe pesanti mentre entrava in casa.
Era stanca, svuotata, ma non nel modo che faceva male.
Si lasciò cadere sul divano, si portò le ginocchia al petto, cercando di riordinare i pensieri.
Federica non se ne andava.
Era lì, accanto a lei, senza fare domande, senza forzarla.
Per un attimo rimasero in silenzio.
Un silenzio diverso, più leggero.
Poi Federica lo spezzò con una battuta leggera.
"Quindi è l’esame il problema? O sono sempre io?"
Sofia sentì le labbra piegarsi in un sorriso stanco.
Scosse la testa.
"Sei sempre tu."
Federica ridacchiò, un suono basso, morbido.
"Mi prendo il merito, allora."
Sofia chiuse gli occhi un attimo, poggiò la testa sullo schienale.
Poi parlò, quasi senza pensare.
"Sai cosa mi fa più paura?"
Federica si voltò verso di lei, le sopracciglia appena corrugate.
"Dimmi."
Sofia aprì gli occhi, si perse per un attimo nei lineamenti di Federica.
Poi sussurrò:
"Che mi sento meglio, ora che sei qui."
Federica deglutì appena, abbassò lo sguardo per un secondo.
Ma quando tornò a guardarla, non c’era incertezza nei suoi occhi.
"Anche io."
*
Federica non voleva rompere il momento.
Per la prima volta da mesi, tutto sembrava più semplice.
Niente recriminazioni, niente dolore soffocato, niente battaglie tra di loro.
Solo Sofia accanto a lei, ancora un po’ fragile, ma più vera che mai.
Spostò lo sguardo su di lei.
Sofia sembrava più piccola in quel momento.
Le ginocchia al petto, il respiro finalmente più calmo.
Federica si lasciò scivolare un po’ di lato, per sentirsi più comoda accanto a lei.
"Come te la sei cavata senza di me?"
La domanda uscì spontanea, senza malizia, senza filtri.
Sofia sollevò le sopracciglia, poi abbassò lo sguardo.
"Male."
Federica non si aspettava tanta sincerità.
"Male?"
Sofia sorrise appena, un sorriso senza forza.
"Male. Ma tu già lo sapevi."
Federica annuì piano.
"Eri troppo orgogliosa per dirmelo prima?"
Sofia si strinse nelle spalle.
"Forse. Ma più che altro… se te lo avessi detto, avrei dovuto ammetterlo anche a me stessa."
Federica abbassò lo sguardo.
"Io ho fatto lo stesso."
Silenzio.
Sofia inclinò appena la testa.
"Pensavi a me?"
Federica trattenne il respiro.
Si voltò a guardarla, i loro sguardi si incastrarono nel buio morbido del salotto.
"Sempre."
Sofia deglutì appena, poi si voltò di nuovo verso il soffitto.
"Non sembra vero."
Federica si sentì mancare il fiato.
"Cosa?"
"Essere qui. Non stare più contro di te."
Federica si leccò le labbra.
"E fa paura?"
Sofia sospirò, fece scivolare le gambe sul divano, allungandosi un po’ di più.
"Sì. Ma meno di quello che pensavo."
*
Sofia chiuse gli occhi un momento, il calore di Federica accanto a lei la avvolgeva piano.
Si lasciò trasportare da un ricordo.
Un’altra notte, molto tempo prima.
Un’altra notte in cui si era sentita persa.
Federica era con lei anche allora.
Sofia aveva avuto un attacco d’ansia.
Non ne aveva mai avuti prima, non sapeva come gestirlo.
Si era svegliata nel cuore della notte con il fiato corto, il cuore che martellava nel petto.
E Federica… non aveva fatto domande.
Si era semplicemente sdraiata accanto a lei, aveva iniziato ad accarezzarle piano i capelli, a sfiorarle la schiena con le dita.
"Non parlare, respira con me."
Sofia si ricordava esattamente il ritmo del suo respiro, il suono della sua voce calma.
E ora era la stessa cosa.
Federica era ancora lì. Come allora.
La protezione, la sicurezza, il rifugio. Anche dopo tutto.
Sofia si strinse un po’ di più contro lo schienale, senza rendersene conto.
"Fede."
La voce le uscì stanca, quasi un sussurro.
Federica si girò verso di lei, aspettando che continuasse.
Ma Sofia non disse più nulla.
Aveva paura che, se avesse parlato ancora, il momento si sarebbe rotto.
Così, lasciò che il silenzio parlasse per lei.
Federica si passò una mano tra i capelli, cercando di respirare piano.
Guardò Sofia che sembrava sempre più vicina al sonno.
"Sofia."
La ragazza non aprì gli occhi.
"Mmmh?"
Federica non pensò.
Le parole uscirono da sole, troppo vere per essere fermate.
"Non ho mai smesso di amarti."
Sofia non si mosse.
Non reagì subito.
Federica si morse l’interno della guancia, ma ormai era tardi per fermarsi.
"Ho solo provato a odiarti."
Silenzio.
Sofia respirava piano, sempre più lentamente.
Federica abbassò la voce, come se stesse confessando un segreto a sé stessa.
"Ho provato a odiarti perché ti sei infilata dentro di me senza chiedere il permesso."
"Perché mi hai fatto abbassare ogni difesa. E poi sei andata via."
Qualcosa si sciolse nel suo petto nel momento stesso in cui lo disse.
Come se quelle parole fossero state un peso incastrato per troppo tempo.
Sofia si mosse appena.
Federica non sapeva se fosse ancora sveglia.
Ma sentì il suo respiro cambiare per un istante.
Sapeva che aveva sentito.
Sapeva che quelle parole sarebbero rimaste dentro di lei anche dopo il sonno.
Si rilassò appena, appoggiando la testa allo schienale.
"Eppure, sono qui. E non voglio andarmene."
Questa volta, Federica chiuse gli occhi per prima.
 
*
La prima cosa che Sofia sentì fu il calore.
Non quello del sole che filtrava dalla finestra, ma quello di un corpo accanto al suo.
Si mosse appena, la mente ancora annebbiata dal sonno.
Le ci vollero alcuni secondi per ricordare.
Il crollo.
Le lacrime.
L’abbraccio.
Federica.
Aprì lentamente gli occhi, il cuore le batté forte per un attimo.
Federica era ancora lì.
Sdraiata accanto a lei sul divano, il respiro calmo, regolare.
Sofia rimase ferma, immobile, a guardarla.
Non era più abituata a vederla così da vicino, a sentirla così vicina.
E il pensiero la colpì con una forza inaspettata.
Doveva andarsene, ma è rimasta.
Abbassò lo sguardo. Federica aveva una mano rilassata vicino alla sua.
Sofia la fissò per un istante.
Sentì la tentazione di sfiorarla.
Un gesto così piccolo, così insignificante, eppure così grande.
Ma non lo fece.
Si limitò a restare lì, in silenzio, a sentirla respirare.
Federica si mosse piano nel sonno, stirando appena le gambe.
Sentì qualcosa di morbido accanto a lei. Il calore familiare di un corpo vicino.
E poi, il ricordo della notte.
Aprì lentamente gli occhi.
Sofia era sveglia, la stava già guardando.
Per un attimo, rimasero così.
Senza parlare.
Senza muoversi.
Senza il bisogno di rompere il momento.
Federica vide tutto negli occhi di Sofia.
La stanchezza.
Il sollievo.
La paura di spezzare qualcosa che sembrava finalmente funzionare.
Sofia abbassò lo sguardo, come se si sentisse quasi in imbarazzo per averla osservata dormire.
Federica le sorrise piano, la voce ancora impastata dal sonno.
"Buongiorno."
Sofia si inumidì le labbra.
"Buongiorno."
Silenzio.
Ma un silenzio che non pesava.
Federica si stiracchiò piano, spostò lo sguardo sulla finestra.
"Abbiamo dormito sul divano."
Sofia sbuffò un sorriso.
"Te ne sei accorta adesso?"
Federica ridacchiò piano, ma poi tornò a guardarla.
"Come stai?"
Non “hai dormito bene?”, non “ti senti meglio?”.
Ma come stai.
Sofia abbassò lo sguardo sulle mani, ci pensò per un attimo.
Poi rispose.
"Non lo so."
Era la risposta più vera che potesse dare.
Federica annuì piano.
"Va bene così."
E per la prima volta, Sofia sentì che era davvero così.
Non c’erano forzature, non c’era bisogno di fingere.
Solo loro due, dopo tanto tempo, senza più il peso di dover dimostrare qualcosa.
Sofia si stiracchiò appena sul divano, sentendo le ossa scricchiolare.
Dormire lì non era stata la scelta migliore per la schiena, ma era successo. E non lo avrebbe cambiato.
Federica si passò una mano tra i capelli, spettinandoli ancora di più.
"Dobbiamo essere le uniche due persone al mondo che hanno un letto, ma decidono di dormire sul divano."
Sofia scrollò le spalle con un mezzo sorriso.
"Forse ci piace complicarci la vita."
Federica la guardò di sbieco, con quell’espressione a metà tra il divertito e il provocatorio.
"Forse? Sicura che sia solo forse?"
Sofia sospirò teatralmente, mettendo i piedi a terra.
"Va bene. Ci piace complicarci la vita."
Federica ridacchiò, poi si alzò in piedi allungando le braccia sopra la testa.
"Hai qualcosa da mangiare? O dobbiamo ordinare colazione come due disperate?"
Sofia fece una smorfia.
"Potrei avere qualcosa. Ma devi guadagnartelo."
Federica inarcò un sopracciglio.
"In che senso?"
Sofia si alzò, stiracchiandosi anche lei.
"Nel senso che se vuoi la colazione, mi devi aiutare a prepararla."
Federica la guardò con finta esasperazione.
"Mi sembra un ricatto."
Sofia le fece l’occhiolino, già diretta verso la cucina.
"Esattamente."
Federica si appoggiò al bancone, osservando Sofia tirare fuori latte, caffè e un pacco di biscotti.
"Quindi cosa devo fare? Lo sai che la mia cucina è a livello sopravvivenza."
Sofia scosse la testa, ridendo piano.
"Mi basta che non bruci la casa."
Federica alzò una mano, un gesto di resa.
"Farò del mio meglio."
Sofia le allungò la moka.
"Metti il caffè, almeno."
Federica prese l’oggetto, lo rigirò tra le mani per un secondo.
Poi la guardò con espressione seria.
"Una macchinetta a cialde no?"
Sofia la fissò per un attimo.
Poi scrollò la testa, trattenendo una risata.
"Fede, è solo caffè. Ce la puoi fare."
Federica iniziò a riempirla, ma con aria drammatica.
"Sei troppo ottimista."
Sofia la spinse leggermente con il fianco mentre prendeva il latte dal frigo.
"Hai affrontato cose peggiori di questa."
Federica finì di montare la moka e la mise sul fuoco, poi si girò verso di lei.
"Ah sì? Tipo cosa?"
Sofia aprì il pacco di biscotti e ne prese uno, mordicchiandolo prima di rispondere.
"Tipo me."
Federica la guardò, sorpresa da quanto fosse uscita spontanea quella frase.
"E chi l’ha detto che sia stato così terribile?"
Sofia le lanciò un’occhiata veloce, con il fantasma di un sorriso sulle labbra.
"Forse tu."
Federica non abbassò lo sguardo.
"Se fosse stato così terribile, non sarei qui."
Sofia smise di muoversi per un attimo.
Federica vide il suo respiro farsi appena più lento.
Era solo una frase, ma entrambe sapevano cosa significava.
E per qualche secondo, rimasero solo lì, con il rumore del caffè che iniziava a salire sul fuoco.
Sofia versò il caffè nelle tazze, il vapore che saliva nell’aria tra loro.
Federica si sedette, tirandosi la felpa sulle mani, come faceva sempre quando aveva un po’ di sonno.
Sofia la guardò un attimo.
"Non ti vedo così rilassata da… tanto."
Federica soffió sul caffè, poi la guardò con un sorriso storto.
"Forse perché non lo ero."
Sofia abbassò gli occhi sulla tazza.
"Nemmeno io."
Federica prese un biscotto e lo spezzò tra le dita, mordicchiandolo piano.
Sofia si accorse di una piccola briciola rimasta vicino al suo labbro.
Sorrise appena, inclinando la testa di lato.
"Aspetta."
Federica la guardò con curiosità, senza sapere cosa stesse per fare.
Sofia si allungò leggermente, sfiorandole il viso con la punta delle dita per toglierle la briciola.
Federica non si mosse.
Sofia sentì il respiro di Federica farsi più lento.
Poi i loro sguardi si incastrarono.
senza bisogno di altro, senza chiedersi niente, Federica la baciò.
Fu un bacio lento, senza fame, senza urgenza.
Un bacio che sapeva di rassegnazione e resa allo stesso tempo.
Le labbra di Sofia si mossero appena contro le sue, senza fretta, come se avessero tutto il tempo del mondo.
Federica sospirò piano, sciogliendosi nel contatto.
Quando si staccarono, rimasero vicine, i respiri ancora mescolati.
"Stai cercando di farmi innamorare di te di nuovo?" sussurrò Federica, la voce bassa, quasi un sussurro contro la pelle di Sofia.
Sofia sorrise appena.
"Funziona?"
Federica non distolse lo sguardo.
"Non ho mai smesso."
Silenzio.
Un silenzio pieno, denso, carico di tutto quello che non erano riuscite a dirsi in quelle settimane.
Sofia sospirò piano, abbassando lo sguardo sulle labbra di Federica.
E seppe, con assoluta certezza, che non c’era mai stato un momento in cui avesse smesso di amarla.
   
 
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