L'insonnia mi attanaglia e, come sempre in questo periodo dell'anno, penso a te.
Da diciassette anni odio l'estate, perché l'estate ti ha portato via.
È stato allora che dal mio cuore si è staccato il primo pezzo.
Se ne sono staccati tanti altri, dopo, ma nessuno mi ha fatto così tanto male. Nessuno si è portato con sé una parte così grande della mia anima.
C'è chi direbbe che non l'ho ancora superata, e forse è davvero così. Forse non la supererò mai.
Non ho mai amato il mio compleanno, ma il giorno in cui sono diventata ufficialmente più vecchia di te sentivo di non avere proprio niente da festeggiare.
Anzi, mi sono sentita in colpa. Perché io non amavo la vita come l'amavi tu, eppure lei aveva scelto me.
Tu non lo sai quali pensieri mi hanno lacerato la mente, dopo che te ne sei andato. O forse sì, forse sai tutto. E magari in certi momenti avresti voluto avere modo di scendere a darmi uno scossone e dirmi di smetterla di pensare a te. Di vivere nel presente e non nella mia testa.
Una volta sei venuto a dirmelo in sogno, in effetti. Con la dolcezza che hai sempre avuto, mi hai detto che era ora di lasciarti andare.
Perdonami, Amico mio, ancora non ce l'ho fatta.
Penso ancora alle nostre conversazioni fino a notte fonda, al modo in cui riuscivi a passare dal fare il pagliaccio ad essere più serio che mai in un secondo, e viceversa.
A quella volta che ci siamo tenuti compagnia fino all'alba, per nessun motivo in particolare. Solo perché ci andava.
Al tuo sorriso, che rimane il più bello che abbia mai visto.
Ai tuoi occhi color ghiaccio, eppure così pieni di calore.
Certe volte mi chiedo che persona sarei, adesso, se non ti avessi perso. Di sicuro, molto diversa.
Forse avrei meno paura.
Forse non penserei in continuazione al fatto che ogni giorno, in ogni momento, potrebbe succedere qualcosa di orribile.
Forse l'ipotesi peggiore non sarebbe la prima a saltarmi in mente, in situazioni di incertezza.
Chissà se saremmo rimasti amici. Magari ci saremmo persi di vista, come spesso capita con le amicizie adolescenziali.
Invece, così, sono condannata per sempre al tuo ricordo.
E piango ancora, quando ascolto la tua canzone.
Ho visto una stella, qualche giorno dopo che sei morto.
Una stella luminosissima. Io non ci capisco niente di costellazioni e cose simili, quindi non so che cosa fosse.
Ma per me, in quel momento, quella stella eri tu. Eri tu che mi stavi dicendo "non piagnucolare, scema, sono qui".
Vieni a trovarmi in sogno anche questa notte, ti va?
Dimmi ancora che devo lasciarti andare.
Magari questa volta funzionerà.


