CAPITOLO BACIO
Il fatto che fosse una misura di sicurezza a Luka non piacque. In effetti era vero: Luna era già finita nel mirino di qualche attentatore scalmanato e doveva essere protetta. Soprattutto se le indagini che Luka e Luna andavano a svolgere riguardavano quel particolare processo che, sul faldone delle indagini, portava il nome di "Trattativa – contro ignoti". Il fatto che lo Stato stesse trattando coi suoi attentatori gli mise inquietudine. Si sedette davanti alla scrivania e mise davanti a sé il fascicolo. La prima parte, quantomeno, perché la seconda parte l'aveva Luna. Per motivi di sicurezza avevano decisero di dividere il fascicolo in due, così, se qualcuno avesse rubato uno dei faldoni avrebbe scoperto solo metà delle indagini. "Ridicolo" sbuffò stancamente Luka, "è tutto così maledettamente ridicolo...". Una strana donnina tanto snella e dalle apparenze innocenti era stata oggetto di almeno tre attentati, e nonostante tutto continuava a lottare. Dapprima l'aveva odiata, poi l'aveva stimata per la sua tenacia. Ed ora, nell'attesa quella arrivasse, Luka ebbe una strana paura che non riuscì a spiegarsi, come quando si prova dopo tanto tempo un sentimento che per tanti anni era rimasto estraneo. Picchiò le dita contro il tavolo. "Ma dove sarà?", pensò "Ha avuto un contrattempo? Avrei dovuto accompagnarla, non può rimanere da sola. E se le è successo qualcosa? E se...", il grido monotonale del campanello lo risvegliò. Nell'alzarsi per uscire dalla stanza ed andare ad aprire la porta, provò a rimettersi la maschera del magistrato meglio che poté.
"Uno vero" pensò Luna dopo aver premuto il pulsante del campanello. Anche la porta era in legno vero. Un lusso molto grande nel nuovo mondo, dove le porte erano di solito fatte con le lastre di metallo prebelliche. "Un magistrato che fa anche il militare deve avere uno stipendio da favola..." rifletté. La maniglia si girò dall'interno e la porta si aprì. Luka indossava una camicia di canapa color sabbia sopra ad un pantalone grigio pietra che gli cadeva dritto sulle gambe, stretto quanto bastava per suggerire una certa disciplina, ma comuque comodo al calore della California. Vederlo per la prima volta in abiti civili, e con la barba finalmente rasata come si deve, fece uno strano effetto a Luna. Un effetto che un passato turbolento le impediva di avere. «Dammi il fascicolo, ti sta pesando sul braccio». Luka si allungò verso il faldone che Luna aveva dimenticato di tenere in mano, e lo prese con cura mettendoselo sotto al braccio. Le mani di Luka non erano mani di uomo, ma di ragazzo. Alle dita spesse e imponenti di molti, le dita del magistrato erano snelle ed all'apparenza delicate. Se non fosse stato per la peluria, anch'essa leggera, Luna avrebbe pensato di osservare le mani di una donna. «Vieni, entra pure» disse poi. All'entrata, l'odore di quella casa la sommerse nella nostalgia. Le sembrò di essere tornata, per un breve istante, nella casa di suo papà. Incrociò lo sguardo di Luka e lo vide serioso, forse troppo. «Sei imbronciato...» disse. Luka sembrò spaventarsi da quella affermazione. «Scusa se mi vedi un pò freddo, stanotte ho dormito poco» rispose il ragazzo «E tu come stai?». "Come al solito, vivo nella tensione di una guerra che rischiamo di non vincere, e ad ogni passo qualcuno vuole ammazzarmi" pensò amaramente Luna. «Bene». Luka chiuse la porta e si avviò verso l'ufficio «Vieni, lo studio è per di qua». La accompagnò verso il breve corridoio a passo svelto, cominciando a snodare le corde che tenevano chiuso il faldone. Quando arrivarono in fondo al corridoio, Luka aprì la porta di fronte a loro ed entrarono nella stanza. «Ho scelto questa stanza perché non ci sono le finestre, preferirei evitare che qualcuno ci osservi mentre facciamo una cosa tanto importante» Fece poi per chiudere la porta, ma sembrò esitare un momento. «Preferisci che rimanga aperta?». Luna aveva paura delle stanze chiuse, e Luka doveva averlo capito. «Fai come preferisci» rispose Luna con un pò di imbarazzo. Per qualche strana ragione lui, che invece preferiva l'intimità di una piccola stanza chiusa, lasciò la porta aperta. Si avviò poi verso la scrivania poggiando il fascicolo di Luna e si sedette. La sedia di Luna era di fianco a quella di Luka, vi si sedette ed ebbe di fronte a lei la parte di fascicolo di Luka. La piccola stanza odorava di carta, e la biblioteca era piena di faldoni mal riposti. La scrivania occupava praticamente tutta la stanzetta. «Hai la pistola con te?» disse poi lui. «Si» «Bene, possiamo lavorare» Replicò con una freddezza ostentata, abbastanza da essere fastidiosa. «Sono tutte copie, quindi possiamo fare delle annotazioni a matita» disse poi lui sospirando. Luna esaminò il primo foglio che le capitò sottomano. Fu la lista delle comunicazioni radio fatte da Skinner fino a quel momento. "Skinner era stato mandato come infiltrato nella Trattativa...". Aveva sempre avuto diffidenza nei confronti di Skinner, per il presentimento che prima o poi avrebbe tradito l'RNC. Sottolineò il contenuto delle comunicazioni. Qualcosa non andava. «Cosa stai annotando?» chiese Luka. Luna esitò nel rispondere. Skinner era il suo migliore amico, "Si fida di lui anche troppo" pensò. «I messaggi radio di Skinner da quando ha iniziato la missione come infiltrato fino ad adesso». Luka si irrigidì, squadrandola con sguardo freddo. "Ha già le giustificazioni pronte...", cominciò comunque a parlare. «Perché le prime comunicazioni sono scritte in modo più asciutto mentre le ultime sono più lunghe? Guarda, leggi qui» disse puntando il dito su un messaggio «Qui, quando ha appena iniziato il compito da infiltrato, parla di questi invasati dandogli del "loro", ed invece» spostò il dito verso uno degli ultimi messaggi «Qui usa più volte il "noi"». Luka sembrò rifletterci un momento. «Probabilmente ha cambiato strategia». rispose poi, ancora con freddezza apparente ed il tono della voce il più monotono possibile. "Se fosse stato qualcun altro saresti stato molto più cinico" pensò Luna prima di replicare. «E perché avrebbe dovuto farlo?» Te lo sei chiesto?». Sapeva che si stava infilando in un discorso in cui solo uno di loro avrebbe vinto. «Probabilmente si è immedesimato di più nelle vesti di terrorista» «Tanto da diventarlo pure lui». Il viso solo superficialmente glaciale di Luka si sciolse mostrando uno sguardo rabbioso «Tu cerchi sempre un escamotage per spalare merda su di lui». Luna non replicò. "Stupido imbecille". Si limitò a rabbuiarsi, continuando a leggere il foglio. Eppure, c'era qualcosa che Luka non voleva vedere, rischiando di rovinare il resto delle indagini. Fece un sospiro, e si preparò. «Skinner non è più affidabile, lo devi scrivere nel rapporto». Luka sbottò con una risata sarcastica «Ora mi dici quello che devo scrivere?» "Ora sono stanca delle tue cazzate" «Ti dico di fare quello che è giusto! Se non lo fai commetti un falso per omissione di informazioni che potrebbero essere importanti!» «Adesso sei pure giudice! E io che pensavo che fossi solo un ranger» Luna si alzò sbattendo la sedia «Si può sapere perché devi fare la testa di cazzo? Se non volevi sentire le mie opinioni, perché mi hai fatto venire qui?» Nell'alzarsi, lo sguardo di Luka ebbe un lampo che Luna non riuscì a decifrare. «Perché devi essere protetta. Sei essenziale al processo, se muori tu va tutto a puttane». I due si guardarono, il silenzio interrotto dai sospiri di rabbia. "Solo per quello... bastardo". Uno schiaffo schioccò sulla guancia di Luka. Quando questi si rigirò verso di lei, il rosso bruciante dello schiaffo aveva la forma di una mano. «Siamo tornati al punto di partenza? A quando mi prendevi a schiaffi anche se facevo di tutto per aiutarti?», alla replica di Luka, Luna ringhiò, umiliata. Sentì il cuore batterle come una ragazzina impaurita di perdere qualcuno, «Solo per il processo, è solo per quello? Sei un bastardo!» Luka parve trattenersi, poi rispondere quasi sfiatando. Uno sguardo troppo rigido, troppo controllato, che tentava di mostrare una rabbia non sincera replicò «Se dovesse succedere qualcosa... per... io...» «Tu cosa?» ma lui non terminò la frase. «Rispondi!». Luka stette zitto. Un ragazzo troppo stanco per rispondere abbassò lo sguardo senza replicare ad una ragazza che aveva bisogno di sentirsi dire che qualcuno la stava amando davvero, di un amore fatto non di belle ma vuote parole e neppure di gesti plateali altrettanto vacui. Lei aspettò, ma inutilmente. Un giovane uomo tanto diligente ma ingenuo e pavido come un ragazzino non replicò alle sue richieste d'amore. «Devo andare in bagno, per favore vattene».
"Stupido idiota, ti odio, ti odio" pensò Luka guardandosi allo specchio del bagno, gli occhi rossi dal pianto in cui si era soffocato silenziosamente. "Non puoi amarla, non puoi renderla felice, perché sei solo un guscio vuoto e triste, che non troverà mai riempimento. Rimettiti la maschera e torna a fare il tuo lavoro". Aperto il rubinetto, si lanciò l'acqua sul viso e si asciugò. Gli occhi erano ancora rossi. Andò verso la porta del bagno e, messa la mano sulla maniglia fece un sospiro prima di aprire. Di fronte a lui, Luna aspettava con i pugni sui fianchi. Si studiarono un momento. "Perché sei così testarda? Perché sei così bella?". «Pensavo te ne fossi andata». Ma Luna parve non udire quelle parole, «Perché non mi hai baciato quando ci siamo visti in ospedale?» fece un passo verso di lui, e la gola di Luka si strinse «Perché mi stringi la mano quando mi vengono gli attacchi di panico?» disse, facendo un altro passo ancora, «Perché lo fai con tanta premura e dolcezza?». Si trovò ad un passo dal suo viso, faccia a faccia, mentre il cuore di quel ranger tanto impaurito dal cinismo del mondo non ebbe di nuovo a mostrare le sue paure. «Perché non mi dici una volta per tutte che mi ami?». La voce di Luka tremò esaminando i lineamenti di quel viso tanto semplice che aveva amato d'un amore lento ed intimo. Sospirò a voce sussurrante «Cosa succederebbe se non ti amassi come meriti? Io non so farlo» chiuse gli occhi sperando di terminare quell'incubo nel modo meno amaro possibile. «Posso solo stringerti e ripeterti coi miei baci che per me sei tutto» la voce si incrinò «E questo potrebbe non essere abbastanza». Nel buio delle proprie palpebre chiuse, un piccolo animaletto impaurito dall'amore sentì la pressione di due labbra delicate sulle sue. Un bacio lento ed intenso di un pulcino tanto coraggioso ed affamato. «Limitati a dirmi che mi ami» disse Luna. Luka aprì gli occhi, e vide davanti a lui lo sguardo intenso di un amore che cercava amore. Affondò intensamente nelle labbra, nelle guancie, la fronte, il collo, stringendola come si stringe l'anima della propria esistenza. «Ti amo» disse accarezzandole incontrollatamente i capelli, le orecchie, gli zigomi «Ti amo, ti amo, ti amo»


