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Autore: Ladyhawke83    07/08/2025    0 recensioni
Callisto, quella mattina, trovò Vargas in uno stato pietoso.
Il mago se ne stava seduto per terra in mezzo a fogli e libri sparpagliati ovunque, il volto cinereo, occhiaie profonde e lunghi sospiri che assomigliavano a gemiti di disperazione.
“Ehi! Ma che è successo qui? Sembra esploso un tornado in miniatura…”. Esordì lo stregone vedendo lo stato nel quale versava la sala della biblioteca in cui era solito andare Vargas per studiare e sperimentare nuovi incantesimi.
Callisto aveva insistito per allestire quel luogo nella torretta ovest del Castello Fluttuante, quando si era reso conto che il mago, suo compagno, aveva bisogno spesso di un posto tutto suo per stare solo e tranquillo, e la cosa si era concretizzata mesi addietro quando Vargas, per la gioia di Callisto aveva deciso di restare al Castello Fluttuante stabilmente, o almeno per la maggior parte del tempo visto che il castello della sua famiglia i “Vargas” non era più un posto dove il mago si sentiva a proprio agio, parole sue.
Ora, però, sembrava tutto un po’ sottosopra, ma più che gli oggetti rotti, bruciacchiati o sparpagliati qua e là, a preoccupare il Re Drago era proprio lo stato emotivo in cui versava il mago
Genere: Fantasy, Hurt/Comfort, Introspettivo | Stato: completa
Tipo di coppia: Yaoi, Slash, Crack Pairing
Note: Missing Moments | Avvertimenti: nessuno
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Questa storia partecipa alla “Summer of secrets Challenge” 2025 del gruppo

 Hurt-Comfort Italia 

Storia scritta per @Elena Scarsella

Prompt: [Generico D&D] Un mago, la sua torre, i suoi libri e il suo gatto: cosa si può chiedere di più dalla vita? Ma soprattutto, cosa potrebbe mai andare storto?

 

 

 

Pagine sparse e invidia  

 

Callisto, quella mattina, trovò Vargas in uno stato pietoso. 

Il mago se ne stava seduto per terra in mezzo a fogli e libri sparpagliati ovunque, il volto cinereo, occhiaie profonde e lunghi sospiri che assomigliavano a gemiti di disperazione.

“Ehi! Ma che è successo qui? Sembra esploso un tornado in miniatura…”. Esordì lo stregone vedendo lo stato nel quale versava la sala della biblioteca in cui era solito andare Vargas per studiare e sperimentare nuovi incantesimi.

Callisto aveva insistito per allestire quel luogo nella torretta ovest del Castello Fluttuante, quando si era reso conto che il mago, suo compagno, aveva bisogno spesso di un posto tutto suo per stare solo e tranquillo, e la cosa si era concretizzata mesi  addietro quando Vargas, per la gioia di Callisto aveva deciso di restare al Castello Fluttuante stabilmente, o almeno per la maggior parte del tempo, visto che il castello della sua famiglia i “Vargas” non era più un posto dove il mago si sentiva a proprio agio, parole sue.

Ora, però, sembrava tutto un po’ sottosopra, ma più che gli oggetti rotti, bruciacchiati o sparpagliati qua e là, a preoccupare il Re Drago era proprio lo stato emotivo in cui versava il mago negli ultimi giorni.

“Non hai dormito nemmeno stanotte, vero?” Domandò Callisto, andandogli vicino, anche se conosceva già la risposta: Vargas non dormiva bene da giorni, da quando per uno strano accidente aveva perso tutti i propri poteri magici, tutta la sua magia sparita, fino all’ultima goccia.

E nessuno sapeva perché, o cosa fare, nemmeno lo stesso Vargas, che era uno dei maghi più potenti degli ultimi decenni riusciva a spiegarsi cosa gli fosse accaduto.

“Ci ho provato… scheggia… ci ho provato, ma mi tormenta tutto questo, continuo a sentirmi diverso, troppo normale, quasi come se fossi menomato senza la mia magia”.

Il mago accarezzò il pelo morbido e caldo di Vini (Lavinia) la gatta tigrata che da qualche tempo era entrata a far parte della loro vita, e la micia rispose con vigorose testatine all’indirizzo della mano affusolata e inanellata del mago, per poi strusciarsi sulle gambe e stivali  di Callisto subito dopo, esprimendo chiaramente la propria preferenza felina per uno dei due padroni, anche se Vini, dall’alto della sua superiorità innata sull’umanità dei senza coda, si faceva amabilmente servire da entrambi se si trattava di cibo, come tutti i gatti.

Dolcezza… Devo forse ricordarti che hai superato cose ben peggiori? Questa cosa della magia sparita non è nulla a confronto di quello che hai affrontato nella tua vita, di quello che abbiamo affrontato entrambi e che ci hanno fatto arrivare dove siamo…” 

Disse Callisto, avvicinandosi a Vargas e accarezzandogli un braccio, il mago  restava accovacciato senza riuscire a guardarlo troppo negli occhi.

“Sì, lo so Callisto, lo so. Ma io senza la mia magia mi vergogno, mi sento vuoto, come fossi inutile, come una penna senza inchiostro o una cornice senza quadro…”. Ammise Vargas e Callisto fu sorpreso di vedere quanto il mago fosse abbattuto per una cosa poi non così grave, secondo il suo punto di vista.

“Ma non sei inutile. Con la magia o no, sei sempre tu, Simenon Vargas, un mezzelfo e un mago, e il mio mago… tutto questo non cambia ciò che sei, e poi sono sicuro che capiremo cosa è successo, anche se sospetto sia stata colpa di quella strana malattia che ha colpito alcuni qui al Castello Fluttuante”. 

Lo stregone sistemò alcuni fogli sparpagliati ai piedi di Vargas e poi cercò il suo sguardo.

Era vero, c’era stata una terribile e strana malattia che aveva colpito quasi la metà degli abitanti al Castello e al villaggio: assomigliava a un’influenza, ma più pesante: i sintomi per alcuni erano stati ben più strani di una febbre e di una spossatezza.

Vargas si era ammalato, Callisto no, e quando il mago, dopo giorni di deliri e febbre alta, si era ripreso, la magia dal suo corpo era sparita così, dalla notte al giorno, come se non ci fosse mai stata.

Qualsiasi tentativo di recuperarla in quell’ultima settimana era stato inutile o addirittura dannoso.

Vargas, però, testardo com’era, non demordeva: ci aveva perso il sonno per giorni, aveva consultato libri, formule, chiesto ad altri maghi, druidi, aveva persino trangugiato ogni genere di intruglio o pozione, ma la magia non era tornata e adesso non gli riusciva nemmeno una flebile scintilla di fuoco dalle dita.

Era orribile e frustrante sia per il mago, ma anche per Callisto che cercava di rendersi utile, ma finiva spesso per non poter fare alcunché tranne consolare, a volte con scarsi risultati, Vargas.

“Lo sai che senza la mia magia non sono un granché…”. Continuò Vargas, evidentemente ancora nella spirale di pensieri negativi.

Il mezzelfo si alzò e si mise a guardare fuori dalla finestra della stanza, la gatta gli trotterellò appresso un po’ pigramente e saltò sul davanzale per essere più vicina al suo umano preferito, nonostante fosse Callisto quello che si ricordava di sfamarla il più delle volte.

“Vargas… ti serve forse la magia per dormire, mangiare, studiare o far l’amore?” Gli domandò Callisto cercando di istillare nel mago una qualche reazione positiva a quella sua momentanea mancanza di poteri magici.

“Ovviamente no. Certo.”

“E allora perché ti stai angosciando? La magia ritornerà, devi credermi”. Callisto gli prese la mano nella propria e poi mettendola sotto a quella del mago che era a palmo in su, evocò una scintilla.

La magia dello stregone sgorgò rapida dalle sue dita, ma l’impressione visiva fu come se quella scintilla fosse stata evocata dal palmo del mago e non da quello di Callisto.

Vargas sospirò.

“Ho capito cosa vuoi fare scheggia, ma questo non mi aiuta…”. Gli disse Vargas, scostando la mano e rivelando la vera fonte di quella fiammella rosso-arancione.

“Rivoglio solo il mio potere, tutto qui. Lo so che tutto questo ti sembra sciocco e io sono consapevole di essere diventato vagamente insopportabile, ma io senza tutto questo non ci so stare, non più…”. 

Vargas si mise di nuovo a sedere tra vecchi libri e scartoffie, come se ignorasse la presenza di Callisto.

“Al diavolo, Vargas! Io cerco di dirti che non cambia niente, cerco di starti vicino e tu continui a preoccuparti solo di non essere più quello di prima! Ma credimi, il problema non è la tua magia scomparsa, il tuo problema in questo momento sei tu!”. Disse Callisto perdendo l’ultimo barlume di pazienza, non era mai stato bravo in quelle cose, ma per Vargas avrebbe fatto qualsiasi cosa, solo che il mago non vedeva al di là del proprio naso, era cocciuto, ottuso e, ultimamente, anche depresso e parecchio incline all'autocommiserazione.

Vargas scattò sorpreso dalla reazione di Callisto e sentì qualcosa vibrare dentro di sé. Aveva una gran voglia di… non sapeva nemmeno lui di cosa. 

La gatta, preoccupata dai toni accesi nella voce dello stregone, gli si strusciò contro cercando di calmarlo.

“Oh, e quindi sarei un peso adesso? Cosa dovrei fare, eh Callisto… comportami come se niente fosse, come se nulla fosse cambiato, nonostante ora sia solo tu ad avere la magia tra noi due?”. 

Vargas lo sentì di nuovo: un formicolio una sensazione alla base del collo e nella punta delle dita, ma era troppo arrabbiato per prestarvi attenzione.

“E quindi è questo il problema: non che tu non hai la tua magia, ma che ce l’abbia solo io tra noi due… Non ti facevo così infantile Vargas!”. Callisto andò dritto al punto. 

Non era la prima volta che litigavano no di certo, ma era la prima volta che lo stregone sentiva tanta rabbia per non essere compreso dal mago.

Callisto era lì per lui, per aiutarlo, per amarlo, non per essere invidiato.

“Io non sono infantile, semmai sei tu che non capisci…”. Continuò Vargas mettendo su una faccia offesa da manuale.

Vini, la gatta, vedendo l’aria di tempesta tra i due si andò a rintanare sopra la libreria in un vano dei ripiani più alti e lì sbadigliò e si acciambellò.

“Ah… adesso sono io a non capire! Bene, buono a sapersi… mi sembrava fossi tu quello bisognoso di aiuto, ma forse sono io che mi sono sbagliato…”. Gli disse Callisto, molto arrabbiato, dando le spalle a Vargas, perché non voleva guardarlo negli occhi.

“…senti io… non so cosa dire. Non mi va di litigare Callisto. So che sei venuto qui perché ti preoccupi per me, ma sapere che tu stai bene e hai la tua magia intatta, mi fa sentire a disagio, ecco…” provò a dire Vargas che non aveva capito nemmeno come erano arrivati a litigare così.

Callisto si voltò con ancora un accenno di rabbia nello sguardo, ma poi avvicinandosi a Vargas, tutto svanì dai suoi lineamenti, facendolo tornare lo stregone di sempre.

“Neanche a me piace litigare con te. Non così… Mi dispiace che tu non abbia più i tuoi poteri, ma farò di tutto per aiutarti lo sai: lasciati cadere e io ti prenderò sempre”. (1)

Gli disse Callisto, e se lo avvicinò per abbracciarlo e, di nuovo, Vargas sentì quella sensazione di formicolio nella pelle.

“Credo che litigare con te mi abbia fatto bene, sai?” Disse Vargas mentre si scioglieva da quell’abbraccio così famigliare eppure ancora capace di confonderlo.

“Sento che qualcosa ritorna. Una vibrazione, un formicolo, un accenno di potere…” ammise Vargas, sorpreso lui per primo.

“Oh beh, se litigare con me, può far tornare la tua magia, possiamo farlo quando vuoi… ho tanti buoni motivi tenuti da parte per litigare con te…” Disse Callisto con fare allusivo, tenendo il discorso in sospeso.

“Tanti motivi? Del tipo? Sono curioso stregone…”. Lo punzecchiò Vargas con il suo sguardo intenso.

“Tempo al tempo dolcezza. Ora abbiamo già avuto il nostro piccolo litigio, domani ne potremo avere altri, ma sai cosa mi piace del litigare?” Gli domandò Callisto sorridendo.

“Non lo so… cosa ti piace?” Domandò il mago, fingendo di non sapere la risposta.

“Fare pace dopo…”. Dichiarò Callisto, prendendo tra le mani il viso di Vargas e baciandolo dolcemente sulle labbra come se non si vedessero da tempo.

“Fare la pace con te é un ottimo incentivo davvero… ora va’, che io devo rimettere a posto tutto questo caos. Il disordine non si addice ai maghi…e poi non avevi da fare?” Disse Vargas spingendo lievemente Callisto all’uscita della stanza.

“Sì, sì, vado! Vado! Ma non si cacciano così le persone importanti. Sono pur sempre un Re Drago io!”. Si lamentò Callisto che voleva stare ancora un po’ con Vargas, ma il mezzelfo non era dello stesso avviso.

“E io sono pur sempre l’umano preferito dalla gatta! Quindi direi che quanto a importanza non sono da meno, e posso cacciare chi voglio dalla mia biblioteca…”

“… biblioteca che è nel mio Castello…” rimarcò Callisto, sulla porta.

“Un ultimo bacio, dolcezza, prima che io mi allontani dalla torre?” Chiese Callisto, con sguardo tra il malizioso e il supplichevole.

“Vai! Prima che mi faccia tornare la magia e ti scacci a suon di dardi infuocati!” Lo minacciò scherzosamente Vargas.

Callisto sospirò, ma lasciò a malincuore Vargas ai suoi libri.

Lavinia, la gatta, questa volta seguì lo stregone e lui la considerò una piccola vittoria personale, anche se non era ancora riuscito ad aiutare Vargas con la magia, almeno aveva la fiducia della loro gatta e sentì che tutto presto sarebbe tornato a posto.

Niente avrebbe mai piegato Simenon Vargas, e nemmeno Callisto si sarebbe mai fatto abbattere: erano insieme, erano felici, liberi, dopotutto è solo questo contava.

 

***

 

Note al testo: (1) questa frase si riferisce ad un’altra OS con loro due protagonisti, antecedente a questa, “Cado in te” e a pronunciarla é sempre Callisto verso Vargas.

 

Note dell’autrice: spero di aver rispettato il prompt e che questa storia sia abbastanza H&C per la challenge.

Buona lettura, fatemi sapere cosa ne pensate!

 

~Ladyhawke83

   
 
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