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Autore: Ladyhawke83    08/08/2025    0 recensioni
Raccolta di One shot su Crowley e Aziraphale
Dal primo capitolo “Esiliato due volte”:
“Passione, che sentimento sopravvalutato”, pensava Crowley, convinto che gli umani, da sempre, avessero confuso il profondo significato di passione con possesso o con desiderio, quando invece la passione aveva a che fare con il “dolore”, col “soffrire”.
Lo sapeva bene Crowley quando era ancora un angelo che, “ai piani alti” sembravano godere delle sofferenze degli uomini, soprattutto quando avevano permesso il grande sacrificio dell’uomo che per gli umani mortali si era fatto crocifiggere.
“Che strano modo di amare che hanno gli umani…” aveva detto Crowley ad Aziraphale, secoli prima, più soffrono più sembra che amino. Non che nel paradiso fosse diverso: loro se ne stavano nelle loro stanze asettiche, ad osservare gli umani che si massacravano chiamandolo “libero arbitrio”, quando il demone Crowley lo avrebbe definito piuttosto “divina indifferenza”.
E quando qualcosa non funzionava più secondo il loro volere allora mandavano, o lasciavano fare tutto ai demoni e agli inferi.
Per questo Crowley aveva deciso di andarsene, era stato cacciato perché faceva troppe domande, aveva sofferto quando era precipitato giù, con le ali incendiate e tutto il resto, ma poi, da quando aveva conosciuto Aziraphale…
Genere: Angst, Introspettivo, Malinconico | Stato: in corso
Tipo di coppia: Slash | Personaggi: Aziraphale/Azraphel, Crowley, Metatron
Note: Missing Moments, Raccolta, What if? | Avvertimenti: Tematiche delicate
Capitoli:
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Questa storia partecipa alla “Fiori di Bach Challenge” del gruppo Facebook HurtComfort Italia

Prompt di Paola Terreni, fiori di Bach estratti: Mustard e Clematis

 

 

Liberi noi che liberi, forse, non lo saremo mai

 

Crowley aveva sempre amato il fatto che Aziraphael facesse spesso sogni ad occhi aperti, il suo Angelo non si curava affatto degli sguardi altrui o dei giudizi, quando si trattava di immaginare qualcosa di impossibile o quantomeno improbabile. Ed eccolo lì, che sognava, e spesso lo coinvolgeva, suo malgrado, nei suoi meravigliosi e ottimistici voli pindarici sul loro futuro, una volta che tutta quella faccenda delle fazioni e dell’avvento sarebbe terminata.

Crowley adorava ascoltare Azi descrivere con novizia di particolari, il cottage che avrebbero affittato o comprato coi soldi della sua libreria, con la finestra affacciata sul mare, la loro adorata Bentley parcheggiata nel vialetto e tutto intorno le sue amate piante, verdi, rigogliose, felici di essere libere accanto alla natura e non più confinate in un appartamento del centro.

“Te lo immagini Crowley, cosa potremmo fare noi due, insieme, dopo tutto questo? Niente più guerre, niente più bene o male, solo noi due, sulla terra, ad aiutare gli umani… in fondo siamo una grande squadra noi due no? E poi tu adori i posti tranquilli e il mare no?” Stava dicendo Azi ad alta voce, senza veramente chiedere il suo parere, l’Angelo si era perso nei suoi pensieri impossibili, ma nei suoi occhi azzurri aveva una scintilla di speranza e meraviglia così bella, che il demone non se la sentiva di infrangere quel momento felice, pur sapendo che la realtà che li attendeva, di lì a poco, sarebbe stata molto diversa.

Crowley si sentiva tremendamente triste in quegli ultimi tempi, malinconico sempre più spesso, nonostante il costante mal riposto ottimismo con cui Aziraphale cercava di coinvolgerlo.

Quello che voleva, e doveva dire ad Aziraphale gli premeva nel petto sempre di più, creando una crisi e una lotta interiore costante verso se stesso.

Non aveva più tempo. Ne aveva avuto troppo prima e non aveva saputo sfruttarlo e ora Crowley sentiva che mancava poco. Non sapeva bene cosa sarebbe successo, ma presto sarebbe giunto qualcuno, probabilmente Metatron e tutto, tutto tra loro sarebbe cambiato.

Ai piani superiori e ai piani inferiori nessuno aveva mai voluto che loro stessero insieme dalla stessa parte, la loro parte, come una squadra, eppure lo avevano fatto e in quei seimila anni tanti volte avevano disobbedito e seguito il loro istinto al posto degli ordini imposti, ma tutto quel libero arbitrio, quel loro legame così particolare, così atipico, ma necessario, doveva avere un prezzo e  Crowley sapeva che presto o tardi, nel disegno ineffabile, lo avrebbero pagato entrambi.

Per questo non riusciva più a nascondere la sua malinconia, la sua profonda tristezza ad Azi e alla sua luce.

“Crowley caro… cosa hai? Ho forse parlato troppo?”. 

Crowley lo guardò da sotto le lenti scure e sospirò, un respiro pesante e cupo e Azi sapeva che quando Crowley faceva così era perché qualcosa gli ronzava in testa senza lasciarlo in pace. Il suo demone era così: tutto pensieri razionali, elucubrazioni e strategie silenziose. Lui, Azi era tutto l’opposto.

“Ecco! Lo sapevo ho detto qualcosa di troppo! Ma lo sai che quando penso a cosa faremo noi dopo, insomma hai capito no… da esseri liberi, forse umani, non riesco a contenere la gioia, e c’è una sola persona con la quale vorrei condividerla, cioè tu... Ma se ti ho turbato in qualche modo col mio vaneggiare, allora ti chiedo scusa, mi sono fatto prendere dall’entusiasmo.”

Azi si voltò verso Crowley e gli mise le mani sulle spalle, lo sentì irrigidirsi, come se quel contatto fosse troppo o non ci fosse abituato, eppure si conoscevano da migliaia d anni.

“No, Angelo, non sei tu né le tue parole a turbarmi… piuttosto sento che non è finita e che ci aspetta qualcosa di brutto, sai lo sento nel corpo e nella mente, non dobbiamo abbassare la guardia, ma forse sono solo io che vedo tutto con le lenti degli inferi e non so più vedere la speranza, non mi concedo neanche di pensarla…” ammise Crowley sentendo un groppo in gola osservando la ruga di preoccupazione di segnarsi sul volto di Aziraphale, l’Angelo non era uno scirocco, aveva intuito che le sue parole andavano ben al di là di un banale presentimento, ma Crowley non aveva il coraggio di confessare cosa albergava nel suo cuore di demone, era qualcosa che aveva un nome preciso, ma il solo pensare di pronunciare ad alta voce quel pensiero mandava in crisi Crowley, più di qualsiasi altra tortura infernale  che avrebbe potuto subire.

Non poteva esporsi così, non in quel momento, non quando sembrava che tutto andasse bene, e se Aziraphale non avesse capito, o peggio?

“C’è qualcosa che non mi dici Crowley? Qualcosa che dovrei sapere? Non mi devi proteggere dalle cose sai? Ne abbiamo affrontate molte insieme e io posso aiutarti se ne hai bisogno, tu lo hai fatto per me, in passato...” 

Aziraphale era sincero, era un Angelo, e per definizione le creature del Paradiso sono sempre sincere.

Lui voleva davvero aiutare Crowley, ma come poteva Aziraphale calmare il suo povero cuore impazzito, se non riusciva nemmeno a intuire i suoi sentimenti?

Ti amo, Angelo! Ti amo da così tanto tempo da essermi scordato come stavo prima di amarti, chi ero prima di amarti…”

Crowley avrebbe voluto dirgli quelle esatte parole, e invece si limitò a piegare la testa di lato come un’uccellino curioso, quando osserva il mondo, e a fissare le mani di Aziraphale, che con movimenti agili ed eleganti apriva l’ombrello per proteggerli dalle prime gocce di quella pioggia tardo-estiva.

L’Angelo gli sorrise continuando a guardarlo, aspettandosi una risposta diretta o un fiume rabbioso di parole, entrambe le alternative sarebbero andate bene, se fossero servite anche solo ad alleviare un po’ la palpabile tristezza di Crowley.

“Ha iniziato a piovere. Ottimo. Ci prendiamo un thé Angelo?”. 

Crowley cambiò espressione e discorso così rapidamente che Aziraphale rimase stupito in verità, ma conosceva il suo demone, quindi decise di non insistere: se Crowley non voleva aprirsi con lui, avrebbe aspettato. In fondo non erano certo due creature mortali, avevano tutta la loro eternità davanti per parlare e per sistemare le cose.

Aziraphale si ritrovò di nuovo nel suo sogno ad occhi aperti, dove lui e Crowley erano felici, erano una squadra, erano insieme. Amici per sempre. 

L’Angelo inconsapevole com’era dei sentimenti profondi e del profondo turbamento di Crowley, non si accorse della fugace lacrima che il demone cancellò dal viso con un gesto nervoso delle dita, poco prima di entrare nell’elegante sala da the a pochi isolati dalla libreria “Fell”.

“Sono davvero felice, Crowley, che tu sia qui con me e non più all’inferno, sai?”.

Già. Angelo. Anche io lo sono. Questo posto non sembra male e nemmeno tu lo sei.” Disse Crowley che si sentiva sprofondare all’inferno più di quanto non fosse già.

“Thé alla rosa canina e pasticcini al burro, giusto Angelo?” Chiese Crowley con assoluta sicurezza, all’indirizzo di Aziraphale.

“Perfetto. Solo tu puoi ricordarti a memoria i miei gusti preferiti, come farei senza di te, Crowley? Sarei perso…” disse Azi con leggerezza, e non colse, distratto com’era dai dolci e dai profumi meravigliosi delle foglie di the in infusione, l’assoluta serietà delle parole di Crowley che  suonavano quasi come una confessione d’amore.

“Anche io sarei perso senza te, Angelo. Anche io…”.

 

 

***

 

Note dell’autrice: avevo voglia di tornare a scrivere di loro due, ma lo confesso: tutte le belle storie su Good Omens che leggo nel gruppo, scritte da tante brave e appassionate ragazze, mi avevano messo un po’ in crisi.

Io non sono così un’attenta conoscitrice del fandom, quindi mi sento un po’ inadeguata a scrivere di loro, spero di non aver fatto casino e di essere stata IC e abbastanza Hurt/Comfort per la challenge.

Idealmente questa storia si situa prima della fine della seconda serie e prima del doloroso finale. É una sorta di missing moment dove immagino Crowley riflettere sui suoi veri sentimenti per Aziraphale prendendone coscienza, con tutto ciò che ne consegue e che lui pensa che sarà.

Crowley quindi è il fiore Mustard, la malinconia, la tristezza, la crisi. E Aziraphale qui è Clematis, il fiore di chi sogna ad occhi aperti.

Buona lettura

Ladyhawke83

 
   
 
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