Il Rispetto che mi devi!
Parte Prima: Jarama
Il sole di Jarama, quel maggio del ’76, non scaldava: bruciava. Aveva il sapore amaro della polvere e delle occasioni sprecate.
James Hunt si era chiesto più volte se la sua buona stella non lo avesse già abbandonato sul ciglio di una strada inglese: la Hesketh fallita, le notti troppo lunghe, le corse finite contro un guardrail.
Eppure, a forza di prendere a pugni il destino, aveva trovato un nuovo volante: La McLaren.
Prestigiosa, intransigente, una bestia pronta a domarlo o a incenerirlo.
James non sapeva vivere a metà: o tutto o niente.
O il pedale dell'acceleratore saldato al pavimento o fermo al bar con una bionda e un bicchiere.
Era il suo unico modo di sentirsi vivo: danzare a un passo dalla gloria e a un millimetro dalla morte.
Quell’anno, però, la gloria sembrava avere un solo volto.
Quello appuntito, sgradevole e terribilmente controllato di Niki Lauda.
L’austriaco non guidava; calcolava.
Ogni curva, ogni staccata, ogni cambio marcia era un’equazione risolta alla perfezione.
Per il pubblico era forse meno spettacolare: niente derapate inutili, niente fumo, ma era quella precisione chirurgica, quasi inumana, a renderlo imbattibile.
E James, tra una battuta sfrontata ai giornalisti e l'ennesima sbronza di champagne, si ritrovava spesso a fissarlo. Troppo a lungo.
Non lo avrebbe mai ammesso ad anima viva, ma c’era qualcosa di perversamente seducente nel modo in cui Niki teneva a bada quel mostro rosso sangue della Ferrari 312 T2.
Un uomo che si fonde con la macchina, fino a diventare un unico organismo di carne e metallo.
In pista, la storia sembrava ripetersi: Lauda in testa sin dal via, la Ferrari a dettare un ritmo metronomico, gli altri a masticare polvere e gas di scarico.
Brambilla, Depailler, Mass: tutti dietro la sua scia … e James lo seguiva, incollato agli scarichi.
Ogni giro era uno schiaffo al suo ego.
L’altro non sbagliava.
Mai.
Fino al trentaduesimo giro.
Un’imprecisione.
Minima, microscopica.
La Ferrari si scompose leggermente in uscita di curva. Una manovra difensiva meno pulita del solito.
Forse una fitta al fianco1, forse solo un attimo in cui l'uomo aveva prevalso sulla macchina. Ma bastò.
James vide lo spiraglio.
Non pensò, agì.
L’istinto prese il sopravvento sulla ragione.
Buttò la McLaren nel varco, sentendo il cuore esplodere nelle orecchie, coprendo persino il ruggito del Ford Cosworth2.
Passò.
Quando tagliò il traguardo, il boato della folla fu liberatorio.
James aveva vinto. Finalmente.
Sul podio, il sorriso dell'inglese abbagliava quanto il sole spagnolo.
I flash, le ragazze, lo champagne che inzuppava la tuta rossa e bianca.
James si godeva la gloria con quell’aria da rockstar maledetta che faceva impazzire i tabloid.
Poco più in basso, Niki stringeva i denti.
Buon viso a cattivo gioco, come impone il manuale del perfetto campione.
Ma chi lo osservava bene notava il pallore spettrale sotto i riccioli spettinati e la fronte imperlata di sudore freddo.
Ogni respiro era una pugnalata alle costole, ancora incrinate dall'incidente domestico di poche settimane prima.
Un giornalista gli tese il microfono, avido di dramma: "Cos’è successo al 32° giro, signor Lauda?".
Niki, nel suo inglese duro e spezzato, rispose senza esitare, gli occhi fissi nel vuoto: "Un dolore alle costole. Residuo di un incidente col trattore. Ma non è nulla. Sono qui, sul podio. Ci vuole ben altro per fermarmi".
Un mezzo sorriso tirato, niente di più. Nessuno doveva vedere le crepe nell'armatura.
James, al contrario, non perse occasione.
Si chinò verso di lui, l'alito che sapeva di vittoria e alcool: "Te l’avevo detto che prima o poi ti avrei acchiappato, mio amabile Topolino".
Lo sguardo che ricevette in risposta lo trapassò. Un gelo artico, una lama dritta al petto che spense per un secondo l'euforia.
Ma l’apice durò poco.
Troppo poco.
La giuria si ritirò.
Le verifiche tecniche.
I commissari con i calibri attorno alle gomme della McLaren.
Il sussurro divenne voce, la voce divenne sentenza: Squalificato.
Le gomme posteriori.
Troppo larghe.
Diciotto millimetri.
Meno di un pollice.
Il regolamento non perdonava.
James rimase pietrificato nel paddock3.
Il cuore perse un colpo, poi riprese a battere furioso.
Non poteva crederci: il primo posto, la sua prima vittoria stagionale, cancellata con un tratto di penna burocratico.
Lo champagne che fino a poco prima gli aveva inebriato i sensi ora gli risaliva in gola con un sapore di aceto e bile.
"Politica! Sono solo sporchi trucchi politici!", urlò, sventolando le braccia contro i giornalisti che ora lo guardavano come un animale in gabbia. Ma sapeva benissimo chi c’era dietro.
La Ferrari.
Il Vecchio a Maranello.
E soprattutto quel maledetto austriaco.
I ruoli si invertirono brutalmente: Niki richiamato a vincitore, James cacciato giù come un dilettante colto a barare. Ma Lauda non salì a prendersi gli onori.
Rimase al box, esausto, lasciando al team manager la vetrina.
Una vittoria di carta che non gli toglieva il dolore dal costato.
Per James fu peggio di una sconfitta in pista.
Fu umiliazione pura.
Mentre guardava i meccanici spingere via la sua auto "illegale", una decisione gli martellava la testa, cancellando ogni altro pensiero: Non finisce qui.
Nota dell’autrice:
Questa fanfiction è un update e una versione rielaborata della prima storia che avevo scritto su James Hunt e Niki Lauda.
Ho deciso di riprenderla in mano per darle più respiro, più dettagli e soprattutto più tensione. Spero che vi piaccia questa nuova veste di Il rispetto che mi devi! ❤️
Ringrazio in anticipo tutti coloro che vorranno lasciare una recensione o che, semplicemente, leggeranno in silenzio
Questa fanfiction è un update e una versione rielaborata della prima storia che avevo scritto su James Hunt e Niki Lauda.
Ho deciso di riprenderla in mano per darle più respiro, più dettagli e soprattutto più tensione. Spero che vi piaccia questa nuova veste di Il rispetto che mi devi! ❤️
Ringrazio in anticipo tutti coloro che vorranno lasciare una recensione o che, semplicemente, leggeranno in silenzio
[1] Durante la gara, Lauda è reduce da un brutto incidente domestico: tre costole rotte. La Ferrari l’ha fatto correre con una fasciatura rigida e obbligato a una iniezione di novocaina prima del via (Fonte Niki Lauda. Il campione che ha vinto anche la paura, di Pino Casamassima, Edizioni Cairo, 2019).
[2] E' stato il più longevo motore della storia della Formula 1
[3] L'area dietro i box riservata a piloti, meccanici, ospiti e stampa


