Preambolo
Nelle terre oscure dove la fede e la paura si scontrano, si narra la leggenda di un chierico caduto in disgrazia. Anterax, un tempo venerato per la sua devozione e il suo potere di guarigione, divenne il portatore di una maledizione che nessuna preghiera poté fermare. Una notte, si trasformò in una bestia incontrollabile, e il suo grido risuonò tra le mura del Convento di San Lucero.
Al sorgere dell'alba, il sacro rifugio di pace era intriso di sangue. Fratelli caduti, vittime di una furia inarrestabile. Colui che una volta era stato loro fratello si risvegliò, solo, con il peso della colpa che nessuna redenzione avrebbe potuto sollevare. Ora, quell'uomo vaga per le terre, alla ricerca di un potere antico, un artefatto che potrebbe finalmente fornirgli una cura.
La Taverna
La taverna era un rifugio per anime perdute, un posto dove le ombre danzavano sui volti stanchi di uomini e donne che affogavano i loro sogni e le loro disgrazie in bicchieri di alcol. Il legno scricchiolava sotto i piedi, intriso di anni di sudore, birra stantia e promesse infrante. L'aria era satura di un odore acre che parlava di vite spezzate e risate vuote.
Al centro di quel covo di disperazione, su un tavolo traballante che fungeva da palco improvvisato, non c'era semplicemente un bardo, c'era un ciclone in carne e ossa: Saga.
Un uomo con la barba bianca come la neve che non era un segno di saggezza, ma piuttosto il cimelio di infinite notti di baldoria. I suoi occhi, vivi e sfrenati, erano quelli di chi non si era mai arreso alla banale resa della vecchiaia. Con la lira stretta in mano, oscillava come una barca nella tempesta, evidentemente ubriaco marcio, mentre il suo sorriso largo e gli occhi scintillanti di follia raccontavano storie che solo lui pareva capire, o forse, storie che solo lui aveva il coraggio di inventare. Il suo arrivo era sempre una deflagrazione, una calamità di risate sguaiate, note stonate e imprecazioni gioiose che trascinava con sé come uno strascico.
"Questo artefatto, bastardi miei, non è solo un pezzo di ferraglia!" urlava, puntando un dito tremante verso la folla, terminando la sua storia con un crescendo. "È la chiave per un potere che nessuno di voi potrà mai comprendere!"
"Un potere che può cambiare il destino di un uomo..."
Un paio di guerrieri, troppo ubriachi per cogliere il senso delle parole, lo fischiarono, lanciando occhiate sprezzanti.
"Bugiardo ubriacone!" gridò uno di loro, alzandosi barcollante. "Perché non scendi da quel cazzo di tavolo e smetti di dire stronzate?"
Saga, visibilmente divertito, lo fissò con un sorriso beffardo.
"E tu, coglione, sei troppo stupido per capire la grandezza di ciò di cui parlo."
Con un ringhio, l'uomo si lanciò verso il tavolo, ma Saga, nonostante l'alcol, non era uno sprovveduto. Con un movimento rapido afferrò la lira e colpì il guerriero alla testa. Il suono sordo echeggiò nella taverna, e l'uomo cadde stordito.
Saga sorrise e riprese a suonare, con aria di sfida.
"Chi è il prossimo?"
Fu allora che una figura si mosse nell'ombra: Anterax. Un uomo robusto, capelli neri e occhi taglienti come lame. Silenzioso, si fece strada fino al bardo.
"Hai parlato di un artefatto," disse Anterax con voce roca.
Saga lo guardò, gli occhi ancora annebbiati.
"Ah, qualcuno con le orecchie ancora funzionanti... E tu, cosa vuoi da un vecchio ubriaco come me?"
"Voglio sapere cosa sai davvero. Non ho tempo per le tue cazzate da taverna."
Saga rise.
"Tutti vogliono qualcosa, amico mio. Ma niente è gratis, nemmeno le storie."
"Te lo sto chiedendo con gentilezza. Ma se preferisci, posso prendere le informazioni a modo mio." disse Anterax, incrociando le braccia.
Saga lo scrutò, poi cedette.
"D'accordo, d'accordo... Niente minacce, amico. Ma prima, offri una birra a questo vecchio bardo. È da lì che nascono le leggende, no?"
Anterax annuì e si sedette di fronte a lui. Quella notte, la taverna sarebbe stata testimone di un incontro che avrebbe segnato l'inizio di un'avventura.


