Anterax avanzò a passo lento, il rumore dei suoi stivali attutito dalla polvere secolare che ricopriva il pavimento della sala. La torcia che stringeva in mano gettava una luce tremolante sulle pareti, mentre il silenzio che li avvolgeva sembrava troppo profondo per appartenere al mondo dei vivi.
Davanti a lui, lo scheletro immobile sul trono lo osservava con la vuota regalità dei sepolcri. Le orbite erano nere come il vuoto, eppure sembravano attendere. La **Collana di Nythræ** pendeva al suo collo, ancora intatta, come se sfidasse il tempo a corroderla.
Anterax tese la mano.
Quando le sue dita sfiorarono il metallo, il mondo intorno a lui si spezzò.
Cadde.
Senza corpo, senza peso, senza direzione.
E riemerse.
Un luogo al di fuori del tempo lo accolse: un vuoto di luce smorzata e ombre fluide, dove l'aria era fitta come pece e il silenzio pulsava come un cuore dimenticato.
Una figura si delineò davanti a lui, nata dall'ombra stessa.
Alto, snodato, con pelle d'ardesia e occhi roventi come tizzoni nel crepuscolo. Corna avvolte come serpenti e mani affilate come lame. Il suo sguardo era antico... e pericolosamente curioso.
"Un... umano?"
sibilò la creatura, la voce come vetro frantumato sotto i piedi."Ai miei tempi, la vostra razza a malapena distingueva il fuoco dalla magia. E ora uno di voi tocca Lei."
Anterax non rispose subito. Il cuore martellava nel petto, ma non si tirò indietro.
"Chi sei?"
"Nessuno di rilevante, ormai. Solo... l'ultimo a portare Nythræ prima che il silenzio mi reclamasse."
La creatura piegò il capo, i suoi occhi ardenti che scrutavano dentro di lui."Strano, però..."
mormorò."C'è oscurità in te. Fitta. Vecchia. Ma anche... luce. Una scintilla ostinata. Come può coesistere tutto ciò in un singolo cuore?"
Anterax serrò la mascella.
"Non può coesistere infatti! Voglio sapere se è vero. Se questa collana può curare l'oscurità dentro di me."
Lo **Xhar'gath** rise. Una risata sottile, fatta più d'eco che di suono.
"Curare?"
sussurrò."No. Nythræ non cura. Non dà... nulla. Nythræ insegna. Addestra. Ti permette di dominare ciò che ti possiede. Ma il prezzo non è mai... piccolo."
Fece una pausa. I suoi occhi si persero nel vuoto.
"Io... ho offerto qualcosa. Qualcosa che avevo. Che ero. Ma non ricordo cosa. L'ho dimenticato quando Nythræ ha risposto al mio comando. Forse... era importante. Forse no. Forse non sono più io..."
Un silenzio pesante li avvolse.
Poi lo Xhar'gath si mosse, allargando le braccia.
Due specchi apparvero nel nulla, fluttuando come sospesi sopra un abisso.
Nel primo, Anterax vide sé stesso. Umano. Nel secondo, la Bestia.
"Due vie,"
disse lo Xhar'gath, mentre la sua figura cominciava a dissolversi."Due verità. Nessuna... gratuita."
La visione iniziò a tremolare.
"Scegli, ma ricorda... anche il controllo è una forma di schiavitù."
Anterax si avvicinò agli specchi. Il loro vetro pareva vivo, pulsante come carne sotto pelle. La sua immagine riflessa, due volte, in due mondi diversi.
"Che significa tutto questo...?"
mormorò, più a se stesso che allo Xhar'gath, ancora sospeso come un'eco nelle ombre.La voce rispose, profonda e scorticata, come pietra che si spezza.
"La Collana di Nythræ non guarisce. Svela. Rafforza. Contiene. Ma ogni equilibrio ha un prezzo."
Il primo specchio, mostrava Anterax umano. Il suo viso era disteso, quasi felice. Nessuna tensione nei lineamenti, nessuna cicatrice, nessuna ombra dietro gli occhi. Un uomo semplice. Sereno.
"Potresti essere questo. Nessuna bestia. Nessuna magia. Nessun tormento. Solo... quiete."
Anterax sentì il cuore stringersi. Quel volto non gli apparteneva da anni. Non gli sembrava nemmeno reale.
Lo sguardo passò al secondo specchio.
Un licantropo, alto e imponente, con occhi lucidi come vetro rotto e zanne bianche come neve. Ma c'era coscienza, controllo... e magia.
"Oppure questo. Luce e ombra in equilibrio... ma senza volto umano. Senza accettazione. Temuto. Solo. La bestia..."
Il silenzio si fece pesante come piombo.
Anterax abbassò lo sguardo. Le mani tese tremavano.
"Io..."
Ma non riuscì a concludere.
"Anterax!"
La voce di Saga esplose come uno schiaffo.Un attimo dopo, il mondo degli specchi svanì in un lampo accecante.
Il contatto freddo di dita sulle spalle lo fece sussultare. Saga lo stava trascinando via di peso.
"Dannazione, eri pietrificato! Cos'hai visto? Non importa! Abbiamo compagnia!"
Anterax barcollò, ansimando. La **Collana di Nythræ** era ancora nella sua mano. Pulsava, viva come un cuore.
Passi si avvicinavano. E voci.
"Hey, lupo!"
Una voce roca, familiare."E tu, giullare del cazzo! Dateci la collana... e vi garantiremo una morte rapida."
Quattro ombre sbucarono dalla soglia, illuminate solo da torce tremanti. I volti erano segnati dalla sopravvivenza, gli occhi pieni di vendetta. I loro stivali risuonavano sul pavimento delle catacombe, e le loro armi già pronte per lo scontro.
Anterax si raddrizzò. I suoi occhi erano pieni di indecisione. Il cuore ancora intrappolato fra due specchi.


