"Ma guardali..."
sbuffò Saga, stringendo la torcia mentre il fuoco crepitava nella penombra della cripta."A quanto pare, la lezione di Kyrholm non è bastata. E dire che li avevi fatti a pezzi... Letteralmente."
Dall'oscurità si stagliarono i quattro. I mercenari sopravvissuti. Più lisi, più rabbiosi. Il primo a parlare aveva il volto rigato da vecchie cicatrici e un sorriso che odorava di vendetta.
"Il nostro committente non è un uomo che accetta fallimenti. E paga molto bene. Ora dateci la collana... e vi garantiremo una morte rapida."
Saga roteò gli occhi.
"D'accordo. Niente diplomazia."
La battaglia esplose con la furia improvvisa di una porta sfondata.
Saga si lanciò verso il più vicino, torcia in mano. In un solo movimento fluido, gliela scagliò dritta in faccia. Le fiamme avvolsero brevemente il volto del mercenario, che urlò più per sorpresa che per dolore. Saga non gli diede il tempo di riprendersi. Balzò su di lui, brandendo la sua lira come una mazza. Ogni colpo era improvvisato, istintivo, eppure preciso: lo strumento tintinnava sinistramente ogni volta che colpiva ossa o carne.
Intanto, Anterax combatteva contro due mercenari contemporaneamente. Una spada nella destra, una torcia quasi consumata nella sinistra. Parava un colpo, avanzava, retrocedeva. Il sudore gli colava sulla fronte, il respiro era pesante. I suoi movimenti erano efficaci, ma appesantiti.
Saga, vedendo il compagno in difficoltà, provò ad avvicinarsi per aiutarlo, ignorando la fatica che gli pulsava nelle braccia. Ma proprio allora, dalle ombre alle sue spalle, il quarto mercenario si fece avanti. Il colpo fu rapido, basso, subdolo.
La lama gli lacerò il fianco.
Saga gridò, inciampò, e si accasciò su un ginocchio, una mano premuta sulla ferita. Il sangue gli scivolava tra le dita, caldo e implacabile. Si rialzò con fatica, retrocedendo tra due colonne rotte.
"Anterax!"
ansimò."Non pensi che sia il momento giusto per tirare fuori le zanne?!"
Il chierico rispose solo con un grugnito, respingendo un fendente con la spada. I suoi occhi si accesero per un istante, dorati e bestiali, prima che lottasse di nuovo per riprendere il controllo.
"Se mi trasformassi quaggiù..."
ringhiò tra i denti, bloccando un altro attacco."Nemmeno tu ne usciresti vivo."
Il ringhio dentro Anterax era un tamburo di guerra.
Il lupo scalciava nelle sue viscere, le unghie raschiavano le sue ossa. Voleva uscire. Voleva strappare, mordere, squarciare. Bastava solo accettarlo. Bastava indossare la Collana di Nythræ e lasciarla compiere il suo lavoro. Una parola. Un istante. Un addio.
Ma a cosa?
A tutto ciò che sei e sarai. A tutto ciò che eri prima.
No.
Non ancora.
Anterax guadagnò qualche passo all'indietro, mentre il caos danzava davanti a lui. Sollevò la mano, tremante. Una luce dorata pulsò tra le sue dita.
Con un gesto secco, lanciò la magia.
Un bagliore investì Saga, e la ferita al fianco svanì con un soffio di vapore. Il bardo si raddrizzò, sorpreso, poi si portò al fianco del compagno, la lira ancora stretta in pugno.
"Comincio ad amarti più della birra, lo sai?"
Anterax non rispose subito. Lo guardò, serio, gli occhi tesi come corde d'arco.
"Ascolta. Ho un'idea, pessima. Ma dovrai fidarti di me. Ciecamente. E dovrai combattere. Non importa cosa accada. Non fermarti. Mai."
Saga inarcò un sopracciglio. Poi sorrise, quel suo sorriso beffardo e spavaldo, come se stesse per rubare un bacio o una corona.
"Ormao mi conosci... Sono il re delle pessime decisioni."
Il chierico annuì una sola volta. Poi lasciò cadere la torcia, e la spada.
Alzò le mani, il dorso rivolto al cielo, e sussurrò parole in una lingua dimenticata dal tempo. La luce dorata rifiorì tra le sue dita, avvolgendole come oro liquido. Si protese in avanti, e toccò Saga.
Il corpo del bardo tremò. Tutta la fatica svanì. Ogni dolore. Ogni limite.
Gli occhi gli brillaronocome se avesse appena sorseggiato ambrosia.
"Oh, adoro questo piano."
E senza attendere altro, si lanciò nella mischia.
Il primo mercenario sollevò la spada in un lampo d'acciaio, troppo tardi.
Saga piegò il busto all'indietro, evitando il colpo per un soffio, e colpì con un movimento secco sotto al mento, usando la lira come una mazza da guerra.
Thok.
La mascella del mercenario si spezzò con un suono sordo. Saga balzò in avanti, i capelli che danzavano con lui, mentre la lira di legno diventava una frusta d'ossa e corde.
clang!
Il primo cadeva, ma il secondo era già su di lui. Saga non ebbe il tempo di voltarsi del tutto. La lama lo sfiorò al fianco, aprendo la carne.
Un ringhio. Uno schizzo di sangue. Ma la ferita si richiuse nel tempo di un respiro, e Saga girò su sé stesso, scagliando la lira con un fendente orizzontale contro le ginocchia del secondo avversario.
"Sto iniziando a piacermi in versione immortale."
Danzava tra i colpi come un fantasma ubriaco di furia, le corde della lira che stridevano come se cantassero vendetta. Un colpo al ginocchio. Un altro al volto. Il secondo mercenario crollò, rantolante accanto al primo.
Due su tre.
Saga si voltò, sangue e sudore incollati al volto come una maschera teatrale.
Il terzo mercenario lo fissava, impietrito, la spada stretta a due mani, il respiro corto.
Saga gli sorrise, gli occhi che bruciavano di qualcosa di troppo umano... e troppo folle.
"Allora, bellezza. Tu balli?"
Balzò verso il terzo mercenario, pronto a chiudere la danza.
Ma il fato, o semplicemente una maledetta pietra sconnessa, decise diversamente.
Il piede scivolò. La lira volò via, rimbalzando sui ciottoli con un suono stonato, quasi un urlo spezzato.
Il mercenario non perse tempo. Con un grido feroce, affondò la lama nell'addome di Saga.
Il colpo fu pieno. Profondo.
Saga ansimò, piegandosi in avanti, come se stesse per sussurrare un segreto al collo dell'uomo. Lo abbracciò. Non per affetto. Ma per la chiusura del sipario.
La mano destra si mosse silenziosa. Un piccolo pugnale scivolò tra le dita, nascosto fino a quel momento.
Uno scatto. Un sussurro secco. Il mercenario trasalì, poi vacillò.
Gli occhi già spenti.
Saga lo lasciò andare lentamente, sfilando la spada dal proprio addome, con un ringhio soffocato.
La ferita si chiuse davanti ai suoi occhi, carne che si ricuceva in un fremito dorato.
Sputò sangue, poi ghignò.
"Che cazzo di ballo... È stato questo?"
Alle sue spalle, Anterax era in ginocchio, il volto sudato e le mani tremanti. La luce dorata della sua magia si era affievolita, come una candela prossima a spegnersi.
Saga si avvicinò.
"È finita?"
Anterax lo guardò, gli occhi cupi ma vivi.
"Credo proprio di sì..."
Un respiro."Usciamo da questo posto. Ho bisogno d'aria."


