L’importanza dei piccoli gesti
Prompt: 4. Chocolate Cosmos
«Sicuro che sia una buona idea?» borbotta Bill.
Frank è inginocchiato in mezzo a una chiazza di fiori. Sono piante particolari, dai petali piccoli come quelli delle margherite, tinte di un marrone scuro persino al centro. Per trovare i semi di quei fiori gli ha fatto passare le pene dell’inferno: Tess glieli ha venduti per delle consegne nei dintorni e qualche chilo di mele. Sì, perché nel tempo libero il suo adorato compagno è riuscito persino a resuscitare il melo nel suo giardino, e quell’annata aveva fruttato parecchio. Neanche la buon’anima di sua madre, che di botanica se ne intendeva molto, c’era riuscita. “Culuto.”
«Sì,» afferma l’altro uomo, mentre solleva l’annaffiatoio accanto a sé e dà l’acqua alle piante, «Joel potrà sembrare un tipo brusco, ma so che è tutta facciata. Un po’ come la tua.»
«Mh? Che vorresti insinuare?»
L’altro lo zittisce sventolando una mano, le labbra increspate in un sorriso.
«Intendo che, anche se non mi darà la soddisfazione, il regalo gli farà piacere. Deve conoscere bene questi fiori, dato che è una varietà diffusa in Texas…»
«Che c’entra il Texas, adesso?» grugnisce e incrocia le braccia al petto. Il rombo di un motore si solleva in lontananza, segno che i loro sgraditi ospiti sono già arrivati.
«Joel e suo fratello provengono da lì.»
«Oh, ovvio. Come ho fatto a non pensarci» commenta sarcastico, «e tu come lo sai?»
«Me l’ha raccontato Tess» risponde Frank e fa spallucce. Adesso tra le mani stringe una cesoia, con cui recide le erbacce che tentano di soffocare i fiori.
«Ovvio che te l’ha raccontato lei… Pettegoli.»
«Smettila di riempire l’aria di energie negative e va’ ad aprire.»
«Devo proprio?»
«Bill…»
«E va bene.»
Rotea gli occhi al cielo e, sebbene gli dia le spalle, Bill sa che Frank gli sta lanciando uno dei suoi sguardi più severi. Quando vede le due figure oltre la cancellata, si sfiora d’istinto il fodero della pistola appeso alla cintura.
«Niente armi!» gli grida dietro il partner e stavolta è lui che gli sventola una mano per zittirlo.
Con passi terribilmente molli, raggiunge l’inferriata, da dietro cui Joel lo fissa con le sopracciglia corrugate. Nonostante la barba nera dell’uomo sia folta, riesce a scorgere un broncio irritato al di sotto di essa. Accanto a lui, Tess si scruta intorno e tiene la mano premuta sulla tasca posteriore dei jeans, da cui luccica il calcio di una pistola. Una volta giunto a destinazione, li saluta con un cenno del capo e si piazza davanti la centralina, al lato destro del cancello. Finge di concentrarsi sul lavoro che svolge, ovvero pigiare un tasto giallo e attendere che l’inferriata si apra a passo di lumaca.
«Avete incontrato infetti?»
«Come sempre.»
«Questa volta avete usato la macchina.»
«È capitato.»
«Capisco.»
Joel è enigmatico, ma l’attenzione della donna rivolta alla foresta gli suggerisce che non è stato un viaggio calmo come gli altri. È il cigolio del cancello che fa riscuotere Tess, che sobbalza appena e stringe il calcio della pistola. Lancia ai due uomini un’occhiata incerta, dopodiché si rivolta verso la fitta vegetazione.
«Non mi pare che stia bene.»
L’altro uomo è in procinto di replicare, ma la voce ferma della donna lo precede: «Ne abbiamo incontrato uno particolare. Era aggressivo ed enorme, con una serie di protuberanze che…»
«Un Bloater, dunque.»
«Un che?» borbotta Joel.
«Un Bloater» scandisce Bill, il tono di voce incrinato dall’irritazione.
Un clic del cancello segnala loro che la procedura è completata, perciò i due ospiti scivolano all’interno della recinzione. Tess ancora stringe il calcio della pistola, incerta se fidarsi della gabbia perfetta che Bill ha eretto attorno alla cittadina, giudicando dalle occhiate circospette che lei si lancia intorno.
«Qualunque cosa fosse, era mostruosa.»
«Ho visto di peggio» commenta e pigia un bottone blu. Un bip gli segnala che il cancello si chiuderà a momenti.
«Dov’è Frank?» chiede Joel, per troncare l’argomento, quasi ne sia indispettito. Probabilmente è il suo modo rozzo di distrarre Tess.
Bill dà loro le spalle, già esausto dalla presenza di quei due, e cammina verso lo scorcio di terra in cui Frank si starà rotolando. Il silenzio cade, ma è piacevole alle sue orecchie, in particolare se è sferzato dai cinguettii degli uccelli. Quando vede o sente la fauna animale riprendersi quegli spazi che gli erano stati sottratti da secoli, una parte di lui si rincuora. Nonostante l’umanità sia stata decimata, crede che il Cordyceps sia stata l’arma della natura per estirpare gli insetti nocivi in cui si erano trasformati gli uomini. Dopo qualche metro, i capelli brizzolati di Frank appaiono sul marciapiedi. Sulle labbra ha già il sorriso gongolante con cui assillerà Joel per tutta la giornata. Si pulisce sui jeans puliti – lavati giusto ieri da lui – le mani sudicie di terra e il primo istinto è quello di strangolarlo. Prende un respiro profondo, mentre quello si avvicina e sventola la destra in aria per salutarli.
«Benvenuti! Com’è andato il viaggio?»
«Male. Taglia i convenevoli» lo incalza Bill e Frank sbuffa.
«Ti riesce bene rovinare l’atmosfera.»
«Quale atmosfera?» borbotta Joel.
«Mi correggo. Siete in due a saperlo fare» ribatte Frank, poi ride a crepapelle.
«Come stai, Frank?» domanda Tess, affiancando l’uomo divertito.
«Ho ancora quella strana tendinite alle braccia, ma niente di che. Nulla che un lungo riposo non possa guarire.»
Le palpebre di Frank sono semichiuse in modo ingannevole, come se anche i suoi occhi sorridessero sornioni.
«Mi fa piacere» mormora la donna, la cui espressione è a metà tra il pensieroso e il serio.
«Perché ci hai invitato? Cosa vuoi?»
«Joel, le maniere.»
«Sta’ tranquilla, Tess, è una domanda lecita. A tal proposito, venite con me!»
Bill rallenta il passo, scruta la silhouette snella di Frank accostarsi a quella più muscolosa di Joel. Fianco a fianco, si interroga sulle ragioni che portino il compagno a praticare con religiosità quella gentilezza in quel mondo ridotto alle ceneri. Vorrebbe scoprire da quale forza attinga la spontaneità di portare il sorriso sulle labbra a chiunque, anche a una persona burbera come quell’alleato. Quando l’aiuola di Chocolate Cosmos è intravedibile, si arresta sul posto, deciso a scoprire se le azioni del marito rimpolpano anche i cuori più aridi, oltre che alle piante. In effetti, sebbene sia impercettibile, Bill nota la sorpresa che attraversa il viso di Joel quando spalanca appena gli occhi. La piega ritta delle sue labbra si interrompe, poi si ricorda di raddrizzarsi e lancia un’occhiata a Frank e Tess.
«Che ci fanno qui?» commenta piccato l’uomo.
«Frank li ha coltivati» chiarisce la donna, la cui mano si appoggia sulla spalla di Joel. È un gesto microscopico ma, se Frank gli ha insegnato qualcosa in quegli anni, è che il valore delle cose si cela dentro i dettagli.
«Spero ti piacciano» aggiunge il compagno, che sorride nonostante la riluttanza da cui è circondato. Nonostante tutto.
È grazie a quei piccoli particolari che nel cuore di Bill accresce il desiderio di proteggere il suo partner.
«Grazie» mormora Joel, lo sguardo vagante su quella distesa color cioccolato.
È quella microscopica parola che gli fa comprendere l’importanza dei piccoli gesti.
L’Officina di Luschek:
Ecco a voi lo spiegone brutto di cosa c’entrino questi fiori con il prompt e Joel: il Chocolate Cosmos è una varietà di pianta che cresce in Messico ed è, appunto, color cioccolato. Una cugina di questa pianta, la Cosmos Atrosanguineus è parecchio diffusa in Texas, da dove provengono Joel e Tommy, che nella serie TV sono canonicamente Tejanos, ovvero appartengono a quella cerchia di quelle persone texane che hanno antenati Messicani. Qui ho fatto una forzatura geografica, fingendo che la Chocolate Cosmos sia diffusa anche in Texas, sebbene sia un’altra la varietà specifica. Poi, ma questa è proprio una minuzia, non so se nel vocabolario “culuto” esista davvero o se sia un dialettismo siciliano, ma mi faceva ridere detto da Bill a Frank, quindi l’ho inserito comunque! Se siete arrivati a leggere fin qui, vi ringrazio!
«Sicuro che sia una buona idea?» borbotta Bill.
Frank è inginocchiato in mezzo a una chiazza di fiori. Sono piante particolari, dai petali piccoli come quelli delle margherite, tinte di un marrone scuro persino al centro. Per trovare i semi di quei fiori gli ha fatto passare le pene dell’inferno: Tess glieli ha venduti per delle consegne nei dintorni e qualche chilo di mele. Sì, perché nel tempo libero il suo adorato compagno è riuscito persino a resuscitare il melo nel suo giardino, e quell’annata aveva fruttato parecchio. Neanche la buon’anima di sua madre, che di botanica se ne intendeva molto, c’era riuscita. “Culuto.”
«Sì,» afferma l’altro uomo, mentre solleva l’annaffiatoio accanto a sé e dà l’acqua alle piante, «Joel potrà sembrare un tipo brusco, ma so che è tutta facciata. Un po’ come la tua.»
«Mh? Che vorresti insinuare?»
L’altro lo zittisce sventolando una mano, le labbra increspate in un sorriso.
«Intendo che, anche se non mi darà la soddisfazione, il regalo gli farà piacere. Deve conoscere bene questi fiori, dato che è una varietà diffusa in Texas…»
«Che c’entra il Texas, adesso?» grugnisce e incrocia le braccia al petto. Il rombo di un motore si solleva in lontananza, segno che i loro sgraditi ospiti sono già arrivati.
«Joel e suo fratello provengono da lì.»
«Oh, ovvio. Come ho fatto a non pensarci» commenta sarcastico, «e tu come lo sai?»
«Me l’ha raccontato Tess» risponde Frank e fa spallucce. Adesso tra le mani stringe una cesoia, con cui recide le erbacce che tentano di soffocare i fiori.
«Ovvio che te l’ha raccontato lei… Pettegoli.»
«Smettila di riempire l’aria di energie negative e va’ ad aprire.»
«Devo proprio?»
«Bill…»
«E va bene.»
Rotea gli occhi al cielo e, sebbene gli dia le spalle, Bill sa che Frank gli sta lanciando uno dei suoi sguardi più severi. Quando vede le due figure oltre la cancellata, si sfiora d’istinto il fodero della pistola appeso alla cintura.
«Niente armi!» gli grida dietro il partner e stavolta è lui che gli sventola una mano per zittirlo.
Con passi terribilmente molli, raggiunge l’inferriata, da dietro cui Joel lo fissa con le sopracciglia corrugate. Nonostante la barba nera dell’uomo sia folta, riesce a scorgere un broncio irritato al di sotto di essa. Accanto a lui, Tess si scruta intorno e tiene la mano premuta sulla tasca posteriore dei jeans, da cui luccica il calcio di una pistola. Una volta giunto a destinazione, li saluta con un cenno del capo e si piazza davanti la centralina, al lato destro del cancello. Finge di concentrarsi sul lavoro che svolge, ovvero pigiare un tasto giallo e attendere che l’inferriata si apra a passo di lumaca.
«Avete incontrato infetti?»
«Come sempre.»
«Questa volta avete usato la macchina.»
«È capitato.»
«Capisco.»
Joel è enigmatico, ma l’attenzione della donna rivolta alla foresta gli suggerisce che non è stato un viaggio calmo come gli altri. È il cigolio del cancello che fa riscuotere Tess, che sobbalza appena e stringe il calcio della pistola. Lancia ai due uomini un’occhiata incerta, dopodiché si rivolta verso la fitta vegetazione.
«Non mi pare che stia bene.»
L’altro uomo è in procinto di replicare, ma la voce ferma della donna lo precede: «Ne abbiamo incontrato uno particolare. Era aggressivo ed enorme, con una serie di protuberanze che…»
«Un Bloater, dunque.»
«Un che?» borbotta Joel.
«Un Bloater» scandisce Bill, il tono di voce incrinato dall’irritazione.
Un clic del cancello segnala loro che la procedura è completata, perciò i due ospiti scivolano all’interno della recinzione. Tess ancora stringe il calcio della pistola, incerta se fidarsi della gabbia perfetta che Bill ha eretto attorno alla cittadina, giudicando dalle occhiate circospette che lei si lancia intorno.
«Qualunque cosa fosse, era mostruosa.»
«Ho visto di peggio» commenta e pigia un bottone blu. Un bip gli segnala che il cancello si chiuderà a momenti.
«Dov’è Frank?» chiede Joel, per troncare l’argomento, quasi ne sia indispettito. Probabilmente è il suo modo rozzo di distrarre Tess.
Bill dà loro le spalle, già esausto dalla presenza di quei due, e cammina verso lo scorcio di terra in cui Frank si starà rotolando. Il silenzio cade, ma è piacevole alle sue orecchie, in particolare se è sferzato dai cinguettii degli uccelli. Quando vede o sente la fauna animale riprendersi quegli spazi che gli erano stati sottratti da secoli, una parte di lui si rincuora. Nonostante l’umanità sia stata decimata, crede che il Cordyceps sia stata l’arma della natura per estirpare gli insetti nocivi in cui si erano trasformati gli uomini. Dopo qualche metro, i capelli brizzolati di Frank appaiono sul marciapiedi. Sulle labbra ha già il sorriso gongolante con cui assillerà Joel per tutta la giornata. Si pulisce sui jeans puliti – lavati giusto ieri da lui – le mani sudicie di terra e il primo istinto è quello di strangolarlo. Prende un respiro profondo, mentre quello si avvicina e sventola la destra in aria per salutarli.
«Benvenuti! Com’è andato il viaggio?»
«Male. Taglia i convenevoli» lo incalza Bill e Frank sbuffa.
«Ti riesce bene rovinare l’atmosfera.»
«Quale atmosfera?» borbotta Joel.
«Mi correggo. Siete in due a saperlo fare» ribatte Frank, poi ride a crepapelle.
«Come stai, Frank?» domanda Tess, affiancando l’uomo divertito.
«Ho ancora quella strana tendinite alle braccia, ma niente di che. Nulla che un lungo riposo non possa guarire.»
Le palpebre di Frank sono semichiuse in modo ingannevole, come se anche i suoi occhi sorridessero sornioni.
«Mi fa piacere» mormora la donna, la cui espressione è a metà tra il pensieroso e il serio.
«Perché ci hai invitato? Cosa vuoi?»
«Joel, le maniere.»
«Sta’ tranquilla, Tess, è una domanda lecita. A tal proposito, venite con me!»
Bill rallenta il passo, scruta la silhouette snella di Frank accostarsi a quella più muscolosa di Joel. Fianco a fianco, si interroga sulle ragioni che portino il compagno a praticare con religiosità quella gentilezza in quel mondo ridotto alle ceneri. Vorrebbe scoprire da quale forza attinga la spontaneità di portare il sorriso sulle labbra a chiunque, anche a una persona burbera come quell’alleato. Quando l’aiuola di Chocolate Cosmos è intravedibile, si arresta sul posto, deciso a scoprire se le azioni del marito rimpolpano anche i cuori più aridi, oltre che alle piante. In effetti, sebbene sia impercettibile, Bill nota la sorpresa che attraversa il viso di Joel quando spalanca appena gli occhi. La piega ritta delle sue labbra si interrompe, poi si ricorda di raddrizzarsi e lancia un’occhiata a Frank e Tess.
«Che ci fanno qui?» commenta piccato l’uomo.
«Frank li ha coltivati» chiarisce la donna, la cui mano si appoggia sulla spalla di Joel. È un gesto microscopico ma, se Frank gli ha insegnato qualcosa in quegli anni, è che il valore delle cose si cela dentro i dettagli.
«Spero ti piacciano» aggiunge il compagno, che sorride nonostante la riluttanza da cui è circondato. Nonostante tutto.
È grazie a quei piccoli particolari che nel cuore di Bill accresce il desiderio di proteggere il suo partner.
«Grazie» mormora Joel, lo sguardo vagante su quella distesa color cioccolato.
È quella microscopica parola che gli fa comprendere l’importanza dei piccoli gesti.
L’Officina di Luschek:
Ecco a voi lo spiegone brutto di cosa c’entrino questi fiori con il prompt e Joel: il Chocolate Cosmos è una varietà di pianta che cresce in Messico ed è, appunto, color cioccolato. Una cugina di questa pianta, la Cosmos Atrosanguineus è parecchio diffusa in Texas, da dove provengono Joel e Tommy, che nella serie TV sono canonicamente Tejanos, ovvero appartengono a quella cerchia di quelle persone texane che hanno antenati Messicani. Qui ho fatto una forzatura geografica, fingendo che la Chocolate Cosmos sia diffusa anche in Texas, sebbene sia un’altra la varietà specifica. Poi, ma questa è proprio una minuzia, non so se nel vocabolario “culuto” esista davvero o se sia un dialettismo siciliano, ma mi faceva ridere detto da Bill a Frank, quindi l’ho inserito comunque! Se siete arrivati a leggere fin qui, vi ringrazio!


