Questa storia partecipa alla challenge #troughtmyeyes del gruppo Facebook “Hurt&Comfort”
Prompt: immagine di un gatto tigrato grigio di Elisabetta Negro
Pov first person
[Warning: tematiche delicate, malattia di un animale, pov di un animale che soffre]
Quattro
Salgo sul letto a fatica, devo pensarci bene ora prima di fare il salto, non mi reggono più le zampe, a volte tremo tutta e non capisco perché mi succeda, la vista mi si sfoca e non ricordo più cosa volevo fare: se fissare fuori dalla finestra, saltare, fare le fusa o cacciare una mosca.
Oggi i miei “senza coda” mi hanno portato in quel posto dalle pareti blu e bianche, dove ci sono gli odori forti e i vetri opachi: io detesto quel posto perché puzza di dolore, di paura di sofferenza, di morte.
L’umano, senza coda, col camice bianco ha detto qualcosa, ma io la sua lingua non la capisco, e nemmeno quella dei miei umani, non troppo almeno. Però so riconoscere le emozioni dal loro tono di voce: erano preoccupati.
Quello che mi sta succedendo forse è davvero grave allora. Sono tanto stanca, vorrei solo starmene in pace. Una volta tornata a casa, ho cercato di salire sul cuscino della sedia gialla, ma non ci sono riuscita, le gambe non mi hanno sostenuto, ho miagolato il mio scontento e il mio umano preferito, quello con gli occhiali strani e la barba ispida che mi piace leccare per fargli la toeletta, mi ha aiutato con una spinta a salire, ma io mi sono sentita un po’ meno io.
Fino a un anno fa, ero una cacciatrice instancabile, una saltatrice eccezionale, mi piaceva balzare sul loro letto la mattina presto, per svegliarli tutti e tre.
La piccola di casa é la più divertente, mi piace il suo odore, il suo modo di farmi le coccole.
Per fortuna sono a casa mia, tra gli odori conosciuti e con gli altri due gatti della mia famiglia, che mi annusano agitati, perché conoscono l’odore di quel posto.
Il trasportino è stato messo da parte, ma non via del tutto, segno che forse dovrò vedere ancora il senza coda col camice, certo, lui, oggi, è stato bravo, ma davvero non mi piace quel posto, anche se lui ha una voce calda e modi gentili.
Sono tanto stanca voglio solo dormire un po’ e non pensarci più, forse domani andrà meglio.
***
É notte piena, lo percepisco dal buio attorno a me che ha sempre quei contorni grigio Verdi e dal silenzio della casa: tutti dormono.
Ma io non sto bene, di nuovo, una tosse forte mi prende, vorrei rimettere ma nel mio stomaco non c’è nulla, solo bile e saliva.
É da un po’ che non riesco più quasi a mangiare, ma gli umani della mia famiglia non se ne sono accorti ancora.
Meglio così, non voglio farli preoccupare ulteriormente, in fondo io sono sempre io, quella forte, brava e abile cacciatrice.
Mi sono arrampicata sullo sgabello del bagno, mi rannicchio, spero che tutto questo malessere che mi brucia dentro e mi sta consumando piano piano, se ne vada via.
Ho ancora tanto fare. E gli umani della casa hanno ancora bisogno di me.
Si accende la luce.
L’umana grande, quella che cammina strana, ma che ha la voce sempre dolce mi viene vicino, allunga una mano tiepida verso la mia testa e mi accarezza.
Che gioia che provo.
Mi ricorda la prima volta che mi ha preso in braccio e che mi sono fidata di mani umane, dopo che altre mani umane mi avevano abbandonato sotto la pioggia senza più casa, mamma, o punti di riferimento.
Ero solo una cucciola smarrita allora, ma quel tocco non l’ho dimenticato, é lo stesso di adesso, solo che ora l’umana é triste, non piange di felicità, ma di tristezza.
Mi accarezza e piange, dice qualcosa che non capisco, ma io voglio aiutarla, e allora faccio le fusa più forte che posso, ma questo sembra farla piangere di più. Allora iniziò a darle testatine gentili ma decise, perché capisca che io ci sono per proteggerla, per proteggerli tutti.
Quanto vorrei capire il loro linguaggio.
A lei direi che la amo e che sono felice mi abbia portato con sé.
Glielo vorrei dire, vorrei andarle in grembo, ma non riesco, sono davvero esausta e allora mi limito a fare uno dei miei versetti che le piacciono tanto e lei sorride fra le lacrime, chissà perché piange, spero non sia per me...
Sto male, ma me la caverò, e anche se non dovessi farcela, so che sarò sempre qui per proteggerli.
L’avevo già deciso 12 anni fa, quando li ho seguiti entrambi e poi ancora, quando é nata la cucciola senza coda.
Loro sono miei e io sono loro e così sarà sempre.
Perché io li ho scelti.
Loro sono la mia famiglia.
L’umana non piange più, forse ha capito, forse le fusa sono servite.
“Andiamo a letto” vorrei dirle.
“Andiamo a riposare stretti stretti fino a domani”.
Lei si alza per tornare di là, io la seguo e, questa volta riesco a salire sul letto grande e alto, da sola, come facevo una volta, prima di ammalarmi di non so ché.
Domani sarà un altro giorno caldo e piacevole e tutto andrà bene, perché io sarò con loro e loro con me.
Chiudo gli occhi, faccio le fusa, si avvicinano a me gli altri due gatti miei compagni di famiglia e di vita: Spike e Moony li hanno chiamati, ma io li chiamo lo sciocco e la paurosa, perché è così che sono loro.
Io, invece, sono la cacciatrice, “Quattro” mi hanno chiamato e trovo che sia un bel nome, dopotutto.
Ci raggomitoliamo vicini e poi il sonno ci avvolge.
Sogno di casa, sogno di pioggia e odore di olive mature, sogno di mamma e dei miei fratelli.
Un giorno tornerò là, ne sono sicura, e più nessuno piangerà.
Amo tanto questa vita e questi umani miei, senza coda.
Sono stata fortunata a trovarli.
***
[959 words]
In loving memory of Quattro (4/11/2012 ~ 16/05/2025)
Nota dell’autrice: questa storia è autobiografica.
La gatta della storia é, era, la mia gatta, Quattro, trovata abbandonata che aveva 2 mesi scarsi a Canino (Viterbo) 13 anni fa.
La mia amatissima cacciatrice tigrata di insetti e varie creaturine, é mancata il 16 maggio di quest’anno per un tumore al fegato che me l’ha consumata in un mese.
Ho preso spunto dalla foto del micio tigrato, data come prompt, per scrivere una storia su di lei, delle sue ultime settimane, viste dal suo POV.
Era già malata, ma noi non sapevamo fino a che punto.
É triste, perché è stato devastante l’epilogo di tutto ciò, io ancora ci soffro, ma ho voluto scrivere di lei per omaggiare la sua presenza fondamentale nella nostra vita, e comunque spero vi piaccia.
Buona lettura
Ladyhawke83


