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Autore: Maico    17/11/2025    3 recensioni
In quegli anni, era sempre stato semplice per Evan, naturale. Era il suo naso che lo guidava, i suoi istinti a portarlo verso le giuste persone e stringere legami con esse.
Da bambino, glielo avevano spiegato con i puzzle: le tessere che si muovevano da sole, trovando il loro giusto posto e congiungendosi. Non gli serviva pensare, avrebbe saputo cosa fare.
Da teenager, invece, avevano usato i magneti come esempio: i poli opposti che si inseguivano e attraevano, attaccandosi l'uno all'altro.
Il magnete di Evan si era tuttavia rotto e lui non aveva idea se aggiustarlo o lasciarlo ruotare impazzito, alla ricerca della sua controparte a cui unirsi.
{Storia partecipante alla challenge Folklore – An Alpha, Beta, Omega Fest, indetta da Rya sul Forum Ferisce la Penna}
Genere: Malinconico, Omegaverse, Sentimentale | Stato: completa
Tipo di coppia: Slash
Note: nessuna | Avvertimenti: nessuno
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REPULSIONE MAGNETICA

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

«E se stessi mutando in un omega?»

Liz sollevò lentamente lo sguardo dalla fetta di cheesecake ai lamponi che aveva ordinato, le posate minacciosamente strette fra le mani e gli occhi azzurri, seminascosti da un paio di occhiali tondeggianti color confetto, puntati con freddezza su di lui.

«Evan, giuro su Dio che se mi hai fatto venire qui per parlare ancora di questa cosa io-»

«Beh, ma potrebbe essere. Spiegherebbe molte cose.»

«La manifestazione tardiva del secondo tratto può accadere ai beta. Di certo un cazzo di alfa come te non diventerà magicamente un omega! Piantala di insistere su questa cosa!»

Evan iniziò a muovere nervosamente una gamba sotto il tavolino da caffè, sprofondando ancora di più nella felpa larga del campus. Si morse le labbra piene, cercando di contenersi e non lasciarsi andare all'ennesimo, lungo, discorso su quanto probabilmente lui fosse in verità un omega smistato erroneamente fra gli alfa.

Liz si ficcò in bocca mezzo dolce, prima di tirargli un calcio da sotto il tavolo.

«Ahia!»

«Sei impossibile!» sbottò la ragazza «Non sei un omega, Evan. Sei un fottutissimo alfa a cui piace un altro alfa! Accettalo e smettila di tendermi delle stupide imboscate promettendomi dei dolci.»

«Ma se-»

Liz aveva alzato una mano intimidatoria, obbligandolo al silenzio con i suoi superpoteri di sorella maggiore. Si era buttata dietro le spalle la cascata di capelli neri e lisci, prima di fulminarlo con l'ennesima occhiata storta.

«Senti, non capisco quale sia il tuo problema. Sei attratto dal tuo capitano che, casualmente, è un alfa come lo sei tu. Ci vorresti andare a letto, giusto?»

Evan annuì solo, grato che Liz stesse parlando sottovoce nel bar universitario dove si erano dati appuntamento.

Il ragazzo voleva fare certe cose con David – ci aveva persino rimesso un paio di mutande dopo dei sogni fin troppo spinti – ma la fantasia e la realtà erano due mondi ben distinti.

Voleva farsi sottomettere da David? Beh, no. L'idea, in verità, gli faceva formare alla base dello stomaco un nodo sgradevole di disgusto e poteva presumere che per David valesse lo stesso... nell'utopica possibilità che finissero a letto insieme per rotolarsi fra le coperte.

«Evan? Evan! Dannazione, non voglio nemmeno immaginare a quello che stavi pensando.» 

L'alfa emise un piccolo sbuffo dal naso, per dissimulare l'imbarazzo.

«Non stavo pensando a niente.» si difese con davvero poca verve.

«Lasciamo stare. Comunque essere attratto da qualcuno del tuo stesso sottogenere è strano, sì, ma non in modo brutto. Solo... raro. Di solito gli alfa sono troppo competitivi fra loro. Soprattutto coi vostri dannatissimi feromoni.»

«Liz, è stato un incidente quella volta.» borbottò colpevolmente Evan.

«Mi hai fatto una doccia di feromoni.» scandì lentamente lei, con un sorriso finto e affilato sul viso «A mia insaputa dato che non posso sentirli. Solo perché non ti piaceva il mio ragazzo alfa dell'epoca. Mi ha quasi vomitato addosso.»

«Mi ero da poco manifestato... Non avevo un ottimo autocontrollo. E adesso i soppressori mi aiutano a gestire il tutto.» 

«Peccato che quelli non vi saranno molto utili fra le lenzuola. Per qualche assurdo motivo il tuo olfatto non rigetta il suo odore, ma David potrebbe farlo con il tuo, come è solito accadere.»

Liz aveva sospirato, addolcendo la sua espressione. Allungò una mano verso di lui e Evan la strinse con un gesto automatico.

«Anche se sei un idiota, voglio il meglio per te. Capisci prima se ne vale la pena iniziare una relazione del genere e se potresti sopportarla. E poi buttati. Non sei poi così cesso.» Liz ridacchiò alla fine del suo discorso, pizzicandogli con le unghie nude il palmo.

«Parla la racchia.»

«La "racchia" ha una vita sentimentale ben più avvincente di questo cesso ambulante.»

 

 

§

 

 

Evan sapeva di essere sbagliato. Sua sorella era stata troppo delicata e non aveva avuto il coraggio di dirglielo in faccia, ma lui era certo di essere in qualche modo difettoso.

Non avrebbe dovuto provare attrazione per David. Certo, il suo compagno di rugby era oggettivamente bello, con il viso squadrato e ricoperto da una rada barba biondiccia, il taglio corto, castano chiaro, e gli occhi grigi. Per non parlare del suo sorriso sghembo, tutto denti e che gli stirava le labbra carnose. 

Ma Evan non avrebbe dovuto trovare eccitante la sua stazza imponente, né le sue mani che, dopo una partita, gli colpivano la schiena o stringevano una spalla. Né la vicinanza fra loro, tantomeno fremere di iniziativa durante le partite di allenamento, mentre erano costretti a inseguirsi vicendevolmente per placcarsi e buttarsi a terra.

Forse era qualcosa di genetico, si diceva da quasi un anno ormai, un rimasuglio di quel primordiale istinto animale alla base dei loro tratti secondari.

Il cuore di Evan palpitava imbizzarrito mentre correva per sfuggire a David, la palla ovale stretta contro il busto e i capelli neri ritti sulla nuca. Era euforico nel sentirsi inseguito e braccato da David, tanto che più di una volta aveva perso la concezione di ciò che gli stava attorno, dimenticandosi dei suoi compagni di squadra, del campo e del gioco. Certo, non aveva mai corso così veloce in vita sua, con l'aria che si insinuava al di sotto della divisa e che, gelida, gli sferzava il viso quasi dolorosamente. Le gambe gli bruciavano, i polmoni si comprimevano e un enorme moto di soddisfazione gli riempiva il petto quando, girandosi, vedeva David arrancare dietro di lui.

Le conseguenze di quei momenti non erano molto felici, con il coach che prima gli dava una pacca sulla spalla contento dei suoi risultati, per poi mandarlo a calci in culo a fare quaranta giri di campo per punizione, per essersi messo a fare di testa sua.

E correre senza David era una fatica immane.

Poi però c'erano i momenti opposti: non la fuga, non la caccia, ma la cattura. Le occasioni in cui i loro corpi venivano pesantemente a contatto, si scontravano e colpivano. Evan aveva sentito più volte le ossa scricchiolare a causa della forza di David, l'aria uscirgli a forza dal corpo mentre veniva sbattuto al suolo e schiacciato dal peso dell'altro. Quando David lo placcava, quando le sue mani lo raggiungevano e il puzzo dei suoi feromoni, appena soppressi, gli aggrediva il naso, Evan veniva attraversato da una scarica di adrenalina che lo incitava a rispondere con la stessa violenza, combattere fra l'erba e la terra per un dominio puramente spontaneo. Voleva dominarlo, dibattendosi per una vittoria che avrebbe dovuto strappare a morsi e che avrebbe rischiato perfino di perdere, con qualcuno come David. Ma Evan non voleva che il capitano gli mostrasse mansueto la gola, emettendo perfino un sottile odore dolciastro, quasi stomachevole, di sottomissione.

Inoltre c'erano i feromoni dell'altro alfa... Ciò che avrebbe dovuto farlo desistere da quell'assurda idea di provar desiderio per David. Ma Evan non capiva il suo naso, seppur convinto che ci fosse qualcosa di irremidiabilmente rotto in lui.

L'odore di David, che avrebbe dovuto disgustarlo e repellerlo, provocandogli una latente sensazione di fastidio – come infatti avveniva verso gli altri alfa che conosceva – nonostante tutto gli piaceva.

Forse "piacere" non era neppure il termine più adatto. Perché Evan provava repulsione mentre la puzza di sudore, testosterone e dei feromoni di David gli entrava forzatamente in bocca e gli scendeva nella trachea, fino a riempirgli i polmoni. L'odore, forte e opprimente, gli faceva lacrimare gli occhi e stringere la gola intanto che il suo intero corpo si contraeva, nel tentativo di ribattere a quell'aggressione con una propria, che tuttavia Evan non si era mai concesso.

Nonostante tutto, non poteva farne a meno. Voleva sentirlo di più, affondare il naso contro l'incavo del suo collo sudato, respirare a bocca aperta per percepire sul palato ogni minimo dettaglio della scia di David. L'odore dell'altro alfa era assuefacente, una droga che, contro ogni buona logica, desiderava continuar a prendere e annegarci. Voleva bruciarsi le narici, soffocarsi con quei feromoni, che non aveva mai davvero odorato privi della copertura dei soppressanti. Avrebbe voluto percorrere il corpo di David, sfiorarlo con la punta del naso e spingere il viso lì dove gli odori si sarebbero intensificati. Voleva esserne consumato. Voleva assaporare il miscuglio della lotta dei loro sentori.

Forse Evan era pazzo per trovare eccitante un possibile rischio di shock da feromoni.

E forse il suo naso aveva subito qualche danno permanente dato che, da quando aveva conosciuto David e il suo odore, Evan non era più in grado di godersi le note fresche e fruttate, quasi zuccherine, degli omega. I profumi, che un tempo aveva trovato rassicuranti e calmanti, ora non erano altro che stucchevoli, semplicemente sbagliati.

Evan avrebbe dovuto essere normale. Da bravo alfa, avrebbe dovuto cercare la compagnia di un omega, di un compagno che – in quanto opposto a lui – avrebbe smussato ogni spigolo della sua natura. Così funzionava: a un alfa serviva un omega a cui legarsi, per stabilizzare quegli istinti predatori che lentamente lo avrebbero altrimenti logorato. 

Avrebbe dovuto essere portato a crogiolarsi fra le loro braccia, sommerso dal loro odore.

E invece il suo naso, corpo e, beh, le sue parti basse erano completamente impazziti per un altro alfa.

Evan emise un lamento acuto, con la faccia sprofondata nel cuscino. Odiava quella situazione, con tutto sé stesso, dannazione.

Se solo non fossero stati entrambi degli alfa – buon Dio, gli sarebbe andato bene anche essere attratto da un beta. O essere lui stesso un beta – tutto quel casino che gli ronzava in testa sarebbe stato molto meno spaventoso. 

Non era qualcosa di... naturale la sua attrazione per David. Come potevano due anime dominanti convivere? Come potevano funzionare a letto?

E se avessero perso il controllo durante il sesso? Se si fossero fatti del male, persi nei deliri della loro natura? Se Evan non fosse stato in grado di tenere sotto controllo il suo desiderio di dominanza?

Durante le partite aveva modo di scaricare l'energia crescente per il campo, spossarsi fino a essere esausto e con i muscoli tremanti.

Da solo con David, come si sarebbe comportato? Aveva paura di scoprirlo, sebbene non desiderasse altro che baciarlo e strusciarsi su di lui.

Il ronzio fastidioso del cellulare, posato sul comodino accanto al letto, lo distrasse dal suo lungo rimuginio, attirando con insistenza la sua attenzione.

Evan voltò il capo, strizzando gli occhi a causa della penombra della camera del dormitorio. La luce azzurrina dello schermo gli feriva la vista, seppur soffusa.

La sveglia che aveva impostato in precedenza non cessava di trillare, ancora e ancora, ricordandogli l'appuntamento con gli altri ragazzi della squadra al quale, davvero, non voleva andare. Avrebbe guardato di nascosto David per ore intere e si sarebbe intristito ancora di più, senza sapersi godere la serata allegra e la compagnia degli amici.

Poteva inventarsi una scusa dopotutto, un impegno improvviso che lo avrebbe cavato da quell'impiccio.

 

"Stasera esigo la rivincita a biliardo, Bisonte"

 

Evan fissò il messaggio di David, rannicchiandosi su sé stesso mentre compariva una gif oscena che, probabilmente, voleva descrivere come l'altro lo avrebbe stracciato quella sera.

Sorrise, arricciando le dita fredde dei piedi.

 

"Ti ricordo che la palla nera non deve andare in buca." 

"La scorsa volta forse non avevi capito bene le regole Bufalo"

 

David gli rispose con un dito medio.

 

 

§

 

 

La serata non era andata male. Evan era uscito con la squadra – e con David – mangiando in un pub aperto recentemente in città e che, in pochi mesi, era diventato uno dei loro ritrovi preferiti, sia per il cibo e le birre, sia per le sale giochi che si sviluppavano al piano superiore e inferiore.

Si erano goduti la loro serata all'insegna dello sgarro, trangugiando una quantità spaventosa di patatine ricce fritte e della succosa carne grigliata, accompagnando il tutto con delle birre ghiacciate che, a detta del gentil Oliver, avrebbero fatto passare loro la nottata seduti sul cesso.

Ad ogni modo, Evan si stava divertendo e non aveva neppure fissato troppo David. Il fatto che l'altro si fosse seduto proprio al suo fianco non era stato un grande aiuto, ma Evan era riuscito ad apparire normale, ignorando il braccio che l'altro aveva appoggiato mollemente sullo schienale della sua sedia.

Maledetto David e quel suo vizio di stravaccarsi occupando più spazio possibile, togliendolo a lui per di più. Manco fosse un dannatissimo bufalo.

Avevano parlato, riso con le guance sempre più paonazze, beccandosi qualche occhiata storta anche a causa del loro vivace vociare. Avevano incontrato qualche altro studente del campus, scambiandosi degli incitamenti per il match organizzato nelle prossime settimane contro una delle loro peggiori università rivali.

Evan aveva sorriso e scambiato qualche parola con un ragazzo beta e la sua amica omega, gongolante nell'essere riconosciuto. Nonostante il quarterback e capitano fosse David, anche lui si faceva valere, volando da una parte all'altra del campo. Felice di aver rubato la scena a David, si era poi voltato verso di lui, ammiccante e impettito. L'altro aveva sbuffato e gli aveva dato uno scappellotto sulla testa.

Evan aveva ignorato il calore che si era diffuso sulla sua nuca, pizzicandogli la pelle del collo e trasmettendogli piccole scosse elettriche. Forse, un pochino, si era lasciato sfuggire qualche feromone, ma quel piccolo incidente non era stato notato da nessuno. Lui e David erano ormai soliti a quella lotta costante fra di loro e, per quanto logorante per i poveri nervi di Evan, non gli era possibile sottrarsi a quel rituale. David lo provocava? Evan doveva riaffermare in qualche modo il suo status, marcando il proprio territorio.

Dannazione, ci mancava solo il ringhio involontario e sarebbe regredito al suo sé quindicenne e in preda alla pubertà.

Col cazzo che avrebbe ringhiato. Non poteva cadere così in basso, di nuovo. Aveva una dignità!

Reprimendo un basso gorgoglio di gola, una parte del loro gruppo si era spostato nella saletta del biliardo, mentre gli altri erano andati a giocare a freccette. Poteva darsi che gli occhi di Evan fossero caduti sul posteriore di David un paio di volte, mentre questo si chinava sul tavolo per colpire, o sulle sue spesse braccia strette nel maglione o sui suoi pettorali che– avrebbe dovuto bruciare ogni capo attillato nel guardaroba di David e sostituirlo con qualcosa di oversize, non c'era altra soluzione.

Fatto stava che la serata stava davvero andando bene. Tutto era normale, l'allegria era sovrana e si stavano divertendo a mente leggera, come non facevano da tempo. Fra le lezioni, gli esami e gli allenamenti estenuanti, avevano bisogno di attimi del genere. 

Tutto andava a gonfie vele finché, alla terza partita, David non si buttò pesantemente su una sedia, il viso scarlatto e leggermente velato di sudore, rivolto all'indietro e appoggiato alla parete.

«Tutto bene ragazzone?» gli chiese Evan, mettendogli una mano sulla spalla.

David grugnì qualcosa, senza scrollarsi di dosso il suo tocco come accadeva di solito. Evan iniziò a preoccuparsi. In quell'ultimo semestre l'altro gli era sembrato strano, colto sempre più spesso da frequenti emicranie, che più volte lo avevano costretto a saltare molteplici giorni di corso.

«Cazzo, non stasera.» aveva sussurrato David, strofinandosi la fronte e sempre tenendo gli occhi serrati.

«Hey, che succede?»

«Si sente male?»

John e Ricardo si erano avvicinati a loro volta, impensieriti.

«Sto bene» ribatté piccato il capitano «mi servono solo cinque minuti.»

«Stai iniziando a emettere dei feromoni.» disse a bassa voce Evan, stringendo con più forza la spalla di David.

Quest'ultimo aveva spalancato gli occhi, coprendosi la nuca come se quel gesto potesse cambiare qualcosa.

John annusò rumorosamente l'aria, mentre Ricardo quasi affondò il naso nei capelli corti di David.

Non ringhiare, Evan. Non farlo.

«Sei un cazzo di segugio, Evan!» esclamò il brasiliano.

Evan ringraziò la calura del locale che, rendendogli il viso arrossato, mascherò il suo imbarazzo.

«Non puoi rimanere qui.» fece invece John, rivolto verso David «Hai preso i soppressori?»

«Io ho delle pastiglie nel cappotto.» offrì Evan. Ne aveva sempre una scorta dietro, per sé e per gli altri in caso di emergenza.

«No. Li ho presi meno di tre ore fa.» David si alzò, fermo sulle sue gambe nonostante tutto «Me ne torno a casa prima di fare un casino. Mi dispiace.»

«Dispiacerti di che? Potevi anche bidonarci, non ce la saremmo di certo presa!» 

Evan si fece sordo alle ultime battute dei tre. Il cuore aveva preso a battergli con forza in petto, intanto che una sgradevole sensazione gli annodava lo stomaco. 

A differenza loro, David viveva al di fuori del campus, in un monolocale pagato dai suoi genitori in una zona discreta della città. Probabilmente era arrivato in auto al pub, a causa della distanza e del freddo pungente di inizio inverno.

Era sicuro lasciarlo andare via da solo? E se avesse avuto un malore mentre guidava?

Evan sobbalzò nel sentire la pacca fiacca di David contro la sua schiena, accompagnata da un accenno di saluto. L'alfa non lo aveva guardato in faccia nel congedarsi, infilandosi il giaccone e la sciarpa per poi proseguire a grandi falcate verso l'uscita della saletta.

Fissò la porta per diversi secondi, faticando a registrare le larghe spalle di David scomparire oltre l'uscio. Da solo.

«Lo accompagno!» gli uscì di bocca prima che potesse trattenersi.

 

 

§

 

 

«Saresti dovuto rimanere con gli altri.»

Era ciò che gli aveva bruscamente detto David una volta che lo aveva raggiunto. Evan aveva sentito l'aria farsi leggermente più acre, manifestando l'irritazione del capitano alla sua comparsa. Ma Evan lo aveva continuato a tallonare, intanto che le loro bocche discutevano senza sosta, riuscendo ad accaparrarsi il diritto di sedere al posto del passeggero.

Evan aveva insistito nel guidare, ma David gli aveva semplicemente detto di no con un'espressione raggelante sul viso paonazzo. Forse, data la quantità crescente di feromoni che il capitano stava emettendo, era meglio che guidasse David, perché Evan non era affatto certo di sapersi controllare sul lungo andare. Già solo nell'inserire la cintura di sicurezza le sue mani avevano tremato.

Il profumo di David era pesante e carico, e manifestava tutto il suo malcontento e la sua rabbia crescente. Evan si sentì schiacciato, i nervi tesi che lo avvertivano di un pericolo che non esisteva, così come la pelle accapponata. Respirava a bocca schiusa, il petto che si comprimeva e ingrossava velocemente, ma si costrinse a starsene buono, immobile al suo posto.

David doveva arrivare sano e salvo a casa. E poi lui sarebbe potuto tornare al dormitorio e chiudersi per qualche minuto in bagno. Di quel passo i suoi vestiti si sarebbero impregnati dell'odore del capitano e lui, in tutta onestà, non voleva altro. Sarebbero stati un modo per sopprimere quell'istinto malato che sentiva nei confronti dell'altro, un surrogato di ciò che realmente voleva.

David aprì i finestrini, facendo entrare l'aria pungente invernale dell'abitacolo e facendo scomparire gran parte del suo sentore.

«Non è necessario.» disse subito Evan, richiudendo il proprio finestrino «Fa un freddo cane.»

«Meglio il freddo che essere soffocato dalla mia puzza.»

Evan non poteva togliersi quel peso dal petto e confessargli di non trovare rivoltanti i suoi feromoni, tutt'altro. Nonostante la sua lingua bruciasse dalla voglia di sentirsi finalmente libero da quel fardello, non pronunciò parola e David riaprì il suo finestrino, seppur solo di poco.

«Davvero Evan, apprezzo il gesto ma non c'era il bisogno che mi accompagnassi.» continuò la stessa solfa di qualche minuto prima al parcheggio.

«Sei il capitano e stai male. E sei mio amico. Lasciati accompagnare alla porta e poi mi leverò dai coglioni.» rispose duramente.

«Buon Dio, Evan! Scusami se sono sul punto di entrare in rut e vorrei evitarti di venir investito dai miei ormoni da alfa!» alzò la voce David «'Fanculo. Che situazione di merda.»

«Un tempo lo riuscivi a controllare e gestire.» Evan storse la bocca, tamburellando sulle proprie ginocchia «Quando stavi con Erica. Hai continuato a prendere le tue dosi di soppressori dopo che vi siete lasciati?»

«Ma sei scemo? È ovvio che li assumo regolarmente, porca puttana!» David strinse con più forza il volante, contraendo i bicipiti. Evan sperò non lo rompesse «E non passavamo i nostri calori insieme. Era troppo pericoloso per entrambi. Mi aiutava solo a stabilizzarmi e io facevo altrettanto con lei. Pensavi fossimo dei fottutissimi animali e che facessimo solo sesso?»

«Non ho detto questo! Smettila di mettermi in bocca parole non mie!»

«E tu smettila di parlare come se fossi una testa di cazzo che non sa prendere correttamente dei soppressori!»

«Vuoi davvero litigare mentre stai guidando?» sbottò Evan, coprendosi con una mano il naso e la bocca.

Quel gesto non gli fu di nessun aiuto, ma aveva la necessità di distrarsi e non pensare a quel maledetto odore che lo stava soffocando e contro il quale voleva combattere. La bocca gli salivava copiosamente e la tensione delle sue spalle si allievò in parte.

«Cazzo.» sibilò, stringendo i denti e gettando un'occhiata di sfuggita a David.

Il capitano aveva contratto il viso in una smorfia, le vene del collo in evidenza e la fronte imperlata di sudore. Di certo i feromoni che Evan aveva inavvertitamente emesso non gli erano stati graditi.

«Scusa.» aggiunse a voce più bassa.

«Non dovresti essere tu a chiedere scusa.» il ticchettio della freccia inserita riempì il piccolo silenzio fra di loro, nel frattempo che l'auto rallentava e svoltava. Mancava poco per arrivare a casa di David e presto si sarebbero divisi «È per questo che volevo essere solo. Non voglio litigare a causa di qualche stupido ormone impazzito. O farti soffocare.» quell'ultima frase l'aveva detta con l'ombra di un debole sorriso sulle labbra.

«Sono io che ho insistito.» Evan fece spallucce, fingendo una indifferenza che non possedeva «Ne hai parlato con un medico?»

«Mi stanno dando dei soppressori personalizzati per la mia situazione... Per il momento stiamo andando ancora a tentoni.» lo sguardo di David si era fatto cupo, intanto che faceva manovra per parcheggiare «Hai presente quando, appena adolescenti, ci sentivamo delle bombe a orologeria?»

«Spaventati a morte di aggredire chiunque?» aggiunse Evan, fissando il cruscotto «Sono stati anni orribili.»

«Sta diventando sempre più difficile uscire di casa.» si aprì David, chiudendo gli occhi e prendendo un profondo respiro «Aggredire qualche sconosciuto per strada... Aggredire qualcuno che conosco.»

«Hai...» Evan si leccò la bocca. Sarebbero dovuti scendere e andare ognuno per la propria strada, ma David non accennava a muoversi, né tantomeno lui «Hai mai provato a cercare un altro omega che ti stabilizzasse?»

«Ho fatto qualche incontro in ospedale, in un ambiente controllato. Per come sto messo adesso, hanno avuto tutti un rigetto.» David si stava guardando le mani ora, ancora sul volante «Davvero patetico.»

«Non dire cazzate, David. Stai facendo tutto quello che puoi per questa situazione. E adesso sembri perfino ben più lucido rispetto a quando siamo usciti dal pub.»

«Questo perché sono distratto dalla puzza che stai emanando.» David si lasciò sfuggire una risata leggera, ritrovando parte del buon umore «Buon Dio, di questo passo la mia auto odorerà di te per mesi.»

«Beh, se funziona sei libero di chiamarmi quando vuoi.» stette al gioco Evan, seppur con un po' di imbarazzo.

«Cos'è? Mi farai una consegna espressa di una tua maglietta sudata?»

«Oh, sì. E la nasconderò da qualche parte a casa tua, dove non potrai mai trovarla. Arriverai persino ad avere gli incubi su di me.»

«Già li faccio, porca puttana.» David rise a gran voce, guardandolo con gli occhi chiari scintillanti «Che ti inseguo su quel dannato campo da rugby per rubarti la palla. Non ho idea di come, un bestione come te, possa correre così velocemente.»

Evan sperò che, nella confusione del rut imminente, David non si accorgesse del cambio del suo odore, di quelle note di sandalo che, al suo stesso naso, sembravano disgustosamente stucchevoli. 

Se uno di loro due fosse stato un omega, sarebbe stato tutto molto più semplice. Evan avrebbe potuto posare una mano su quella di David, stringendogli le dita e guardandolo per davvero, senza la paura che l'altro potesse leggergli negli occhi ciò che pensava.

Avrebbe approfittato di quella giusta atmosfera calata in auto, non avrebbe avuto paura di trovare bello e attraente David anche in quelle condizioni e di lasciar trasparire, tramite il suo odore, parte di quel casino che sentiva in petto.

Forse, se non fossero stati entrambi alfa, si sarebbe sporto per baciarlo. Gli avrebbe sussurrato qualcosa di imbarazzante e sarebbe scappato a gambe levate prima di ricevere un rifiuto o meno, attendendo che trascorressero i giorni di rut di David, prima di confessargli che voleva provare a costruire una storia con lui.

La possibilità di prendere un due di picche gli sarebbe apparsa tremenda, ma infinitamente meno spaventosa della crudele realtà.

Evan stava ridendo alla battuta di David, stringendosi le mani in grembo intanto che sentiva il cuore affondare sempre più.

Se solo uno di loro fosse stato un omega... E se solo lui fosse stato più coraggioso.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Piccole note:

Repulsione magnetica – contrario di attrazione magnetica. Due poli con la stessa carica (metaforicamente alfaXalfa) dovrebbero repellersi a vicenda, mentre i poli opposti (alfaXomega) si dovrebbero attrarre.

 

Bisonte&Bufalo – spesso questi animali vengono confusi e i termini vengono utilizzati come sinonimi. Senza starvi a sviolinare troppe informazioni biologiche non richieste, i due alfa si sfottono in questo modo a causa della rispettiva stazza e il modo di giocare a rugby. Il bisonte (Evan) tende a caricare a testa bassa, mentre il bufalo (David) ha un carattere che può sfociare nell’aggressivo e pericoloso.

 

Respirare feromoni con la bocca aperta – ringrazio ancora una volta la mia puposa beta veterinaria (GreatLittleDream) che mi ha confermato che non sono pazza e che gli animali davvero respirano in questo modo per captare meglio le diverse tracce di odore nell’aria (Movimento di flehmen)

 

Doccia di feromoni – ciò che accade quando un alfa (o omega) “marchiano” le persone loro vicine, facendo ben intende a chiunque altro che sono di lora proprietà. La doccia di feromoni manifesta, nella sua lettura più negativa, la possessività sulla persona e intima chiunque altro pretendente a farsi da parte. Non necessita del consenso dell’altra persona (ma ovviamente non si fa!)

 

Shock di feromoni – rigetto totale dei feromoni di qualcuno, violenti e pesanti, che aggrediscono quindi la persona a cui sono indirizzati, causando grave malessere e in caso estremi un vero e proprio shock.

 

 

Note Autrice:

Ma buonsalve salvino con questa seconda os partecipante alla terza settimana della challenge Folklore – An Alpha, Beta, Omega Fest, con il prompt Istinto.

Era da parecchio che mi volevo dilettare nelle relazioni fra personaggi dello stesso sottogenere che vengono davvero poco trattate all’interno dell’universo omegaverse (sobsob). Certo, scrivendo questa storia – che forse un giorno continuerà o forse no – mi sono anche chiesta come un’eventuale persona (alfa) con fetish per i forti odori verrebbe vista e considerata all’interno di questo universo. Non mi sono voluta avventurare troppo su questa strada in questa sede, ma qualche briciolina è rimasta anche qui.

Evan, pikkola gioia, è in crisi totale, combattuto fra ciò che “normalmente” dovrebbe volere e ciò che in verità desidera e, da bravo ragazzino complessato, non ha il coraggio di prendere in mano la situazione e… provarci. O rinunciare. Preferendo invece vivere in un limbo fatto di tanta, ma tanta, ansia. Povera polpettina <3

 

Come sempre vi ringrazio per aver letto e ci si vede settimana prossima con l’ultima os scritta per questa iniziativa! >:3

 

Tanti biscottini e coccoline per voi

Mau!

 

 

 

   
 
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