7 dicembre
Silenzio, silenzio, silenzio.
Tutto questo silenzio si incrosta qui.
In questa pagina che forse non andrebbe scritta, perché questo è il posto dei dialoghi.
Eppure, oggi mi concedo un monologo.
So che non risponderai, e forse è proprio per questo che decido di prendere la parola.
Perché dicembre è il mese dei contrasti, e quest’anno fa un po’ più male.
Perché a dicembre ci si sente sempre un po’ più soli, e quest’anno la solitudine pesa sempre di più.
E ho bisogno di dirlo.
Ho bisogno di dire che ho paura, anche se nessuno me lo chiede.
Perché dicembre quest’anno è tutto appallottolato in equilibrio precario sull’incertezza e i chissà, i medici sono ottimisti, ma io sono ferma nel mio terrore che questo possa essere l’ultimo dicembre. L’ultimo albero di Natale a litigare per la pallina a forma di mela, l’ultima volta che a pranzo poi si piange perché alla fine si litiga sempre, l’ultimo compleanno diviso in due.
Ho paura, e non lo posso dire.
Nemmeno a te, perché non sono più capace di parlarti, e se non posso parlare nemmeno con te, allora resta solo un silenzio a cui non so tenere la mano.
So che il nostro silenzio è giusto, che tutto il resto del nostro parlare zoppo ci faceva più male che bene, però.
Però le foto che scatto dalla finestra dell’ospedale vorrei mandarle a te.
Però vorrei arrivasse la mattina in cui mi chiedi come sto, e poter rispondere che non ho dormito.
Vorrei essere egoista ancora per un po’ e parlarti solo di me e del mio dolore e della mia paura, mi andrebbe bene anche solo sentire che ti arrabbi e che mi sgridi e mi rinfacci la mia cecità.
Ho questo sgambetto qui da cui non riesco a districarmi, e sto piangendo e non posso dirlo più.


