Questa storia partecipa al “SECRET SANTA 2025 - ✨NON SOLO SHERLOCK SECRET SANTA EVENT“
Ricevente: Elena Altamura
Prompt scelto: 10- Padre che cura un figlio (febbre, ferite… quello che volete)
Personaggi: Scanlan/ Kaylie
Fandom: The Legend of Vox Machina
“A modo tuo”
Scanlan si torse le mani in maniera nervosa, non era abituato a preoccuparsi per qualcun altro che non fosse se stesso.
Guardò la persona febbricitante nel letto, con una brutta ferita al braccio, fasciata alla bell’e meglio e pensò che avrebbe voluto essere ovunque meno che lì, e non perché non volesse aiutare, ma perché non se ne sentiva capace, proprio per niente. Il ruolo di padre era qualcosa di troppo nuovo, di troppo grande persino per qualcuno così piccolo come lui.
Si schiarì la gola avvicinandosi al letto, si passò la mano tra i folti capelli castani, sua figlia ne aveva ereditato la stessa sfumatura di marrone caldo, con una sfumatura di fucsia che sicuramente era un dono della madre, che lui non ricordava affatto.
“Kaylie, ti ho portato dell’acqua fresca… sai dovresti bere nelle tue condizioni, per abbassare la febbre…”.
“So badare a me stessa, vecchio…”.
Non lo chiamava mai padre, non era necessario, Scanlan era comunque contento che non lo scacciasse in malo modo come aveva fatto le prime volte che si erano incontrati, ma sarebbe stato bello sentirsi chiamare “papà”, in fondo lui aveva lasciato i Vox Machina per seguire lei, e avrebbe fatto qualsiasi cosa per meritarsi il suo amore e il suo rispetto.
Come era strano, per uno gnomo egoista ed edonista come lui, mettere davanti ai propri bisogni, alle proprie paure qualcun altro, ma da quando lui aveva scoperto dell’esistenza di Kaylie tutto era venuto naturale.
“Lo so. Te la cavi alla grande anche senza me tra i piedi, ma il fatto è che io ci tengo a starti accanto, lo dico seriamente. Lo so che tu non hai bisogno di un vecchio idiota e rompi scatole come me, ma io invece sì, ho bisogno di te. Da quando tu mi hai confessato la verità, da quando ho saputo di avere te come figlia non sono riuscito a pensare a nient’altro se non a come rimediare a tutto ciò che non sapevo e che ti ho fatto mancare…”.
“Non dovrei essere io a delirare per la febbre?” Gli disse Kaylie lamentandosi per il dolore alla ferita, maledetti schifosi ladri, che avevano attaccato la loro compagnia teatrale e cercato di derubare lei e Scanlan.
“Sono serio, Kaylie…”. Gli disse suo padre, mentre si avvicinò per controllare la medicazione e la ferita.
La giovane gnoma si lamentò e Scanlan si bloccò con mani tremanti: non era mai stato bravo a gestire la propria paura, né il dolore, figuriamoci quello degli altri.
“Scusami, non sono molto bravo in queste cose, quella tosta è Pike. Se ci fosse stata lei saresti già guarita..”.
“Uff… non ho bisogno di una chierica per una cosa così… ne ho passate di peggio quando ero sola con mia madre…”.
“Mi dispiace…” sussurrò Scalan ed ebbe ancora l’istinto di sprofondare o di scappare, ma invece rimase immobile e, anzi, finì di rifasciare la ferita di Kaylie.
Non sembra grave, sarebbe guarita in qualche giorno, e per un po’ lei non avrebbe potuto suonare o cantare: poco male, ci avrebbe pensato lui per lei.
Con le parole e la musica era bravo. Era l’unica cosa in cui era bravo.
Come padre faceva schifo.
“Non sei tanto male…” gli disse lei, come se gli avesse letto nel pensiero.
“Non è colpa tua se la mamma non ti ha mai cercato. Era una donna orgogliosa che voleva fare tutto da sé”.
“Forte e orgogliosa. Come te…” Scanlan sorrise a mezza bocca.
“Sì, per tanti anni è stato così… e mi stava più che bene. Ma da quando ti ho ritrovato é tutto cambiato. Mi piace sapere di avere di nuovo qualcuno su cui contare. Non devo essere forte per forza”. Anche Kaylie sorrise, e nel suo sorriso, Scanlan scorse più di una dolorosa somiglianza con se stesso.
“No. Non devi. Ci sono io adesso”. Le ricordò Scanlan azzardandosi ad accarezzarle una mano. Lei non la scostò, ma sospirò.
“Grazie Scanlan”
Kaylie pronunciò il suo nome in modo talmente dolce che per poco lo gnomo non scoppiò a piangere. Doveva darsi una regolata, era diventato davvero troppo, troppo emotivo.
“Sono io che ringrazio te. Essere tuo padre mi rende uno gnomo migliore… ora riposa. Io resto qui finché non dormirai”.
“Senti.. Mi canteresti qualcosa?” Gli chiese Kaylie, non senza fatica.
Era ancora strano averlo intorno e riuscire a stabilire una giusta connessione, le veniva davvero difficile fidarsi, affidarsi a lui, come se fosse qualcuno di importante e a cui importava di lei.
“Credo di avere la canzone giusta…”. Disse Scanlan dopo averci pensato un po’, mentre recuperava il suo liuto, accordandolo.
“… A modo tuo
Andrai a modo tuo
Camminerai e cadrai, ti alzerai
Sempre a modo tuo
A modo tuo
Vedrai a modo tuo
Dondolerai, salterai, cambierai
Sempre a modo tuo
Sarà difficile lasciarti al mondo
E tenere un pezzetto per me
E nel bel mezzo del tuo girotondo
Non poterti proteggere
Sarà difficile
Ma sarà fin troppo semplice
Mentre tu ti giri
E continui a ridere…” (1)
Scanlan smise di pizzicare le corde e guardò Kaylie dormire beata e si sentì immensamente fortunato e con il cuore pieno di amore, così tanto amore da non sapere più come contenerlo.
Lui cercava l’amore e, alla fine, l’amore di una figlia aveva trovato lui.
***
Note al testo (1) Frammento della canzone di Elisa “A modo tuo”, che io personalmente adoro e che, da madre, mi fa versare sempre una lacrimuccia.
***
[Note dell’autrice: è la prima volta di scrivo di Scanlan e Kaylie, mi piace molto Scanlan come personaggio, ma ancora di più il suo rapporto con la figlia, il suo cambiamento, almeno per quello che conosco dalla terza serie di “ The Legend of Vox Machina”.
Il bardo ci tiene davvero alla figlia ritrovata e vuole cambiare per lei, diventare un uomo migliore.
Spero di essere rimasta IC in questo breve missing Moment immmaginato dopo la fine della serie.
Ad ogni modo spero che piaccia e vi auguro buone feste e buona lettura! Ladyhawke83]


