IL CARDINALE E LA REGINA
Il cardinale Louis de Rohan, co-protagonista del famosissimo affare della collana, che nella Francia della seconda metà del 1700 coinvolse la stessa sovrana del regno Maria Antonietta, era celebre all’epoca per la sua fama d’impenitente donnaiolo.
Ricchissimo, il potente ecclesiastico era fra l’altro talmente inviso alla stessa Maria Antonietta che lei per quindici lunghi anni si rifiutò, oltre che di rivolgergli la parola, di concedergli persino un pur minimo cenno di saluto.
Indagando un po’ su quelli che potevano essere i motivi di tanta antipatia, ecco qui questa one-shot che parte proprio, riprendendole in versione tragi-comica, dalle “origini” da cui scaturì tale insofferenza… vediamo un po’ che cosa ne é uscito… buona lettura!
Donne.
L’ho sempre detto: sono un piacere per gli occhi, seducenti e peccaminose come Eva nei giorni dell’Eden. Ma sono anche la rovina del mondo. O quantomeno… lo sono state per me.
A me, Louis de Rohan, cardinale della più alta e antica classe ecclesiastica di Francia, le donne non sono mai mancate. Soprattutto belle e ovviamente giovani. Evidentemente attratte dal mio fisico – non magro, ma ben proporzionato – da “uomo di sostanza”, come mi sono sempre considerato. Dal mio spirito irridente. E certo, anche dalla mia giovialità, sempre viva anche negli anni non più verdi della mezza età.
Ero affezionato alle mie favorite. Elargivo loro generose somme di denaro, ma certo non mi frequentavano per quel mero e basso scopo. Erano tutte innamorate di me, ci avrei potuto mettere la mano sul fuoco!
Quando il nostro amato sovrano, Luigi XV, mi convocò a Versailles per inviarmi come ambasciatore alla corte d’Austria, mi dispiacque lasciarle. Chissà per quanto tempo avrei dovuto stare lontano!
Le mie colombelle mi salutarono tutte calorosamente. E io partii per Vienna, convinto di portare un po’ d’allegria e movimento in quella corte di pesantoni.
Fin dal mio arrivo, indissi balli e feste nella dimora che mi venne assegnata, poco fuori Vienna. Invitai i più nobili fra i nobili e le più belle dame dell’aristocrazia austriaca.
Belle… oddio, si fa per dire. In confronto alle damigelle francesi – così carine, con forme sinuose messe in risalto da vestiti all’ultima moda, scollati e a vita di vespa – queste dame e matrone austriache, fasciate in abiti austeri e di taglio ben poco aggraziato, facevano una figura pessima.
Se pensavo alle mie care amiche… alla graziosa mademoiselle de Fontanges, alla giovane e bellissima contessa di Polignac o anche soltanto a mademoiselle de Monmartre… mi veniva da piangere al trovarmi di fronte alla pesante madame De Bruhl, all’algida duchessa Von Dexter e a tutte le varie madame, marchese e duchesse Ferrovecchio e Inguardabili. Nomi altisonanti, certo. Ma che non bastavano certo a mascherare la loro disarmante pochezza.
Non c’era da stupirsi se i più eminenti nobili d’Austria – primo fra tutti il sovrano Francesco Stefano, duca di Lorena – preferivano compiere lunghi e frequenti viaggi all’estero piuttosto che intrattenersi in patria con le loro noiose consorti.
Viaggi-studio, li chiamavano. Per portare omaggi alle corti straniere e studiarne usi e costumi. Ma certo. E io sono Carlo Magno reincarnato. E per giunta nato ieri.
La colpa di tutto questo strazio era principalmente sua. Della regina Maria Teresa. Vecchia babbiona che, semmai in giorni lontani le avesse provate, aveva dimenticato da tempo tutte le piacevolezze della vita.
Fin dal mio arrivo a Vienna, mi aveva guardato di storto e a nulla erano valsi i miei tentativi d’ingraziarmela. I miei omaggi venivano a malapena tollerati, gli inviti alle mie feste e cene eleganti sistematicamente ignorati.
E chi la sentì, la “saggia sovrana”, quando – durante un’occasione ufficiale – per scherzare e spezzare un po’ la pesantezza della situazione, feci con le mani il gesto delle corna dietro la testa dell’erede al trono Giuseppe in posa per un ritratto ufficiale.
Povero ragazzo. Così giovane e già così rigido, stretto in una tenuta militare d’altri tempi. Lo sguardo triste e prematuramente vecchio con il suo valletto personale – gobbo e mezzo sordo – che lo seguiva ovunque. Persino, ne sono certo, nell’espletamento delle funzioni corporali.
Appena seppe della mia innocente goliardata, Maria Teresa mi convocò nella sua sala del trono. Me ne disse di tutti i colori, rinfacciandomi anche alcune presunte storie romantiche con dame della sua corte.
E capirai! Cose che alla nostra corte di Francia – dove una semplice popolana era diventata addirittura la favorita ufficiale del sovrano – accadevano un giorno sì e l’altro pure.
Eppure, per questa vecchiaccia, sembrava addirittura trattarsi di scandali da scomunica.
“I vostri frivoli e poco rispettosi comportamenti, cardinale de Rohan”, mi redarguì con voce gelida, “hanno superato ogni limite.”
Sedeva su uno scranno intarsiato d’oro, che a fatica conteneva le sue forme, che definire “generose” era farle un immeritato complimento.
“Ho tollerato con pazienza la vostra mancanza di decoro, perché siete un principe della Chiesa e un ambasciatore del grande sovrano di Francia Luigi XV. Ma adesso basta, a tutto c’è un limite. Davvero non vi vergognate?”
Non potei rispondere come volevo, perché ero un semplice ambasciatore. E, alla presenza di una sovrana per di più molto potente, ero costretto a rimanere lì a subire la sua immotivata lavata di testa.
Nella sala era presente anche una delle figlie della regina, la giovanissima Maria Antonietta. Mi guardava mordicchiandosi il labbro inferiore, rivolgendomi smorfie di aperta disapprovazione.
Incrociai il suo sguardo, due occhi azzurri, sgranati come laghi. Già non le piacevo e come stupirsene? Chissà quante turpitudini le aveva raccontato sul mio conto quell’esaltata di sua madre.
Ingoiai il disappunto e, quando finalmente Maria Teresa ebbe finito di sputare veleno e mi congedò, mi ritirai con un inchino e feci ritorno al mio palazzo.
Non sapevo ancora che la mia permanenza a Vienna era giunta al termine. Pochi giorni dopo, infatti, mi giunse una missiva del re Luigi. Il re mi richiamava in Francia, comunicandomi che sarei stato sostituito a Vienna da un altro ambasciatore.
Nella lettera non c’era scritto molto altro, ma intuii chiaramente che era stata Maria Teresa a chiedere il mio allontanamento dalla sua corte.
Che fai, mi cacci regina dei miei stivali? Perfetto. Contenta tu, non posso impedirlo. Ma sappi che, allontanandomi… ti sei giocata l’ultima occasione di svecchiarti un po’.
Tieniti pure stretta la tua corte di rigidi bacchettoni, regina dei crucchi. Ma sappi questo: il cardinale de Rohan se ne torna in Francia. Additato e scacciato, neanche fosse la peste nera.
Ma dalla corte d’Austria… con lui se ne parte LA PRIMAVERA.
FINE


