Anime & Manga > Il grande sogno di Maya
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Autore: LubaLuft    07/01/2026    2 recensioni
Questa storia è canon divergent a partire dal volume 44 del manga "Glass No Kamen" (alias "Il Grande Sogno di Maya").
Che cosa accadrebbe se il famoso Kei Akame finisse fuori gioco per un incidente e fosse necessario trovare un altro Isshin per interpretare la Dea Scarlatta?
Ryoshi, un giovane attore, trova la sua grande - e forse ultima - occasione. Come la prenderà però Ayumi Himekawa?
Dal testo:
"Ryoshi, nello spogliatoio, ripiegò con cura la sua tuta. Lasciò un post it nella bacheca per avvisare i colleghi del riflettore che aveva rischiato di cadere addosso ad Ayumi Himekawa.
Prima di andare via, tornò indietro e lasciò un foglio appeso alla porta della sala prove, ora chiusa. Attraverso il vetro della porta, la vedeva china sulla riva del fiume a raccogliere erbe medicamentose.
Chissà se aveva l’onestà di ammettere, almeno con se stessa, che qualcosa mancava alla sua Akoya.
Ma lui, in fondo, chi era per giudicare?
Che cosa ne sapeva?"
Genere: Angst, Introspettivo, Sentimentale | Stato: in corso
Tipo di coppia: Het | Personaggi: Altro Personaggio, Ayumi Himekawa
Note: Lemon, What if? | Avvertimenti: nessuno
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Capitolo 1


“Onodera Sensei!! Onodera Sensei!!”

Una voce allarmata correva veloce per i corridoi degli Studi Cinematografici Daito, alla ricerca del regista. Aveva una notizia terribile da condividere con lui e con tutti gli altri membri della compagnia.

Si fermò sulla soglia dell’enorme sala prove. Appoggiato allo stipite della porta, gli mancavano sia il fiato che le parole ma doveva andare dritto al punto.

Era mattina e Onodera stava parlando con alcuni attori a proposito di una scena. Il tono di voce del suo collaboratore lo preoccupò e, lasciato il piccolo gruppo nel quale si trovava, si avvicinò alla porta.

“Onitsuka! Che sta succedendo?”

“Kei Akame… il signor Akame ha avuto un incidente stradale!”
“Cosa??”

A Onodera cadde quasi la pipa sul pavimento.

“Un incidente? E dove? Come sta?”
“È ricoverato al Pronto Soccorso dell’Ospedale Universitario, non ho altre notizie. Mi è stato comunicato poco fa dal suo medico personale: è successo stamattina sul presto, stava rientrando a Tokyo da Yokohama. In questo momento lo stanno sottoponendo ad alcuni accertamenti. Ha perso i sensi.”
“Dèi del cielo…” Onodera guardò prima verso l’alto, sconsolato, poi tornò a concentrarsi sul latore di quella notizia terribile. “Richiama immediatamente il medico personale di Akame e passamelo!..”

Ayumi era poco distante. Seduta sul pavimento di legno accanto allo specchio, stava facendo stretching con gli auricolari alle orecchie. Ascoltava i suoni della natura che aveva fatto registrare per lei nella Valle dei Susini, l’aiutavano a concentrarsi nello studio della parte di Akoya.

Aveva gli occhi chiusi e non si era minimamente accorta di quanto stava avvenendo. I passi affrettati dei colleghi che correvano verso Onodera trasmettevano però le loro vibrazioni sul legno e quel ritmico picchiettare le fece finalmente aprire gli occhi.

La scena che si trovò davanti all’improvviso, quella folla di attori e tecnici che attorniava Onodera, la sorprese non poco e, ultima ad arrivare da loro, fece piombare tutti nel silenzio più assoluto: doveva avere un’espressione preoccupata.

“Sensei… che… sta succedendo?”

****

Dalla sua posizione, lui osservava l’intera scena. Non era sceso a terra con gli altri, c’era un riflettore ancorato male che non lo convinceva. Non era stabile, una vibrazione di troppo poteva farlo cadere e se fosse finito addosso a qualcuno lo avrebbe ammazzato, poco ma sicuro.

Intanto, in basso, il fermento aumentava.

Onodera si era tolto il basco e lo aveva scaraventato con rabbia sul parquet.

Sentì alla sua destra, un rumore di passi che salivano la scala di metallo che portava di sopra, nel vano luci

Era il suo collega Shinzo, un po’ sovrappeso, che già normalmente sbuffava sempre e, quando faceva quella scala, di più.

“Che succede di sotto?” Gli domandò.

“Akame. Ha avuto un incidente d’auto.”

“Ah… brutta storia!….”

Gli attori intanto confabulavano tra di loro in piccoli gruppi, Onodera era al telefono e lei invece rimaneva immobile e dava le spalle a tutti.

Sul suo viso, che dapprima aveva mostrato preoccupazione e sconforto, pian piano le ombre si diradarono. La sua espressione recuperò il suo solito tono freddo e disteso.

Rimise gli auricolari e, ritrovata la concentrazione, tornò  a sedersi davanti allo specchio e ad allungarsi.

Si piegava sulle ginocchia tese sfiorandole con la fronte. Le dita delle mani andavano bene oltre la punta dei piedi.

Senza apparente sforzo, il suo corpo si fletteva come un giunco.

Mentre tutti davano di matto, la prima attrice alla fine aveva deciso che quello non era un problema che poteva risolvere lei. 

L’unica sua preoccupazione era quella di continuare lavorare per interpretare al meglio il personaggio di Akoya.

La sapeva lunga, quella creatura di ghiaccio.

 

****

 

Più tardi, Ayumi fu convocata insieme agli attori principali in una riunione d’emergenza. Era presente il dottor Mizuno, medico personale di Akame.

“Il signor Akame non è in pericolo di vita, fortunatamente, ma ha il collo immobilizzato per via di un colpo di frusta laterale che gli ha anche provocato una piccola lesione all’articolazione della mandibola. Tuttavia, l’aspetto più grave è un problema agli otoliti, non so se qualcuno di voi ne abbia mai sofferto: i sintomi sono simili a quelli della labirintite. Akame non può stare in piedi né tantomeno lavorare. Questo disturbo ha una ripresa lenta e ci vogliono farmaci e speciali manipolazioni. In buona sostanza, al momento la prognosi è piuttosto lunga. Così come sta ora, non potrà recitare.”

Ayumi guardava Onodera giocare nervosamente con la pipa. Il Sensei stava riflettendo sul da farsi.

"Onitsuka!" Chiamò l’assistente alla regia. “Tirami fuori l’elenco di tutti i candidati alla parte di Isshin che abbiamo già visto. Inizia a chiamare tutti in ordine di graduatoria. Non possiamo perdere tempo, siamo a meno di un mese dallo spettacolo dimostrativo e abbiamo iniziato a provare davvero da neanche una settimana... Ayumi..”

“Sì, Sensei.”

“Continuerai a esercitarti con un attore di supporto che ti leggerà il copione. Voi altri” rivolgendosi agli attori presenti “continuerete le prove come da scaletta e anche voi sarete supportati nelle scene in cui è prevista un’interazione con Isshin. Tutto chiaro?”

“Sì, Sensei.”

“Bene, tornate pure al vostro lavoro.”

Ayumi fu l’ultima ad uscire.

“Sensei, la prego di far avere al Signor Akame i miei migliori auguri per una veloce ripresa.”

“Temo che dovremo fare a meno di lui, Ayumi. Non ce la farà a recuperare in tempo. Speriamo nell’aiuto degli Dei.”

Ayumi annuì, si alzò e tornò alle prove. 


****

 

Quel riflettore salvato da una caduta certa lo aveva insospettito e preoccupato.

Se n’erano andati via tutti ma lui era rimasto. Voleva controllare tutti i supporti, uno per uno, per accertarsi che fossero ben ancorati.

Iniziò un lavoro certosino e quello che vide non gli piacque. Alcune cinghie erano consumate, come anche alcuni ganci. Prese nota di tutto, ne avrebbe parlato l’indomani con l’assistente di direzione. 

Si sedette a gambe incrociate a contemplare il vuoto della sala. Da quel punto di osservazione, ogni giorno assisteva alle prove della Dea Scarlatta, una macchina perfettamente organizzata che aveva come unico obiettivo quello di vincere la sfida contro “l’altra” Dea. Non tutti avevano lo stesso motore a spingerli, e dall’alto lo si capiva bene. 

Onodera aveva il prestigio.

Akame, l’idea di interpretare finalmente il personaggio che mai, nella sua lunga vita di attore, aveva potuto interpretare.

Gli altri attori avevano un curriculum da riempire e quella opportunità era l’opportunità.

 

E lei ? Lei era ermeticamente chiusa, non riusciva a decifrarla. 

Era da sola anche se al centro di una scena affollata. Perfetta negli attacchi, precisa nelle interazioni, la prima voce del coro: eppure era da sola con se stessa, alle prese con una serie di prove che riguardavano solo lei.

Andava a una velocità diversa e la sua reazione all’imprevisto di quella mattina glielo aveva dimostrato.

Era affascinante e spaventosa allo stesso tempo.

Un rumore ritmico di passi proveniente dal corridoio si avvicinava. Lupus in Fabula.

Entrando in sala, la sua figura intercettò l’ultimo raggio di sole di quel pomeriggio, che la illuminò, dando ai suoi capelli una sfumatura dorata. 

Rimase seduto, una specie di spettacolo privato stava per iniziare, tanto valeva fermarsi a guardare.

Lei si pose al centro della scena, proprio sotto di lui.

Lui si affacciò per seguirla meglio.

 

“Chi…Chi mi sta chiamando? È l’eco della foresta? È il silenzio della notte?...No, è l’odore del sangue."

“Qualcosa di strano mi sta attraversando. Cosa sarà?. Fa caldo… è incredibile. Ma non è solo questo, è anche temibile ma soavemente penoso. Provo gioia, ma nel contempo una profonda tristezza che mi strappa il cuore… Oooh! Santo cielo! cosa sono questi sentimenti mai provati finora!

“Sento che mi sta accadendo qualcosa. È pericoloso! Non bisogna avvicinarsi!”

“Ma è così dolce da non poter resistere… Come si trasformerà il mio corpo in quel momento? Salirà al cielo come una spirale o verrà inghiottito dalla terra… Non capisco!”

La Dea fiutava il pericolo. E anche lui, perché, mentre ascoltava lei declamare quelle battute, udì anche un rumore secco, come di una cinghia che frustava l’aria.

Anche lei lo udì, con tutto che si trovava in basso.

Lui si sporse e lei alzò lo sguardo, si incontrarono a metà strada. Un nanosecondo dopo,  lui gridò

“Si sposti!! Si allontani immediatamente!”

Ayumi obbedì d’istinto a quel comando e con un balzo si allontanò verso lo specchio. Vide allora lui che si allungava verso un qualcosa che dalla sua posizione non le riusciva di riconoscere, poi vide le sue mani afferrare quel qualcosa, come un filo invisibile, le braccia allungate, i muscoli tesi. Ayumi seguì con gli occhi quel filo immaginario e, più in basso, vide oscillare un riflettore.

Lentamente, con il viso contratto dallo sforzo, l’uomo riuscì a tirare verso di sé quella che, ora aveva capito, era una fune metallica. Sembrava tirare in barca il frutto di una pesca miracolosa.

Sparì dietro il parapetto.

Si sdraiò esausto. L’adrenalina era alle stelle e gli girava la testa. Gli ci volle qualche minuto per riprendersi. Si guardò le mani: fortunatamente indossava i guanti anti infortunio, altrimenti l’attrito con la fune le avrebbe ustionate.

Quando si rialzò, la vide sotto, che guardava in alto verso di lui con le mani sui fianchi.

“E lei chi è?”
“Uno che le ha appena salvato la vita.”
“Mi stava spiando?” la domanda suonava incredibilmente stizzita ma… sì, aveva ragione. 

La stava spiando.

“No, veramente stavo facendo lo straordinario appresso a una serie di problemi di cui nessuno sembrava essersi ancora accorto.”

A quel punto, si mise cavalcioni sul parapetto.

“Ma che sta facendo!?” 

Lei era preoccupata. Nemmeno per Akame aveva avuto quella reazione. La cosa lo lusingò e lo divertì. E decise di divertirsi ancora un po’.

“La raggiungo.”
Si lasciò cadere in basso. Lei urlò.

La fune a cui era assicurato rallentò con un solo tocco della sua mano e, con una discesa dolce, arrivò in piedi sul pavimento. Più leggero di Mary Poppins.

Intanto il sole era tramontato, la luce dorata si era estinta.

“Mi chiamo Ryoshi Ikeda. Tecnico delle luci e anche stuntman, se occorre.”

“La ringrazio per il suo intervento ma… ora le dispiace lasciare la sala? Vorrei lavorare e devo ritrovare la concentrazione.”
“Capisco. Il tempo stringe e la situazione attuale non è delle migliori: lei è ancora alla ricerca di Akoya e come se non bastasse avete perso Isshin. Non invidio affatto il Signor Onodera.


Ayumi registrò quel lei è ancora alla ricerca di Akoya con un vago senso di irritazione.

“Che cosa intendeva dire con quella battuta su Akoya?”
“Quello che ho appena detto. Opinione personale.”
“E lei che cosa ne sa?...”

Lui sembrava non aver colto la sua irritazione, e allora Ayumi decise di calcare la mano.

“Lei è un tecnico delle luci o un esperto di tecniche di recitazione? Ha letto l’opera di Ichiren Ozaki? Ha qualche consiglio da dare al regista sul mio conto? È mai stato nella Valle dei Susini?”

Il viso di lui si rabbuiò.

“Non sono tenuto a motivarle il mio giudizio. Le basti sapere che da lassù” e indicò il punto dal quale era sceso agilmente “C’è un’ottima visuale.”
Sganciò la fune dalla cintura che aveva in vita. Nella tasca della tuta da lavoro aveva un telecomando, che azionò. la fune salì lentamente mentre si riavvolgeva.

Ayumi pensò di sfuggita che forse aveva esagerato e tentennò un istante ma lui non le diede il tempo di scusarsi - perché lei voleva scusarsi con lui

“Buon proseguimento. Stia però lontana dai riflettori, domani mattina io e la squadra saremo qui sul presto e faremo ulteriori verifiche. Sono molto bravo nel mio lavoro” e si rivolse a lei enfatizzando ciò che diceva “Ma a volte è complicato farcela da soli. La saluto.”
Le voltò le spalle e guadagnò l’uscita.

Ayumi rimase a guardare quella figura alta e atletica che lentamente lasciava la sala. Nonostante i suoi compiti da operaio specializzato, aveva un bel portamento e anche una bella voce. I capelli scuri, tenuti un po’ lunghi, gli davano un vago aspetto da rockstar.

Un paio di occhi verdi, in bilico fra l’ironico e l’infastidito.

Un personaggio, senza dubbio.

 

****

 

Ryoshi, nello spogliatoio, ripiegò con cura la sua tuta. Lasciò un post it nella bacheca per avvisare i colleghi del riflettore che aveva rischiato di cadere addosso ad Ayumi Himekawa.

Prima di andare via, tornò indietro e lasciò un foglio appeso alla porta della sala prove, ora chiusa. Attraverso il vetro della porta, la vedeva china sulla riva del fiume a raccogliere erbe medicamentose. 

Chissà se aveva l’onestà di ammettere, almeno con se stessa, che qualcosa mancava alla sua Akoya.

Ma lui, in fondo, chi era per giudicare?
Che cosa ne sapeva?

Fuori, l’aria era piacevole.

Era l’aria ancora profumata e relativamente calda di metà settembre.  Decise di regalarsi una passeggiata a piedi invece di infilarsi subito il casco della moto e tornare a casa.

Infilò gli auricolari

Il suo cellulare squillò. Era un messaggio di Kiki, una sua ex  - ma non proprio ex -  con la quale ogni tanto si vedeva. Gli dava l’indirizzo di una abitazione privata al centro di Tokyo nella quale si stava svolgendo, a suo dire, un aperitivo  piuttosto noioso.

Kiki lavorava in una casa discografica che produceva idol. Roba per ragazzine urlanti, insomma. Nulla a che vedere con la musica.

Bene, non aveva alcuna intenzione di salvarle la serata. Che continuasse pure ad annoiarsi - o che si guardasse meglio intorno, magari se era fortunata poteva trovare qualcuno più annoiato di lei.

Quel tipo di gusti in fatto di divertimento li mettevano ai poli opposti, lui non amava certi ambienti e non li avrebbe amati neanche se fossero stati legati al suo lavoro.

E poi era tutto indolenzito, quel riflettore recuperato al volo pesava parecchio, senza contare lo spavento che si era preso.

Continuò a camminare e ben presto, quella che all’inizio doveva essere una semplice passeggiata si trasformò in un piccolo viaggio per la città.

Si fermò in un chiosco per mangiare qualcosa. 

Un panino e una coca cola veloci. 

Piano piano la tensione si sciolse, era veramente contratto. Per salvarle la testolina d’oro aveva rischiato uno strappo muscolare e lei stava a sindacare sul fatto che ancora fosse lontana dal suo personaggio. 

In un mondo perfetto lui non sarebbe stato certo lì a occuparsi di quelle luci, ma il mondo era tutto fuorché perfetto, specie il suo.

Così, proseguì nel suo peregrinare e andava sempre meglio. Più si allontanava da quella sala prove, meglio si sentiva.

A un certo punto si trovò all’interno di un parco, era grande e frequentato, nonostante fosse ormai buio. Si inoltrò lungo un viale alberato che sbucava su una specie di anfiteatro all’aperto.

Il palco era di cemento, sopraelevato, e la platea era composta da panche di legno. Ryoshi arrivò fin sotto la ribalta, allungò le braccia e si tirò su.

In piedi, osservava il vuoto immaginandolo pieno. 

Immaginava una vita diversa, un’altra possibilità.

Tornare a fare quello che amava fare, smettere di scappare da se stesso. Provarci, quantomeno.

Qua e là, seduto su quelle panche, c'era qualcuno che si era attardato, per una chiacchiera o per un gelato, come una coppia con due bambini al seguito che aveva proprio davanti agli occhi.

Distolse lo sguardo, come da prassi in situazioni come quella, mentre lo stomaco gli si stringeva in una morsa e un’onda di panico, da lontano,  lo minacciava.

Con un salto fu di nuovo giù in platea e riprese il suo percorso. 

Involontariamente, il passo ora era affrettato, voleva lasciare quel luogo e quell’ultima immagine che aveva impressa nella mente.

Il telefono squillò, era di nuovo un messaggio di Kiki. Non le aveva risposto.

Lei gli diceva che aveva lasciato il party e che stava andando a casa. Gli diceva che le mancava (ma per favore…!) e che aveva una gran voglia di vederlo da sola. 

No, meglio andarsene a casa.

Ritornò alla moto.



 

****

 

La mattina dopo, Ayumi arrivò alle prove sul tardi per un impegno presso la Daito. Si cambiò velocemente e nel corridoio notò che la stanza di Onodera aveva la porta aperta. Si affacciò per salutare e trovò il regista con l’assistente davanti a un tabulato che conteneva diversi numeri telefonici.

Onodera aveva un’espressione sconsolata, Onitsuka idem.

Onitsuka era al telefono

“Tutto chiaro, grazie.” e riattaccò “E con questo, sono cinque, tutti già impegnati. Sensei, credo che da qui in poi non convenga chiamare più nessuno ma indire velocemente un casting straordinario. Gli altri attori nella lista della selezione precedente saranno sicuramente bravi ma già non li avevamo considerati adatti alla parte di Isshin. Secondo me, dobbiamo procedere con una nuova ricerca.”
“E sia. Chiama Iwao Yamagishi e spiegagli la questione e che non dipende da noi.”

“E se chiedessimo un rinvio dello spettacolo?”

“Impossibile.”

Ayumi fece un passo indietro per non disturbare. 

La situazione era complicata e lei non poteva fare nulla se non continuare a lavorare come se nulla fosse. Si era accorta, il giorno prima, di come i suoi colleghi di lavoro l’avevano guardata male mentre Onodera spiegava la situazione e lei tornava ad allenarsi: la consideravano insensibile? Ma a lei dispiaceva eccome per Akame! Era un attore straordinario e con lui recitava benissimo. La cosa migliore che lei poteva fare era impegnarsi senza distrazioni, a maggior ragione ora che avrebbe dovuto parametrare la propria recitazione a un nuovo interprete. 

Lei era fatta così, le pagine andavano voltate e velocemente.

Entrò in sala prove e iniziò a fare davanti allo specchio la solita sessione di esercizi di respirazione.

Si era portata avanti con il lavoro la sera prima, era rimasta a provare fino alle 10. Istintivamente, dallo specchio, guardò alle sue spalle, in alto. C’erano diverse persone nel vano luci. Le sembrò di riconoscere il tecnico che la sera prima le aveva evitato un brutto incidente. Rabbrividì al pensiero di Chigusa Tsukikage che aveva perso un occhio ed era rimasta sfigurata proprio a causa di un carico che le era caduto addosso.

Forse doveva scusarsi e ringraziarlo.

Prima che potesse rifletterci meglio, si era già alzata in piedi e si era avvicinata a ridosso del punto in cui la sera prima lui era sceso come da un trapezio.

Guardò verso l’alto. Lui non si era accorto di lei, con uno sguardo attento e concentrato stava verificando la tenuta di certi ancoraggi al soffitto. Ogni tanto scuoteva la testa. Lei rimaneva sotto a osservare la scena, poi lo vide sparire.

Era impegnato, era evidente.

Fece per tornarsene al suo specchio quando una voce alle sue spalle la chiamò.

“Stava cercando me?”
Ryoshi Ikeda si tolse il casco di protezione liberando i suoi capelli scarmigliati, con un gesto cerimonioso, come se stesse togliendosi il cappello.

ll suo tono però era freddo, professionale.

Si era di nuovo calato dall’alto e stavolta non si dava arie da stuntman ma si poneva come un professionista tra le maestranze presenti agli studi.

“Salve. Sì, in effetti… Volevo ringraziarla per avermi evitato un brutto incidente, davvero. Ieri sera non sono stata molto affabile.”
“Non c’è problema.” rispose lui distrattamente, come se gliene importasse relativamente. “Ascolti, dove posso trovare il Signor Onodera?” aggiunse poi con una certa impazienza, sembrava andare di fretta.

“È nella sua stanza, la prima porta a sinistra del corridoio.”
“Grazie. Le anticipo ciò che sto per dirgli: per sistemare a dovere gli ancoraggi delle luci dobbiamo lavorare con la sala vuota. Oggi metteremo una serie di barriere per non farvi avvicinare alla zona pericolosa. Domani sarebbe meglio quindi sospendere le prove e lasciarci lavorare.”

“Se lo dice lei…” 

Ayumi era leggermente piccata da quei modi sbrigativi. Non era affabile neppure lui.

Lui rimise il casco e con un breve cenno di saluto si avviò verso il corridoio. 

Quando poco dopo rientrò, lei era seduta sul pavimento, a gambe incrociate a sciogliere i muscoli del collo, e le passò praticamente a mezzo metro. Ma andò diretto da colleghi a continuare il suo lavoro, e le sembrò tirare dritto come se lei non esistesse.

   
 
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