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Autore: lady lina 77    10/02/2026    1 recensioni
Fanfiction-seguito di Love is a dangerous fire. Nove mesi dopo la nascita della piccola Bella, Ross e Demelza devono tornare a Londra, lui atteso dal suo ruolo di parlamentare, lei ai suoi doveri, oltre che di moglie, verso la famiglia Boscawen. Lontani dalla loro confort-zone, sapranno Ross e Demelza fronteggiare le sfide che ha in serbo per loro la capitale? Ross sarà capace di combattere col doppio ruolo di Demelza, quello di moglie e quello di Lady Boscawen? E soprattutto, saprà accettare il ricordo che la capitale ha di sua moglie dei sette anni che li han visti divisi? E quanto inciderà il ricordo di Hugh Armitage fra di loro, quando la sua presenza rischierà di diventare pericolosamente reale? Questa storia parla di amore, maturità, unione di cuore e anima di due persone che hanno scelto di amarsi di nuovo anche se profondamente cambiate da eventi e lontananza e scoprirà come il loro rapporto è cresciuto con loro.
Genere: Introspettivo, Romantico, Sentimentale | Stato: in corso
Tipo di coppia: Het | Personaggi: Altri, Demelza Carne, Nuovo personaggio, Ross Poldark
Note: What if? | Avvertimenti: nessuno
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Lady Alexandra Armitage, chiamata affettuosamente Alix dai suoi familiari, camminava sulla spiaggia dei Poldark che portava alla Wheal Grace godendosi la gentile e tiepida brezza di fine estate. Ormai quei luoghi le apparivano familiari e la visione del mare le metteva pace, amava camminare sulla riva in solitudine, persa nei suoi pensieri. Era immenso il mare, tutto da scoprire, sempre mutevole, mai uguale al giorno prima. Capiva perché suo figlio lo avesse amato tanto, scegliendo la carriera di tenente di marina al posto di quella politica voluta da suo zio. La vita in Cornovaglia glielo ricordava spesso, a volte dolorosamente, a volte con tenerezza mischiata a nostalgia.

Viveva lì, in quella interminabile vacanza, nella dimora acquistata da suo fratello, da quando Ross e Demelza si erano sposati ormai più di un anno prima ed era tornata a Londra con loro solo per il Battesimo della piccola Isabella-Rose in primavera.

Ross, Demelza e i bambini avevano vissuto per lo più a Nampara da allora, a parte quella piccola incursione nella capitale per far battezzare la piccola ma poi Falmouth aveva concesso loro di tornare in Cornovaglia. Suo fratello era un uomo del fare, inflessibile e dedito al dovere, ma aveva capito, compreso quanto i Poldark avessero bisogno di riappropriarsi della propria vita nella loro terra e aveva fatto in modo di concedere loro una dispensa che permettesse a Ross  di stare lontano dal Parlamento per più di un anno. Alix sorrise, Falmouth era davvero cambiato grazie a Demelza e ai bambini e con loro aveva imparato a mettere al primo posto la famiglia e le sue esigenze. Era stata felice di rimanere lì, mentre suo fratello faceva avanti e indietro nella capitale per seguire i suoi affari e quelli che Demelza aveva lasciato in sospeso dopo il viaggio in Scozia e la proposta di matrimonio di Ross. Si era goduta i bambini, aveva potuto stare accanto a Demelza che per lei era come una figlia e aveva visto pian piano quella nuova famiglia riformarsi, ognuno col suo ruolo, in armonia.

Le sarebbe spiaciuto tornare a Londra, ma era ormai quasi ora, a settembre tutti sarebbero partiti e Ross sarebbe tornato in Parlamento. Alix era un po’ tesa, Ross e Demelza erano felici ed affiatati nella loro casa, nella loro terra, ma Londra rappresentava una sfida. Era abbastanza vecchia da immaginare le difficoltà, soprattutto di Ross, nel vivere in un ambiente dove Demelza sapeva muoversi benissimo ma che lui sentiva molto poco incline alla sua personalità. A Londra Ross e Demelza si erano frequentati poco, di nascosto per lo più, mai insieme davanti alla società. Si amavano e sperava che avrebbero affrontato insieme, in armonia, quella sfida che li avrebbe visti lontani dalla loro confort zone ma Alix sapeva anche quanto, a Ross, Demelza avrebbe potuto sembrare estranea nella veste di rappresentante dei Boscawen. 

Sospirò a quel pensiero, allungando il passo verso la Wheal Grace prima che facesse buio.

Quando arrivò vi trovò una faccia conosciuta, Zachy Martin, che aveva visto spesso con Ross o a Nampara o attorno alla miniera, nelle rare volte in cui vi era venuta con Demelza. Era il braccio destro di Ross e probabilmente uno fra i suoi migliori amici.

Zachy spalancò gli occhi quando la vide, diventando rosso paonazzo in viso. “Su… Sua maestà… sua signoria?”.

Alix rise. “Potete chiamarmi semplicemente Alexandra. E non sono la regina, tranquillo”.

Zachy annuì, pulendosi il viso dalla polvere con la mano, imbarazzato di trovarsi davanti a ‘un pezzo grosso’ della società londinese. “Avete bisogno…”.

“Del capitano Poldark, se non disturbo”.

Zachy non rispose, le fece solo segno di seguirlo nel piccolo ufficio di Ross e poi corse nella miniere come un topo in fuga da un gatto, pieno di imbarazzo. Parlare con dei nobili lo metteva spesso in agitazione, non sapeva mai come fare e come farlo correttamente.

Ross, che lavorava al primo livello, fu sorpreso di sapere chi era venuto in visita. Lasciò il rame che stava visionando a due minatori e a Zachy e salì di sopra usando una angusta scaletta.

Era stupito, sapeva che la donna amava passeggiare sulla spiaggia ma mai si era spinta fino alla Grace, non da sola almeno. Solo un paio di volte ci era stata, insieme a Demelza.

Quando la vide, Ross le sorrise, pulendosi il viso con uno straccio. Era decisamente impresentabile. 

La donna sorrise timidamente. “Vi disturbo?”.

“No, affatto. Cosa vi porta in questo luogo così pieno di polvere?”.

Lei alzò le spalle. “Un luogo ancora più impolverato, il salotto di casa mia”.

Ross si accigliò. “Cosa?”.

Alix sospirò. “La sera inizia a fare freschetto e stamattina il maggiordomo ha tentato di accendere il camino. Non si è propriamente… acceso… ha solo riempito di fumo la casa. Non so chi chiamare, a chi chiedere cosa ci sia che non va e voi siete…”.

Ross percepì il suo imbarazzo per quella incursione e le sorrise. “Probabilmente la canna fumaria non è stata pulita”.

“Va fatto?”.

“Ogni anno, signora, o almeno dopo un lungo periodo di inattività. Datemi dieci minuti per rendermi presentabile e poi, se vorrete, andremo insieme a dare un occhio. Se il camino è rimasto spento tutta estate, è normale che possa succedere quello che è successo”.

“E il vostro lavoro qui?”.

Ross le strizzò l’occhio. “Sono il capo, non devo chiedere il permesso per allontanarmi”.

Venti minuti dopo camminavano sulla spiaggia, diretti al sentiero che poi avrebbe condotto alla strada che portava alla dimora comprata da Alix e Falmouth. La donna guardò il mare, nostalgica ed assorta. “Sapete, amo stare qui, il mare mi ricorda Hugh… Non capivo perché avesse scelto la marina, allora, credevo fosse un capriccio per non assumersi le responsabilità che il casato esigeva. Ma ora capisco, il mare è così affascinante, selvaggio, imprevedibile…”.

Ross si irrigidì, parlare di Hugh era qualcosa di ancora difficile per lui e raramente aveva affrontato il discorso con Demelza, se non quando era stato strettamente necessario farlo. Ed era capitato raramente dopo il matrimonio. La riconciliazione con Demelza era stata completa, erano felici, si amavano senza più nessuna ombra fra loro ma era consapevole che c’erano parecchi buchi da riempire di quei sette anni di lontananza, buchi che al momento non si sentiva pronto ad affrontare perché, immaginava, sarebbero stati anche dolorosi proprio perché attinenti a Hugh e al suo rapporto con Demelza. Avrebbe sempre fatto male immaginare quell’uomo accanto alla donna che per lui era tutto. Però Alix non c’entrava nulla. “Sì, il mare è tutto questo e anche di più. A me a volte, quel suo furioso su e giù…”.

Alix rise. “Non ditemi che soffrite il mal di mare”.

Ross arrossì. “A volte. Non ditelo a nessuno, soprattutto a Daisy. Lei si diverte un sacco quando la porto in barca col mare mosso”.

“Il mare mosso è selvaggio come la mia nipotina” – sussurrò Alix, orgogliosa. “Comunque non lo dirò a nessuno. Si vede che amate la vostra terra e quanto preferiate stare qui piuttosto che nei salotti di Londra”.

Ross sospirò. “Ciò che a voi sembra, è pericolosamente vicino alla realtà”.

Alix sorrise. “E’ una fortuna che voi sappiate fare tante cose. Parlo del camino, mi dispiace disturbare. A Londra ho tanta gente a servizio che si occupa di tutto, ma qui…”

Ross sentì di doverla tranquillizzare. “Non è un problema, sentitevi libera di chiedermi qualsiasi cosa. Sono in debito con voi talmente tanto che mi ci vorrebbero mille vite per ripagarvi di ciò che avete fatto per anni per Demelza e i nostri figli. Li avete accolti, sorretti, protetti, amati, siete stati una famiglia quando erano soli”.

Alix scosse la testa. “La verità è che siamo noi a sentirci in debito con Demelza. Ha riportato vita e luce nella nostra casa e nelle nostre vite, senza lei e i bambini saremmo sprofondati in un baratro dopo la morte di Hugh. Se siamo vivi, sereni e pieni di speranza è perché lei ci ha dato un futuro in cui credere ancora. Mi piace stare qui, nella terra dove Demelza è nata. Vorrei farle tante domande sul suo passato, ma lei sembra sempre irrigidirsi un po’ quando vado sull’argomento”.

Ross sospirò. “Demelza si sente sempre a disagio a parlare delle sue origini ad Illugan, quella sensazione di non essere all’altezza non la abbandona mai”.

“Com’era da bambina, Ross? Quando l’avete conosciuta? La sua famiglia d’origine abita ancora qui?”.

Ross pensò a quei giorni lontani. “Demelza è nata ad Illugan e ci siamo conosciuti che aveva quattordici anni. Com’era? Selvaggia, irrazionale, affascinante, leale, testarda ed imprevedibile. Proveniva da un ambiente difficile, padre alcolizzato e violento, madre morta troppo presto, tanti fratellini di cui si prendeva cura da sola nonostante fosse lei stessa ancora una bambina. A volte, ancora oggi, mi chiedo come abbia fatto a crescere e ad essere tanto meravigliosa dopo tanta violenza subita da piccola. Chiunque ne sarebbe uscito spezzato ma lei no… Quando l’ho conosciuta non immaginavo che quello sarebbe stato il giorno più fortunato della mia vita. Ci sarebbero tante cose da dire di lei ma credo sia giusto, se se la sentirà, che ve le dica Demelza, non io”.

Alix annuì. “Suo padre vive ancora qui? Avete rapporti?”.

“Non so nulla di lui, grazie al cielo non lo vedo da anni”.

Alix capì che per Ross il discorso era chiuso e quindi tornò alla faccenda del camino. “Se al vostro posto ci fosse stato Hugh, il mio camino sarebbe rimasto spento per sempre. Non capiva nulla di queste cose, era un letterato”.

“E un marinaio” – la corresse Ross.

Alix rise. “Era bravo a fare i nodi, l’unica cosa manuale che gli riuscisse bene. Ma, anche se me ne intendo poco, dubito che saper fare nodi avrebbe risolto il problema del mio camino”.

Anche Ross rise. “No, direi di no”.

Alix lo prese a braccetto. “Sapete, inizio a considerare anche voi, dopo tutto questo tempo, un po’ come un figlio”.

Ross non seppe come rispondere, erano stati davvero pochi i momenti in cui si era sentito figlio di qualcuno, momenti lontani e ormai sbiaditi. Le accarezzò una mano, gentilmente, aiutandola a fare la salita che avrebbe portato dalla spiaggia al sentiero.

Quando arrivarono a casa Boscawen, Ross trovò il salotto pieno di fuliggine e il povero maggiordomo di Alix che stava scopando in terra. Sospirò, avvicinandosi al camino per guardarci dentro, usando il lungo bastone della scopa per verificare che non ci fosse qualcosa ad ostruirlo. E qualcosa sentì, tanto che spingendo il bastone, non riuscì a mandarlo oltre una certa altezza. Ross si bloccò, smise di forzare, si tolse la camicia per non sporcarla e, a petto nudo, si accovacciò nel camino per guardare su, tentando di tastare la canna fumaria con la mano. “Ohoh, credo che qualche uccello ci abbia fatto un nido, qui dentro, non riesco ad arrivarci con le mani e il condotto è bloccato. Devo tornare domani portando qualche amico ad aiutarmi e dell’attrezzatura per sbloccare la canna fumaria” – disse infine, rimettendosi la camicia e alzandosi in piedi.

Alix guardò lui, il camino e poi ancora lui. “E come la risolverete? Distruggerete il nido di una povera madre uccello?”.

Eheh, Ross sudò freddo, le donne a volte erano capaci di essere troppo sentimentali… “L’alternativa è soffrire il freddo”.

“Promettetemi che farete piano e sposterete il nido in un posto sicuro in modo che le uova si possano salvare”.

Ross alzò gli occhi al cielo. Avrebbe potuto spiegarle che una volta toccate da un essere umano, le uova sarebbero state rifiutate dalla madre, ma temeva di sconvolgerla troppo. “Farò del mio meglio” – disse infine, vago. “E per stasera e stanotte, sarete nostra ospite. Demelza e i bambini saranno felici di vedervi e il nostro camino funziona perfettamente”.

“Non vi disturberò?”.

Ross le sorrise. “No, niente affatto”.

Lasciarono la casa alle cure del maggiordomo e della cameriera, l’unico personale che Alix avesse assunto per i suoi bisogni, e a piedi si incamminarono verso Nampara.

“Sapete davvero fare di tutto, Ross”.

“La vita mi ha insegnato a imparare in fretta e ad essere autonomo”.

Alix lo prese ancora sottobraccio. “A Londra abbiamo molte persone al nostro servizio per fare qualsiasi lavoro manuale, vi troverete bene nella nostra casa e sarete assolutamente comodo. Mi spiace solo che siate rimasti saldi nella scelta di dormire nel cottage in giardino e non in casa”.

Ross sospirò. “Il cottage andrà bene e farà bene a me e Demelza. In casa ci sarebbero troppi ricordi per lei e troppi fantasmi per me”.

Alix si fece seria. “I ricordi non fanno male se vissuti nel modo giusto e a volte i fantasmi esistono solo nelle nostre teste”.

“Può darsi, ma sono fastidiosi”.

Alix strinse la presa sul suo braccio. “Demelza è felice e vi ama e voi amate lei. Solo questo conta. Per me, lei è come una figlia e anche se sono la madre di Hugh, sono felice che voi siate rientrato nella sua vita e vi prendiate cura di lei e dei bambini. Siete un uomo in gamba, Ross, non temete confronti e paragoni perché di certo Demelza non ne fa”.

“Lo so, non è lei il problema infatti. Il problema sono io. Ma desideriamo entrambi un posto solo nostro, vicino a voi ma indipendente. Di giorno vi occuperemo la casa, state tranquilla. Ma la sera, ce ne andremo nella nostra”.

Alix non disse nulla. Se loro erano felici così, era giusto proseguissero su quella strada.

 

 

Quando Ross arrivò a casa con Alix, Demelza stava inseguendo la piccola Bella che, gattonando, con l’energia dei suoi 8 mesi vita, si era infilata sotto lo stipite della credenza. La piccola aveva i capelli scuri di Ross e gli occhi verdi di Demelza, un visino tondo, una voce e una fame parecchio incisive e il sederino e le gambe piuttosto cicciotte. Aveva l’argento vivo addosso e sembrava desiderosa di crescere quanto più possibile per unirsi ai giochi dei fratelli e delle sorelle.

Jeremy aveva ormai dodici anni, era un ragazzino ancora infantile, a tratti, ma sempre responsabile nei confronti dei fratellini più piccoli. Amava pescare, andare in barca, ma per il momento Ross non gli aveva consentito di uscire in mare da solo. E poi adorava tutto ciò che era scienza, tanto che spesso aveva iniziato a punzecchiare quel padre che conosceva da poco, circa la necessità di un motore a vapore o a carbone per le pompe della Grace. Jeremy aveva legato con Ross in modo graduale e Ross aveva lasciato al bambino i suoi tempi per aprirsi e imparare a conoscerlo. Adorava ascoltarlo e parlare con lui di cose da grandi, della Grace, del rame, delle sue idee che forse ai suoi occhi meno disincantati e più adulti sembravano assurde ma che al ragazzino sembravano grandiose. Jeremy aveva amato l’anno e mezzo trascorso in Cornovaglia, si era fatto molti amici fra i figli dei minatori e passava la giornata in spiaggia a giocare. Sarebbe stato difficile riabituarsi ai ritmi di Londra ma Jeremy aveva asserito che non vedeva l’ora di rivedere Gustav, il suo migliore amico e che quindi sarebbe andato bene anche tornare nella capitale.

Clowance, nove anni, incredibilmente, si era abituata ancor prima di Jeremy alla vita più semplice della Cornovaglia. Dotata di una eleganza e grazia naturali, aveva scoperto la bellezza dei giochi, del correre all’aria aperta, della vita semplice e con meno regole e, se inizialmente era stata quella che più aveva rifiutato Ross, ora era quella che silenziosamente ne cercava più spesso il contatto fisico. Voleva sedersi vicino a lui a tavola e spesso si sedeva sulle sue gambe quando, di sera, Ross insegnava ai bambini più grandi come giocare a scacchi o dama.

Valentine si era irrobustito ma ancora non era particolarmente veloce nella corsa, tanto che spesso preferiva stare a casa con Demelza e Bella piuttosto che correre fuori coi fratelli. Di natura timida, a lui bastava avere qualcuno vicino e adorava Demelza, tanto che era il suo aiutante più fidato nella gestione della sorellina Isabella-Rose.

Per quanto riguardava i gemelli, avrebbero compiuto sei anni a dicembre e il ritorno a Londra avrebbe segnato per loro l’inizio degli studi col precettore. Finiti i tempi delle mattinate al parco di Kensington con Prudie, si apprestavano anche loro a diventare grandi. Demian, sempre coi pastelli in mano, sembrava entusiasta della cosa, convinto che avrebbe disegnato tutto il giorno e Ross e Demelza non avevano avuto animo di dirgli che non sarebbe stato così. Daisy invece metteva il muso ad ogni accenno agli studi, asserendo che lei voleva essere una piratessa e che i pirati veri non andavano a scuola. Sempre dissacrante e sfuggente, in Cornovaglia era diventata la monella della zona, la capa indiscussa di tutti i bambini che bazzicavano fra spiaggia e miniere e la più entusiasta della vita all’aria aperta.

Quando Alix arrivò con Ross, i bambini ne furono sorpresi e felici. “Nonna!”.

Alix entrò in casa, salutando in imbarazzo. La buona educazione la faceva sentire in difetto nelle improvvisate ma Demelza le andò incontro abbracciandola e facendola sentire a suo agio. “Alix, che sorpresa, erano alcuni giorni che non venivi a farci visita”.

“Sto iniziando a fare i bagagli, anche se manca qualche settimana alla partenza, mi piace fare le cose con calma. Ma oggi ho dovuto andare da tuo marito a chiedergli aiuto”.

Demelza osservò Ross, arrivato dietro la suocera, e prima di chiedergli qualcosa lo baciò sulle labbra come sempre, quando tornava a casa. “Che è successo?” – chiese.

Ross le spiegò la faccenda del camino e Demelza e i bambini furono contenti di avere Alix ospite per la notte. La signora Gimlet andò subito a prepararle la stanza degli ospiti dietro la biblioteca e cenarono insieme chiacchierando di cosa avrebbero fatto i bambini nelle ultime settimane in Cornovaglia.

Dopo cena, come sempre, Ross si mise a tavola con Jeremy, Valentine e Clowance seduta sulle sue ginocchia, per insegnar loro a giocare a dama mentre i gemelli, sotto il tavolo, si divertivano a disturbarli. 

Alix, seduta sul divano vicino a Demelza, osservò l’uomo che tentava di spiegare ai bambini le regole del gioco. “Ci vuole pazienza, la dama è un gioco di strategia”.

Demelza, che cullava Bella ormai addormentata, annuì. “In realtà era partito con l’idea di insegnar loro a giocare a scacchi ma gli scacchi sono parecchio difficili, le spiegazioni lunghe e Ross non è uno da grandi discorsi. Quindi ha optato per la sua sopravvivenza e ha virato sulla dama, che è più semplice. La sera si sfidano sempre, Valentine con Jeremy e Ross in squadra con Clowance. E’ il loro rito prima di andare a dormire”.

“E’ davvero bello stare da voi, sono contenta di vederti così serena, tesoro mio” – sussurrò Alix accarezzandole la mano. “Spero sarà così anche a Londra. Avrai così tanto da fare lì, ricordo bene quanto tu fossi occupata prima che Ross arrivasse nella tua vita”.

“Ce la farò” – sussurrò Demelza, osservando suo marito con orgoglio. “E poi ora non sarò più sola”.

Alix la osservò attentamente. A Londra, Demelza teneva spesso i capelli raccolti o chiusi in una coda di cavallo o in una treccia, in Cornovaglia invece li teneva sempre sciolti. Sembrava un’altra donna in quella terra dove era nata, più serena, sbarazzina, semplice. “Dovrai abituarti nuovamente a tenere i capelli raccolti, a Londra”.

Demelza rise. “Non so, forse solo nei balli. A Ross piacciono sciolti e anche io mi ci trovo più a mio agio.

“A lui sembrerai tanto diversa quando arriverete laggiù”.

Demelza si incupì per un attimo, anche lei aveva qualche timore a riguardo. Ross a Londra, quando si erano frequentati, l’aveva vista solo nelle vesti di amante nel cottage ma raramente avevano vissuto insieme, da coppia, nella capitale. Sarebbe stato tutto nuovo per lui e lei sperava di saperlo guidare e far sentire sicuro.

Alix interruppe il suo flusso di pensieri. “Sai che Ross è davvero un uomo virile? Ci credo che tu non l’abbia mai dimenticato”.

Judas! Demelza, rossa in viso, si voltò verso di lei con gli occhi sgranati. Alix aveva usato la parola ‘virile’? “Cosa?”.

Alix ridacchiò davanti al suo imbarazzo. “Prima, a casa mia, per guardare il camino si è tolto la camicia. Beh, Demelza, sarò vecchia ma ancora non sono cieca, è un uomo notevole…”.

Sì, aveva sentito bene… Demelza tossicchiò, imbarazzata. Alix, sotto quelle vesti, non l’aveva mai vista, stava scoprendo una donna totalmente nuova. Poi guardò Ross e sì, dovette darle ragione. Era virile, appassionato, bello. Alix non immaginava nemmeno quanto… Arrossì di nuovo, stavolta per ben altri motivi. E desiderò che l’ora di andare a letto arrivasse presto.

La piccola Bella si agitò nel sonno, rannicchiandosi contro il petto della madre. Alix le accarezzò un piedino, sorridendo. “E’ uno splendore”.

“Già” – sussurrò Demelza, baciandole la testolina.

Alix la osservò, incuriosita. “Prima, quando siamo arrivati… Tu e Ross vi siete baciati sulle labbra. Non vi imbarazza farlo davanti ai bambini?”. Per una donna come lei, a cui avevano insegnato che le manifestazioni d’affetto erano questione privata, quel comportamento sembrava quanto meno bizzarro.

Ma Demelza la stupì ancora. “No, non ce ne vergogniamo e non si vergognano i bambini. Lo abbiamo sempre fatto, non c’è nulla di male e non desideriamo che crescano pensando che l’amore sia qualcosa da tenere nascosto. Con la nostra storia, credo che per i bambini sia importante vedere che ci amiamo e che questa famiglia è stata ricostruita su basi stavolta solide”.

Alix non rispose come faceva spesso quando Demelza gli spiegava il suo punto di vista con poche, semplici parole che capovolgevano tutte le sue certezze.

“Nonna”.

La voce di Daisy fermò il suo flusso di pensieri. “Dimmi tesoro”.

“Se papà domani mattina viene a sistemarti il camino, allora non potrà venire con me a tenere pulita la nostra spiaggia?”.

Demelza sospirò. Ogni mattina Daisy, che fra i bambini era quella che si svegliava prima di tutti, assieme a Ross aveva preso l’abitudine di andare in spiaggia per pulirla di tutto quello che la marea aveva portato nella notte. Era un rito tutto loro che a entrambi piaceva molto e avevano davanti pochi giorni per poterlo fare prima del ritorno a Londra. “Lo farete nel pomeriggio”.

Daisy non sembrò troppo felice, ma Ross la raggiunse, prendendola in braccio. “Domani pomeriggio, sì. Così se farà caldo, potremo anche fare il bagno nel mare, ti va? E magari verranno anche la mamma e quei pigroni dei tuoi fratelli che al mattino dormono fino a tardi”.

A Daisy l’idea piacque e si fece rimettere a terra, tornando sotto il tavolo dove Demian stava disegnando qualcosa su un foglio.

Demelza sorrise, incrociando lo sguardo di Ross che le sorrise di rimando.

Alix a quel punto si alzò dal divano. “Credo sia ora che mi ritiri nella mia stanza”.

Ross annuì. “Domattina chiederò a Zachy e a un altro paio di uomini di darmi una mano, sistemeremo il camino e potrete avere entro sera una casa calda”.

“Grazie Ross” – rispose Alix, grata.

 

 

Un paio d’ore più tardi Nampara era sprofondata nel silenzio. I bambini dormivano, i servitori anche e Demelza se ne stava a letto in attesa di Ross, leggendo un libro.

Quando suo marito arrivò, alzò lo sguardo incuriosita. “Dov’eri finito?”.

Lui sbuffò, togliendosi i pantaloni di dosso e rimanendo solo con la camicia da casa. “Ero nella stalla a cercare l’occorrente per il camino. Dove diavolo abbiamo messo gli attrezzi?”.

Demelza ridacchiò. “Nella stalla”.

“Non c’erano”.

“Sì che ci sono, solo che voi uomini non sapete trovare nulla che non sia più in la del vostro naso”.

Ross si mise sotto le coperte. “Ho spostato tutto, non li ho trovati”.

Demelza sospirò. “Domattina ti aiuterò a cercarli e vedrai che per magia, compariranno lì dove sono sempre stati, nella stalla”.

“Che stai leggendo?” – chiese Ross, osservando il libro fra le mani della moglie.

“Nulla di che, in realtà stavo pensando al ritorno a Londra, agli studi dei bambini e al fatto che i gemelli…”.

Ross si tirò su di scatto. “No, no e ancora no!”.

“Non sai nemmeno cosa sto per dire” – borbottò lei.

Ross le diede un leggero pizzicotto sulla guancia. “Oh si che lo so! E no, i gemelli non ritarderanno l’inizio degli studi, han quasi sei anni, l’età giusta”.

“Non se la sentono di studiare, sono ancora piccoli”.

Ross sospirò. “Nemmeno io facevo i salti di gioia all’idea di andare a scuola ma non l’ho certo avuta vinta dai miei genitori. Togliti di testa che siano ancora i piccoli della casa, il tuo compito di madre è farli diventare grandi, non quello di tenerli sempre bambini”.

Lei si imbronciò. “Hai ceduto alle pressioni di Falmouth!”.

“No, cedo al buon senso, mia cara!” – le rispose. “Sai che adoro quando ti imbronci? E’ un lato del tuo carattere che hai sviluppato nei nostri sette anni di lontananza quando qualcuno non fa come vuoi. Sei adorabile col muso lungo, amore mio”.

Lo disse in tono di sfida, guadagnandosi una cuscinata in faccia. “Certo, perché prima che tu tornassi, tutti adoravano assecondarmi”.

“Più che altro, temevano di contrariarti” – scherzò lui – “E sappi che stai decisamente uccidendo il mio umore romantico di stasera con questi discorsi”.

Umore romantico, è? Demelza lo osservò, decisa a vendicarsi. 

Ross riempì un bicchiere che teneva sul comodino con l’acqua della brocca, bevendo. E in quel momento lei decise che il momento era quello giusto. “Alix prima mi ha detto di trovarti virile”.

Lo disse mentre lui beveva, rischiando di farlo ingozzare e soffocare.

Ross tossì, diventando rosso in viso, mentre Demelza gli dava una sonora pacca sulla schiena. “Va meglio, AMORE?”.

Questa volta fu lui a tirarle una cuscinata in faccia. “Sei impazzita?!”.

“Più che altro soddisfatta, caro il mio uomo virile”.

Ross la osservò, imbarazzato. “Santo cielo…”. Questa cosa detta da Alix lo destabilizzava parecchio, tanto che si chiese come avrebbe potuto guardarla ancora in faccia senza arrossire. Avrebbe voluto chiederle quando e perché lo avesse detto ma Demelza si era già voltata di lato, pronta a dormire. “E no, amore mio, non te la caverai così”.

“Che vuoi che ti dica ancora? Oggi Alix ti ha visto senza camicia a casa sua e ha fatto una semplice considerazione. Che io approvo, fra l’altro”.

Ross fece un sorrisetto impertinente. “Davvero?”.

Demelza rise. “Perché credi che ti abbia sposato di nuovo?”.

Interessante… Ross si chinò su di lei, baciandola sul collo.

Demelza, scherzosamente, tentò di spingerlo via. “Non avevi detto che avevo ucciso il tuo umore romantico?”.

“Oh, mi ci vuole poco a resuscitarlo e d’altronde saresti sciocca, con un uomo virile nel letto, a non approfittarne”.

Demelza si voltò, permettendogli di baciarla sulle labbra. “E se Alix ci sentisse?”.

Ross sospirò, deciso a non farsi scoraggiare. “Alix ha avuto un figlio, sa cosa succede nella camera da letto di due sposi…”.

Demelza gli si arrese, baciandolo con passione. “Ottima argomentazione, potresti fare l’avvocato”.

Ross fece scorrere le mani sotto la sua camicia da notte, accarezzandola. “Al momento ho altre priorità”.

Demelza non ebbe la forza di rispondergli. Si abbandonò a lui e alla passione, mentre il resto della casa dormiva tranquillo. L’ultimo pensiero coerente fu che sì, Ross era un uomo terribilmente virile e passionale, sua suocera aveva ragione.

Molti minuti dopo, nudi e soddisfatti, giacevano uno fra le braccia dell’altro, sereni, coperti solo da un sottile lenzuolo.

"Ross, hai mai pensato che avremmo potuto non incontrarci mai più?" – sussurrò Demelza che, a poche settimane dal ritorno a Londra, si era spesso fermata a pensare alla loro separazione che sembrava insanabile fino a che non si erano ritrovati quasi fortuitamente nella capitale. Di solito era dopo aver fatto l’amore che parlavano di cose importanti, quando l’intimità dei loro corpi si sovrapponeva all’intimità della loro anima. 

Abbracciato a lei, mentre il camino scoppiettava allegramente, Ross si sentì rabbrividire. "Sì, ci ho pensato... Avrei potuto non accettare di partecipare alle elezioni, avrei potuto scegliere di non partire, avrei potuto non farmi trascinare al matrimonio di Margarita ed Edward dove ti ho rivista e tu avresti potuto decidere di scatenarmi addosso tutte le guardie di casa Boscawen, cosa che inizialmente volevi fare...".

Demelza fece scorrere le dita della mano sul petto nudo e muscoloso di suo marito. Alix aveva ragione, dannatamente ragione circa il fascino di Ross... "Sì, vero. Ma tu non ti sei arreso, non mi hai lasciato scelta e mi hai fatta cedere su ogni mio proponimento. E sono felice che tu non abbia lasciato perdere anche se tutto ti era contro".

Ross deglutì osservando il soffitto. "In realtà c'è stato un momento in cui avevo quasi deciso di scappare e tornare in Cornovaglia".

"Quando?".

"Un paio di giorni dopo averti vista coi nostri figli al matrimonio. Tu non sapevi ancora della mia presenza a Londra e io ero ancora talmente confuso e scioccato... Non te l'ho mai detto ma prima del nostro incontro alla gara di trotto, io ti ho vista un'altra volta senza che tu lo sapessi, del tutto casualmente... Ho rimosso quel giorno perché mi hai fatto paura, HO avuto paura vedendoti e te ne sto parlando ora solo perché sei andata sull'argomento".

Demelza alzò il viso, incuriosita e vagamente turbata anche se non ce n'era motivo visto che erano passati anni e loro ormai erano felicemente sposati. "Paura di me? Quand'è che mi avresti vista?".

Ross prese un profondo respiro, stringendola nuovamente a se come se avesse paura che potesse svanire. "Erano passati tre, quattro giorni dal matrimonio e Valentine aveva la febbre. Non volevo uscire, dopo averti rivista volevo solo rintanarmi in casa a rimuginare su ciò che avevo scoperto. Ma dovevo andare in erboristeria per i farmaci per Valentine e senza saperlo, sono passato davanti al centro di tiro con l'arco dove tu prendevi lezione. Quel giorno eri lì, ho sentito la tua voce e ti ho vista dalla recinzione. Avevi la coda di cavallo e indossavi dei pantaloni neri molto attillati, degli stivali che ti arrivavano al ginocchio e una camicia lunga e larga che ti eri legata in vita con un nastro. Eri assolutamente magnifica, bellissima e sembravi felice...". La mente di Ross parve fargli rivivere quel momento come se lo stesse vivendo in quel momento.

 

 

 

"Voglio provarci!".

Due semplici parole ma Ross avrebbe potuto riconoscere la sua voce fra mille. Si voltò e la vide, ritta e decisa, davanti a dei bersagli di un centro di tiro con l'arco. Dopo quasi sette anni di nulla, era la seconda volta in pochi giorni che per caso lei gli compariva davanti. Si fermò e si mise dietro alla siepe più alta per guardarla senza essere visto, anche se faceva male. Teneva una faretra a tracolla che conteneva, poggiata sulla schiena, diverse frecce. E in mano stringeva un arco. Frequentava quel club esclusivo? Le parole di Basset gli risuonarono nella mente... "Lady Boscawen... Non guardarla a quel modo Ross, lei non puoi permettertela".

Davanti a Demelza c'era un giovane ragazzo biondo che sembrava piuttosto in difficoltà. "Lady Boscawen, Demelza… è pericoloso farlo e io consiglierei di proseguire con le nostre lezione da fermi".

Demelza parve non ascoltarlo. "Lo ha fatto pure Sir Spencer, perché non posso farlo io?" - insistette, avvicinandosi a un cavallo che era stato legato alla staccionata. Un magnifico purosangue nero.

Il ragazzo insistette. "Se cadi, se ti fai male, lord Falmouth, i Boscawen... Demelza, sii un pò ragionevole".

A quel punto Demelza fece qualcosa che gelò Ross sul posto, facendogli dubitare che fosse davvero lei. La vide guardare il ragazzo con una strana espressione sul viso, una espressione che non gli aveva mai visto, l'espressione di una donna non più abituata a ricevere dei no, una donna perfettamente consapevole che nulla poteva esserle precluso o negato. Quell'espressione non era mai, MAI appartenuta a Demelza.

La vide ignorare gli avvertimenti e salire a cavallo impugnando l'arco. "Fammi provare. Mio marito mi ha raccontato la storia di Robin Hood, lui era un maestro nel tiro con l'arco, sapeva scoccare frecce in ogni situazione. Voglio farlo anche io. Non è pericoloso, non c'è più nessuno che rischi di infilzare".

Il cuore di Ross sentì una fitta... Suo marito... 

Il ragazzo allargò le braccia. "Demelza, potresti cadere da cavallo".

"Sono un'ottima cavallerizza".

Lui sospirò "Quando il tenente Armitage ti ha parlato di Robin Hood, sono certo, non voleva paragonarti a lui. Se mi permetti, c'è una sottile differenza fra la sua abilità e la tua e...". 

Non poté finire. Demelza smise di starlo a sentire, spronò il cavallo a partire e a velocità sostenuta galoppò come un uomo per tutto lo sterrato del club, in modo circolare. Fu solo quando fu tornata quasi davanti al bersaglio che lasciò le redini, impugnò l'arco che teneva sulle spalle, estrasse una freccia e la scoccò.

Ross trattenne il fiato, stava facendo qualcosa di assolutamente folle e pericoloso. E anche il suo istruttore parve sul punto di cadere a terra per quanto le gambe gli tremavano.

La freccia colpì il centro, diretta, precisa.

Demelza riprese in mano le redini e rise, soddisfatta. Poi saltò giù dal cavallo, mollando in mano al ragazzo sia l'arco che la faretra con le altre frecce. "Che dicevi su Robin Hood? Credo che a breve dedicheranno anche a me qualche ballata. Ciao Daniel, ci vediamo alla prossima lezione".

Lo superò senza che il povero biondino riuscisse a dire qualcosa, uscì sulla strada e Ross dovette nascondersi dietro a una pianta per non essere visto.

Demelza si stiracchiò e poi si sciolse i capelli, facendoli ricadere morbidi sulla schiena. Mosse il viso per liberare dai ciuffi le guance e la fronte e lo fece in un modo che, ancora, non le era mai appartenuto. Sensuale, di una donna sicura di se stessa e della sua posizione nel mondo, consapevole di essere bella e potente.

Demelza era andata avanti senza di lui, era felice, serena, realizzata. Cosa avrebbe voluto dirle? Cosa le poteva importare di lui? Ross si rese conto che per tanti anni lui non aveva vissuto se non nel suo ricordo mentre lei... lei era andata avanti, era risorta dalle ceneri e forse nemmeno si ricordava più della sua esistenza. La osservò correre allegramente, coi capelli al vento,  soddisfatta di se stessa, verso una elegante carrozza che la stava aspettando. Serena, spensierata come la ragazzina che non aveva mai potuto essere, serena come LUI non le aveva mai permesso di vivere. Era stata sua un tempo e ora pareva persa per sempre.

  

"Il fuoco si è quasi spento" - mormorò Ross.

Demelza, ferma, era rimasta quasi immobile davanti a quel racconto. "Ci penseremo dopo. Perché non ti sei mostrato a me in quel momento?".

"Perché la donna che vedevo mi faceva paura". 

Lei si accigliò. "Avevi paura di me? Non mi pare di averti mai morso, anche in momenti in cui lo avresti meritato".

Le mani di Ross affondarono fra i suoi capelli, quei capelli che quel giorno di tre anni prima teneva chiusi in una coda di cavallo. "Non so se ti ricordi male ma i primi tempi in cui ci siamo rivisti, non eri molto tenera nei miei confronti". 

Demelza si mise a sedere. "Certo, ma perché aspettare la gara di trotto per mostrarti a me? Eravamo soli fuori dal centro di tiro con l'arco, c'era solo Daniel, il mio istruttore. Potevi mostrarti allora, sarebbe stato meno traumatico per me rispetto a quella gara dove c'erano centinaia di persone".

Lo sguardo di Ross si riempì di dolore. "Perché in quel momento avevo deciso di scappare. Non ti riconoscevo più, eri così diversa, così bella, così perfettamente serena e felice, così sicura di te stessa, così... nobile e distante. Mi avresti riso in faccia, temevo".

"Non lo avrei fatto e no, non ero così felice come poteva sembrare".

"Ma io non lo sapevo, Demelza".

"E perché sei rimasto a guardarmi?".

Lui la fissò, serio. "Perché volevo assicurarmi che tu non ti rompessi qualche osso".

Lei si stizzì. "So cavalcare benissimo e lo sai".

Lui sbuffò, abbastanza irritato, anche se con anni di ritardo. "Sai cavalcare ma a quel modo, lasciando le redini mentre sei in curva e al galoppo, è pericoloso! Hai perso la presa sulla sella per qualche secondo, l'ho visto benissimo e il povero Daniel ha perso anni di vita".

Demelza si morse il labbro, ricordava bene quel giorno ma non aveva mai saputo che Ross l'avesse vista. "Qualche secondo, poca cosa" - ammise infine.

Ross le diede un pizzicotto sulla guancia. "Rifallo un'altra volta e mi arrabbierò".

"Sul serio?".

"Sul serio". Lo sguardo di Ross si addolcì. "Sei preziosa per me, cara la mia Robin Hood".

A dispetto di tutto, Demelza sorrise, tornando a stringersi a lui. "Lo ricordo quel giorno, sai? E non è vero che ero felice e tu di certo non potevi pensare di conoscere il mio stato d’animo da un semplice sguardo. Ero serena, sì. Avevo tutto per essere tranquilla, mezzi e una famiglia alle spalle per poter dormire senza preoccupazioni. Ma non ero propriamente felice, ero solo brava a fingere. Ero sola con quattro figli che avevano solo me e questo mi tormentava tutta notte. Ero sola e vedova e avevo denaro e libertà ma nessuno che mi stringesse a se quando ne avevo bisogno. Ero sola e vivevo interpretando il ruolo di madre e di lady Boscawen, come si aspettava la famiglia che mi aveva accolta. Lo facevo al meglio ma vivevo a metà. I momenti al club erano gli unici in cui potevo essere me stessa, cavalcare, ridere, giocare e sentirmi libera come quando galoppavo vicino alla nostra spiaggia, sulla scogliera. Non ero stata incosciente, sapevo che non sarei caduta".

Ross la strinse a se. "Era pericoloso lo stesso. Quindi te ne ricordi?".

"Altroché, è stato l'unico giorno in cui ho colpito il centro del bersaglio".

Ross si accigliò. "Unico? Da quando prendi lezioni di tiro con l'arco?".

Demelza alzò le spalle. "Da prima di rimanere incinta di Demian e Daisy".

Ross alzò gli occhi al cielo. "Amore mio, non hai mai pensato di cambiare sport e di non essere portata al tiro con l'arco?".

Demelza rise. "Sì, ogni tanto... Ma amo quel centro, ormai sono fra amici".

Ross non rispose e Demelza tornò ad appoggiare il viso sul suo petto. "Sono felice che non l'hai fatto, che non sei scappato".

"All'inizio non lo eri, non volevi vedermi".

Demelza fece un sorriso amaro. "Perché riportavi in vita la vecchia me, la Demelza Poldark che avevo cercato di zittire dopo la morte di Hugh. Avevo paura che quella Demelza tornasse, col suo carico di dolore, schiacciandomi. E a quel punto non potevo permettermelo". Lo baciò sulla guancia. "Ma tu non ti sei arreso, ti ho fatto passare l'inferno. E sei rimasto, per me. Hai lottato e sofferto per me".

Ross sorrise. "Mi sono chiuso in casa per molti giorni dopo averti vista e sì, volevo scappare, faceva male vederti serena e contenta, sposata... All'epoca non sapevo che Hugh fosse morto. In realtà volevo vederti senza nemmeno sapere cosa dirti. Ma sì, alla fine sono rimasto e alla fine doveva andare così. Avremmo potuto vivere entrambi una vita a metà, io in Cornovaglia, tu quì, piena di ricchezze ma costretta a recitare un ruolo che sai interpretare bene ma che non ha mai fatto davvero parte di te, convinta che vivessi sereno e felice a Trenwith con Elizabeth. Avremmo potuto perderci e invece ci siamo trovati e a volte, se ci penso, lo trovo strabiliante. Essere insieme, intendo, avere avuto la nostra Bella e una seconda possibilità".

"Grazie a te è così" - disse Demelza. "Hai lottato, inizialmente, per entrambi quando io non volevo farlo".

Ross le accarezzò il viso. "Come del resto hai fatto tu, da sola, prima che ci lasciassimo".

Si guardarono e si sorrisero. Poi Demelza tremò. "Credo che ora dovresti davvero mettere altra legna nel camino, il fuoco si sta spegnendo".

Ross la baciò. "Faremo in modo che non succeda" - sussurrò.

Demelza sorrise. Evidentemente erano ben altre le fiamme che Ross intendeva accendere. E non le dispiaceva affatto che non fosse ancora ora di dormire.

  
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