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Autore: Ema_puffetta    17/02/2026    1 recensioni
Fabrizio ha 37 anni, ha una personalità molto complessa e complicata. La sua infanzia e la sua adolescenza non sono state facile, e così ha deciso di chiudersi in camera con le sue chitarre le uniche che lo hanno sempre capito. All'età di venti anni ha iniziato la sua carriera musicale, diventando famoso in tutta Italia. Dopo il suo ultimo concerto a Milano decide di prendersi una pausa da tutto e si trasferisce a New York. Dopo cinque anni lontano da tutto, Fabrizio sente di nuovo l'esigenza di tornare a suonare ma qualcosa lo blocca. Non si fida più di nessuno, neanche della sua attuale ragazza. Un giorno decide di fare un biglietto per la sua Milano e tornare di nuovo a casa. Ma proprio la sua Milano gli farà incontrare una ragazza che non riuscirà più a togliersi dalla testa. La vita cambia di colpo...di nuovo!
Genere: Sentimentale | Stato: in corso
Tipo di coppia: Het
Note: Lemon | Avvertimenti: nessuno
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Sono una creatura notturna, sia per via del lavoro, sia per il mio umore, buio come la dama dal manto stellato. La notte mi mette una certa tranquillità, la luna illumina il passaggio e gli angoli delle strade sembrano diventare tetri. Chiunque almeno una volta nella vita ha affidato un pensiero o un segreto alla luna, la sola che riesce a custodirlo senza farti del male. La notte è silenzio; calma e tranquillità proprio quello di cui ho bisogno. Posso essere me stesso lontano da occhi indiscreti, pettegolezzi e soprattutto da persone curiose. Mi sento libero di camminare per le strade di New York senza che qualcuno mi ferma per una foto o un autografo. Un’altra notte in ospedale è finita, anche oggi sono riuscito ad aiutare qualcuno che ne ha realmente bisogno. Mi rendo conto che avrei bisogno di aiuto anch’io in questo momento, ma come la maggior parte delle volte mi ritrovo ad essere da solo. Mi incammino verso la solita birreria, prima di andare a casa voglio bere qualcosa, almeno per scaricare tutta l’adrenalina che ho in circolo, in queste condizioni sicuramente non riuscirei a dormire.
“Cambia birreria sai che li ti fai male” il mio alter ego non riesce proprio a stare zitto. Infondo una parte di me sa che tornare in quel posto è devastante, ma devo riuscire a superarla. Non posso stare fermo per colpa sua. Ora che ci penso ho anche un’altra questione da risolvere. Prendo l’iPhone dalla tasca dei jeans e scrivo a Violet.
“Ciao Violet, sono appena uscito da lavoro, sto passando in birreria ti va una birra?”
Invio il messaggio e faccio un sospiro profondo. Prima o poi dovevo affrontarla. Il locale è pieno di gente e la cosa non mi entusiasma molto a dire il vero, ma devo staccare la spina quindi cerco di fare finta di niente e vado vero il bancone ad ordinare la mia solita bionda rigorosamente amara. La ragazza mi fa un sorriso porgendomi il boccale di birra. Vengo qui perché la birra è davvero buona, oltre per quello che è successo qui dentro. Non è molto grande come locale, non ci sono molti posti a sedere, una cinquantina forse. Do una rapida occhiata in giro e l’unico tavolo libero è vicino l’angolo in fondo alla sala. Non potevo chiedere di meglio. Mi siedo, bevo un lungo sorso di birra e cerco di rilassarmi un po’ per quanto sia possibile. Le note del basso di Nothin’ to Lose dei Kiss in sottofondo, mi fecero tornare in mente come un fulmine a ciel sereno il ricordo del primo giorno in cui Clear venne nel mio studio di registrazione. È da quel momento non sono più riuscito a metterci piede. Aveva portato con sé un basso nero a quattro corde, abbastanza comune ma che tutto sommato faceva il suo dovere.
«Sono a tua completa disposizione, da dove iniziamo?»
Disse con un pizzico di entusiasmo, o almeno era quello che sembrava all’inizio.
«Dalle basi mi sembra ovvio, fammi vedere quello che sai fare»
 Cercai di tenere un tono di voce leggero non troppo duro. Alla fine stavo solo aiutando una ragazza che credevo volesse suonare. Prese il basso un po’ impacciata e iniziò a suonare un paio di note a caso. La osservavo in silenzio mentre lei cercava di suonare il più possibile. Le sue mani lunghe e pallide si muovevano in modo insicuro sulle corde. Nonostante i capelli lunghi e lisci gli coprivano il viso, riuscivo a percepire la sua espressione impassibile e arrabbiata oserei dire. Alzò lo sguardo dopo qualche minuto, e i suoi occhi marrone scuro, che sembravano neri come i suoi capelli, incrociarono il mogano dei miei.
«C’è da lavorare ma se ti impegni puoi farlo tranquillamente»
Bevo un lungo sorso di birra, e mi accendo una sigaretta. L’odore acre de tabacco si sprigiona quasi per tutta la birreria. La nicotina mi aiuta a tenere i nervi saldi ultimamente anche se per la voce non dovrei proprio fumare neanche per sbaglio. Ma in questo periodo è l’unica cosa che mi riesce a tenermi calmo per non ammazzare nessuno.
«Vorrei provare a fare un disco»
«Lo hai mai fatto prima di adesso?»
«Ho degli amici musicisti, non è la prima volta che vado in uno studio di registrazione, se vuoi ti faccio leggere alcuni testi che ho scritto» mi sorrise gentilmente e si mise a frugare nella custodia del basso.  È molto carina come ragazza, ha un fisico slanciato, con un seno non molto pronunciato tipico delle ragazze americane. La cosa che mi piace di lei è il suo sorriso. Ho notato che sorride raramente, ma quando lo fa è molto naturale. È raro al giorno d’oggi trovare delle ragazze che vogliono suonare o fare arte in generale e proprio queto che mi ha colpito di lei. Mi porse delicatamente il foglio, iniziai a leggerlo incuriosito. Mi saltò subito all’occhio una cosa: era molto ripetitiva. È una cosa che non ho mai tollerato, rende il testo noioso a mio avviso. Presi la mia bic nera e iniziai a tagliare tutto ciò che non andava. Non ci posso fare nulla sono un perfezionista per quanto riguarda il mio lavoro.
“Quali dei due?” entrambi! Rispondo alla mia voce interiore e per la prima volta la metta a tacere.
«Così dovrebbe andare meglio» gentilmente gli resi il foglio e lei iniziò a leggerlo attentamente. Non so per quale strano motivo speravo che le piacesse quello che avevo scritto e corretto allo stesso tempo. Di solito quando scrivo un testo o una base per una canzone deve piacere in primis a me altrimenti non la faccio leggere neanche ai ragazzi. Invece quella volta doveva piacere a una terza persona che conoscevo a malapena.
«Avevi ragione, adesso va meglio» nei suoi occhi mi sembrava di vedere un luccichio di soddisfazione. Tirai un sospiro di sollievo. Istintivamente mi misi a frugare nel cassetto della mia scrivania, speravo di riuscire a trovare ciò che cercavo, c’erano migliaia di fogli sparsi con tutto ciò che avevo scritto negli anni. Rapidamente gli sfogliai tutti, finché non mi trovai tra le mani ciò che cercavo. Restai imbambolato a guardare quella piccola agendina rossa che non aprivo da circa quattro anni. La apri lentamente e con un po’ di timore.
«Quella cos’è?»
Mi chiese incuriosita lei guardando attentamente l’agenda come se non ne avesse mai vista una. Quella domanda mi arrivò dritta allo stomaco come una morsa. Solo in quel momento mi resi conto di quanto facesse male.
«Una semplice agenda con dentro un progetto» mentì spudoratamente prima a me stesso e poi a lei. Dietro di essa c’era un demone da sconfiggere. Ma pensavo che almeno con lei potevo finire il progetto che avevo iniziato con quella persona che pensavo fosse la ragazza della mia vita.
«Avevo iniziato questo progetto tempo fa, poi non l’ho più finito, se vuoi possiamo registrare questo. Ovviamente la voce e i testi li metti tu. Io ti aiuto solo a suonarlo» Non sapevo neanche io perché stavo proponendo un progetto così personale ad una sconosciuta, forse perché vederlo prendere polvere dentro un cassetto faceva ancora più male.
«Affare fatto mettiamoci a lavoro» il suo entusiasmo coinvolse anche me. La base iniziai a suonarla io mentre lei mi aiutava a mettere qualche suono di sottofondo. Poteva nascere una bella collaborazione e forse anche altro.
“Hai detto bene poteva, ma non può e non potrà andare mai. Ne una collaborazione ne altro. Smetti di pensarci e volta questa pagina”
La mia parte razionale non perde tempo per ammonirmi. Non posso dargli torto però. Dovrei voltare pagina, ma non riesco a capire perché non riesco.
«Hai visto un fantasma per caso? Sei più bianco di Casper»
La voce di Violet mi fa sobbalzare dallo sgabello e per poco non finisco con il fondoschiena per terra. Mi ero totalmente dimenticato che la stavo aspettando. La saluto con due rapidi baci sulla guancia. Mi guarda quasi arrabbiata per quel gesto, ma poi si side con la sua solita birra rossa. Anche su questo siamo l’opposto io preferisco le birre amare, lei quelle dolciastre.
«Sicuro di stare bene?» mi chiede con il suo solito tono allegro che in questo momento mi irrita e anche parecchio.
«Si sono solo un po’ stanco. Ma non è questo il motivo per cui ti ho scritta»
Mi accendo un’altra sigaretta e ne offro una anche a lei. Sbuffo una grande quantità di fumo, mi schiarisco la voce e continuo.
«Sei sicura che non devi dirmi nulla?»
Beve un sorso di birra e si guarda intorno come se si è persa qualcuno. Voglio vedere fino a che punto fa finita di nulla.
«No cosa dovrei dirti? Se vuoi venire sabato sera alla festa dell…»
La interrompo immediatamente. So già cosa mi vuole proporre sicuramente qualche festa strana del cibo o cose del genere. Non mi sono mai interessate già di mio, ma ultimamente poi non ho alcuna intenzione di vedere persone e mangiare cose strane.
«Tipo da quanti anni sei sposata? Ma soprattutto perché non me lo hai detto prima dato che sono cinque mesi che ci frequentiamo»
Beve un lungo sorso di birra e faccio lo stesso anch’io. Forse è la quinta della serata ma in questo momento poco mi interessa. Sono proprio curioso di sapere cosa mi dice.
«Sono divorziata. Ci siamo sposati due anni fa, ma non è andata bene eravamo totalmente incompatibili, cosi abbiamo deciso di divorziare e restare amici, dato che come hai visto abbiamo un cane in comune»
Fa una leggera pausa, mentre io non distolgo lo sguardo dai suoi occhi verdi bottiglia che in questo momento si guardavano le mani quasi imbarazzata. Non mi interessa sinceramente il motivo per cui non è andata, forse l’ho capito già di mio, vorrei solo capire perché non me l’ha detto subito.
«Non pensavo che fosse così importante dirtelo, avevo paura che poi avresti lasciato stare la frequentazione solo per questo tutti qui»
La sua voce la tradisce tramandando leggermente. Mi dispiace per lei ma sono un maestro con le bugie ci ho vissuto per quattro anni qualcosa avrò imparato.
«Violet parliamoci chiaro, tu sai chi sono vero?»
Decido di non girarci troppo intorno e vado dritto al punto come un treno in piena corsa. Improvvisamente inizia a giocare con una lunga ciocca di capelli biondi tirandosela dall’alto verso il basso.
«Beh ecco…All’inizio che ci siamo incontrati non sapevo nulla, poi..»
Si ferma di nuovo e si guarda intorno come se stesse cercando le parole giuste per dirmelo. Aspetto in silenzio come ho sempre fatto, continuando a bere tranquillamente.
«Un giorno mentre uscivo dalla palestra ho incontrato Clear che mi aveva invitato a prendere un caffè, gli dissi di no perché dovevo vedermi con te. È stata lei che mi ha detto chi eri realmente»
Clear di nuovo lei. Non potevo credere alle mie orecchie. Non bastava quello che mi aveva fatto, mi ha anche tradito. Un altro tradimento, di nuovo! Chiudo gli occhi e respiro profondamente.
«Ecco perché un po’ di settimane fa mi hai detto che suonare non è umano, mi avevi chiesto di chiudere tutti gli strumenti che ho in camera e continuare il mio nuovo lavoro. Adesso è tutto chiaro»
Stringo i pungi per i nervi, tanto da farmi male le mani con le poche unghie che ho. Un’altra persona che voleva cambiarmi. Non ne potevo più di questa situazione, è una vita che cercano di cambiarmi iniziando da mio padre. Adesso non sopporto più questa cosa.
«Tornando a suonare avevi paura dei concerti e delle ragazze che avrei potuto conoscere agli eventi giusto?»
«Si»
Rispose con un filo di voce, come se si vergognasse cosa che non è da lei. Di solito è orgogliosa e ferma su quello che dice. Anche stasera ho avuto la mia dose quotidiana di veleno. In questo momento non riesco a capire cosa provo, un mix di rabbia e delusione. Non riesco neanche a parlare adesso non saprei cosa dire.
«Mi dispiace»
Il suo tono di voce e basso e le sue mani sono intrecciate intorno al bicchiere di birra ormai quasi vuoto.
«Anche a me»
Mi alzo e vado a salutarla con due baci sulla guancia.
«La birra te la offro io non ti preoccupare, ci vediamo in giro»
Gli dico con un filo di voce, mentre con passo svelto mi dirigo verso l’uscita. In questo momento voglio solo tornare a casa, buttarmi sul letto e cercare di dormire, anche se già so che sarà tutto inutile, sicuramente passerò la notte in bianco a riflettere su quello che è appena successo.
 
 
  
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