Questa storia partecipa alla Challenge “Comeasyouarenot- 2026”
del gruppo Facebook “Non solo Sherlock”
Fandom Buffy
place #1: Xander Harris
place #2: Spike
Prompt di Teresa Tonus: Negazione da parte di entrambi
Quando un morso non è solo un morso…
Xander era entrato nel negozio di magia di Giles completamente ubriaco, cercando Anya, consapevole che lei lo avrebbe mandato al diavolo, ma essendo davvero davvero fuori di sé aveva agito solo d’istinto, senza pensare che un ex fidanzato ubriaco che ti molla all’altare non era proprio il genere di incontro che Anya avrebbe voluto avere, non ora che era tornata ad essere il demone della vendetta.
Xander sbiascicò, quasi inciampando sui suoi stessi piedi, e ci mise un po’ a rendersi conto di non esser solo.
Spike era lì, che frugava tra gli oggetti veri, quelli incantati o stregati, e le paccottiglie usate per accontentare i clienti “New Age”, ovviamente lo vide, ma lo ignorò, troppo preso a cercare ciò per cui era venuto.
“Ecco. Proprio te dovevo trovare…sei come la spazzatura, sei ovunque. Se cerchi sangue, hai sbagliato indirizzo Spike…”.
“Lo stesso potrei dire di te: se cerchi altro alcool hai sbagliato posto. Qui di roba decente non ce n’è, se escludi la bottiglia di whisky scadente, che Giles tiene nascosta dietro i libri religiosi… ma non credo ti convenga, se non vuoi rischiare…”.
“Cosa ci fai qui? Vuoi derubare il negozio di Giles?”
“Non mi pare siano affari tuoi Xander. E comunque, no, non sono qui per rubare, sono un vampiro onesto: posso pagare quello che prendo…”. Spike mostrò a Xander che aveva del denaro da lasciare nella cassa del “Magic Box” per quello che avrebbe preso.
“Ah, “vampiro” e “onesto” non possono stare nella stessa frase, soprattutto se si tratta di feccia come te, Spike…”.
Spike scattò senza che neanche Xander se ne rendesse conto, e lui se lo ritrovò addosso.
“Fossi in te, modererei le parole, Xander. In fondo non sono io quello che ha mollato la fidanzata sull’altare, sarò anche feccia, ma non sono un vigliacco…”.
“Io non sono un vigliacco…” cercò di ribattere Xander.
“Però hai paura, adesso…”. Sottolineò Spike, facendogli capire che poteva percepire il cambiamento del suo corpo e delle sue pulsazioni.
“Lasciami in pace. Spike. Vai a minacciare qualcun altro… io… sono solo un fallito e un ubriaco…”. Sbiascicò Xander cercando di spingere via il vampiro.
“Su questo hai ragione. Ma non sei l’unico fallito qui, mettiti in fila…”. Gli ricordò Spike con quel suo mezzo sorriso.
“Sai, a volte, mi faccio così schifo quando mi guardo allo specchio che vorrei morire, insomma, lei… lei mi amava e io ho avuto paura e sono scappato. Sono fuggito dal mio futuro, quando mi bastava solo fare un passo in più…”.
“Anya si meritava di più. Questo è certo, ma tu non puoi stare qui a piangerti addosso e a ubriacarti sperando che tutto si aggiusti, senza di te. Credimi, non funzionerà. Ci sono già passato”.
Per qualche ragione Xander sentiva che Spike stava dicendo la verità, anche se faceva male sentirlo, soprattutto se a dirgli quelle cose era un vampiro senza morale e che aveva perso la testa per la cacciatrice.
“E cosa dovrei fare? Andare da Anya e dire: scusami, sono stato un vero coglione? Ti amo, ma sono terrorizzato?”. Xander non capiva perché si stesse confidando con Spike, ma diede la colpa all’alcol nel suo sangue che non lo faceva essere lucido.
“Sarebbe un inizio”. Disse Spike, mentre strappò dalle mani di Xander la bottiglia e se lasgolò fino alla fine.
“Ehi! Era mia quella!”. Brontolò Xander.
“Uhm no, hai già bevuto abbastanza”. Spike lo disse gentilmente, ma Xander se la prese, come tutti i mocciosi ubriachi.
“Non rompere vampiro e lasciami bere! O perché non mi mordi??? Così che possa morire e tutto finisca! Magari non mi sentirò più così disperato da parlare con qualcuno che è poco più che un assassino senza morale…”.
“Non tentarmi Alexander Harris, lo sai che non posso per via del dannato chip, ma non sarebbe male trasformarti e diventare il tuo sire… sicuramente migliorerebbe il tuo problema di autostima e autolesionismo…”.
Xander ebbe un brivido nel sentir pronunciare il proprio nome completo da Spike, lo guardò e tremò vedendo nei suoi occhi azzurri e nella sua bocca l’istinto predatorio del vampiro.
Deglutì.
“Già. Non puoi… peccato. Da vampiro non sentirei più nulla e tutto sarebbe sistemato”.
“Ne sei certo?… e non pensi a Buffy. Lei ti vuole bene e di certo non ne sarebbe contenta… e in più, se ti trasformassi In vampiro, Lei mi ucciderebbe. Lentamente e inesorabilmente…”.
“Spike perché non stai zitto e mi mordi e basta? Te lo sto offrendo io…”. Xander non era in sé, ma in realtà non aveva paura di morire, non per mano di Spike, anche se lo odiava, tanto quanto odiava se stesso.
“Xander…”. Gli disse Spike soffiandogli il suo nome nell’ orecchio.
Quand’ é che Spike gli era arrivato così vicino, senza che il chip si attivasse? Perché non stava funzionando? Ok, sarebbe morto dissanguato. Andava bene, in fondo lui era solo Xander, l’inutile Xander, non lo amavano nemmeno i suoi genitori. Non sarebbe stata una grave perdita.
“Vuoi davvero essere morso?”. Gli chiese di nuovo Spike, la cui voce gli giungeva da lontano, da molto lontano.
Xander annuì. Sentiva la vicinanza di Spike e il suo odore di tabacco, pelle di cuoio e colonia.
“Dì il mio nome…” ordinò il vampiro.
“Spike…”.
Il vampiro inclinò la testa di Xander e scoprì le vene del collo sopra la sua spalla.
“Perché il chip non funziona e non ti fa esplodere la testa?” Domandò in un ultimo lampo di lucida auto conservazione Xander.
Spike sorrise, ma era più un ghigno di soddisfazione.
“Perché voglio solo morderti, non farti del male…”.
Xander era confuso e troppo ubriaco per capire. Il proprio corpo però reagì da solo a tutta quella situazione assurda.
Spike lo morse leggermente sul collo, Xander sentì i canini del vampiro e iniziò a trattenere il respiro, aspettandosi il dolore e l’ottundimento dei sensi.
Il dolore non arrivò, così come non arrivò il morso vero e proprio e il sangue restò al suo posto invece di defluire nella bocca di Spike.
Xander sospirò e se ne vergognò, perché il suono che gli uscì dalla gola, era più un gemito che un lamento, sentiva il duro legno dei ripiani della libreria contro la schiena e nelle narici l’odore di Spike e il suo corpo così vicino che avrebbe potuto prendere un paletto e piantarglielo dritto nella schiena, non avrebbe avuto altre occasioni simili.
“Non mi sembra il caso di tentare di uccidermi mentre ti sto dando piacere…”. Lo fermò Spike, come se gli avesse letto nel pensiero.
“Io non sto provando piacere … tu non mi stai dando piacere… solo fastidio!”. Cercò di rimarcare Xander offeso e turbato; quel morso/bacio sul collo lo stava confondendo molto: perché diavolo Spike lo stava stuzzicando e perché mai il chip non lo stava bloccando?
La lingua di Spike seguì la linea del collo di Xander fino alla mascella e sotto alla pelle calda poteva sentire le pulsazioni accelerare: quanto avrebbe voluto morderlo, solo per sentirlo gemere sotto le sue zanne…
Un gemito, però, arrivò lo stesso, anche se di frustrazione, mentre Xander cercava di rimettersi in piedi e tenere a distanza il vampiro sexy con la giacca di pelle nera e fuori moda.
“Spike… ti sei divertito abbastanza e io sono un coglione ok? Adesso. Lasciami andare…”. L’ultimo tentativo di Xander di toglierselo di dosso e levarsi di dosso anche quella spiacevole sensazione di eccitazione che lo aveva pervaso. Maledetto alcool.
“Che tu sia uno stupido e io mi stia divertendo é certo. Ma pare che il tuo corpo non sia d’accordo di smettere, non ancora…”. Gli disse Spike, guardandolo negli occhi da una distanza così ravvicinata che Xander poté vedere ogni singola sfumatura dell’azzurro delle sue iridi, poi fece scorrere la mano più in basso, ricordando a Xander che aveva una potente erezione trattenuta dai jeans.
Xander chiuse gli occhi.
Non disse nulla.
Combattuto tra il desiderio di essere inghiottito dalla bocca dell’inferno e il pensiero della mano di Spike sul proprio sesso.
Spike fu rapido, segno forse che aveva slacciato tante volte un paio di jeans stretti? Quanti uomini aveva fatto godere così prima di lui?
Con questi pensieri, Xander, si ritrovò a gemere sotto il tocco delle dita e della stretta di Spike, era fredda la sua mano, ma abile e lui poteva sentire sfregare il metallo dei suoi anelli sulla sua pelle tesa e bollente.
Spike non si limitò soltanto a masturbarlo ma continuò a baciarlo e morderlo sul collo, sul mento, sulla mascella, senza mai arrivare alla sua bocca. Un bacio sarebbe stato davvero troppo, ma non per Spike, ma per Xander…
Nel silenzio del Magic Box si sentivano solo i gemiti di Xander e un lieve rumore prodotto da Spike che si muoveva su di lui, spingendolo ancora più contro alla libreria di Giles.
Ad un tratto la porta si spalancò e in un attimo Anya si avventò su Spike colpendolo alla testa e mandandolo lontano.
“Stai lontano dal mio Xander, Spike!!! Sei un mostro!!!”.
Spike si lamentò e si toccò la tempia sporca di sangue
Xander fulmineo si riallacciò i Jeans, riuscendo con abilità a mascherare di essere appena venuto grazie alle carezze di un vampiro, e distolse lo sguardo da Spike, fingendosi ancora più ubriaco di quanto non fosse.
“Ti ha morso?” Chiedeva Anya, preoccupatissima, mentre ispezionava i segni sul collo di Xander.
Xander guardò di sfuggita Spike, poi Anya.
“Ci ha provato… ma io mi sono difeso…”. Mentì Xander.
Non poteva certo dire alla sua quasi futura moglie e ora ex fidanzata che aveva avuto un orgasmo proprio grazie a Spike.
“E perché il chip non ha funzionato?”. Chiese Anya sempre più sospettosa, sentendo una strana tensione nell’aria.
“Forse è perché siamo entrambi troppo ubriachi, e il chip non ha rilevato cattive intenzioni… Comunque….non volevo vampirizzare il tuo prezioso ragazzo: non sarebbe un granché come vampiro, in ogni caso… stavamo solo avendo un’accesa… discussione”. Mentì anche Spike, ma non per sé stesso, non ne aveva bisogno, ma per salvare la dignità di Xander che, in fondo, era solo un bimbo smarrito, in cerca dell’isola che non c’è.
“Anya… come hai fatto a sapere che ero… che eravamo qui?”. Chiese Xander, con un po’ più di lucidità mentale, ora che l’effetto piacevole dell’alcool e dell’eccitazione stava svanendo.
“Ah quello. Abbiamo scoperto che Warren e gli altri hanno piazzato delle telecamere in tutti i luoghi che frequenta Buffy, per spiarla. Quindi anche qui ce n’è una. Vi abbiamo visto e sono corsa qui, Buffy sta arrivando…”.
“Ci avete vi-visto? Cosa avete visto?…”. Xander quasi balbettava.
“Ho visto che litigavate e che lui cercava di morderti e sono corsa qui… é vero che sei stato un vero stronzo a mollarmi all’altare, ma io ti voglio ancora bene, non ti odio così tanto da darti in pasto a un vampiro…”. Confessò Anya.
“Io é meglio che sparisca, mentre voi vi chiarite. Non vorrei avere a che fare con l’ira della cacciatrice, anche se non ho fatto nulla…”. Disse Spike e sparì sul retro del negozio, dimenticando pure il motivo reale per cui era venuto al Magic Box.
“Se non vuoi un paletto nel cuore, sì, sarà meglio che tu vada e non ti faccia vedere per un po’!!!”. Gli gridò dietro Anya.
“Lascialo in pace. Davvero. Spike sa essere un vero bastardo, il peggiore, ma non stavolta. Sono io che l’ho provocato, perché ero ubriaco marcio e pensavo lui stesse rubando in negozio…”.
Xander raccolse la bottiglia, ormai vuota, da terra e la mise nel cestino accanto al bancone. Si accorse dei soldi lasciati da Spike e non li toccò. Poteva farli sparire e accusarlo di essere un ladro, oltre che un vampiro manipolatore, sexy e pericoloso, ma non sarebbe stato giusto, non quella volta.
***
Buffy entrò come una furia nel negozio.
“Dov’è Spike, che lo ammazzo!”.
“É andato via qualche minuto fa”. Disse Xander, tenendosi esausto la testa che pulsava, come dopo ogni sbornia seria e che sembrava più pesante di un macigno.
“Ti ha fatto del male. Dimmelo Xander. Ti prometto che lo farò soffrire prima di ucciderlo se ti ha fatto del male…”. Buffy era fuori di sé, quando si accostò a Xander, ma lui la guardò come si guarda qualcuno che non capisce, che non potrà mai capire.
“Eravamo ubriachi, abbiamo discusso e ha tentato di mordermi perché l’ho provocato. Non ha fatto nulla, che, a parti inverse non avrei fatto anche io in reazione a qualcuno che mi avesse offeso. Lascia stare, Buffy, davvero”. E, Xander, si augurò che lei lo facesse, che lasciasse perdere di indagare oltre, perché non era sicuro che Spike avrebbe tenuto la bocca chiusa sul loro piccolo incontro/scontro.
“Ma cosa ci facevi tu qui? E Spike cosa ci faceva qui? Dovrò far mettere di nuovo dei sigilli di protezione per non farlo più entrare…”.
“Io volevo solo stare in pace, credevo che Anya fosse qui, ma ci ho trovato Spike, che cercava qualcosa… non so cosa… ha lasciato dei soldi, però, non voleva rubare…”. Xander si sentiva prosciugato, voleva solo andarsene a casa propria e buttarsi sul letto.
Non tentarmi Alexander Harris…
Gli tornarono prepotenti le parole dette da Spike con quella sua voce roca e seducente e Xander deglutì.
“Non lo so cosa cercasse, ma di sicuro non lo ha trovato…” disse Buffy, mentre si guardava intorno per cercare la maledetta telecamera spia messa dal trio di Warren.
“Comunque andrò da lui per chiarire questa faccenda. Almeno prima di ammazzarlo voglio sentire quali bugie di inventerà…”.
“Io credo andrò a casa. Ho avuto fin troppe emozioni per oggi”. Ammise Xander, sentendosi come un sacco vuoto, mentre si metteva di nuovo in piedi.
“Ti accompagno”. Disse Anya prontamente con quel suo piglio che non ammetteva obiezioni.
“Tu Buffy, vieni?” Chiese Xander, sorretto da Anya.
“Vi raggiungo tra poco, prima voglio smantellare la telecamera e controllare che Spike non abbia fatto ulteriori danni”.
Buffy prese una scala, e dopo essersi arrampicata, staccò la telecamera dal suo nascondiglio dietro la libreria, era furiosa con Warren, ma doveva anche ammettere che se non ci fosse stata quella camera spia, non avrebbero potuto aiutare Xander, anche se non le era sembrato davvero in pericolo, ma con Spike non si poteva mai sapere.
Poco prima di lasciare il Magic Box, Buffy vide i soldi che aveva lasciato Spike sul bancone, accanto alla cassa, insieme ad essi c’era un biglietto un po’ spiegazzato che recava una scritta “lo faccio per lei” e dietro aveva un abbozzo di poesia, scritta con inchiostro vero e calligrafia d’altri tempi.
“questa notte vorrei che la mia guancia si consumasse nella tua mano.
Accetterai lo spreco? …
La notte è il mio giorno preferito…” (1)
“Spike e le sue poesie…”. Disse tra sé e sé Buffy, però sorrise.
Lasciandosi alle spalle il Magic Box, ripiegò il foglietto, scritto da Spike e si avviò verso il cimitero.
Aveva molte cose da dire, e da chiarire, con quel vampiro e terribile poeta.
***
Note al testo: (1) poesia di Emily Dickinson, leggermente modificata per l’occasione.
***
Note dell’autrice: avete presente i What if? Bene. Qui ho immaginato come sarebbe andata se, al posto di Anya, nell’episodio ci fosse stato Xander.
Ovviamente non mi sono spinta troppo oltre, perché per me, Xander/Spike sono proprio una NOTP, ma prendetelo come un esercizio di scrittura e come un tentativo di fare giustizia per il personaggio di Spike e anche per Anya del resto. Io detesto veramente Xander e tutto ciò che il suo personaggio rappresenta.
La poesia è di Emily Dickinson che io adoro e che è contemporanea, nel periodo storico, a ciò che era William, prima di diventare Spike, quindi non potevo non prendere a prestito i suoi versi per il poeta sanguinario…
Spero vi sia piaciuta e di essere rimasta nel binario giusto del IC, anche se la challenge è fatta proprio per deragliare!
Fatemi sapere cosa ne pensate, nel bene e nel male…
A presto!
Ladyhawke83


