VOCE I – MESOPOTAMIA, CITTÀ DI UR, 1760 A.C.
L’ho partorito nel cortile, sotto la palma.
La padrona era assente. Il sole era alto. Nessuno ha detto nulla.
Era piccolo, ma intero. Gli occhi chiusi, la pelle scura come la mia.
L’ho tenuto stretto, e ho aspettato.
Il padrone è venuto la sera. L’ha guardato. Non ha parlato.
Poi ha detto solo:
“Non è mio.”
La levatrice ha preso il neonato.
L’ha portato via, come si fa con un oggetto non reclamato.
Io non potevo seguirla.
Il giorno dopo, ho pestato il grano come sempre.
Ma le mani tremavano. Il pane si è rotto in cottura.
Nessuno sa come l’avevo chiamato nella testa:
Shulmu.
Pace.
Ma non gliel’ho mai potuto dire.
E lui non ha mai potuto chiamarmi.


