VOCE IV – ROMA, DOMUS SULL’AVENTINO, INVERNO DEL 67 D.C.
Mi hanno detto che era maschio.
Nulla di più.
Il ventre era ancora caldo, ma loro già lo portavano via.
Mi hanno pulita. Fasciata.
Ho dormito da sola, nel letto grande, col cielo disegnato sul soffitto.
Ho chiesto come stesse.
La nutrice ha abbassato gli occhi.
Mio marito non ha detto nulla.
La schiava più giovane mi ha lasciato una pezza intrisa di latte sul petto.
A dieci giorni dal parto hanno celebrato un banchetto.
Non per lui. Per l’accordo con la famiglia Fabia.
Dicevano che non aveva respirato a sufficienza, che era meglio così.
Io non ho pianto.
Non si piange un figlio che non si è tenuto.
Non si piange un nome che non è stato detto.
Ma ogni notte da allora, lo sogno con la fronte febbrile e le mani aperte.
E quando passo davanti al larario, mi fermo.
Non per gli Dei.
Per lui.


