VOCE VII – BALIA DI CAMPAGNA, CONTADO FIORENTINO, ESTATE DEL 1601
Mi avevano detto che tenerne uno attaccato al petto mi avrebbe fatto bene.
Che il latte, se non trova bocca, marcisce.
Che la carne si secca, che la febbre sale, che si può morire anche così.
Così l’ho preso.
Il figlio della signora. Con la pelle liscia e le ciglia bionde.
Piangeva come tutti. Ma quando si è attaccato, ha smesso.
Come il mio.
Come l’altro.
E il mio cuore?
Ha tremato.
Perché non sa fare differenze.
Perché ogni volta che lo nutro, lo tengo, lo lavo, mi viene da pensare che forse, forse…
…forse lui è campato al posto tuo.
E mi viene da chiederti scusa.
Scusa per avergli dato il mio latte.
Scusa per aver pianto la prima notte con lui nel letto.
Scusa per il momento — solo uno — in cui ho desiderato che fosse mio.
Ti chiamavo Cielo, perché non ho più avuto il coraggio di guardarlo da allora.


