VOCE VIII – FILANDA LOMBARDA, OTTOBRE DEL 1879
Non ho chiesto neanche il battesimo.
Non per mancanza di fede.
Ma perché il prete mi ha detto che senza marito, non valeva.
L’ho partorita in casa di mia zia, tra la cenere e le scope.
Un grido piccolo, come un tremito.
Aveva capelli neri, come me.
Ma non potevo tenerla.
La filanda mi aspettava.
Se non tornavo, perdevano il posto anche mia sorella e mia madre.
E così l’ho portata.
Di notte. Alla ruota.
L’ho avvolta con la mia sottana.
Le ho lasciato un bottone cucito a un nastrino — l’altro ce l’ho ancora io, in tasca, lo stringo ogni volta che passo davanti alla porta dell’ospizio.
Mi dicevano che era per il meglio.
Che qualcun altro l’avrebbe amata.
Che io ero povera e sola.
Ma io l’amavo lo stesso.
E anche se nessuno lo sa…
io le avevo dato un nome: Ada.


