Tutto va veramente e incommensurabilmente a puttane, e Cooper vede un vecchio amico che lo rimette sulla retta via.
Note dell'Autore:
Qui è dove il tag Nonconsensual Drug Use viene in gioco. E il caro vecchio tag Drug Use tag, anche. Inoltre, nel caso che ve lo stesse aspettando da tanto, gli Alieni. ;P
Gesù Cristo, non di nuovo. Pensò Cooper.
Doveva essersi mosso proprio nel momento in cui chiunque fosse il tizio l’aveva colpito, poiché l’ago raschiò attraverso il muscolo più che altro. Gli fece un male cane, ma Cooper mosse via il suo braccio per istinto, e sentì il contatto con ciò che poteva essere un braccio, che tirava via l’ago di nuovo.
Quando finì di girarsi, però, non c’era nessuno qui. No. Lì, al confine dell’ultimo bagliore di sole che veniva dalle sporche finestre, c’era qualcosa, un scintillio che si muoveva, e Cooper non era proprio uno per combattimento ravvicinato, ma sapeva che se avesse perso contro questo stronzo, non sarebbe stato capace di ritrovarlo di nuovo.
Essere un ghoul ti dava alcuni (ben pochi) vantaggi. Uno era il recupero di salute. L’altro era che quando ne avevi bisogno? Cazzo se ti potevi muovere veloce .
Cooper avanzò di un passo e fece per afferrare, mancando ma colpendo qualcosa--un vestito?--su cui poteva girare la mano e stringere. Una spalla, molto sottile, dalla strana sensazione, e la trattenne, anche l’altra mano l’afferrò, quando dannazione ecco di nuovo quel dannato ago, che questa volta penetrava il suo bicipite attraverso la sua giacca. Ma ciò gli diede un punto di riferimento per afferrare il sottile polso della cosa e stringere.
Un squittio acuto venne dal nulla vicino lui, e poi ci fu il tonfo di qualcosa che colpiva la terra, e adesso Cooper aveva in un presa lo stronzo, e fece la sua mossa--
ok, leggero stordimento qui, eddai Coop, resisti alla botta chimica, abbiamo un lavoro da fare cazzo
--torcendogli il braccio dietro mentre si metteva dietro il figuro e avvolse il suo braccio intorno al collo di quello. Dovette sistemare la sua presa poiché c’era qualcosa di… strano riguardo la testa di quella cosa. Era troppo grande, con un mento troppo piccolo, era proprio strano, ma aveva lo stesso un collo e metterlo in strangolamento gli faceva fare a quello resistenza proprio come ogni umano che aveva incontrato.
"Bella mossa, coglione," Cooper sibilò. La forza bruta non era il suo forte, ma il collo in mezzo alla giuntura del suo braccio non aveva molto muscolo, tuttavia, e i movimenti della cosa divennero più urgenti mentre Cooper continuava a stringere la presa.
La fuori, poteva di nuovo sentire il cane, che guaiva per lo stress, e poi uno, due colpi di proiettile come uscirebbero dalla pistola di Lucy. Poi nient’altro che...cazzo ecco di nuovo quel mormorio.
Il mormorio dalla luce nel cielo.
Cooper si tenne stretto il suo prigioniero finché non divenne inerte, lo mise a terra, poi si alzò-- ancora traballante, non era un bene-- fece un calcolo veloce, e pestò forte dove pensava sarebbe stata la gola della cosa. Sentì qualcosa spaccarsi sotto il tacco del suo stivale e si girò verso la porte proprio mentre la luce si riversava nella notte circostante.
Era una di quelle volte in cui odiava averci ragione: c’era qualcosa--
E’ una navetta, ammettilo, è un fottuto UFO--
--qualcosa nel parco. Qualcosa che era adesso la fonte di quel mormorio e anche di quello strano spicchio di luce che veniva dal nulla, venendo giù da una rampa che arrivava sul terreno sotto. Il resto della nave era ancora invisibile, ma le figure--
--alieni, ammettilo, sono alieni--
--che uscivano dalla porta aperta non lo erano: grosse teste triangolari, enormi occhi scuri, dagli arti sottili e dalla pelle grigia e che sembravano in una maniera quasi comico come se stessero indossando pessimi costumi da alieni da un film di Ed Wood.
Eccetto che non era una cosa così comica, visto che avevano delle pistole dall’aspetto high tech, uno di loro stava puntando un dispositivo verso Dogmeat che la stava tenendo sospesa per aria, e gli altri due avevano preso una svenuta-o-quasi vaultina e la stava trascinando verso la navetta. Evidentemente non era così resistente ai sedativi alieni come lui.
Poche buone possibilità, il suo cervello gli suggerì calmamente. La battaglia era a malapena iniziata e Cooper aveva già perso due alleati, lasciando solo lui contro almeno quattro-cinque-SEI alieni hightech con armi sconosciute.
Aspettò un buon momento in cui nessuno guardava dov’era lui, poi scivolò sul portico e sopra la ringhiera, mettendo la sua schiena contro il cottage, fuori dalla vista delle cose nel parco. Lui chiuse i suoi occhi, marcando nella sua testa la copertura della fontana più vicina, gli alberi delle palme, le linee di tiro e le vie di fuga. Era il più lontano, per niente circondato. Aveva multipli colpi puliti dal deserto, uno di quelli giusto alla sua sinistra: segui la parete del cottage che non si affacciava al parco, gira alla destra, e il resto dei cottage gli avrebbero dato una copertura piena tutto dritto all’autostrada. Aveva strozzato l’unico alieno che l’aveva visto. Gli altri non l’avrebbero nemmeno notato scomparire. Il cielo era sereno, la luna ascendente dalle montagne. Avrebbe avuto abbastanza luce per muoversi.
Poteva semplicemente andarsene.
Quella sarebbe stata la cosa intelligente da farsi, lo sapeva. Mescolarsi semplicemente nella notte. Lasciare tutta questa merda dietro di se.
Poteva. Doveva.
E poi, in sottofondo e separato dal mormorio della navetta spaziale, l’orecchio interno di Cooper iniziò a ronzare.
Il suo cuore, ancora a macinare le sostanze chimiche che l’alieno gli aveva iniettato, fece un tuffo mentre apriva i suoi occhi e guardò dritto a se, lungo la strada del resort che conduceva sull’autostrada.
Giusto nel bel mezzo della strada, giusto proprio all’angolo del parco, c’era il non-cavallo.
Aveva lo stesso aspetto sbagliato di sempre. Ancora di più, addirittura, al punto che Cooper si chiedeva come mai avesse potuto ritenerlo un cavallo. Era troppo grosso, per prima cosa, molto più grande di quanto era stato prima. La grandezza di un Clydesdale o anche più, che si illuminava e sfarfallava sotto la fredda luce bianca che scendeva dalla navetta spaziale, come non stesse nemmeno provando a sembrare di appartenere a questo mondo.
I suoi strambi occhi blu brillavano come le stelle, le sue labbra tirare dietro.
Cooper sentì di nuovo la paralisi della paura, ma fù come un proiettile che gli era schizzato vicino all’orecchio: aveva solo beccato la corrente del suo passaggio.
La cosa stava osservando gli alieni, le labbra ritirate anche più per rivelare i suoi denti...i suoi così tanti denti. E Cooper non era sicuro come facesse a saperlo, ma oh se poteva capire che quella cosa fosse furiosa.
Poi qualcosa sfarfallò dietro al non-cavallo, e poi l’orda fantasma apparve dal nulla.
Uno di loro avanzò davanti agli altri, per stare vicino (ma attentamente non accanto) al non-cavallo, e il respiro di Cooper si fermò nel riconoscerlo.
Piedidolci.
A differenza del non-cavallo, il cavallo fantasma assomigliava esattamente a Piedidolci. Giusta stazza, giusta forma, giusta anatomia. Come un fantasma, con una strana luminescenza, ma era decisamente Piedidolci, proprio come Cooper l’aveva visto quell’ultimo suo giorno. Proprio mentre correva dritto la Meteor Drive, con Cooper che lo spingeva probabilmente al galoppo più veloce della sua vita. Portando Cooper e Janey dove Cooper sapeva dove dovevano andare.
Piedidolci guardò Cooper. Placido. Consapevole. In attesa.
Dietro lui, Cooper sentì gli alieni chiamarsi tra di loro con mormorii acuti. Dogmeat stava ancora mugugnando, con tono stressato e alto. Lucy stava farfugliando ad alta voce un qualcosa che poteva essere un "no, no, lasciiami a’dare".
Piedidolci lo stava a guardare.
La dubbiosa sicurezza di un vuoto deserto sbadigliò dalla sinistra di Cooper.
E Cooper lo sentì nel suo vecchio cuore rugginoso. Sentì che quello stupido fottuto cavallo stava aspettando con anticipazione l’uomo che una volta era stato.
Dannazione.
Cooper mise una mano nella sua borsa, ramazzando al suo interno finché le sue dita non colpirono un vetro. Tirò fuori la bottiglia e girò il pezzo di metallo attaccato, sentendo la capsula al suo interno rompersi e iniziare la magia chimica che riscaldava il tutto. Scosse la bottiglia uno, due, tre volte. Stappò un Med-X con i suoi denti e infilò la siringa nella sua gamba, perché diamine perché no. E poi alzò il tubo dello Stabile alle sue labbra.
Oh, questo mi farà male.
Lo respirò. E gli fece male, un amara, acida nebbia che fluiva nella sua bocca e giù nella sua gola e polmoni, sentendosi come se gli stesse raschiando via il primo strato superficiale di pelle fino alla fine. Lui annaspò ma trattenne il respiro per uno...due...tre...quattro...cinque secondi, poi lo espirò, con il preparato che gli faceva male sia uscendo fuori come era entrato....
Ma poi lo Stabile gli arrivò al cervello, e tutto era apposto. Aprì gli occhi e l’intero mondo era rallentato, più calmo, più chiaro e tutto era infinitamente possibile. Era come un Calmex nel dopocena moltiplicato alla cento, con solo un po’ di Jet di contorno e uno spruzzo di Psycho per ripulire via Cooper da ogni paura che aveva mai avuto.
Adocchiò il non-cavallo, ma con tutte le sostanze chimiche che gli scorrevano nelle vene, quel ronzio nelle sue orecchie si era mutato, e finquanto non si metteva di mezzo, il non-cavallo non era una sua preoccupazione.
Quei diamine di alieni figli di puttana erano la sua preoccupazione.
Cooper Howard sfoderò la sua pistola e scatto via dalla sua copertura, già a sparare.
Sparò l’alieno che teneva Dogmeat per primo, e poi, prima che potesse farlo cadere, al dispositivo che lo teneva fermo. Ciò fece cadere Dogmeat da mezz’aria, il cane si girò per atterrare e si lanciò all’alieno più vicino appena le zampe toccarono terra.
Brava ragazza.
Poi Cooper fu alla prima fila di palme, a sparare a uno degli alieni che aveva problemi a trasportare Lucy, poi si girò dall’altra parte della palma dove si era riparato per sparare all’altro, il che fece cadere la vaultina come un sacco di patate. Poi Cooper si rimise in movimento, sparando a un altro alieno mentre usciva fuori dal buco nell’aria che era la nave. Lo Stabile rendeva peccanosimamente facile centrare i suoi colpi, pure da così lontano, e gli alieni ne erano rimasti certamente sorpresi. Mentre esitavano, Cooper schizzò verso la prossima palma, ma appena uscì dalla copertura per puntare a qualcosa, scoprì che le armi che questi alieni high-tech stavano imbracciando erano fucili laser. Due colpi colpirono la palma e il calore si propagò mentre ciò prendeva fuoco .
Cooper corse per la prossima palma, per la maggior parte imperturbato, a pensare soprattutto che il fuoco rendeva più facile vedere tutto.
Era più facile vedere per alieni, anche, visto che uno di loro lo colse nella gamba nell’istante in cui aveva raggiunto la palma successiva.
Ow. Figlio di Puttana. Non aveva bruciato niente di quello che gli serviva, però, e il Med-X teneva il dolore a bada, così sbucò fuori dal riparo e piantò il suo ultimo proiettile in mezzo agli occhi dell’alieno che lo aveva sparato.
Non c’era tempo per ricaricare. Rifoderò la mare’s leg, tirò fuori la sua pistola a pompa, e si sporse di nuovo fuori per fare esplodere il petto dell’alieno più vicino a dove Lucy stava cercando di trascinarsi con coraggio verso la fontana.
Gli occhi di Cooper corsero verso la navetta, gli alieni, il cane, la vaultina, la fontana, e decise di rischiarsela. Appena uscì dall’albero, più raggi laser volarono verso di lui, ma svuotare il resto del cilindro mentre correva verso Lucy gli permise di arrivare lì senza farsi colpire. L’afferrò e la mise in piedi. Lei barcollò, ma si afferrò alla giacca e loro due inerspicarono verso la fontana.
Il fuoco bruciò la sua schiena, e ow quello gli fece male. Cooper strinse i denti e si concentrò a tenerli in movimento.
Se arrivo al riparo, vi trasformerò tutti voi stronzi in fette di emmerthal....
Poi, alla sua destra, Cooper sentì del dannato, ululato lamentoso. Non si fermò, ma si mise a guardare e immediatamente desiderò di non averlo fatto. Il non-cavallo stava caricando, spaventosamente veloce, verso il parco con quello stesso movimento a scatti che faceva sentire a Cooper di non star vedendo tutto quello che la cosa stesse facendo. Cooper volse il capo in basso come se mai servisse a difesa, tenendo i suoi occhi verso i suoi piedi, con un sorta di voce superstiziosa nella sua testa che insisteva che se non faceva contatto visivo con il cavallo demoniaco da orrore cosmico, non sarebbe andato da lui.
Forse aveva funzionato, poiché il suddetto cavallo demoniaco da orrore cosmico aveva apparentemente deciso che gli alieni erano un piaga per il suo personale terreno di caccia. Il fuoco laser smise di vetrificare il terreno intorno ai piedi di Cooper nel mentre che gli alieni concentravano il fuoco verso il non-cavallo, e quello gli andava più che bene. Cooper si concentrò sulla fontana, e Lucy era riusciva a riprendere controllo dei suoi piedi, il che aiutava un po’, e poi--
--E poi Stabile terminò i suoi effetti, e il peso corporeo di Cooper si ripresentò tutto su di lui come un muro di mattoni. Il mondo improvvisamente si piegò di lato, e a malapena arrivò dietro la dubbia copertura della fontana prima che cadessero in un mucchio.
"Cazzo," lui ansimò sul terreno, gli arti a scuotersi mentre si metteva dritto. Il Med-X era ancora attivo, ma era andato da “superuomo” a “pera cotta” in due secondi netti.
Cooper sbirciò da sopra il bordo della fontana e cazzo, dovette smetterla di fissare quella cosa. Il non-cavallo era addirittura più brillante questa volta, e terrificantemente enorme. Alto come un deathclaw, tracciato da un luce bianca-blu che contornava lo striato nucleo di una profonda, piatta, intorpidente oscurità. Sembrava come un buco nero a vaga forma di un cavallo che attirava e divorava ogni raggio di luce intorno a sè.
Un altro alieno era uscito dalla navetta--
Che è sta merda da auto da clown, quanti di sti tizi c’hanno dentro?
--per sparare al non-cavallo, ma l’abominio non era affatto preoccupato. Danzava da una parte all’altra via dai laser dei alieni, giocando con loro, intoccabile come il dardo di un fulmine. Mentre Cooper guardava, il non-cavallo mosse a frustra la sua testa su quel collo troppo lungo, aprì quella mandibola troppo lunga e chiuse i suoi fin troppi denti sulla testa dell’alieno come fosse una mela. Il corpo dell’alieno cadde per terra con il sangue che spruzzava a fontana dal suo collo.
Lucy era riuscita a far spuntare la sua testa oltre il bordo della fontana, anche lei. “Non è buono,” lei mormorò. "Oh, non è b--attento!" Trascinò Cooper sotto giusto quando qualcosa di verde gli passava sfrigolante accanto alla sua faccia, pattinando sul bordo della fontana e scavandoci un buco attraverso il cemento.
Altri colpi di melma verde volarono sopra la fontana, schiaffandosi sulla terra e iniziando a mangiarsi dei buchi per terra.
"Uno di loro ha una...una cosa. Una….una piscccc...una cosa. Cazzo," disse Lucy, ovviamente frustrata dalla situazione o dalla sua inabilità di pensare alla parola “pistola”. Cooper si sarebbe messo a ridere se non fosse stato seriamente preoccupato per le loro possibilità di sopravvivenza nei minuti successivi.
Lucy era drogata, lui era ferito e aveva un enorme buco, a forma di Stabile dentro di lui, e la fontana era solo un rifugio temporaneo. Gli alieni ovviamente non li avevano dimenticati, il non-cavallo poteva facilmente mangiarseli tanto come gli alieni…. E la successiva serie di coperture serie erano i cottage, tutti in fondo a una via a cielo aperto dove potevano finire assai facilmente sparati alla schiena.
La rigenerazione da Ghoul aveva i suoi limiti, e Cooper non voleva testare se la poltiglia verde superasse quel limite.
E Lucy non avrebbe rigenerato niente se fosse stata colpita.
Non che gliene importasse, ma Cooper non aveva intrapreso tutto questo salvataggio per perderla a un proiettile poltiglia vagante.
Anche se non poteva averci molta scelta, dato che la loro abilità di supplementare il loro fuoco di copertura fosse inesistente a questo punto. La fondina di Lucy era vuota – doveva aver fatto cadere la pistola ad un certo punto. Cooper stava cercando di ricaricare, ma anche se era riuscito ad aprire il cilindro della sua pistola a pompa, le sue dita stavano tremando così tanto che stava avendo problemi a tirare fuori le cartucce dalla sua cartucciera.
Cooper cercò di isolare i suoni che il non-cavallo stava facendo. Il lamentio era finito, ma giurava di poter sentire ossa rompersi, come se fosse forse quella cosa a masticare quella testa.
Mentre fece cadere maldestramente una cartuccia nel terreno, tutto quello che Cooper riuscì a pensare fu, “Che maniera stupida di morire.”
Poi, di fronte a lui, del movimento.
Piedidolci. Che stava di fianco solo un paio di metri più in là, in attesa di essere montato, così poco turbato come poteva esserlo su qualsiasi set cinematografico. Era addirittura, in una maniera ridicola, ben sellato. La sella era la stessa che Cooper gli aveva messo sopra quell’ultima mattinata, prima di quella festa di compleanno un infinito tempo fà, la pelle distintamente consumata dalla tipica serie di trucchi da compleanno dello sceriffo di Cavallo Morto.
Poi, dietro lui, tuonando sopra tutta la commozione, Cooper sentì l’inconfondibile suono di una carica di cavalli.
La mandria fantasma si stava riversando nel parco dalla strada del resort. Cooper rischiò una sbirciata dalla fontana, e tutti quei luccicanti, cavalli mezzi trasparenti stavano correndo attraverso lo spazio aperto per sollevare e agitare gli zoccoli contro gli alieni rimasti e creare una copertura tra la fontana e il resto della battaglia nel parco.
Cooper fissò Piedidolci. Piedidolci lo fissò, poi diede una zoccolata al terreno, una, d’impazienza.
"Vabbene, capisco," disse Cooper, evocando ogni grammo di forza che gli era rimasta per tirarsi sulle sue ginocchia, poi sui suoi piedi. Stese un braccio, non sicuro se si aspettava reali Piedidolci o la sella, ma no, ecco lì, pelle e calde membra di cavallo sotto la sua sua mano, e Cooper non mise in dubbio tutto ciò. "Eddai, vaultina. Andiamo a farci un giro."
Lei si alzò a fatica in piedi, le pupille ancora ampie sotto la luce dei alberi bruciati. "E’… è un cavallo carino? Un buon cavallo?"
"Il migliore. Su andiamo."
Montarli entrambi a cavallo non fu un compito facile e servì molto più tempo di quanto piacesse a Cooper. Lucy era volenterosa ma ancora fin troppo scoordinata a fare a patti con la staffa senza il suo aiuto, e alla fine dovette darle una spinta lui stesso e guardarla quasi cadere dal lato opposto prima che si stabilizzasse. Ormai c’erano raggi laser sparati verso loro mentre si tirava sulla sella dietro lei.
Lucy quasi cadde di nuovo mentre Piedidolci si girava, ma Cooper avvolse un braccio intorno lei, e lei gli mise le mani intorno al corno, piegandosi in avanti, e Piedidolci scattò in avanti con il minimo stimolo. Verde brillante schizzò sfrigolante vicino alla testa di Cooper, ma poi furono tra i cottage, oltre quelli, e lanciati verso il deserto.
A correre. Via dalle fiamme e dai laser e dal mormorio della navetta e da l’orribile urlo da banshee del non-cavallo e dal ruggito di un--
Dannazione.
Cooper si guardò indietro e fischiò alto quanto potesse, incapace di vedere nient’altro che la luce che rifletteva nel fondo delle basse nuvole sparse. La luce del fuoco e la fredda navetta e la sfarfallante luce di quel buco nero del demone-cavallo, tutti che si ritiravano in lontananza mentre guadagnavano velocità.
Passarono per l’autostrada, e mentre giravano, Cooper pensò di aver visto una forma canina scura che si dirigeva verso loro, ma non aspettò, girò semplicemente Piedidolci a ovest . Il cavallo allungò la sua andatura, e anche se la sella non era fatta per due, e decisamente non era la corsa più comfortevole, Cooper si ritrovò comunque a sorridere, con la testa leggera e gioiosa mentre il cemento accellerava sotto di se.
E per un meraviglioso, indeterminato tempo, sembrava come se stessero volando.
Cooper perse traccia del tempo, allora. Forse furono le droghe, i postumi dell’astinenza, la mancanza di sonno, o forse una sorta di magia del cavallo fantasma. Si ricordava sprazzi di montagne che si avvicinavano, ricordava passare accanto auto arrugginite e poi muri di pietra e pietrisco. Poi improvvisamente si fermarono sulla autostrada, dove una strada correva tra due muri di un canyon. La luna era alta, e Cooper stava fissando un sentiero alternativo famigliare, che conduceva un un vuoto nel muro del canyon. Il Gap, di preciso.
Avevano non si sa come corso miglia.
Fece un schiocco a Piedidolci, urgendolo di andare avanti, ma il cavallo sbuffò e basta, girando la sua testa per guardare con fare di rimprovero a Cooper.
"Giusto," disse Cooper, sospirando. "Che stavo a pensare."
Lucy scivolò leggermente, poi iniziò a mormorare qualcosa mentre lui scivolava via dalla schiena di Piedidolci. “Eddai, vaultina,” disse Cooper, “fine della corsa.” I movimenti di lei erano ancora sgraziati, ma si afferrò con determinazione alla sue braccia mentre lui la aiutava a scendere giù dalla groppa di Piedidolci, e riuscì a metterla su due piedi quando colpirono il suolo. Buono abbastanza.
Cooper stese un braccio, per posare una mano sul collo del cavallo. Piedidolci si girò per mordicchiarli la manica.
Nonostante tutto quello che fosse accaduto, la mente logica di Cooper gli ricordò che questa cosa non poteva essere reale. Questo non poteva essere Piedidolci.
E nonostante ciò, si ritrovò a dirgli, "Mi dispiace, amico."
Piedidolci stese il suo collo per mettere il naso sotto il cappello di Cooper, alzando in alto e via dal capo. Lucy sbuffò una risata, e Cooper fece altrettanto per divertimento. Era un trucchetto che Piedidolci aveva fatto nel primissimo film di Cavallo Morto, e gli era piaciuto farlo di tanto in tanto dopo ciò, così tanto per fare.
Lucy stese un braccio, con esitazione, e pose una mano anche lei sul collo di Piedidolci. "Grazie?" disse lei. Lei l’aveva un po’ bofonchiato, ma a Piedidolci non sembrava importare, nitrendole gentilmente. Lucy sorrise per la meraviglia.
Sugarfoot si girò dall’altra parte, e la notte gli sembrò più fredda mentre camminava via, zoccoli che facevano clop sul macadam devastato.
E tra un passo e l’altro, come la luna che entrava tra nuvole, era svanito.
Lucy fece un basso "oh" di delusione. Cooper la lasciò andare lentamente, e anche se stava bene in piedi, sembrava visibilmente sfinita, leggermente ondeggiante.
"Tutto a posto?" le chiese, facendo una smorfia di dolore mentre si rendeva conto che il Med-X era ben che finito. La sua schiena e gamba stavano guarendo, non c’era dubbio, ma gli faceva comunque un male cane.
Lei gli fece una faccia strana. "So'...Sono molto, molto stanca."
"Sì, anch’io."
"Eeee...." Si fermò, sbattè la labbra, e riprovò di nuovo. "Le cose sono sempre così strane qua fuori?"
Cooper fece una risata disarmata. "Vaultina, ho vagato le zone contaminate per duecento anni, e non ho mai, MAI visto così tante cazzate strane come adesso da quando ti ho incontrata..."
"Pfffft," disse lei. "Certo, dai la colpa a me."
Si girò verso la strada per il Gap, e lei disse "Ehi...grazie."
Non si girò per guardarla. Tra tutta la merda che aveva passato questa notte, questa era una cosa che poteva evitarsi, e così fece. "Io ripago i miei debiti," disse, dandole le spalle.
Il che non era, a dirla tutta, vero. Aveva un mucchio di debiti che aveva schivato. Ma evidentemente non era stato capace di schivare questo. E se loro due dovessero tenere il conto, non era certo di essere ancora alla pari con lei, visto che gli aveva possibilmente salvato la sua vita due volte nel giorno passato.
Lucy sussultò dietro di lui. "Dogmeat!"
Cooper strinse gli occhi. Cazzo, se n’era dimenticato del tutto del cane. Prima che potesse dire qualsiasi cosa, tuttavia, si rese conto che Lucy non stava dicendo il nome del cane perché si era resa conto della cosa. No, colui che zampettava verso loro sulla strada...era il dannato cane.
"Aw, piccola, stai bene?" disse Lucy, accucciandosi giù e poi immediatamente cadendo all’indietro mentre Dogmeat le saltò addosso, la coda eccitata, chiaramente a posto se il modo in cui danzava attorno alla figura a terra di Lucy fosse di alcuna indicazione.
Cooper sospirò e iniziò a camminare. "Su’. Andiamo a vedere se questa città è ancora ospitale."
Note dell'Autore:
UPDATE: L'immagine assolutamente figa del non-cavallo è di Jake Romano @JakeRomanoArt su Tumblr. <3 la amo così tanto.
Stabile - per coloro che non sono famigliari con Fallout: New Vegas, Stabile è una droga raffigurata come una bottiglia di soda con una sorta di spuntone di foglio di aluminio che veniva fuori dal collo, e un tubo separato che esce dalla cima. La Independent Fallout Wiki chiama il foglio di aluminio "un elemento di riscaldamento", e riesco a capire come potrebbe funzionare, ma non volevo che Cooper dovesse tirare fuori un accendino o dei fiammiferi, quindi ho inventato che la foglia di aluminio avesse una sorta di capsula che si riscaldava chimicamente che aveva bisogno di essere rotta e scossa per avviare il tutto. Inoltre, immagino che in circostanze normali e a normali distanze Cooper sentirebbe a malapena gli effetti sulla mira di Stabile, ma era abbastanza lontano e fin troppo in inferiorità numerica che prenderebbe ogni vantaggio che potesse ottenere. E si, immagino che avrà bisogno di un po' di Fixer dopo questa battaglia.
Sono in debito con The Independent Fallout Wiki per le loro pagine di informazioni su persone, armi, equpaggiamento e droghe (COSI' tante informazioni sulle droghe) usate nella scrittura di questa fic.
Sono anche in debito con coloro che hanno postato foto di Furnace Creek Inn e del Ranch Resort su Yelp. Non è completamente identico alla location o alla struttura del resort rappresntato qui, ma i cottage, il parco cirocndato da palme, e le fontane mi hanno aiutato tutte a dare forma a questa ultima battaglia. Grazie mille, internet!
Inoltre grazie all'internet in generale per rispondere a domande come "piante native in california", "ranche di cavalli in California", "anatomia dei cavalli", "come montare una persona svenuta su un cavallo", "quanto corre veloce un Pastore tedesco?", "quanto corre veloce un cavallo?", e "come seono chiamate le parti di una sella?". Grazie anche per numerose pagine sui "cryptidi del Southwest", dove ho imparato dei "cavalli fantasma" e ho avuto l'idea per il branco fanatsma- qualora i cavalli siano, indubbiamente, fantasmi di cavalli dal passato, lo lascio al lettore da decidere.
Note del Traduttore:
Quando finiì di leggere questo capitolo, avevo capito che sicuramente un giorno avrei fatto una traduzione su questa storia: lo meritava!
Cribbio, che ritornino a scuola, stì lamentoni che sembra non abbiano mai frequentato una lezione di letteratura in tutta la loro vita!
Embeh, sappiate che una nuova traduzione è pronta ad essere pubblicata; quale potete intuirla con l'ultima storia che avevo pubblicato.
Fino ad allora,
See you Space Cowboy ...
The Real Folk Blues inizia a suonare in sottofondo
Inoltre, a tutti quelli che hanno continuano a leggere questa traduzione fino in fondo.... grazie. lasciate pure una recensione, se volete. Mi farebbe piacere. Ma solo se volete voi



