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Autore: Ladyhawke83    30/03/2026    0 recensioni
Dal capitolo 1
“Maledizioni e Medicamenti”
Stava cadendo la prima neve e mancava ancora molto tempo prima che iniziasse ufficialmente l’inverno, ma quell’anno il freddo pungente e i dolci e delicati fiocchi candidi e ghiacciati avevano deciso di scendere in anticipo dal cielo ad imbiancare tutta la valle circostante.
O forse in quella terra, in cui si trovavano al momento, l’inverno era l’unica stagione ad essere presente.
Il silenzio ovattato che portava con sé il manto nevoso era opprimente per Vargas, una sensazione fastidiosa e pesante aumentata dal fatto che al Castello non si sentiva il solito brusio e chiasso, poiché erano stati tutti impegnati altrove, per delle trattative diplomatiche volute da Callisto con gli esponenti delle terre del nord, i giganti di ghiaccio, più che volute, Vargas avrebbe detto che Callisto le aveva subite, ma lui era il Re Drago, e a lui spettava sciogliere quella matassa burocratica e di potere.
Genere: Angst, Fantasy, Hurt/Comfort | Stato: in corso
Tipo di coppia: Yaoi, Slash
Note: Lime, Missing Moments | Avvertimenti: Tematiche delicate
Capitoli:
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Questa storia partecipa al  “Writober” indetto da fanwriter.it

Prompt: 17 ottobre/lista pump_colors/ acquamarina /  aquamarine

 

 

Segni azzurri e confessioni 

 

“Mettetelo nella vasca… piano. Così…”. Dava istruzioni Airis, la druida, chiamata da suo padre Callisto, per aiutare il mago.

Lei odiava Simenon Vargas, ma era pur sempre una druida e a chiedergli aiuto non era stato lo stupido mago, ma suo padre e, vedendo l’angoscia nei suoi occhi, la paura e l’apprensione per le sorti del mezzelfo, non aveva potuto rifiutargli una mano.

“Cosa ha fatto precisamente per ridursi così? É in grave stato di ipotermia…”. Sottolineò lei, mentre riscaldava lentamente la tinozza d’acqua, in cui era immerso il corpo di Vargas.

“Lui non ha fatto niente. Sono stato io…” Callisto teneva la testa bassa, la voce greve e colpevole.

“E cosa hai fatto? Lo hai congelato per sbaglio mentre eravate insieme?”. 

A Callisto non sfuggì il riferimento e la nota di disprezzo della figlia, ma era troppo stanco per discutere della sua relazione col mago, con sua figlia, non in quel momento.

“Gli ho donato i miei poteri, con un incantesimo, ma evidentemente qualcosa è andato storto, come sempre…”.

Callisto si sentiva un idiota. Era talmente preoccupato che non si accorse che Airis lo stava guardando con occhi spalancati piena di orrore.

“Tu hai fatto cosa? Hai una vaga idea di cosa significhi sovvertire l’ordine delle cose in questo modo?. Sarai anche mio padre, ma a volte non ragioni…”. Gli inveì contro la figlia e Callisto non seppe cosa dire.

“Non si può… non si può semplicemente passare il potere da uno all’altro come foste vasi vuoti. Ognuno è diverso, la magia è diversa… e ci sono delle conseguenze…”.

“Questo lo vedo da me, Ris…”. Così la chiamava il padre, da sempre anche se Airis detestava i nomignoli.

“Ma… lui starà bene, non è vero? Tu lo puoi guarire no?”. Chiese titubante lo stregone e ad Airis si spezzò il cuore a vedere quanto suo padre, uno dei più potenti stregoni di tutti i piani, sembrasse così vulnerabile e così fragile quando si trattava di quel mezzelfo.

“Io lo posso curare per quanto riguarda il fisico, ma il problema principale rimane la magia. Lui non può restare coi tuoi poteri troppo a lungo, non sono fatti per lui e potrebbero consumarlo fino a ucciderlo”. Airis controllò ancora una volta la temperatura dell’acqua nella grande tinozza, poi con la mano, anche se riluttante controllò respiro e battito del mezzelfo: stava tornando alla normalità e non era più mortalmente pallido e gelido, anche se i suoi capelli continuavano ad avere quelle ciocche bionde in mezzo al nero e sul corpo non erano spariti i segni color acquamarina, così simili a quelli di suo padre, e non a quelli del demone Nephilim, che avevano sempre marchiato la pelle del mezzelfo.

“Lui non è un elfo dei ghiacci, questo lo so, ma prima di scoprirlo tempo fa, nemmeno io sapevo di esserlo…”.

“Ma tu ci sei nato, anche se inconsapevolmente, puoi gestire quel potere. Lui no. Devi invertire l’incantesimo, anche se significa che lui resterà senza poteri”. Gli disse era Airis, e c’era una certa urgenza nella sua voce, segno che non avevano molto tempo.

“Se solo sapessi come fare… potrei tornare dai giganti e chiedere loro di annullare tutto, ma ci vorrà tempo”. Callisto era amareggiato e arrabbiato per non aver pensato a delle contromisure nel caso l’incantesimo non avesse funzionato a dovere, era così occupato a pensare di fare una cosa buona, che non aveva valutato tutti i rischi.

“Quanto tempo abbiamo?”. Osò chiedere alla giovane druida, che gli somigliava così tanto da far male al cuore.

“Questione di giorni… non so dire quanti…” gli rispose Airis, fin troppo seria.

“Si sta svegliando…” disse Airis al padre, che si avvicinò lentamente alla vasca in cui era immerso Vargas, la testa era reclinata lievemente indietro e si vedeva che il mezzelfo faticasse ad aprire gli occhi e a ritrovare lucidità.

Ehi! Vargas, sono qui…”.

“Ehi scheggia… che è successo? Mi sento come se fossi in uno stato post sbronza, senza però ricordarmi tutto il divertimento…”. 

Vargas sì occorse solo un momento più tardi che c’era anche Airis con loro e si irrigidì, perché sapeva quanto la figlia di Callisto mal tollerasse la sua presenza e la relazione con suo padre.

“Grazie. So quanto ti costa aiutarmi…”. Le disse, porgendole idealmente un ramo d’ulivo.

“Di niente. Sono una druida. Fa parte di quello che devo fare.”.

Rigida. Fredda. Asciutta. 

Come era sempre stata.

Vargas non si sorprese.

“Ti ringrazio ugualmente. Non eri obbligata…”. Sottolineò il mago, che ancora stava riprendendo colore in viso.

“Me lo ha chiesto mio padre…”. Disse la giovane mezzelfa sottintendendo che era obbligata a rispondere alla richiesta paterna. 

“So quanto possa essere insistente tuo padre… comunque grazie. So di non piacerti, quindi ti sono ancora più riconoscente per… tutto questo.”.

Già. Io vi lascio, ho altro lavoro da sbrigare… e tu…”. Disse Airis rivolta al mago “prendi quel tonico ogni otto ore se non vuoi ritrovarti di nuovo congelato e ti consiglio di non usare la magia, potrebbe avere effetti devastanti….”.

Detto questo, la giovane mezzelfa dai capelli bianco celesti come il padre, li lasciò soli, e Callisto si preparò ad affrontare tutta quella gigantesca situazione e la furia di Vargas.

 

***

 

“Cosa ti è saltato in mente? Sei completamente pazzo?”.

Vargas gridava, esattamente come Callisto si era aspettato che facesse.

Era arrabbiato.

“Io volevo solo aiutarti…” cerco di dire lo stregone, messo all’angolo dalla rabbia del mago.

“Non sopportavo più di vederti così abbattuto per la mancanza dei tuoi poteri, così ti ho donato i miei, non pensavo sarebbe successo tutto questo…”

Vargas lo spinse contro la parete, un lampo di sfida negli occhi.

“É la cosa più stupida che potevi fare, Callisto… ma… ma é anche la cosa più bella che qualcuno abbia mai fatto per me…”. Il mezzelfo si chinò sullo stregone e sul viso gli comparve un’ombra di esasperazione prima che le sue labbra si posassero su quelle di Callisto per un bacio veloce, ma deciso e passionale.

Lo stregone rispose al bacio con la stessa intensità, con una mano premette alla base della schiena del mezzelfo, premendoselo contro, si sentiva sollevato dal sapere che Vargas non fosse poi così arrabbiato, da volerlo incendiare con una palla di fuoco, come invece aveva pensato all’inizio della propria confessione.

“Ti amo Vargas. Non c’è quasi nulla che non farei per te…”.

“Lo so. Callisto. É questo che mi spaventa a volte”.

“Perché?” Chiese lo stregone senza capire, mentre l’altro gli teneva una mano sulla spalla, premendo dolcemente.

“Il tuo troppo amore per me, prima o poi ci causerà guai seri… devi capire che so badare a me stesso…”. Gli ricordò Vargas.

“Lo so. Scusami… volevo solo farti stare meglio e ho combinato un gran casino ”. Callisto era veramente mortificato.

“Ma adesso scheggia sei tu quello senza poteri… non ti manca la tua magia?”. Domandò Vargas, staccandosi leggermente per guardarlo bene negli occhi.

“No, pensavo di sì, ma no. Finché sono con te e tu stai bene, non mi manca niente…”.

“Sei sempre il solito… tutto miele e sacrificio e amore… a volte penso che ti preferivo prima quando mi lanciavi frecciatine e insulti e a volte facevamo a botte, anche letteralmente…”.

Callisto lo guardò con una domanda negli occhi e un accenno di sofferenza nella postura.

Forse Vargas stava cercando di dirgli che si era stancato di lui?

“… ma ti amo così come sei… però  abbiamo un problema: o trovi una soluzione a tutto questo o siamo  veramente in guai seri”.

“Non so come fare a invertire le cose… i giganti non lo hanno accennato…”.

“E sospetto anche perché. Hai siglato un accordo con loro, di non attacco e di pace temporanea tra i nostri regni giusto?”

“Giusto” Ammise Callisto.

“Ma adesso tu non hai i tuoi poteri e non puoi difendere il castello e la tua gente”. Vargas si guardò le mani e i segni turchesi sulla pelle nuda “…io li ho, ma non li posso utilizzare come vorrei, e loro lo sapevano. Sapevano che saremmo stati deboli e vulnerabili e probabilmente sono già in viaggio con le truppe per venirci ad attaccare o a minacciare”.

“Non ci avevo pensato… merda hai ragione tu. Che facciamo?”. Callisto fu preso da un’ansia che non provava da decenni. Aveva paura, non per sé, ma per tutti gli altri.

“Tu avvisa il villaggio e la gente al Castello, fatti aiutare da Airis e dagli altri... Mettiamoli al sicuro, per quanto possibile, io cercherò nei libri della biblioteca un qualche controincantesimo per questa cosa”.

Vargas parlava come un vero, capo, un vero Re. Forse avrebbe dovuto aver lui la corona, pensò Callisto, non io…

“Ce la faremo, ce l’abbiamo sempre fatta. Non guardarmi così. Starò bene… ora vai. Non c’è tempo da perdere!”. Lo spronò Vargas con gentilezza, ma Callisto non ne era convinto, non voleva lasciarlo solo.

“Ma… e se tu stessi male ancora, e se avessi bisogno?”. Callisto sentiva la preoccupazione salire e creargli un groppo in gola.

“Avere tutto bene. Posso chiamare tua figlia, nel caso, ma tu devi pensare alla tua gente adesso…”.

“Sicuro?”. Tentò ancora Callisto, che non capiva perché, ma aveva addosso uno strano presentimento che qualcosa sarebbe accaduto.

“Sì. Scheggia. Fidati di me. E ora vai…”. Disse Vargas spingendolo fuori dalla porta della stanza, per poi abbracciarlo e postargli la testa sulla spalla, lo stregone odorava di neve e di cuoio.

“Si sistemerà tutto, vedrai.” Lo rassicurò ancora il mezzelfo.

Namaarie A’maelamin” (1)

“Cormamin niuve tenna’ ta elea lle au’…”. (2) Gli rispose Callisto in elfico, sentiva un peso sul cuore, una sensazione d’inquietudine, ma non glielo disse. Era così bello sentirlo parlare in elfico e vederlo sorridere di sollievo, che lo stregone si limitò a guardarlo, gli sorrise di rimando, poi gli strinse il polso destro, scivolando poi ad accarezzagli la mano e a sfiorare i suoi anelli alle dita, poi si voltò e se ne andò.

Vargas lasciò cadere la maschera che aveva indossato per tutto il tempo e, dolorante, si buttò sul giaciglio tremando, le mani scosse dai brividi. 

Il mago cercò rapidamente la fiala che gli aveva dato Airis e ne trangugiò il contenuto amarissimo, sperando facesse effetto presto.

Era stato difficile mentire a Callisto e fingere di stare meglio, ma se non avesse fatto così, Vargas sapeva che l’altro non l’avrebbe mai lasciato solo per andare ad aiutare gli altri, prima dell’arrivo, forse imminente, dei giganti.

E Callisto era il Re Drago, ed era con la sua gente che doveva stare, loro erano la priorità.

Ti prego, fa presto, torna presto…” biascicò Vargas in preda ai brividi e ai dolori che quei marchi azzurri gli provocavano sulla pelle e nelle ossa.

Poi finalmente ebbe una tregua e si addormentò.

 

***

 

 

[1797 words]

 

***

Note al testo: (1) Arrivederci. Amore mio (confidenziale)

(2) Il mio cuore dormirà fino a che non ti rivedrà ancora.

Non sono sicura di aver tradotto bene in elfico, ma abbiate pazienza, non sono una super esperta in materia.

 

***

Note dell’autrice: continuo questa mini long che è iniziata per caso, ma che mi ha preso sempre più. Ovviamente i miei due ragazzacci sono i campioni di cavolate e di “mai una gioia” perciò portate pazienza, e lo sapete che le mie storie se non hanno l’angst e il tragico non sono contenta…

Fatemi sapere se vi piace 

A presto

Ladyhawke83

   
 
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