Buongiorno care lettrici.
Ebbene sì, mi sento abbastanza ispirata e ho scritto di getto questo primo capitolo, sull'onda di quella One Shot che poi ne farà quindi parte.
Spero di aggiornare presto e spero che questo capitolo possa lasciarvi delle sensazioni positive.
Buona lettura e grazie ancora!
CAPITOLO 1 - 15 ANNI
“Ashley!”
Una bambina di circa sei anni, con uno zaino quasi più grosso di lei sulle spalle, si volta subito nella direzione dalla quale proviene il suo nome.
Dall'altra parte di quella stretta stradina del centro, un bambino poco più grande di lei sta in piedi sull'uscio di un negozietto di alimentari, i capelli biondissimi pettinati dal vento, gli occhi azzurri come il cielo, svegli e furbi, un ginocchio coperto da un cerotto e l'altro fresco di sbucciatura.
Appartiene a lui la voce squillante che l'ha chiamata.
“Ciao, Matt!” saluta la bimba con voce argentina, mollando la mano di sua mamma per sventolarla animatamente verso il bambino.
Un grosso sorriso si apre sul suo viso, contornato dai lisci capelli color rosso acceso, tenuti ordinati da un cerchietto, i grandi occhi castani chiari si illuminano.
“Dai, vieni, la nonna ha un gioco nuovo in negozio!” la invita il bambino ed Ashley si volta subito verso sua mamma.
“Mamma, posso andare a giocare dalla signora Harriet?” domanda come una supplica ma la donna sospira e alza gli occhi al cielo.
“Tesoro, ci sei andata anche ieri pomeriggio…la signora deve lavorare, non puoi disturbare ogni giorno” prova a spiegarle ma Ashley mette sú il broncio.
“Ti prego, mamma! Lì posso giocare invece qui da te mi annoio! Mi dici sempre di stare ferma perché posso rompere tutte le cose che tieni sugli scaffali!” si lagna la piccola, sua mamma ha un negozio di articoli da regalo e confeziona bomboniere per occasioni varie, dunque lì dentro è pieno di oggetti in vetro o ceramica che rischiano sempre di rompersi con una vispa bambina di sei anni che si muove con la grazia di cento elefanti.
“Non insistere Ashley, non si può!” ribadisce sua madre, riprendendole la mano per portarla dentro.
“Uffa!”
“Sbrigati, Ashley!” torna a chiamarla a gran voce Matt, ancora in piedi ad aspettarla.
Ashley lo guarda col viso triste e sconsolato.
“Matt, mi sa che oggi Ashley resta qui con me” dice sua madre al bambino mentre Ashley brontola rumorosamente, poi vede uscire dal negozio la signora Harriet, che si avvicina col suo solito sorriso materno.
Ashley non capisce come faccia Matt ad avere una nonna così bella e giovane mentre le sue sono molto più anziane.
Harriet ha solo 51 anni, in effetti.
“Margareth, lascia pure che Ashley venga qui! È una bambina adorabile, non mi disturba per niente!” interviene, carezzando i capelli della bimba.
“Hai sentito, mamma! Dai, fammi andare!” torna all'attacco Ashley speranzosa, tirandole la camicia.
Margareth esita un attimo, poi si arrende.
“E va bene! Ma tra due ore ti vengo a prendere, ok?” le accorda.
“Grazie, mamma!” esulta la bimba mentre molla di botto lo zaino all'ingresso del negozio di sua madre e sgattaiola via dall'altra parte della strada, per gettarsi tra le braccia del suo amichetto.
I due bambini si abbracciano, poi entrano in negozio.
“Forza, prima di giocare sedetevi qua. Stamattina ho preparato una ciambella alla vaniglia e limone davvero deliziosa! Ci vuole una bella merenda per mettersi in forze!” dice ai bambini, facendoli accomodare a un piccolo tavolo.
“Wow! Che buona!” esclama Ashley tutta contenta, afferrando con la manina una fetta di torta.
“Mia nonna è super! È più brava di mia mamma!” commenta Matt, addentando la ciambella e sporcandosi il viso di zucchero a velo.
“Matt, non parlare male della mamma, va bene?” lo riprende sua nonna ma lui non si scusa.
“È la verità” ribadisce ostinato, i suoi occhi da bambino si fanno fin troppo seri per un attimo.
Harriet sospira.
Sua figlia Esther è rimasta incinta di Matt a 16 anni e quando è nato ne aveva solo 17.
Una ragazzina scapestrata e ribelle, totalmente incapace di badare a un neonato.
L’identità del padre del bambino non è mai stata chiara, sua madre non ha voluto rivelarla, sostenendo solo che lui non ne aveva voluto sapere del bambino.
Ha 24 anni adesso e vive per la maggior parte del tempo fuori città, dove lavora e studia, nel tentativo di recuperare il tempo perso e vivere una gioventù che di fatto si è vista negata, anche se per le conseguenze delle sue condotte irresponsabili.
Il piccolo Matt è stato praticamente cresciuto da sua nonna, l'amore non gli è mai mancato ma confrontarsi con gli altri bambini, capire che la sua vita, la sua famiglia, in qualche modo è diversa da quella degli altri coetanei, spesso spegne il sorriso sul suo viso.
“E invece tuo padre quando torna?” domanda innocentemente Ashley.
“Te l'ho detto, io non ho il papà” ribatte Matt, lo dice con tranquillità come se ormai fosse abituato a farlo e non gli facesse più male.
“Dai, è impossibile, tutti hanno il papà” insiste Ashley che, nella sua purezza da bimba di sei anni, non può di certo capire come stanno le cose.
“Io no” dichiara sicuro Matt, il volto basso.
Harriet poggia una mano dolcemente sulla spalla di Ashley.
“È vero, cucciola, Matt non ha un papà, ma in compenso ha una nonna niente male, non credete?” cerca di sdrammatizzare, carezzando i capelli disordinati di suo nipote.
Sorride ma nasconde dentro un grosso dolore che non può mostrare.
Non può farsi vedere da Matt fragile o preoccupata.
Quel bambino senza alcuna colpa ha diritto di vivere la sua infanzia il più spensieratamente possibile, di giocare, studiare, fare sport e diventare adulto.
Pian piano crescerà e allora capirà le cose e potrà farsi una sua opinione.
Per lui ci sarà sempre, non lo abbandonerà mai.
“Adesso andiamo a giocare!” esclama il bambino, prendendo per mano Ashley e trascinandola nel retro del piccolo negozio di alimentari di sua nonna, dove si nascondono misteriosi tesori e vecchi giochi di epoche passate.
Trascorrono così quasi tutti i pomeriggi, immersi ogni volta in un'avventura diversa, inventando storie buffe tra risate, dispetti, marachelle e merende buonissime.
Spesso litigando, e altrettanto spesso facendo pace e giurandosi amicizia eterna.
Giorni sereni, che sembrano non dover finire mai, ripetersi all'infinito.
“Sarai per sempre il mio amico speciale!” diceva qualche volta Ashley.
“Anche tu” rispondeva Matt, arrossendo lievemente.
15 ANNI DOPO
Sole, caldo, estate.
Risate leggere e spensierate si levano da un gruppetto di ragazze, sedute comodamente su dei divanetti attorno a un tavolino di un locale all'aperto, a sorseggiare drink freschi e sgranocchiare pigramente patatine in un pomeriggio inoltrato di luglio.
Abiti leggeri e corti, pelle baciata dai raggi solari, scollature generose.
Tutto grida relax e vacanze.
Ashley ride all'ennesima battuta della sua amica Clare, porta la testa indietro, i suoi capelli rossi brillanti, lunghi poco oltre le spalle, ricadono oltre lo schienale del divanetto, lei si sventola con la mano sul collo umido per il caldo.
Torna seria ed esita un attimo, poi si sgranchisce la voce.
“Comunque ragazze…devo dirvi una cosa…ieri Erik mi ha baciata!” confessa rossa in viso mentre i gridolini di eccitazione delle sue amiche la travolgono, rendendola quasi sorda.
“Piano! Ci stanno guardando tutti!” le invita ad abbassare il tono, un po' in imbarazzo ma piena di quella felicità incontenibile.
Sono mesi che sbava dietro a quel ragazzo e il giorno prima finalmente sono usciti insieme ed è successo!
“E ce lo dici così?Ci hai stressato per mesi con questo Eric!” fa Clare, emozionata per la sua amica.
“E come dovrei dirvelo? Aspettavo il momento giusto”
“Non ci credo! Ashley! Sono così contenta per te! E com'è stato?” chiede curiosa Riley, passandosi una mano tra i suoi ricci biondi.
“È stato tutto molto naturale…stavamo passeggiando vicino al mare poi lui si è avvicinato, mi ha circondato la schiena, ci siamo guardati negli occhi e…. è stato molto romantico devo dire, più di quanto mi aspettassi.”
“Che bello! E adesso? State insieme?” domanda Clare impaziente, addentando un salatino con molta foga.
Ashley fa spallucce.
“Beh, non lo so…suppongo che ci rivedremo o almeno lo spero. Le premesse sono buone” dichiara col cuore che le batte ancora nel rivivere l'emozione del giorno prima.
“Che fortunata che sei! Eric è così carino e sembra anche molto dolce! Io invece sono talmente timida che non vedo ragazzi neanche col binocolo!” si lamenta Amber, abbassando lo sguardo.
Lei non ha nemmeno ancora dato un bacio a nessuno, non riesce quasi a parlare con i maschi e la cosa la fa sentire come un pesce fuor d'acqua in mezzo alle sue amiche, che vantano esperienze più o meno serie e incontri ravvicinati con l'altro sesso.
Ashley la circonda in un abbraccio.
“Che dici, Amber? Tu sei fantastica così come sei! Devi ancora trovare il ragazzo giusto per te!” la rassicura.
“Esatto! Non tutti devono fare come Clare che nel dubbio li prova un po' tutti per poi mollarli!” ridacchia Riley, mentre la diretta interessata la uccide con lo sguardo.
“Che volete farci! Mi innamoro facilmente!” dice in sua difesa ma le altre scoppiano a ridere.
“Si, adesso si dice così, eh?” ribatte Ashley, spensierata.
È felice e niente potrà turbare la bellezza di quella serata di pettegolezzi e confidenze con le sue amiche.
Niente tranne che…lui.
“Buon pomeriggio, ragazze”
Una voce maschile si leva alle loro spalle.
Il gruppetto si volta, Amber arrossisce violentemente, Riley sorride, Clare solleva un sopracciglio, e lancia uno sguardo interessato al ragazzo che le ha salutate.
Solo Ashley rimane immobile senza neanche muovere un muscolo.
Non ha bisogno di guardare per capire chi stia cercando di rovinare il suo ottimo umore.
“Ciao Matt” fa Clare infine, squadrando il ragazzo dalla testa ai piedi giusto per rifarsi un po' gli occhi dinanzi a cotanta bellezza.
Matt ha 22 anni adesso, si è fatto bello da morire, in più gioca a pallanuoto a livello agonistico e ciò lo rende fisicamente molto attraente.
Riley lo saluta educatamente con la mano mentre Amber non ha nemmeno il coraggio di guardarlo in quegli occhi azzurri mozzafiato che si ritrova o potrebbe restarci secca.
Matt passa dietro lo schienale del divanetto ma si sofferma, non è ancora soddisfatto.
Si abbassa fino all'altezza del viso di Ashley, un ghigno provocante sulle labbra.
“Buon pomeriggio, Ashley” si rivolge specificatamente a lei, sussurrando nel suo orecchio.
Lei ribolle di rabbia ma cerca di non implodere.
“Era un bel pomeriggio…prima che ti palesassi” borbotta, voltandosi finalmente a guardarlo e trovandolo a fissarla a due passi dal suo naso, con quel sorriso odioso e gli occhi di ghiaccio, appuntiti e irriverenti.
Si scosta da lui, non riesce proprio a reggerlo.
“Potresti lasciarmi il mio spazio vitale intatto?” gli chiede poi spazientita.
Matt non si fa intimorire, si rimette dritto e ride, ficcandosi le mani nelle tasche dei suoi bermuda.
Le amiche assistono alla solita sceneggiata senza farci nemmeno quasi più caso.
Tra Ashley e Matt va avanti così da anni.
Lui la provoca e lei sogna di ucciderlo, solito copione.
“Scusami, dimenticavo che fai violare il tuo spazio personale solo alle teste di cazzo come Eric…o, come si chiamava quello prima…ah, Sebastian” la prende in giro, nominando con tono denigratorio persino il suo ex ragazzo, che aveva lasciato lei stessa un anno prima.
Ashley non ci vede quasi più.
“Beh, tu invece ti circondi solo di puttanelle e ragazze vuote come cocomeri. Ma d'altronde non c'è da stupirsi. Sei così insopportabile che puoi piacere solo a quelle categorie” gli sibila, fredda come il polo Nord.
Lui la osserva per un attimo.
Quegli occhi castani che conosce così bene, il piglio sicuro e combattivo del suo sguardo, uno sguardo che un tempo si posava su di lui delicatamente, come fosse la persona più importante del mondo.
E adesso, invece…più nulla.
Deglutisce, per un attimo perde la voglia di stuzzicarla oltre perché qualcosa dentro di lui smette di essere divertente e fa male.
“Tranquilla, sto andando, ti libero della mia presenza. Prendo una cosa con un amico e poi vado agli allenamenti. Ho cose più importanti da fare” la informa candidamente per poi voltarsi e andare via.
“Fottiti, Matt!” gli ringhia lei, i nervi ormai andati a farsi benedire.
Odia quel biondo da strapazzo, lui e la sua arroganza, i suoi modi sfacciati, quella maniera irritante di scherzare come fosse una divinità sulla terra e tutto gli fosse concesso.
Matt fa in tempo a sentire il suo insulto, sorride senza voltarsi e sparisce.
Ashley riprende a respirare.
“Dio, come fa a essere così idiota?” si lamenta a voce alta, incrociando le braccia al petto con l'umore ormai totalmente rovinato.
“Avete visto quanto è figo? Ce l'avevi a un passo dalla faccia! Come fai a rimanere impassibile, Io sarei morta al posto tuo o l'avrei baciato all'istante se solo sapessi come si fa senza fare una figuraccia!” esclama Amber con lo sguardo adorante, ancora fermo all'immagine maestosa di Matt.
Ashley fa un verso di disgusto.
“Amber, la bellezza non è tutto nella vita” obietta, masticando nervosamente delle patatine per cercare di smaltire l'incazzatura.
“Si, ok, non è tutto ma sfido chiunque a questo tavolo a dire che disdegnerebbe andare a letto con lui. Insomma, ma l’avete visto?” aggiunge Clare con convinzione, ma Ashley non si lascia impressionare.
“Preferirei cucirmela” ribatte schietta, facendo scoppiare tutte a ridere.
“Ashley, sei tremenda!” esclama Riley, asciugandosi qualche lacrima per il troppo ridere.
“Io invece una bella botta me la farei dare, se solo si fosse mai interessato a me. Evidentemente non sono il suo tipo” ribadisce Clare con estrema sincerità, sorseggiando il suo drink.
“È palesemente Ashley il suo tipo. Non vedete come la stuzzica? Se non sapessi che lo odi a morte penserei che ci stessi flirtando in codice per poi incontrarvi segretamente e fare un sacco di sesso selvaggio“ aggiunge Riley, lavorando molto di fantasia.
“Ok, credo che andrò a vomitare” commenta Ashley, lanciando un'occhiataccia alla sua amica.
Matt e lei insieme.
Neanche in un'altra vita.
Un tempo lontano forse erano stati anche amici.
Ma da bambini non conta.
Si cambia, si cresce.
Intorno ai dodici anni aveva iniziato a vederlo con occhi diversi, e quello che prima la faceva divertire aveva cominciato a infastidirla.
“Cambiando argomento e tornando a cose serie e plausibili…secondo voi che dovrei fare con Eric?” riprende Ashley con ritrovato entusiasmo.
Le amiche si accavallano nel darle dritte e consigli e quella piccola spiacevole interruzione nella testa di Ashley è già sparita come neve al sole.
“Ti piace proprio farti mandare all'inferno da Ashley, eh?” ridacchia Flynn, dando una pacca amichevole sulla spalla di Matt, che non reagisce e si appollaia su uno sgabello accanto a lui.
“Sarò un po' masochista” risponde tranquillo, addentando un panino.
“O forse mi nascondi qualcosa” mormora l'amico.
Flynn si avvicina, fissandolo e insinuando un sospetto che Matt respinge subito.
Solleva lo sguardo e gli sposta via la faccia con una manata.
“Piantala, non ho più sedici anni da un pezzo” dice brevemente, Flynn sorride mentre si massaggia la guancia malcapitata.
“Ok, ok…piuttosto andiamo, siamo in ritardo e l'allenatore ci farà il culo. Abbiamo la partita domenica.”
Matt annuisce, divora il resto del panino e mette il borsone sulle spalle.
Da ormai diversi anni fa parte di un'importante squadra di pallanuoto.
È uno dei più bravi e ha raggiunto un livello tale da riuscire a mantenersi piuttosto bene economicamente praticando quello sport che ha iniziato da ragazzino e che l'ha appassionato sempre più.
Vive ormai da solo da quando ha diciotto anni, da quando sua nonna se n'è andata a causa di una brutta malattia.
Sua nonna, l'unica figura di riferimento della sua vita.
Solo lui sa il dolore che ha provato nel perderla e nel ritrovarsi completamente da solo.
Sua madre non la vede da anni, vive in un'altra città col suo compagno e i due figli piccoli avuti successivamente da lui.
Ogni tanto gli telefona ma per lui è poco più che un'estranea.
Non c'è mai stata quando ne ha avuto bisogno, o per i traguardi importanti della sua vita.
Suo padre non l'ha mai conosciuto, non sa neanche chi sia ma va bene così.
Per quanto gli riguarda è solo il cromosoma Y che gli ha permesso di venire al mondo, in modo totalmente casuale peraltro.
Sa di essere il frutto di una scopata occasionale e che il concetto di famiglia classica non ha mai fatto parte della sua vita né mai lo farà.
A quanto pare ha preso i suoi occhi, o almeno questo gli ha sempre ripetuto sua madre le poche volte che si è decisa a raccontargli qualcosa di lui.
È cresciuto in fretta, forse fin troppo, spesso mascherando le sue debolezze con quel carattere ironico e a tratti sprezzante.
Una copertura, uno scudo che ha tirato su per non rimanere schiacciato dai ricordi e dalle mancanze.
“Dai, muoviamoci!” dice finalmente a Flynn e i due si avviano fuori dal locale.
Ashley cammina a passo lento, sono le 20, il cielo va verso l'imbrunire.
Svolta l'angolo e raggiunge il negozio di sua madre, all'interno le luci sono ancora accese ma probabilmente sta per chiudere visto l'orario.
Il negozio non ha mai cambiato indirizzo, sta sempre lì dove lo ricorda fin da bambina, è solo stato un po' rimodernato nello stile nel.corso degli anni.
Ashley percorre qualche metro e arriva dinanzi alla porta, entra svelta senza guardare altrove, facendo tintinnare il campanello, sua madre sbuca fuori da sotto il bancone di scatto.
“Oh, Ashley sei tu! Mi è preso un colpo, vista l'ora pensavo a uno scocciatore o un ladro!” esclama sua madre, con una mano sul petto.
“Come sei esagerata! - la prende in giro sua figlia, poi si avvicina a lei e le dà un bacio sulla guancia - sono stata fuori con le ragazze qui vicino e così ho pensato di farti compagnia per il ritorno. Lascia qua, ti aiuto” si offre poi, togliendole dalle braccia un grosso pacco.
“Grazie, dammi dieci minuti, il tempo di ultimare le solite cose per la chiusura”
Ashley annuisce, si mette a sedere e si guarda intorno.
Quello è anche il suo regno, ha preso il talento creativo di sua madre e spesso la aiuta al negozio nel confezionare le sue creazioni. Qualcosa comincia anche a idearla lei e in cambio sua mamma le dà qualcosa che le permette di essere un po' indipendente.
“Ah, mi ha chiamato Jade! Torna sabato!” le annuncia e ad Ashley si illuminano gli occhi.
“Sul serio? Così presto!”
“Sì, le hanno anticipato un esame, lo farà domani e poi sarà libera per le vacanze estive!” spiega Margareth ed Ashley scoppia di gioia.
Quell'estate sta prendendo davvero una bella direzione.
Jade è sua sorella maggiore ed Ashley le è estremamente affezionata.
Ha 25 anni e studia medicina fuori per questo motivo torna a casa circa ogni due settimane quando va bene e a lei manca molto.
“Dammi un ultimo secondo, il tempo di spegnere tutte le luci!” urla sua madre dal retro del negozio, Ashley si dirige fuori dalla porta e rimane in piedi ad aspettare.
Il suo sguardo si poggia involontariamente di fronte a lei.
Dove un tempo c'era la graziosa bottega della signora Harriet adesso esiste una fredda agenzia di viaggi.
Non ci fa più caso ormai, sono passati diversi anni e alla fine anche la tristezza si affievolisce e si finisce per abituarsi persino ai cambiamenti più dolorosi.
Non ricorda nemmeno più quand'è stata l'ultima volta che ci è entrata.
La sua infanzia, la sua intera infanzia si è svolta per gran parte all'interno di quel negozietto di cui ora non rimane nulla.
Ha pianto tanto per la signora Harriet, i rapporti con Matt si erano già raffreddati ai tempi della sua malattia ma lei aveva sempre una buona parola per Ashley, anche quando stava così male da non riuscire più a camminare.
Il giorno del suo funerale è stata l'ultima volta che ha abbracciato Matt e ha provato per lui un briciolo di affetto sincero, un residuo di ciò che erano stati.
Ricorda ancora quanto lui l'abbia stretta forte in quell'occasione, come se volesse farlo da tanto tempo, o almeno quella è l'impressione che le aveva dato.
Ricorda il suo pianto a dirotto sulla sua spalla, le lacrime di lui che le avevano inzuppato la stoffa della camicia.
Non l'aveva mai visto così, umano, distrutto, solo, e accorgersi di quanto fosse ridotto in pezzi per un attimo l'aveva destabilizzata.
Non si era mai fermata davvero a pensare alla grande tragedia che Matt aveva dovuto affrontare a soli diciotto anni.
Solo, senza la persona che più di tutte lo aveva amato, con una madre anaffettiva e lontana, ormai con una nuova famiglia e un padre sconosciuto.
Quanta forza doveva aver avuto per affrontare tutto quello?
Forse Matt davvero non era così come appariva? O magari appariva così per mascherare dell'altro.
Per quei brevi minuti aveva provato qualcosa di diverso per lui, qualcosa di inspiegabile.
O forse l'aveva solo immaginato.
Tutto era passato, il negozio aveva chiuso, presto era stato messo in vendita e quel pezzo di infanzia di Ashley era morto con lui, mettendola di fronte alla brutale verità.
Che tutto prima o poi finisce.
“Stai ripensando al negozio della signora Harriet?” la risveglia bruscamente dai pensieri sua madre.
“No, ero solo in sovrappensiero" mente.
È più semplice una bugia per lei che affrontare sensazioni spiacevoli o dolorose.
Ammettere di essere fragile e di soffrire ancora per quello che non c'era più è qualcosa che Ashley non riesce bene a fare.
Tropo orgogliosa e testarda.
Margareth osserva le mura di quel negozio che ormai non appaiono più come un tempo.
“La cara signora Harriet. Quanto ti voleva bene! E quanti sacrifici ha fatto per suo nipote! Fino alla fine il suo cruccio più grande era di lasciarlo da solo in questo mondo spietato! Matt è stato proprio sfortunato…sua madre era solo una ragazzina immatura quando è nato…e lui ne ha subito le colpe” ammette amaramente Margareth ed Ashley ha un nodo alla gola.
Abbassa lo sguardo e un'immensa tristezza la pervade.
“Sai che mi sono sempre chiesta cosa sia successo tra di voi? Eravate inseparabili da piccoli!” aggiunge poi mentre serra il negozio e abbassa la saracinesca con l'aiuto di sua figlia.
“Matt è diventato odioso, mamma. Potrà avere anche una storia triste alle spalle ma ciò non cambia quello in cui si è trasformato” afferma duramente, sua madre la osserva di soppiatto con uno sguardo perplesso.
Il viso di Ashley è teso e serio.
È evidente che non vuole dilungarsi a parlarne.
“Capisco, beh adesso sbrighiamoci, tuo padre ha preparato la pizza!” taglia corto.
“Non vedo l'ora di abbuffarmi, allora!” esclama Ashley, tornando serena in viso, poi prende il braccio di sua mamma e si avviano verso casa, chiacchierando del più e del meno.
Si allontanano mentre i ricordi restano lì, impregnati nelle mura, sui soffitti, nello spazio di una stradina stretta che separava due cuori.


