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Autore: Rosa_doc    13/06/2026    0 recensioni
Heather Harrison è la voce della destra americana e best selling author da un paio d'anni, com'è avvenuta la sua scalata fino al successo? Come finirà la sua storia?
Genere: Drammatico, Introspettivo | Stato: completa
Tipo di coppia: Het
Note: nessuna | Avvertimenti: nessuno
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Heather era fuori dalla porta con una terrina in ceramica, non sorrideva nemmeno. Qualche passo dietro di lei c’era Grant che si aggiustava il colletto della camicia. Heather esitò prima di bussare alla porta: erano lì per una festa organizzata per Glodis, che avrebbe lasciato il suo incarico.

"Grant, muoviti," disse Heather. "E vedi di sorridere."

"Non solo mi fai mettere questa camicia," disse Grant, "adesso vuoi pure che sorrida."

"Per stasera possiamo sembrare una coppia felice?" disse Heather. "Vuoi farmi passare per una che non sa tenere il proprio marito?"

"Mi vedi contento?" disse Grant. "A te non frega niente di me."

"Dice quello che mi ha tradito," disse Heather, senza alzare la voce.

"E a te non importa proprio niente!"

"Grant, comportati da uomo," disse Heather. "E ascoltami." aggiunse con tono irritato, dopodiché bussò alla porta.

I due vennero accolti dalla signora Davis. Lei salutò prima Heather, stringendola a sé, dopodiché salutò il figlio freddamente.

Heather poteva sentire la scia floreale che il profumo della Davis lasciava, così vicina a lei. Poteva sentire le mani della Davis sulle sue braccia, nonostante il cardigan di lana.

"Heather, ti trovo bene," disse la signora Davis.

"Grazie," rispose Heather, fu quasi un sussurro, come se le parole non volessero uscire.

"Puoi posarla di là," disse la signora Davis indicando un tavolo già colmo di pietanze, principalmente in teglie d’alluminio.

I profumatori nella stanza, misti al flebile odore d’alcol, stavano facendo salire un senso di nausea a Heather. Le teglie del buffet erano pallide: pasta fredda piena di maionese, spuntava solo il nero di qualche oliva o, peggio, polpettine bruciate con una salsa che non riconosceva sopra.

Heather si diresse verso il tavolo e posò la terrina. Neanche il tempo di girarsi che vide la Davis chiamarla a sé. Si ritrovò in mezzo a un gruppo di colleghe che aveva visto di rado. Non fece attenzione al chiacchiericcio generale, ma al fatto che una di loro aveva un bimbo che le tirava insistentemente un lembo del pantalone, piangendo a dirotto, tanto che aveva muco che gli colava dal naso.

Eventualmente la donna lo prese in braccio cercando di rassicurarlo; forse era caduto, ma a Heather quella parte era sfuggita.

"Che tesoro, è proprio un bel bimbo," disse la signora Davis.

"Grazie, scusate, sono sola stasera," disse la donna "Mio marito non è potuto venire"

"L’importante è che sia presente il resto del tempo," disse la signora Davis. "E tu Heather, quanti figli vorresti?"

Heather si bloccò per un secondo. Nel guardare quella scena si chiese se lei avrebbe fatto la stessa fine: badare ai figli di Grant e rimanere a lavorare nell’HOA. Le si contorse lo stomaco all’idea. Lei, che sarebbe rimasta con le macchie di vomito sulla maglia e l’assenza di sonno, a guardare Grant, quell’idiota, portare avanti l’azienda di famiglia.

"Vorrei una famiglia numerosa, almeno quattro" disse Heather, sentendo tutti gli occhi addosso per il silenzio di prima.

"Non vedo l’ora che tu e Grant vi sposiate," disse la signora Davis .

Heather passò la serata assorta nei suoi pensieri. Era seduta al tavolo spezzettando un tovagliolo; non c’era nessuno, le altre si erano alzate poco prima.

Lo sguardo di Heather andò verso la tavolata piena di pietanze: ne aveva assaggiate un paio, ed erano inaspettatamente buone.

Erano frutto di tanta pratica di donne relegate alla cucina. Parlando con alcune amiche della Davis al tavolo, sentì le storie di quando erano al Hallowed Hearts, dei corsi più difficili, degli esami e poi dei primi lavori che sarebbero diventati gli ultimi.

Ormai la sala era quasi vuota: non c’erano più cappotti nell’appendiabiti e la musica era spenta.

Heather si alzò per salutare Glodis, che stava parlando con la Davis; voleva andarsene prima, ma doveva aspettarla.

"Ehi," disse Heather, "è stato un piacere averti con noi, Glodis."

"Grazie, Heather," rispose Glodis.

"Quindi cosa farai adesso?" chiese Heather. La Davis sfoggiò il suo solito sorrisetto prima di interrompere Glodis.

"Abbiamo altro in serbo per lei," disse la Davis.

"Che vuol dire?" chiese Heather. Guardando Glodis, si accorse dell’espressione della donna: angoli della bocca quasi verso il basso e lo sguardo altrove.

"Lavorerà con noi nella prossima campagna elettorale," rispose la Davis.

"Già… lo faccio con piacere," disse Glodis.

A quel punto Grant si alzò dal divano barcollando; camminava già sbuffando, con la camicia tutta aperta e la canottiera bianca sotto.

"È tardi, andiamo," disse Grant. "Potete parlare domani davanti a una tazza di tè, dai."

"Non guiderai tu, quindi vedi di darti una regolata," disse la signora Davis. Gli occhi di Grant si spalancarono, la bocca semiaperta.

"La macchina è mia!" urlò Grant, agitando un braccio, poi tirò fuori le chiavi dalla tasca. "Sono io a decidere!" aggiunse dandosi un colpo sul petto.

Guardandolo, Heather digrignò i denti. Si vedeva tutta la tensione nella mascella della ragazza.

"Grant… basta," disse Heather con tono serio. Lui se ne infischiò e uscì dalla porta; nel mentre la signora Davis alzò gli occhi al cielo.

Heather lo seguì fuori. Lo vide salire nel pick-up, mettere in moto e, dopo un paio di metri, andare a sbattere contro un palo della luce.

Ben presto si sentirono le urla di dolore del ragazzo. Ogni passo che Heather faceva, si guardava attorno e sentiva gli occhi addosso dei passanti.

Tutti guardavano l’incidente. Heather accelerò il passo: stava iniziando a sudare freddo. Sperava che Grant fosse illeso o ferito abbastanza da restare in ospedale.

Se il ricovero non fosse stato tra le opzioni, sarebbe toccato a lei accudirlo: accompagnarlo in giro, aiutarlo a vestirsi, a mangiare. Era orribile immaginarsi sull’uscio della porta ad ascoltare le richieste di Grant con un vassoio in mano. La cosa peggiore sarebbe stata non poter rifiutare nulla: chi sarebbe così crudele da dire di no a un pover’uomo costretto a letto?

E allora cosa ne sarebbe stato del suo posto nella squadra? E delle lezioni?

Una volta arrivata, vide un paio di persone vicino all’auto e decise di farsi strada. Si costrinse a far scendere qualche lacrima dal volto e si portò le mani al petto.

"C’è il mio ragazzo là dentro!" gridò con tono quasi disperato.

Vide Grant bloccato contro il sedile, le mani aggrappate ai lati con tanta forza da far sbiancare le nocche. Si lamentava tra i denti.

"Non sento una gamba," disse.

Heather si coprì la bocca per un momento, poi si avvicinò a Grant e gli strinse la mano quanto poteva.

"Tranquillo, un’ambulanza sta arrivando," disse un uomo vicino all’incidente.

Nel frattempo arrivò anche la signora Davis, che si limitò a guardare da lontano, accertandosi che Grant fosse vivo.

"Andrà tutto bene," disse Heather, forse più a se stessa.

"Lo spero," rispose Grant.

Più il rumore delle sirene si avvicinava, più il battito di Heather cresceva: sperava di tornare a casa senza Grant quella sera.

 

Angolo autrice Ciao! Mi piacerebbe leggere la tua opinione su questo capitolo quindi se ti va commenta. Detto ciò spero il capitolo ti sia piaciuto <3
   
 
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