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Autore: Anita_Winter96    16/06/2026    0 recensioni
Lei puliva vetrine.
Lui costruiva sogni con il cioccolato.
Quando le loro vite si intrecciarono tra il profumo intenso del cacao e risate inattese, nacque qualcosa che nessuno dei due aveva previsto.
Ma il passato non dimentica. E mentre la magia cresceva, anche l'ombra cattiva si avvicinava.
Genere: Dark, Drammatico, Romantico | Stato: in corso
Tipo di coppia: Het
Note: nessuna | Avvertimenti: Incompiuta, Tematiche delicate, Violenza
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CAPITOLO 3

 

 

Lavorare in bottega si rivelò essere complicato. Non perché il via vai della gente disturbasse, o per qualsiasi altro motivo. Semplicemente era facile perdersi nella lavorazione delle caramelle o del cioccolato. Inoltre gli odori facevano venire fame, sete e la bava alla bocca. L’odore al limone dei detergenti svaniva nelle note di vaniglia e zenzero.

I pavimenti lucidi riflettevano la luce calda dei lampadari. Miraluna ed Elèna si muovevano tra gli scaffali come in una danza misurata: Miraluna trascinava lo straccio in microfibra lungo le piastrelle, mentre Elèna spolverava le mensole con delicatezza, avendo cura di non rompere niente.

I colleghi si muovevano nei dintorni, ridacchiando e facendo battute. Alcune di essere erano rivolte a Miraluna, la quale rideva ma non capiva il motivo di quelle burle.

«Hai fatto una gaffe da oscar» rise Dario. «Dio, quanto avrei voluto registrare la scena.»

«Ma di cosa stai parlando?» ridacchiò Miraluna.

«Del ragazzo di prima.»

«Ah, quello scemo.» I colleghi risero di nuovo. «Ma perché vi fa ridere così tanto?»

Luca spuntò da dietro una porta. «Hai la minima idea di chi egli sia?»

«Certo che sì» lo guardò lei. «È uno degli operai di questo posto. Tra l’altro pure svitato.»

La risata di gruppo scoppiò immediata. Alcuni si piegarono sulle ginocchia, altri si tennero lo stomaco mentre con la mano asciugavano le lacrime dagli occhi.

Fu tutto così contagioso che persino Elèna scosse la testa divertita.

«Scemi» ridacchiò Miraluna. «Non capisco cosa ci sia di così divertente.»

Elèna scese dalla scala e si avvicinò all’amica.

«Miraluna», le posò una mano sulla spalla, «quello era Lumio Venturi. Il proprietario.»

«Sì, come no» scosse la testa Miraluna. «È impossibile! Lumio Venturi avrà come minimo cinquant’anni. Quello svitato lì, invece, a stento ne avrà venticinque.»

«Ti dico che è lui. Non stiamo scherzando. Guarda tu stessa» Elèna le indicò lo stesso ragazzo di prima, impegnato in una conversazione con “quell’uomo”.

Ma non del tutto convinta, Miraluna si avvicinò a uno degli operai della bottega. Egli era un uomo esile, quasi prossimo alla pensione, dai capelli brizzolati e grandi occhiali tondi sul naso. Il cartellino appeso alla giacca diceva che si chiamava Brivano Lestari.

«Mi perdoni», disse lei, «devo farle una domanda.»

«Mi dica» sorrise l’uomo, gentile.

«Il vostro capo… che tipo è?»

Gli occhi di Brivano si illuminarono all’istante. «Oh, il signor Venturi è un genio! Straordinario! Un vero mago dei dolci, soprattutto del cioccolato. Ogni sua creazione è pura magia, come può ben vedere.»

«So che questa potrebbe sembrare una domanda insolita, ma… lo potrebbe indicare tra i presenti?»

«Oh, mia cara, ci hai parlato proprio un attimo fa» sorrise l’uomo, ma le indicò lo stesso il punto esatto in cui Lumio Venturi stava parlando con Egidio.

Miraluna sgranò gli occhi. «Ne è sicuro?»

Brivano le sorrise dolcemente, poi si allontanò per tornare dietro al bancone.

Miraluna rimase a fissare Lumio, il quale, forse sentendosi osservato, si voltò un attimo e la vide. Le sorrise appena, prima di tornare a concentrarsi sull’uomo che aveva davanti.

«Cavolo!» esclamò lei, stringendo il panno tra le dita. «Non è possibile, ragazzi» disse agli altri. «Gli ho detto che è una cosa inutile… Mi avrà presa per una svitata!»

«Chissà quali idee si è fatto in realtà su di te» rise Tessa.

«Di sicuro non buone» concluse Miraluna.

Le pulizie continuarono per un tempo che parve dilatarsi. Miraluna si scambiò di posto con Elèna, perché era troppo curiosa di vedere ogni singolo dolce sugli scaffali mentre spolverava le superfici.

Quando tutto fu pulito e profumato, Egidio chiamò l’intera squadra delle pulizie a raccolta. Miraluna si nascose dietro Luca, mentre Elèna le teneva la mano.

L’uomo spiegò come si sarebbero svolte le pulizie alla bottega. Miraluna era l’unica incaricata.

«Cosa? Perché io?» si agitò.

«Perché così vuole il proprietario» rispose l’uomo, secco. «Ha detto che puoi gestire tu cosa fare a giorni alterni.»

Luca e Dario si erano voltati un attimo per sghignazzare, ma Elèna e Miraluna li colpirono alla nuca, per poi concentrarsi di nuovo su quello che Egidio aveva ancora da dire: Lumio Venturi voleva le pulizie alla bottega ogni giorno, fatta eccezione per il sabato -la ditta non lavorava in quel giorno- e il lunedì. Concedeva a Miraluna tutto il tempo che le serviva per pulire, l’importante era tenere tutto pulito per i vari controlli sanitari. Prima di loro c’era stata un’altra ditta, ma le pulizie lasciavano un poco a desiderare.

Giacché non fu furono domande, la squadra raccolse le proprie cose e si apprestarono a lasciare la bottega, con Egidio che aveva già oltrepassato la porta per uscire a fumare.

Ma prima di andarsene, Miraluna tornò indietro. Si avvicinò a Lumio, il quale si era rimboccato le maniche e indossato dei guanti in lattice per mettersi al lavoro.

«Ehi, cosa inutile» disse, e lui si voltò sorridendo. «Non avevo idea che fossi veramente tu.»

«Oh, non importa, mia cara» le disse.

«Perché non hai infierito? Avresti potuto zittirmi.»

«Sei divertente. Non volevo che smettessi.»

Miraluna rise brevemente. «Mi hai fatta diventare la regina delle gaffe, oggi.»

«E tu mi hai reso una cosa inutile» sorrise lui. «Direi che siamo pari, no?»

Miraluna sorrise, poi si voltò per andarsene. Ma stranamente… lei non aveva voglia di lasciarlo andare.

«Quello che fai», disse, lui sollevò di nuovo lo sguardo, «è davvero straordinario. Non smettere mai, okay? Perché se lo fai, ti vengo a cercare.»

Lui sorrise, gli occhi luminosi, ma non disse niente.

Miraluna si voltò di nuovo, questa volta sicura di volersene andare: nell’aria sentiva una strana vibrazione, una di quelle magnetiche. Ma ora fu lui a trattenerla.

«Dimmi una cosa» disse, lei lo guardò. «Sii sincera. Se tu avessi saputo prima chi io fossi, sarebbe cambiato qualcosa di quello che ci siamo detti?»

«Macché» rispose lei con ovvietà. «Saresti stato comunque straordinario, ma pur sempre una cosa inutile. Non dimenticarlo.»

Lumio ridacchiò, mentre lei si allontanava lasciando dietro di sé qualcosa che al fabbricante di dolciumi non sfuggì. Cos’era non lo sapeva, ma aveva la certezza che non vedeva l’ora di rivederla. E fu stranamente sorprendente scoprire che provava una cosa del genere. Lui, che da sempre teneva i sentimenti alla larga perché gli procuravano la nausea.

   
 
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