Also, mi dispiace tantissimo ma purtroppo questo capitolo deve finire con un cliffhanger. Anche se non scrivo nel documento di Jyo da molto, è arrivato a 80 pagine e se avessi messo anche ciò che succede dopo la fine di questo direttamente in questo 26esimo update, sarebbe risultato troppo lungo e non voglio né tediare nessuno né postare capitoli troppo lunghi perché io stesso per via del poco tempo che ho non riesco a leggerli. Separarli in questa maniera invece mi rende anche più facile revisionarli u_u
In ogni caso, ora vi lascio al capitolo. Buona lettura!
1° ottobre 1741 — Uno strappo alla regola
1 ottobre 1741
Oggi è il compleanno del principe! Voglio dargli il mio regalo e cercare di essere più sciolto rispetto agli altri giorni. Certo, ormai sono passati otto anni… anche se è poco, mi ha sempre trattato da amico. Non ho mai capito il perché, visto che sono suo dipendente, ma dopotutto lo fa con tutti…
Le sue feste di compleanno sono sempre state uguali, o almeno dal mio punto di vista. Quando avevo chiesto se non si potesse fare qualcosa di diverso, Hana mi aveva risposto di no. A quanto pare il principe Matoya non si ricorda mai di ciò che ha fatto nelle feste scorse, e il tema è sempre lo stesso da un po’: sullo spazio. A lui piace molto l’astronomia e l’astrologia, in realtà anche a me, quindi personalmente non mi sono mai lamentato! Da quel che ho capito, il tema cambia ogni dieci anni (circa) perché sono i suoi dipendenti a consigliargli temi diversi, oppure sono capitate occasioni in cui lui stesso si è ricordato di quello che ha fatto.
Non so ancora bene il motivo per il quale non si ricordi molte cose, però sembra che non sia stato sempre così. Secondo Nasim, che è uno dei suoi dipendenti più anziani, circa un secolo fa era molto più attento e aveva una memoria di ferro, si ricordava persino di cose futili. Mentre ora… i ricordi sono molto casuali.
Infatti sbaglia ancora il mio nome. Mi chiama Jyotish, e non Jyotesh, e io gli ho detto di chiamarmi semplicemente Jyo! Spero che stavolta se lo ricordi…
…
Eppure, l’altro giorno, quando gliel’ho ripetuto… lui mi ha detto qualcosa del tipo…
“Il fatto è che il trucco che ti fai ogni mattina mi ricorda tanto le stelle in cielo, e tu sembri una stella luminosa”
Non so se mi stesse prendendo in giro o cosa, ma… uff! Ogni volta che ci ripenso non posso fare a meno di sbattere la testa da qualche parte. Ora sarà meglio che mi prepari per la festa!
Per l’occasione, Jyo indossò un kimono viola adornato di ciondoli a forma di stelline dorate, la stoffa del kimono stesso presentava un disegno con nuvole bianche, montagne scure e un cielo pieno di stelle, con una grande mezzaluna in cielo. Da quando si era trasferito lì, quel kimono era diventato uno dei suoi preferiti, ma poteva indossarlo solamente in occasioni simili.
Appena venne chiamato da Hana, la oni lo accompagnò nel grande salone dove si teneva la celebrazione. In poco tempo, soprattutto grazie alla vitalità di Matoya, la festa era entrata nel vivo, tutti bevevano e mangiavano a volontà. Jyo, d’altro canto, sembrava titubante. Dopo tanti anni, anche lui avrebbe voluto provare a bere qualcosa con loro. Non si poteva certo fare un brindisi con un bicchiere di succo di frutta. E poi un bicchiere solo non avrebbe fatto male, giusto?
«Hana…» chiamò l’infermiera, appoggiando una mano sulla sua spalla.
Anche la donna sembrava su di giri, quella sera. «Dimmi, caro?»
«Secondo te lo posso bere anche io un bicchiere di vino?»
Hana si fece più seria, ma si lasciò comunque scappare un singhiozzo. «Non saprei… beh, magari se ne bevi uno solo sì»
Uno degli altri dipendenti oni, Naoki, si avvicinò per cingere le spalle di Jyo con il braccio, facendolo spaventare, mentre con l’altra mano teneva una bottiglia di cholai. «Ma sì, di che ti preoccupi? Non muori mica se bevi per un giorno!» Invitò Jyo a tendere il bicchiere verso di lui e gli versò il drink, ma Hana sussultò subito.
«No, fermo! Non il cholai, non v—» Ma vedendo che Jyo si mise subito a berlo, lei si coprì le labbra con le mani, «Oh, no…»
Dopo averlo bevuto, Jyo soffiò violentemente con un leggero urlo dal fastidio lasciato alla bocca. «Ma è fortissimo, nemmeno io bevevo questa roba quando ero a casa mia!»
«Naoki, mettilo subito via!» esclamò Hana, «Lo sai che Jyo sta ancora affrontando la terapia, senza contare che quel drink è potenzialmente mortale!»
«Calmati, a noi non fa proprio niente del genere… in ogni caso gliel’ho solo dato come assaggino» Naoki ridacchiò e ritornò dal resto del gruppo, mentre Hana scuoteva la testa, delusa.
«Non dargli retta…» La donna sospirò, «Ora cerca di non fare troppi miscugli con queste bevande, d’accordo? Va bene che stiamo festeggiando, ma…»
Hana non poté concludere la frase, poiché venne trasportata via da una sua collega per ballare. Jyo sobbalzò appena dalla sorpresa, ma rimase comunque a guardare le ragazze per un po’, almeno finché non dovette reggersi la fronte con una mano a seguito di un capogiro. Aveva bevuto solamente metà bicchiere, non poteva di certo sentirsi male. Si rese conto, tuttavia, di aver bevuto troppo velocemente.
Guardò il contenuto rimasto nel suo bicchiere, facendolo ruotare appena mentre fissava il vuoto—esattamente come la sua testa in quel momento. Non sapeva se fosse una cosa buona o una cosa brutta, ma… «Buuuh…» Si dondolò sul tavolo, «Stavo andando così bene… mi fa male la testa…»
«Ma guarda guarda,» Riconoscendo la voce, Jyo si voltò lentamente a vedere la figura di Matoya che si era avvicinata a lui. Il festeggiato indossava un’uniforme diversa dal solito, quella che generalmente sfoggiava per i compleanni, bianca, con gioielli e decorazioni in oro, argento e varie perle che adornavano i ciondoli appesi su esse. «Sbaglio o stai facendo il bimbo cattivo? Okay che è la mia festa, ma questa non è roba un po’ troppo forte persino per te?» gli chiese, incurvandosi verso di lui, mentre indicava il bicchiere della volpe con il dito della mano destra. Nella sinistra, prevedibilmente, anche lui aveva in mano un calice con dentro del vino.
«Me l’hanno offerta…» borbottò Jyo, approfittandosi dei ciuffi di capelli caduti sul volto per guardare altrove. «E poi, se devo essere onesto, nemmeno voi sembrate tanto sobrio…»
Matoya scoppiò a ridere, «Hai ragione!» esclamò, per poi spostarsi il ciuffo della frangia con uno scatto della sua testa, «La mia fortuna è che essendo un dio reggo tutto a meraviglia. Sono al centocinquantesimo bicchiere, intendo arrivare a quattrocentodiciassette come i miei anni!»
Jyo scattò in piedi dallo shock, «Co… Co—Come, prego?!»
«Di che ti sorprendi? L’ho sempre fatto, non dirmi che te ne sei dimenticato?» Il dio si lasciò scappare un’altra risata, scolandosi il bicchiere di vino. «Ah, forse ci siamo scambiati di ruolo! Non per niente io sono il maestro degli shottini, il mio nome vuol dire proprio “maestro”!» Si girò di scatto verso il bancone con aria infuriata, «BARISTA, UN ALTRO GIRO! Oggi sono una bestia pronta a scatenarsi!»
Jyo sentì uno strano tic al sopracciglio sinistro. Non solo Matoya stava dicendo un mucchio di stupidaggini, ma era più che sicuro di averlo già sentito parlare così anche gli anni scorsi. «Veramente…» Alzò il dito indice della mano destra, mentre con la sinistra teneva il bicchiere, «Il vostro nome vuol dire “paese del pino”. Ovviamente il pino sarebbe l’albero… ma siete sicuro di riuscire a reggere più di quattrocento bicchieri?»
Matoya prese il calice appena offerto dal barista e rivolse un sorrisetto maniacale alla kitsune, «Vuoi scommettere, tesoro? Adesso guarda qua». Allora il principe sbatté la mano sul bancone, «Altri cinquanta! Anzi, no, cento! Dai, Leonard, lo so che sei capacissimo di farli tutti insieme!»
Dietro Jyo, improvvisamente l’attenzione degli invitati andò tutta sulla sfida che Matoya voleva fare a sé stesso. Il principe si tolse prontamente la giacca, consegnandola a Jyo che era a fianco a lui, e rimase con indosso la camicia leggera, rimboccandosi le maniche.
«Tieni questa»
«Eh?!» Jyo fece del suo meglio per non sbilanciarsi con il bicchiere ancora contenente il cholai, trovandosi con la giacca del principe tra le braccia. Si sistemò come meglio poteva, tenendola solamente dal braccio libero. Gli invitati corsero davanti al bancone, quasi spingendo Jyo che fece uno sforzo immane per non cadere insieme alla giacca e al bicchiere.
Tutti iniziarono a fare il tifo per il loro principe e, a quel punto, con l’entusiasmo a picco, la volpe pensò che sarebbe stato meglio finire quell’intruglio prima che qualcuno lo spingesse un’altra volta. Meglio dentro il suo stomaco che non su di sé o sulla giacca. Così, si fece coraggio e bevve il resto del drink in un sol sorso.
Ovviamente si pentì.
L’ultima cosa che si ricordava dopo il terribile capogiro, era che Matoya aveva effettivamente bevuto i bicchieri restanti per arrivare allo stesso numero della sua età. Successivamente avevano parlato di qualcosa ma, non si ricordava nient’altro. Né dell’argomento, né del perché non erano più in salone.
