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Autore: Agueda    25/06/2026    0 recensioni
Alessandro ha costruito un impero basato sulla logica, ma l'incontro con Elena, la sorella del suo unico vero amico, scardina ogni sua difesa. Mentre la passione divampa tra le luci di Los Angeles, l'ombra di una madre manipolatrice minaccia di distruggere non solo la loro unione, ma l'intero equilibrio familiare.
Genere: Mistero, Noir | Stato: in corso
Tipo di coppia: Het
Note: Lime | Avvertimenti: nessuno
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La villa di famiglia a Bel Air era un monumento all'ordine e alla disciplina. Ogni siepe era potata con precisione chirurgica, ogni fontana zampillava con un ritmo studiato per non disturbare la conversazione. Alessandro varcò la soglia sentendo il solito senso di oppressione che quella casa gli trasmetteva fin dall'infanzia. Qui non era il CEO di una multinazionale; era il figlio di Beatrice, l'erede che doveva essere plasmato secondo le aspettative di una dinastia che non ammetteva sbavature.

Beatrice lo aspettava nel salone principale, seduta su una poltrona Luigi XV che sembrava un trono. Indossava un abito di seta color perla e i suoi capelli erano raccolti in uno chignon perfetto che non lasciava scappare nemmeno una ciocca ribelle. Accanto a lei sedeva Ginevra, una donna giovane, bionda e impeccabile, che sembrava uscita direttamente da una rivista di lifestyle per l'alta società.

«Alessandro, finalmente,» disse Beatrice, offrendogli la guancia per un bacio formale. «Conosci Ginevra, vero? I suoi genitori sono appena tornati da un safari in Tanzania.»

Alessandro fece un cenno di saluto, cercando di nascondere la noia. «Ginevra. È un piacere.»

La cena fu un esercizio di diplomazia estenuante. Ginevra parlava di gala di beneficenza, di viaggi in yacht e di quanto fosse difficile trovare un buon decoratore d'interni a Los Angeles. Alessandro rispondeva a monosillabi, la sua mente ancora fissa sullo studio disordinato di Elena, sul suo viso sporco di vernice e sulla passione che emanava da ogni suo gesto. Il contrasto con la perfezione asettica di Ginevra era quasi doloroso.

Beatrice osservava il figlio con uno sguardo acuto. Nulla sfuggiva alla sua attenzione. Notò il modo in cui Alessandro guardava l'orologio, la sua distrazione, il modo in cui non toccava quasi il vino.

«Ginevra, cara, saresti così gentile da andare a vedere se il dessert è pronto? Vorrei scambiare due parole in privato con Alessandro,» disse Beatrice con un sorriso che non ammetteva repliche.

Una volta rimasti soli, l'atmosfera nella stanza cambiò istantaneamente. Il calore artificiale svanì, sostituito da una tensione gelida.

«Cosa c'è che non va, Alessandro?» chiese Beatrice, posando le posate d'argento con un suono metallico secco.

«Niente, madre. Sono solo stanco. È stata una settimana impegnativa.»  

«Non mentire a me. Ti ho cresciuto per essere un leader, non un attore mediocre. Sei distratto. E so che non è per il lavoro. Le tue spie in azienda mi dicono che hai cancellato appuntamenti importanti oggi.»

Alessandro si irrigidì. «Non chiamarli appuntamenti importanti. Erano solo formalità. E non apprezzo che tu controlli la mia agenda.»

Beatrice sorrise, un gesto freddo che non le raggiunse gli occhi. «Controllo tutto ciò che può influenzare il futuro della nostra famiglia. Ho sentito che Elena è tornata in città. La sorella di Marco.»

Il cuore di Alessandro accelerò, ma il suo viso rimase una maschera di ghiaccio. «Sì, è tornata. L'ho vista alla festa di Marco.»

«È una ragazza problematica, Alessandro. Un'artista. Sai cosa penso degli artisti. Sono persone instabili, vivono di emozioni effimere. Non sono adatte a chi ha responsabilità come le tue. Marco  è un buon amico e un ottimo socio, ma sua sorella è... un'altra cosa.»

«Non vedo come questo ti riguardi, madre.»

Beatrice si sporse in avanti, il tono di voce si fece più basso e minaccioso. «Mi riguarda se mio figlio inizia a frequentare certi

ambienti. Ho saputo che sei stato nel suo studio oggi. Downtown. Non è un posto per te.»

Alessandro sentì la rabbia montare. «Mi stai facendo seguire?»

«Ti sto proteggendo. Ginevra è la scelta logica. La sua famiglia controlla il venti per cento del mercato alberghiero in Europa. Un'unione con loro renderebbe il nostro impero intoccabile. Elena, invece, non porta nulla se non caos. E io non permetterò al caos di entrare in questa casa.»

«La mia vita privata non è una transazione d'affari, madre.»

«Tutto è una transazione, Alessandro. Anche l'amore. Specialmente l'amore. Se sceglierai di seguire i tuoi impulsi invece della ragione, ci saranno delle conseguenze. Sai che ho ancora un peso considerevole nel consiglio d'amministrazione. E so che Elena sta cercando finanziamenti per la sua galleria. Sarebbe un peccato se i potenziali investitori decidessero improvvisamente che il suo talento non è poi così... redditizio.»

Alessandro si alzò di scatto, facendo vibrare i cristalli sulla tavola. «Stai minacciando una ragazza che non ti ha fatto nulla? Solo perché è tornata in città?»

«Sto proteggendo il tuo futuro. Anche se tu sei troppo accecato per vederlo. Siediti e finisci la cena. Ginevra sta tornando.»

Alessandro rimase in piedi per qualche secondo, guardando la donna che lo aveva generato e che ora cercava di strangolare ogni sua briciola di libertà. Sentì un senso di nausea. Senza dire una parola, si voltò e uscì dalla sala da pranzo.

«Alessandro! Dove vai?» gridò Beatrice dietro di lui.

«Vado a respirare aria che non sappia di muffa e manipolazione,» rispose lui, uscendo dalla villa e dirigendosi verso la sua auto.

Mentre scendeva le colline di Bel Air, il telefono vibrò. Era un messaggio di Elena.
«Ho finito la tela. Quella con il blu. Se vuoi vederla, sono ancora allo studio. Porta del vino, quello buono che piace ai ricchi.»

Alessandro sentì un'ondata di sollievo e di paura allo stesso tempo. Sapeva che andando da lei stava dichiarando guerra a sua madre. Ma guardando le luci della città sotto di lui, si rese conto che non gli importava più delle azioni, del consiglio d'amministrazione o delle alleanze strategiche. Voleva solo vedere quel blu.

Arrivò allo studio che era quasi mezzanotte. Elena lo aspettava sulla soglia, con un bicchiere di plastica in mano e un sorriso stanco.

«Sei venuto davvero,» disse lei.

«Avevo bisogno di scappare da un mostro,» rispose Alessandro, mostrandole la bottiglia di vino che aveva preso da una riserva privata.

Entrarono nello studio. La tela era al centro della stanza, illuminata da un unico faretto. Era un ritratto, ma non un ritratto convenzionale. Era un groviglio di linee scure che si aprivano in un centro di blu profondo, luminoso, quasi ipnotico.

«Si chiama L'Anima del Vetro,» spiegò Elena. «Rappresenta qualcuno che vive in una gabbia trasparente. Vede tutto, ma non può toccare nulla. Finché il vetro non si rompe.»

Alessandro rimase in silenzio a guardare l'opera. Sentì un groppo in gola. «È... me, vero?»

Elena gli si avvicinò, posandogli una mano sul petto. «È chiunque abbia paura di sentire. Ma il blu... il blu è la speranza che ci sia ancora qualcosa di vivo lì dentro.»

Alessandro la guardò negli occhi. In quel momento, le minacce di sua madre sembrarono lontane mille miglia. Prese il viso di Elena tra le mani e la baciò. Fu un bacio disperato, carico di tutto quello

che non riusciva a dire a parole. Elena rispose con la stessa intensità, le sue mani che si intrecciavano nei capelli di lui.

Ma mentre si perdevano l'uno nell'altra, nell'oscurità del corridoio esterno, un piccolo clic metallico risuonò quasi impercettibile. Un obiettivo fotografico si era appena chiuso, catturando quell'istante di proibita vulnerabilità.


   
 
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