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Autore: Carmine98    27/06/2026    0 recensioni
Il mondo è ormai un cumulo di macerie. L'umanità è stata decimata dell'80% e i pochi sopravvissuti sono costretti a nascondersi nel sottosuolo, strisciando nell'oscurità per non essere scovati. Quel che resta della civiltà è frammentato in piccole fazioni arroccate, ognuna con le proprie regole e la propria disperata lotta per la sopravvivenza.
Lucas sa benissimo come si è arrivati a questo inferno. E sa cosa significa davvero.
Tutto è iniziato con il Varaxes, un minuscolo insetto parassita capace di insinuarsi nel corpo umano e prenderne il controllo, proprio come fa una vespa con le sue prede. Ma se negli animali il Varaxes muore dopo poco tempo uccidendo l'ospite, nell'organismo umano accade qualcosa di diverso, di aberrante: si crea una simbiosi perfetta. L'ospite umano sopravvive, trasformandosi in un mostro instancabile, una creatura brutale capace di atterrare un elefante e sbranarlo vivo.
Gli scienziati lo chiamavano "Virus". Chi lotta ogni giorno per non farsi mangiare lo chiama semplicemente "Inferno". E dall'inferno non puoi scappare, a meno che tu non decida di affondare gli artigli e combattere.
Genere: Horror | Stato: in corso
Tipo di coppia: Slash
Note: AU | Avvertimenti: nessuno
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«Lucas! Alzati subito, dobbiamo andare!» urlò una voce femminile, entrando nella stanza e accendendo ogni luce. Il ragazzo spalancò gli occhi per lo spavento e fissò sua madre con aria perplessa. «Mamma!» esclamò confuso, passandosi le mani sugli occhi per scacciare il sonno. «Ho detto alzati e preparati, dobbiamo andare, non abbiamo tempo da perdere!» rispose lei con tono alterato, recuperando freneticamente vari vestiti dall'armadio. ​Lucas, con movimenti ancora lenti, si alzò dal letto e si avvicinò a lei, cercando di darle una mano. La madre si fermò di colpo e lo guardò con gli occhi lucidi, colmi di terrore. «M-muoviti, Lucas!» esclamò di nuovo. ​Che sta succedendo? Perché questa fretta improvvisa? E perché piange? si domandò, tenendo per sé i propri dubbi per non turbarla ancora di più. Iniziò a osservarla attentamente, finché il suo sguardo non cadde su una macchia scura e fresca sui suoi vestiti. Blood. «Mamma, perché hai del sangue sulla maglia?» chiese con voce tremante. ​Lei ripose per un attimo gli oggetti che aveva in mano, prese il volto di suo figlio tra le mani e lo guardò fisso negli occhi, emettendo un piccolo sospiro prima di parlare: «Non è mio questo sangue. È del nostro vicino, il signor Red. Qualcosa l'ha ferito... ho provato ad aiutarlo, ma non c'è stato niente da fare, era morto. E poi... e poi...» Lucas le afferrò le mani e le abbassò, stringendole forte tra le sue. «E poi?» chiese a bassa voce. ​Lei incrociò di nuovo il suo sguardo. «Non so cosa sia successo realmente. So solo che poi si è alzato e ha provato ad attaccarmi. Mi sono ritrovata a terra, con la schiena sul pavimento e lui sopra di me. Aveva una forza bruta, disumana... per un millesimo di secondo ho pensato che volesse sbranarmi». Prese fiato, tremando. «Io non sapevo che fare, finché non ho afferrato un vaso lì vicino, spaccandoglielo in testa. Lui ha barcollato per un nanosecondo, arretrando. Il tempo di girarmi per scappare e me lo sono ritrovato di nuovo addosso, con la bocca spalancata che cercava di mordermi. Ho lottato, c'è stata una violenta colluttazione, finché non sono caduta all'indietro sul tavolino e lui ha battuto la testa. Il sangue fuoriusciva come un fiume in piena... e poi ha smesso di muoversi». ​In pochi minuti, tutto fu pronto. Le borse erano cariche del necessario. «Mamma, io ci sono» esclamò Lucas. Dopo quel racconto, aveva preferito evitare altre domande. E se non fosse morto realmente? si domandò però una voce dentro di lui. ​Ripose lo zaino in spalla e, con movimenti lenti e silenziosi, si diresse verso la veranda sul retro. Aprì la porta con cautela, cercando di non fare il minimo rumore. Uscì in giardino e si avvicinò alla staccionata che divideva le due proprietà; la scavalcò agilmente e si ritrovò nel cortile dei vicini. Con passi felpati si accostò alla porta sul retro della casa dei Red e abbassò la maniglia. Le stanze erano immerse nel buio più assoluto. Un forte odore metallico, acre e pungente, invadeva l'aria. Raggiunse il salotto e lo vide: il signor David Red era disteso a terra, circondato da una grande chiazza di sangue che gli copriva il capo. Lucas si avvicinò e si accovacciò, sfiorandogli il braccio destro. Il corpo era immobile, rigido: il torace non mostrava alcun segno di respiro. Una singola lacrima rigò il volto del ragazzo, mentre un vecchio ricordo felice legato a quell'uomo riaffiorava nella sua mente. ​Boom. ​Un suono assordante vicino alla porta lo fece sobbalzare, riportandolo bruscamente alla realtà. Si alzò di scatto per fuggire, ma un secondo tonfo attirò la sua attenzione. Seguì quel rumore sinistro fino ad arrivare davanti alla stanza da cui proveniva. Avvicinò la mano alla maniglia con il corpo che tremava per la paura di ciò che avrebbe potuto trovare dall'altro lato. Aprì. Il buio lo accolse di nuovo, accompagnato da uno strano suono ritmico. ​Cercò alla cieca l'interruttore sulla parete finché non lo trovò. La luce si accese, illuminando un letto matrimoniale, una piccola scrivania e, proprio al centro della stanza, la signora Red. Lucas deglutì a fatica. «Signora Red... tutto bene?» La donna non rispose. Il ragazzo fece qualche passo avanti per guardarla meglio e si accorse che le sue mani stringevano qualcosa. La sua bocca era imbrattata di sangue, le mascelle masticavano fameliche, come quelle di una bestia. Concentrò lo sguardo sulle sue dita e finalmente capì: stava stringendo un grosso topo, e ne stava divorando la parte inferiore. ​Lucas indietreggiò, il cuore che batteva forte come un martello nel petto, la gola secca e la saliva bloccata in gola. Nel panico, inciampò nei suoi stessi piedi e cadde sul pavimento freddo, producendo un forte rumore. A quel punto, lo sguardo vitreo della signora Red si piantò dritto su di lui. ​Lucas si rialzò il più velocemente possibile, consapevole che se fosse rimasto un secondo di più sarebbe diventato lui la preda. Volò fuori dalla stanza e sbatté la porta dietro di sé, ma era troppo tardi. La signora Red si scagliò contro il legno con una violenza tale da far tremare le pareti circostanti. «Signora Red, si calmi per favore! Sono io, Lucas!» piagnucolò a bassa voce, sperando che una parte di quella donna esistesse ancora. Un secondo urto violentissimo sradicò i cardini. Lucas rimase immobile come un automa, paralizzato dal terrore. Non sapeva che fare. Una parte di lui non voleva abbandonarla, ma il pericolo era mortale. ​La porta cedette del tutto e la donna si riversò fuori, prese la rincorsa e gli balzò addosso, puntando direttamente al suo collo con le fauci aperte. «Mi lasci andare!» urlò il ragazzo, cercando disperatamente di strattonarla via, ma la donna sembrava fatta di pietra. Provò a colpirla, a spingerla contro il muro con colpi rapidi e potenti. Nulla. Era come se la signora Red avesse una corazza al posto della pelle e un elmo al posto della testa. ​I due caddero a terra. I denti della donna sfiorarono il collo di Lucas una, due, tre volte. «Qualcuno mi aiuti!» urlò invano nel corridoio oscuro, dove un tempo c'erano stati solo ricordi felici con i due coniugi. «Per favore, signora Red, se mi sente... torni in lei! Sono Lucas!» La creatura emise solo un verso gutturale, insettoide e privo di barlumi umani: «Krr-clack... Krr-clack...» Il suo unico obiettivo era la carne del ragazzo. Lucas chiuse gli occhi, abbandonandosi all'inevitabile. È la fine. ​«Lucas!» ​A quel grido, riaprì gli occhi. Sua madre era sulla soglia: corse verso di loro e colpì in pieno volto la signora Red con la pesante borsa che aveva sulle spalle. La creatura rotolò all'indietro, ringhiando furiosa, ma prima che potesse essere respinta del tutto, scattò in avanti come una molla, affondando i denti nel braccio della madre. ​Un urlo soffocato tagliò l'aria. La madre di Lucas riuscì a sferrare un altro colpo selvaggio, liberandosi dalla presa, ma il danno era fatto. Sulla sua pelle spiccava un morso profondo, da cui iniziavano già a gonfiarsi vene nerastre. ​«Mamma! No!» urlò Lucas, rialzandosi di scatto. La madre lo spinse indietro, sbarrandogli la strada e usandolo come scudo umano contro la signora Red, che si stava già rimettendo in piedi, attirata dal sangue fresco. «Adesso va' e non voltarti. Ricorda che ti voglio bene» disse lei, voltandosi solo per un millesimo di secondo per regalargli un ultimo, disperato abbraccio. «Mamma, cosa fai?! Vieni con me!» domandò lui con le lacrime che gli accecavano la vista. Lei gli rivolse un piccolo, doloroso sorriso, mentre il suo braccio ferito cominciava già a tremare in modo innaturale. «Io resto qui a bloccarla. Adesso va' e scappa! Muoviti!» urlò, spingendolo con le ultime forze rimaste oltre la porta sul retro. ​Lucas annuì meccanicamente, sopraffatto dal terrore e dall'adrenalina. Girò su se stesso e iniziò a correre, fuggendo da quel giardino. Dietro di lui, l'urlo straziante di sua madre si propagò per tutto il quartiere, spezzandosi bruscamente. Le lacrime sul volto di Lucas scendevano come un uragano. ​Rientrò in casa sua come un proiettile, afferrò lo zaino pronto, raccolse le ultimissime cose che potevano essergli utili ed uscì in strada. Sulla soglia si fermò un unico, tormentato istante. I ricordi di una vita intera con sua madre gli attraversarono il cervello come lampi. ​Chiuse la porta alle sue spalle per sempre. Incamminandosi, si voltò un'ultima volta verso la casa dei Red e poté scorgere, stagliata contro la luce della luna, la figura di sua madre. O meglio, di quello che restava di lei, mentre il suo corpo iniziava già a muoversi con scatti rigidi, governato da un volere non più suo. ​Lucas svoltò a sinistra e iniziò a camminare nel buio. In lontananza, all'orizzonte, un boato improvviso dipinse il cielo di un bagliore rosso fuoco, illuminando la sua strada verso l'ignoto.
  
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