“You’re all a bunch of fuckin’ slaves!” – Jim Morrison
SPiD
Una goccia di sudore scivola lungo la tempia di un uomo sulla trentina, di bell’aspetto, ma decisamente accaldato. Il suo sguardo volge al grande orologio in cima al muro di fronte a lui, appeso sulla parete proprio sopra gli sportelli del Comune. *tac tac tac…* la lancetta scandisce i lunghi e interminabili secondi mentre di sotto le pratiche agli sportelli proseguono molto, molto lentamente. La gente seduta nel salone ansima patendo il caldo di luglio, sventolando le pratiche davanti al volto alla ricerca di un poco di sollievo in quella torrida e umida estate. “L’aria condizionata fa male!” Questo è il motto del popolo italico, e nella placida cittadina di San Zenone al Lambro sono assolutamente tutti quanti d’accordo. Con un rapido gesto, il quale tradisce tutto il suo nervosismo, l’uomo si asciuga la fronte con la mano. Il signore allo sportello 3 ha sbagliato a compilare il modulo 14bis e la sportellista gli indica una piantana dove prenderne un’altra copia. «UEEEE!» Un bambino piccolo inizia a piangere nel passeggino e la mamma, seduta sulle seggiole logore, prova a calmarlo spingendolo avanti e indietro. L’uomo inizia a respirare con la bocca, un po’ per raffreddare meglio il corpo, un po’ per gestire lo stress. Alza nuovamente lo sguardo all’orologio *tac tac tac tac…* che inesorabile prosegue la sua conta. «A86!» Esclama una sportellista, «A86!» Esclama nuovamente guardandosi attorno. Un’anziana signora, la cui vecchiaia fa intuire che deve aver combattuto le guerre napoleoniche, alza il braccio col numero stretto in mano. Fa fatica ad alzarsi così altri l’aiutano e poi arranca lentamente, molto lentamente verso lo sportello. L’uomo sbuffa e si asciuga nuovamente il sudore dalla fronte. La sua camicia a maniche corte è visibilmente pezzata sotto le ascelle. Nell’altra mano le dita stringono nervosamente una cartelletta semitrasparente con dei fogli all’interno. «UEEEE!» Il bambino continua a piangere. *tac tac tac…* la lancetta prosegue come se nulla fosse. Il respiro dell’uomo accelera: lo stress si sta decisamente facendo sentire. E lo stress non è l’unica cosa a farsi sentire: anche l’olezzo di sudore che impregna quell’ufficio gli passa sotto il naso. Il suo sguardo cade nuovamente sul signore allo sportello: «Signora, è questo il modulo?» «No! L’altro! L’altro giallo, vede?» Indica lei. Richiamato dai lamenti lo sguardo si sposta sul passeggino: «UEEEE!» Strilla il bambino. *tac tac tac tac…* «È questo il modulo?» *tac tac tac tac…* «UEEEE!» «Signora, che cosa deve fare?» «Anf anf anf…» «UEEEE!» *tac tac tac tac…*
«Devo andare via di qui!» Mormora l’uomo.
L’uomo allo sportello C ha finito le pratiche, gli passa accanto con nonchalance facendogli l’occhiolino con uno sguardo furbo e un ghigno divertito. Lui, insospettito, si gira a guardarlo uscire dal Comune, a passo lento ma deciso, col suo bel doppiopetto da manager senza una singola macchia di sudore. Non ha idea di che cosa volesse: non l’ha mai visto prima.
«C15!» Esclama seccata la sportellista: è il suo numero. «Sono io!» Risponde voltandosi e avviandosi finalmente verso il suo sportello, quasi non gli sembrasse vero.
«Che cosa deve fare?»
«Devo fare lo SPID! Ho qui tutte le pratiche». Armeggia con la cartelletta facendo per aprirla ma…
«Le arriverà per posta!»
L’uomo si blocca «Come per posta? Mi avevano detto che me lo facevate subito!»
«Mi dispiace: abbiamo raggiunto il limite di emissioni giornaliere col cliente prima di lei!»
Immediatamente gli è tutto chiaro: ecco perché gli ha fatto l’occhiolino! «Che bastardo!» Mormora.
«Come, scusi?» Replica irritata lei.
«No, non dicevo a lei… Per posta quando?»
«Di solito entro due settimane!»
«Due settimane?? Ma non c’è modo di velocizzare la cosa?»
«No!» Conclude tombale, e torna a muovere a caso roba sulla scrivania.
Due settimane più tardi
Ultimi giorni di luglio, il sole sta raggiungendo il punto più alto nel cielo e il caldo è solo un poco più tollerabile. In una tranquilla via di periferia un’auto parcheggia accanto al marciapiede. Scende un uomo che conosciamo, con la stessa camicia dell’altra volta ancora pezzata di sudore sotto le ascelle, ma l’ha lavata un paio di volte nel frattempo.
«Ciao Fabio!»
«Signora Maria! Ha fatto la spesa? Aspetti che le apro la porta…»
«Ho rotto la chiave dentro!»
Ma Fabio non si scoraggia: «Ah sì?» Mette la mano in tasca ed estrae la sua fedele pinza multiuso, «fortuna che ho sempre questa con me!»
«Grazie Fabio, sei veramente un angelo! Avevo i borsoni della spesa e per sbaglio l’ho rotta dentro!»
«Fatto! Estratta!»
«Grazie ancora! Di’, ma lo sai che mia nipote non lavora più qui al Carrefour? Ha trovato un posto dove la pagano di più: all’Eurospin di Salerano!»
«Ah bene! Sono contento! Più soldi si guadagnano e meglio è!»
«Eh già eh! Dopo dieci anni alla cassa ora è scaffalista!»
«Wow! Che scatto di carriera notevole!»
«Si è sempre impegnata molto sul lavoro! E purtroppo per questo non ha ancora trovato un uomo… Ma senti perché non la vai a trovare qualche volta? La trovi la mattina presto nei surgelati!»
«Eh?? Ma io non…» Fabio si trova in imbarazzo: Jessica, conosciuta da tutti nel quartiere come “la nutria” per via dei suoi caratteristici incisivi, non è mai entrata nei suoi pensieri, anzi, per essere precisi è entrata in qualche incubo dopo che la sera prima aveva mangiato pesante. «Io… sono un po’ occupato in questo periodo… sa com’è, sto cercando di fare lo SPID…»
«A me l’ha fatto lei!»
«Ah».
«Io non ci capisco niente di queste cose, ma lei ti può aiutare! È brava con la tecnologia sai!»
«Hehehe…» ridacchia imbarazzato: non sa come tirarsi fuori da questa situazione. «In realtà dovrebbe arrivarmi per posta…» guarda la data sull’orologio e fa un bel sorriso «…proprio oggi!»
*skreee* il tipico rumore dei copertoni di un’auto che grattano sull’asfalto richiama la loro attenzione: in lontananza sta arrivando, sparata, un’auto che sembra proprio…
«LA POSTA! FINALMENTE!» Urla di gioia lui.
«Ma pensa di essere a Monza quello?»
*VROOOOOooooom* la Panda bianca sfreccia a tutta velocità di fronte a loro.
«Oh mi’ signur! L’è propri mat quello!» Esclama spaventata la signora Maria.
«No…» mormora lui, «No!!» Esclama deciso, e subito corre alla sua auto.
«Duve ti vè?? Non gli vorrai corer drera??»
«E come no? C’è il mio SPID su quell’auto!»
Fabio entra nell’auto, gira la chiave nel cruscotto *gnik gnik gnik VROOOM* calcia l’acceleratore mollando di colpo la frizione *SKREEEEEE* le ruote mordono l’asfalto e l’auto parte all’inseguimento.
La signora Maria lo guarda sfrecciare via prima di ricordarsi «Uh! Devo ritirare i surgelati!» E scompare dentro il condominio.
[Soundtrack: Axel Rudi Pell – Hot Weels https://www.youtube.com/watch?v=_8UHxG-lq5Q ]
Una mamma afferra forte il suo bambino sulle strisce pedonali riportandolo di peso sul marciapiede. *VROOOOOM* la Panda sfreccia a tutta velocità prendendo una piccola buca sulla via di quartiere, che quasi le distrugge il pneumatico, il cerchio, il mozzo e tutto il gruppo ruota/sospensione. Nemmeno il tempo di riprendersi dallo spavento che *VROOOOOM* un’altra auto gli sfreccia nuovamente davanti. «PAZZI PSICOPATICI!!» Li maledice la mamma.
La Panda sterza bruscamente a sinistra imbarcandosi tutta a destra, ma senza nemmeno accennare un minimo tocco al freno. Dietro Fabio la tallona. Da dentro l’abitacolo vediamo le braccia di lui riportare il volante a dritta, accelerare e poi ingranare la quarta. «Ma come gli è venuto in mente di assumere questo pazzo??»
La Panda sfreccia a fianco a dei runner che la guardano passare fianco al parchetto, altresì chiamato “cacatoio per cani”. Si è appena acceso il rosso, ma non per la Panda, che brucia il semaforo imboccando il viale principale. *SKREEE-CRASH* un automobilista frena, sterza, finisce in testacoda e colpisce l’auto sull’altra corsia. Grande botto ma nessuno si è fatto male. Fabio sfreccia subito dopo, quando il traffico è ormai fermo e tutti strombazzano incazzati l’unico organo che si possono permettere di strombazzare.
«Fantastico! Questo viale è tutto dritto fino a fuori città!» Schiaccia a tavoletta: gli pneumatici addentano l’asfalto rimbalzando sulle sospensioni e l’auto riduce lo stacco, finalmente. Fabio riesce ad affiancare la Panda dal lato sinistro, gli sguardi di entrambi i conducenti si incontrano e finalmente lui può vederlo bene in volto: un volto dalle linee graziose, occhi grandi, azzurri e spaventati, dei lunghi capelli biondi e lisci, una bocca con delle labbra carnose e invitanti, e uno sguardo aggressivo che sembra quasi dire “Hey, bel maschio, cosa ne dici di firmarmi la raccomandata?” A tale visione angelica lui può solo dire…
«CHE CAZZO STAI FACENDO??» Urla.
Lei fa un cenno come per dire “cosa?”
«HO DETTO… Ah cavolo il finestrino…» *bzzz* «HO DETTO…» *BEEEEEP* un’auto gli strombazza dall’altra corsia, lui frena e si evitano per un pelo. «Cazzo! Cazzo! Cazzo! Cazzo!» Impreca. Schiaccia nuovamente l’acceleratore e si riporta fianco a lei.
«HO DETTO CHE DEVI FERMARTI! HAI CAPITO ADESSO??»
Lei fa lo stesso gesto di prima.
«Oh Gesù!» Impreca nuovamente. Le fa il gesto di abbassare il finestrino; lei fa come “Ah giusto!” Abbassa il finestrino e finalmente possono parlarsi.
«SEI PAZZA?? VUOI MORIRE??»
«ALLONTANATI! SEI IN PERICOLO!»
«SEI TU IL PERICOLO! FRENA SE NON VUOI MORIRE SPIACCICATA!»
«NON POSSO! NON CAPISCI??»
«CERTO CHE PUOI! È IL PEDALE DI MEZZO!»
«NON POSSO RALLENTARE! NON POSSO FERMARMI! VA’ VIA TI PREGO!»
«NON ME NE VADO SENZA IL MIO SPID! ORA TOGLI IL TUO PIEDE DESTRO DALL’ACCELERATORE E…»
«C’È UNA BOMBA QUA DENTRO!!»
«MAMMA MIA QUANTO TE LA TIRI!»
«NON POSSO LANCIARTELA, DEVI VENIRE TU A PRENDERLA!»
«MAMMA MI AVEVA DETTO DI STARE ATTENTO A QUELLE COME TE! DAMMI SOLO LA MIA RACCOMANDATA, NON MI INTERESSA DEL RESTO!»
«NON TI STO PRENDENDO IN GIRO! SE AVESSI VOLUTO PRENDERTI IN GIRO AVREI DETTO CHE HO PERSO LA SIM CON TUTTI I CONTATTI!»
«La SIM coi contatti? Un momento… ma allora Laura era davvero una stronza!»
«ORA PER FAVORE VATTENE! NON SEI TU, SONO IO! NON VOGLIO COINVOLGERTI IN QUESTA STORIA!»
«SE NON VUOI FERMARTI NON MI LASCI ALTRA SCELTA: ORA VENGO IO!»
«NON FARLO! TI METTERAI SOLO NEI GUAI, NON CAPISCI? HEY!!»
Ma le urla di lei non vengono udite da Fabio, che rallenta, fa il giro dietro e passa dall’altro lato.
«Ma che cosa cavolo vuole fare questo? Perché insiste così tanto… Un momento! Forse è un poliziotto in borghese! Ma certo! Ed è qui per salvarmi!»
«HEY!» Fabio si affianca dall’altro lato, «TIRA GIÙ IL FINESTRINO!»
«CHE COSA??» Urla lei a finestrino alzato.
Lui fa nuovamente il gesto di abbassare il finestrino; lei «Il finestrino!» esegue. «POTEVI DIRLO SUBITO CHE ERI UN POLIZIOTTO!»
«Aaah ma è proprio matta questa…» mormora. «ORA PROSEGUI DIRITTO MENTRE IO PRENDO LA POSTA!»
Contorcendosi come una biscia, Fabio si sporge dal finestrino e afferra la portiera della Panda con entrambe le mani. Tuttavia, proprio in quel momento, lei urla «UN CONIGLIETTO!!» Sterzando bruscamente a sinistra. «CAZZOOOOO!» Fabio viene estratto dalla sua vettura rimanendo aggrappato con tutte le forze alla portiera della Panda mentre i suoi jeans grattano l’asfalto. *VROOOM* l’auto, rimasta senza conducente, esce fuori strada, salta un fosso e *CATACRASH* va a schiantarsi nell’orto di qualcuno. Il coniglietto rimane illeso al centro della strada, continuando a masticare il suo filo d’erba come se nulla fosse.
«CAZZO! CAZZO! CAZZO! CAZZO!» Fabio cerca di tirarsi su con le braccia scivolando diverse volte, ma dopo vari tentativi finalmente riesce a issarsi e rotolare dentro al finestrino, culo in aria, coi pantaloni strappati sulle ginocchia.
[Stop musica]
«Scusa…»
Lui si rigira mettendosi finalmente seduto «TI AVEVO DETTO DI ANDARE DIRITTO!» Fa cenno col braccio.
«Non potevo investire quel coniglietto!»
«MA CHISSENE DEL CONIGLIETTO! MI HAI QUASI FATTO AMMAZZARE!»
«Scusa… È che non riesco proprio a vedere un animale che soffre…»
*TUMP* l’auto colpisce qualcosa, dietro di loro si percepisce un lontano «Meeeooowth!».
«Woops! Quello non l’avevo visto…»
«La mia macchina…» esclama lui girato indietro.
«Sono terribilmente dispiaciuta! Io non avevo intenzione… Ma te la ripagherà l’assicurazione, vedrai! Ricordo che una volta mio padre ha fatto un incidente uscendo da un parcheggio e l’assicurazione ha detto: no! Non ti daremo un solo euro! Ma era perché era un parcheggio privato e…»
Lui si volta e la guarda negli occhi con sguardo omicida.
«Beh… d’accordo, forse questa è una situazione un pochino diversa…»
«Sgrunt…» lui sbotta mettendosi a trafficare con la leva del sedile.
«Che cosa stai facendo?»
«Non lo vedi? Sto abbassando lo schienale per arrivare di dietro».
«Ma la bomba è qua davanti!»
«A ridaje…» esclama senza degnarla di troppa considerazione. «Più sono belle e più sono matte…»
«Hanno mandato te da solo? Quando arrivano gli altri poliziotti?»
«Ma di che parli?» Replica frugando nel saccone della corrispondenza.
«Tu sei un poliziotto, giusto? Tu sai come si disinnesca una bomba! Siete addestrati per questo!»
«Ma quale poliziotto? Tu hai le traveggole… Cristo è un macello qua dentro! Adesso capisco perché smarrite continuamente tutto!»
*piri piri piri puri puri puri picci picci picci pucci pucci pucci…*
Fabio si guarda attorno confuso «Che diavolo è questo suono?»
Lei afferra il telefono sul cruscotto: la sua espressione si fa più cupa «Pronto… Sì è qui…» Continuando a guardare la strada porta dietro il braccio destro offrendogli il telefono «Vuole parlare con te».
Lui la osserva perplesso «Parlare con me? Chi vuole parlare con me?» Afferra il telefono portandolo all’orecchio «Pronto?»
Una calda voce maschile si esprime con tono calmo e risoluto «Ciao Fabio. È un vero piacere sentire la tua voce dopo tanto tempo… E dimmi: hai già trovato la tua raccomandata?»
«Chi parla?»
«Hahahaha!» Una rilassata risata, «non mi sorprende che tu non mi ricordi… ma forse ti ricorderai del caldo che faceva all’interno del Comune… cos’era? Due settimane fa?»
Come se qualcuno avesse premuto un interruttore, improvvisamente l’immagine dell’uomo ben vestito che gli fa l’occhiolino gli balena in mente.
«Tu! Tu sei quel… C14! Quello che ha afferrato l’ultimo SPID prima di me!»
«HAHAHAHA!» Ride più forte. «Bravo! Ti sei ricordato addirittura il mio numero! Ma ti assicuro che sono molto più di questo… Non ti domandi come faccia a conoscere il tuo nome? O il tuo indirizzo? E dimmi: come sta la signora Maria? Spende ancora tutta la pensione in quel costoso Carrefour sotto casa invece di camminare tre isolati in più fino all’Esselunga?»
Fabio sbianca in volto: quell’uomo sa troppo di lui, troppo per essere solo un tizio qualunque.
«Come fai a sapere tutto questo? Mi hai spiato? Sei uno stalker?»
«Uno stalker? Io? Questo mi ferisce molto, Fabio… Dopotutto non ho chiesto io di entrare nella tua vita: sei stato tu ad entrare nella mia!» Esclama tradendo una sottile rabbia.
Fabio fa una smorfia stranita cercando di capire chi sia quel pazzo.
«E ora ascoltami bene: c’è una bomba su quella Panda. Si è innescata quando la tua amica ha superato gli ottanta virgola cinque chilometri orari, e salterà in aria quando scenderà al di sotto!»
«Oh mio dio…» esclama sbarrando gli occhi. «Perché ottanta virgola cinque??»
«Perché sono pazzo!! E ora tu dovrai assecondare tutte le mie richieste, altrimenti… BOOM! Tu e la tua amica salterete per aria!»
L’espressione di Fabio è ancora più terrorizzata e le sue ascelle ancora più pezzate.
Guardandolo da dietro vediamo il braccio sinistro del cattivo alzare un Rolex argentato al polso «Ora ascoltami bene: a Salerano sul Lambro c’è una scuola elementare. Proseguendo a novanta chilometri orari arriverete lì esattamente all’ora di uscita dei bambini…»
«No!»
«Sta’ zitto e fa’ quel che dico! O quelle saranno le ultime raccomandate che vedrai, promesso!»
L’affanno di Fabio si fa pesante: capisce che deve assecondare tutte le richieste di quel pazzo se non vuole saltare per aria assieme alla postina.
Il pazzo prosegue «C’è un vigile a fermare il traffico: Luca Raggi, te lo ricordi?»
«Luca Raggi? Il mio compagno di classe delle superiori?»
«Proprio lui! Ha messo su parecchi chili da allora, vi sarà facile vederlo… e tirarlo sotto HAHAHAHA!»
«Che cosa otterrai con questo??»
«Invece di criticare cerca piuttosto di goderti questa meravigliosa opportunità! Luca è sempre stato una gran testa di cazzo, e se non sbaglio ti ha fregato il posto nella squadra di pallavolo della scuola…»
«Ma tu come fai a sapere tutte queste cose??»
«Non cercare di fottermi, Fabio. Ho installato dei sensori di pressione ovunque su quell’auto: se qualcuno cerca di scendere me ne accorgerò e farò saltare la bomba! Sappiate che vi guarderò in ogni momento: voi non potete vedermi ma io posso vedere voi! E se non farete esattamente tutto quello che dico, o se mi accorgo che uno di voi prova a scendere dall’auto… lo sai! Ci risentiamo presto, Fabio!»
«No aspetta!!» Esclama Fabio, ma è tutto inutile: il display mostra la chiamata ormai terminata. È una brutta situazione, forse la peggiore che gli sia mai capitata. Prende e un bel respiro e poi ripassa davanti.
«Che cos’ha detto?»
«Ascolta… come ti chiami?»
«Valentina».
«Valentina… ora devi cercare di mantenere la calma e ascoltarmi… C’è una bomba su quest’auto».
Lei sgrana gli occhi «C’è una bomba??? Oh certo! Quando l’uomo misterioso al telefono dice che c’è una bomba, c’è una bomba! Ma quando te lo dico io nooooo!»
«Ti prego non ti agitare! E stai sopra gli ottanta virgola cinque chilometri orari altrimenti…»
«Altrimenti esplodiamo!»
«…altrimenti saltiamo tutti in aria!»
«Cos’è, uno scherzo?? Ma ci senti quando parlo??»
«Non è uno scherzo purtroppo… A Salerano sul Lambro c’è una scuola elementare. Dobbiamo andare là e… investire il vigile che fa passare i bambini sulle strisce…»
«Luca Raggi?»
«Lo conosci??»
«Sì… è un idiota… ma nemmeno lui merita di morire in questo modo…»
«Che situazione del cazzo! Merda lo sapevo che oggi dovevo rintanarmi in casa! Me ne sono accorto appena sono uscito, cazzo!»
«Non fare così, ti prego! Tu sei un poliziotto, non puoi cercare di disinnescare questa cosa?»
«Ancora con questa storia?? Io non sono un maledetto poliziotto!»
«Sì che lo sei! L’ho capito appena ti ho visto! Con quel taglio a spazzola!»
«Devi proprio sottolineare che sto perdendo i capelli??»
«Ti scongiuro! Io non ho idea di come disinnescare questa cosa! Per favore! È ovvio che tu non hai paura della morte ma io ho una paura terribile! Ti prego!» Supplica lei in lacrime.
«Ascoltami bene: io n-o-n s-o-n-o un p-o-l-i-z-i-o-t-t-o! Né tantomeno un artificiere!»
«Non è vero! Tu sei un ottimo poliziotto! Devi solo credere di più in te stesso! Lo diceva sempre mia mamma: non è la bellezza che conta ma la sicurezza di sé!»
«E adesso che c’entra quello che diceva… Un momento… per caso stai dicendo che sono brutto? Perché in tal caso ti devo informare che ho inviato le mie foto ad un sacco di agenzie di moda maschile, carina!»
«Ti supplico: dagli almeno un’occhiata! Sigh, sob…»
La vista di Valentina in lacrime gli smuove come qualcosa dentro. Non è il momento di stare a battibeccare se tutte quelle lettere di rifiuto delle agenzie di moda maschile fossero o meno parte di una grande cospirazione ai suoi danni, è il momento di agire!
«D’accordo, va bene: dargli un’occhiata non farà di certo male…»
«Veramente?? Oh ti ringrazio! Ti ringrazio moltissimo!»
«Sì va bene, d’accordo… Allora dov’è la bomba?»
«Credo che sia sotto il mio sedile».
Fabio abbassa lo sguardo alle cosce di Valentina, perfettamente modellate dentro un paio di shorts aderenti.
«È la nuova divisa d’ordinanza delle poste?»
Lei temporeggia qualche secondo «Avevo caldo, va bene?? Tanto poi mi ricambio prima della fine del turno! Non vorrai arrestarmi per questo?»
«Non avrei mai pensato di morire in questo modo…» Fa un mezzo sorriso in camera «…ma poteva andarmi peggio».
Senza ulteriori indugi infila la testa tra le gambe di lei e scende giù fino al tappetino, dove finalmente la vede…
«Oh merda!»
«La vedi?»
Le cariche di esplosivo sono attaccate a tutto il fondo del sedile, con dei cavi colorati che le collegano tra di loro e poi corrono fino al display giallino al centro.
«È grossa! Più grossa del previsto! C’è abbastanza esplosivo per farne saltare due di macchine!»
«Oh cavolo cavolo cavolo cavolo cavolo…»
«Ci sono due lucette… Armed è accesa, invece l’altra è spenta… E un timer… no, un contachilometri! Ottanta virgola sett… VALE SCHIACCIA QUELL’ACCELERATORE!»
Lei calcia in fretta il pedale e il contachilometri risale a 100. «Scusa! È l’agitazione, mi ero distratta! Puoi fare qualcosa?»
«Non saprei dove mettere le mani… Se tocco il filo sbagliato qui salta tutto…»
«Non vorrei metterti fretta ma mi si sta addormentando la gamba!»
«Oh cazzo…»
«Oh no! Cosa c’è?? Hai toccato qualcosa??»
«C’è un sensore di pressione! Almeno credo…»
«Hai trovato il punto giusto?? Allora presto sarà tutto finito!»
«Non hai capito: questa bomba esploderà non appena ti alzi! E piantala di fare doppi sensi: non è il momento!»
«Scusa! Sono nervosa, non riesco a fermare i pensieri…»
«Allora cerca di non farti venire in mente cose sconce che qui la situazione è estremamente sensibile! Una sola mossa sbagliata e possiamo dire addio ai nostri culi!»
«E sarei io a dire cose sconce…»
«Sta’ ferma con le gambe che qui mi balla tutto!»
«Ti ho detto che mi si sta addormentando la gamba!»
«Beh non è certo il momento di dormire questo!»
«Infatti è per questo che mi sto muovendo! Se tu sapessi come muoverti magari…»
«Hey! Non c’è mica tanto spazio di manovra qui sotto, sai?»
«Mi stai bloccando la circolazione! Devi solo inarcarti un pochino di più!»
«Oh, vuoi venire tu qui a insegnarmi come inarcarmi adesso??»
«Avresti dovuto studiarlo tu nei video didattici!»
«Guarda che sono tutti dei falsi quei video! Sono attori!»
«Oh certo! Adesso alla scuola artificieri vi fanno vedere dei video finti, come no…»
«Per l’ultima volta: io non ho frequentato nessuna stramaledetta scuola art…» *BONK* «AHIA!»
«Scusa! Ho preso una buca».
«Magari la prossima volta avvisami prima!»
«L’ho vista all’ultimo momento… C’è un camion davanti a noi: ora lo sorpasso…»
«Guarda prima se arriva qualcuno dall’altro lato!»
«Lo so come si sorpassa, cosa credi?»
*beeeEEEEEeeeeep*«AAH!» Valentina sterza di botto ributtandosi dentro alla corsia.
«Che succede??»
«Cavolo cavolo cavolo cavolo…»
«Vale! Che succede??»
«C’era una macchina!»
«Cazzo ma te l’ho anche detto di stare attenta!»
«Non è colpa mia! Era nascosta dal camion!»
«Ma chi ti ha dato la patente non ti ha esaminato gli occhi?»
«Sì, l’ha fatto! E ci vedo benissimo!»
«Brava! Intanto hai preso un gatto, una buca e quasi centravi quell’auto! Tu l’unica cosa che vedi sono i conigli! E adesso, ahi! Fammi alzare che ho il cambio conficcato nell’inguine…»
«No aspetta, sto sorpassando il camion!»
«Ancora? Quant’è lungo quel coso?»
«Sto facendo più in fretta che posso!»
«Devi scalare la marcia quando vuoi sorpassare! Ma non sai proprio nulla!»
«Oh ma certo! Grazie! Devo scalare la marcia quando voglio sorpassare! Meno male che ci sei tu qui, altrimenti non saprei proprio come fare!»
«Anche da qua sotto si nota il tuo sarcasmo…»
«Magari se sopra il cambio non ci fosse il tuo grosso culo potrei mettere la quarta!»
«E allora fammi alzare, dannazione!»
Lui prova ad alzare la testa ma lei gliela tiene giù col braccio «Ti ho detto che sto sorpassando! Sta’ giù che mi distrai!»
«Ahia! E fa’ piano!»
A sorpasso avvenuto lei toglie la mano «Ecco adesso puoi uscireEEEEEE!» Gli ributta giù la testa mentre la Panda decolla su una rotonda, si alza pochi metri da terra e poi *BUMP* atterra dall’altra parte, mentre Fabio prende una capocciata sul tappetino. Valentina riesce per miracolo a mantenere la traiettoria sterzando e controsterzando con le mani ben salde aggrappate al volante.
«Cazzo che male! Che diavolo è successo??»
«Anf anf anf anf…» lei, ancora terrorizzata, non risponde.
«HEY! Mi hai sentito?? Ti sei morsa la lingua??»
«Una rotonda… Anf… C’era una rotonda…»
«Una rotonda??? Cazzo, il coniglietto l’hai visto però!!»
*GRAK* le imprecazioni vengono interrotte da un rumore meccanico poco rassicurante.
«Che cos’era quel rumore?» Domanda lui preoccupato.
«Oddio! Oddio!! Oddio!!!»
«Che cosa succede?? Vale! Che cosa vedi??»
«Stiamo perdendo velocità!!»
«Dai gas!»
Lei calcia tre volte il pedale *VROOOM VROOOM VROOOOOM* il motore gira a vuoto.
«Non funziona!!» Strilla lei.
«Oh merda, forse è partita la frizione dopo quel salto!»
«Io non ho toccato niente!!»
Lui gira la testa: il piede di lei sta inavvertitamente spingendo la frizione.
Lui sbuffa contrariato ma anche rasserenato «Togli il piede dalla frizione!»
«Uh?» Lei guarda sotto e realizza. Molla la frizione ma *VROOOM VROOOM VROOOM* «Non funziona lo stesso!!»
Lui rivolta la testa: il contachilometri della bomba scende a vista d’occhio: 100, 95, 90…
«Non c’è più tempo: devo disinnescarla!»
«No ti prego non farlo!! Ho paura!!»
«Moriremo se non la disinnesco!! Provo il filo rosso…»
Lei lo afferra per la camicia cercando di tirarlo su «NO NON FARLO!»
Il colletto della camicia gli stringe la gola come un cappio «MOLLAMI! NON RESPIRO!» Urla come può, dimenando il corpo.
«NON TOCCARE LA BOMBA!»
85, 83, 82, 81…
«LASCIAMI ANDAREEEEE!!»
*GRRAAAAAK* l’inconfondibile rumore di una portentosa grattata e *VROOOM* la Panda riprende improvvisamente velocità. Lei guarda il contachilometri che si riporta velocemente oltre i 100.
«Che cosa… Siamo salvi?? SIAMO SALVI SIIIII!! HAHAHAHAHAHA!!» Valentina ride istericamente scaricando la tensione, mentre Fabio di sotto guarda il contachilometri salire oltre i 100 e chiude gli occhi tirando un sospiro di sollievo.
I bambini sullo scuolabus guardano fuori dai finestrini: una Panda li sta sorpassando.
«Maestra, che cosa stanno facendo quei due signori?»
La maestra guarda fuori dal finestrino vedendo Valentina che gode con Fabio piegato tra le gambe.
«Non guardate!! Basta!! Giratevi subito dall’altra parte!! Pierino anche tu girati!!» Gli dà uno scappellotto.
«Aò! Ma io ‘sta volta che ho fatto, oh!» Si lamenta Pierino, che per qualche oscura ragione ha l’aspetto di un uomo adulto sui trent’anni e indubbiamente fuori forma.
Fabio riesce finalmente a tirarsi su e a rimettersi seduto al suo posto, massaggiandosi il collo.
Lei lo guarda tutta contenta «Siamo salvi! Ma come hai fatto??»
«Non lo so… Tu mi tiravi per la camicia, io mi sono agitato e… credo d’aver tolto e rimesso la marcia».
In pochi ma interminabili secondi tutta la gioia di lei abbandona il corpo e l’espressione sul suo volto cambia radicalmente.
«Hai messo in folle?»
«Beh mica l’ho fatto apposta! Dev’essere successo quando abbiamo saltato quella rotonda… L’avevo detto che avevo il cambio puntato nell’inguine… Mi ha fatto male!»
«TU hai messo in FOLLE e poi hai rischiato di farci saltare in aria tirando un filo a caso di quella CAZZO DI BOMBA??»
«Ecco, a questo riguardo volevo dirti che una ragazza dovrebbe cercare di esprimersi in modo gentile e garbato e…»
«SE NON CI UCCIDE PRIMA LA BOMBA TI UCCIDO IO!»
«Ahia! Mi fai male! E tieni le mani sul volante che andiamo fuori strada!»
«È PER QUESTO CHE PAGO LE TASSE?? PER RITROVARMI UNA BOMBA SOTTO IL CULO E IL PEGGIOR POLIZOTTO DELLA TERRA CHE CERCA DI AIUTARMI?? TU NON DOVRESTI ESSERE QUI!»
Lui mette le mani avanti «Hey, io sono d’accordo su tutto! Davvero! Ma adesso calmati ok? Stiamo ancora vivi, possiamo ancora uscirne in qualche modo…»
Lei fa un bel respiro cercando di calmarsi, rimette le mani sul volante guardando la strada davanti a sé «D’accordo… Allora dimmi come ne usciamo, vai! Sono tutta orecchi!»
«Beh…» Fabio ha provato a mantenere alto il morale ma ora anche lui fatica a trovare una soluzione.
«Ecco, appunto…»
Lui abbassa lo sguardo «Non ero pronto per una cosa del genere… Vorrei trovare una soluzione, ma in questo momento i miei pensieri sono come della sabbia che scivola via dalle dita… Anche se uccidiamo Luca non c’è garanzia che quel pazzo ci lasci andare… Se solo… Vale? Vale stai piangendo?»
Lei si asciuga le lacrime con la mano «Sto solo scaricando la tensione! Sniff…»
«Ecco, prendi» Fabio le porge un fazzoletto di carta.
Lei lo accetta e *PRRRRR* si soffia il naso. «Grazie, ora va meglio», esclama riconsegnandoglielo: un mega fazzoletto pieno di muco. Fabio lo afferra molto delicatamente, abbassa il finestrino e lo getta fuori schifato. *SCIAF* Il fazzoletto colpisce in volto un ciclista che «AAAAAH!» esce di strada finendo nel ruscello.
«Ops!» Esclama Fabio tirando su il finestrino.
«Che cos’è stato? Sniff…»
«Niente! Era solo… hem… due papere che litigavano».
«Scusami per prima, sniff… Sono felice che tu sia qui con me… Non voglio morire da sola…»
«Noi non moriremo! Devo solo farmi venire un’idea per uscire da questa situazione…»
«Quello che voglio dire è che… uff, come faccio a dirtelo…»
«Che cosa c’è?»
«Vedi io… lo so che non si direbbe perché sono una bella ragazza ma… ecco… non ci sono stati molti uomini nella mia vita…»
«Ma di che parli? Sono sicuro che avrai stormi di spasimanti sotto casa!»
«Beh sì, in effetti è così… però nessuno è mai stato alla mia altezza, capisci? Questo corpo perfetto mi ha causato un sacco di problemi! Non è che il mondo pulluli esattamente di uomini belli come Bronzi di Riace, alti, intelligenti, gentili, galanti, romantici, in contatto con le loro emozioni ma anche con quel fascino da animale della foresta, e con uno yacht ormeggiato da qualche parte, capisci?»
«Mmm… sì credo d’aver afferrato il concetto…» esclama sarcasticamente.
«E anche quando ne trovi uno così, poi arrivato a trent’anni inizia a perdere i capelli…»
«Ho detto che ho afferrato il concetto!»
«Non voglio morire senza aver mai dato nemmeno un bacio!»
«Cooosa?? Non hai mai baciato?? Ma tu… tu… tu quanti anni hai?»
«Venticinque!»
«Che botta…» mormora osservando tutto quel “talento” sprecato.
«Come dici?»
«Eh? No, dicevo che le cosce… che sei una ragazza coscienziosa, ma forse dovresti considerare di abbassare un filino-ino i tuoi standard, non trovi?»
«Sì forse hai ragione… In fondo non credo che avere uno yacht sia davvero così importante… Oh che cavolo, in questo momento mi andrebbe bene anche un poliziotto!»
«Già, se solo qui ce ne foss…»
In quel momento il tempo si fermò e un flashback riportò Fabio nell’anno 1994, quando giocava coi suoi amichetti nel cortile della scuola…
Un piccolo gruppo di bambini insegue il bulletto delle medie.
«Eddai ridacci la palla!» «Sì, eddai!» «È la nostra!»
«Ha ha ha! Quale palla, eh? Questa? È questa la vostra palla?»
«Siii!» «Quella!» «Ridaccela!»
«Sbagliato! Questa è la mia palla! Andatevene a giocare da un’altra parte, mammolette!»
«Eh no, daiiiii!» «Sei cattivo!» «Guarda che lo diciamo alla maestra!»
Purtroppo in quel momento i bambini erano stati lasciati da soli, perché tutti gli insegnanti si trovavano in sala insegnanti a complottare il rovesciamento del governo Berlusconi.
Il bambino un po’ più insistente si avvicina e cerca di riprendersi la palla ma «E vattene!» viene spintonato, cade sedere a terra e inizia a singhiozzare.
«HAHAHA! Non mi dire che ti metti a piangere adesso? Bu bu bu bu!»
«Tu, sigh, sei cattivo! Ma un giorno, sob, anche tu verrai sgridato!»
«Oooooh che paura! E chi mi sgriderà eh?»
«Hey!»
Una voce proviene da poco distante. Tutti si voltano verso di lui, proteggendosi con la mano dal sole negli occhi.
«Che cosa vuoi tu?» Esclama aggressivo il bulletto delle medie cercando di mettere a fuoco la sagoma. «Guarda che ce n’è anche per te, nanerottolo!»
Ma il bambino non si fa intimorire e rimane lì fermo immobile, stoico, replicando «Perché non te la prendi con qualcuno della tua taglia?»
Il bulletto gli si avvicina e lo strattona per il grembiule «E allora avanti: fatti sotto, microbo!»
Il bambino risponde coraggiosamente «Ma io mica mi riferivo a me! Intendevo qualcuno della tua classe!»
«Ma che cosa…» il bulletto si accorge d’avere la mano umida, molla la presa e la porta davanti alla faccia «Che roba è questa? Perché sei bagnato? Sniff sniff… Bleah, che schifo è sudore! Sei tutto sudato!» Molla finalmente la palla e corre via verso i bagni a lavarsi.
I bambini sono al settimo cielo «Sei stato bravissimo!» «Sì, gli hai dato una bella lezione a quello!»
Il bambino a terra si rialza, recupera la palla ed esclama tutto contento «Grazie Fabio! Tu da grande farai il poliziotto e arresterai tutti i cattivi! E quando un giorno qualcuno ti chiederà chi è il più grande poliziotto del mondo tu dirai: sono io! Io sono Fabio il poliziotto! E lo ripeto ancora: Fabio il poliziotto! E ancora una volta: Fabio! Fabio! Fabio…»
«…Fabio? Fabio mi senti?» Valentina gli scuote la spalla.
«Eh? Cosa?»
«Ti sei incantato?»
«No è che… stavo pensando…»
«Allora… che cosa mi rispondi?»
Il suo volto acquista la tipica espressione da marpione, si avvicina lentamente ed esclama con voce seducente «Dico che hai il diritto di rimanere sexy, baby!»
«Hey! Ma che fai oh!!»
Lui si blocca a circa venti centimetri da lei «Non avevi detto che ti andavano bene i poliziotti?»
«Ma sei sicuro di star bene? Non è che sei epilettico che ti perdi i pezzi? Ti ho chiesto se dovrei accontentarmi di un uomo senza yacht!»
Lui torna indietro rimettendosi seduto «Penso che tua abbia problemi ben più urgenti, sgrunt!»
Ed ecco che improvvisamente il telefono squilla *piri piri piri puri puri puri picci picci picci pucci pucci pucci…* L’espressione di entrambi si fa rapidamente cupa e preoccupata. Il display mostra il terrificante numero privato e nessuno ha il coraggio di rispondere, ma alla fine Fabio lo afferra portandolo all’orecchio.
«Pronto».
«Hey Fabio, ma che cosa stai facendo? Uno come te che va in bianco in quel modo, che tristezza…»
«…» Fabio sbianca in volto come se l’avesse trafitto una spada nello stomaco: lui li vede! Non si stava riferendo ai sensori di pressione: lui li vede veramente! E li sente anche!
«Lui ci vede!» Esclama sottovoce coprendo il microfono.
«Ma certo che vi vedo, sciocchini! Del resto ve l’avevo anche detto! Io vedo e sento ogni cosa, mio caro Fabio, sono come Dio! Se sarò un dio misericordioso o vendicativo, questo dipende da voi…»
Dall’obiettivo grandangolare della telecamera nascosta dietro lo specchietto retrovisore vediamo il volto di Fabio che si avvicina. «GRRRAAAH!» In un impeto emotivo Fabio strappa via l’intero specchietto e lo lancia fuori dal finestrino.
«HAHAHAHA! D’accordo questa volta mi hai beccato… Ma ricordati che ho ancora i sensori di pressione! Hai già capito che quello della tua amica è connesso direttamente alla bomba, l’altro invece no. L’altro mi serve per conoscere il peso dell’auto e il momento esatto in cui te la filerai, abbandonando la tua amica al suo triste destino!»
«CHIUDI QUELLA CAZZO DI BOCCA!» Fabio caccia un urlo che spaventa persino Valentina. «Sei solo un pazzo psicopatico!! Ti diverte così tanto far soffrire la gente?? Ma io non ti darò la soddisfazione di vedermi scappare! Noi sopravviveremo, te lo prometto, pezzo di merda!! E poi verrò a prenderti e io e te ci divertiremo un mondo, vedrai!!»
«Uuuh, hai proprio tirato fuori le palle! Ma suona proprio come un’altra promessa che non puoi mantenere… Solo che questa volta la suono io la musica! Voi due dovete solo ballare… e ballerete fino a quando IO non deciderò che le danze sono finite! E salutatemi tanto Luca quando lo vedete… sul parabrezza HAHAHAHAHA!» *click* riattacca.
Fabio abbassa il telefono con sguardo serio in religioso silenzio.
«Che cosa ha detto?» Domanda lei preoccupata. «Fabio? Allora che cosa voleva?»
«Ssst!»
«Non mi fare ssst! Ci sono anch’io in questa storia te lo ricordi??»
«Ricordi?»
«Esatto! Io! La ragazza con cui stai facendo una bella gita fuori città per poi esplodere, ricordi adesso?»
«Ricordi… musica… Ma certo, ora ricordo!»
«Ecco, bravo, forse la tua epilessia non è poi così grave… Che cosa stai facendo?»
Fabio estrae il suo telefono dalla tasca «Io so chi è!»
«Che cosa?? Conosci quel pazzo maniaco??»
«La musica, Luca, il ballo… Anche se il suo aspetto è diverso non può che essere lui…» esclama scrollando la rubrica.
Diversi chilometri addietro, in mezzo a due lunghe file di freezer, una mano con delle unghie pitturate di verde estrae dalla tasca un telefono che squilla. La ragazza si ferma un istante a guardare lo schermo, poi un rapido movimento del pollice e porta il telefono all’orecchio, a destra dei suoi lunghi dentoni…
«Fabiooo? Shwish, shei davvero tu??»
«Hey Jessica! Ti ricordi ancora di me?»
«Oh mio diooo!! Shwish, finalmente ti shei deciso a richiamarmi?? Non schi possho credereee! Dopo tutti queshti anni ti ricordi ancoraiiiii!!»
«Ah… sì certo… senti, ti volevo chiedere: ti ricordi ancora di Franco? Franco… come faceva di cognome…»
«Franco Canaglia? Shi, sherto che mi ricordo di lui, shwish! Ma lo sai che nel mio cuore c’è shempre stato un sholo uomo, e quello shei…»
«Ecco, sì lui, brava! Per caso ti ricordi ancora dove abita?»
«Beh… ma sherto! Mi inviava tutte quelle lettere anonime, shai? Ma shcriveva il mittente di dietro! Era uno shfigato atomico, shwish! E shai che continua a inviarmi gli auguri di Natale anonimi anche nella nuova casha? Lui sha shempre dove abito, è uno sh… uno shch… uno sch-shwish-tolker!»
«Ma dai? Molto interessante! Allora sai dove abita?»
«Vuoi andare a picchiarlo per shalvare il mio onore?? Oooooh ma non deviiiii!!»
«No, no, niente di tutto questo… devo solo, hem… restituirgli delle figurine di Aquaman».
«Beh io sho dove abita, shwish, ma tuuu devi dami qualcosa in cambio, he he he he he shwish…»
«Oh mamma… Che tipo di, hem, che cosa hai in mente?»
«Beeeh potresti magari portarmi al shinema a vedere Lontre and the Lake… Shembra shia un film molto shpinto! Hihihihihi-shwish!»
Il volto di Fabio è la definizione del disgusto, fortunatamente lei non lo può vedere.
«Ceeertooo… magari anche un semplice gelato…»
«Quello nooo! Ho la shenshibilità dentale!»
«Giusto! Giusto… Allora poi ci organizziamo eh! E per quell’indirizzo?»
«Uiiiii!! Che gioia mi hai dato! E per ringraziarti eccoti, shwish, l’indirizzo: via Paolo Torazina 18».
Fabio lancia un’occhiata a Valentina «Via Paolo Torazina 18!»
Lei lo guarda storto per ignoti motivi.
«Fabio…» la gracchiante voce della nutria esce dallo speaker del telefono, «lo shai che mi ha fatto molto piacere shentire di nuovo la tua voce? Shai, anche she shono in mezzo ai shurgelati mi shento tutta un bollore…»
«Hem… ti devo lasciare, ho un impegno, ci sentiamo, ciao!» *click* riattacca e tira un sospiro di sollievo rilassandosi contro il poggiatesta «Fiuuuuu, per un momento ho dimenticato la bomba…»
«Chi era?» Domanda Valentina.
Lui riapre gli occhi guardandola al settimo cielo «Ora sappiamo dove abita quel maniaco!»
«WOW! Fantastico! Chi era?»
«Quella? Era solo un’amica delle superiori… Dai sterza: torniamo indietro!»
«Perché avevi ancora il suo numero?»
Lui afferra saldamente il volante «Ho detto: sterzaaaaa!!»
«AAAAAH!»
«AAAAAH!»
«AAAAAH!»
«AAAAAH!»
«AAAAAH!»
«AAAAAH!»
«AAAAAH!»
«AAAAAH!»
La panda esce di strada e si infila in un campo di mais. Le pannocchie sbattono violentemente sul parabrezza mentre l’auto si apre la strada a tutta velocità tra pannocchie e violente vibrazioni. *VROOOM* con un balzo sull’argine l’auto atterra di nuovo in strada, nella direzione opposta, mentre *BEEEEEP* un altro musicista mancato gli strombazza nell’altra direzione. La base della Panda è tutta sporca di terra mentre il tetto di erba, e anche loro due sono alquanto provati.
«SEI PAZZO? MA ALLORA È VERO CHE ERAVATE COMPAGNI DI CLASSE!»
«Non c’è nessun bisogno di urlare…» esclama tirandosi fuori una pannocchia dalla camicia.
«Da non credere!!» Sbatte le mani sul volante, «proprio un poliziotto con manie suicide mi doveva capitare! E poi perché cavolo stiamo tornando indietro ora, me lo vuoi spiegare??»
«Perché se proprio dobbiamo saltare in aria preferisco farlo portando con me quel tizio!»
«E io ti ho chiesto perché stiamo tornando indietro! Via Paolo Torazina 18 è proprio la via della scuola!»
«Preferisci uccidere un innocente o uccidere il cattivo? Evidentemente… Aspetta ferma… ma hai detto che è la via della scuola?»
«GRRR!»
«Quella a Salerano sul Lambro? Proprio quella dove dobbiamo investire il vigile? Ne sei proprio sicura sicura?»
«Sono una postina, lo so benissimo dove si trova!!»
«Oh cazzo…»
Fabio si sente leggermente in imbarazzo per il suo piccolo errore. Allunga di nuovo il braccio per afferrare il volante ma…
«TIENI GIÙ QUELLE MANACCE! GUIDO IO!»
«OKAY! Mamma mia che permalosa… Allora svolta da sola nel campo di mais…»
«Svolteremo alla prossima rotonda!»
«Sul serio?»
«Che c’è? Non riesci a resistere senza un’altra dose di adrenalina?»
«Non troveremo mai una rotonda tanto larga da svoltare a ottanta virgola cinque chilometri orari!»
«Non è vero, ce n’è una a San Donato Milanese che…»
«San Donato?? Non abbiamo tempo di arrivare laggiù!»
«E allora che cosa proponi?»
«Beh io… posso?» Domanda in modo calmo e comprensivo appoggiando delicatamente la mano su quella di lei al volante. La guarda negli occhi «Ti chiedo solo di fidarti di me. Ti fidi?»
«No!»
«Benissimo!»
Fabio stringe il volante e sterza di nuovo bruscamente nel campo di mais.
«AAAAAH!»
«AAAAAH!»
«AAAAAH!»
«AAAAAH!»
«AAAAAH!»
«AAAAAH!»
«AAAAAH!»
«AAAAAH!»
*VROOOM* la Panda salta nuovamente l’argine rimettendosi in strada, ma subito dopo il contadino appare tra le pannocchie e *BANG BANG* gli spara due colpi col suo fucile sovrapposto. *CRASH* dall’interno dell’auto vediamo il lunotto posteriore dell’auto esplodere, mentre Fabio e Valentina abbassano la testa. Il contadino guarda la Panda allontanarsi a tutta velocità e urla «VAFFANCULO FIGLIO DI PUTTANA! POSTINI DI MERDA!»
Nel frattempo…
Il pesce tropicale, giallo e dalle venature blu, becca la sabbiolina sul fondo dell’acquario in cerca di cibo e delle bollicine risalgono in superficie. Più distante, dietro l’acquario, il robot aspirapolvere sta passando sul pavimento di marmo bianco della sala, proprio di fianco al lungo tavolo rettangolare di vetro dalla linea minimalista e moderna.
Si ode una voce dall’accento orientale «Devi sbrigarti, o farai tardi all’appuntamento».
Un uomo ha appena finito di lavarsi la faccia nel lavandino, si asciuga la faccia con un asciugamano e si guarda allo specchio. Finalmente vediamo chiaramente quel volto che abbiamo visto solo di sfuggita quel giorno al Comune di San Zenone al Lambro. Franco Canaglia ha lo stesso ghigno divertito, un ghigno che evidentemente lo caratterizza, ciononostante il suo volto risulta piuttosto affascinante.
«Povero stolto, pensa davvero che una volta ucciso Luca lo lascerò andare. Nemmeno immagina quello che ho in serbo per lui…»
«Hai lavorato bene mio giovane apprendista…» riflesso nello specchio, seduto sulla poltrona del salotto, il famoso rivoluzionario Pol Pot «…eppure mi chiedo se il tuo ambizioso piano di controllo digitale di massa si dimostrerà all’altezza dei nostri ideali, e che non sia invece solo un tuo piccolo capriccio, per vendetta personale…»
«Maestro, non hai motivo di dubitare di me! Serve qualche test preliminare prima di mettere online lo SPID in tutta Italia, che male c’è se al contempo mi tolgo qualche piccola soddisfazione personale?»
«Sei stato il mio allievo più dotato. La tua mente è allineata e la tua dedizione alla causa è massima. Però ricorda, mio vecchio padawan: tanto più grande è l’ardore, tanto più propensa è la caduta. Non perdere mai il controllo. Tieni sempre a mente che i sentimenti possono tradirti».
Franco si volta verso la poltrona vuota «Non temere maestro: non posso fallire!»
Ripresa aerea della Panda che corre piccolina in mezzo alla campagna.
«Non trovi che sia strana questa storia?» Domanda Valentina. «Questo tizio vuole che investiamo un vigile nella stessa via dove abita lui, e per farlo ha piazzato una bomba sulla mia macchina di servizio, proprio il giorno che trasportavo la tua raccomandata…»
«È pazzo. È quello che fanno quelli come lui».
«È vero, ci sono tante domande senza risposta… ma, andiamo, è evidente che quel tizio ce l’ha con te! Che cosa è successo tra voi due?»
«Niente! Non è successo niente!»
«D’accordo, non ti arrabbiare adesso…»
«Non sono arrabbiato, è solo che tutta questa storia, uff…»
«Prova a pensarci bene: qualcosa devi avergli fatto…»
«Senti, è stato tanto tempo fa, ok? Quello che ricordo è che Franco era il ragazzo più sfigato della classe, molti lo prendevano in giro e Luca era il suo bullo personale, quindi al massimo dovrebbe prendersela con lui!»
«E tu non lo hai mai preso in giro?»
«Non me lo ricordo… forse avrò fatto qualche battuta di tanto in tanto, ma ti assicuro che non gli ho mai torto un capello, devi credermi su questo! Lui viveva nel suo mondo e io nel mio».
«Forse avresti dovuto provare a fartelo amico…»
«Ma scherzi? Era un brutto anatroccolo! Guarda che tra maschi non sentiamo il bisogno di uscire con quelli più brutti di noi solo per pomparci l’autostima!»
«Che cosa vorresti insinuare? Guarda che io sono sempre uscita con le mie amiche meno belle solo perché non avevo scelta: sono sempre stata io la più bella! E dato che me le sono fatte amiche nessuna ha mai sentito il bisogno di piazzarmi una bomba sotto la macchina! A volte basta solo un po’ di gentilezza per cambiare le cose…»
«Ma di cosa stai parlando? Voi ragazze siete sempre in competizione su tutto! Se nessuna ti ha mai piazzato una bomba sotto il culo è solo perché non le vendono dal tabaccaio sotto casa!»
«Comunque qualcosa devi avergli fatto se ce l’ha così tanto con te».
«Misteri della mente umana presumo. Ma hai ragione: è strano che Franco abiti proprio nella stessa via dove Luca svolge servizio…»
«Forse trasferirsi lì faceva parte del suo piano?»
«Ma no, ha sempre abitato lì… Ora ricordo che lui e la nutria prendevano la corriera assieme…»
«La nutria? È la ragazza con la quale parlavi al telefono?»
«Sì, a quanto pare lui ha ancora una cotta per lei. Le invia delle letter… Aspetta un momento… Aspetta un momento!»
«Cosa?»
«Ho dimenticato di prendere lo SPID!» Salta di dietro e si rimette a rovistare tra la posta.
«E così tu e quella ragazza uscivate assieme?»
«Ma vuoi scherzare? Secondo te perché la chiamano nutria?»
«Perché è una gran topa?»
«Tsk, io davvero non capisco le donne: hai una bomba sotto il culo eppure riesci a pensare solo a una cosa…»
«Stupido! È ovvio quello che è successo! Lui vuole vendicarsi perché era innamorato di lei e tu gliel’hai fregata da sotto il naso!»
«Ti ho già detto che tra me e lei non c’è mai stato NULLA!»
Giugno 2005, il sole è appena tramontato e il cielo si sta facendo rapidamente scuro. I diplomandi delle quinte, tutti infiocchettati nel loro completo migliore, con catenella cascante sui jeans e maglietta rigorosamente nera dalle eccentriche decalcomanie post-punk, tutti con una pesante matita per gli occhi e coi capelli lisciati e colorati con venature chi di rosso, chi di verde e chi di blu, oltrepassano il portone camminando sulle loro Converse diretti alla palestra della scuola, ove si ode provenire musica dal vivo.
[Soundtrack: Evanescence – Bring Back To Life, dal minuto 0:51 https://www.youtube.com/watch?v=Yhwal9i1uyw ]
La porta antincendio si apre: esce un gruppetto di amici e la musica si fa più forte. All’interno, in fondo alla palestra sul palco allestito per l’occasione, suona una cover band di liceali mentre ragazzi e ragazze si divertono, ballano, bevono e parlano tra di loro. Ci spostiamo negli spogliatoi dietro al palco dove la musica si fa più ovattata e quattro diciannovenni si stanno cambiando preparandosi a dare il cambio alla band.
«Cioè minchia ma li senti che lagna?» Esclama quello grassoccio con le bacchette nella tasca.
«Figa, quando suoneremo noi li manderemo tutti in orgasmo! Hehe!» Esclama il borchiato ribelle figlio di papà, altresì il bassista.
«Qualcuno ha visto il mio cetriolo? Non posso suonare senza il mio cetriolo!» Esclama il terzo, lo smilzo, nonché tastierista.
«Cazzo, figa, fottitene! Tanto non ti vede nessuno là dietro!»
«Non mi serve solo per imbottirmi là sotto, è anche il mio portafortuna!»
«Senti Marco, questa storia del cetriolo portafortuna deve finire! Minchia, lo sai cosa succede se un giorno di questi ti scoprono? Poi verranno a controllare anche dentro i nostri pantaloni!»
«Figa, hai ragione! Io non voglio che qualche prof mi guardi nei pantaloni, oh! Cioè ma che cazzo, non ho certo nulla da nascondere, figa, ma non si fa!»
«Nemmeno io ho nulla da nascondere, minchia, è che poi si spaventano quando mi vedono la minchia tanta! UHUHUHUH!»
«Eccolo! L’ho ritrovato!» Esclama Marco sventolandolo in aria contento.
Si apre la porta del bagno ed esce il quarto ragazzo: anfibi neri, pantaloni neri, maglietta nera di una taglia più larga a tema Iron Maiden, braccialetto borchiato con una strana rosa nera incastrata e capelli lunghi.
«Fatta tutta, Fa?» Domanda il batterista.
«Veramente no: ne tengo sempre un po’ per la fine».
«Figa, e quella rosa te la porti veramente?»
«Perché no? Riflette l’oscurità della mia anima… Allora siete tutti pronti? Stasera gli dobbiamo far esplodere il cervello a quelli là fuori!» Alza le mani facendo le corna.
«YEEEAAAH!» Rispondono tutti in coro.
[Stop musica]
«La rosa…» esclama Fabio interrompendo per un momento la ricerca dello SPID. «Mi ero dimenticato di quella rosa…»
«Senti, non vorrei metterti fretta, ma siamo quasi arrivati! Se proprio non vuoi richiamare quel pazzo per scusarti e fargli disinnescare questa cosa, non potresti almeno provare a disinnescarla tu? Perché perdi tempo a cercare quella stupida raccomandata? Non ti serve a niente ora!»
«Guarda che lo SPID non è affatto inutile, carina! Infatti con l’identità digitale… Hey! Eccolo! L’ho trovato! L’ho trovato!!» Esulta guardando la raccomandata finalmente davanti ai suoi occhi. Scarta avidamente la busta e legge la lettera «Gentile cliente, siamo spiacenti di informarla che l’attivazione del suo Sistema Pubblico di Identità Digitale (SPID) non è andato a buon fine. Potrà inoltrare una nuova richiesta attraverso i seguenti canali… Cazzo! Cazzo!! CAZZOOOOO! NON FUNZIONA MAI UN CAZZO IN QUESTO PAESE DEL CAZZO, CAZZO!»
«Che ti prende??»
«IL MIO SPID! NON ME L’HANNO ATTIVATO!»
«Beh non è poi la fine del mondo… dato che stiamo per saltare in aria!»
«NON CAPISCI?? NON POSSO VIVERE SENZA LO SPID! È RICHIESTO OVUNQUE!»
«SE URLI TU ALLORA URLO ANCH’IO! HAI VISSUTO TRENT’ANNI ANCHE SENZA QUELLO STUPIDO COSO, TE LO RICORDI ANCORA??»
«DA PERFETTO SFIGATO CHE USAVA NOME UTENTE E PASSWORD! LO SAI CHE QUELLI LI DEVO CAMBIARE PER OGNI SERVIZIO??»
«E DOV’È IL PROBLEMA?»
«DOV’È IL PROBLEMA? DOV’È IL PROBLEMA?? IL PROBLEMA È CHE SE POI IL GOVERNO DECIDE DI BLOCCARMI L’ACCESSO AI SERVIZI DEVE RINTRACCIARE OGNI SINGOLO ACCOUNT E BLOCCARLO SINGOLARMENTE! MENTRE CON LO SPID GLI BASTA UN SINGOLO CLIC PER TAGLIARMI FUORI DAL MONDO!»
«MA SEI DEFICIENTE?? PERDI LA LIBERTÀ E SEI PURE CONTENTO??»
«CHE CAZZO C’ENTRA LA LIBERTÀ ADESSO??»
«NON CAPISCI CHE AVERE LO SPID È ESATTAMENTE COME AVERE UNA BOMBA SOTTO IL CULO?»
«Ma che… che cosa intendi dire?»
«Sgrunt, certo che sei proprio un testone! Per me è finita! Tutti i miei sogni, tutti i miei progetti per il futuro, tutti i posti che volevo vedere, la mia famiglia, il mio gatto, il mio frigorifero con regolatore d’umidità, tutto! C’è una bomba sotto di me che presto mi toglierà tutto! E non ho certo chiesto io di averla! Mentre tu puoi ancora salvarti se scendi ora! E QUELLO CHE MI FA PIÙ INCAZZARE È CHE SEI COSÌ IDIOTA DA METTERTI DA SOLO IN QUESTA SITUAZIONE CON QUEL MALEDETTO SPID!» Urla in lacrime colpendo il volante.
Fabio non riesce più a dire una parola. Improvvisamente si sente proprio male dentro. Sta realizzando d’aver fatto soffrire Valentina. Senza volerlo, forse, ma l’ha fatto. Ma al contempo lei ha acceso un faro su un lato oscuro e recondito della sua psiche. Un inconscio meccanismo che lo avrebbe portato a commettere un grave errore…
«Io non… non avevo mai considerato questo…»
«E ORA VATTENE! ESCI DA QUEST’AUTO! Sigh… Rallenterò quanto posso, sob… Promettimi almeno che acchiapperai quel bastardo e lo farai marcire per sempre dietro le sbarre! Sniff…»
Passata la curva, al lato della strada compare il cartello di Salerano sul Lambro. La strada stretta corre dritta verso la cittadina mentre ai lati dell’auto sfrecciano una moltitudine di paletti di cemento, che presto si tramutano nella linea continua del guard-rail, e infine arriva il ponte. Solo qualche frazione di secondo per ammirare l’acqua del Lambro scorrere sotto di loro, che pare essere il Mekong per quanto è inquinato. Roba che anche i pesci preferiscono strisciare lungo la riva piuttosto che nuotare là dentro.
Fabio passa davanti e accarezza la maniglia della portiera… C’è qualcosa… I suoi occhi sembrano distanti… Non sembra molto convinto di quello che sta facendo… «No…» mormora. Leva la mano dalla maniglia e si sporge dall’altra parte *smack* dando un bacio sulla guancia di Valentina.
Col volto ancora rigato dalle lacrime lei lo guarda confusa «Era un bacio quello?»
«Quello un bacio? Ti sbagli: era una promessa. La promessa che sopravviverai». Le tocca la mano al volante «E lo faremo assieme!»
Lei riacquista un po’ di fiducia e mostra un modesto sorriso «Davvero? Sniff… allora ti credo!»
Fabio si sporge dal finestrino e guarda verso il campanile con l’orologio che svetta quasi immobile sullo sfondo, mentre tutto vicino a loro si muove così in fretta. In quel momento la lancetta lunga scatta: *DENG* sono le quattro di pomeriggio esatte.
*DENG* al segnale dell’orologio Luca Raggi scende dall’auto della Polizia locale: Ray-ban Aviator, stuzzicadenti in bocca, espressione da sceriffo di quartiere e divisa con cinturone che tiene a malapena dentro una panza importante. Si piazza proprio in mezzo alla strada, deserta, davanti alle strisce pedonali, gambe larghe e braccia sui fianchi. Almeno finché non nota la sua mamma preferita…
«Buonciorno Laura! Ha visto che bella ciornata di sole oggi?» Esclama pomposo, aggiustandosi il cinturone sotto la panza e poi piegando il collo per guardarle il culo mentre passa, salutandolo appena, e allungando il passo.
Poco distante, in disparte ma con un’ottima visuale sulla strada, Franco Canaglia, in camicia da ufficio sbottonata al petto e pantaloni stirati, attende appoggiato a un muretto con le braccia incrociate. Un bell’uomo come lui attira l’attenzione di diverse mamme, ma lui pare non accorgersene affatto.
«Bravo: goditi quel culo un’ultima volta, bastardo. Neanche immagini quello che ti sta per accadere… Quello che sta per accadere a tutti quanti, he he he he!»
Fabio guarda Valentina negli occhi sicuro di sé «Sei pronta?»
«Sono nervosa… Che cosa vuoi fare?»
«Qualcosa che avrei dovuto fare molto tempo fa… Ta-dan!» Mostra la sua fedele pinza multiuso appena estratta dalla tasca. «Ora non hai più nulla da temere: penserò io a tutto!» E si tuffa nuovamente tra le gambe di lei.
«No!» Geme, «pensavo avessi detto di non avere idea di dove mettere le mani!»
«Forse non sono il migliore, ma non temo certo il confronto con quello sfigato!»
«Sì ma fai piano!»
«Tranquilla: ho tutto sotto controllo qua sotto!»
Davanti a lui il display è come se lo guardasse minaccioso visualizzando 90. Fabio afferra il suo arnese e, lentamente, inizia a svitare le quattro viti ai lati fino a che il pannello frontale viene… via.
«Aaah!»
«Ti fa male?»
«No… mi sembrava d’aver visto un coniglietto…»
Dietro al pannello ecco comparire un groviglio di fili di diversi colori. Non c’è molta luce e per questo Fabio è costretto a toccarli delicatamente, ma fermamente, seguendoli coi polpastrelli fino alla loro connessione.
«Ti prego sta’ attento: una mossa sbagliata e qui salta tutto!»
Fabio riesce a escludere due cavi che sembrano non portare da nessuna parte, evidentemente messi lì per prendere in fallo i più ingenui. Ne rimangono tre: uno rosso, uno blu e uno verde.
«Uff… fa caldo qua sotto…»
La tensione unita alla posizione scomoda gli fanno fluire tutto il sangue al cervello, mentre le gocce di sudore scivolano sulla sua pelle, tesa, come la sua espressione. Non può più resistere ed è costretto ad ansimare.
Dall’altra parte anche lei ansima per la tensione «Perché ti sei fermato? C’è qualche problema?»
«Vedo tre fili, ma non so quale scegliere!»
«Sbrigati!»
«E che cosa faccio? Ne taglio uno a caso?»
«Non lo so! Ma ci siamo quasi: è la via giusta!»
«Merda, avevo tutto sotto controllo solo un momento fa!»
«Oddio siamo vicinissimi!! Stiamo arrivando!!»
«Rosso, verde o blu? Quale sarà quello giusto, maledizione!»
«Ci siamo!! Oh mio dio ci siamo!!»
«Guarda guarda questo che pensa d’esse’ a Montecarlo!» Esclama Luca piazzandosi in mezzo alla strada con le gambe ben divaricate e il braccio alzato.
Con un gesto del pollice Fabio apre le forbicine del multitool.
Valentina stringe le mani al volante terrorizzata.
«Ao’ te devi da ferma’! Ndo cori, oh?»
«Nei film dicono sempre di tagliare quello rosso… O forse era di non tagliare quello rosso??»
«TAGLIALO! FA’ PRESTO TAGLIALOOOOO!!»
Gli occhi di Luca si sbarrano appena comprende che la Panda non frena.
Lo sguardo di Franco acquista una vena sadica.
Le pupille di Valentina sono grandi e spaventate.
«Non ci arrivo!» Fabio cerca di spingersi un po’ più a fondo.
Occhi di Luca.
Ghigno di Franco.
Pupille di Valentina.
Sguardo di Fabio.
*zac*
Fabio si rialza di scatto urlando «FRENAAA!!» sterzando il volante.
«AAAAAH!!» Strilla lei calciando il freno.
La Panda fa il pelo a Luca che «AOOO!» si tuffa sul cofano di un’auto parcheggiata, sfondandolo, così come anche le sue mutande, ma per un’altra ragione. La Panda sterza verso destra grattando tutte le auto dei genitori parcheggiate, falciando tutti gli specchietti in rapida successione. Improvvisamente il cofano si apre e salta via. Senza che ci sia niente che somigli nemmeno vagamente a una rampa, così, di botto, la Panda prende il volo in perfetto stile cinematografico. E dato che ormai siamo inevitabilmente caduti nel regno della fantasia parte immediatamente lo slow motion: immortalando l’auto da varie angolazioni mentre si avvita su sé stessa prima di *CRASH* atterrare malamente sulle quattro ruote. Le sospensioni rimbalzano un’ultima volta rispedendo l’auto in aria di una ventina di centimetri, ma poi tutto l’asse posteriore collassa staccandosi del tutto. Ormai senza ruote di dietro l’auto gratta l’asfalto sparando scintille ancora per qualche decina di metri prima di *CRASH* arrestare la sua corsa contro un’auto parcheggiata.
Fine della corsa: la Panda giace sporca e distrutta contro le altre auto. Nessuno dei presenti osa fare una mossa, né emettere un fiato, né tantomeno aiutarli. Osservano tutti a debita distanza e spaventati il fumo salire dal radiatore.
All’interno Valentina stacca lentamente e faticosamente le mani artigliate dal volante «È finita? Siamo vivi?» Si volta dal lato passeggero «Fabio?»
Lui è sommerso dalla posta, dalle raccomandate, dagli avvisi di pagamento e dai pacchi che gli si sono rovesciati addosso. «Ptui!» Sputa una lettera di qualche ONLUS che chiede soldi e si scrolla di dosso tutta quella roba. «Siamo vivi?» Risponde.
Fabio e Valentina si guardano in volto e subito si sorridono, poi con uno scatto simultaneo si abbracciano.
«AAAAAH! SIAMO VIVIIIII!»
«TE L’AVEVO DETTO CHE SAPEVO DOVE METTERE LE MANI!»
Si staccano dall’abbraccio ma continuano a fissarsi eccitati. E allora accade ciò che inevitabilmente doveva accadere: i loro volti si avvicinano lentamente fino a quando… la portiera si apre e Valentina viene estratta di peso «Tu vieni con me!» Franco la prende in ostaggio bloccandole dolorosamente il braccio dietro la schiena. «È questo che vuoi, Jack? Ti piace il gioco duro, eh? Allora giochiamo! VIENI FUORI!»
Lentamente Fabio striscia fuori dalla portiera e si rialza in piedi mostrando un ghigno di vittoria «Come vedi ho disinnescato la tua stupida bomba, e ora ti prenderò a calci nel culo!» si scrocchia le nocche e si avvicina deciso.
«Fermo dove sei!» Franco agita una sorta di telecomando per auto RC nella mano sinistra. «Se tiro questo grilletto l’intero Sistema Pubblico di Identità Digitale salterà in aria!»
«Oh merda!» Ringhia Fabio.
«Tu sei solamente un pazzo!!» Sbotta lei.
«Ma certo, dolcezza! E non lo sai che anche i pazzi hanno pieno diritto a vivere nella società?»
«Lasciala andare! Lei non c’entra niente con questa storia! È una questione tra te e me!»
«Vedo che finalmente inizi a capire… ma temo che lei c’entri eccome invece! Oh, non te lo sarai mica dimenticato, eh Jack?»
«Perché continui a chiamarmi in quel modo?»
«Perché quello era il nome che ti sei scelto al ballo della scuola!»
La sera del ballo…
La band emo scende dal palco accompagnata dagli applausi dei diplomandi. Il presentatore raggiunge il microfono «Un bell’applauso per i Desiderio Profondo Di Tagliarsi Le Vene! Un pezzo veramente allegro, non è vero? Ed ora un piccolo annuncio di servizio: il proprietario della Renault Clio beige parcheggiata in doppia fila, targata…»
I ragazzi della band si defilano dietro il palco dove attende pronta e carica un’altra band…
«Hey ragazzi, bel concerto!» Si congratula Jack con la chitarra elettrica in spalla.
Il leader, col ciuffo di capelli che gli copre un occhio, si ferma un momento a parlare con loro «Bello o brutto per noi non fa differenza: alla fine la vita non è nient’altro che sofferenza».
«Beh… hem… intendevo dire che siete stati grandi!»
«Grandi… ora anche noi siamo diventati grandi. È arrivato il momento di abbandonare i nostri sogni per un lavoro stabile, chiusi dentro un ufficio per il resto della nostra inutile vita… Ora scusateci: stiamo andando a tagliarci», si congedano.
«Passate una buona serata!» Jack li saluta col braccio.
«Passate una buona serata? Figa, ma veramente?» Esclama il bassista.
«Non sapevo che altro dire!»
Intanto sul palco «…e sciolto nell’acido. Ed ora, ladies and gentlemen, fate tutti un bell’applauso ai Jack & The Animaneraaa!»
Il presentatore abbandona il microfono mentre il pubblico di tutta la palestra *clap clap clap…* applaude i quattro ragazzi che salgono sul palco.
Fabio, cioè Jack, afferra il microfono mostrando il braccialetto e la rosa nera «Come va?»
«…» silenzio in sala, poi un urlo solitario tra la folla «SHEI BELLISSHIMO JAAACK!»
«Quando ho scritto questa canzone, cioè, volevo mettere in luce l’oscurità che alberga nel cuore di molti di noi… Spero che vi piaccia».
[Soundtrack: Linkin Park – Numb https://www.youtube.com/watch?v=kXYiU_JCYtU ]
I'm tired of being what you want me to be
Feeling so faithless, lost under the surface
Don't know what you're expecting of me
Put under the pressure of walking in your shoes
(Caught in the undertow, just caught in the undertow)
Every step that I take is another mistake to you
(Caught in the undertow, just caught in the undertow)
I've become so numb, I can't feel you there
Become so tired, so much more aware
I'm becoming this, all I want to do
Is be more like me and be less like you
Feeling so faithless, lost under the surface
Don't know what you're expecting of me
Put under the pressure of walking in your shoes
(Caught in the undertow, just caught in the undertow)
Every step that I take is another mistake to you
(Caught in the undertow, just caught in the undertow)
I've become so numb, I can't feel you there
Become so tired, so much more aware
I'm becoming this, all I want to do
Is be more like me and be less like you
Il pubblico è in visibilio «BRAVISSIMI!» «AAAAH!» «SIETE MITICI!» «TI PREGO ESCI CON MEEEEE!» «Ma hanno dei cetrioli nei pantaloni?» Ballano e si scatenano, abbandonando tutte le loro inibizioni e dimenticandosi di tutte le loro preoccupazioni circa il futuro, le quali inevitabilmente e presto dovranno affrontare nel traghettare dal mondo degli adolescenti a quello degli adulti. Ma non adesso, non questa sera.
[Stop musica]
«Pronto, Jack? C’è nessuno in casa? Jack!!»
«Secondo me è epilettico…»
«Can't you see that you're smothering m-eh? Cosa?»
«Mi stai ascoltando, Jack?? Forse trovi il gioco che stiamo facendo troppo noioso?? Vivacizziamolo un po’!»
Franco blocca Valentina girandole il braccio col telecomando intorno al collo ed estrae una pistola con l’altra mano.
«HA UNA PISTOLA!» Strilla qualcuno tra i genitori e tutte le persone presenti fuggono o prendono copertura dietro a qualcosa.
Luca rotola dietro un’auto ed estrae la ricetrasmittente «Comando! Comando! Presto, mandate rinforzi: c’è un uomo armato qui!»
Fabio porta le mani avanti «Sta’ calmo! Adesso non ti agitare…»
«Io sono perfettamente calmo. Sono il ritratto del Buddha. L’unica cosa qui che mi fa veramente incazzare sei tu!»
«D’accordo, parliamone. Tu ce l’hai con me perché la nutria aveva un debole per me a scuola…»
«NON LA CHIAMARE NUTRIA! JESSICA ERA LA RAGAZZA PIÙ BELLA DELLA SCUOLA!»
«D’accordo! Come vuoi! Adesso calmati ok?»
«Jessica ha sempre avuto quella bellezza da ragazza semplice, dolce, ingenua, candida, pura! Non come la tua fidanzata qui!»
«Hey!!» Sbotta lei.
«E la sua piccola imperfezione dentale non faceva che risaltare il suo fascino da diamante grezzo!»
«Come vuoi! Sì è come dici tu! Io non avrei usato esattamente queste parole per descriverla… ma sono d’accordo!»
«E tu me l’hai portata via!!»
«Che cosa?? Io ti GIURO che tra me e lei non c’è mai stato assolutamente NIENTE!»
«BUGIARDO! Le hai regalato quella rosa che hai rubato a me!!»
«La rosa?? È stata lei a regalarla a me!»
«Tu l’hai rubata a me!! E poi l’hai regalata a lei rubando anche il suo cuore!! E dopo lei l’ha regalata a te indietro!!»
«Ma che… quella rosa l’ho trovata per terra, non l’ho rubata! Tu nemmeno c’eri alla festa!»
«Allora lascia che ti rinfreschi la memoria…»
[Stop musica]
«Pronto, Jack? C’è nessuno in casa? Jack!!»
«Secondo me è epilettico…»
«Can't you see that you're smothering m-eh? Cosa?»
«Mi stai ascoltando, Jack?? Forse trovi il gioco che stiamo facendo troppo noioso?? Vivacizziamolo un po’!»
Franco blocca Valentina girandole il braccio col telecomando intorno al collo ed estrae una pistola con l’altra mano.
«HA UNA PISTOLA!» Strilla qualcuno tra i genitori e tutte le persone presenti fuggono o prendono copertura dietro a qualcosa.
Luca rotola dietro un’auto ed estrae la ricetrasmittente «Comando! Comando! Presto, mandate rinforzi: c’è un uomo armato qui!»
Fabio porta le mani avanti «Sta’ calmo! Adesso non ti agitare…»
«Io sono perfettamente calmo. Sono il ritratto del Buddha. L’unica cosa qui che mi fa veramente incazzare sei tu!»
«D’accordo, parliamone. Tu ce l’hai con me perché la nutria aveva un debole per me a scuola…»
«NON LA CHIAMARE NUTRIA! JESSICA ERA LA RAGAZZA PIÙ BELLA DELLA SCUOLA!»
«D’accordo! Come vuoi! Adesso calmati ok?»
«Jessica ha sempre avuto quella bellezza da ragazza semplice, dolce, ingenua, candida, pura! Non come la tua fidanzata qui!»
«Hey!!» Sbotta lei.
«E la sua piccola imperfezione dentale non faceva che risaltare il suo fascino da diamante grezzo!»
«Come vuoi! Sì è come dici tu! Io non avrei usato esattamente queste parole per descriverla… ma sono d’accordo!»
«E tu me l’hai portata via!!»
«Che cosa?? Io ti GIURO che tra me e lei non c’è mai stato assolutamente NIENTE!»
«BUGIARDO! Le hai regalato quella rosa che hai rubato a me!!»
«La rosa?? È stata lei a regalarla a me!»
«Tu l’hai rubata a me!! E poi l’hai regalata a lei rubando anche il suo cuore!! E dopo lei l’ha regalata a te indietro!!»
«Ma che… quella rosa l’ho trovata per terra, non l’ho rubata! Tu nemmeno c’eri alla festa!»
«Allora lascia che ti rinfreschi la memoria…»
La sera del ballo, di nuovo…
La porta della palestra si apre ed escono dei ragazzi allegri che ridacchiano. Si divertono tra di loro badando alle loro inutili vite, e senza nemmeno accorgersene incrociano un altro ragazzo. Egli è completamente vestito di nero, con una tutina attillata che risalta i muscoli e una pesante matita per gli occhi. Un figo pazzesco che ricorda Il Corvo. Il ragazzo stringe una rosa nera nella sua mano destra, ne annusa l’odore di plastica prima di proseguire e rendere quella notte davvero speciale. Quella notte, finalmente, tutto sarebbe cambiato: ogni sofferenza sarebbe stata lavata via, ogni crimine punito, ogni vendetta compiuta, ogni cosa sarebbe andata al suo posto. Purtroppo però le forze del male avrebbero presto fatto la loro contromossa…
«Ue ue! Guarda chi c’è: il mio amico Franco! E che sei venuto al ballo in pigiama? HAHAHAHAHA!»
È Luca: il grande, grosso e stupido bullo che lo ha tormentato per anni. Alto cinque metri e a petto nudo, con tutti i muscoli pompati, persino quelli delle palpebre, Luca sembra trovare particolarmente ilare il suo costume e ride assieme ai suoi amici con le creste colorate.
«Questo non è un pigiama, io sono… il Corvo!» Esclama con voce rauca e sguardo torvo. E non appena finisce di parlare «CRAAA!» Il gracchio di una cornacchia appollaiata su un cornicione.
«HAHAHAHAHA! Mi fai morire!»
Presto due degli scagnozzi dalla cresta colorata lo circondano e lo deridono. Uno dei due gli passa il dito sulla guancia bianca «Hey! Ha anche la crema da notte!» Esclama mostrando il dito sporco di trucco e «HAHAHAHAHA!» Ridono gli altri, prima di riprendere la loro attività preferita: starsene seduti sulle moto a leccare i coltelli.
«Lasciatemi in pace! Questa sera non ho tempo per giocare con voi!»
Quella inusuale arroganza colpisce e poi indispettisce Luca. Fa un cenno con la testa: i due scagnozzi lo afferrano vigliaccamente alle spalle e lo colpiscono con una serie di pugni nello stomaco.
«HEY!» Esclama un punk sulla moto, «non colpirlo in faccia se non vuoi sporcarti la mano!» «HAHAHAHAHA!» Ridono ancora.
Luca si avvicina «Adesso basta!» Guarda il Corvo dolorante in faccia ed esclama «Questa è la nostra ultima sera: divertiamoci!»
«NO! LASCIATEMI ANDARE!» Urla il Corvo venendo inesorabilmente trascinato in un vicolo da quei manigoldi farabutti, senza che nessuno lo aiuti. La rosa nera rimane da sola sull’asfalto, almeno fino al momento in cui…
«Hey!» Esclama Fabio flettendosi sulle ginocchia, «questa è la rosa nera che quel gran figo del Corvo voleva regalare a Jessica per fare colpo su di lei…» Un ghigno malefico prende forma sul suo volto «Però se gliela regalassi io… hehehe…» Gira il volto al cielo allargando le braccia «HAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHA!» Caccia una risata satanica.
«Ciao Jack! Perché ridi?»
«Hey Nutria!» Esclama lui porgendole la rosa con quello sguardo irresistibile da sciupafemmine, «che ne diresti se adesso io e te… andassimo a comprarci un paio di spazzolini da denti?»
«Io… io non possho, schwish… perché, shai, nel mio cuore c’è posto soltanto per un uomo… e anche se non l’ho mai detto a nessuno sono shegretamente innamorata del Corvo!»
«Fottitene di quello sfigato! Io sono molto meglio! Ce l’ha lui forse una rosa come questa?»
«Beh… no, non ce l’ha!»
«E allora vieni con me, baby! Faremo schwish schwish tutta la notte e parleremo dell’importanza della corretta igiene orale!»
«Oh mio Dio! Ho provato a reshisterti ma tu shei coshi affashinante che io proprio non possho… non possho resisterti!! Ma ti prego: tieni tu quella rosha perché shi addice coshi tanto alla tua pershonalità!»
«Quella rosa è stata lei a regalarmela ma tutto il resto è solo il tuo delirio personale, lo sai questo?»
«Lo sai? Tu hai un problema Jack: sei un mentitore patologico. Anche il tuo nome è inventato. Sei un mentitore seriale. Non sai fare altro. Hai costruito la tua vita sulle menzogne e anche adesso, anche alla fine, tu non puoi fare altro che mentire. Hai bisogno di aiuto, Jack!»
«Taglia corto: che cosa vuoi?»
«Sì, così mi piaci! Diretto al punto come un vero uomo d’affari! Ma purtroppo quello che voglio non è qualcosa che puoi darmi… solo qualcosa che posso prendermi! La mia vendetta! HAHAHAHA!»
«…» Fabio non sa come reagire: Franco è chiaramente pazzo. Pazzo, armato e con Valentina in ostaggio.
«Hai perso la parlantina? Ti porterò via tutto, tutto quello che ami!! Proprio come tu hai fatto a me! E godrò a vederti soffrire mentre mi supplicherai di smetterla!» Punta la pistola alla tempia di Valentina «Voglio farti una domanda, Jack: la tua ragazza ha una pistola puntata alla testa: che cosa fai?»
«Ti chiedo scusa».
Silenzio. Si ode solo il suono delle foglie spostate dal vento.
«Che cosa??» Esclama incredulo Franco. Anche Valentina ha un’espressione alquanto sorpresa.
«Sì, scusami per averti preso in giro alle superiori. Non avrei dovuto farlo. Se devo essere sincero non riesco a ricordare un episodio specifico… forse sono state poche battute dette senza pensare, ma non avrei dovuto farlo comunque. Forse avrei dovuto cercare di fare amicizia e farti entrare nel gruppo. In questo modo non saresti rimasto isolato e anche Luca avrebbe smesso di tormentarti. All’epoca non pensavo fosse un mio problema, e non l’ho mai pensato, almeno fino ad oggi. Certe cose si preferisce non vederle, oppure dimenticarle, perché non ci interessano o non sappiamo come affrontarle. Non sappiamo come aiutare questi ragazzi, ma le loro sofferenze sono più vere che mai e li logorano dentro. Questi ragazzi ignorati crescono e diventano adulti ignorati, che si muovono tra noi come fantasmi, in cerca di quel rapporto umano che non hanno mai avuto».
Franco è incredulo: non sa cosa rispondere, non sa come agire. A fianco di Fabio vede Pol Pot che gli annuisce sorridendo come a dire “D’ora in avanti tutto andrà bene”.
Fabio fa un passo avanti, allunga il braccio e sorridendo esclama «Ora dammi la pistola e lascia andare Valentina. Troveremo una soluzione insieme!»
Franco viene colpito dalle sue parole «Una soluzione? Una… SOLUZIONE??» ma non nel modo sperato. «CHI CAZZO TI CREDI DI ESSERE PER VENIRE QUI A SALVARE ME, KEANU REEVES?? TU NON SEI IN GRADO DI SALVARE NESSUNO!»
*BANG*
«NOOOOO!!» Le urla di Fabio accompagnano il corpo di Valentina mentre cade a terra.
Franco gli punta la pistola «Ora siamo pari! Tu hai fregato la ragazza a me e io l’ho fregata a te!!»
«BASTARDOOO!!» Fabio gli si lancia addosso in un impeto di rabbia ma *BANG* era la mossa sbagliata.
*BANG BANG BANG BANG BANG* Luca esplode diversi colpi dalla distanza con la pistola d’ordinanza e qualcuno va a segno. Franco cade a terra con uno sguardo felice. Non gli importa di morire ora che si è finalmente preso la sua agognata vendetta. Il braccio col telecomando colpisce l’asfalto e l’indice preme il grilletto: in pochi istanti l’intera infrastruttura italiana dello SPID si autodistrugge. Presto il Paese si trasformerà in un mondo distopico e in fiamme con in vigore solamente una legge: quella del più forte. Potendosi affidare solo a nome utente e password, gli italiani rimasti saranno costretti a rifugiarsi in piccoli villaggi per difendersi dai predoni che popoleranno i deserti di sabbia lungo l’intera penisola. Là dove un tempo vi era la civiltà presto vi sarà solo distruzione e morte.
Directed by Electric Sneeze
[Schermo nero, voci fuori campo]
«Eddai papà!» Esclama una voce maschile.
«Perché devi fare lo stupido proprio sul più bello??» Esclama una voce femminile.
«Haha! E va bene, mi avete beccato… Volevo insegnarvi che quello non è il modo giusto di trattare con gli sfigati aggressivi. Ecco com’è andata veramente…»
«Taglia corto: che cosa vuoi?»
«Sì, così mi piaci! Diretto al punto come un vero uomo d’affari! Ma purtroppo quello che voglio non è qualcosa che puoi darmi… solo qualcosa che posso prendermi! La mia vendetta! HAHAHAHA!»
«…» Fabio non sa come reagire: Franco è chiaramente pazzo. Pazzo, armato e con Valentina come ostaggio.
«Hai perso la parlantina? Ti porterò via tutto, tutto quello che ami!! Proprio come tu hai fatto a me! E godrò a vederti soffrire mentre mi supplicherai di smetterla!» Punta la pistola alla tempia di Valentina «Voglio farti una domanda, Jack: la tua ragazza ha una pistola puntata alla testa: che cosa fai?»
Un’ottima domanda, perché in quella situazione Fabio non sa proprio che cosa fare, e ha solo pochi secondi per decidere. Il volto terrorizzato di Valentina potrebbe essere l’ultimo ricordo che avrà di lei.
«Spara».
Sul volto di Franco e Valentina si dipinge la medesima espressione di sbigottimento.
«Allora? Hai già cambiato idea? Non riesci proprio a portare a portare a termine qualcosa che hai iniziato, non è vero?»
Valentina apre la bocca per dire qualcosa ma non ci riesce. Non riesce a parlare e non riesce a credere a quello che ha appena udito. Mai si sarebbe aspettata tanta freddezza e menefreghismo da parte sua.
Franco inizia ad agitarsi «Guarda che ti accontento subito se è questo che vuoi!!» Sbotta, premendole ancora di più la fredda canna sulla tempia.
«Avanti, fallo! Falle saltare il cervello! Quello è l’unico modo che hai per far perdere la testa a una ragazza!»
«Tu stai bluffando, Jack! Hehehehe! Sì lo so che stai bluffando! Lo so che hai una paura fottuta di perdere questo bel faccino!»
«Lo sai qual è il tuo problema? Ti mancano le palle per farlo!»
«Fabio ti pregooo!» Sibila lei terrorizzata e in lacrime.
«Sai forse hai avuto successo nella vita, e vedo anche che ti prendi cura di te stesso… Ma la sai una cosa? La verità è che dentro di te rimani sempre lo stesso sfigato di sempre!» Detto questo inizia a camminare lentamente verso di loro «E ora ti prenderò a calci nel culo!»
Franco gli punta svelto l’arma «STA’ FERMO! FERMO HO DETTO! IO SONO CAMBIATO! LO HAI DETTO ANCHE TU! SONO UN UOMO DI SUCCESSO E TU INVECE SOLO UN UOMO MEDIOCRE! CON UN LAVORO MEDIOCRE! CHE GUIDA ANCORA LA STESSA AUTO DA VENT’ANNI!»
«FRANCO!»
Tutti si voltano: la nutria appare poco distante.
«Franco!! Che diamine shtai facendo??» Sbotta incazzata.
«Jessica??» Di scatto leva il braccio dal collo di Valentina «Te lo giuro lei è solo un’amica!! Io non ti tradirei mai, devi credermi!!»
Con un rapido, inaspettato, ma assolutamente pronto gesto, Valentina affonda i denti nel braccio di Franco che «AAAH!» caccia un urlo di dolore e lascia cadere la pistola. «STRONZA!» *SCIAF* lo sberlone la fa cadere a terra, vicino alla pistola. Lui alza il telecomando al cielo col dito sul grilletto «STATE TUTTI FERMI DOVE SIETE!» Fabio, Valentina, Jessica, Luca e tutte le altre persone coinvolte rimangono immobili. «VI SIETE PRESI GIOCO DI ME PER L’ULTIMA VOLTA! L’AVETE VOLUTO VOI! ORA VI RIPORTERÒ TUTTI ALL’ETÀ DELLA PIETRA!»
«Franco!! Che diamine shtai facendo??» Sbotta incazzata.
«Jessica??» Di scatto leva il braccio dal collo di Valentina «Te lo giuro lei è solo un’amica!! Io non ti tradirei mai, devi credermi!!»
Con un rapido, inaspettato, ma assolutamente pronto gesto, Valentina affonda i denti nel braccio di Franco che «AAAH!» caccia un urlo di dolore e lascia cadere la pistola. «STRONZA!» *SCIAF* lo sberlone la fa cadere a terra, vicino alla pistola. Lui alza il telecomando al cielo col dito sul grilletto «STATE TUTTI FERMI DOVE SIETE!» Fabio, Valentina, Jessica, Luca e tutte le altre persone coinvolte rimangono immobili. «VI SIETE PRESI GIOCO DI ME PER L’ULTIMA VOLTA! L’AVETE VOLUTO VOI! ORA VI RIPORTERÒ TUTTI ALL’ETÀ DELLA PIETRA!»
*click*
Il bottone del destino è stato premuto… ma non accade niente, niente di visibile almeno. I presenti si guardano attorno l’un l’altro cercando di capire se sia cambiato qualcosa.
«HAHAHAHAHAHAHAHAHA! PROPRIO COSÌ! DIVERTITEVI ADESSO A VIVERE NEL VOSTRO MONDO DEL TERRORE! HAHAHAHAHAHAHAHA!»
Fabio lo afferra per il colletto della camicia ma Franco ormai ha fatto quello che doveva fare e, senza reagire, lo guarda trionfante dritto negli occhi «Hai perso, Jack! Chi è lo sfigato adesso eh?? Divertiti a vivere in un’Italia senza sorveglianza di massa! Tornerai a fare la fila agli uffici pubblici perdendo ogni volta mezza giornata di lavoro! E ora, forza, picchiami pure se vuoi! Ha ha ha ha ha!» Esclama con una faccia da schiaffi.
«Lo sai, una volta ti avrei preso a calci nel culo per questo… ma poi ho incontrato qualcuno che mi ha fatto cambiare idea. Qualcuno che mi aperto gli occhi su quanto la vita fosse bella quando non dovevo preoccuparmi della mia identità digitale, ma solo della mia identità… E ora che tu hai liberato me e tutti gli altri italiani da questo incubo distopico, io non posso fare altro… che ringraziarti dal profondo del mio cuore per il grande servigio che hai reso a questo Paese!»
«Eeeh??»
Fabio lo lascia andare mollandogli il colletto «Franco, da oggi non sei più uno sfigato: sei un eroe nazionale!»
*clap clap clap clap clap…* Franco si guarda attorno, attonito, incredulo, mentre tutti quanti lo applaudono, compresa l’allucinazione di Pol Pot. Da sfigato che era ora è amato da tutti.
«Questi applausi sono tutti per te! E io non posso certo prendere a calci un eroe nazionale… Io ti prendo a calci perché hai fatto del male a Vale!»
«Uh?» Giusto il tempo di girarsi che *SMACK* Fabio lo colpisce con un gancio destro dritto nei denti. Franco vola a terra in un immediato KO.
«Auch!» Fabio si massaggia la mano dolente: non è abituato a prendere a cazzotti la gente, ma indubbiamente gli ha fatto molto piacere. Ora Fabio si volta e porge la mano a Valentina, come un vero gentiluomo «Ora è tutto finito!»
Lei lo guarda coi suoi occhi grandi azzurri e il sorriso migliore, afferra la mano e si rialza in piedi continuando a guardarlo negli occhi «Ti sbagli, hai dimenticato questo…» e così, a tradimento, nella totale sorpresa di lui, gli ruba un bacio appassionato.
*CLAP CLAP CLAP CLAP CLAP…* «BRAVISSIMI!» «GRANDIII!» «COSÌ SI FA!» «FANCULO SPID DEL CAZZOOOOO!» Tra applausi e ovazioni la folla è in visibilio, da perfetti italiani che cambiano idea dalla sera alla mattina impiccando i malvagi come fosse un rituale di espiazione collettiva dei peccati. I genitori abbracciano i loro figli e poi si abbracciano tra di loro, commentando quanto appena accaduto con l’adrenalina a mille e l’eccitazione negli occhi. Quando racconteranno questa storia potranno dire “io c’ero!”
Dietro di loro, e come al solito a minaccia terminata, giungono le auto della Polizia. Gli agenti aprono gli sportelli e rimangono confusi da quanto vedono accadere davanti ai loro occhi.
Con i festeggiamenti sullo sfondo, le labbra di Fabio e Valentina finalmente si staccano. Lui, ancora sorpreso, esclama «Ma… io non ho uno yacht! E nemmeno più una macchina!»
«Non me ne frega niente!» E lo bacia di nuovo.
«HEYYY!» Jessica fa capolino sbracciando dietro di loro, poi alza i pollici a vittoria e fa un gran sorriso, mettendo in gran mostra i suoi portentosi incisivi. Un gesto che verrebbe scambiato per aggressività in molte culture, ma non in quel giorno di festa, non finché se ne rimane a debita distanza.
«WEEEEE! FABIO DAMMI UN GROSSO ABBRACCIO!»
«No!! Nooo!!»
«HAHAHAHAHAHAHA!» Valentina se la ride di gusto mentre i due vecchi amici si rincorrono.
Intanto Franco viene sollevato di peso per le spalle da due agenti. Ancora intontito riesce ad alzare lo sguardo verso l’impermeabile davanti a lui. «Chi… chi fei fu?» Riesce appena ad esclamare, fischiando attraverso il buco dove una volta v’erano i suoi incisivi.
L’impermeabile gli srotola il distintivo davanti agli occhi «Sono il tenente Poiana, Polizia di Stato. Sei stato una vera spina nel fianco, Canaglia, ma finalmente ti abbiamo beccato con le mani nella marmellata! Ora nessuno dei tuoi amici potrà più aiutarti!»
«Coff coff… non dovreffe leggermi i miei diriffi?»
«Ma come, non ti ricordi? Hai accettato di perderli tutti quando ti sei registrato al portale dei servizi online, har har har har!» Fa il gesto col braccio «Portatelo via!» e Franco viene scortato finalmente al fresco nel blindato.
Ma il tenente Poiana non ha ancora finito il suo lavoro e raggiunge Fabio, ormai immobilizzato dai tentacoli di Jessica che cerca a tutti i costi di dargli un bacio.
«Hey voi due! Adesso basta! Basta ho detto!!» Riesce difficoltosamente a separarli.
«Agente! Per fortuna è arrivato! Questa qui ha cercato di mordermi!»
«Ma cosha dishi?? Volevo sholo darti un bacio!!»
«Ha sentito?? Lo ha ammesso!!»
Si intromette Valentina «Dai Fabio, quante storie solo per un bacio!»
«Solo un bacio?? Proprio tu parli??»
Lei aggrotta la fronte «Che cosa vorresti dire, scusa??»
«Adesso basta! Dateci un taglio tutti e tre! Non ho mica tutto il giorno! Voglio sapere se siete stati voi a catturare quel Canaglia».
«No… no, Jessica è arrivata dopo: lo abbiamo preso io e lei».
Il tenente estrae un taccuino e una penna dalla tasca «I vostri nomi?»
«Valentina Ferrari».
«mh… E lei?»
«Fabio Cecconi».
Poiana alza lo sguardo sorpreso «Fabio Cecconi?»
«Sì… perché? Ho fatto qualcosa?»
«Fabio Cecconi!»
La preoccupazione di Fabio sale ancora, ma presto capisce che non ha motivo di temere, dato il sorriso del tenente.
«Ma come, non ti ricordi? Scuola elementare Santa Maria batterista! Il bullo del pallone!»
Presto Fabio ricorda tutto «Ma certo, tu eri quel bambino… Gianni Poiana!»
«Hahahaha!» Ridono assieme e si stringono la mano come due vecchi amici.
«Quanto tempo è passato! E sei diventato un poliziotto??»
«Grazie a te! Quel giorno rimasi così colpito dal tuo coraggio tanto da sognare di poter ricambiare un giorno quel favore aiutando altri bambini in difficoltà. E il resto è storia…»
«Non ci credo! Ma, hey, ricordo che ero io a dover diventare poliziotto!»
«Beh, si potrebbe fare… Dopo l’ottimo lavoro che hai fatto qui, che cosa ne diresti di diventare un collaboratore della Polizia?»
«Davvero?? Potrei fare il poliziotto??»
«Qualcosa del genere, sì».
«Ma neanche morto!»
«Cosa?»
«Non voglio certo vivere col braccio della magistratura su per il culo ed essere mosso come un pupazzo!» Gira il braccio intorno alla vita della sua nuova ragazza «Vieni Vale: andiamo a fare quattro salti!»
[Soundtrack: Twisted Sister – We’re Not Gonna Take It https://www.youtube.com/watch?v=PqQdbevaB-Q ]
We're not gonna take it
No, we ain't gonna take it
We're not gonna take it anymore
We've got the right to choose, and
There ain't no way we'll lose it
This is our life, this is our song
We'll fight the powers that be, just
Don't pick our destiny, 'cause
You don't know us, you don't belong
We're not gonna take it
No, we ain't gonna take it
We're not gonna take it anymore
Oh, you're so condescending
Your gall is never ending
We don't want nothing, not a thing from you
Your life is trite and jaded
Boring and confiscated
If that's your best, your best won't do
Woah-oh-oh
Woah-oh-oh
We're right (Yeah)
We're free (Yeah)
We'll fight (Yeah)
You'll see, woah-woah (Yeah)
We're not gonna take it
No, we ain't gonna take it
We're not gonna take it anymore
[Fade away]
We're not gonna take it
No, we ain't gonna take it
We're not gonna take it anymore
We've got the right to choose, and
There ain't no way we'll lose it
This is our life, this is our song
We'll fight the powers that be, just
Don't pick our destiny, 'cause
You don't know us, you don't belong
We're not gonna take it
No, we ain't gonna take it
We're not gonna take it anymore
Oh, you're so condescending
Your gall is never ending
We don't want nothing, not a thing from you
Your life is trite and jaded
Boring and confiscated
If that's your best, your best won't do
Woah-oh-oh
Woah-oh-oh
We're right (Yeah)
We're free (Yeah)
We'll fight (Yeah)
You'll see, woah-woah (Yeah)
We're not gonna take it
No, we ain't gonna take it
We're not gonna take it anymore
[Fade away]
Directed by Electric Sneeze
Copyright © 2025 Electric Sneeze
Copyright © 2025 Electric Sneeze
Un ragazzo e una ragazza sui 14 anni stanno seduti sul divano a guardare dritto in camera davanti a loro.
«WOW! Che storia! Allora è così che hai conosciuto la mamma!» Esclama lui.
«Ma scusa papà», continua la sorella, «se alla fine lo SPID è stato distrutto… come mai adesso abbiamo il Digital ID per connetterci a internet e fare compere nei negozi? E poi la banca non ci fa spendere i nostri soldi se abbiamo superato i crediti di carbonio, e abbiamo il credito sociale, e la nostra macchina può venire disattivata con un click della casa madre, e la stampante stampa solo se connessa a internet, e siamo in affitto perché lo Stato ci ha espropriato la casa perché non a norma europea, e abbiamo le telecamere in casa come questa qua davanti, e…»
«Già, hai ragione! È come in quell’altra storia che ci hai raccontato… come si chiamava?»
«Minority Report!»
«No l’altra… 1984! Quella!»
La telecamera sul tavolino si gira di 180 gradi inquadrando Fabio sulla poltrona e sulla quarantina «Beh… lo sapete che cosa diceva Jim Morrison?»


