DI STELLA, LUPI E LA NONNA
“Ma… Come sarebbe, non c'è?”
Era raro che Stella De Maris si ritrovasse senza parole, eppure in quel momento, davanti al bancone della reception della casa di riposo Sereny, stava succedendo.
“Signorina Stella, deve esserci stato un errore o una incomprensione di qualche tipo…” L'infermiera che l'aveva accolta, dapprima sorpresa, ora stava cercando risposte nel registro elettronico, l’espressione partecipe e preoccupata.
“Quale tipo di errore, di preciso? È ricoverata qui da tre anni, per uscire nel suo stato le occorre un permesso oppure essere accompagnata da qualcuno…” D'improvviso, Stella batté le chiavi della Mercedes sul bancone con una certa forza per sottolineare la propria impazienza, mentre aggiungeva piccata:
“Come ben sapete, l'unica che si presenta per portarsela via sono io, l'unica parente rimasta, e io ora sono qui!”
“Si calmi, signorina, la prego! Sul registro si segna ogni cosa, vedrà che c'è senz'altro una spiegazione!” l'infermiera ricominciò a digitare veloce, sempre più preoccupata, probabilmente non solo per la sparizione della loro ospite.
Ma ben presto si resero conto che non c’era nulla da cercare, né nel famoso registro, né tantomeno nelle stanze della casa di cura.
Dopo più di tre ore di ricerca, con un senso di profonda inquietudine, Stella dovette constatare infine l’ovvio: nonna Rossana era sparita!
Che tremenda confusione, accidenti!
Questo pensava nonna Rossana nel frattempo, mentre sostava confusa nei pressi di un affollato incrocio vicino alla stazione centrale.
Era vissuta in campagna per buona parte della sua longeva vita, abituata all’ampio giardino e al rumore degli uccellini; poi, un giorno, aveva cominciato a dimenticare le cose.
Non era in verità mai stata una persona dalla gran memoria, ma cominciare a dimenticare gli appuntamenti dal medico, non ricordare se avesse preso le medicine della pressione, oppure dimenticare le pentole sopra il fuoco, non era il massimo, soprattutto per una persona che viveva sola.
Rendendosene conto, aveva quindi accettato l’offerta generosa e insistente della adorata nipote Stella di andare a vivere in città con lei e poi, quando la ragazza per motivi di lavoro aveva dovuto stare lontana per tanto tempo, aveva accettato anche il trasferimento nella casa di riposo, con la promessa che si sarebbero viste comunque spesso.
Tutto pur di far stare tranquilla la sua adorata Stella.
Era l’unica che si preoccupasse per lei, ormai: le amiche che una volta giocavano a briscola e sferruzzavano spettegolando davanti a un caffè nella sua ampia cucina giù in paese, erano pian piano venute a mancare tutte: anche suo marito era morto tanto tempo prima: Albino, gli aveva voluto un gran bene, avevano passato anni felici nonostante non navigassero nell’oro… e così, l’unica rimasta era Stella: figlia del suo amato figlio, Celeste, morto in un incidente stradale quando la bimba aveva soli cinque anni. Stella era il suo fiore prezioso e pregiato, l’unica cosa che le restasse di lui, e per questo, oltre che per l’adorabile persona che era diventata, l’adorava dal profondo e l’aveva sempre assecondata ove le era possibile.
Dove sarai mai adesso, Albino? Avevi ragione tu, mi prendevi in giro perché non avevo il senso dell’orientamento e guardami ora! Credevo di ricordare la strada, l’abbiamo fatta così tante volte io e Stella, e invece…
“Signora, tutto bene?”
Rossana ci mise un po’ a capire che il giovanotto che le stava di fronte stava parlando con lei.
Si riscosse dalle sue confuse elucubrazioni:
“Sì, certo giovanotto! Ero solo stanca, sa, i miei poveri piedi!” rispose con un sorriso e più sicurezza di quel che aveva.
E infatti non lo convinse, glielo leggeva negli occhi dubbiosi.
“Sicura, signora? Guardi, lì c’è una panchina se vuole, ma non dovrebbe stare qui in mezzo al marciapiede, rischia che la urtino! Dove deve andare, se posso permettermi?” La prese nel mentre sottobraccio con delicatezza, guidandola premurosamente verso la panca di legno sotto un albero che lei, nella fretta di cercare la direzione, non aveva nemmeno notato.
“Io, beh…” Rossana era titubante, anche se di preciso non sapeva perché: dopotutto quel giovane era tanto gentile e premuroso e sembrava aver già intuito la verità, ossia che si era inesorabilmente persa!
“Glielo chiedo perché abito in zona, stavo raggiungendo il parcheggio per recuperare l’auto e andare a fare la spesa e…”
Quella affermazione convinse Rossana più di qualunque altra: se abitava in zona, magari conosceva Stella! Perché non tentare?
“Volevo andare a trovare la mia nipotina, è così tanto che non la vedo…”
La prossima settimana finisce il tour e poi arriva Signora Rossana, stia tranquilla!Le avevano detto le infermiere; ma a lei sembrava passata un'eternità da quando aveva rivisto il suo sorriso per l’ultima volta! In casa di cura si stava bene, certo: c’erano le animazioni, le letture del giornale, le merende golose in compagnia e i pasti sempre pronti, ma… le mancava Stella!
Per di più, si avvicinava il suo compleanno - questo se lo ricordava perché lo aveva segnato sul calendario e consultava il calendario tutti giorni - e avrebbe tanto voluto farle una sorpresa: una lasagna alla bolognese, il suo piatto preferito, quella fatta in casa con la besciamella filante!
Alzò lo sguardo sul ragazzo che stava aspettando una risposta ad una domanda che evidentemente le aveva fatto.
D’impulso, gli strinse una mano nelle sue, più fragili, irrigidite e macchiate dal tempo.
“Stella abita da queste parti, lo so perché ho fatto tante volte con lei la strada, solo che… non l’ho mai fatta da sola! E adesso non so più dove andare! Io volevo solo rivederla, prepararle la lasagna, e invece mi sono persa! Oddio! Per favore, potrebbe aiutarmi?” Glielo chiese con le lacrime agli occhi e lo vide addolcire lo sguardo.
“D’accordo, signora, stia tranquilla e ci proviamo, se posso esserle utile… Mi dica però come ha detto che si chiama sua nipote?”
Il cuore di Rossana sussultò di gioia: le persone buone c’erano ancora!
Senza esitazione rispose:
“Stella, Stella De Maris!”
La nonna di Stella De Maris?
La nonna di Stella De Maris!
Si poteva avere una tal sfacciata fortuna?
Ubaldo Lupi non riusciva a credere alla propria buona sorte: sapeva che la giovane, riservata star abitava in città da alcune fonti interne del giornale per cui lavorava, sapeva anche che era appena tornata da un tour europeo durato un mese: i suoi concerti erano tra i più affollati ed era sempre un miracolo riuscire a trovare i biglietti, dato che ogni suo evento andava sold out nel giro di ore!
Proprio la sera prima, il suo caporedattore gli aveva chiesto di contattare il manager della donna per ottenere un’intervista con lei, la vocalist star italiana del momento.
Ma quell’incontro fortuito era molto meglio di un’intervista in cui domande e risposte venivano impostate a priori, quello era uno scoop!
Il suo lavoro viveva di scoop.
Lui viveva a caccia di scoop.
Gli avrebbero dato un aumento se avesse saputo giocare bene quell’occasione d’oro!
Trattenendo a fatica un sorriso enorme e soddisfatto, nonché la voglia di sfregarsi le mani, Ubaldo fece alzare la nonnina dalla panca su cui erano seduti da dieci buoni minuti.
“Su, signora cara, venga un attimo con me, la accompagno a casa mia un secondo mentre decidiamo come procedere per trovare dove abita sua nipote, con questo caldo non è bene che stia fuori tanto a lungo sa…”
Lesto la fece spostare da quell’incrocio affollato con una premura sollecita che non era poi del tutto bugiarda: d’accordo, la nonnina era una fonte preziosa di informazioni e un succulento, possibile scoop, ma l’anziana donnina sembrava anche così smarrita e fragile!
Era pomeriggio inoltrato ormai, e di Nonna Rossana non c'era alcuna traccia.
Dh, dio, dove poteva essere finita mai!?
Dopo averla cercata per tutta la struttura, giardini compresi, finalmente aveva convinto il personale della casa di cura che la vita della nonna valeva più di tutte le loro possibili remore: sotto minaccia di una denuncia vera e propria - dopotutto avevano smarrito una loro paziente - la polizia era stata allertata e le ricerche si erano estese per tutta la città!
Ma questo non era bastato, purtroppo: l’anziana novantacinquenne sembrava essersi volatilizzata a dispetto della confusione mentale che a tratti la affliggeva e del poco movimento che riusciva a fare.
L’umore di Stella era in quelle ore passato su montagne russe di emozioni: era giunta serena e felice in clinica quella mattina presto, contenta di poter rivedere l’adorata nonna dopo ben un mese di lontananza! Contava di portarla a casa propria, un attico tranquillo nelle vicinanze della stazione, e godersi un po’ di tempo in sua compagnia. Poi la notizia che mancava da chissà quanto tempo dalla Rsa perché quegli incompetenti non erano stati attenti. L’ansia delle ricerche, poi, era stata così estenuante! E la pretesa dei sanitari e del direttore di aspettare a chiamare la polizia l’aveva mandata su tutte le furie!
Che giornataccia!
Ora, avvilita per la mancanza di sviluppi positivi nelle ricerche, stava per avvertire tutti che avrebbe fatto un salto a casa - comunque a quattro passi da lì - per rifocillarsi e fare una doccia prima di tornare, quando vide avvicinarsi un uomo.
Era alto, occhi verdi e capelli scuri, camminata veloce; sembrava stanco, quasi provato, ma le rivolse un sorriso affabile e… imbarazzato?
Credendo fosse uno degli agenti inviati a cercare la nonna, Stella lo attese con trepidazione.
Lui la osservò un attimo, probabilmente riconoscendola - dopotutto era famosa - poi esordì inaspettatamente dandole direttamente del tu:
“Stella! Devo… posso darti del tu? Ormai mi sembra di conoscerti e…Beh… Vorrei cominciare con il chiederti perdono, davvero, ho visto da poco il telegiornale e anche se avrei dovuto aspettarmelo non avrei voluto…”
Si era interrotto di colpo, le mani in tasca e lo sguardo basso; Stella lo fissò confusa, senza capire.
“Prego? Non credo di capire a cosa si riferisce, né so chi sia lei, non ci siamo mai visti che io ricordi… è forse un mio fan? Se sì, ora non posso…”
Si interruppe anche lei: d’improvviso, all’ultima affermazione, lui era scoppiato a ridere, una risata sonora, di cuore, ma con un sottofondo leggero di rammarico o amarezza.
Ripresosi dall’attacco di risa, le tese una mano, mentre il sorriso cordiale ma imbarazzato di prima riappariva:
“Ubaldo Lupi, giornalista per la testata “il corriere gossipparo”, è un onore conoscere la prodigiosa Stella De Maris!”
La delusione e il disappunto che provò Stella furono così palpabili che dovette essere tutto trapelato nella sua espressione.
Stava per imprecare o inveire contro l’uomo, che stava cercando quasi certamente di approfittare della situazione in cui si trovava, quando lui la anticipò aggiungendo:
“Non sono venuto per un’intervista, non più almeno. Era l’idea di partenza ma poi mi sono imbattuto nella signora Rossana e…”
“Nonna! Che cosa hai fatto alla mia dolce nonnina!? Dov’è adesso? È tutto il dannato giorno che la stiamo cercando! Parla, maledizione!”
La tensione della pessima giornata stava prendendo il sopravvento sulla ragazza, che non si premurò di mascherare di cortesia le proprie domande, né di nascondere il misto di preoccupazione, ira, spavento e angoscia che la giornata le aveva lasciato addosso.
“Calma, per favore, calma!” Ubaldo mise le mano avanti e fece un passo indietro: si aspettava una reazione irata o comunque alterata, certo, ma lei sembrava letteralmente volerlo aggredire!
E… Infuriata o no, era bellissima, anche meglio di come appariva nelle foto e nei video delle sue dirette o dei suoi concerti, dove era spesso pesantemente truccata e frequentemente appariva impostata.
“Calma un corno! Se le hai fatto del male la pagherai cara hai capito!? Dov’è mia nonna!?” sbraitò lei.
E si infuriò ancora di più nel vedere che lui, lungi dal prenderla sul serio, si era di nuovo messo a ridere di gusto.
“Non c’è niente da ridere! Che cosa cercava da mia nonna? Scommetto che, come tutti i giornalisti, anche lei è un cacciatore di scoop! Beh, nonna non può darvi una mano: ha novantacinque anni e si fanno sentire tutti!”
L’uomo smise di ridere, si asciugò gli occhi dalle lacrime prima di risponderle con calma:
“Rido perché accusi me di aver fatto alla nonna chissà che cosa, la verità è che in questa giornata la signora Rossana mi ha letteralmente sfinito, quella nonnina ha un’energia inesauribile!”
Davanti alla faccia basita della donna, proseguì sorridendo:
“Comunque, l’ho trovata per caso che vagava smarrita all’incrocio della stazione centrale e l’ho fatta salire a casa mia per un bicchier d’acqua, siamo diventati amici dopo la prima partita a briscola ed è una gran chiacchierona, tanto che non ho dovuto farle nessuna vera domanda: parla tantissimo di lei, Stella, la adora…”
A quel punto, l’ira della donna si stava in parte placando, confortata soprattutto nel sapere che la nonna stava bene.
“Che mi vuol bene lo so da me, gliene voglio anche io un mondo, anche se a volte è davvero troppo chiacchierona…”
Un sorriso intenerito affiorò sul volto di entrambi.
“E poi, dopo aver vinto a tresette per pura fortuna e aver preso un caffè, si è ricordata all’improvviso che era scappata dalla Rsa perché voleva farle la pasta fatta in casa e portarle le lasagne alla bolognese, domani è il suo compleanno dopotutto…”
“Oddio, no!” esclamò Stella, che però ora stava sghignazzando nell’immaginare le scene e, sì, anche sinceramente commossa per il pensiero dolcissimo che aveva avuto l’anziana nei suoi confronti.
“E… Nulla, non so come esattamente abbia fatto la buona nonnina a convincermi, ma mi ha messo all’opera e mi ha insegnato a fare la pasta fatta in casa…”
Stella si portò le mani alla bocca, reprimendo una risata.
“... Con le dosi sbagliate, che poi abbiamo però corretto in corsa…”
Ora la ragazza stava ridendo di cuore, all’immagine di nonna generalessa che dava ordini gentili al povero Lupi infarinato tra una chiacchiera e l’altra.
“E poi abbiamo acceso la televisione perché voleva vedere l’Eredità, ma ci siamo imbattuti nel telegiornale e mi sono reso conto che avevo più o meno sequestrato la nonna per un giorno… o è stata lei a sequestrare me?” Quasi gli arrivò in testa uno scappellotto a quell’ultima affermazione, ma, sorridendo, continuò con la parte più importante del discorso che aveva preparato camminando fino a lì:
“Per farmi perdonare e non beccarmi una denuncia di sequestro di persona, sono quindi qui umilmente a chiederti se vuoi venire a cena a casa mia, dove troverai tua nonna sana e salva e delle lasagne forse non perfette ma fatte con affetto, ci stai?”
Stella non esitò nemmeno un minuto: l’angoscia era svanita, le energie erano tornate:
“Ci sto, avviso il personale della struttura del ritrovamento di nonna e poi ti seguo: sono proprio curiosa di assaggiare queste strane lasagne!”
Fu una cena particolare, ma davvero bella.
Nonna era arzilla nonostante la giornata movimentata e, poiché sembrava ignara del pandemonio che aveva creato, Stella le risparmiò un’inutile ramanzina, sperando non lo rifacesse tanto presto.
Ubaldo Lupi, scoprì Stella, era un giovane simpatico e affascinante, oltre che molto carino.
Lui pensò che lei non era solo bella e talentuosa, doti che già erano palesi, ma anche una ragazza dolce, generosa e affettuosa.
La nonna li guardò con fare materno e una punta di malizioso compiacimento: sarebbero stati proprio una bella coppia!
“Pubblicherai tutto quello che ci siamo detti e che hai scoperto su di me?” Stella era sulla soglia di casa di Ubaldo, la nonna sottobraccio, pronta ad andare a casa.
“Nah, dovrei riempire un po’ troppe pagine, visti tutti gli aneddoti che tua nonna mi ha fornito!" Le fece l’occhiolino, consapevole che la risposta non poteva essere che quella: la ragazza teneva infatti molto alla sua privacy.
“Però…” aggiunse cauto:
“Però in cambio vorrei il tuo numero, se possibile. e… e magari un altra cena? Con nonna? Guardi signora Rossana che mi deve una rivincita a tresette eh!”
Ridacchiarono tutti e tre.
Prima di salutarlo, Stella gli passò il suo numero e lo salutò con un bacio sulla guancia.
NA
Questa storia partecipa al contest “Raccontami una fiaba al contrario” di Milly-sunshine su ferisce la penna.
Ringrazio Milly per avermi atteso anzitutto!
Il pacchetto scelto (cappuccetto rosso) prevedeva una nonna che si perde andando a trovare il nipote e, come bonus un cacciatore, spero di aver svolto al meglio la faccenda…
Piccola curiosità: avendo chiamato la protagonista Stella, ai suoi componenti della famiglia ho dato nomi che ricordavano colori per associarli alle gradazioni e alla classificazione delle stelle appunto; Ubaldo Lupi esce dal Lupo della fiaba e dal nome che alcuni adattamenti della famosa fiaba danno al signor cacciatore.
Grazie a lettori e eventuali recensori, alla prossima!
Nala


