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Autore: AstraCollins    04/07/2026    0 recensioni
Hesperia, l'ultima oasi sulla terra.
Tutti sognano di entrarci, ma nessuno sa cosa si cela davvero in quella torre.
Per salvare sua sorella, Eloria Ryder non ha altra scelta: deve superare l'Ascesa.
Prove impossibili, rivali pronti a tutto, alleanze fragili e segreti sepolti sotto anni di bugie.
Presto scoprirà che potrebbe dover sacrificare molto di più della sua vita.
Storia già conclusa, che verrà postata qui 1/2 volte a settimana.
Genere: Avventura, Mistero, Science-fiction | Stato: in corso
Tipo di coppia: Het, Slash
Note: nessuna | Avvertimenti: Contenuti forti, Tematiche delicate
Capitoli:
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Mi risveglio nella mia stanza del dormitorio. La prima cosa che provo è confusione. Cos’è successo? Chi mi ha portato lì? Alla fine ho vinto? Sollevo le braccia e mi accorgo che sono fasciate. Il bruciore è pulsante, ma sopportabile. Mi sollevo per sedermi e in quel momento mi accorgo che sto indossando dei vestiti uguali alla nostra divisa, ma nuovi. D’istinto mi porto la mano al ciondolo di mia madre, ma non c’è. Mi guardo intorno, ma non lo vedo. Questo non fa che aumentare panico in me. Chi mi ha preso il ciondolo? Qualcuno sa che l'ho portato. Verrò punita? Improvvisamente sento una forte fitta alla testa e chiudo gli occhi. Ho paura di star perdendo di nuovo conoscenza, ma poi il ronzio dei neon mi riporta alla realtà.
In quel momento la porta si apre e Alaric entra con una mela in mano. Appena realizza che sono sveglia, lascia cadere la mela e si catapulta dentro. Con un balzo mi abbraccia.
“Elo, credevo fossi morta!” Grida stringendomi, io affondo il mio volto nel suo petto. Basta l'abbraccio di un amico per sentirmi più al sicuro. Alaric si allontana per farmi prendere aria.
“Lo credevo anche io”, dico. Poi aggiungo immediatamente: ”Anche tu sei qui, hai passato la prova.” 
“Sì, e gli eliminati sono stati già allontanati da Nerthys.” 
“E Amariel? E Lucas?” La mia voce trema. 
“Va tutto bene, Elo. Anche loro hanno passato la prova.” Alaric mi accarezza la testa, tenendomi stretta a sé. Tiro un sospiro di sollievo. Poi Alaric continua.
“Adesso vogliamo parlare di queste?” Alaric indica le bende che ricoprono i miei arti.
“Diciamo che la mia era una strategia”, spiego per sdrammatizzare, ma non mi aspettavo che la sua espressone sarebbe diventata di pura rabbia.
“E’ inutile che scherzi. Io te l’avevo detto che queste prove sono pericolose. Non mi hai voluto credere e guarda dove ci hai portato.” Mi punta un dito contro. Non posso credere che mi stia rinfacciando questo. 
“Non permetterti di darmi la colpa. Sei stato tu che mi hai voluto seguire.” 
“Eloria non potevo lasciarti sola qui.” Grida e la sua vena sul collo si ingrossa. 
“Alaric, calmati. Ormai siamo qui, non ha senso continuare a darci colpe.” 
“Ti rendi conto che potevi morire? Ti rendi conto della pericolosità della prova?” Io conosco Alaric e so che non ce l'ha veramente con me, ma mi sta sputando contro tutta la sua paura e le sue insicurezze.
“Basta, Alaric. Ci siamo spaventati, ma nessuno è morto, dico bene?”
“Ma molti sono finiti bruciati come te! Potevi morire, lo capisci? Potevamo morire! E solo perché sei una testa dura. Adesso potremmo essere a Cordavia, a casa, con Lyra. E' lì che dovresti essere.” Dopo avermi gridato contro, parte della sua rabbia si dissolve. Abbassa lo sguardo e penso che i sensi di colpa lo investano in pieno perché non ha più il coraggio di incrociare lo sguardo con il mio. Quelle parole mi hanno fatto male, non c'è altro posto dove vorrei essere se non con Lyra. Rimaniamo in silenzio per un po', alla fine sono io a parlare.
“Senti Alaric, ormai sono qui e continuerò fino alla fine, non ho rimpianti.” 
Alaric sbuffa, sa che difficilmente potrà farmi cambiare idea. Farei di tutto per Lyra.
“Alaric so che hai paura, anche io ne ho. Al massimo queste prove ci bruceranno un po’, ma il peggio che può accadere è tornare in città senza le medicine per Lyra.” Cerco di farlo ragionare.
Lui non risponde, si siede ai piedi del mio letto e resta qualche secondo in silenzio.
Invece di rimanere fermo impalato sarebbe utile se cercasse il ciondolo di mia madre, tuttavia dopo quel litigio non ho il coraggio di rivelargli che l’ho portato all’interno di Nerthys. L'idea che io non abbia rispettato le regole lo farebbe agitare ancora di più, nonostante lui adesso sia il signor Darek Pulcher. È un classico di Alaric. Non si rende conto quando si sta mettendo nei guai, ma si preoccupa se lo faccio io. 
“Riesci ad alzarti? Siamo tutti in sala comune.” Mi chiede dopo un po’.
Io annuisco, lui mi si avvicina, metto un braccio attorno al suo collo e mi alzo con il suo aiuto.
“In quanti siamo rimasti nel nostro gruppo?” Chiedo. 
“In undici.” Usciamo dalla mia stanza. “Elo, ti devo avvertire.” Mentre avanziamo nel corridoio inizio a temere che qualcosa di grave possa essere successo. “Mentre eri svenuta abbiamo fatto un’intervista con Celeste”, mi dice, sta per continuare, ma in quel momento varchiamo la soglia della sala comune e quello che vedo mi lascia senza parole.
Siamo dimezzati e tutti sono seduti in silenzio, sparsi nella sala. Chi ha gli occhi chiusi, chi fissa un punto lontano della stanza. Siamo stanchi, sia fisicamente che mentalmente, chi più chi meno. Orion è seduto su uno dei divanetti e si guarda le mani bruciate, non mi sorprende che abbia passato la prova. Carlos, il ragazzino, ha perso il sorriso. E’ steso a terra e mi sembra stia piangendo insieme al suo amico. A pochi metri di distanza c'è Sophie, silenziosa e intenta a dondolarsi avanti e indietro, persa nei meandri della sua mente. Addirittura, Marek è in silenzio, seduto vicino a Talin. I due sorveglianti si ergono su tutti, in piedi in un angolo della stanza, e si guardano attorno. Non so cosa ci sia da sorvegliare, visto che tutti sembrano prosciugati della loro vitalità. Mi volto alla ricerca di Lucas e Amariel e li trovo seduti sugli spalti. Alaric mi aiuta a sedermi vicino a loro.
“Ciao Eloria, ti senti meglio?” Lucas mi sorride con occhi spenti.
“Sì, sto meglio, ma che cosa succede qui?” 
“Celeste ci ha fatto un’intervista”, sussurra Alaric. Guardo il braccio di Amariel. Ha la manica piegata, che lascia scoperti dei segni rossi. Partono dal polso e arrivano fino al gomito.
“Cosa è successo?” Chiedo più ad Alaric che ad Amariel. So che non mi risponderebbe, è completamente ipnotizzata dai suoi pensieri.
“Ci ha fatto delle domande sulla prova, ma è stata parecchio insistente con alcuni di noi”, mi risponde Alaric.
“Già”, conferma Lucas. 
“Tu tutto bene?” 
Lui scuote la testa sconsolato. 
“A quanto pare non riusciva ad accettare il fatto che le fiamme non mi facessero poi così male”, sbuffa Lucas. “Mi sembra un comportamento un po' sadico, non vi sembra?”
“Beh, allora sarà soddisfatta della mia performance”, dico alzando le mani fasciate, vorrei far ridere gli altri per alleggerire la tensione, ma il mio sforzo non basta. Poi riporto lo sguardo sul braccio di Amariel.
“Tutto bene?” Allungo una mano verso di lei, ma lei si ritrae. 
“No, non va bene. Voglio tornare a casa”, sussurra.
“Beh, ma adesso non si può più, ormai…” Alaric mi interrompe. 
“In realtà si può.”
“Certo. Puoi sempre farti eliminare, ma…” 
“Celeste ci ha detto che possiamo decidere di andarcene di nostra spontanea volontà e magari tornare un’altra volta”, dice Alaric. Mi fissa negli occhi che mostrano una richiesta implicita. Io reggo il suo sguardo. Non ho intenzione di andare da nessuna parte. Io non posso tornare un’altra volta. Lyra non ha tempo. 
“Amariel, nessuno ti biasimerà se te ne andrai”, sussurra Lucas.
“Lucas, tu cosa farai?” Chiede Alaric, lasciando perdere il nostro confronto silenzioso.
“Io resterò, non ho scelta.” La cosa non mi sorprende e mi aspetto che saranno pochi quelli che andranno via subito. Molti di noi non hanno nulla a cui tornare, oppure vivono in una condizione di tale povertà che preferirebbero la morte piuttosto che la loro vecchia vita ormai che sono già qui. 
“Io resterò, non ho dubbi”, dichiaro con la speranza che Alaric lasci perdere quel discorso una volta per sempre. “Dobbiamo solo stringere i denti e a breve saremo dall’altra parte”, aggiungo. Amariel mi guarda con gli occhi lucidi, si tocca il polso e non risponde. 
“Eloria, non è così semplice per tutti.” Lucas sembra quasi seccato della mia risposta, ma non ho tempo di preoccuparmene perché in quel momento un’ombra mi sovrasta. Alzo gli occhi e una figura nera, alta e imponente è piegata su di me. E’ il sorvegliante, che mi sta scrutando e gelando con i suoi occhi di ghiaccio.
“Vieni con me”, dice e si incammina fuori dalla stanza. 
Per un attimo rimango immobile. Cosa ho fatto? Hanno scoperto che ero al corrente dello scherzo degli scarafaggi? Oppure hanno trovato la mia collana e mi vogliono punire? Lancio uno sguardo ad Alaric, cercando di non mostrarmi spaventata. Voglio che creda che io sia tranquilla, che va tutto bene e che non ci sia nulla da temere. Lui mi fa cenno di seguire la guardia e capisco che è l'unica opzione possibile. Mi faccio coraggio e mi alzo, la testa mi gira e sento pulsare la tempia per un paio di secondi. Le mie gambe sono ancora titubanti e sono grata quando scopro che il tragitto è breve perché stiamo entrando nella mia stanza.
“Siediti”, mi ordina il sorvegliante indicandomi il mio letto. Cosa sta succedendo? 
“Siediti”, ripete, e io faccio come mi ordina. A quel punto, lui prende posto sulla sedia davanti a me e si toglie il casco. E’ la prima volta che vedo il suo volto scoperto così da vicino. La prima volta che l'ho visto senza casco avevo già notato i suoi zigomi e la sua mascella così pronunciati, non per questo i suoi tratti duri mi incutono meno paura. Ha i capelli scuri mossi, sudati e in parte schiacciati dal casco. Incrocio per un attimo i suoi occhi azzurro ghiaccio e distolgo immediatamente lo sguardo, mentre un brivido mi percorre la schiena. 
“Ciao Eloria, ti chiami così vero?” Chiede e io annuisco.
“Come ti trovi qui?” Il suo tono è impassibile.
“Bene”, sussurro continuando a guardarmi i piedi. 
“Guardami”, mi ordina. 
Io mi convinco ad alzare lo sgardo, ma opto per fissargli le labbra visto che i suoi occhi mi mettono in soggezione.
“Che succede?” Chiedo con un filo di voce.
“Io e te dobbiamo solo fare due chiacchiere.” Si sporge verso di me e io di riflesso mi allontano con il busto. “Allora come va? Vorrei una risposta sincera questa volta.” Io ci penso un attimo, qual è la risposta giusta?
“Beh, abbastanza bene, credo”, sussurro.
“Sei quasi bruciata viva”, precisa indicando le bende. 
“Sì, ma sto meglio.” La mia voce è spezzata, ma cerco comunque di rispondere il più velocemente possibile, nella speranza che quell’incubo finisca prima. 
“E come ti è sembrata la prova? Sii sincera.” 
Abbasso il volto, stanca di sorreggere il suo sguardo. Poi lui mi mette una mano sotto il mento, obbligandomi ad alzare la testa. 
“Stimolante.” 
“Sincera”, ripete scandendo bene le sillabe. 
“Sono quasi bruciata viva”, ripeto esattamente le sue parole. Lui rimane immbobile e in silenzio a scrutare il mio volto. Il mio cuore batte all'impazzata.
“Nulla da aggiungere?” Si china in avanti ancora di più, a pochi centimetri dal mio viso, tanto da poter sentire il profumo del suo alito mentato. Sono terrorizzata.
“No, nu.. nulla”, balbetto e cerco di ritirarmi un po’ indietro per aumentare nuovamente la nostra distanza.
“So che hai barato. So che hai ricevuto aiuto dall’esterno.” 
Come? Da chi? Si sta confondendo con qualcun altro.
“E' vero?” Mi incalza.
“No, io... chi? Chi mi avrebbe aiutato?” Lui mi guarda dritta negli occhi, come se volesse cavarmi qualcosa che è oscura anche a me. Sostengo il suo sguardo per pochi secondi, poi lo abbasso, anche se lui mi aveva detto di non farlo. Mi scuote dal mento. 
“So che alla fine qualcuno mi ha afferrato per non farmi cadere… e basta.” 
Trascorre qualche interminabile secondo di silenzio e io mi sento sotto il suo sguardo inquisitore, poi distoglie gli occhi da me. E io riprendo a respirare.
“Sì, sono io che ti ho afferrato”, dice. Poi si rimette in silenzio il casco e si dirige verso la porta. “Perché tu lo sappia, la tua strategia avrebbe potuto ucciderti. Il test non era pensato per fare quello che hai fatto. Le fiamme a cui ti sei sottoposta erano troppe per chiunque. Anzi, erano così tante che non avrebbero potuto ucciderti, avrebbero dovuto ucciderti.” Mi si gela il sangue nelle vene. Lui apre la porta mi saluta con:”grazie per la chiacchierata.” Si chiude la porta alle spalle, lasciandomi lì, più confusa che mai. 

***

Nei giorni seguenti, la maggior parte del nostro gruppo nutre timore per le lezioni di Celeste. Non ho partecipato all’ultima intervista, ma è evidente che abbia segnato la maggior parte dei miei compagni. Amariel non si è ancora ritirata, ma penso che a breve potrebbe farlo. E, proprio perché la conosco poco, mi sorprende ammettere che mi mancherà molto. Invece ad Alaric ho detto che il sorvegliante voleva solo accertarsi che stessi bene, non voglio litigare di nuovo. Nonostante io debba sempre seguire le lezioni di Celeste, almeno per un mesetto, vengo esentata dai lavori della sesta classe, viste le mie ferite. Questo provoca grande invidia in Marek, che mi continua a punzecchiare in ogni occasione. Ormai ha stabilito che io sono e sarò per sempre la patetica Venticinque, anche se non sono stata eliminata nella prova di logica, come aveva scommesso lui. 
Non sono l’unica a dover subire i soprusi di Marek. Lucas ha conquistato il nomignolo di Becchino. Credo che lo chiamino così un po’ per la sua paura immotivata di morire e un po’ a causa della sua pelle chiara come un fantasma. Ma Lucas ha una bella personalità e mi sembra che non gli possa interessare di meno dei commenti dei due. Anzi, direi che più le settimane passano, più mi sembra sereno e sorridente. È un sentimento condiviso da tutti, probabilmente perché ci stiamo lasciando alle spalle i traumi dell’ultima prova superata. 
Per quanto riguarda Amariel, è sicuramente quella che se la passa peggio. Sfortunatamente i due continuano a chiamarla Bellatomica, cosa che la mette visibilmente a disagio. Ho notato che non pettina più i capelli e a ogni occasione si avvolge nell’ampia felpa in dotazione. Credo di non averla più vista solo con la maglietta dal giorno in cui Talin le ha rivolto per primo la parola. Io le sto vicina, ma rispetto i suoi limiti e non prendo l’argomento, se non è lei a farlo. Una volta ci ho provato, ma lei ha trovato un modo per svicolare, visibilmente a disagio. Mi chiedo se bisognerebbe parlarne con i sorveglianti, ma sono terrorizzata anche solo dalla loro presenza, quindi dubito che riuscirei a farlo. 
In ogni caso, quando i miei amici si occupano dei turni della sesta classe, io rimango sola nella sala comune per ore, cosa che mi fa annoiare parecchio e sprofondare nelle paranoie. Nelle giornate peggiori, nella sala comune, con me c’è anche il sorvegliante dagli occhi azzurri, che mi fissa fare nulla per ore e ore. Alla fine decido di esplorare la torre. Non è vietato muoversi a Nerthys di giorno, ovviamente a proprio rischio e pericolo, visto che è un vero e proprio labirinto. Tuttavia, scopro di avere un buon senso dell’orientamento, perché già dopo la prima settimana, riesco a ricordare il tragitto per la sala dei pasti, l’atrio principale, la sala grande. Purtroppo, anche ricordando i corridoi, e riuscendo a non perdere la strada, in ogni caso non posso entrare nelle varie stanze, poiché c’è bisogno di un permesso speciale per aprire le porte. Quindi trascorro giornate intere a camminare nei corridoi e creare una mappa mentale della torre. Quelle passeggiate mi occupano la mente, e mi fanno stare meglio. Purtroppo, accade ogni tanto che il sorvegliante dagli occhi azzurri mi segua a qualche passo di distanza per controllarmi. Ogni tanto ho il coraggio di chiedergli di farmi accedere a delle nuove stanze, ma lui ignora la richiesta, limitandosi a seguirmi in silenzio. Esplorando, trovo addirittura le rampe di scale che portano in cima alla torre. Guardo la tromba delle scale dal basso e per poco non mi viene un capogiro quando realizzo quanto è alta la torre. Penso che potrei salirle e ritrovarmi a faccia a faccia con la porta di Hesperia, ma ho paura che sia proibito, quindi evito di farlo per evitare una sgridata da parte del sorvegliante. 
L’unica buona notizia è che i medicinali di Hesperia devono essere miracolosi, perché non sono mai guarita così velocemente in vita mia. Del resto, il mio corpo è abituato a cure casalinghe tramandate da generazioni, erbe aromatiche, spezie, nulla di serio. Invece qui ho a disposizione medicine vere. L'unica cosa che ancora accuso è un lieve mal di testa che sicuramente a breve passerà. E, a quel punto, immagino che tornerò a faticare con gli altri. 
Nei giorni dopo la prova, mi sono chiesta più volte se fosse Celeste a sospettare che io abbia barato, e che abbia mandato il sorvegliante per spaventarmi. Tuttavia, lei non ne ha mai fatto menzione. Comunque. se lo facesse, continuerò a negare e il bracciale non potrà darmi la scossa. Perché io non sto barando e su questo posso stare tranquilla. 

Una mattina sono immersa nei miei pensieri, tanto da non accorgermi che siamo già arrivati nella sala delle interviste di Celeste. Quasi come un automa, prendo posto attorno al tavolo ad anello e mi siedo, come sempre, tra Lucas e Alaric. 
“Buongiorno ragazzi, oggi ho preparato per voi una lezione incredibile”, esordisce Celeste. “Credo che vi aiuterà a perdere il broncio che vi accompagna da un po’” esclama. Noi ci guardiamo tra di noi spaesati, lei continua. 
“Oggi faremo una lezione interattiva e sarai proprio tu la protagonista, Amariel”, esclama Celeste con gioia. 
Quest’ultima si raddrizza sulla sedia e annuisce, ma i suoi occhi strabuzzati tradiscono paura. In quel momento, davanti a lei, appare un ologramma. E’ quello di una porta bianca e oro, maestosa, ma semplice.
“Adesso, Amariel. Vorrei che ti immedesimassi in un cittadino di Hesperia. Prova a entrare usando le frecce davanti a te. “ Amariel abbassa lo sguardo e vedo che, con mano incerta, preme qualcosa sul tavolo di fronte a lei. Nell’ologramma le porte si aprono e lo sguardo si affaccia sull’interno di una torre alta e stretta. I piani sono collegati tra di loro da un parapetto a spirale che avvolge la sala, collegando tutti i livelli della Torre. La spirale del parapetto scende regolare e armoniosa, disegnando nel vuoto un percorso dorato che guida l’occhio fino alla base. Sul fondo della torre si apre una vasta sala con eleganti divani e tavolini disposti con cura. Il tutto contornato da una moltitudine di piante rigogliose. 
“Wow” sussurra Sophie.
“Wow, dici bene. Questo è quello che vi si prospetterà davanti quando passerete tutte le prove”, spiega Celeste.
“Questa è Hesperia?” Chiede Marek ammaliato.
“E’ proprio lei.” Celeste sembra fiera di far parte di quel mondo. “Adesso Amariel, scegli un piano da visitare.” Amariel preme le frecce davanti a lei e la visuale si muove. E’ proprio come far parte di quel mondo, è splendido. Lei ingrandisce l'immagine, poi digita qualcosa e la visuale cambia. Il personaggio di quel mondo si trova all’interno di una stanza con tantissimi libri. Gli scaffali sono alti e conferiscono un ambiente arioso e accogliente. Le luci sono soffuse e calde, generate da sfere sospese in aria, che si muovono lentamente per adattarsi alle necessità dei lettori. 
“E’ una biblioteca” Mi lascio sfuggire. Non ne ho mai vista una dal vivo, ma so cos’è perché l’ho letto nei libri. Sono affascinata da tutti quei libri. Avere la possibilità di leggerli deve essere un sogno. Ma non basterebbe un'intera vita per finirli tutti.
“E qui potete trovare tutti i libri che volete. E’ dove gli storici trascorrono la maggior parte del loro tempo. Avanti Amariel, scegli un libro.” Lei muove la visuale e alla fine si sofferma su un libro in particolare. Preme un pulsante per sceglierlo.
“La luce della torre” recita il titolo. 
“Una volta a Hesperia potrete leggere tutti i libri che preferite.” 
“Possiamo vedere qualcos’altro?” Chiede Carlos. 
“Certo, Amariel perché non ci porti alla base della torre?” L’ologramma cambia immediatamente e ci mostra la sala alla base di Hesperia. Siamo tutti ammaliati da tale luogo, i nostri occhi brillano davanti a tale maestosità, eleganza e ricchezza. Quel posto emana serenità. 
“Guardati attorno!” Lucas è impaziente quanto tutti gli altri di esplorare quel luogo. Amariel raggiunge le piante di quel giardino coperto. Sono piante con foglie molto larghe e verdi. Le aiuole sono ricche di fiori colorati, non ne ho mai visti così tanti. Su alcuni divani sono seduti degli uomini sulla ottantina. Indossano delle tute bianche e morbide con rifiniture ben cucite. Non appaiono emaciati come succede in città, hanno un colorito roseo e stanno ridendo. Portano i capelli corti e non hanno nenache un filo di barba. Mi accorgo che al polso indossano un bracciale bianco luminoso. Ma non è il loro aspetto a farmi rimanere a bocca aperta, bensì la loro età. Conosco pochissimi arrivati a settantacinque anni, ma, eccetto il signor Montris, trovare qualcuno di ottanta anni in città è impensabile. Chiacchierano felicemente e tengono in mano ognuno un pezzo di pane farcito che sembra molto invitante.
“Quello è un muffin?” Chiede Carlos con gli occhi illuminati. “Quanto ne vorrei uno.”
Celeste ride. “Un giorno potrai avere tutti i muffin che vuoi.” Carlos osserva l’ologramma con occhi sognanti e solo in quel momento mi accorgo di quanto l’atmosfera si sia rilassata dopo aver visto le immagini di Hesperia. Nessuno è più terrorizzato come qualche minuto prima. Adesso tutti ricordano il vero motivo per cui sono venuti qui. Anche Amariel sta sorridendo e io sono grata di vederla stare un po’ meglio. Mi giro verso Alaric, pensando di trovarlo sereno e ammaliato da tutta quella ricchezza. Invece sembra contrariato.
“Hesperia è un posto così ricco”, dice e io rimango di sasso, perché so dove andrà a parare.
“Hesperia è un luogo in cui vivere sereni e senza preoccupazioni”, puntualizza Celeste, sembra tranquilla, ma conosco bene Alaric, abbastanza per sapere che quella conversazione finirà male.
“E allora perché non possono regalare muffin a quelli che rimangono fuori? Cosa gli costa? C’è gente che muore di fame.” 
“Darek, Hesperia non ha le risorse per poter far vivere tutti bene. Siamo troppi su questo pianeta”, dice lei.
“Siamo a malapena un milione”, ribatte Alaric. “Ho letto che una volta arrivavamo anche a dieci miliardi.”
“Un tempo c’erano più governi e più posti in cui vivere in serenità. Hesperia non può togliere il pane di bocca ai suoi cittadini per darlo a chi sta fuori. Le risorse non bastano.” Celeste sta visibilmente perdendo la pazienza.
“Ne avete più che a sufficienza!” Grida Alaric. A quel punto gli tiro un calcio sotto al tavolo.
“Darek, tu sei parecchio testardo, vero?” Chiede Celeste. Rimane a guardarlo per un po', poi abbassa lo sguardo sul tab e appunta qualcosa con una penna.
Fortunatamente Alaric non ribatte e Celeste cambia discorso. Durante il resto della lezione ci mostra qualche altro luogo, come la cucina e la sala da pranzo. Sono stanze incredibilmente ariose, grandi e illuminate, così perfette e pulite che il solo entrarci mi darebbe l’impressione di sporcarle e rovinarle. Ci soffermiamo anche a guardare i menù, sono molto simili a quelli di Nerthys, soprattutto a base di verdure, legumi e farinacei. Circa una volta alla settimana viene servita carne e ogni tanto anche pesce. Leggiamo di cibi che non abbiamo mai provato, ma che conosciamo per sentito dire, come il sushi. Quanto vorrei provarlo. La lezione è abbastanza serena e tutti siamo ammaliati da quel mondo a un passo da noi. Alla fine dell’ora è come se tutti avessero dimenticato delle prove e delle interviste. L’unico pensiero che ci riempie la mente è Hesperia. 
Ci alziamo per tornare nel nostro dormitorio, quando Celeste ci ferma. 
“Eloria e Darek, più tardi manderò qualcuno a chiamarvi. Mi piacerebbe parlare con voi.” Io mi pietrifico, poi la guardo e infine sento la mano di Alaric spingermi la schiena per farmi avanzare verso la porta.
“A dopo allora!” Esclama il mio amico, come se quello di Celeste fosse un invito a prendere un tè. Una volta fuori, percorriamo i corridoi velocemente sotto lo sguardo scrutatore del sorvegliante più robusto. Fortunatamente, perché non sarei riuscita a sostenere lo sguardo glaciale del secondo sorvegliante. Rimaniamo in silenzio fino alla sala comune e, una volta dentro, non possiamo credere a quello che abbiamo davanti ai nostri occhi.
Sul tavolo centrale della sala comune c’è una montagna di roba. 
“Non ci posso credere!” Esclama Sophie. La ragazza dai capelli rossi e lunghi corre verso il tavolo e afferra un bastone bucato con una forma strana, non ho idea di cosa sia, ma non ho mai visto qualcuno così felice in vita sua per un pezzo di legno. In pochi passi raggiungo anche io il tavolo. Sopra ci sono libri, colori, pennelli, freccette per giocare, dadi. “Il signore degli anelli” leggo su una delle copertine. Questi sono gli oggetti che abbiamo chiesto a Celeste il giorno della nostra prima lezione. Afferro il mio libro e in quel momento i miei occhi cadono su una scacchiera, mi chiedo chi la abbia richiesta e mi viene in mente solo una persona, Alaric. Lui la prende immediatamente con occhi sognanti, poi mi afferra per un braccio e mi porta verso le panche imbottite al lato della stanza, dove Amariel e Lucas hanno già preso posto. Nell’aria si respira per la prima volta entusiasmo e serenità. Quei piccoli oggetti hanno il potere di riportarci ai nostri affetti e alla nostra quotidianità, facendoci sentire a casa.
Marek gioca con le freccette insieme a Talin, Carlos sta facendo roteare una trottola e Sophie ci delizia con una melodia. A quanto pare il bastone bucherellato emana un suono gradevole se ci si soffia dentro. In fondo alla stanza noto Orion, lui è fermo in un angolo e gioca con un filo a cui è attaccato un piccolo disco che si srotola e si arrotola, mai visto un oggetto simile. Lucas ha un mazzo di carte. È seduto accanto a me e si sta dilettando in solitari. Amariel è intenta a disegnare su un quadernino. Assaporo quella tranquillità e quella gioia diffuse nell’aria, ma non riesco a partecipare perché sono terrorizzata per la futura chiacchierata con Celeste.
“Cosa vorrà Celeste?” Chiede Lucas, sta guardando le carte di fronte a sé, ma è evidentemente agitato.
Nessuno tra me, Alaric e Amariel ha una risposta per lui. 
“Non sarà nulla di serio”, dice Alaric, cominciando a disporre i pezzi degli scacchi uno accanto all'altro sulla scacchiera. Io non riesco a concentrarmi su nulla, se non sui possibili scenari che ci si potrebbero parare davanti.
“Tranquilla Eloria, non pnsarci”, dice Alaric dandomi una pacca sul braccio. Lucas ha il volto scuro, anche lui non riesce a prenderla alla leggera come Alaric. Ma non fa in tempo ad aprire bocca che Marek ci raggiunge.
“Scommetto che ha scoperto che siete stati voi a farmi lo scherzo degli scarafaggi.”
Alaric sorride. 
“Allora si vorrà complimentare con noi”, risponde ridendo. 
“Ve la farà pagare”, aggiunge Marek, scagliando i contro la sua pallina, che rimbalza sulla testa di Amariel dritta in mano a Lucas. Lui la afferra al volo e lancia il più lontano possibile.
“Adesso vai a a riprenderla.” 
Marek fa un passo avanti infuriato. Ma poi si blocca quando una vocina acuta e decisa sopraggiunge.
“Come i cani?” Chiede Carlos ridendo. Marek non risponde, indietreggia e riprende la palla dall'altro lato della stanza. Vedo Talin che vorrebbe tornare da noi a darci una lezione, ma Marek lo afferra per un braccio. “Non ne vale la pena.” Alaric dà il cinque a Lucas. 
“Questa mossa mi è piaciuta.” 
Lucas ride e alza le spalle. 
Io osservo tutta la scena in disparte, sempre con i miei pensieri rivolti a Celeste. Devo dire ad Alaric delle accuse del sorvegliante nei miei confronti. Deve sapere tutto prima di andare da Celeste. Faccio per parlare, ma Alaric mi taglia subito il discorso rivolgendosi ad Amariel. 
“Amariel, cosa disegni?” Lei gira il quaderno verso di noi. Linee scure e spesse raffigurano gli interni della torre di Hesperia, sono le stesse immagini che abbiamo visto oggi.
“E’ bellissimo.” 
“Hesperia sembra un posto meraviglioso, non vedo l’ora di raggiungerla”, dice e ha un mezzo sorriso stampato in volto. Sono felice che si sia convinta a restare.
“Quindi niente più ripensamenti?” Chiede Lucas. 
“No, farò di tutto per andare lì. Mi piacerebbe fare la storica, leggere libri, imparare di più… sai mi ci vedo bene.” Si concede un sorriso più convinto.
“E tu Lucas? Cosa ne pensi di Hesperia?” Chiede Amariel. 
“Indubbiamente elegante”, risponde con freddezza, il suo tono è quasi schifato. Poi lancia uno sguardo ad Alaric, che alza gli occhi al cielo. Per un attimo mi sembra di star perdendo una conversazione silenziosa che si sta svolgendo davanti ai miei occhi, poi una voce cattura la mia attenzione.
“Giochiamo insieme.” Mi giro, ma la voce si sta riferendo a Lucas. E’ Orion. Per un attimo l’atmosfera si gela, quel ragazzo mette i brividi. Poi Lucas annuisce.
“Allora accomodati”, dice e raccoglie le carte. 
Orion si siede vicino a lui a gambe incrociate. Il suo volto è impassibile, non traspare neanche un’emozione.
“Cos’è?” Chiede Amariel indicando quella specie di disco attaccato a un filo con cui Orion stava giocando fino a qualche minuto prima.
“Si chiama yo-yo, vuoi provarlo?” 
Amariel annuisce, lo afferra e si alza. A quel punto cerca di imitare i movimenti di Orion, ma in quel momento capiamo che non è facile come lo fa sembrare lui.
“E’ difficilissimo” constata, continuando a riprovare il movimento. 
“Imparerai.” 
“Conosci il Machiavelli?” Chiede Lucas cambiando discorso, Orion annuisce e lui comincia a distribuire le carte. I primi turni trascorrono in silenzio ed entrambi pescano dal mazzo centrale, poi Orion riprende la parola.
“Allora? Cosa pensate del gioco di oggi a lezione? Vi è piaciuta Hesperia?” 
“Beh, a chi non è piaciuta?” Chiede Alaric con un ghigno.
“A te e a te non è piaciuta”, risponde Orion indicando prima Alaric e poi Lucas. Nessuno risponde nulla, poi Lucas comincia a calare le prime carte e Orion continua a pescare.
“E' piacuta anche a loro, solo che hanno sollevato un dubbio importante.” Mi sento in dovere di prendere le loro difese, visto che i diretti interessati non lo stanno facendo.
“Giusto, tra l’altro voi non credete che sia veramente così? Hesperia mantiene quel livello di ricchezza solo perché non fa nulla per quelli che stanno fuori”, dice e cala un misero tris.
“Hesperia non ha le risorse per aiutare anche quelli che stanno fuori”, puntualizza Amariel.
“Se ognuno rinunciasse a qualche muffin, qualche tab e qualche spilla d’oro probabilmente avrebbe le risorse necessarie.” E quello che penso io e che pensa anche Alaric, ma non andrei a raccontarlo in giro come Orion.
“Io vincerò queste prove proprio per mangiare tutti i muffin che voglio, usare i tab e anche io avrò la mia spilla. Chi non vince, non merita di stare a Hesperia e non merita neanche il suo aiuto”, risponde Amariel e in quel momento tutti ci voltiamo verso di lei. Non credevo che avrebbe mai potuto dire una cosa del genere. Non la pensava allo stesso modo quando pulivamo insieme i pavimenti. Una frase del genere me la posso aspettare da Marek, ma non da lei.
“Amariel, ma che stai dicendo? Il primo giorno che ti ho incontrata mi hai detto che venivi da un luogo povero, che soffrivi la fame. Non vorresti che Hesperia aiutasse chi hai lasciato indietro?” Chiede Lucas.
“No”, risponde Amariel con tono secco. Poi lascia lo yo-yo e torna al suo disegno. Io guardo prima Lucas e poi Orion, che alza le spalle. Orion sembra star perdendo la partita, ha molte più carte in mano di Lucas, ma è tranquillo. Inizia a calare delle carte e a ridistribuire quelle che Lucas ha già a terra per attaccare le sue. Va così velocemente che è difficile stargli dietro.
“Ero curioso di sapere cosa ne pensaste voi di questa storia visto che siete affascinati dalla bellezza di Hesperia meno di tutti gli altri”, dice Orion, mentre Lucas pesca una carta.
“Cosa intendi?” Chiedo. 
“Marek, Talin, Carlos sono ammaliati da quel mondo più di chiunque altro. Marek sogna la ricchezza e il potere e Talin gli va dietro. Mentre Carlos è piccolo e gli è stato insegnato a credere nel potere di Hesperia. Sophie, Maera e Yu credo che non abbiano nulla a cui tornare per cui convincerli della bellezza di Hesperia non sarà difficile. Ma voi quattro avete un’altra ragione per cui siete qui, non è la bellezza di Hesperia a ingannarvi. Dico bene?” A quel punto ricomincia ad aggiustare le carte a terra, creando nuove scale, modificando le esistenti, aggiungendo e spostando carte senza perdere il filo di tutti quei movimenti. Io vorrei scappare da quella conversazione e probabilmente lo stesso sta pensando Lucas, che si distrae dal campo di gioco per lanciarmi uno sguardo. 
“Non so di cosa tu stia parlando. Io sono qui per la vita che Hesperia ci può garantire.” Amariel si alza e va via, probabilmente verso la sua stanza. Io, Alaric e Lucas optiamo per il silenzio. Non ha senso ribattere con Orion, qualcosa mi dice che fargli cambiare opinione sia quasi impossibile.
“Non vi preoccupate, non ho intenzione di scoprire perché siete qui. Mi chiedo solamente quanto ci metterete a dimenticare i veri motivi per cui volete entrare a Hesperia. Diventerete anche voi come tutti gli altri.” Fa un cenno verso Marek e il suo amico Talin. Cala altre carte dalla mano e rimane per qualche secondo a pensare con l’ultima carta in mano.
“Non cambieremo mai idea”, sussurra Alaric, quasi in un’ammissione di colpe. 
“Credo che Hesperia abbia i suoi metodi”, risponde Orion. “Ah sì, ecco dove la volevo mettere.” Muove delle carte sul tavolo e attacca la sua ultima carta a una scala già esistente.
“Grazie Lucas, è stato divertente.” Sorride, riprende il suo yo-yo e se ne va. Noi rimaniamo immobili in silenzio.
“Che tipo”, dice Alaric dopo un po'.
“Un tipo da cui è meglio stare alla larga”, risponde Lucas raccogliendo tutte le carte. Lo guardo, mai prima di allora mi sono sentita davanti a uno sconosciuto. Conosco Lucas da poco, e solo il fatto che abbia un segreto da nascondere me l’ha fatto sembrare subito un alleato. Adesso che Orion l’ha tirato fuori, però, mi chiedo se il suo segreto sia qualcosa di grave, qualcosa da cui dovrei stare lontana.
“Darek, ti devo parlare”, dico e mi alzo. Ma Alaric non fa in tempo a seguirmi che il sorvegliante più imponente mi si para davanti.
“Seguitemi.” 
   
 
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