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Autore: LubaLuft    06/07/2026    0 recensioni
Sean Cullen e Angus Byrne si sfidano a freccette la sera di Saint Patrick del 1988. Intorno a loro, nella quiete di Allihies, si riaffaccia un passato che riguarda entrambi, tra vecchie foto e segreti ingialliti.
«Cullen salutò la sala e si posizionò sul filo dell’oche. Né frontale, né laterale, con un angolo medio tra i 50° e gli 80°. Era famoso per la sua costanza di lancio e per la postura perfetta, con la spalla sinistra verso il bersaglio e il piede leggermente aperto verso destra. Forse non era Gesù Cristo, ma Baryshnikov ci andava vicino.
Angus trattenne fiato mentre Cullen lanciava sul triplo 20 la prima freccetta, poi la seconda. Le due freccette si posizionarono sulla linea rossa, entrambe centrali, ma c’era qualcosa che evidentemente non lo convinceva abbastanza da tentare un triplo con la terza. Puntò infatti sul doppio 20 e chiuse il turno con 160 punti
“Whoah!” esclamò Murray. “Abbiamo subito un 160!”
Gliene restavano 141 e adesso toccava ad Angus. Beh, se quello era Baryshnikov, Angus poteva far finta di essere Nureyev.»
Un capitolo a settimana, il lunedì.
Genere: Drammatico, Introspettivo, Sentimentale | Stato: in corso
Tipo di coppia: Slash
Note: Lemon | Avvertimenti: Tematiche delicate
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6. Gelosia




 

Niall aprì la porta di casa e l’assedio iniziò. 

Prima Sibyl, quindici anni, in calzoncini jeans corti e sdruciti e una maglietta sulla quale campeggiava la copertina di Meat is Murder.

“Nonno!” Gli saltò al collo e gli scoccò un rumoroso bacio sulla guancia. Poi si tolse le sneakers e salì le scale di corsa, sfilandosi lo zainetto di spalla. “Vado in bagno!!” annunciò.

Poi sua nuora, che lo avvolse in un abbraccio ma già si guardava intorno per censire tutti quegli elementi - disordine, polvere, abbandono - che, opportunamente vagliati e inseriti in uno studio esplorativo l’avrebbero portata a ribadire ancora una volta che Niall doveva lasciare Allihies e venire a stare da loro a Cork. 

A seguire, suo figlio Jonathan, meno incline di sua moglie a volerlo a tutti i costi deportare ma seriamente preoccupato della solitudine in cui si ostinava a vivere.

“Come stai, papà?”

“Non crederai davvero che te lo dica.”

E poi Angus, che era rimasto sulla porta a osservare la scena tentando di rimanere serio. I carri armati sovietici a Praga ci erano andati più leggeri. Agganciò lo sguardo di Niall e solo allora colse quell’attimo di cedimento, quel sorriso nascosto dietro la sua smorfia seccata. 

“Come stai, nonno?”

“Mi ritengo prigioniero politico. Vai a girare le patate nel forno, io devo andare in salotto per sincerarmi che la Stasi non stia già raccogliendo prove a mio carico. A proposito, quando ve ne andate?”

Loro domani sera. Io invece vorrei restare un altro paio di giorni per concentrarmi sulla discussione della tesi. E magari ti do anche una mano a casa.”

E magari rimetto a posto quella maledetta chiave in quella ancora più maledetta scatola.

“Va bene” tagliò corto Niall, seguendo gli altri in salotto.


_____


Dopo pranzo Angus se la diede a gambe. Afferrò la sacca nella quale aveva infilato il dattiloscritto con la sua tesi, salì sul furgone del vecchio Gowan - che puzzava di pecora, come lo stesso Gowan, del resto - e si fece dare uno strappo fino alla spiaggia.

Passarono davanti al rudere, che un rudere ormai non era più. 

La vecchia pietra grigia montava porte e finestre di un rosso acceso, nuove grondaie, nuove tegole. Era spuntato anche un comignolo dove una volta c’era un buco. Il marciume era stato spazzato via dalla volontà di Sean Cullen, che adesso al mattino avrebbe potuto svegliarsi e vedere sia il mare che la collina, a seconda di dove avesse deciso di piazzare il letto.

Riconobbe il furgone sporco di calce di Andy Keelan parcheggiato davanti al muretto di pietra e chiese a Gowan di lasciarlo lì. La tentazione di farsi i cazzi di Sean Cullen era irresistibile.

Si affacciò alla finestra del piano terra e diede uno sguardo allo stanzone che ai tempi doveva fungere da cucina, dispensa e camera da letto. Per terra era stato posato un pavimento di legno che profumava di un qualche olio ed era stata montata una scala, sempre di legno, che sbucava al piano superiore attraverso un’apertura sul soffitto.

“Keelan?” chiamò.

Keelan fece cucù dal soffitto.

“Oh, Byrne! Vieni a darmi una mano.”
“Ma perché volete TUTTI che vi dia una mano?”
“Perché altrimenti saresti perfettamente inutile.”

Sospirò teatrale e si arrampicò sulla scala.

“Ehi, ma regge questa roba?”

“Ha! Peso novanta chili, se regge me regge pure quel fuscello dei Cullen.”
“Mica è tanto fuscello” borbottò Angus.

“Sicuramente è più atletico di te, e lavora dalla mattina alla sera, non passa il tempo a leggere Jane Austin…”
“AUSTEN”

“Lei. Dicevo, mica passa il tempo a leggere e a togliere la schiuma dalle pinte di Murray.”

Angus gli rivolse un’occhiataccia ma dovette riconoscere che la descrizione della sua attuale condizione era piuttosto accurata. 

“Che fine ha fatto il padrone?” chiese poi con tono vago.

“Bah! Sono due giorni che lo cerco e tutte le volte mi dice che ha da fare.”

“Beh, se leggesse Jane Austen avrebbe più tempo!”

Keelan ragliò una risata e sparì oltre la botola.
Il piano di sopra era una stanza minuscola dove poteva entrare un letto, un piccolo armadio e un comodino, ma era esposta su entrambi i lati e sì, si vedeva sia il mare che la collina.

“Che cosa dovrei fare?” chiese. Keelan gli allungò l’estremità della fettuccia di una bindella.

“Tienimi questa, devo misurare la lunghezza dei davanzali.”

Gli venne un’idea.

“Ti dispiace se poi resto qui sopra a leggere?”

Keelan lo guardò poco convinto. “Ti si addormenteranno le chiappe seduto sul pavimento ma fai come ti pare”

Rimasto solo, tirò fuori la cartella con lo stampato e si immerse nel confronto tra la Dark Lady shakespeariana e la Donna Metafisica di John Donne, ancora indeciso su chi avrebbe vinto.


_____


“Byrne, io me ne sto andando!”

Angus trasalì. Il Casio che aveva al polso stabilì che aveva passato le ultime due ore concentrato sulla sua tesi e che Keelan aveva ragione sulle chiappe addormentate. Mentre si tirava su dal pavimento il pensiero della chiave misteriosa lo colse a tradimento.

Doveva assolutamente rimetterla a posto e forse era meglio aspettare l’indomani, quando la famiglia si fosse rimessa in macchina per tornare a Cork. Era la soluzione migliore. Per il resto, dopo quella lunga sessione di lavoro pensò che una cena leggera e una bella pinta da Murray fossero più che meritate. 

A casa li trovò tutti già a tavola. 

Niall lo guardava con astio, un dov’eri finito, scritto in fronte. Doveva essere stata dura gestirli da solo ma Angus aveva ricavato più da quelle due ore in soffitta che da una settimana in biblioteca. Si accomodò al posto che occupava di solito e si ripromise di gestire la conversazione in modo da sollevare Niall dall’incombenza e sembrò andare tutto bene fino a quando suo padre, tra una passata di stuzzicadenti e l’altra, se ne uscì con un “Dovremo far ristampare le vecchie foto di famiglia.”

Niall fece spallucce. “Non ne vedo il motivo.”

“Beh, per… guardarle quando ne abbiamo voglia. Mi riferisco soprattutto alle foto di quando ero piccolo e c’era ancora la miniera in funzione.”

Angus vide Niall irrigidirsi e d’istinto alzò la guardia anche lui.

“Non ho nessuna intenzione di cercare i negativi solo perché voi avete voglia di ristampare foto piene di morti. Puoi prenderti le mie, a patto che mi lasci quelle con tua nonna.”

“Ehi! Ma lì dentro che cosa c’è?” chiese Sybil indicando proprio quella scatola. “Non l’ho mai capito.”

“Non lo hai mai capito perché non ci sei mai arrivata con le mani e vorrei che la tradizione continuasse.”

Angus li guardò allarmato. Se l’avessero aperta e suo nonno avesse scoperto la sottrazione della chiave sarebbe stato sputtanato a vita. 

“Quindi?” incalzò Sybil.

“Quindi nulla che ti riguardi” sbottò Niall.

Ma Sybil si alzò comunque, la faccia curiosa e insolente dei suoi quindici anni da ragazzina viziata.

“Che male c’è se la apriamo? È talmente una noia stare qui!! Non prende neppure bene la radio!”

“Sybil! Smettila!” 

Sulle prime Angus non riconobbe la propria voce e non la riconobbero neppure gli altri, a giudicare dalle loro facce. Si era anche alzato in piedi, le mani aperte sul tavolo. Non era teatro contemporaneo, era terrore puro.

Sua sorella lo guardò come se lo vedesse per la prima volta. 

“Ehi, ma che ti prende?”

“Gli prende che è stanco” rispose Niall. “Tuo fratello sta per laurearsi e passa le giornate a studiare, mentre tu sei una capra in matematica. Ti basta come spiegazione o vuoi che ti interroghi sul programma di primo liceo?”

“Sybil, tesoro” si intromise sua madre, ma Sybil si era già ripresa dallo stupore e aveva alzato le mani. “Okay, okay. Quanto la fate lunga per una scatola di cianfrusaglie. E poi dite a me, che in camera mia ho troppa roba in giro…”

Tornò a sedersi e scoccò un’occhiata melensa verso Niall. “Nonnino, mi perdoni?”

“Bah. Se proprio ci tieni…”

Angus lasciò che l’aria tornasse a fluire liberamente nei suoi polmoni. L’improvviso gelo dell’anima misto a terrore che aveva provato lasciò il posto a una sete di birra che doveva assolutamente estinguere.


_____


“Ehi, che ti è successo? Quel demonio di tuo nonno ha ammazzato tutti?”

Murray aveva una matita mozza infilata dietro il padiglione auricolare e stava facendo i conti. 

“Quasi. Mi sono messo in mezzo e ho evitato il peggio. Dammi una Guinness, e poi se vuoi ti do una mano qui.”

“Mah, se proprio ci tieni… non mi sembra che ci sia poi tanta ressa. Questi turisti che girano per la costa arrivano con i piedi gonfi e non vedono l’ora di metterli ammollo e di chiudersi in tenda.” 

In quel momento entrò Keelan, che aveva la faccia di chi ha chiuso il cantiere e vuole solo rilassarsi.

“Byrne, ma oggi mi stai sempre tra i piedi!”

Murray sollevò un sopracciglio.

Angus decise che non voleva fargli sapere che quel pomeriggio aveva studiato The Flea osservando il mare dalla finestra della camera da letto di Sean Cullen. 

“Che cosa bevi, Andy?” tagliò corto.

“Quello che bevi tu.”

Murray gli servì una pinta. 

“Alla tua” disse Angus.

“Alla nostra. Ah, sono distrutto ma almeno Cullen m’ha richiamato. A proposito, Tom, devi sistemare il maledetto telefono a gettoni che hai nel retrobottega. L’ultima volta che l’ho chiamato da qui non funzionava la cornetta e se è urgente mica posso tornarmene a casa e telefonargli da lì!”

“E che colpa ne ho io se la compagnia telefonica ignora i miei reclami? C’è una cabina telefonica a Coppermine Road, usa quella! Come se la passa il nostro campione?”

“Ha detto che si sposta a Dublino per un lavoro ma non sa ancora quando. Una cosa che ha a che fare con un ponte sul Liffey.”

Le parole di Keelan restarono a galleggiare in aria, sopra la testa di Angus, che sollevò lo sguardo come per inquadrarle meglio. Sean Cullen a Dublino? Prima o dopo la sua Viva? Angus aveva la discussione l’ultima di giugno e mancavano due settimane. E poi, un ponte. Forse quello nuovo verso i Docklands? Lo stava costruendo la sua società? 

“Quello ha pure la segreteria telefonica come un cazzo di Primo Ministro” commentò Keelan.

“È normale?” chiese Angus. 

“La segreteria telefonica?”

“Che quelli del Nord facciano così tanti affari al Sud, voglio dire.”

Nessuno mi ha mai chiesto se sono cattolico o protestante aveva detto Cullen.

“Ragazzo, sui Cullen si può dire di tutto tranne che abbiano mai parteggiato per quegli stronzi dei lealisti. Però non ci andavano leggeri neppure con i repubblicani. Che io sappia, Lorna Doone è atea e ha messo piede in chiesa solo il giorno del matrimonio e solo perché non ne aveva potuto fare a meno. Sono sempre stati solamente grandi lavoratori. Vero Keelan?”

“Confermo. Quello due settimane fa mi ha accompagnato in tutti i negozi di materiale edile di Castletownbere e alla fine si è caricato anche lui i sacchi di malta sulla schiena, con tutto che ha le mani delicate.”

“Due settimane fa lui era qui?” chiese Angus sentendosi sempre più come Sybil davanti alla scatola di Niall. Tutto l’universo si era ridotto a un piattume banale, la radio non prendeva e della matematica non gli fregava un cazzo. 

“Si, mica trasmettono il mio cantiere in diretta nazionale. Come vuoi che mi dia indicazioni se non vede che cosa faccio? Oh, ma guarda chi arriva!”

Angus si girò anche lui verso la porta e inquadrò Nora O’Kelley che avanzava trionfante verso di loro. La accompagnava una delle sue amiche di Castletownbere, Susie, che Keelan squadrò subito da capo a piedi.

“Murray!” esclamò lei “mi hanno pagato lo stipendio. Il prossimo giro è mio.”

Suo malgrado, Angus si trovò un’altra pinta davanti e Nora vicinissima e invadente come al solito. Keelan si era già concentrato su Susie e Murray intanto metteva su i Soft Cell.

“Allora Byrne, che mi racconti? Come va con la tua tesi? Sei proprio un topo da biblioteca, sempre chiuso a studiare mentre qui è estate e ci si diverte. Murray ti ha raccontato che due settimane fa abbiamo avuto un ospite speciale? Tom, fagli vedere le foto del festival!”

Che foto?  

Tom tirò fuori una busta di carta da sotto il registratore di cassa e la posò sul bancone. 

“Non sei curioso?” chiese Nora.

Angus neppure si pose il problema di risponderle. Prese la busta e ne estrasse un piccolo album di scatti nei quali si vedeva la strada principale invasa di persone, Dwyer che suonava il suo flauto, un piccolo gruppo che ballava sotto il palco, i tavoli pieni e poi un ragazzo e una ragazza, prima seduti l’uno accanto all’altra al bancone con aria complice e poi in piedi, fuori. Il ragazzo aveva le lentiggini e i capelli rossi e un sorriso appena accennato, i canini nascosti. Appariva disteso e a proprio agio con Nora, e lei gli rivolgeva un sorriso che non era la solita smorfia da stronza. 

“Sean Cullen è un vero bocconcino. Così educato, viene proprio voglia di rieducarlo.”

“Nora, si può sapere che cazzo vuoi?”

“In queste foto manchi solo tu che te lo mangi con gli occhi, Byrne” sibilò lei.

La Guinness che aveva bevuto gli risali sotto pelle verso il viso, un calore che lo avvolgeva e gli rendeva difficile tenere insieme pensieri e parole. 

Nora lo aveva osservato, Nora sapeva cose.  Le sapeva anche Angus, ma per tutto quel tempo ne aveva minimizzato e alleggerito il carico. 

“Sai, mi ha detto di avere una fidanzata molto gelosa, a Belfast. Secondo me dovresti andare a fondo alla questione prima di fare figure di merda ma ti basti sapere che gliel’ho quasi strofinata in faccia e mi ha dato il due di picche.”

“Tu sei malata, Nora.”

“Oh, ma davvero? Proprio tu che fai il bigotto con me.”

Scivolò via dal bancone, verso il tavolo di Susie e Keelan. 

“Ehi, Andy! Ci dai uno strappo a Castle? Angus va a dormire presto come al solito!”

Angus restò a darle le spalle e si scolò il resto della sua pinta troppo in fretta. Il pub intanto si era riempito e nel vociare confuso gli sembrò di sentire la voce di Nora che lo salutava, ma non era poi tanto sicuro. Fatto sta che a un certo punto, lei e Susie erano sparite, e anche Keelan. 

Per l’ora successiva diede una mano a servire birra, servendone qualcuna anche a se stesso e a fine serata si trovò nel retrobottega a sfogliare le pagine gialle con le mani che gli tremavano e la testa che gli girava, alla ricerca di un numero di telefono, e nel mentre rideva della propria gelosia per non piangerci sopra.

Lo trovò, cazzo, era impossibile che non esistesse a Belfast un Sean Cullen, Ingegnere .

08 - 0232 - 444…

Salve, non posso rispondere. Lasciate pure un messaggio oppure contattate lo 0232…

Respirò sulla cornetta e si passò una mano sugli occhi. Poi riagganciò.

 
   
 
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