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Autore: Swan Song    06/07/2026    2 recensioni
A Kalispell, Montana, non succede mai niente di insolito. È la regola non scritta di chi vive tra le montagne, nel silenzio, nel semi-nulla. Ci sono i boschi e quella strana pace che sembra eterna.
Tutto cambia quando il lago restituisce un corpo e la realtà si spacca in due: quello che doveva essere un ritorno a casa si trasforma in un incubo ad occhi aperti, dove la paura diventa l’unica bussola e l’unico motivo per non restare soli.
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🍓 Romantic Thriller
🍓 Forced Proximity
🍓 Cozy Small Town
🍓 Serial Killer
Genere: Comico, Mistero, Romantico | Stato: in corso
Tipo di coppia: Het
Note: nessuna | Avvertimenti: Contenuti forti
Capitoli:
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XIII






Le spesse tende della camera di Alice ostacolavano il passaggio della luce. Considerata l'ora tarda a cui era andata a letto, ne era grata. L'unico suono distinguibile era il canto degli uccellini, intervallato dal transito sporadico di qualche automobile in lontananza. Nessuno di loro aveva turbato il suo riposo; un colpo secco che risuonò proprio sopra la sua testa, invece, sì.

Scattò a sedere sul letto e si guardò attorno, disorientata. Era da sola, consapevole che se anche avesse chiamato Luna in quel momento, Sebastian non sarebbe mai riuscito ad arrivare in tempo.

«Ma che diavolo...»

Scese al piano terra, infilò un paio di ciabatte e uscì in giardino.

«È uno scherzo, vero?» chiese, scorgendo James Volkov sul tetto dell'abitazione. «Cosa fa, la scimmia?!»

Si allontanò di qualche metro dalla facciata e alzò la voce per farsi sentire: «Hey!»

Lui sollevò appena la testa, interrompendo il movimento. «Buongiorno.»

«Buongiorno?»

James riprese subito il lavoro, battendo il martello sulle tegole. La donna salì i pioli della scala appoggiata alla parete esterna e lo raggiunse sul tetto.

«Signor Volkov...»

«James.» la corresse lui, senza interrompere l'attività.

Lei annuì. «Ehm, James, cosa ci fa qui?»

«Le serviva una mano.» rammentò lui scrollando le spalle.

La donna rimase immobile ad osservarlo per qualche istante, prima di sedersi sulle tegole. «La ringrazio... doveva farlo Aidan, ma...» serrò la mascella.

Lui le rivolse un'occhiata rapida, poi afferrò altri materiali. «Mi dispiace.»

«Che non è nemmeno colpa sua! Diamine, quella proposta era fantastica.»

James sollevò lo sguardo, notando l'abbigliamento leggero di lei, composto da pantaloncini corti e canotta, ma soprattutto i brividi che le scuotevano le spalle. «Dovrebbe rientrare.»

«No no, non serve.» rispose, stringendo le braccia attorno alle gambe e appoggiando il mento sulle ginocchia «Avrei voluto che lottasse un po' di più.»

Lui la guardò con simpatia. Faticava a trovare le parole adatte per rallegrarla; di solito era Steve a occuparsi dei discorsi. Rimasero in silenzio. Più il sole si alzava, più la temperatura diventava gradevole, provocando però una leggera sudorazione al lavoratore. Si sfilò un elastico dal polso e raccolse i capelli in un nodo sulla nuca. Alice rimase senza parole, osservando una goccia di sudore scivolare lentamente lungo la guancia e la linea netta della mascella.

Un'auto accostò davanti all'ingresso, perciò la donna si alzò e si diresse verso la scala, intercettando le voci di Sarah e Chris.

«Dico solo che non avresti dovuto invitarlo.» affermò lei.

«Ti prego, lo sai che è il modo migliore per togliercelo dalle scatole!» ribatté lui.

Sarah non trovò argomenti per replicare. Alice toccò terra e andò incontro ai due.

«Buongiorno!» salutò Chris con enfasi trillante, prima di rivolgere lo sguardo al tetto. Si sfilò l'orologio e lo passò a Sarah, che lo ripose subito nella borsa, poi le diede un bacio sulla guancia e salì la scala con agilità felina.

Alice inarcò un sopracciglio, poi simulò un colpo di tosse: «Di chi parlavate?»

«Del prete!» rispose la ragazza, contraendo il viso in una smorfia.

«Cos'ha combinato?»

«Lo ha invitato al BBQ!»

«Quale BBQ?»

«Ma il nostro, naturalmente!» controbatté Sarah, aprendo la portiera posteriore per estrarre due borse cariche di carne, mostrandole all'amica «Tu non preoccuparti, non dovrai fare niente. Appena Sebastian arriva gli faccio tirare giù la carbonella dal bagagliaio, che si renda utile!» aggiunse, entrando in casa.

La giornata assumeva una piega dinamica. Alice seguì Sarah all'interno, aiutandola a disporre la carne nel frigorifero e a preparare gli spiedini. Poco dopo, la porta si aprì di nuovo.

«Mamma?»

«In cucina!»

Luna fece la sua comparsa nella stanza. «Ciao, Sarah.»

«Ciao Luna, fammi un piacere, dì a Sebastian di tirare giù la carbonella dalla macchina di Chris.»

La ragazza annuì, afferrando un biscotto dal tavolo. «Le chiavi?»

«In borsa.»

Luna frugò tra gli oggetti dell'amica, estraendo l'orologio dell'agente: «Spero che qui dentro non ci sia anche lui!»

«Se non è ancora caduto, è sul tetto con James. Vedrai stasera... mi servirà una gru per muoverlo.»

Luna uscì in giardino e trovò Sebastian con le mani sui fianchi, intento a fissare i due uomini al lavoro sul tetto. «Che fai?»

«Supervisiono.» rispose lui, socchiudendo gli occhi per ripararsi dal sole.

«Supervisioni.» ripeté ella con le labbra serrate. Fece schioccare la lingua contro il palato e gli sventolò le chiavi davanti al viso. «Tira giù la carbonella dalla macchina di Chris, per favore.» Poi rientrò in casa.

Lui le fece il verso e si diresse verso il veicolo per prelevare i sacchi. «Ma di che hanno paura, di finire a secco?» brontolò, per poi voltari di scatto e trovarsi a un soffio da Steven Dalton.

«Dio!» urlò, colto di sorpresa.

«Sono solo io.» disse Steven, afferrando il secondo sacco «Dove li mettiamo?»

«Nel giardino sul retro. Che ci fai qui?»

«Chi credi abbia convinto James?»

Sebastian grugnì, andando a depositare la merce. Luna tornò all'esterno e manifestò stupore nel vedere il nuovo arrivato: «Steve! Aiutaci a montare il barbecue, per favore!»

Dalton assemblò la struttura in pochi minuti, sotto lo sguardo immobile di Sebastian.

«Ma tu non fai niente?» chiese Sarah, spuntando dalla cucina con un vassoio colmo di carne.

«Sto facendo la cosa più difficile di tutte, supervisiono!» chiarì Roman, piccato.

Sarah appoggiò il vassoio sul tavolo, rivolgendogli un'occhiata severa, prima di passare l'accendifuoco a Steven con un sorriso. «Può mica accenderlo?»

«Ma certo. E dammi del tu.»

«Beh, mamma, direi che il tuo tetto sarà finito entro stasera.» comunicò Luna con un mezzo sorriso.

«Perché?» chiese Alice, sollevando lo sguardo.

«Ci stanno lavorando in tre, e non aveva bisogno di grossi interventi.»

«In tre?» si inserì Sarah, distogliendo l'attenzione dal fuoco per un istante.

«È salito anche Steve.»

Sarah si girò di scatto, brandendo il forchettone da cucina. «Sebastian! Ti spezzo le dita se tocchi di nuovo la carne!»

«Sono lo sceriffo!» protestò lui.

«Andrò in galera, guarda!»

Non appena la tavola fu pronta, Alice si avvicinò alla scala per richiamare i presenti: «Venite giù! È pronto!»

Steve e Chris iniziarono la discesa, mentre James rimase sul tetto a sistemare le ultime tegole. Sarah e Luna si scambiarono un'occhiata perplessa. «Ma fa sul serio?» chiese la prima.

Sarah assunse un'espressione decisa e marciò sul prato. Luna inarcò un sopracciglio e Sebastian si posizionò al suo fianco. «Adesso lo sgrida.» ci scommise la ragazza.

Sebastian la guardò. «Ma no, figurati se...»

«Giù dal tetto, adesso! Non farmi salire!» urlò Sarah con un'autorità tale da far impallidire l'uomo, che si affrettò a scendere lungo i pioli.

«Non toccatela sul mangiare.» commentò Chris, allontanandosi rapidamente.

Nick Barnaby arrivò insieme al prete proprio mentre il gruppo si accomodava a tavola.

«Salve a tutti!» esclamò allegramente il sacerdote, stringendo Alice in un abbraccio. «Ciao cara!» proseguì, prima di sedersi di fronte a Sarah e Chris.

Barnaby aveva già focalizzato l'attenzione sulla montagna di carne a fondo tavolo. Alice fece un cenno d'assenso. «Servitevi pure!» annunciò, e i presenti iniziarono a riempire i piatti.

«Chi ha cucinato?» domandò Barnaby.

Sarah assunse un tono difensivo. «Io...»

«Ottimo, ne abbiamo per un esercito!» fece notare lui, accumulando una piramide di costine sul proprio piatto.

Luna si rivolse a Steve e James: «Allora, di dove siete?»

Steven sorrise. «Io sono di Brooklyn, lui è russo.»

Sebastian tossì, sorpreso. «Russo?!»

«Madre americana, padre russo, ad essere precisi.»

«Parla poco.» constatò il prete, sollevando il bicchiere vuoto «Chi ha la birra?»

«Padre!» lo richiamò Alice.

«Il vino va bene uguale.» ribatté lui, suscitando l'ilarità dei commensali.

Sebastian assaggiò una costina condita con la salsa e ne depositò subito una nel piatto di Luna. «Assaggia questa.» disse, spiando la sua reazione. Incassata l'approvazione della ragazza, prese a riempirle il piatto di porzioni. Quando ritenne la quantità sufficiente, riprese a consumare il proprio pasto. Sarah e Chris si scambiarono un'occhiata d'intesa, compiaciuti per la sintonia tra i due amici.

Il pranzo si svolse in un'atmosfera serena; l'appetito di Barnaby contribuì a ripulire le portate. La tranquillità si interruppe quando il sacerdote fissò Sarah e Chris. «Allora, quando devo prenotare la chiesa?» domandò, provocando l'immediata rigidità di Chris.

La tensione contagiò la tavola, e gli sguardi si concentrarono su Sarah.

«C'è qualcosa che non sappiamo?» indagò Luna.

La ragazza arrossì, scuotendo la testa. «Assolutamente niente!»

«Nulla, nulla.» confermò Halloway, fissando Sebastian nella speranza di un cambio di argomento.

Lo sceriffo Roman colse la richiesta d'aiuto: «Vecchio... Padre, come va la squadra di football?»

«Oh, siamo senza allenatore!»


Il gruppo trascorse l'intero pomeriggio attorno al tavolo, svuotando diverse bottiglie di vino, la cui responsabilità ricadeva in gran parte sul sacerdote. Sarah si era assopita contro Chris, la testa appoggiata alla sua spalla e la mano stretta al suo braccio; Luna si trovava in una posizione analoga accanto a Sebastian. Le risate si susseguivano grazie ai racconti di Steven sulle passate esperienze vissute con James, il quale, insolitamente, mostrava una certa disponibilità nel rispondere alle domande di Alice.

La padrona di casa si alzò per sparecchiare, ma Sarah e Luna scattarono subito in piedi. «Lascia, facciamo noi!» esclamarono, afferrando i piatti per portarli in cucina. Alice le seguì, ma il suono di alcuni colpi alla porta d'ingresso la indusse a fermarsi. «Vando io!»

Aprì la porta e si irrigidì. Luna e Sarah la raggiunsero, arrestandosi alla vista di Aidan sulla soglia.

Luna si schiarì la gola. «Cosa vuoi?»

Con due passi rapidi, James Volkov raggiunse l'ingresso, posizionandosi alle spalle di Alice come un'ombra imponente.

«Cosa vuoi?!» ripeté Alice, la voce gelida.

«Volevo salutarvi...» rispose lui, spostando lo sguardo sull'uomo in nero «Vedo che ti sei data da fare subito.»

Le due ragazze manifestarono sdegno: «Come ti permetti?!» esclamò Alice, anticipando la reazione degli altri. «Vattene!» ordinò in modo secco, mentre James si tendeva, pronto a intervenire.

«Questa è l'ultima volta che mi vedrai.»

«Addio, Aidan.» 
 

🍓
 

Era una giornata nuvolosa, quel giovedì 18 luglio. Luna si trovava al computer per occuparsi dell'organizzazione di un nuovo matrimonio, anche se quella sposa pareva avere bisogno di una psicologa anziché di una wedding planner.

La ragazza si tolse le ciabatte e intrecciò le gambe sotto il tavolo, premendo la punta dei piedi sul pavimento freddo; un sollievo indispensabile in quella giornata afosa, in cui le nuvole basse facevano da cappa. Lavorava in cucina, con il portatile appoggiato direttamente sul tavolo da pranzo.

«Aspetti, mi ripeta un secondo...» richiese, mordicchiando la matita tra i denti «Lei vuole i tavoli del rinfresco all'esterno disposti tutti a sinistra, mentre quelli da pranzo raggruppati sotto il tendone piazzato in mezzo al giardino.»

«Sì, è corretto!» trillò la cliente in videochiamata.

Subito dopo, la donna tornò a parlare dei suoi trascorsi amorosi, e Luna desiderò che la chiamata finisse all'istante. Alzò lo sguardo senza ascoltare una sola parola e vide James Volkov andare avanti e indietro per il giardino, intento a spostare oggetti e a sbrigare varie commissioni. Alice era fuori casa, dunque gli unici presenti in quel momento erano lei e James. Il che, secondo la prospettiva della ragazza, equivaleva a essere da sola.

Scosse la testa e tornò al proprio lavoro. Se c'era qualcuno che non poteva darle fastidio, quello era proprio James, anche se le veniva da sorridere al pensiero che l'uomo fosse diventato praticamente il tuttofare di casa.

«Hai capito? Posso darti del tu, vero?»

La voce della sposa la riscosse: «Uhm… sì sì, ho capito. Il tuo ex era un vero stronzo, mentre il tuo futuro marito a quanto pare è il principe azzurro! E beata te, cosa ti devo dire...»

«Sì, vedi, con il mio ex avevo una vera e propria relazione tossica. Lui fingeva di amarmi, ma in realtà non mi ha mai voluto bene. Guarda che anche il voler bene è importante, non c'è solo il sesso!»

Luna sgranò gli occhi ed appoggiò una mano sulla guancia, esausta. «Ma dai?»

Tutto quel discorso, però, le ricordava qualcosa. La questione non era esattamente identica, eppure le risuonava dentro.

«Non era mai presente per me, non c'era mai. Insomma, è quando hai bisogno che vedi chi conta davvero e chi si fa in quattro per te, il sesso è irrilevante a quel punto.»

Luna si irrigidì e il suo cuore prese involontariamente a battere a mille. Ascoltando quelle parole, avvertì l'irrefrenabile desiderio di correre ad abbracciare Sebastian e non farlo più andare via. Aveva voglia di stringerlo, baciarlo, coccolarlo. Cosa le stava succedendo?

Lo sapeva benissimo. Lo sapeva perché lui, per lei, c'era sempre stato.

«E quindi adesso mi sposo con questo amorevole uomo, il mio principe!»

«Sono contenta per te.» disse Luna, sforzando un sorriso verso la telecamera.

Un tuono rimbombò in lontananza e nel giro di cinque minuti un violento temporale estivo si scatenò su tutta la zona. «Ah, che palle!»

I temporali estivi erano peggiori della pioggia normale, perché davano origine a un'atmosfera tropicale in cui ci si ritrovava contemporaneamente bagnati e accaldati. Luna sollevò le spalle e proseguì il lavoro. «Tanto quel James non patisce manco l'inferno.» mormorò tra sé.

Invece se lo vide materializzato davanti un attimo dopo. Era comparso sullo zerbino di casa come un fantasma, completamente inzuppato, e si accingeva ad entrare.

«No!» urlò, allarmata «Fermo! Stop! Alt! Come cazzo si dice in russo?!»

Lui si bloccò sul posto come un automa, mostrando lo stesso livello di preoccupazione. Non gli era concesso nemmeno entrare in casa?

«Ma che succede?» chiese la sposa dal computer «Signorina Luna?»

«Io... devo andare, ti richiamo per i dettagli!» con un movimento brusco abbassò lo schermo del portatile e corse verso l'uomo «Non osare entrare in casa con i capelli gocciolanti! Mamma mi ammazza, hai capito?»

Nessuna risposta. James si limitava a fissarla. Stava per fare dietrofront, quando vide Luna correre velocemente in corridoio per poi tornare con un vecchio asciugacapelli in mano.

«Avanti.» ordinò, inserendo la spina nella presa della cucina più vicina e consegnando l'apparecchio al disgraziato, che lo studiò interdetto. Dunque si allontanò di qualche passo e si appoggiò all'isola della cucina. «Che ci fai qui? Credevo non patissi nulla, incredibile Hulk!»

«Avevo sete.»

«Eh?? Scusa, ma con il rumore del phon non sento!»

«HO DETTO CHE AVEVO SETE!»

Lei sorrise. «Ah, ma allora quando vuoi parli!»

Lui la fulminò con lo sguardo, spegnendo l'apparecchio. «Avrei finito.»

Lei si riavvicinò per controllare che fosse tutto asciutto, vestiti compresi, poi concesse il via libera. «Puoi avanzare, soldato!» disse, ridendo.

Non poteva immaginare che lui l'avrebbe presa alla lettera: fece due passi esatti in avanti e si bloccò di nuovo. Luna trovava la situazione divertente, le sembrava di essere tornata bambina: «Che figata!» trillò, riportando il phon al suo posto.

«Se posso chiedere un bicchiere d'acqua...» borbottò lui, girando la testa dall'altra parte.

Luna gettò una rapida occhiata all'orologio da parete. «Solo un bicchiere d'acqua? Cristo, è quasi l'una! Avanti, siediti.»

James rimase immobile.

«Siediti, ho detto!»

Lui obbedì, occupando una delle sedie a capotavola con la grazia di un peso massimo e facendola stridere sul pavimento. Si sistemò a gambe aperte, secondo la sua abitudine, e appoggiò i gomiti sul tavolo. Osservò la ragazza chinarsi per frugare nel frigorifero, finché non riemerse con un contenitore in mano.

«Tadaaan!»

L'uomo abbassò lo sguardo sul cibo e un improvviso crampo gli strinse lo stomaco. Il rumore fu chiaramente udibile. Luna si voltò e scoppiò a ridere, mentre lui arrossì di colpo, concentrandosi sulle proprie mani.

«Non ti imbarazzerai mica perché hai fame!» disse lei, armeggiando con bicchieri, forchette, tovaglioli e piatti.

«Ti ringrazio, ma non posso mangiare qui.» bofonchiò.

«Perché no? Vuoi svenire su quel tetto? È tutto il mattino che lavori, e ora piove, quindi starai qui e mangerai con me.»

«Ma io...»

«Non vorrai far pranzare una povera ragazza da sola!» chiarì lei, inarcando le sopracciglia. La motivazione fu sufficiente a convincerlo. «No... okay.»

Lei afferrò la tovaglia e la stese sul tavolo. «Alza i gomiti. Alzali!»

Lui obbedì di nuovo.

«Sai cos'è questa?» chiese lei, entusiasta, posizionando il contenitore al centro. Sollevò il coperchio e James si sporse in avanti per esaminare il contenuto. «Uhm... riso?»

«Semplice riso? Questa è una favolosa insalata di riso! Quella di mia madre è la migliore!» si grattò il mento, riflettendo «Anche se sono sicura che Sarah Collins direbbe lo stesso della sua... o anche Chris Halloway, ma lui è di parte. Insomma, la morale della favola è che io non ho mai voglia di cucinare e la mamma mi lascia le cose pronte! Oppure ordiniamo d'asporto quando sono con Sebastian...»

«G-grazie.»

«Mangia, Hulk.»

A quel punto lo vide abbassare la testa sul piatto, consumando il cibo velocemente. E meno male che aveva solo sete... pensò. Non mangiava con le mani solo perché lei lo aveva dotato di una forchetta.

Luna cominciò a mangiare a sua volta, continuando a osservarlo con curiosità. James si sentì studiato. Sollevò lo sguardo con le guance piene.

«Perché non parli?» lo incalzò lei, mossa da curiosità.

«Adesso parlo.»

«Sì, rispondi solo se ti faccio delle domande...»

Per lui, tuttavia, quello rappresentava già un enorme passo avanti.

«Hai avuto qualche trauma infantile o i russi sono così di natura?»

Lui strinse le spalle. «Può darsi che i russi siano così di natura.»

Lei accettò la risposta come una mezza verità. «Sì... non siete proprio come noi, decisamente!»

James si lasciò sfuggire un leggero sorriso. «Voi siete troppo espansivi.»

«E voi non lo siete per niente! Ma... non mi dai fastidio se stai zitto. Sebastian parla fin troppo.»

Lui accennò un'altra risata e lei scelse di proseguire il pranzo in silenzio per non metterlo in difficoltà. Dopo dieci minuti, afferrò il telecomando per accendere la televisione, poi si voltò verso di lui per tirare le somme. «Sei simpatico, James.» valutò. Per lei la riservatezza non era qualcosa di negativo.

Lui, non essendo abituato a ricevere complimenti, arrossì lievemente. Nascose l'imbarazzo abbassando di nuovo il viso sul piatto.

Quando Alice Armstrong fece ritorno a casa, si trovò davanti un'atmosfera insolitamente domestica: James Volkov indossava un grembiule rosa ed era intento a lavare i piatti. Dovette fare un enorme sforzo per trattenere le risate.
 

🍓
 

Sebastian varcò la soglia della stazione di polizia fischiettando e trotterellando gongolante. La segretaria lo accolse con un normale «Buongiorno», ma lui ricambiò con un veloce bacio sulla guancia a suon di: «Buongiorno anche a te, principessa!»

Poi continuò a sgambettare per tutto il corridoio, cantando la colonna sonora di Titanic a squarciagola. La vecchietta sbatté più volte le palpebre, rimanendo imbambolata sul posto. Si toccò la guancia con la mano rugosa e, per finire in bellezza, si voltò ad osservargli il sedere come ogni mattina.

«Ma che ha oggi?» si chiese, come se fosse l'enigma della vita.

Dalle note del Titanic, lo sceriffo Roman era passato a I Wanna Know What Love Is, cantata più stonato di una capra, fino a giungere agli armadietti di servizio, dove si munì di fondina ascellare e pistola.

«Oh, ciao, Lobascio!»

Il collega, dopo essersi tolto le mani dalle orecchie - alle quali teneva parecchio - ricambiò con un'espressione perplessa. «Capo... tutto okay?»

Lo vide sorridere come un bambolotto, raggiante, estasiato.

«Capo... sei fatto?»

«No! Perché? Sto alla grande!» comunicò lui con un sorriso e una pacca sulla spalla.

Fece una giravolta su sé stesso, chiuse l'armadietto ma poi si ricordò di aver dimenticato il paraorecchie per il poligono; lo riaprì di scatto, rischiando di prendere in pieno Severino nel processo: «Capo!» disse il giovane agente, disperato «Capo, non mi uccidere, ti prego! Sono smemorato, lo so, ho dimenticato il mio paraorecchie!»

In effetti, conoscendo il carattere impulsivo di Sebastian, anche Lobascio temeva il peggio. E non era la prima volta che Severino combinava qualche pasticcio. Ma Sebastian sorrise ancora più beato: «Non ti preoccupare, Seve. Tutti possiamo sbagliare, sei giovane e puoi commettere degli errori. Ricordati la prossima volta di lasciare il paraorecchie qui nell'armadietto. Non portarlo a casa. Per ora usa pure quello di sostituzione.»

Un secondo di silenzio. Lobascio rimase con occhi e bocca completamente sgranati.

Due secondi di silenzio. Severino pensava di essere ancora addormentato nel letto di casa sua.

Tre secondi di silenzio. Sebastian non accennava a togliersi quel sorriso serafico dalla faccia.

Al quinto secondo, Severino optò per ringraziare in maniera servile, inchinandosi al cospetto dello sceriffo, mentre Lobascio scosse le spalle e si accese una sigaretta. «Bah.»

Scesero tutti al poligono di tiro, nei piani inferiori, dove Chris Halloway li accolse con un grande sorriso. «Ragazzi... buongiorno!»

Sebastian non si lasciò scappare l'ennesima giravolta, canticchiando un altro motivetto.

Lobascio sospirò. «Fermalo tu, se ci riesci, Halloway.»

Chris osservò l'amico con sguardo interrogativo. «Tutto bene, Seb?»

«Sì... perché oggi tutti mi guardate in maniera strana?»

«Perché forse ti stai comportando in modo strano?»

Lui strinse le spalle. «Sono sempre lo stesso!»

«Non credo proprio.»

In lontananza si sentì un rumore simile a una mandria di bufali impazziti, e di lì a poco giunse Nick Barnaby: sudatissimo, accaldato, disperato e, per finire, affamatissimo.

«Scusa il ritardo, capo, c'era un gattino che doveva attraversare le strisce pedonali!» Era pronto agli insulti dello sceriffo Roman, anche perché sapeva benissimo che nessuno credeva a quelle scuse, nemmeno lui.

«Non ti preoccupare, Nick, capita a tutti di arrivare con un po' di ritardo.» ribatté invece Sebastian, caricando l'arma.

«M-ma…» balbettò Barnaby assai stupito, mentre Chris fissava l'orologio.

«Capo... è in ritardo di quaranta minuti!»

«Massì… oggi chiuderò un occhio.»

A quel punto i colleghi si fissarono l'un l'altro, allibiti. Barnaby guardò Lobascio, Lobascio guardò Severino e Severino guardò Chris con occhi sognanti.

Halloway si azzardò a parlare: «Sebastian, insomma... si può sapere che hai combinato?»

«Una notte da leoni.» si limitò a rispondere con disinvoltura.

Chris, elaborando l'informazione, diventò rosso come un peperone e rimase paralizzato sul posto. «Una... una notte da leoni? Con Luna?!»

«Ha!» se la rise Barnaby, facendo strani gesti ammiccanti con le dita «Dunque avete fatto zing, eh?»

Lobascio era l'unico che lavorava sul serio, intento a sparare ai cartonati già da dieci minuti buoni. Chris, invece, mostrava la stessa espressione di Severino: entrambi erano completamente sotto shock.

«Beh?» chiese Sebastian, guardandoli entrambi con un sopracciglio alzato.

Barnaby lo sovrastò, afferrandolo per le spalle senza alcuna intenzione di mollarlo: «E ora sei innamorato di Luna. Tu sei innamorato!»

Sebastian sbuffò ed evitò il contatto visivo. «Ma che dici...»

«Sei innamorato cotto!»

Chris sollevò una mano. «Ed ecco spiegato il suo strano comportamento!»

«Ragazzi... non sono innamorato!»

«Ah, no? Cosa avete fatto questa mattina appena svegli?» si intromise Barnaby, curioso come una scimmia. «Avanti capo, dillo.»

Sebastian mosse le spalle e cercò di ricostruire gli eventi, ma non appena la sua mente ripensò a Luna, un altro sorriso ebete gli si dipinse sul volto: «L'ho guardata dormire. Quando lei ha aperto gli occhi, io ero lì che la fissavo e ci siamo sorrisi... è bellissima. E poi le ho chiesto di darmi il buongiorno in italiano...»

«Vomito.» commentò Lobascio in sottofondo, sparando un altro colpo per contrastare l'atmosfera sdolcinata.

«Dio, amico, non ti facevo così smielato!» commentò anche Chris, porgendo gli occhiali a Severino. «Seve, ti dispiace? Non posso usarli per sparare.»

Il giovane, come se si trattasse di una preziosa reliquia, li afferrò per custodirli gelosamente; quando la sua mano sfiorò quella di Halloway per poco non svenne.

«È l'amore che lo riduce così!» ridacchiò Nick, senza fare assolutamente nulla «Anche tu diventerai così con Sarah, se non peggio.»

Severino strinse gli occhiali di Chris ringhiando tra i denti, ma allo stesso tempo immaginò sé stesso e la sua cotta segreta in una scena romantica. Tutta colpa dello sceriffo.

«Amico... parliamo di te, piuttosto.» riprese quest'ultimo «Quando pensi di fare la proposta a Sarah?»

Quelle parole stroncarono le fantasie del povero Severino. Chris arrossì ma non si tirò indietro, non davanti ai suoi amici. «Io... ci sto seriamente pensando, ragazzi.»

«Uh! Uh!» spettegolò Barnaby «Qualche idea?»

«In realtà, più che il quando dovresti dirci il come.» proseguì Sebastian, sparando qualche colpo sul bersaglio.

«Non so nemmeno quello. E se mi prende per pazzo? E se mi rifiuta?»

«Ti rifiuta? Ma che cazzo dici! Siete praticamente già una coppia!» commentò Barnaby.

«Sì, ma non la siamo ufficialmente, no? Dio, sembrerò solo uno stupido.»

Sebastian gli poggiò una mano sulla spalla, guardandolo dritto negli occhi con serietà. «Amico... non ti prenderà per pazzo e non rifiuterà. Non può dire di no a una proposta del genere.»

A quel punto videro Severino sbiancare, pur riuscendo a restare in piedi. Era visibilmente sconvolto.

«Non infilarti nel matrimonio, ragazzo, io ci sono dentro e non è il massimo della vita!» raccontò Lobascio, cambiando caricatore «Le mogli comandano sempre!»

«Ma hai anche due meravigliose bambine, Lobascio!» sorrise Barnaby in modo pacifico.

«Questo è vero.»

Chris arrossì, disorientato. «Io... pensavo di invitarla al lago e...»

«E cosa? Far portare l'anello da un pesce pagliaccio? Andiamo, il lago è banale!» sentenziò Barnaby, continuando a non fare nulla.

«Questa volta concordo con Nick.» proseguì lo sceriffo Roman «Il lago è a due passi da noi, e se vuoi sapere la mia, c'è un solo modo per chiedere a una donna di sposarti.»

«Ecco, parla l'esperto.» se la rise Barnaby.

«Hey. Io ho avuto più di...»

«Cinquanta donne, sì, lo sappiamo. Eppure sembri rincoglionito solo per una, adesso!»

Risero tutti, tranne Severino. Dopo che i colleghi ebbero intonato il coro "Lo sceriffo è innamorato!" per cinque volte consecutive, Chris riprese la parola: «So cosa intendi, amico. Una cena.»

Con Sebastian non si poteva sbagliare: o si parlava di donne o di cibo. E se le due cose coincidevano, era ancora meglio.

«Sì. Conosci "La Terrazza sul cielo?" È un ristorante particolare a Columbia Falls, a ventisei minuti da qui in macchina se non c'è traffico.»

«Sì… lo conosco di nome, ma non ci sono mai stato.»

«Se vuoi fare la tua proposta, portala lì.»

Chris era quasi convinto: «Ma... come farò?»

«Usa una scusa.»

«E cosa le dirò?»

«Se vuole sposarti.» scherzò Barnaby, rimediando un altro scappellotto da Sebastian.

«Intendo come glielo dirò, idiota! Con quali parole! E dove metterò l'anello?»

«Evita di nasconderlo nel cibo, o rischia di soffocare.» consigliò Lobascio.

Barnaby si lanciò in un'idea tutta sua: «Ecco, potresti appendere l'anello a uno spago, che poi verrà calato dal soffitto e le scenderà dritto davanti alla faccia, e - »

Non riuscì a terminare la frase perché un sonoro tonfo risuonò alla loro destra: Severino aveva perso i sensi.









Angolo Autrice:

Carissimi, siamo a circa metà storia, direi! Grazie mille per essere arrivati fin qui, e naturalmente grazie alle ragazze che recensiscono. <3
Come ogni killer che si rispetti anche il nostro (i nostri?) si fa attendere, ma preparatevi alla famosa cena alla Terrazza!

Alla prossima, 

Swan Song


 

 

  
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