Sebbene sia consapevole che sia lei a dover compiere la scelta finale, Ha-neul sente il bisogno di ricevere quanti più pareri e punti di vista possibili. Si confronta con i suoi colleghi, con Chae-won, con i colleghi di Chae-won, persino con le infermiere che hanno in cura suo padre, e ognuno le dà una risposta diversa contribuendo ad aumentare la sua confusione anziché chiarire i suoi dubbi.
Be', le infermiere in verità non le danno una risposta vera e propria, piuttosto si limitano ad ascoltarla quasi forzatamente mentre racconta la storia a suo padre e, quando vengono interpellate da Ha-neul, fingono di avere un'emergenza e di dover scappare, ma che la cosa più importante è che "segua il suo cuore e vedrà che non sbaglierà", prima di defilarsi.
A Chae-won e di conseguenza ai colleghi della sua amica non racconta la storia per intero perché per farlo dovrebbe tirare in mezzo Oh Dong-yul e non può farlo. Non racconta né delle poesie né del reale motivo per cui Yong-soo l'abbia ferita, si limita a dire che è tornato da lei con l'intenzione di riconquistarla perché si è reso conto di amarla.
Inevitabilmente questo porta tutti loro a esprimere un giudizio senza conoscere il quadro completo, motivo per cui tutti quanti dipingono Yong-soo come il solito uomo pieno di campanelli d'allarme e le consigliano di mandarlo a quel paese. Be', tutti tranne una, che dopo aver visto una foto del diretto interessato, le dice che se non ha intenzione di riprenderselo allora è completamente pazza e che se proprio non lo vuole allora è contenta di avere la strada spianata, domandandole per giunta se può fare da intermediaria e organizzarle un incontro. Inutile dire che Ha-neul l'ha disintegrata con lo sguardo dopo quella sua richiesta.
Quanto al suo team, Choi Hyun le dice che se è davvero innamorata allora dovrebbe perdonarlo. Onestamente Ha-neul non si aspettava niente di diverso da parte sua, considerando la sua completa assenza di rispetto verso se stesso e la tendenza a ritornare con la sua fidanzata ogni singola volta sebbene sia evidente quanto siano nocivi l'uno per l'altra e viceversa.
Kim Sa-ra, al contrario, le consiglia di lasciar perdere. Anche in questo caso Ha-neul aveva già previsto la risposta che le avrebbe dato.
Persino Lee Mi-yeon, che di solito è ottimista, le suggerisce di chiudere con lui visto quanto l'ha fatta soffrire, ma il suo è un punto di vista pressoché imparziale, siccome ciò che le interessa veramente è coinvolgerla nell'ennesimo appuntamento al buio di gruppo. E inoltre, essendo che di recente l'affitto del suo appartamento è aumentato e c'è una terza stanza libera, vuole a tutti i costi convincere Ha-neul a trasferirsi da lei e dalla sua coinquilina. E non lo dice perché non crede nelle buone intenzioni di Mi-yeon, bensì perché l'ha affrontata a riguardo e lei non ha detto nulla per smentirla.
Infine, Ahn Young-seo cerca di non sbilanciarsi troppo perché non vuole condizionarla. Le consiglia di optare per un approccio pratico e analitico e valutare le due strade considerando i pro e i contro, cosa che Ha-neul fa, ma non riesce comunque a venirne a capo.
Se lo perdonasse, sa che la amerebbe con tutto se stesso e farebbe di tutto per renderla felice, e lei farebbe lo stesso con lui.
Se lo perdonasse, non ha la certezza che non la ferirà mai più, teme che al prossimo scoglio o al prossimo malinteso lui possa tirarsi indietro e spezzarle di nuovo il cuore.
Se non lo perdonasse, soffrirebbe all'inizio ma poi la supererebbe e andrebbe avanti con la sua vita, tornando a essere felice.
Se non lo perdonasse, passerebbe il resto dei suoi giorni a domandarsi se sia la scelta giusta o se abbia perso l'occasione di stare con quello che potrebbe essere l'amore della sua vita.
Quindi che fare? È passata quasi una settimana e sente ancora di essere al punto di partenza. Se solo ci fosse ancora sua madre... lei sarebbe stata l'unica in grado di aiutarla. Era l'unica persona a conoscerla più di quanto lei conosca se stessa e a sapere sempre cosa è meglio per lei.
In questi momenti le manca più che mai.
La cosa peggiore è che più tempo passa e più i ricordi che ha di lei sbiadiscono. Ogni tanto va in crisi perché si rende conto che non si ricorda più com'è stata l'ultima volta che hanno fatto qualcosa insieme: l'ultimo compleanno, l'ultima volta che hanno mangiato insieme o che hanno fatto shopping, l'ultima volta che hanno riso insieme... La sua risata, non se la ricorda più. Non si ricorda nemmeno il suo sorriso. Nelle foto non sorrideva mai, quindi quando le capita di riguardarle non le vengono in aiuto e anzi, le fanno solo sentire un'enorme stretta al cuore.
Lo stesso effetto glielo provoca ascoltare dei suoi vecchi messaggi vocali. Ha bisogno di farlo perché le manca e vuole sentirla vicino a sé, ma al tempo stesso fa così male che pensa che, in fin dei conti, non sarebbe così male dimenticare.
In questo momento è appoggiata con le braccia sul davanzale del balcone a guardare la luna. Le è capitato di farlo un po' di volte sin da quando ne ha parlato al telefono con Yong-soo. Per qualche motivo, incantarsi a fissarla la aiuta a staccare la mente e a smettere di pensare, ed è proprio quello che ci vuole in giornate come questa in cui la sua mente non le ha dato alcuna tregua.
A un certo punto il cellulare prende a vibrarle nella tasca, così lo tira fuori per vedere di chi si tratta.
Strabuzza gli occhi. È una chiamata di Yong-soo. Non ne ha mai ricevuta una, le uniche volte che sono stati al telefono era stata lei a chiamarlo. «Pronto?» risponde.
«Ha-neul» lo sente dire dall'altra parte del telefono, e il suo tono di voce è strano rispetto al solito. Ha la voce rauca e sembra affannato.
«Va tutto bene?» le viene naturale chiedere.
«I-Io ho... ho la f-febbre e la nausea» risponde semplicemente, e pare quasi stia tremando. «Mia madre non c'è e-e Seo-jun è f-fuori città, non sapevo chi a-altro chiamare» aggiunge.
"Si vede proprio che è un uomo, sembra sul letto di morte ed è solo un po' di febbre" pensa fra sé e sé Ha-neul.
«Di cosa hai bisogno?» domanda. Potrebbe fargli recapitare a casa del porridge, a quanto sa aiuta in queste situazioni. Oppure, se non le ha a casa, può portargli delle medicine.
«Ho bisogno di te» replica Yong-soo. Non era questa la risposta che voleva ricevere da lui, ma non per questo non viene apprezzata.
Ha-neul rotea gli occhi. Questa chiamata non ci voleva proprio. Stava guardando la luna proprio per non stare a pensare a lui, eppure in qualche modo sente come se l'avesse evocato.
«Va bene, arrivo» dice infine maledicendosi da sola, prima di mettersi giù. Può fingersi forte e risoluta quanto vuole, ma non riesce a fare a meno di lui.
Neanche dieci minuti dopo è già fuori dal suo appartamento e sta prenotando un taxi che la porti fino a Doojong.
Una volta a destinazione, si catapulta fuori dall'auto e corre verso l'ingresso. Si toglie le scarpe e bussa alla porta, ma non giunge alcuna risposta. Attende qualche secondo, ma nessuno viene ad aprirle.
«Yong-soo?» lo chiama a voce alta.
Ancora niente.
Non si sarà mica addormentato? Se dovesse rendersi conto che l'ha fatta andare fino a lì per niente...
«Yong-soo!» esclama alzando il tono di un'ottava.
Tira fuori il cellulare e lo chiama. Sente la suoneria provenire dall'interno della casa ma di lui nessuna traccia. Si avvicina alla finestra che dà sulla sua stanza e, aiutandosi con la torcia del cellulare, cerca di individuarlo attraverso le tende. Neanche in questo caso ha successo.
A pensarci meglio, però, la suoneria sembrava provenire da un'altra stanza, non dalla sua camera. Prova a chiamarlo di nuovo e a concentrarsi sul seguire il suono, che la conduce verso la finestra che affaccia sul salotto. Punta la torcia contro il vetro e sussulta non appena individua l'uomo steso a terra a faccia in giù accanto al divano e il cellulare accanto a lui.
Sembra che sia svenuto, e la cosa fa allarmare Ha-neul che comincia a gridare il suo nome e a battere le mani sulla finestra nella vana speranza di svegliarlo.
Solo all'ultimo si ricorda che sotto il tappeto all'entrata c'è una copia delle chiavi di casa. Va a prenderle e finalmente riesce a entrare.
Corre verso Yong-soo. Lo gira a pancia in su e già solo venendo a contatto con le sue braccia per spostarlo si rende conto di quanto sia bollente. Posiziona un cuscino sotto la sua testa, gli solleva le gambe verso l'alto e lo chiama ripetutamente.
Dopo circa un minuto e mezzo, lo vede aprire gli occhi. Sospira e poi gli getta le braccia al collo. «Yong-soo!» esclama ed è sul punto di commuoversi. Si è spaventata tantissimo.
Lui non risponde, dev'essere ancora confuso oltre che privo di forze.
«Devi avere la febbre altissima. Che cosa devo fare? Devo chiamare i soccorsi? Devo portarti all'ospedale?» domanda Ha-neul in preda al panico, risollevando il busto ma rimanendo vicina a lui. Forse è tutto esagerato, ma d'altronde non si è mai ritrovata in una situazione simile e non ha idea di come comportarsi.
Yong-soo ovviamente non le può essere d'aiuto in questo momento e questo non fa che aggravare l'angoscia provata da Ha-neul, nonché la frustrazione per il suo senso di impotenza.
Fa per rialzarsi in piedi per andare in bagno a cercare un termometro e degli antipiretici, ma Yong-soo allunga un braccio per prenderle la mano e trattenerla.
«No, non andare» bisbiglia con tono di supplica.
«Sto solo andando a prendere delle medicine» spiega Ha-neul.
«Ok, ma poi torni, vero?» chiede e agli occhi di Ha-neul appare come un bambino impaurito. Non è da Yong-soo essere così vulnerabile e smarrito. Annuisce e lui, dopo essere stato tranquillizzato, molla la presa su di lei così che possa alzarsi in piedi e provvedere a lui.
Come prima cosa, vedendo che sta iniziando a tremare, prende la coperta da sopra il divano e gliela avvolge attorno. In seguito, bagna un asciugamano con dell'acqua fredda e, dopo averlo arrotolato su se stesso, lo poggia sulla fronte dell'uomo.
Consultando i diversi cassetti del mobiletto in bagno alla fine riesce a trovare un antipiretico per far scendere la febbre. Corre di sotto e va a prendere un bicchiere d'acqua, infine torna da Yong-soo. «Ho trovato questo, è paracetamolo» dice. Cerca di aiutarlo a sollevare il busto affinché riesca a mandare giù la compressa, ma lui oppone resistenza: «Quello no, sono allergico».
Ha-neul perde un battito. Non riesce a credere di aver rischiato di provocargli un attacco di allergia senza saperlo. E se gliel'avesse somministrato senza prima dirgli di che cosa si trattasse? Non vuole neanche immaginarlo.
«Sei allergico al paracetamolo?» ripete. Non credeva nemmeno fosse possibile.
«Sono allergico a tantissimi farmaci» specifica e lei rotea gli occhi. Forse sarebbe stato meglio saperlo prima. «Quelli che posso prendere credo siano finiti, ma non ce la facevo ad uscire di casa per ricomprarli.»
A quel punto le risorse di Ha-neul si esauriscono, non sa cos'altro fare per aiutarlo. Inoltre vuole evitare di peggiorare la situazione agendo con imperizia, come ha appena rischiato di fare, pertanto prende il cellulare e prenota un'altra corsa con Kakao T, questa volta in direzione dell'ospedale più vicino. Deve portare Yong-soo al pronto soccorso e farlo visitare.
Mentre aspetta che il taxi arrivi davanti a La Casa di Bo-ra, va in camera di Yong-soo e comincia a cercare uno zaino o una borsa. Trova il borsone della palestra, lo svuota da tutto quello che c'è dentro, la borraccia, l'asciugamano, i paracalli e ci infila dentro un cambio di vestiti puliti e un pigiama, docciaschiuma, spazzolino e dentifricio e un deodorante. Non sa se lo terranno in osservazione per la notte, nel dubbio meglio essere preparati.
Dopodiché riceve una notifica sul cellulare che le segnala che il taxi è fuori casa. Torna in salotto da Yong-soo e lo aiuta ad alzarsi.
Prende il portafoglio dell'uomo appoggiato sullo svuota tasche all'ingresso, dopodiché escono. Si rimette le scarpe, quanto a Yong-soo lo lascia con le ciabatte ma prende da terra le sue scarpe da ginnastica e le infila nello scomparto del borsone dedicato.
Il tassista, vedendola in difficoltà, scende dal veicolo e le dà una mano. Le prende il borsone dalle mani, dopodiché si avvolge un braccio di Yong-soo attorno alle spalle e lo guida fino alla portiera. Gliela apre e lo aiuta a sedersi.
Ha-neul si siede al suo fianco e gli mette la cintura di sicurezza. Solo quando l'auto è in moto da qualche minuto, Ha-neul nota che Yong-soo sta tremando. Avrebbe dovuto portarsi dietro la coperta, ma ormai è tardi per tornare indietro.
Si toglie la felpa e gliela posa sopra, sebbene non sia grande abbastanza per coprirlo tutto. Gli lascia scoperta gran parte del busto.
Il pronto soccorso è a un quarto d'ora di distanza, poco fuori da Doojong. Insieme al tassista, Ha-neul riesce a portare Yong-soo dentro. Lo fa sedere in una delle sedie nella sala d'attesa, mentre lei va a prendere un numero per l'accettazione.
Ha il numero trentuno e sono a malapena al sedici. "Sarà una lunga notte" pensa Ha-neul.
Va a sedersi affianco a lui, il quale sta continuando a tremare. Il suo viso è pallido e le labbra sono secche e dal colorito violaceo.
«Ti va un tè caldo? Servirà a riscaldarti, e anche per attenuare la nausea» propone, vedendo in fondo al corridoio un distributore automatico.
Yong-soo non risponde, sembra perso nei suoi pensieri.
«Yong-soo» lo chiama e lui si volta verso di lei confuso: «Hai detto qualcosa?».
Normalmente reagirebbe male perché detesta ripetersi, ma vista la circostanza chiude un occhio. «Vado a prenderti del tè caldo» dice, senza stare ad aspettare una sua risposta affermativa.
Neanche un minuto dopo è già di ritorno, con un caffè per lei nella mano destra e un tè per lui in quella sinistra. Gli passa il bicchiere e lo costringe a berne un po', ignorando le sue proteste. «Ti farà bene» insiste e lui si sforza di mandarlo giù anche se non ha voglia di mangiare né di bere niente.
Suo malgrado deve ammettere che sta funzionando, perlomeno sta riuscendo a riscaldarsi.
«Tua madre dov'è?» gli domanda a un certo punto. È giovedì sera ed è molto tardi, non è da lei non essere a casa.
«In ospedale» risponde dopo aver deglutito un altro sorso di tè, e Ha-neul si allarma: «Nemmeno lei sta bene?» domanda.
«Sono i suoi reni. Non si sa bene cos'abbia, ma non funzionano più a dovere. È andata in ospedale tre giorni fa per degli accertamenti.»
Gli occhi di Ha-neul si riempiono all'istante di lacrime. «Perché non me l'hai detto?»
Non vorrebbe sgridarlo, ma non può fare altrimenti. Avrebbe voluto saperlo. Anche se non la vede da più di un mese, tiene molto alla signora Baek e si preoccupa per lei e per la sua salute.
Yong-soo apre la bocca per risponderle, ma Ha-neul riprende la parola. «È in questo ospedale?» gli chiede. Se così fosse, le piacerebbe andare a visitarla, sempre che sia possibile.
«No, è in cura a Seongnam» risponde e Ha-neul sospira delusa. «Seo-jun aveva un corso di aggiornamento e rientrerà domenica mattina» aggiunge, anticipando la risposta alla sua prossima domanda.
«Hai scelto il giorno giusto per ammalarti» commenta Ha-neul sarcastica.
«In realtà... in realtà sto male da quasi una settimana. Ho sorvolato perché pensavo non fosse niente di che, la febbre non era altissima, non scendeva con i farmaci ma comunque era gestibile. Ho cercato di resistere pensando fosse questione di pochi giorni, ma oggi è peggiorata» spiega e Ha-neul sgrana gli occhi: «Perché diavolo hai pensato che fosse una cosa sensata da fare?» lo rimprovera alzando la voce, fregandosene dei presenti che si voltano nella sua direzione per squadrarla.
«Ho bisogno di lavorare, non posso permettermi il lusso di stare a casa quando sto male» replica soltanto e Ha-neul rotea gli occhi. Capisce la situazione ma comunque lo considera uno sprovveduto. Avrebbe perlomeno dovuto farsi visitare invece che aspettare e sperare che tutto si risolvesse come per magia.
«E il nuovo inquilino?» domanda poi, cambiando discorso per evitare di arrabbiarsi ulteriormente. A quanto sapeva da Yong-soo, aveva preso in affitto la stanza per l'intero semestre, eppure Yong-soo si trovava a casa da solo.
«La sera esce sempre e rincasa tardi, e poi non ho tutta questa confidenza per far sì che cancelli i suoi piani per prendersi cura di me» scrolla le spalle.
Ha-neul nota che nel frattempo che parlavano, Yong-soo ha finito di bere il suo tè. Gli domanda se ne voglia altro ma lui risponde di no.
Poi dà un'occhiata al tabellone. Sono arrivati al numero ventuno. La cosa peggiore è che, anche se l'accettazione è più o meno veloce, il problema vero sarà aspettare il proprio turno per la visita. Per di più, fra le persone giunte dopo di loro ci sono due donne incinte e un uomo in sedia a rotelle, i quali avranno la precedenza su di loro e quindi contribuiranno ad aumentare i tempi di attesa.
Forse avrebbe fatto prima ad andare in farmacia a comprargli qualcosa che lo aiutasse a rimettersi. Tuttavia, nonostante la lunga attesa a cui dovranno sottostare, reputa di aver fatto la cosa migliore. Ha la febbre da quasi una settimana e a quanto dice non è mai scesa nemmeno con le medicine, anzi si è addirittura alzata, dev'esserci qualcosa sotto e ritiene sia meglio approfondire.
Vedendo che fatica a tenere gli occhi aperti a causa della stanchezza e della debolezza, lo invita ad appoggiarsi alla sua spalla e provare a dormire. Sebbene sia un po' reticente, in quanto non gli sembra giusto dormire mentre lei rimane sveglia e vigile per conto suo, alla fine si ritrova a cedere e fare come dice.


