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Autore: Imperfectworld01    06/07/2026    0 recensioni
L'amore colpisce in modi diversi. A volte è veloce a palesarsi e altrettanto rapido a finire. A volte è un sentimento inconfondibile e destinato a durare in eterno. A volte non è corrisposto e per questo è capace di fare molto male. A volte parte da un'amicizia e si trasforma in qualcosa di più. Altre volte è amore a prima vista e lo si capisce sin dal primo sguardo; può essere così potente da essere capace di ribaltare completamente la percezione che si ha avuto fino a quel momento dell'altra persona, trasformando l'odio in amore. A volte non è destinato ad andare da nessuna parte perché giunge nel momento meno opportuno oppure fra le persone sbagliate. A volte nasce lentamente e in alcuni casi è addirittura subdolo: non lascia alcun segnale, non insinua nessun tipo di dubbio, fino a che, tutto a un tratto, non ci si scontra con la realtà e non ci si rende conto dei propri sentimenti soltanto quando ormai è troppo tardi per tornare indietro e non si può far altro che accettare la propria condanna.
Questa storia parla di quest'ultimo tipo di amore: quello inaspettato, non previsto, e di certo non auspicato, ma che non lascia alcuno scampo.
Genere: Comico, Romantico, Sportivo | Stato: in corso
Tipo di coppia: Het, FemSlash
Note: nessuna | Avvertimenti: nessuno | Contesto: Contesto generale/vago
Capitoli:
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8.

Quando entra dentro la sua stanza in accademia gli viene quasi un colpo, dato che non si ricordava di averla lasciata così tanto in disordine. Pare sia passato un uragano. L'anta dell'armadio è aperta, i vestiti sono sparsi ovunque sul letto, sulla sedia, sulla scrivania e a terra, il letto è sfatto e la medaglia è in bilico su una mensola.

Se dà un'occhiata all'altra metà della stanza, invece, quella di Fabrizio, la trova perfettamente in ordine e immacolata. La sua valigia non c'è e nemmeno il resto delle sue cose, dev'essere già partito. In molti l'hanno fatto, essendo che per tutti coloro che hanno preso parte ai Campionati, gli allenamenti sono rimandati a settembre e quindi non c'era alcun bisogno di trattenersi in accademia più del dovuto.

Andrea sospira. Sperava rimanesse fino a venerdì così da avere modo di incontrarlo e potergli finalmente parlare, non avendo avuto modo di farlo dopo la gara. Gli manda un messaggio su WhatsApp per chiedere conferma che se ne sia andato, e fin da subito nota qualcosa di strano: il messaggio risulta inviato ma non consegnato, in quanto ha solo una spunta, e inoltre... è sempre stato senza foto profilo? Perché se così non fosse, allora unendo le due cose l'unica spiegazione possibile è che l'abbia bloccato.

Prova a chiamarlo ma risponde subito la segreteria, il che rafforza solo la sua teoria.

"Non avrei mai voluto che arrivassimo a questo punto..." riflette fra sé e sé. "E poi in fondo che colpa ne ho io?"

«Gli atleti sono gli unici responsabili di ciò che viene trovato nel loro corpo» gli ha ripetuto il coach all'infinito per cercare di alleviare il suo senso di colpa dopo quanto successo, ma ciò non cambia il fatto che sente di aver tradito il suo migliore amico.

Fabrizio meritava di vincere l'oro, non lui. A parti inverse, orgoglioso com'è, avrebbe reagito allo stesso modo in cui ha reagito Fabri.

Mette via il cellulare e si dà da fare per sistemare tutto e svuotare la stanza dalle sue cose per infilarle dentro la valigia, facendo attenzione a non dimenticare niente.

Circa tre quarti d'ora dopo ha già finito. Non sa perché ma credeva di impiegarci molto più tempo, d'altronde era quasi un anno che non tornava a casa e di conseguenza si era portato dietro molte cose, motivo per cui aveva prenotato il treno di ritorno fra due giorni per essere certo di riuscire ad avere il tempo di fare tutto (oltre che per avere la possibilità di parlare con Fabrizio). Decide quindi di rilassarsi andando a farsi una nuotata. La fisioterapista gli ha detto di non fare sforzi, ma in fondo che sarà mai? È un nuotatore agonistico, è abituato a rimettersi subito sotto anche se affaticato o infortunato.

Così riapre la valigia, tira fuori costume, ciabatte, cuffia e occhialini ed esce dalla stanza per dirigersi in piscina.

Non appena la sua pelle viene a contatto con l'acqua clorata, si sente già più leggero e i brutti pensieri lo abbandonano. Il cerotto sulla spalla tira un po' quando muove le braccia per nuotare, ma non è fastidioso in modo eccessivo.

Dopo aver fatto qualche vasca si lascia sprofondare verso il fondo della piscina, sedendosi e rannicchiando le gambe al petto. Chiude gli occhi e per qualche secondo rimane così, immobile, a godersi quel silenzio che gli dona un senso di pace e tranquillità incomparabile.

In questo momento esiste solo lui. Non ci sono i suoi che litigano di continuo, non c'è l'ansia per gli esami all'università che non è riuscito a dare, non c'è l'angoscia per la conversazione che prima o poi dovrà avere con Selene, non c'è alcun senso di colpa per ciò che ha fatto a Fabrizio né alcuna paura di non essere abbastanza o nessun senso di inadeguatezza per la malsana convinzione di essere molto al di sotto rispetto ad altri atleti, nessun timore per ciò che sarà della sua spalla e della sua carriera, nessuna preoccupazione per il passato, né per il presente o il futuro.

Proprio per rimandare il più possibile i problemi e le preoccupazioni sopra elencati, invece che anticipare il treno di ritorno, decide di prendersi i prossimi due giorni per rinchiudersi ancora un po' nella sua bolla prima di tornare a casa e dover necessariamente affrontare tutto quanto.

*

Sono passati solo quattro giorni da quando è arrivata, ma sono comunque successe così tante cose sin da quando ha messo piede giù dal treno che metterle per iscritto equivarrebbe a scrivere un romanzo e raccontarlo con un messaggio vocale significherebbe registrare una sorta di podcast, motivo per cui Chiara è in videochiamata con Sofia per aggiornarla sull'andamento della prima settimana.

Per il momento può dirsi entusiasta di come stanno andando le cose. È la prima volta nei suoi ventitré anni di vita che si sente finalmente un'adulta. Non si è sentita tale quando ha compiuto diciotto anni né quando ha iniziato il suo primo tirocinio al primo anno di università, perché c'erano sempre degli adulti veri (o premium, come li definisce lei) a supervisionare su di lei, a casa i suoi genitori e in ospedale o nell'altro studio in cui ha lavorato i suoi responsabili.

Adesso ha una casa sua a cui pensare, non ha nessuno che le ricordi di andare a fare la spesa, che le dica cosa o non cosa mangiare e quando farlo, che le faccia presente che è troppo tardi e sarebbe il caso di andare a dormire, che le fa presente che dovrebbe cambiare le lenzuola e che inoltre dovrebbe smetterla di appiccicare i capelli che perde in doccia sulla parete per poi dimenticarsi di toglierli una volta finito di lavarsi perché è disgustoso, e che dovrebbe smetterla di rubare il profumo di suo fratello e la schiuma da barba di suo padre per radersi le gambe (si è assicurata di portarsi da casa una scorta di entrambe le cose, e a quanto pare non se ne sono ancora accorti, perciò in fondo ha fatto bene a prenderli, visto che nessuno li usava). Si gestisce totalmente da sola, può fare quello che vuole e nessuno ha voce in capitolo a parte lei.

A lavoro è uguale. Decide lei i suoi orari e si gestisce i clienti come meglio crede, mentre nel suo precedente lavoro, quando seguiva la squadra di calcio, non aveva la stessa autonomia, perché doveva sottostare ai loro orari e alle loro esigenze (anche se queste ultime venivano fuori all'ultimo e lei doveva correre in studio ed essere in grado, secondo loro, di performare dei miracoli).

È proprio questo il motivo per cui ha scelto di andarsene. Ama la sua famiglia e ama la vita nella sua città, ma sentiva il bisogno di sperimentare per la prima volta la vera indipendenza, andare lontano da tutto e da tutti e vedere come se la cava e chi è veramente Chiara Manfredi quando è fuori dalla sua routine, dai suoi affetti e dalla sua zona di comfort.

«Tu invece come stai?» chiede poi a Sofia, dopo averla asciugata con i suoi discorsi per circa tre quarti d'ora seduta sulla sedia nella sala d'attesa dello studio, dopo aver finito con l'ultimo cliente.

A quella domanda, vede gli occhi azzurri cangianti della sua migliore amica riempirsi di acqua e rilasciarla istantaneamente in grandi quantità. «Nicole mi ha mollata!» esclama, e a questo punto agli occhi di Chiara appare chiaro perché le sembrava che la sua amica fosse sdraiata in un letto di fazzoletti.

«Cosa?! E me lo dici così? Domani prendo il primo treno e vengo da te» risponde Chiara. Sofia ha bisogno di lei.

«È successo questo pomeriggio, tu eri a lavoro e non volevo disturbarti e quindi nel frattempo mi sono sfogata con ChatGPT, che ovviamente dà ragione a me» dice, e Chiara sogghigna. Sofia si appella all'intelligenza artificiale per qualsiasi cosa, le racconta tutti i suoi problemi e la usa praticamente come sua psicologa personale, senza considerare che sia programmata in maniera tale da non darle mai contro qualsiasi cosa le dica, perciò il "dà ragione a me" potrebbe essere opinabile e non significare necessariamente "ho ragione io per davvero", tuttavia Chiara rimane in silenzio per attendere che le riveli qualcosa di più. «In sintesi, lei sostiene che sia troppo gelosa e che non le lasci i suoi spazi» comincia a spiegare, fra un singhiozzo e l'altro.

«Spazi? Ma se vi vedete una volta ogni due settimane!» osserva Chiara. Essendo che Sofia fa la parrucchiera e Nicole lavora in un negozio di scarpe ed essendo quindi entrambe sottoposte a turni imposti dall'alto, non è sempre facile far conciliare i loro impegni lavorativi, anche perché quando Nicole non lavora frequenta le lezioni in università, e quando non ha turni nel fine settimana ne approfitta per studiare.

«Il tutto è nato perché me la sono presa dato che ha preferito uscire a pranzo con le sue compagne di università invece che con me, pur sapendo che era il mio giorno libero. Insomma, mi sembra anche normale che io ci sia rimasta male, non trovi? Lei ha risposto che non crede che sia sano non uscire mai con altre persone e chiuderci solo in noi stesse e vederci fra di noi, che ha bisogno ogni tanto di staccare e passare del tempo con altre persone. Al che le ho detto che, dato che non ci vediamo da giorni perché da quando ha iniziato la sessione è praticamente sparita, avrebbe perlomeno potuto estendere l'invito anche a me. A quel punto ha avuto la faccia tosta di dire che sono una persona controllante e possessiva e che se voglio essere presente in ogni luogo in cui va anche lei allora è perché non mi fido di lei... eppure per me dovrebbe essere la normalità voler passare del tempo con la persona che si ama, soprattutto se il tempo a disposizione per farlo è limitato.»

Chiara la ascolta in silenzio, anche se è fuori di sé e fatica a trattenersi, e interviene solo alla fine: «Ti prego non odiarmi, ma devo proprio dirti quella cosa che ti fa sempre arrabbiare» esordisce e Sofia sbuffa: «Devi proprio?» piagnucola, cercando di far leva sul suo cuore appena spezzato per evitarsi la ramanzina del...

«Io te l'avevo detto!» esclama, e sa che è una pessima amica a gongolare in un momento del genere, ma non c'è niente di più soddisfacente dell'essere ripagata delle ore e i giorni interi persi a cercare di far ragionare un'amica per farle aprire gli occhi su una relazione sbagliata. «Sin da quando vi siete messe insieme l'unica che ha sempre fatto sforzi e sacrifici sei stata tu, e non gliel'hai fatto pesare una sola volta, perché lo facevi per lei, per voi. Lei ti ha rinfacciato di essersi persa il concerto di David Guetta per venire alla tua festa di compleanno, ti sembra una cosa normale? Usando come leva il fatto che aveva preso i biglietti prima che vi metteste insieme e che quindi non te lo doveva ma l'aveva fatto lo stesso. È una manipolatrice, non mi è mai piaciuta. So che ora fa male, ma credimi, hai scansato un fosso e starai meglio senza di lei.»

«Ma io la amo» replica Sofia riprendendo a piangere e riproducendo il suono di un ottone mentre si soffia il naso.

«Amavi anche le sigarette ma quando finalmente hai capito che ti facevano male, hai smesso di fumare. Devi solo adottare lo stesso approccio» cerca di essere logica e propositiva, anche se sa bene che non sarà facile per Sofia fare lo stesso.

Sofia resta in silenzio e dal modo in cui la guarda attraverso il piccolo schermo, Chiara, che la conosce fin troppo bene, capisce già tutto. «Hai ripreso a fumare?» tuona sgridandola come una madre con la figlia. «Sofia, ti ho lasciata sola a malapena quattro giorni fa e guarda già che mi combini!» sbraita. Era da quasi un anno che non la vedeva più con una sigaretta in mano, ed era così felice per questo suo traguardo che non può far altro che prendersela dopo aver scoperto che ha gettato tutto al vento solo perché una deficiente che non la merita ha scelto di mollarla.

«Avevo bisogno di sfogarmi e lo sai che questa è l'unica cosa che mi aiuta davvero» tenta di giustificarsi. «Ormai ho comprato il pacchetto, cosa dovrei fare, buttarlo via dopo quello che ho speso? Sai quanto sono aumentate le sigarette ultimamente? Fammi finire questo e poi basta per sempre, promesso» mostra il mignolino per poter suggellare il loro patto.

Chiara sbuffa. «Te lo concedo solo se una volta finito l'ultimo pacchetto butterai via anche ogni rimasuglio della tua storia con Nicole.»

Sofia rimane zitta, ancora una volta.

«Quante ne hai fumate?» chiede dunque Chiara, che anche questa volta le ha letto nel pensiero.

«Sedici...» mormora a bassa voce e Chiara strabuzza gli occhi: «Sedici?!».

«E prevedo di finire le ultime entro massimo domani mattina, ma ovviamente ho bisogno di più tempo per dimenticare Nicole. In fondo anche se sono stati solo cinque mesi, è la mia storia più lunga e a prescindere dal tipo di persona che è, io la amo veramente. Tu quando ti sei lasciata con Il Mago ti sei chiusa in camera tua una settimana intera, concedimi il tempo che mi serve.»

Chiara sorride a risentire il soprannome di uno dei suoi ex fidanzati, Gabriele, con il quale la sua relazione risale a quattro anni fa. Lo conobbe al mare e per quelle due settimane fu tutto perfetto. Peccato che una volta ritornati alla vita di sempre, vivendo in città vicine continuarono a frequentarsi ma lui iniziò ben presto a mostrare una particolare tendenza a sparire: nessuna risposta ai messaggi, alle chiamate, uscite annullate all'ultimo minuto per misteriosi impegni sopraggiunti proprio quando avevano concordato di vedersi o addirittura c'erano state volte in cui non si era presentato all'appuntamento senza neanche avvisare. A volte ricompariva ed era il solito ragazzo dolce, premuroso e affettuoso di cui si era innamorata, ma poi ricominciava tutto da capo. Fino a che non sparì del tutto e la bloccò ovunque senza darle alcuna spiegazione.
Eppure Chiara ci mise un po' a rassegnarsi e accettare e superare la cosa, e inoltre commise anche l'errore madornale di tornarci insieme quando un anno dopo lui la sbloccò e la ricontattò. Inutile dire che finì come la prima volta e l'unica a farsi male fu lei (e anche il motorino di lui che venne rigato con la scritta "SEI UN VERME").

Sospira. Sa che Sofia ha ragione, ma detesta non poter fare niente per far stare meglio la sua migliore amica. «D'accordo, te lo concedo. Ma sarò inflessibile per il fumo, dirò a tua sorella di controllarti costantemente e riferirmi tutto.»

Sofia sorride, anche se sa che Chiara parla seriamente. «Odio ammetterlo, ma mi manchi» dice poi.

Chiara simula un conato di vomito. «Da quando sei così sentimentale? Non dire mai più una cosa del genere, che schifo.»

Le due infatti sono sempre state quel duo di amiche che sono amiche da tantissimi anni e si saranno dette cose come "ti voglio bene" o abbracciate forse un totale di tre volte. L'ultima foto che hanno insieme risale a cinque anni fa, no, non è vero, risale alla laurea di Chiara di qualche mese fa, e dalle loro espressioni a disagio e dalle pose imbarazzate si capisce benissimo come non siano abituate a certe cose, e inoltre prima di quella foto non ne avevano scattata nessuna per un bel po' di tempo. Il bene che si vogliono se lo sono sempre dimostrate con i fatti piuttosto che con le parole o i gesti. Ci sono sempre l'una per l'altra, non importa dove sono e cosa stanno facendo.

«Ah sì? Allora non disturbarti a venire a trovarmi domani, ho bisogno dei miei spazi. E poi dicono a me che sono possessiva...» scherza Sofia ridendo, e già il fatto che ci stia scherzando su è un buon segno.

Ride anche Chiara e, dopo qualche altra battuta per smorzare la tensione e distrarre Sofia, alla fine riattacca e comincia ad avviarsi verso casa.

Non appena giunge sul pianerottolo e svolta per arrivare davanti alla porta di casa, rimane colpita e in parte anche confusa nel vedere qualcosa poggiato a terra che sembra essere stato lasciato proprio per lei: una scarpa. Ma non una qualsiasi, è la sua scarpa. Quella che ha lanciato contro il ladro in stazione e che non si è più preoccupata di recuperare. La afferra da terra e comincia a saltellare e squittire per tutto il pianerottolo per la gioia.

"Ma come ci è finita qui?" si domanda, ed è allora che nota che sulla porta di casa è appeso un Post-It. Lo stacca per poterlo leggere più da vicino, dato che non ha gli occhiali.

"Spero che tu abbia ancora l'altra

P.S. Sei in debito con me ;)"

 

 

   
 
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