Dire “proviamo” era stato facile.
Realizzarlo, molto meno.
Il giorno dopo la promessa fatta sul ring polveroso, Taiki si ritrovò davanti alla porta della palestra secondaria con una sensazione nuova nello stomaco. Non era paura pura. Era qualcosa di più complesso: un misto di tensione e responsabilità. Aveva detto che ci avrebbe provato. E ora non poteva più fingere che fosse solo una parola.
Hana arrivò come sempre senza alcun preavviso, materializzandosi accanto a lui.
«Allora?» disse, troppo vicina. «Pronto per diventare un wrestler?»
«Ho detto che ci avrei provato,» rispose Taiki. «Non che—»
«Perfetto!» lo interruppe lei. «Allora, primo passo: rendere ufficiale il club.»
Taiki la guardò. «Ufficiale… come?» Hana sbatté le palpebre, poi tossì leggermente. «Ecco. Su quello… ci sono dei piccoli problemi.» I “piccoli problemi” si rivelarono immediatamente enormi.
Non avevano abbastanza membri per ottenere l’ok dal consiglio studentesco e, soprattutto, nessuno credeva in loro.
Il wrestling era visto come una recita brutta, una presa in giro della vera lotta libera.
Hana ribolliva ogni volta che qualcuno ne parlava male. Era una vera fanatica della disciplina e non accettava che degli ignoranti qualunque parlassero a sproposito.
Ciò, però, non la fece vacillare. Prese la mano di Taiki e lo trascinò verso l’aula del consiglio studentesco, stringendo un foglio: la richiesta di creazione del club.
Arrivati davanti al presidente, ottennero soltanto una risata. Tutti i presenti credevano che fosse uno scherzo.
«Wrestling?» ripeté un’impiegata, aggrottando la fronte. «Intendete… quello finto?»
Taiki sentì il volto scaldarsi. Hana, invece, si sporse in avanti.
«Non è finto. È pro-wrestling. Ed è uno sport che richiede disciplina, allenamento e fiducia reciproca.» L’impiegata sospirò. «In ogni caso, per riaprire un club servono almeno quattro membri ufficiali e un responsabile.» Loro erano a malapena due. Dove avrebbero trovato altri membri per dare vita al sogno di Hana? Si scambiarono uno sguardo. Non avevano nemmeno un responsabile.
Quella non fu l’unica difficoltà.
Quando la voce iniziò a circolare, le reazioni non furono incoraggianti.
«Avete sentito? Vogliono riaprire il club di wrestling.»
«Ma non è tipo… uno spettacolo?»
«Si picchiano per finta, no?»
«Che imbarazzo.»
Taiki sentiva quei sussurri come aghi sotto la pelle. Ogni risatina gli ricordava perché aveva avuto paura di tornare sotto i riflettori. Il ring non era ancora nemmeno montato, e già si sentiva osservato.
«Lasciali stare.» Hana gli tappò le orecchie, sorridendo.
Il calore delle sue mani gli arrivò dritto al cuore. Per la prima volta da giorni, sentì pace.
«Li faremo ricredere tutti,» aggiunse poi, promettendolo prima di tutto a se stessa.
Tornati nella palestra abbandonata, durante un allenamento improvvisato — se così si poteva chiamare — Taiki rimase fermo al centro del ring, incapace di muoversi.
«Ti stai bloccando di nuovo,» disse Hana, seduta sul bordo, le gambe penzoloni.
«Non è facile,» rispose lui. «Non abbiamo un allenatore. Non abbiamo compagni. Non abbiamo nemmeno il permesso di stare qui.» Come se l’universo volesse confermare le sue parole, la porta si aprì di colpo. Un insegnante li fissò con aria severa.
«Questa palestra non è prenotata. Dovete uscire.» Un’altra porta chiusa.
Quando rimasero soli nel corridoio, Hana serrò i pugni. «Non importa,» disse. «Troveremo un modo.» Taiki la osservò. Era la prima volta che la vedeva così: frustrata, ma non spezzata.
«E se non ci riuscissimo?» chiese piano.
Hana si voltò di scatto.
«Allora ci proveremo di nuovo.» Lui abbassò lo sguardo. «Io non sono come te. Ogni volta che qualcuno ride… mi sento tornare indietro.» Hana gli si avvicinò, invadendo di nuovo il suo spazio. Ma stavolta non parlò subito.
«Sai qual è la cosa più difficile del wrestling?» disse infine. «Non è salire sul ring. È salire quando nessuno crede in te.» Taiki strinse i pugni.
Il club non aveva ancora un nome ufficiale.
Non aveva membri.
Non aveva approvazioni.
Ma aveva già qualcosa che non poteva essere ignorato: la volontà di esistere.
E quella, Taiki lo capì in quel momento, faceva più paura di qualsiasi caduta.


