Storie originali > Azione
Ricorda la storia  |      
Autore: DanceLikeAnHippogriff    07/07/2026    0 recensioni
Le orecchie di Shun diventarono cremisi. Aveva avuto la decenza di togliersi l’elmo perché, dopotutto, “si deve portare rispetto a una donna nelle sue stanze”, ma avrebbe voluto sparire.
Genere: Avventura, Commedia | Stato: completa
Tipo di coppia: Nessuna
Note: nessuna | Avvertimenti: nessuno
- Questa storia fa parte della serie 'Babele'
Per recensire esegui il login o registrati.
Dimensione del testo A A A

Deglutì piano, stringendo l’impugnatura della spada fino a sbiancare le nocche. Si sentiva la testa leggera, i pensieri che fluttuavano sopra un mare dai riflessi carminio, intensi come il vino che aveva bevuto quella sera.

Aveva detto una parola di troppo. Il suo orgoglio, alimentato dalla bruciante intensità dell’alcol, gli aveva fatto commettere un passo falso e si era trovato ad affrontare quattro paia di silenti sguardi beffardi che lo squadravano da capo a piedi.

“Non è quella la spada che userai stanotte, campione.”

La voce di Iddin gli risuonava nelle orecchie, soffocata dal battito accelerato del proprio cuore. Era stato incauto. Continuava a ripetere nella mente quella serata, con la falsa speranza che modificarne il copione l’avrebbe portato lontano dalle polverose strade delle botteghe ammantate dal buio.

Non certo dal silenzio, quello no. C’era una discreta folla accalcata in questa o quella taverna, da cui si levava il piacevole chiacchiericcio di fine giornata e le risate sguaiate dei manovali e dei mercanti, desiderosi di dimenticare che il giorno seguente sarebbero stati nuovamente alla mercé della Torre. Della sua ombra, della sua fame.

La sabbia delle strade era fresca, un cambiamento gradito, specie dopo un’intera giornata di addestramento. Un delizioso refrigerio per i suoi piedi, che continuava a guardare con ostinata determinazione evitando di incrociare lo sguardo di passanti e avventori.

Venne riscosso da una mano che gli calò bonaria sulla spalla. Avrebbe riconosciuto il tocco di Youel tra mille. Portava la sua delicatezza ovunque, dal sorriso affabile al peso gentile del palmo, così diverso dagli impietosi fendenti che sapeva infliggere negli scontri.

“Sembra che ti abbiano condannato a morte.” Entrò nel suo campo visivo con l’espressione più comprensiva e compassionevole che gli aveva mai visto fare, e Shun sentì l’improvviso bisogno di assestargli un pugno. Si trattenne, rinsaldando la presa sulla spada al fianco.

“Prima volta?” Chiese, strizzando un occhio con fare complice. “Per quanto ne dica Taramu, neanche lui è così esperto in materia, sai. Nessuno di noi lo è.” Aggiunse alla fine, con malcelato imbarazzo.

No, volutamente mostrato. Youel era così, sapeva farlo sentire meno solo anche nelle cazzate. Anche quando il suo orgoglio ergeva un muro invalicabile tra lui e la ragione, l’amico aveva la pazienza di studiare quella fortezza e trovarne la crepa, chiedendo comunque permesso prima di entrare. 

“Se la stava tirando troppo.” Sbottò Shun calciando un sasso lontano, mancando Nimra di un soffio. Come se questo giustificasse la sua sparata in merito di poco prima.

“E tu ci sei caduto come un infante, siete due teste calde.” Lo rimbeccò Youel, con un sorriso bonario. “Non credere che non fosse ciò che voleva, finalmente ha la scusa perfetta per andarci.”

Shun gli scoccò uno sguardo glaciale.

Il ragazzo alzò entrambe le mani, ridacchiando. “Non dirmi che non sei curioso anche tu perché non ci cred- URGH!” Si piegò in due tenendosi il fianco, enfatizzando con teatralità il dolore.

Shun alzò gli occhi al cielo. Non l’aveva colpito così forte.

“Finalmente ti sciogli un po’!” L’amico gli passò un braccio attorno alle spalle, tirandolo a sé mentre avanzavano ciondoloni lungo la via. Shun si divincolò infastidito, ma la presa ferrea di Youel lo fece desistere e si limitò a un sospiro silenzioso, lasciandosi trascinare verso il proprio destino.

Gli altri tre erano più avanti. Marciavano con fare baldanzoso tra risate e spintoni, dandosi animo e carica con chissà quali battute ed epici quanto gonfiati racconti.

***

Mai come allora avrebbe preferito trovarsi tra le grinfie di Muk a farsi pestare come un caco.

Non credeva che avrebbe rimpianto l’arena e il dolore di un arto spezzato o il turno di pulizia delle latrine. La prospettiva di venir buttato giù dal letto ogni notte dal suo mentore per chissà quale bizzarra richiesta era fonte di insolito sollievo, se comparata a quanto aveva di fronte. Si sarebbe perfino accollato a vita con piacere tutti i turni di ronda notturna di ogni cadetto della Torre pur di guadagnare la capacità di farsi inghiottire dal terreno in quell’esatto istante.

La ragazza lo fissava come se la sua battaglia interiore non la riguardasse minimamente, studiandolo da capo a piedi con aperta sfrontatezza.

Shun deglutì a fatica. Era bellissima.

I capelli le ricadevano come un’onda scura lungo il collo incorniciando un volto dai lineamenti affilati, ma non per questo fuori posto nell’insieme delle sue forme più morbide. La pelle scura, carezzata dai bagliori giallastri delle lanterne, faceva risaltare una zona più chiara sulla fronte, come se la vita stessa le avesse posto in capo un diadema.

“Se preferisci guardare, inizio senza di te.” Disse, e la sua voce aveva la stessa cadenza pericolosa di quegli occhi appena socchiusi, di quelle iridi nere come un pozzo in una notte senza luna.

Si distese sulla parvenza di letto da cui lo studiava, un’accozzaglia di tappeti, stoffe lise e cuscini stinti, allungando le membra come un grosso, pigro predatore. Più annoiato che altro, forse.

Shun non riusciva a togliere la mano dall’elsa della spada. C’era un caldo insopportabile in quella stanza, per nulla alleviato dalla pervadente nebbiolina dovuta a chissà quali erbe bruciate per coprire l’afrore di corpi. Gli girava la testa e il panico lo aveva inchiodato sul posto. Si morse l’interno della guancia e arricciò le dita dei piedi, scavando piccoli solchi sul pavimento di terra battuta.

“…non sono qui per questo.” Gracchiò, con la gola secca. Si sentiva patetico, ma il terrore aveva spazzato via ogni traccia di dignità.

Drizzò le spalle per darsi un contegno, ma non fece altro che poggiarsi ancora di più al muro come in cerca di una via di fuga.

La ragazza sbuffò. Lo fece in modo alquanto garbato, a dirla tutta, come se la situazione la facesse ridere.

“Ti chiamo mio fratello, allora, sono certa che sarà più di tuo gusto. Potevi dirlo subito che ti servivo di facciata.”

“NO-!” Shun scattò in avanti, sentendosi improvvisamente nudo senza la parete a coprirgli le spalle. “No, per favore…” 

Prese un respiro e si calcò l’elmo sul capo, esitante.

“È- è solo che sei… davvero bella.” Mormorò, non trovando il coraggio di dire altro.

“Potresti ammirarmi anche meglio se staccassi lo sguardo da terra.” Rispose lei.

Shun conosceva bene quel tono canzonatorio, quante volte l’aveva usato anche lui per prendere in giro Nūrtu. La stessa cadenza che si riservava ai bambini. Incassò il colpo e scosse il capo con foga, facendo tintinnare il proprio equipaggiamento. “Non si confà a un Guerriero disonorare una donna.”

Gli parve quasi di percepire l’esatto momento in cui la ragazza, presa in contropiede, sbatteva le palpebre interdetta.

***

Shun, hai finito lì dentro?

La voce di Nimra dal piano di sotto lo fece scattare sull’attenti, la mano serrata nuovamente sull’elsa della spada.

Non ci crede nessuno che duri così tanto!

Questo era quel bastardo di Taramu. Una volta fuori gliel’avrebbe fatta pagare. A lui e a quella banda di maledetti sghignazzanti con cui aveva avuto la malaugurata idea di accompagnarsi.

“Ah, e così abbiamo un nome, oltre che una lingua, mh?” Disse la ragazza, avvicinandosi con studiata delicatezza. Gli posò una mano sul petto e lasciò che il proprio corpo sfiorasse il suo quanto bastava perché, dall’esterno, la scena risultasse credibile.

Poi, senza smettere di sorridere, abbassò la voce: “Se continui a stare rigido come un palo penseranno davvero che tu sia un buono a nulla.”

Shun annuì appena. “Scusa…”

Lei inarcò un sopracciglio. “Per cosa?” 

“Ti sto facendo perdere tempo.”

Per un istante, la ragazza rimase immobile, come se stesse aspettando un seguito. Quando questo non arrivò, inclinò appena il capo. “È per questo che sei venuto? Per chiedere scusa?”

“No…”

“Allora perché?”

Shun esitò. La domanda, così semplice nella sua essenza, era in realtà la più difficile che potesse porgli. “…perché- ho detto una sciocchezza.” 

“E i tuoi amici hanno deciso di fartela pagare, mh?”

Lui annuì, paonazzo in volto. Il profumo di lei, ancora troppo vicina, gli rendeva difficile sbrogliare i propri pensieri. Sapeva di notti insonni e risentimento, sotto tutto quel sentore dolciastro di resine e spezie.

“Capisco.” Lo disse con una calma disarmante, quasi annoiata, come se quella storia sapesse fin troppo di già sentito.

Finalmente, Shun sollevò lo sguardo. “…davvero?”

Lei annuì, scostandosi appena, lasciando cadere ogni parvenza di recita. La curva della schiena era più rilassata, ora; non suggeriva alcun tipo di desiderio di vicinanza, alcun ardore di compiacerlo. “Arrivano qui convinti di fare i grand’uomini, di dimostrare qualcosa.” Fece un cenno col capo, indicando la porta. “Agli amici, a un padre, a loro stessi. Cambiano le facce, non il copione.”

Quelle parole, in un certo senso, gli fecero più male di quanto si aspettasse. “…io non voglio dimostrare niente.”

“Ah no?”

“No.” Replicò, fermo.

Lei lo osservò per un lungo momento, poi gli diede una pacca di commiserazione sul petto, allontanandosi di un paio di passi. “Allora sei nel posto sbagliato." 

“…mi dispiace.”

Lei rise, una risata breve, secca. “Continui a dire cose strane. Piuttosto, dimmi che cosa vuoi fare.”

***

Lo lasciò armeggiare goffamente con la fusciacca della veste. Shun sembrava intento a risolvere un pericoloso rompicapo piuttosto che a cercare il proprio borsello. 

“Ecco a te…” Le porse un piccolo sacchetto di cuoio, senza guardarla negli occhi.

Yaid lo prese distrattamente. “Non serve-” Esordì, ma il peso le fece piegare appena il polso.

Aggrottò la fronte e passò lo sguardo da lui al sacchetto, per poi aprirlo di scatto. Le monete tintinnarono l’una contro l’altra, più di quante ne avesse mai viste in una sola settimana di lavoro.

“Shun."

Il ragazzo continuava a fissarsi i piedi, tenendo l’elmo ben calato sul volto. “Dividile con tuo fratello.”

Lei alzò lentamente lo sguardo dalla somma. “Scusa?”

“È… il compenso.”

“Lo vedo.”

“No, io- intendo…” Inspirò a fondo, come se stesse per affrontare un combattimento in arena piuttosto che una banale conversazione. “Per- per il disturbo.”

“Pff-” La curva delle labbra di Yaid si tramutò in una smorfia di puro, incredulo divertimento finché non proruppe in una risata piena, sincera, tanto improvvisa da costringerla a sedersi tra stoffe e cuscini, sprofondando nel loro morbido oblio.

“Che ho detto?” Sbottò Shun, teso come la corda di un arco.

“Niente, niente…” Scosse il capo, riprendendo fiato con un sorriso che ancora le campeggiava luminoso in volto. “Tu non hai la minima idea di quanto mi hai dato, vero?”

Shun esitò. “…è poco?”

Lei lo fissò basita. Poi rise ancora, con le ciocche scure che si agitavano come flutti attorno al capo. “No…” Si rigirò il sacchetto tra le mani, godendosi quel tintinnio che prometteva pace, riposo, almeno per un po’. “È abbastanza perché Azil mi accusi di aver derubato un cliente. Di nuovo.” Ghignò, facendo sparire il sacchetto tra le stoffe della veste.

Le orecchie di Shun diventarono cremisi. Aveva avuto la decenza di togliersi l’elmo perché, dopotutto, “si deve portare rispetto a una donna nelle sue stanze”, ma avrebbe voluto sparire.

“Non devono saperlo.” Indicò appena la porta con un flebile cenno del capo. “Se scoprissero che-” Deglutì. “-che non è successo niente…”

Lasciò scemare la frase, tormentando l’elmo che gli teneva occupate le mani.

Yaid osservò quel ragazzo armato fino ai denti eppure incapace di sostenere il suo sguardo. Era entrato nella stanza terrorizzato ed era disposto a consegnarle una cifra folle pur di uscirne col suo orgoglio intatto. Sempre che di questo si trattasse.

Era assurdo.

Sorrise.

“Ti renderò un ottimo servizio, Guerriero, hai la mia parola.”

***

Yaid spalancò la porta con l’eccessiva teatralità di chi si sta divertendo fin troppo a spese altrui.

Oh, finalmente-!” Esclamò con un sospiro sfinito poggiandosi allo stipite, la voce abbastanza alta da farsi sentire lungo tutto il corridoio. “Credevo che volessi farmi lavorare tutta la notte!

Dal corridoio esplose una raffica di fischi e risate mentre Shun, dello stesso colore di un melograno maturo, se la filò alla chetichella dopo aver subito quella che gli era sembrata un’eternità di versi e suoni fin troppo allusivi, conditi da colpi su pareti e porta perché “la recita lo richiede, Shun, e ora fai qualche verso anche tu o non sarà credibile”.

Si sentiva le gambe più molli che dopo tre giorni di allenamento intensivo e scese le scale a due a due col cuore ancora inchiodato in gola.

Lo accolsero le risate dei compagni. ”Guardate chi torna dal campo di battaglia!”

Taramu fu il primo ad afferrarlo per un braccio. “Per la Torre, credevamo che ti avessero adottato ormai!”

Iddin gli rifilò una gomitata nelle costole. “Allora, com’è stato?”

“…bello.”

La risposta provocò un’ondata di nuove risate e pacche sulle spalle. Shun pregò internamente che nessuno facesse altre domande quando una voce risuonò dal piano superiore.

Guerriero!

Sentì qualche fischio e applauso sparso, ma non se ne curò. Anzi, abbassò la testa e accelerò il passo nella speranza di raggiungere l’uscita.

Te ne vai così?

“Senti un po’-” Iniziò Taramu, con un ghigno a fior di labbra.

“Non dire una parola.”

“Non ho ancora detto niente!”

“Appunto.”

Taramu stava già ridendo. Youel, quel traditore voltagabbana, sembrava sul punto di soffocare nel tentativo di non fare lo stesso, poggiato a Nimra e Iddin.

Shun!

Fece appena in tempo a poggiare un piede a terra che Yaid lo afferrò per la collottola della tunica.

“Che scortese…”

Shun si voltò, confuso, ma prima che potesse aggiungere altro la ragazza lo tirò a sé e lui fece a malapena in tempo a spalancare gli occhi per la sorpresa.

Lo baciò. Niente di fugace o lezioso, affatto. Fu lungo, deciso, deliberatamente ostentato con la sfacciataggine di chi sa perfettamente di avere un pubblico e vuole dar loro qualcosa di cui parlare. Lo tenne a sé con una mano sulla nuca, l’altra sul fianco, mentre i giovani Guerrieri tutt’attorno li fissavano in un silenzio attonito.

Quando finalmente lo lasciò andare, Shun aveva l’aria di un uomo sopravvissuto per puro miracolo a un assalto nemico.

Dietro di lui esplose il caos.

Shun?? Voglio dire, quello Shun-??

Un eroe- un campione-!

Non ci credo, non- devi dirci tutto!

Sembravano aver dimenticato come formare una frase di senso compiuto.

Yaid, d’altro canto, appariva pienamente soddisfatta del proprio operato. Gli sistemò la piega del mantello sulla spalla con deliberata lentezza, ignorando il casino di quel manipolo di ragazzetti e incrociò lo sguardo sull’orlo delle lacrime del giovane, che sembrava sul punto di esplodere da quanto era rosso in volto.

”Adesso sì che puoi andare. Torna presto, Guerriero.”

Shun, ormai incapace di distinguere il pavimento dal soffitto da quanto gli girava la testa, si lasciò trascinare fuori dal bordello tra pacche sulle spalle e congratulazioni scandalizzate, indistinguibili da vere e proprie prese in giro.

“Abbiate cura di lui, ragazzi, dopo questa nottata ne ha bisogno.” Yaid rimase sulla soglia, salutando il gruppo con un elegante gesto della mano, e lo guardò allontanarsi nella notte.

Ne aveva conosciuti di uomini in quegli anni, dei più vari. Ricchi, violenti, gentili, crudeli, ubriachi, arroganti, vili…

Ma uno disposto a pagare una fortuna pur di non mancarle di rispetto, quello era il primo.

Chissà se le loro strade si sarebbero incrociate ancora.

  
Leggi le 0 recensioni
Ricorda la storia  |       |  Torna su
Cosa pensi della storia?
Per recensire esegui il login oppure registrati.
Torna indietro / Vai alla categoria: Storie originali > Azione / Vai alla pagina dell'autore: DanceLikeAnHippogriff