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Autore: f_vanessa_arcadipane    07/07/2026    1 recensioni
Ruby Fairfox ha sempre saputo come funzionano le persone: i ragazzi popolari, gli atleti, i professori, i bulli. Persino quelli che cercano disperatamente di sembrare qualcuno che non sono.
Poi incontra Adrian Ravenmind.
Un ragazzo geniale che sembra vivere in un mondo tutto suo e che, per qualche assurdo motivo, sembra sapere sempre più cose di quante dovrebbe.
Quando Ruby mette piede nel misterioso Laboratorio di Ricerca Indipendente, scopre un gruppo di ragazzi brillanti che non si sono mai sentiti davvero parte di nulla.
E al centro di tutto c'è Adrian.
Il ragazzo che sembra leggere le persone come fossero formule matematiche e che, lentamente, inizia a smontare tutte le certezze di Ruby.
Il problema?
Ruby non è una formula e non ha alcuna intenzione di diventarlo.
Tra formule chimiche, battibecchi, amicizie inaspettate e sentimenti sempre più difficili da ignorare, Ruby scoprirà che alcune persone entrano nella tua vita come un errore di sistema.
Un piccolo glitch.
E finiscono per cambiare tutto.
Genere: Romantico, Sentimentale, Slice of life | Stato: in corso
Tipo di coppia: Het
Note: nessuna | Avvertimenti: nessuno | Contesto: Contesto generale/vago, Scolastico
Capitoli:
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Il rumore delle scarpe sul pavimento riempiva la palestra della Westbrook High. Fischi, rimbalzi, risate, urla degli allenatori. Il solito caos organizzato del pomeriggio.

Ruby era seduta a bordo campo con una bottiglietta d'acqua in mano e lo sguardo fisso verso gli spalti. O meglio, verso una persona precisa sugli spalti: Emily Morgan.
La ragazza era seduta nello stesso posto in cui si sedeva praticamente ogni giorno, una gamba accavallata sull'altra, un libro aperto sulle ginocchia e ogni tanto lo sguardo rivolto verso il campo, come se nulla fosse. Come se il giorno prima non fosse entrata nel Laboratorio di Ricerca Indipendente, non avesse preso in mano il leggendario Quaderno Nero di Adrian Ravenmind e non avesse distrutto completamente la percezione che tutti avevano di lui.

«Sto ancora cercando di elaborare» disse Hannah accanto a lei.

Ruby non distolse lo sguardo.
«Anche io».

«Cioè...» Hannah inclinò la testa, osservando Emily «Lei e Ravenmind».

«Già».

«Insieme».

«Già».

«Insieme insieme».

Ruby sospirò.
«Hannah».

«Scusa, è che il mio cervello continua a rifiutare l'informazione».

Ruby non poté evitare un piccolo sorriso.
Non poteva nemmeno darle torto.
Emily Morgan era esattamente il tipo di ragazza che tutti notavano: elegante senza provarci, sicura senza sembrare arrogante, sempre perfettamente a suo agio.

E Adrian...

Ruby si fermò un istante.
Adrian cosa?
Avrebbe voluto pensare "Adrian era l'opposto", ma più ci pensava, meno quella frase sembrava corretta.

«La cosa assurda...» continuò Hannah «è che adesso sta con lui» indicò il campo.

Liam Parker attraversò la palestra correndo all'indietro mentre parlava con due compagni di squadra. Era impossibile non notarlo: alto più di un metro e novanta, spalle larghe, fisico costruito da anni di sport, capelli castani corti e quel sorriso sempre presente di chi sembrava attraversare la vita senza portarsi dietro nemmeno un pensiero.

Un compagno segnò un tiro particolarmente difficile.
«Ecco! Questo volevo vedere!» esclamò Liam.
Gli andò incontro ridendo, gli diede una pacca sulla schiena abbastanza forte da farlo quasi inciampare e gli passò un braccio intorno alle spalle.
«Grande! Lo sapevo che ce l'avevi».

Liam rideva sempre, con tutti. Pacche sulle spalle, strette di mano, braccia intorno ai compagni, battute urlate da una parte all'altra della palestra. Era praticamente energia allo stato puro.

Hannah osservò lui, poi Emily. Poi sembrò immaginare qualcun altro.
«No, mi dispiace, ma questa cosa continua a non avere senso».

Ruby la guardò.
«Cosa?».

Hannah indicò Liam «Lui...» poi indicò mentalmente il laboratorio «e Ravenmind».
Ruby capì immediatamente.
«Sono letteralmente due specie diverse».
Parker proprio in quel momento scoppiò a ridere così forte che la sua voce arrivò fino a loro.
«Liam entra in una stanza e dopo cinque minuti conosce tutti» continuò Hannah.
Ruby sorrise appena.
«Adrian entra in una stanza e dopo cinque minuti ha già trovato tre difetti strutturali».

Questa volta Ruby rise.
«Non è falso».

«Liam abbraccia persone che conosce da dieci minuti».

«Vero».

«Adrian probabilmente prima calcolerebbe il livello di confidenza sociale necessario per stabilire se un abbraccio sia appropriato».

Ruby si morse il labbro per trattenere un'altra risata. Perché la cosa peggiore era che riusciva perfettamente a immaginarselo.

«Sono completamente opposti».

Ruby tornò a guardare Emily. La vide sorridere quando Liam si voltò verso gli spalti e le fece un cenno con la mano.
Lei ricambiò. Era un sorriso sincero.
«Forse è proprio questo il punto».

Hannah si voltò verso di lei.
«Cosa intendi?».

Ruby rimase qualche secondo in silenzio.
«Forse Emily non ha scelto due persone uguali».
Guardò Liam che correva in mezzo agli altri. Poi, senza volerlo, nella sua mente apparve Adrian seduto al banco del laboratorio, la cravatta allentata, i capelli spettinati, gli occhi concentrati sulle pagine del suo quaderno.
«Forse le piacevano semplicemente cose diverse di entrambi».

Hannah la osservò con attenzione.
Troppa attenzione.

Ruby se ne accorse.
«Che c'è?».

«Niente».

«Hannah».

Lei alzò le mani.
«Non ho detto niente».

«Ma stai pensando qualcosa».

«Sto solo trovando interessante quanto rapidamente sei passata da "Ravenmind non è il mio tipo" a fare analisi psicologiche sul perché una ragazza potrebbe essere attratta da lui».

Ruby aprì la bocca.
La richiuse.
«Non c'entra niente».

«Certo».

«Sto solo cercando di capire».

Hannah sorrise.
«Appunto».

Ruby la spinse leggermente con una spalla.
«Sei insopportabile».

«Lo so».

Proprio in quel momento un'altra risata di Liam attraversò la palestra.

Hannah tornò a guardarlo, poi scosse la testa.
«Comunque resta assurdo che Emily Morgan sia passata dal ragazzo che considera dormire una strategia di ottimizzazione, al ragazzo che probabilmente dimentica dove ha lasciato lo zaino tre volte al giorno».

Ruby scoppiò a ridere.
«Sono sicura che Liam abbia altre qualità».

«Sicuramente».
Hannah fece una pausa.
«Però ammettilo. Adrian nonostante tutto è più interessante».

Ruby rimase in silenzio un secondo di troppo. Un solo secondo, ma Hannah se ne accorse.
«Se lo dici tu» disse.
Il sorriso che comparve sul volto dell'amica era la cosa più irritante che Ruby avesse mai visto.
«Hannah... non è che sei tu ad avere un debole per Ravenmind?» le chiese.

Lei alzò le spalle.
«Può darsi».

Ruby quasi scattò.
«Che cosa?!».

L'amica sorrise.
«Ti dà fastidio?»

Ruby sospirò.
«Smettila di cercare una qualche mia strana reazione. Dovresti conoscermi meglio di chiunque altro».

«È proprio così infatti».

Ruby roteò gli occhi.
«Chiudi la bocca e allenati» chiuse lì.

Hannah rise e finalmente tornò verso il campo mentre Ruby rimase ferma ancora qualche istante.
Guardò Liam, poi Emily e per qualche motivo che non aveva alcuna intenzione di analizzare pensò ad Adrian.

---

Quando gli allenamenti terminarono, Ruby raggiunse il Laboratorio insieme ad Hannah.
Ancora prima di aprire la porta sentirono delle voci provenire dall'interno. O meglio, sentirono Mark.

«No, perché secondo me dobbiamo rivalutare tutto».

Ruby si fermò con la mano sulla maniglia e guardò Hannah.

Lei sorrise immediatamente.
«Promette bene».

Entrarono.

Adrian era esattamente dove si aspettavano di trovarlo: seduto al banco centrale, quaderno nero aperto, matita in mano. La stessa identica immagine di sempre.
Eppure, dopo il giorno precedente, nessuno sembrava più riuscire a guardarlo nello stesso modo.

Ethan era seduto davanti a lui con un'espressione ancora perplessa.
Claire invece sembrava godersi la scena.

«Vi prego, ditemi che stanno ancora parlando di ieri» disse Hannah.

Claire indicò Mark e Josh.
«Da circa venti minuti».

«Ventitré» Adrian non alzò gli occhi dal quaderno.

Josh avanzò verso il suo banco, si schiarì la voce «Buon pomeriggio... Don Giovanni della termodinamica».

La matita si fermò. Lentamente. Molto lentamente.
Adrian sollevò lo sguardo.
«Prego?».

Ruby si coprì immediatamente la bocca.
Hannah invece non fece nemmeno lo sforzo di trattenersi, scoppiò a ridere.

«Don Giovanni della termodinamica?» ripeté Claire.

Mark annuì convinto «Sì».

«Questa è terribile».

«È perfetta».

Adrian li osservò uno alla volta. 
«Vorrei capire il processo logico che ha portato alla creazione di questo soprannome».

«Facile» disse Josh.
Indicò lui «Genio apparentemente incapace di qualsiasi interazione sociale normale» poi indicò la porta da cui il giorno prima era uscita Emily «e invece scopriamo che ha un passato misterioso con una delle ragazze più popolari della scuola».

Adrian sbatté lentamente le palpebre.
«Quindi la conclusione è "Don Giovanni della termodinamica"?».

«Esatto».

«Ci sono almeno sette errori logici in questa associazione».

«Eppure funziona» disse Mark.

Adrian rimase qualche secondo in silenzio. Poi tornò a scrivere.
«Preferivo lo strambo di Westbrook».

Per qualche ragione la sua risposta aveva dato vita all'ennesimo dibattito.

Ravenmind rimase fermo per qualche secondo, la matita sospesa sopra il quaderno.
Chiuse gli occhi, inspirò lentamente, poi lasciò uscire un lungo sospiro.
«Va bene».
Il laboratorio si zittì e tutti si voltarono verso di lui. 
Appoggiò la matita sul tavolo e li guardò uno alla volta.
«Potete continuare».

Mark sembrò confuso «Continuare?».

«Sì».

«A parlare di Emily?».

«Sì».

«A fare teorie assurde sulla tua vita sentimentale?».

«Sì».

«A inventare soprannomi?».

Adrian esitò un istante.
«Preferirei di no, ma ho ormai accettato che questa variabile sia fuori dal mio controllo».

Ruby dovette mordersi il labbro per non ridere.

«Quindi...» continuò Adrian prendendo di nuovo la matita «potete fare quello che volete» una pausa «Purché lo facciate in silenzio».

Per qualche secondo nessuno parlò.
Poi Hannah scoppiò a ridere.
«Aspetta, fammi capire...» si avvicinò al banco «non ti dà fastidio che stiamo discutendo della tua ex ragazza».

«No».

«Non ti dà fastidio che abbiamo appena scoperto dettagli estremamente personali della tua vita».

«Li ho raccontati io».

«Non ti dà fastidio che Mark ti abbia chiamato Don Giovanni della termodinamica».

Adrian si irrigidì appena.
«Quello sì».

Mark sorrise soddisfatto.
«Lo sapevo».

«È scientificamente impreciso».

Il sorriso sparì.
Ruby scoppiò a ridere per l'ennesima volta.

Naturalmente.
Era ovvio.
Non era il soprannome il problema, era l'imprecisione.

«Quindi cosa ti dà fastidio?» chiese Ethan.

Adrian indicò semplicemente il quaderno.
«Sto cercando di ricalcolare una sezione del sistema di raffreddamento e negli ultimi trenta minuti il mio ambiente di lavoro è stato composto da urla, ipotesi sulla mia vita personale e strani nomignoli imbarazzanti» fece una pausa. «Se proprio non riuscite a farne a meno, fatelo in silenzio. È la mia unica richiesta» e tornò tranquillamente a scrivere, come se la questione fosse definitivamente chiusa.

Per qualche minuto il laboratorio riuscì davvero a rimanere in silenzio. O almeno, in una versione di silenzio accettabile per il Laboratorio di Ricerca Indipendente.
Ethan controllava alcuni componenti elettrici, Claire aggiornava l'elenco degli iscritti, Mark e Josh sfogliavano dei vecchi progetti fingendo di capire metà delle cose scritte.

Ruby invece... Ruby continuava a distrarsi.
Adrian era seduto esattamente come sempre, una mano tra i capelli, la matita che scorreva sulle pagine del quaderno nero, l'espressione concentrata di chi sembrava essersi completamente dimenticato del mondo intorno a sé.
Niente era cambiato, eppure era cambiato tutto.

Lui si accorse del suo sguardo, perché ovviamente se ne accorse.
Sollevò appena gli occhi dal quaderno.
«Fairfox».

Lei si immobilizzò.
«Sì?».

«C'è qualcosa sul mio viso?».

«Cosa? No».

«Sulla camicia?».

«No».

«Ho del caffè addosso?».

Ruby fece una pausa, lo guardò meglio.
«No».

Adrian si fermò un attimo.
«Ho qualcosa di interessante?» la sua voce si era fatta più bassa, il suo sguardo più intenso.

Ruby si irrigidì.
«Non ti stavo fissando per quello».

«Quindi mi stavi fissando».

Errore.

Ruby chiuse gli occhi e Hannah abbassò subito la testa per nascondere una risata.
«Non intendevo quello».

«Hai appena confermato la premessa della mia domanda».

«Ravenmind».

«Fairfox».

Lei sospirò. Per qualche motivo discutere con lui era diventato una specie di sport.
Uno sport esasperante.

«È solo che...» iniziò. Poi si fermò, come poteva spiegarglielo?
Come poteva dirgli che fino al giorno prima una parte di lei lo aveva considerato quasi fuori dalle normali dinamiche degli altri ragazzi e che scoprire Emily aveva improvvisamente reso tutto diverso?
«Riesci a essere davvero concentrato» travisò.

Adrian appoggiò la matita.
Quel gesto ormai Ruby lo conosceva, significava che aveva ottenuto la sua attenzione. Tutta.
«Sarebbe questa la tua motivazione?».

Claire sollevò lentamente lo sguardo dal computer. Ethan smise immediatamente di sistemare i cavi.

Ruby se ne accorse.
«Sì, è questa la mia motivazione».

Adrian la guardò per qualche secondo.
«Mhm...»

Ruby incrociò le braccia.
«Cosa sarebbe quel "mhm"?».

«Il mio livello di concentrazione è identico a quello di ieri» fece una breve pausa, riprese la matita.
«Suppongo invece che le informazioni ottenute ieri abbiano modificato qualcosa nella tua percezione, ecco perché mi stavi fissando».

Ethan sbuffò una risata.
«Adrian... tu analizzi davvero troppo»

Lui alzò appena le spalle.
«È difficile non farlo»

Ruby sospirò.
«Sei davvero esasperante».

Adrian stava rispondendo quando la porta del laboratorio si aprì di colpo.

«Adrian!».
Tutti si voltarono.
Emily era sulla soglia e per la prima volta da quando Ruby l'aveva conosciuta, non sembrava perfettamente tranquilla.
Entrò velocemente nel laboratorio.
«Liam ha scoperto che mi sono iscritta qui».

Tutti rimasero immobili.
Ethan spalancò gli occhi, Hannah lentamente si voltò verso Ruby.

Adrian invece chiuse gli occhi. 
«Merda» imprecò per la prima volta da quando lo conoscevano.
Il laboratorio si congelò.
Adrian guardò Emily.
«Non l'ha scoperto...».

Lei esitò.
«Adrian...»

«Gliel'hai detto tu».

Silenzio.

Emily sospirò.
«Dovevo».

«No».

«Sì invece. Prima o poi lo avrebbe scoperto comunque».

Adrian sospirò e si passò una mano sul viso. Un gesto così umano che Ruby quasi rimase sorpresa.
«Quando gliel'hai detto?».

Emily rimase in silenzio troppo a lungo.

Adrian insistette 
«Emily».

Lei fece una piccola smorfia.
«Cinque minuti fa».

«E dov'è adesso?».

Morgan guardò verso il corridoio e Adrian seguì il suo sguardo.
«Sta venendo qui» capì.

«Sì».

Adrian rimase fermo per qualche secondo.
«Magnifico» esclamò.

Il laboratorio esplose.
«Aspetta, aspetta, aspetta» disse Ethan alzandosi subito. «Liam Parker sta venendo qui?».

Hannah si avvicinò a Ruby.
«Ravenmind è morto, lo spezzerà come un grissino. Ha appena scoperto che la sua ragazza si è iscritta al club del suo ex».

Mark sì guardò intorno.
«Dovremmo fare qualcosa?» iniziò a confabulare.

«Tipo cosa?» sussurrò Josh.

«Potrei provare a parlargli» disse Ethan.

Ruby lo guardò.
«Ethan... Liam è un armadio di un metro e novanta».

Lui ci pensò.
«Ottima osservazione».

Nel frattempo Adrian era l'unico ancora seduto, aveva addirittura ripreso la matita.

Ruby lo fissò incredula.
«Ravenmind... non sei minimamente preoccupato?».

«Abbastanza» confessò.

Ma prima che potesse aggiungere altro una voce rimbombò nel corridoio.
«RAVENMIND!».

Tutti si immobilizzarono.
La porta si spalancò.

Liam Parker entrò nel laboratorio. Alto, imponente, ancora con la maglietta degli allenamenti addosso e i capelli leggermente spettinati.
Attraversò la stanza puntando direttamente Adrian.
«COME HAI POTUTO?».

Ethan, Josh, Mark e soprattutto Ruby fecero un passo avanti.

Emily intervenne.
«Liam, calmati».

Ma lui era già arrivato davanti al banco.
Afferrò Adrian dal colletto della camicia e lo tirò in piedi.
«SI PUÒ SAPERE PERCHÉ NON ME LO HAI DETTO?».

Tutti trattennero il respiro.

Adrian invece... Adrian sembrava semplicemente annoiato, o congelato.
«Potresti cortesemente lasciarmi andare?» disse.

Gli altri lo raggiunsero, Ruby scattò pronta a studiare la mossa più efficace contro uno come Liam... ma non fecero in tempo a intervenire.

Parker improvvisamente lo strinse in un abbraccio talmente forte da sollevarlo da terra.
«Sogno questo momento da una vita! Finalmente potremo stare in un club insieme».

Silenzio assoluto.

Ruby rimase immobile.
Hannah aveva la bocca aperta.
Ethan sembrava aver smesso di funzionare.
«...cosa?» sussurrò Mark.

Adrian, schiacciato contro di lui, alzò lentamente una mano. Gli diede due forti colpi.
«Liam... mi stai comprimendo la gabbia toracica».

«Ah».
Parker lo lasciò andare immediatamente.

Adrian fece un passo indietro, sbuffò sistemandosi il colletto poi abbassò gli occhi sul proprio camice. Lo toccò e fece una smorfia.
«Sei sudato».

Liam sorrise.
«Ovvio. Ho appena finito l'allenamento».

Adrian lo fissò.
«Mi hai abbracciato dopo un allenamento?».

«Sì».

Adrian fece un altro passo indietro.
«Sei disgustoso».

Liam scoppiò a ridere. Una risata forte, spontanea, che riempì tutto il laboratorio.
Poi gli diede una pacca sulla spalla.
«Sono contento anche io, geniaccio».

Il laboratorio rimase in silenzio.
Perché, ancora una volta Adrian Ravenmind aveva appena dimostrato che la sua vita era molto più movimentata di quanto credessero.

Liam sembrò accorgersi solo in quel momento che nel laboratorio c'erano altre persone.
Si voltò e vide una decina di occhi puntati su di lui.
Rimase fermo un secondo, poi sorrise.
«Oh. Ciao a tutti» alzò una mano.
«Scusate l'entrata drammatica» ridacchiò.

Nessuno rispose.
Erano ancora tutti fermi allo stesso punto: il momento in cui Liam Parker aveva sollevato Adrian Ravenmind da terra per abbracciarlo.

Poi il suo sguardo cadde su Ruby.
«Fairfox!».

Ruby sbatté le palpebre.
«Parker».

«La mia presidentessa» indicò Adrian senza smettere di guardarla.

Adrian alzò appena lo sguardo.
«Sì, lo so».

Liam gli diede un'altra pacca sulla spalla.
Troppo forte, come sempre.
«Te l'ho detto, Ruby è in gamba».

«Sì, me lo hai detto» confermò Adrian. «Potresti però smetterla di toccarmi».

Fairfox rimase sorpresa.

«Sul serio» continuò Liam. «È una delle persone più determinate che conosco».
Ruby non si aspettava quel complimento, soprattutto da lui.
«Però...» Liam tornò verso Adrian con un sorriso divertito «cerca di non farla arrabbiare, mi ha quasi fatto volare durante un allenamento».

«Era una presa normalissima».

«Ruby... peso più di novanta chili».

«Appunto. Era più divertente».

Liam rise ancora più forte.

Adrian li osservò per qualche istante.
«Mhm».

Ruby si voltò subito.
«Non cominciare».

«Non ho detto niente».

«Stavi per farlo».

«Forse».

Liam sembrava divertirsi moltissimo.

Nel frattempo gli altri erano ancora immobili.
Fu Ethan, naturalmente, il primo a non resistere.
«Scusate...».

Tutti si voltarono.
Lui indicò Liam, poi Adrian, poi di nuovo Liam.
«Cosa sta succedendo?».

Liam aggrottò la fronte.
«In che senso?».

«Entri urlando il suo nome, lo prendi per il colletto... e poi lo abbracci?».

Josh si aggiunse.
«Non sei venuto per spezzarlo in due?».

Parker rimase in silenzio.
Guardò tutti confuso, veramente confuso.
«Perché dovrei spezzare Adrian in due?».

Nessuno rispose.

Adrian sbuffò.
«Hanno l'insana abitudine di trarre sempre conclusioni affrettate».

Liam indicò il ragazzo accanto a sé.
«Non capisco. Lui è Adrian» disse come se quella fosse una spiegazione sufficiente «è il mio migliore amico di sempre».

Silenzio.
Quella frase cambiò leggermente l'atmosfera del laboratorio.
Perché Liam non l'aveva detta con leggerezza, non era una frase buttata lì, era una certezza.

Adrian rimase semplicemente in silenzio.

Liam continuò:
«Non gli farei mai niente» poi guardò Adrian «a parte costringerlo a uscire di casa ogni tanto».

«Fin troppo» precisò Adrian.

Gli altri li osservavano.
Era assurdo, erano assurdi. Eppure funzionavano.

Adrian sospirò.
«Comunque, che Parker venisse qui con intenzioni aggressive era statisticamente improbabile» indicò Liam.

«Non farebbe male nemmeno a una mosca» aggiunse Emily.

Liam scoppiò a ridere, una risata così forte che alcuni sobbalzarono.
«Vero, la mia è solo apparenza».
Poi sembrò ricordarsi improvvisamente del motivo per cui era lì.
Batté le mani.
«Comunque... mi serve un modulo».

Adrian rimase fermo qualche secondo.
Poi sospirò.
«Liam».

«Che c'è?».

«Hai già atletica».

«Sì».

«Gli allenamenti».

«Sì».

«Le gare».

«Sì».

«E probabilmente una quantità preoccupante di attività sociali che io non voglio nemmeno conoscere».

«Esatto».

Adrian lo fissò. Liam sorrise.
Alla fine Ravenmind aprì lentamente il cassetto, prese un modulo e glielo porse.

«Grazie» poi però il sorriso si trasformò in uno sguardo accusatorio.
«A proposito».
Adrian si irrigidì appena.
«Perché non mi hai detto che avevi cambiato orario?».

Emily incrociò le braccia accanto a lui.
«Già, domanda interessante».

Adrian guardò prima lei, poi Liam.
«Non era rilevante».

«Bugia!» risposero entrambi nello stesso momento.

Il laboratorio osservò la scena.
Perché era la prima volta che vedevano qualcuno smontare una risposta di Adrian Ravenmind in meno di un secondo.
E soprattutto... la prima volta che lui non replicava.

Liam appoggiò il modulo sul banco.
«Lo sapevi benissimo che non venivamo solo perché coincideva con gli allenamenti».

Adrian sospirò.
«Non volevo distruggere il tempo che passate a comportarvi come due piccioncini».

Emily scoppiò a ridere, Liam subito dopo. Gli diede un'altra pacca sulla spalla.
«Adrian, tranquillo» sorrise «di solito è la notte il momento in cui facciamo i piccioncini».

Adrian roteò gli occhi.
«Questa è un'informazione che avrei preferito non possedere».

Emily si coprì la bocca ridendo.

Liam alzò le spalle.
«Beh... adesso lo sai».

Adrian sorrise, davvero. Non il suo solito accenno appena percettibile, un sorriso piccolo, ma reale.

Il resto del laboratorio invece era fermo.
Completamente fermo.
Ethan fissava la scena come se qualcuno avesse appena riscritto le leggi della fisica.
«Non ce la faccio».

Claire annuì lentamente.

Josh indicò i tre.
«Quindi... ricapitoliamo».
Indicò Emily «la sua ex», indicò Liam «il nuovo ragazzo della sua ex», indicò Adrian «lui».
Pausa.
«Sono tutti amici che parlano tranquillamente della loro vita sentimentale».

«Sì» confermò Adrian.

«Si prendono in giro».

«Sì».

«E nessuno è minimamente a disagio».

Adrian aggrottò la fronte.
«Perché dovremmo esserlo?».

Ancora una volta era successa la stessa cosa: più scoprivano pezzi della vita di Adrian Ravenmind... più diventava evidente che la versione di lui che si erano costruiti nella testa non era quella reale.

Liam finì di compilare il modulo con una firma enorme che occupò quasi metà dello spazio disponibile.

Adrian la osservò per qualche secondo.
«Liam».

«Sì?».

«Quella è una firma o un elettrocardiogramma?».

Parker guardò il foglio.
«Una firma molto sicura di sé».

«Interessante definizione».

Liam appoggiò la penna, poi si voltò verso Adrian «Allora, geniaccio... come posso aiutarti?».

Adrian indicò immediatamente il banco.
«Prima regola... tieni le mani lontane da qualsiasi cosa sia fatta di vetro».

Parker abbassò lo sguardo sulle provette, poi sulle proprie mani.
«Chiaro».

«Seconda regola».

«Ce ne sono altre?».

«Molte».

«Perfetto».

Adrian continuò senza farsi distrarre.
«Non appoggiarti ai mobili».

Liam si bloccò. Lentamente sollevò il gomito che aveva appena poggiato sul banco.
«Chiaro».

Adrian annuì soddisfatto.
«Bene».

Ruby dovette trattenere una risata. Sembrava che avesse appena dato istruzioni a un enorme cucciolo dentro un negozio di cristalli.

«Per il resto...» continuò lui, prendendo il modulo dal tavolo «ci sono alcuni scatoloni pesanti nel Club di Scienze che devono essere portati qui».

Liam sorrise subito.
«Finalmente qualcosa che so fare».

Adrian indicò il corridoio.
«Sono sei scatoloni. Attrezzatura principalmente meccanica, niente di particolarmente delicato»

Ruby alzò lo sguardo.
«Aspetta, quelli dovevo prenderli io».

Adrian sembrò ricordarsene solo in quel momento.
«Giusto!» la guardò. «Ho dimenticato di dirtelo».

«Cosa?».

«Sei ufficialmente sollevata dall'incarico di trasporto materiali».

Ruby rimase immobile.
«Scusa?».

«Scatoloni, casse, attrezzature pesanti» fece un gesto verso Liam «da oggi se ne occuperà Parker».

Liam alzò una mano.
«Promosso a carrello elevatore umano».

«Definizione poco tecnica, ma abbastanza accurata» commentò Adrian.

Ruby incrociò le braccia.
«E io cosa dovrei fare esattamente?».

Adrian si voltò, prese il Quaderno Nero e lo aprì.
«Da oggi lavorerai principalmente su questo... farai parte della mia squadra».

Claire sorrise.
«Un bel salto di qualità».

«Sarebbe inefficiente continuare a farle spostare scatole quando può contribuire direttamente allo sviluppo».

Ruby rimase senza parole.
«Quindi cosa sarei adesso?».

Adrian ci pensò. Seriamente.
Troppo seriamente.
«Assistente progettista».

Ruby Incrociò le braccia.
«Assistente?».

Lui notò subito l'espressione.
«Non ti piace?».

«Sembra che debba portarti il caffè».

Adrian si illuminò in un sorriso.
«Potrei aggiungerla alle tue mansioni».

Ruby sbuffò
«Hai già chi ti porta il caffè ogni santo giorno».

Lui sollevò appena un sopracciglio. 
«È una posizione ancora disponibile».

«Scusa?».

«Non ho mai stabilito un limite massimo di persone autorizzate a portarmi il caffè».

«Ravenmind!».

«E va bene...» ci pensò ancora, poi corresse: «Collaboratrice tecnica?».

Lei annuì.
«Meglio».

«Perfetto».

Liam guardò Emily, Emily guardò Liam e per qualche ragione entrambi sorrisero.
«Va bene, noi allora andiamo a recuperare questi scatoloni».
Liam batté le mani con entusiasmo.
«Andiamo, Emily. Missione recupero materiale».

Lei lo guardò.
«Sai che devi soltanto portare delle scatole, vero?».

«Ogni missione ha bisogno del giusto spirito».

«Emily, non fargli rompere nulla» aggiunse Adrian.

Liam fece un sorriso enorme.
«La fiducia che hai in me mi commuove».

«Non è fiducia. È una richiesta».

Liam rise, poi uscì insieme a Emily.
La porta si chiuse.

Silenzio.
Uno.
Due.
Tre secondi.
Poi tutti si voltarono contemporaneamente verso Adrian.

Lui sospirò ancora prima che qualcuno aprisse bocca.
«Lo sapevo».

Ethan incrociò le braccia.
«Come è possibile che ogni giorno scopriamo un pezzo assurdo della tua vita come se fosse normale».

Mark indicò la porta.
«Ieri scopriamo che Emily Morgan è la tua ex».

Josh continuò:
«Oggi scopriamo che il suo ragazzo enorme da un metro e novanta ti abbraccia perché siete migliori amici».

Adrian li osservò.
«Non vedo la parte strana».

Tutti lo fissarono.

«Naturalmente no» sospirò Claire.

Ruby, appoggiata al banco, inclinò appena la testa.
«Quindi tu, Emily e Liam vi conoscete da quando?».

«Emily prima, Liam è arrivato poco dopo» spiegò.

«E come vi siete conosciuti?» chiese ancora Ruby.

Adrian rimase in silenzio qualche secondo, come se stesse recuperando un ricordo archiviato da anni.
«Mio padre era convinto che dovessi socializzare di più».

Ethan trattenne una risata.
«Tuo padre è un uomo coraggioso».

«Molto insistente. 
Quando ero bambino mi portava spesso nel cortile vicino casa. Secondo lui stare con altri bambini mi avrebbe fatto bene.
A me non interessava particolarmente».

«Che sorpresa» commentò Hannah.

«Portavo con me libri, piccoli esperimenti, circuiti da sistemare. Gli altri bambini all'inizio si avvicinavano incuriositi» fece una pausa. «Poi dopo un giorno smettevano di tornare».

Il laboratorio si fece più silenzioso.

«Ti dava fastidio?» chiese Ruby.

Adrian scosse la testa.
«No» la guardò «era una liberazione».
Quella risposta la colpì più di quanto si aspettasse.
«Finalmente potevo tornare a fare quello che volevo senza interruzioni».

«E poi è arrivato Liam» intuì Claire.

Adrian annuì.
«Sì. Il bambino più rumoroso, socievole e iperattivo che avessi mai conosciuto».

«Non è cambiato per niente» commentò Ethan.

Adrian sembrò pensarci davvero.
«Praticamente per niente».

Qualcuno rise.

«Il primo giorno ha passato ore a farmi domande. Era assurdo, non capiva assolutamente nulla».
Risero.
«Gli spiegai il funzionamento di un piccolo motore elettrico per quasi venti minuti. Alla fine mi chiese se poteva farlo diventare più veloce per attaccarlo alla sua macchinina».

Ethan scoppiò a ridere.

Adrian abbassò appena lo sguardo.
«Ero convinto che il giorno dopo non sarebbe tornato. Invece lo ha fatto, e lo ha fatto anche il giorno dopo e quello dopo ancora».
Per qualche secondo nessuno parlò.
«Non facevo nulla per trattenerlo» aggrottò appena la fronte, come se ancora oggi non riuscisse del tutto a comprenderlo.
«Lui mi trascinava dagli altri bambini, provava a farmi giocare, mi coinvolgeva nelle sue attività».

«E tu?».

«Io dopo pochi minuti tornavo ai miei progetti».
Ovviamente.
«Lui andava a giocare con gli altri, ma non c'è stato un singolo giorno in cui prima non sia tornato indietro a chiedermi se volessi andare con lui».

Ruby si ammorbidì.
«Davvero?».

Adrian guardò la porta da cui Liam era uscito.
«Gli chiesi perché continuasse a farlo».

«Cosa rispose?» domandò Hannah.

Adrian sorrise appena.
«Che era felice di avere un amico capace di fare cose così fighe».

Nessuno rise, perché, detta così, improvvisamente spiegava tutto.

«Da quel giorno siamo sempre stati insieme» Adrian cominciò a muovere la matita tra le dita.
«Liam è la persona più rumorosa, impulsiva e fisicamente invadente che conosca, ma anche la più genuina.
È emotivamente espansivo in un modo che ancora oggi trovo complicato da comprendere» una pausa. «Ma è sincero. Se è felice, lo capisci. Se vuole bene a qualcuno, lo dimostra. Se pensa qualcosa, quasi sicuramente l'ha già detto. Con lui non devo analizzare nulla».

Ruby rimase in silenzio.
Per qualche motivo quella frase sembrava più importante delle altre.

Poi Josh alzò lentamente una mano.
«Ok. Domanda difficile».

Adrian sospirò.
«Emily».

«Esatto».
Il laboratorio tornò attento.
«Come funziona quella situazione? Il tuo migliore amico sta con la tua ex».

Adrian appoggiò la matita.
«Liam ha sempre avuto un debole per Emily».

Silenzio.

«Sempre?» chiese Ruby.

«Sì».

«E tu lo sapevi?».

«Era evidente. L'unico a non rendersene conto era lui, perché pensava fosse un tradimento nei miei confronti».
Adrian abbassò lo sguardo.
«Anche se all'epoca io ed Emily non stavamo insieme».

Claire sorrise.
«Sembra molto Liam».

«Sì».
Anche Adrian sorrise appena.
«Molto Liam».
Poi continuò.
«Emily era diversa. Io e lei abbiamo affrontato dei momenti difficili».
La stanza si fece più seria.
«Per molto tempo io sono stato il suo punto fermo... e lei il mio».
Ruby non riuscì a distogliere lo sguardo.
«A un certo punto abbiamo confuso un legame molto profondo con qualcosa di diverso, ma non lo era» lo disse senza esitazione. «Dopo che lo abbiamo capito Emily ha iniziato a guardare Liam in modo diverso, ma lui ha continuato disperatamente a fingere di non essere innamorato di lei» un sorriso divertito «con risultati pessimi».

Ruby sorrise.
«E tu cosa hai fatto?».

Adrian alzò appena le spalle.
«Ho detto a entrambi di smetterla».

Silenzio.

«Hai detto alla tua ex ragazza e al tuo migliore amico di mettersi insieme?» chiese Mark.

«Semplificando molto... sì».

«Perché?».
Questa volta fu Ruby a chiederlo.

Adrian la guardò.
«Io non amavo Emily» la semplicità della risposta la lasciò immobile. «Non l'ho mai amata... non in senso romantico».
Sospirò.
«Le voglio bene e gliene vorrò sempre».
Il suo sguardo tornò verso la porta. «Ma quello che cercavano loro due... io non potevo darglielo. Loro invece sì».

Claire rise.
«Credo che tu abbia appena dimostrato più maturità emotiva di gran parte della scuola».

Per una volta, nel Laboratorio di Ricerca Indipendente, nessuno trovò nulla da aggiungere. Per qualche secondo rimasero immersi in uno strano silenzio.

Poi Ruby abbassò lo sguardo.
«Emily Morgan è molto fortunata» la frase uscì prima ancora che potesse fermarla.
Adrian si voltò verso di lei.
Ruby si accorse solo in quel momento di aver parlato ad alta voce.
Tutti gli occhi si spostarono lentamente su di lei.
«Intendo...» si schiarì la voce «non è certo una cosa comune».

Adrian la osservò.
«Cosa?».

«Avere qualcuno che ti voglia così bene da mettersi da parte. 
La maggior parte delle persone avrebbe scatenato un vero dramma».
Ruby sostenne il suo sguardo.
«Tu invece hai pensato a quello che avrebbe reso felice lei».

Adrian non rispose subito e quella era già una cosa insolita.
Claire lo notò: Adrian Ravenmind aveva appena impiegato più di due secondi per elaborare una risposta.
«Non l'ho fatto per altruismo».

Ruby sorrise appena.
«No?».

Abbassò lo sguardo.
«Volevo solo che entrambi fossero felici, io non avrei perso nulla.
Emily e Liam sono due delle persone più importanti della mia vita».

Ruby inclinò appena la testa.
«Quindi l'hai fatto perché tieni a loro».

«Sì».

«Ravenmind... quello si chiama altruismo».

Adrian rimase fermo. Poi aggrottò appena la fronte, come se la cosa lo infastidisse leggermente.
«Mhm».

Ethan spalancò le braccia.
«Ha appena scoperto di essere una brava persona».

Claire rise.

Adrian sospirò.
«Continuate a trarre conclusioni molto discutibili».

Ruby sorrise, ma questa volta non rispose.
Perché più lui cercava di spiegare ogni cosa con la logica... più le sembrava evidente quanto sentimento ci fosse dietro.
   
 
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