Storie originali > Introspettivo
Segui la storia  |       
Autore: NocturneWisteria    08/07/2026    0 recensioni
Elin Bergström ha una sola certezza: non riesce più a cantare come prima.
Una busta senza mittente, un biglietto di sola andata per Bali e un laboratorio di legno a Ubud cambiano tutto.
Tra mercati all’alba, templi di quartiere e un falegname che toglie dal legno “quello che non serve”, Elin prova a capire chi è senza palco e senza filtri.
“La voce che ho ritrovato” è una storia di blocco creativo, Bali e seconde occasioni: perdere non è la fine, a volte è il modo in cui si comincia davvero.
Genere: Introspettivo, Romantico | Stato: completa
Tipo di coppia: Het
Note: nessuna | Avvertimenti: nessuno
Capitoli:
 <<    >>
Per recensire esegui il login o registrati.
Dimensione del testo A A A
«L'aereo atterrò a Bali alle quattordici e venti.»


L'aereo atterrò a Bali alle quattordici e venti, ora locale.

Stavolta non mi fermai nel mezzo del corridoio dell'aeroporto. Camminai con passo sicuro tra la folla, la borsa sulla spalla e la valigia, quella grande, quella con dentro quasi tutto, dietro di me.

Non stavo arrivando.

Stavo tornando.

Presi un taxi fino a Ubud senza prenotare niente, senza controllare il telefono, senza fare niente di tutto quello che di solito si fa quando si arriva in un posto. Guardai fuori dal finestrino mentre il verde di Bali scorreva, quella vegetazione assurda e generosa, i templi che apparivano e sparivano tra gli alberi, i motorini, le donne con le offerte in testa.

Il tassista mi chiese se era la prima volta a Bali.

«No,» dissi. «Torno a casa.»

Lo dissi senza pensarci. Solo dopo mi resi conto di averlo detto, torno a casa, con quella naturalezza che hanno le cose vere quando smettono di essere nuove e diventano semplicemente reali.

Non andai all'homestay.

Il taxi mi lasciò all'angolo della strada sterrata che conoscevo a memoria, quella che si allontanava dal rumore di Ubud verso quella parte della città dove la città smette di fare la città. Presi la valigia grande e camminai.

Sentii il suono prima ancora di girare l'angolo.

Colpo ritmico e preciso, legno contro legno, intervallato da pause brevi e silenziose. Quello stesso suono che mi aveva fermata sulla soglia la prima volta, che parlava la stessa lingua della musica pur non essendo musica.

Mi fermai un secondo.

Lo ascoltai, solo quello, solo quel ritmo, con Bali intorno e l'aria calda del pomeriggio e qualcosa nel petto che non aveva bisogno di un nome.

Poi andai avanti.

La porta del laboratorio era aperta, come sempre.

Arya era seduto al centro della stanza sullo sgabello basso, con lo scalpello in mano e quella concentrazione assoluta che conoscevo, gli occhi sul legno, le mani precise e pazienti, il mondo intorno che smetteva di esistere.

Non mi aveva sentita arrivare.

Come la prima volta.

Rimasi sulla soglia con la valigia grande accanto a me e la borsa sulla spalla e il sole del pomeriggio alle spalle che mi faceva ombra sul pavimento del laboratorio.

Poi lui alzò gli occhi.

Mi guardò.

E sorrise, non il mezzo sorriso trattenuto di una volta, non quello prudente di chi non sa ancora cosa sta per succedere. Quello intero, aperto, il sorriso di chi vede arrivare qualcosa che aspettava.

Posò lo scalpello.

Si alzò.

Attraversò il laboratorio, lentamente, senza fretta, come faceva tutte le cose, e si fermò davanti a me.

Mi guardò un momento, come se volesse assicurarsi che fossi reale.

Poi abbassò gli occhi sulla valigia grande.

«Quella è nuova,» disse.

«Ho portato più roba questa volta.»

«Vedo.»

«Molta più roba.»

Un angolo della sua bocca si mosse. «Quanto?»

«Quasi tutto.»

Rimase in silenzio un momento. Poi alzò gli occhi su di me, quegli occhi scuri e calmi, quella presenza totale.

«Quasi,» ripeté.

«Qualcosa è rimasto a Stoccolma. Non si lascia tutto in una volta.»

«No,» disse. «Non si lascia tutto in una volta.»

Non era una critica, era il contrario. Era il riconoscimento di una cosa vera, quella che avevamo detto nel cortile dell'homestay quel mattino, restare nel modo in cui si può restare quando si ha una vita che esiste anche altrove.

Mi prese la borsa dalla spalla.

La appoggiò sul banco di lavoro con quella cura che metteva negli oggetti degli altri, come se ogni cosa avesse un peso specifico che meritava rispetto.

Poi si girò verso di me.

«Hai fame?»

Risi, quella risata dal basso, quella vera, quella che veniva fuori solo con lui.

«Una fame assurda.»

Rise anche lui, quella risata aperta che avevo imparato ad amare.

«Sari ha cucinato,» disse.

«Sari sa sempre tutto.»

«Sì,» disse. «È fatta così.»

Uscimmo insieme dal laboratorio nel pomeriggio di Bali, la luce dorata e obliqua, i fiori ovunque, il suono lontano del tempio che iniziava il canto del tardo pomeriggio.

Arya portava la mia borsa. Io trascinavo la valigia grande sul selciato irregolare, con quella goffaggine un po' comica di chi porta troppo e non se ne pente.

A un certo punto le ruote si bloccarono su una pietra.

Arya si fermò, si abbassò, sistemò senza dire niente, con quella naturalezza precisa che aveva nelle cose pratiche, come se fosse ovvio prendersi cura delle cose degli altri.

Mi tese la mano per aiutarmi sul gradino.

La presi.

E la tenne anche dopo il gradino, non come un gesto romantico, non come una dichiarazione. Come una cosa normale. Come si tiene la mano di qualcuno con cui si cammina.

Camminammo così verso il cortile dell'homestay, mano nella mano, la valigia che cigolava sul selciato, il sole che scendeva sui tetti di Ubud e l'odore di incenso nell'aria e i fiori arancioni dappertutto.

Sari era nel cortile.

Ci vide arrivare. Guardò la valigia grande. Poi guardò le nostre mani.

Sorrise, quel sorriso suo, quello che conteneva tutto senza dire niente.

«Sei tornata,» disse.

«Sono tornata.»

«Bene,» disse semplicemente.

E tornò alle sue piante.
   
 
Leggi le 0 recensioni
Segui la storia  |        |  Torna su
Cosa pensi della storia?
Per recensire esegui il login oppure registrati.
Capitoli:
 <<    >>
Torna indietro / Vai alla categoria: Storie originali > Introspettivo / Vai alla pagina dell'autore: NocturneWisteria