Capitolo 32: Origins
La scalinata sembrava non finire mai. Gli stretti gradini di pietra scendevano nel sottosuolo seguendo una lieve curva tanto che dopo pochi metri la luce proveniente dalla cappella scomparve completamente. Solo la magia di Michael illuminava il cammino. Da essa Aelira percepiva un certo senso di tepore, una sensazione nuova che non aveva provato prima; forse anche in questo il secondo frammento del suo Vero Nome stava influendo nelle sua percezione. Magari la stava riportando a quella di un tempo…
Il silenzio era quasi assoluto. Si udiva soltanto il rumore dei loro passi e ad intervalli piuttosto regolari il lento gocciolare dell’acqua tra le rocce.
“ Credo che ci troviamo in un posto persino più antico del monastero” commentò la fanciulla con un certo spirito di osservazione.
Il compagno di avventura sfiorò un muro con le dita: la superficie non era affatto rifinita e le pietre che la costituivano erano enormi blocchi consunti.
“ Lo penso anche io...Il monastero è stato costruito sopra qualcosa di preesistente. Mi chiedo se lo sapessero…”
“ Chi può dirlo. Se saremo fortunati troveremo una risposta andando avanti” aggiunse ottimista lei.
Dopo una ventina di gradini, la scala terminò svelando un basso e stretto corridoio. Esso era realizzato con piccoli mattoni rossastri, ormai quasi del tutto deteriorati. Alcuni infatti erano crepati altri davano l’idea di stare per sgretolarsi, eppure nella sua complessità la struttura conservava una certa solidità. Lì l’aria cambiò: fredda, immobile come se nessuno l’avesse respirata da eoni.
Lo attraversarono lentamente per precauzione. Fortunatamente lo superarono senza problemi giungendo così verso una sala estremamente più grande di quanto si sarebbero aspettati. La volta che la sorreggeva era sostenuta da colonne scolpite direttamente nella pietra mentre il perimetro era circondata da affreschi i quali erano dello stile di quelli già visti in precedenza. Però a differenza di questi era maggiormente integri. I colori erano sì sbiaditi ed alcune parti erano crollate, ma quanto era sopravvissuto bastava per raccontare una storia; una antichissima che persino Malakir non conosceva.
La coppia si avvicinò ad essi con accortezza. Le figure rappresentante era con quasi certamente le stesse della processione, tuttavia non erano in preghiera. Sembravano...ricevere. Al centro di ogni scena compariva sempre una figura senza volto e dai contorni sfumati. A volte era avvolta di luce, altre volte con il fuoco e persino di oscurità, Il pattern comune consisteva invece in dei sottili filamenti partivano dalle loro dite fino a raggiungere la persona che c’era davanti. Questa, in una scena adiacente, fermava un enorme masso con una sola mano. Anche per tutti gli altri esisteva un’immagine raffigurante gesta eccezionali, avulse da ogni logica.
“ Magia?” domandò la bionda,
“ No, è assente qualsiasi simbologia. Si tratta di qualcosa di diverso…” rispose il ramingo rivolgendo uno sguardo attento verso la compagna,
“ Capisco di essere affascinante, però hai un pessimo tempismo” scherzò lei,
“ Aelira, concentrati. Non ti viene in mente niente di simile?”
“ No, perché dovrebbe?”
“ Abilità incredibile che richiedono incanti”
“ Mmm…”.
Trascorse qualche secondo a riflettere, la lampadina le si accese:
“ Il Nihrae!”
“ Non proprio esso bensì quello che rappresenta: un potere divino”
“ Quindi queste scene sono...Poteri divini?!”
“ Già”
“ Non pensavo fossero tanto antichi…”
“ Non è quella la cosa sorprendente”
“ Ah, no?”
“ No, è il fatto che venissero accettati…Secondo la storia ufficiale, i poteri divini sono sempre stati temuti ed i loro portatori ostracizzati, ucciso o sfruttati fino alla morte. Eppure, la gente che ha eretto questo edificio non la pensava così. Per loro erano degni di...Venerazione”
“ Messa così in effetti è insolito e poi guardali. Pare quasi che fosse un vero e proprio dono”
“ Forse una ricompensa per la loro fede…”
“ Io non sono religiosa quindi”
“ Non intendo che la fede sia il motore per avere un dono divino, ma che per loro era così. Una spiegazione ad un evento inspiegabile”
“ Sarò per questo allora che gli esseri che concedono i doni, non sono riconoscibili”
“ Purtroppo...Il mistero resto, ma questo, tutto questo potrebbe essere un indizio importante”.
Mentre Michael era assorto nei suoi pensieri, la ragazza notò che l’edifico convergeva verso il basso in una perfetta geometria a mo’ di cupola capovolta. Lì, al centro si ergeva un unico piedistallo e sopra una teca opaca dai riflessi argentei. All’interno giaceva un oggetto, forse. Era impossibile distinguerlo in quanto era avvolto da una foschia, stranamente simile a quella che aveva infestato Nohr.
Avventatamente la toccò: era fredda e calda contemporaneamente.
“ Curioso” sussurrò provando a sollevarla. Fu tutto inutile, non importava quanta forza ci mettesse.
“ Vuoi fare il duro?! Ora te la faccio vedere io”.
Estrasse le proprie armi, pronta a farla a pezzi,
“ Non serve, è protetto da un sigillo” intervenne Michael,
“ Davvero? Non lo vedo”
“ Perché è uno speciale” un piccolo ghigno apparve sul volta del giovane, “ Dello stesso tipo di quello della caverna”.
Un’altra coincidenza, persino più strano rispetto alle precedenti. L’idea che tutto fosse collegato oramai non era solamente un’illazione.
Nel merito il sigillo consisteva in una sottile trama di simboli color argento che percorrevano la teca come una ragnatela. Linee essenziali, eleganti, eppure tremendamente complicate. Ogni tratta cambiava costantemente quelli adiacenti, rendendo improbabile una manomissione. Solo grazie alla conoscenza appresa dallo Spirito della Montagna, il ramingo seppe come muoversi. Con grazia levò la mano, tracciando un linea orizzontale toccando soli alcuni elementi. Così in uno di questi si spense.
“ Sono come lucchetti...Basta aprirne uno per volta ed il gioco è fatto” rifletté il giovane con lieve ghigno soddisfatto.
Fu allora che Aelira cambiò improvvisamente espressione: il sorriso svanì e gli occhi smeraldo si posarono verso la direzione opposta dalla quale erano venuti e per diversi attimi restò impassibile. Poi senza pronunciare verbo, afferrò il compagno per il polso.
“ Ehi-”.
Non gli lasciò il tempo per protestare, trascinandolo dietro delle colonne che sosteneva la cupola rovesciata. Lo spazio era stretto, praticamente i due finirono uno di fronte all’altro.
Il respiro della ragazza era calmo, quello di Michael più irregolare. Una vicinanza fisica del genere lo metteva a disagio praticamente con chiunque. Inoltre l’essere stato interrotto sul più bello lo aveva irritato.
“ Perché lo hai fatto? Ora devo iniziare da capo” si lamentò, ma pochi istanti dopo anche lui udì dei passi.
Lei portò con eleganza un dito davanti alle labbra: “ Stanno arrivando altri ospiti”
“ Lo ho capito…” per un attimo rimase a guardarla con stupore,
“ Ti ho finalmente stregato? Ottimo, ora sarai al mio servizio” scherzò la giovane,
“ Certo come no...Di solito saresti già andata a vedere chi è, sperando in un combattimento interessante”
“ Lo so”
“ Cosa è cambiato?”
“ Nulla, è solo che te lo avevo promesso; no? Non avrei perso la concentrazione”
“ Ah, certo. Volevi dimostrarmi che avevo torto a dubitare di te” commentò il dotto capendo a volo le intenzioni della bionda. Quest’ultimo soffocò una risatina per non rischiare di rivelare la loro posizione.
Mentre attendevano di scoprire l’identità di chi altro potesse conoscere quel luogo sepolto, Aelira per una volta si era fermata ad riflettere su di sé, su ciò stava davvero provando.
Lo spazio era così ridotto che poteva sentire il calore del corpo di colui che l’aveva liberata, il ritmo tornato regolare del suo respiro e persino l’odore di carta antica rimasto impregnato nei suoi vestiti. Una stana scossa le corse lungo la schiena e sul petto. Fu rapida, improvvisa ed inconfondibile. Essa la invitava a farsi ancora più prossima, chiudere definitivamente le distanze.
“ Non c’è niente da fare, è proprio così...” pensò con lieve tremolio agli angoli delle labbra.
Il viandante, inconsapevole di ciò, fissava verso la sorgente del suono. Non ci volle molto prima che delle facce note si palesassero: Cassian e l’energumeno barbuto si stavano avviando verso la teca. L’omone aveva sotto braccio ancora quell’oggetto con la filastrocca incisa, lo aprì gettando il contenitore con poca grazie. Prese da esso una chiave metallica, lunga quasi quanto un avambraccio. Possedeva due estremità speculari, ricche di dentature.
“ Non avrei mai pensato che ci fosse quello…” sussurrò Michael preoccupato,
“ Hai riconosciuto l’oggetto?”
“ Sebbene non l’abbia mai visto di persona, non posso sbagliare. Si tratta della chiave di Gemini”
“ Gemini, mi ricorda una costellazione”
“ Già...Si narra che sia stata forgiata da una stella di quella costellazione”
“ Wow, se ha un’origine tanto assurda deve avere dei potere fuori scala”
“ Non è un pericolo di per sé, infatti permette solo di aprire qualsiasi serratura; sigilli inclusi”
“ Cavolo, allora loro vogliono ciò che si trova dentro la teca”
“ E’ sempre stato questo il loro obiettivo, il resto erano solo preparativi o forse distrazioni…”
Normalmente il giovane avrebbe ignorato la situazione, ma non poteva assolutamente rischiare che qualcuno danneggiasse qualcosa di così antico e sicuramente colmo di sapere come l’oggetto custodito in quel luogo. Aelira dal canto suo era felice di dargli una mano ed allo stesso tempo non voleva perdere l’occasione di saldare i conti con Cassian. Ecco perché entrambi si mossero verso quei due all’unisono.


