8.
Nelle Alpi Beifong
Nei pressi delle Alpi Beifong, un piccolo gruppo di pattuglia stava perlustrando una fitta foresta di conifere. Il loro compito non era complesso: dovevano osservare l’area e avvertire i superiori in caso di eventuali tracce lasciate dai teriel. Lungo quel percorso, infatti, erano stati avvistati più volte individui sospetti, ma ogni pista finiva per perdersi nel nulla.
La pattuglia era composta da quattro giovani reclute umane, supervisionate da un demone salamandra. I soldati semplici avevano appena superato l’esame finale dell’addestramento sotto il generale Rodnar e prestavano servizio nel gruppo di pattuglia di Riford da poco più di una settimana.
«Ragazzi, mi sento osservato… e se l’assassino fosse tornato?» sussurrò il più giovane del gruppo. Durante l’addestramento aveva dimostrato una grande prestanza fisica, ma ora, sul campo, un’ansia insolita sembrava essersi impossessata di lui. Avvertiva addosso uno sguardo, ma ogni volta che si voltava in quella direzione, trovava solo ombre e rami nodosi.
Notato il turbamento della recluta, il demone salamandra gli si avvicinò e gli posò una mano sulla spalla, stringendola con fermezza.
«Non farti prendere dal panico. Dopo il ritrovamento dei resti del tenente Husk non sono state riportate altre aggressioni.» Gli angoli della bocca de demone rettile si piegarono in un accenno di sorriso, prima che il suo sguardo tornasse a fissare il bosco. «Chi lo ha ucciso non si è solo limitato a colpirlo alla schiena: sembrava più l’opera di una bestia. Probabilmente si è trattato di un animale. Non allarmiamoci, potrebbero essere solo coincidenze.»
L’intero gruppo annuì. Se il loro supervisore affermava che non c’era motivo di preoccuparsi, avevano il dovere di fidarsi. Rassicurati, ripresero la perlustrazione in silenzio, con la massima concentrazione.
Il silenzio però, venne presto interrotto. Uno spostamento d’aria, seguito da un fruscio sospetto, fece irrigidire il demone salamandra, che richiamò a sé i suoi allievi.
«Ho sentito qualcosa. State all’erta.»
Le reclute obbedirono immediatamente. Fu allora che uno di loro indicò con il dito la cima di un albero. Proprio lì, una figura li osservava nella penombra.
«Lì, in alto!»
La sagoma, una volta scoperta, tentò di sfuggire all’attenzione dei militari. Il demone salamandra, con l’intenzione di bloccarne la fuga, inclinò leggermente il busto in avanti: la pelle lungo i suoi avambracci si increspò e, dalle piccole ghiandole che la ricoprivano, iniziò a filtrare una sottile pellicola lucida. Con un movimento secco del braccio, sprigionò una nube di sostanza irritante, un getto corto ma concentrato e dall’odore acre, diretto verso il ramo più alto.
Ma non raggiunse mai la figura.
Un improvviso e violento spostamento d’aria respinse la nube verso il gruppo. Il demone salamandra, colto di sorpresa, si precipitò davanti ai suoi allievi per schermarli, trattenendo il respiro. La maggior parte della sostanza ricadde su di lui, e immediatamente la sua pelle iniziò a riassorbirla attraverso le stesse ghiandole da cui era stata emessa. Un meccanismo naturale, tipico della sua specie, che gli permetteva di neutralizzare e rimmagazzinare una parte delle secrezioni non disperse completamente. Nonostante il bruciore agli occhi, riuscì a limitare i danni prima che raggiungessero le reclute.
Quando sollevò lo sguardo, l’individuo sospetto era già scomparso nella foresta.
Quando la situazione tornò tranquilla, i cinque militari cercarono segni del passaggio di quella misteriosa figura. Ispezionarono la zona per diversi minuti, ma l’unico oggetto che trovarono fu una grande piuma nera.
Un tuono improvviso squarciò l’aria. Il demone salamandra sollevò lo sguardo verso il cielo gonfio di nubi scure.
«Dobbiamo contattare subito i demoni dal naso fine, prima che inizi a piovere.»
Un’ora dopo
La divisione di Lonin giunse nei pressi di quella foresta. Numerosi demoni cane iniziarono ad annusare l’aria alla ricerca di una pista da poter seguire, ma tutto si rivelò vano. La pioggia battente aveva già alterato ogni possibile traccia lasciata dall’individuo sospetto, tanto che anche la piuma, trovata sul sentiero qualche ora prima, sembrava non portare a nessun punto di svolta.
L’odore di pioggia e terra bagnata, infatti, sovrastava ormai ogni altro odore, generando un forte spaesamento nei demoni cane.
«Generale, stiamo solo perdendo tempo. La pioggia ha cancellato ogni possibile traccia. Dovremmo tornare in caserma e ascoltare le testimonianze del gruppo di pattuglia.»
Lonin Ethberg strinse i guanti di pelle fino a far scricchiolare le cuciture. Congedò i suoi commilitoni con un cenno secco, permettendo loro di tornare alla caserma militare di Riford. Prima di andare, però, richiamò a sé uno dei suoi sottoposti.
«Sottotenente Hound, sarai tu a occuparti dei testimoni.»
«Signorsì.»
Dopo che il suo commilitone si unì nuovamente al resto del gruppo, Lonin iniziò a incamminarsi verso la caserma militare di Riford.
Era passata poco più di una settimana da quando il Grande Comandante gli aveva affidato il nuovo incarico, eppure Lonin continuava ad essere ad un punto fermo. Trovare Oisian si rivelò un'impresa più complessa di quanto immaginasse. Ogni avvistamento, ogni pista seguita, si rivelava un buco nell’acqua. Il teriel sembrava sparito nell’ombra.
Eppure, questa volta, Lonin non sapeva quanto il fratello fosse, in realtà, a un tiro di schioppo da lui.
Oisian aveva, infatti, iniziato a incamminarsi verso il sud del paese, muovendosi solo lungo i crinali meno battuti. Aveva percorso tanta strada, cercando di attirare quanta meno attenzione sulla propria figura.
Viaggiare da solo si era rivelato più facile di quanto immaginasse, grazie anche al miscuglio preparato dal signor Bayer. Inconsciamente, la mano di Oisian corse sotto la camicia, le dita che cercavano il profilo freddo del vetro. Quel miscuglio aveva fatto sì che la sua aura e il suo odore venissero occultati. Sapeva che, senza quella polvere, la divisione di suo fratello l’avrebbe già trovato da parecchio tempo.
Rifugiato all’interno di una piccola grotta, nei pressi delle Alpi Beifong, Oisian cercò di scaldarsi con il fuoco che aveva acceso. L’ambiente era umido e il ticchettio della pioggia, proveniente dall’esterno, sembrava rimbombare fra le alte pareti. Sul soffitto, nascosti fra le stalattiti, gruppi di pipistrelli disposti in file ordinate e fitte sembravano non aver intenzione di risvegliarsi dal loro sonno profondo. Altri di loro, invece, svolazzavano infastiditi fra le pareti della grotta, non molto contenti della presenza del teriel.
Un sospiro uscì dalle labbra di Oisian mentre osservava il coniglio che aveva catturato finire di cuocersi sul fuoco scoppiettante. L’odore della carne cotta fece sì che il suo stomaco si agitasse, reclamando del cibo. Non mangiava bene da diversi giorni. Da quando il suo sangue demoniaco si era placato, il suo stomaco non faceva altro che ringhiare, ma bastava un solo morso che il senso di nausea lo pervadeva, portandolo a rigettare quello che aveva appena ingoiato.
Anche quella sera, quell’orrenda sensazione si fece presente. Aveva appena terminato di mangiare quel povero coniglio quando sentì il cibo risalire nell’esofago. Serrò i denti, premendosi una mano sulla bocca per costringersi a deglutire. Una scia di acido gli bruciò la gola, riempiendogli gli occhi di lacrime.
Stanco e disgustato da sé stesso, il teriel si rannicchiò vicino il focolare, sperando che la nausea si placasse e che non arrivasse un altro conato.
Quella stessa notte
All’esterno di una locanda chiassosa, dove soldati di ogni grado bevevano e si divertivano, due figure in divisa si scambiavano delle informazioni. Uno dei due apparteneva alla divisione giunta quel pomeriggio a Riford, l’altro era giunto lì proprio per ottenere quelle informazioni che tanto desiderava.
«Hai fatto un ottimo lavoro, devo ammetterlo.» Nell'oscurità quel vicolo, l’uomo con la carica più alta sorrise soddisfatto. I giorni di attesa avevano dato i suoi frutti: finalmente aveva in mano qualcosa di utile.
«Pensavo solo che fosse la cosa giusta da fare.» L'altro annuì. «La mia ricompensa?» Il suo interlocutore estrasse una busta gonfia dalla giacca e la tese al demone cane, che la prese senza esitazione. Controllò rapidamente il contenuto, poi ripose il denaro in tasca.
«Adesso che succederà?»
«Dai tempo al tempo, Eike.» L’umano sollevò lo sguardo al cielo nuvoloso. La pioggia aveva smesso da poco, ma presto sarebbe ricominciata. «Come prima cosa avvertirò il Grande Comandante del tradimento del nostro caro generale.»
Dopo quella risposta, l’uomo iniziò ad allontanarsi dalla figura del demone cane. Fu in quel momento che Eike lo richiamò, con una punta di esitazione nella voce:
«Cosa accadrà alla divisione?»
L’uomo sorrise a quella domanda e arrestò il suo passo. Per assicurarsi della lealtà del demone cane, avrebbe dovuto fare una promessa che avrebbe convinto Eike a restare sulla retta via. «Riferirò al Grande Comandante il tuo nome. Non temere: il prossimo generale cane sarai tu, Eike.»
Alzando una mano in segno di saluto, il militare si allontanò, dirigendosi verso le mura esterne della città. Proprio lì, all’interno di un piccolo e sporco appartamento, la sua squadra speciale lo attendeva insieme a un altro individuo. Girato di spalle, l’ospite osservava fuori dalla finestra con le braccia conserte.
«Generale Awlin, grazie per aver accolto la mia richiesta di incontro.»
Udendo il suo nome, Hectjas si voltò. Le braccia ancora incrociate, l’espressione seria.
«A cosa devo questo invito, generale Rodnar?»
Ivarr sorrise al suo ospite e lo invitò ad accomodarsi ad una delle sedie disposte attorno al tavolo in legno collocato al centro della stanza. Rifiutando l’invito, Hectjas rimase al suo posto, mantenendo lo sguardo fisso negli occhi del generale Rodnar.
«Ho bisogno delle sue gambe, generale Awlin, della sua velocità. Ho informazioni cruciali da riferire al Grande Comandante.» Estrasse una busta dalla giacca e la porse al demone lupo.
«Consegnate questa lettera al Grande Comandante al più presto. Domattina devo incontrarlo per discutere una questione fondamentale. Tutti i dettagli sono al suo interno.»
La tensione nella stanza divenne palpabile. Ivarr e la sua squadra osservavano ogni minimo cambiamento nell’espressione di Hectjas. Proprio quest’ultimo non si scompose. Abbassò lo sguardo verso la busta che l’uomo teneva ancora in mano, senza accennare alcun movimento per afferrarla.
«Ivarr, quello che mi chiedi non è da poco. Dovrei lasciare la mia divisione per un tuo favore?» Hectjas tornò a fissarlo. Il volto restava marmore, ma le sue sopracciglia di contrassero impercettibilmente. Era alquanto perplesso. Non riusciva a comprendere perché il suo collega avesse chiamato proprio lui. Per quanto fosse il demone più veloce presente alla caserma di Riford, rimaneva pur sempre un generale e non un portalettere. Qualcosa in quell’insistenza, in quella fretta di raggiungere Landvi, puzzava di bruciato.
Uno strano pensiero iniziò ad insinuarsi nella mente del demone lupo e ne fu distratto solo quando la voce del suo collega raggiunse le sue orecchie.
«Caro Hectjas, queste informazioni sono vitali. Se non mi aiuti, temo dovrò segnalare a Landvi un nuovo traditore nell’esercito.»
Infastidito, Hectjas strappò la busta dalle mani di Ivarr, le zanne che balenavano sotto le labbra tese. Una strana sensazione gli invase l’animo: sperava che tutto andasse per il verso giusto.
«Considera la lettera già consegnata.»
Dopo il consueto saluto militare, Hectjas uscì dall’appartamento, lasciandosi alle spalle la squadra speciale di Rodnar. Arrivato al livello della strada, respirò profondamente e gettò uno sguardo verso le Alpi Beifong. Doveva consegnare quella lettera nel più breve tempo possibile e tornare immediatamente alla sua divisione.
Intanto, dalla finestra del salone, Ivarr osservava il demone lupo allontanarsi verso le mura esterne della città e un sorriso soddisfatto si formò sulle sue labbra.
Il mattino successivo
All’interno della caserma militare di Riford, Hound attendeva l’arrivo del proprio superiore.
Il demone cane era finalmente soddisfatto. Finalmente, da quando il Grande Comandante aveva assegnato loro quell’incarico, il suo generale aveva iniziato a distribuire compiti operativi veri e Hound non si sentiva più inutile. Il giorno precedente aveva sottoposto ad interrogatorio i cinque militari che avevano avvistato un individuo sospetto, e ora non restava che fare rapporto a Lonin.
Il generale arrivò alla caserma di prima mattina. Senza degnare di uno sguardo l’anziano demone procione di guardia all’ingresso, Lonin entrò nell’edificio e seguì l’odore del suo sottoposto. Percorse un lungo corridoio, fiancheggiato da grandi finestre da un lato e da porte che conducevano ai vari uffici dall’altro. Raggiunta la porta dietro cui lo attendeva Hound, vi entrò senza esitazione.
«Salve, generale Ethberg, ben arrivato.» Hound accolse il suo superiore con il consueto saluto militare. Percepito l’odore del suo generale, era scattato sull’attenti e non si era fatto sorprendere dall’ingresso poco annunciato di Lonin.
Il militare di grado maggiore ricambiò il saluto e gettò uno sguardo all’ufficio temporaneo che gli era stato assegnato. L’arredo era semplice: una massiccia scrivania di fronte alla porta e numerose cassettiere lungo le pareti, piene dei documenti relativi agli avvistamenti dei teriel nelle Alpi Beifong. Terminata la rapida ispezione, Lonin mandò a riposo Hound e si sedette alla scrivania, posando lo sguardo sul sottotenente.
«Hound, aggiornami sugli interrogatori di ieri.»
Il demone non perse tempo. «Nulla di nuovo, signore. I testimoni confermano di non aver visto chiaramente la figura.»
Le labbra di Lonin si assottigliarono in una smorfia di disgusto per l’ennesima prova di incompetenza.
«Chi era di pattuglia ieri?»
«Quattro giovani reclute accompagnate dal tenente Berger.» Hound rispose prontamente.
Lonin iniziò a picchiettare ritmicamente gli artigli sopra la superficie in legno di quercia, producendo una serie di schiocchi secchi. «Chiamami il tenente. Voglio parlarci.»
«Sarà fatto, signore!» Hound uscì dall’ufficio e corse a convocare il demone salamandra.
Il tenente varcò la porta dell’ufficio una decina di minuti dopo. Lonin scrutò attentamente l’individuo davanti a sé.
Caliseus Berger era un demone piuttosto minuto, basso e di corporatura esile. La sua pelle, liscia e lucente, era cosparsa di piccole ghiandole capaci di sprigionare sostanze tossiche a comando. Aveva un viso affilato, con un’ampia fronte accentuata dalla profonda stempiatura. I suoi occhi, neri come il carbone, non tradivano alcun segno di timore.
Sicuro di sé, il demone salamandra percorse a passo fermo la distanza che lo separava dal generale.
«Generale Ethberg, mi avete mandato a chiamare?» Lonin non perse tempo e fece accomodare il suo ospite, iniziando subito l’interrogatorio.
«Tenente Berger, mi racconti dell’incontro che lei e le reclute avete avuto.»
Seduto oltre la scrivania con le mani poggiate sulle gambe, Caliseus non poté nascondere una lieve contrattura delle dita.
«Come ho già riferito ieri, stavamo pattugliando l’area in cerca di tracce lasciate da eventuali teriel, quando ho sentito un rumore sospetto.»
Il silenzio di Lonin si fece pesante, mentre gli artigli ripresero a tamburellare ritmicamente sulla scrivania. Caliseus deglutì, tradendo un lieve tremore nella voce prima di riprendere:
«Una volta individuato l’individuo, ho attaccato, ma è riuscito a scappare.»
Interessato alla dinamica dell’incontro, Lonin porse un’ulteriore domanda al demone:
«Tenente mi dica, come mai lo ha perso di vista?»
Caliseus sussultò. Il tono di Lonin era tagliente. La salamandra sentì il sangue pompare più forte nelle tempie: aveva già verbalizzato tutto, perchè quel demone cane lo stava mettendo alla gogna? Non aveva commesso errori, se non forse quello di non aver avvertito immediatamente le divisioni specializzate nel seguire le tracce. Ma non poteva prevedere l’arrivo della pioggia.
«L’individuo ha respinto il mio attacco, indirizzandolo verso le reclute. Ho ritenuto mio dovere proteggerle.»
Gli artigli di Lonin si fermarono di colpo. «Il suo dovere era fermare quell’individuo.»
Il tenente Berger aggrottò le sopracciglia, decisamente contrariato. La rabbia gli risalì alle guance. Come poteva considerarsi colpevole per aver salvato tre reclute? Come mentore, il suo dovere primario era proteggere le loro vite, non sacrificarle. Come avrebbe potuto lasciare che venissero ferite dal suo stesso attacco?
Istintivamente, Caliceus scattò in piedi, battendo i palmi aperti sulla scrivania del generale.
«Mi faccia capire, generale: vuole processarmi per aver salvato la vita a quattro reclute?»
Lonin rimase impassibile. «Si sieda, per favore.»
In quel momento, il suono di qualcuno che bussava frettolosamente alla porta preannunciò l’ingresso di Hound nella stanza. Il demone cane aveva in volto un'espressione seria e puntò il suo sguardo proprio in quello di Lonin.
«Generale, scusi l’interruzione, ma è importante.» Con un gesto della mano, il demone puro invitò il suo sottotenente a proseguire il rapporto. «La squadra di pattuglia ha trovato delle nuove tracce. Sembrano appartenere allo stesso individuo.»
Lonin si alzò. «Tenente Berger, è libero di andare.» Una volta che il demone salamandra si fu allontanato, anche il generale uscì dall’ufficio.
«Sottotenente Hound, avverta tutti. Partiamo fra cinque minuti.»
Intanto
Appollaiata su un ramo, una figura incappucciata osservava un gruppo di militari esultare per ogni piuma trovata sul terreno. Trovava davvero divertente vedere quei piccoli soldati umani esaltarsi per qualcosa di così insignificante.
«Ne ho trovata un’altra» La figura si avvicinò leggermente al gruppo per captare meglio la conversazione. Uno dei tre uomini teneva in mano una delle piume e la sventolava davanti al volto del compagno.
«Questa è la volta buona che ci promuovono!» Il più grande del gruppo prese la piuma e la ripose dentro un sacco.
«Il generale Ethberg e la sua squadra stanno per arrivare. Comportatevi come si deve.»
Il gruppo di pattuglia di quella mattina, infatti, aveva trovato altre quattro piume nere, probabilmente dello stesso individuo del giorno precedente, e non aveva perso tempo a informare la divisione di Lonin.
I demoni cane arrivarono poco dopo.
Nell’arco di pochi minuti iniziarono ad annusare l’aria, cercando tracce. Mentre i suoi uomini perlustravano la zona, Lonin si fece avanti, seguito da Hound ed Eike, verso il piccolo gruppo di pattuglia. Ritrovatosi dinanzi i tre, il militare che guidava il gruppo porse ai demoni il sacco contenente le piume. Lonin afferrò il sacco, lo aprì e lo passò a Hound che annusò una delle piume.
«Ma è uno scherzo?!» La voce alterata del sottotenente attirò l’attenzione dei presenti.
Incuriosito, Eike prese il sacco e lo avvicinò al viso, annusando il contenuto.
«Non hanno odore! Non è possibile seguire nessuna traccia!» Esclamò, lanciando il sacco verso il soldato di pattuglia.
Sempre nascosta, la figura sul ramo trattenne a stento una risata. Vedere quelle espressioni perplesse e confuse era più soddisfacente di un bel pasto caldo.
Lo sguardo della figura si spostò su Lonin. Il generale sembrava impassibile, non aveva avuto alcuna reazione al suo piccolo scherzo, e questo lo irritava.
Lonin, in realtà, era parecchio infastidito, considerava quell’assenza totale di odore sulle piume un insulto alla sua specie. Quando quel soldato umano gli aveva passato quel sacco, avrebbe voluto abbandonare nuovamente i suoi commilitoni e cercare da sé la pista da seguire, ma una strana sensazione di occhi puntati addosso lo trattenne. Quelle piume erano una perdita di tempo, ma restavano sospette.
Con questi pensieri per la mente, il generale Ethberg marciò fra i suoi sottoposti anche lui in cerca di nuovi indizi. Così, proprio come i suoi commilitoni, Lonin accentuò i suoi sensi e inspirò una discreta quantità d’aria. Ripeté quel gesto una manciata di volte, nella speranza di trovare fra i vari odori qualche indizio che potesse appartenere al fratello.
Il pensiero che Oisian stesse giocando con lui era assurdo, eppure, nonostante trovasse quell’idea irragionevole, non riusciva a smettere di rifletterci. Pensò che, forse il fratello stava provando ad attirare la sua attenzione, così da potergli riferire i piani del padre. Ripensò al loro ultimo incontro, autoconvincendosi che Oisian l’avesse lasciato in vita per aggiornarlo della questione. Si rimproverò di essere stato così impulsivo da averlo attaccato senza dargli il tempo di parlare. Mentre rimuginava, il generale represse un ringhio frustrato.
«Generale, qui non c’è alcuna traccia. Forse dovremmo tornare in caserma e rivedere i rapporti.» Hound richiamò l’attenzione del suo generale. Il sottotenente, affiancato da Eike, in questi ultimi tempi aveva iniziato a dar voce ai pensieri dei suoi compagni d’armi, ma questa volta il suo gesto non fu affatto apprezzato dal suo generale.
Lonin, infatti, lo fissò infastidito. Non riusciva a credere che nessuno della sua divisione si fosse accorto di questa figura sospetta nascosta da qualche parte. Senza rispondere, continuò la sua ispezione, alzando lo sguardo verso le fronde.
Intanto, la figura incappucciata, appollaiata non molto lontano dal luogo ispezionato dal generale, sentì le sue penne arruffarsi. L’aura e l’atteggiamento del generale Ethberg erano cambiati. Se prima sembrava indifferente all’intera situazione, adesso sembrava determinato a porvi fine.
Osservò attentamente il demone: Lonin scrutava con meticolosità i rami sopra la sua testa. All'improvviso fece un balzo e si poggiò su un ramo, lo sguardo diretto nella sua direzione. A quel gesto la figura deglutì, non togliendo gli occhi di dosso al generale.
In preda al panico, osservò nervosamente l’area circostante, alla ricerca di una via di fuga. Individuata la strada da seguire, scagliò una forte raffica di vento che destabilizzò i militari e si dileguò, lasciando dietro di sé un’altra grande piuma nera.
In quel momento Lonin ne ebbe la certezza: quella cosa non era suo fratello.
Nel tardo pomeriggio…
Nella foresta di conifere non molto lontana dalla città, il colonnello Rostin, seduto su un grande masso, osservava la piccola Elga rincorrere uno scoiattolo che provava a scappare. Avevano percorso molta strada da quando Lonin aveva ordinato alla sua divisione di spostarsi, ma, a dispetto di ogni aspettativa, la piccola meticcia reggeva il ritmo senza problemi.
«Signor Rostin! Pensa che il signor Lonin tornerà presto?» Elga si avvicinò al colonnello con un’espressione speranzosa, poggiando i gomiti sul masso e sorreggendosi il volto con le mani.
«Elga, ti ricordo che il signor Lonin è un grande generale. Ha dei compiti da svolgere per il paese.» Non contenta della risposta, la bambina incrociò le braccia al petto e mise il broncio. Comprendeva quanto il generale fosse impegnato e quanto importante fosse il suo ruolo ma, si era abituata a quella presenza nella sua vita e temeva che gli venisse strappata via così come era accaduto con il suo papà. Il ricordo del padre le adombrò gli occhi, e gli angoli della bocca le tremarono.
Rostin distolse lo sguardo, a disagio di fronte a quel dolore infantile. A salvare il demone rana da quella scomoda situazione, ci pensò il piccolo scoiattolo con la quale Elga stava giocando. La creatura si era infatti riavvicinata e, attirata l’attenzione di Elga, i due ripresero a rincorrersi.
Il colonnello emise un lungo sospiro, massaggiandosi le tempie. Continuava a non comprendere la caparbietà del generale. Consegnare la mocciosa al Grande Comandante avrebbe risparmiato loro metà dei problemi. Percorrere due strade differenti non escludeva la possibilità di incontrare dei pericoli e far emergere la vera natura di Elga, ma la posizione di Lonin sembrava irremovibile. Il demone sottolineava quanto la natura di Elga fosse troppo speciale per affidarla alle cure degli scienziati ma, il colonnello sospettava che, in fondo, il suo generale si fosse semplicemente affezionato alla bambina. Rostin scosse la testa a quel pensiero: il generale si stava rammollendo per una teriel.
Un leggero fruscio alle sue spalle lo fece voltare d’istinto, ma era già troppo tardi. Non fece in tempo ad afferrare l’arma, che il calcio di una pistola lo colpì violentemente alla tempia. Il corpo del colonnello cadde al suolo con un tonfo, che richiamò immediatamente l’attenzione della piccola Elga. La bambina si voltò verso il suo compagno di viaggio e rimase paralizzata.
Un uomo, in divisa militare, stava di fianco il grande masso sulla quale era seduto il demone rana. Ai suoi piedi, il corpo del povero Rostin privo di sensi.
Soddisfatto della reazione della piccola, l’uomo iniziò ad avvicinarsi alla bambina osservandola attentamente. Le informazioni di Eike erano esatte: quella mocciosa portava al collo il segreto dell’occultamento. Con quella prova, l’uomo pensò di avere Lonin in pugno. Sembrava proprio che il caro generale Ethberg nascondesse nella sua divisione una bambina che possedeva lo stesso strano potere che il loro Grande Comandante tanto desiderava.
«Ehi piccola. Il mio nome è Ivarr, sono un generale dell’esercito, proprio come il generale Ethberg. Sai, credo che tu abbia una cosa che il nostro Grande Comandante desidera tanto.»
Elga arretrò di un passo, le dita che si settavano attorno al vetro della boccetta, in cerca di conforto. Il sorriso di Ivarr si allargò, viscido.
«Cosa stringi fra le mani? Mi permetti di vederlo?» Ivarr continuò ad avvicinarsi alla bambina con la mano tesa. «Se mi permetti di portarlo con me, ti prometto che non farò nulla al tuo amico laggiù.» Il generale indicò con il pollice dietro le sue spalle, facendo riferimento al corpo del colonello Rostin, ora sveglio e sorvegliato da due degli uomini del generale.
A discapito di quello che Ivarr si aspettava però, Elga non rispose. Strinse più forte la boccetta, voltò le spalle e iniziò a correre verso il limitare della radura. Purtroppo, prima che potesse raggiungere il margine della radura, le dita di Ivarr si strinsero attorno al colletto del suo vestito, sollevandola da tera e trascinandola di peso verso l’orlo di uno strapiombo.
«Sei proprio una bambina cattiva.»
A Elga sembrava tutto un brutto incubo. Sembrava tornata ai tempi in cui veniva picchiata senza alcun motivo dai militari che pattugliavano Bozurgh. Scoppiando in un pianto disperato, iniziò ad invocare il nome di Lonin, in una cantilena spezzata, mentre sul suo corpo cominciavano ad affiorare piccole squame, ancora invisibili agli occhi di Ivarr.
«Stai seriamente invocando il generale Ethberg?» Una risata uscì dalle labbra di Ivarr. «Bene.» Il generale afferrò i capelli della bambina, sollevandola nel vuoto oltre il ciglio del burrone. Con uno strappo netto, le recise il filo della boccetta dal collo, poi aprì le dita, lasciando andare la presa.
«Generale Ethberg, si presenti alla fortezza delle spire di drago il prima possibile. Il Grande Comandante vorrà sentire cosa dichiara in sua difesa.» Certo che il generale Ethberg lo stesse ascoltando, Ivarr ritornò sui suoi passi, per nulla preoccupato dell’aura minacciosa che arrivava dal fondo del dirupo.
Un silenzio innaturale calò sulla radura. Poi il terreno tremò sotto i piedi di Ivarr. Convinto fosse un terremoto, urlò ai suoi uomini di ritirarsi, ma prima che potessero muoversi, una grande ombra sorvolò il generale, scagliandosi contro i suoi sottoposti. Terrorizzato, Ivarr corse verso la sua vettura.
Mentre Ivarr fuggiva via…
Il generale Ethberg arrivò a passi lunghi in quella radura, arrestandosi di colpo dinanzi un piccolo drago bianco. La creatura, spaventata e agitata, continuava ad accanirsi con una ferocia cieca sui su due corpi in divisa d’élite, ormai privi di vita. Con sguardo attento, Lonin valutò la situazione, poi prese la sua decisione. A passo lento, iniziò ad avvicinarsi a quella creatura così unica, fermando la sua marcia una volta che il cucciolo di drago si accorse della sua presenza. Quegli occhi impauriti lo fissarono con sospetto, mentre un ringhio acuto gli vibrava nella gola. Lonin rimase immobile, sollevando appena un braccio verso il suo muso per farsi odorare. Ancora diffidente, la piccola creatura tese il collo in avanti senza abbassare la guardia, mantenendo una distanza di sicurezza, inspirò l’aria. Riconosciuto l’odore di Lonin, la tensione muscolare nel suo corpo svanì all’improvviso. Il ringhio si spense in un guaito liberatorio, quasi infantile. Il drago si avventò contro la gamba del generale, strofinando il muso squamato sui suoi pantaloni in cerca di protezione. Poi, in una frenesia di sollievo, iniziò a girargli intorno, prima di crollare esausto e accucciarsi sopra i suoi stivali.
Alle spalle del generale, un fruscio tra i rami annunciò l’arrivo concitato di Hound. Il sottotenente si bloccò. Con gli occhi sgranati, osservava quel piccolo drago bianco tornare alla sua forma umanoide.
Non molto lontano da quella zona…
Oisian arricciò il naso, disgustato. L’aria del bosco si era improvvisamente caricata di odore metallico del sangue e quello di suo fratello. Senza la minima intenzione di incrociare la sua strada, il teriel invertì nuovamente il senso di marcia ma, a un tratto si fermò. Sotto la traccia dominante di Lonin, era possibile distinguere una nota dolce e familiare, un odore che non sentiva da settimane: il profumo della piccola Elga. Sorpreso e preoccupato dall’aura minacciosa, fin troppo vicina a quella bambina, si fece coraggio e corse verso la direzione nella quale si trovava suo fratello.
Quando raggiunse l’orlo di un precipizio, lo spettacolo che gli si parò davanti lo lasciò impietrito. In quella radura cosparsa da resti umani, Lonin teneva stretta tra le braccia. La bambina, completamente avvolta nella giacca d’ordinanza del generale, si aggrappava saldamente alle spalle del generale. Un ringhio mal trattenuto uscì dalle labbra di Oisian.
«Lonin, lascia stare Elga!»
Il generale, tuttavia, non tese nemmeno un muscolo. Per nulla preoccupato dalla presenza del fratello, diede le spalle a Oisian e camminò verso il colonnello Rostin. Il demone rana, con la testa ancora sanguinante per il colpo subito e per lo shock, cercava di assimilare quanto accaduto, incapace di articolare una sola parola.
La frustrazione serrò la mascella di Oisian. Scrutò la zona circostante con occhi febbrili: a parte Rostin e un altro demone poco distante, Lonin sembrava aver lasciato indietro il resto della divisione. La probabilità di riuscire a battere Lonin non era molto alta, ma non sembrava impossibile.
Sfruttando l’angolo cieco del fratello, Oisian scattò in avanti, puntando a colpirlo alla nuca.
Il suo attacco, però, venne intercettato dal sottotenente Hound che, con il suo intervento, permise a Lonin di proseguire la sua marcia indisturbato. Ritrovatosi faccia a faccia con un nuovo avversario, Oisian ringhiò furioso. Il demone che Lonin aveva portato con sé era molto veloce; prima che il teriel potesse ritirare le braccia, le dita di Hound si serrarono attorno ai suoi polsi in una morsa ferrea.
«Togliti di mezzo!» urlò Oisian, spingendo con tutto il peso del corpo contro il petto di Hound per spezzare la presa. Ma il sottotenente non cedette, continuando a respingere con i piedi piantai nel terreno.
«Generale, porti la bambina in salvo. Qui me ne occupo io.»
Quella nota di assoluta sicurezza nella voce di Hound fece ringhiare nuovamente Oisian. Intenzionato a liberarsi a qualunque costo, diede un violento strappo all’indietro con il braccio sinistro, trascinando l’avversario con sé. Hound, sbilanciato in avanti, perse l’assetto; Oisian ne approfittò all’istante sfruttando il blocco delle proprie mani per assestare una ginocchiata brutale dritto al costato del demone cane, combinando il colpo con una testata ravvicinata.
Stordito dal violento impatto, Hound vacillò, allentando la stretta per cercare di recuperare l'equilibrio. In quella frazione di secondo, Oisian affondò le zanne nel polso sinistro del demone, stringendo fino a sentire il sapore ferroso del sangue. Un urlo di dolore sfuggì dalle labbra di Hound che, istintivamente, si ritrovò a mollare definitivamente la stretta sul braccio destro del teriel.
Una volta liberato l’arto, Oisian sputò per terra il sangue di Hound e provò a colpirlo con il braccio libero. Il sottotenente, recuperato l’equilibrio, riuscì a deviare il gancio destro del teriel servendosi dell’avambraccio sinistro, permettendo così ad Oisian di liberarsi definitivamente.
Mentre il sole calava su quella radura allungando le ombre dei presenti, Oisian balzò indietro, pronto per la prossima mossa. Con sguardo fisso su Hound, iniziò a correre verso di lui. Il sottotenente, certo di essere il bersaglio primario, si preparò a ricevere l’attacco. Tuttavia, a metà della corsa, Oisian effettuò un grande balzo, degno dei salti di Lonin, scavalcando con facilità il sottotenente Hound e atterrando pesantemente proprio davanti a suo fratello.
Deciso a risolvere personalmente quella situazione, Lonin si rivolse al suo sottotenente. «Hound, va con Rostin e portate Elga in un luogo sicuro.»
Quelle parole fecero suonare un campanellino di allarme nella testa di Oisian. Terrorizzato per le sorti della bambina, tentò un secondo balzo per scavalcare anche Lonin. Ma il generale fu più rapido: allungò il braccio, lo afferrò saldamente per la caviglia a mezz’aria e lo scaraventò al suolo. Un guaito soffocato si spezzò nella gola del teriel all’impatto con la terra.
Approfittando della situazione, Hound prese la bimba in braccio e, con Rostin, scapparono via eseguendo l’ordine impartitogli.
«Non voglio combattere, ho delle cose da chiederti.» Lonin rimase in piedi sopra di lui, osservando i tentativi goffi del fratello di rimettersi in piedi e sperando che accettasse la sua richiesta di dialogo.
Nel tentativo si sollevarsi sulle braccia, però, Oisian iniziò a sentire le sue forze pian piano abbandonarlo, mentre i morsi della fame gli serravano lo stomaco in una morsa intollerabile. Un brivido freddo gli corse lungo la schiena quando realizzò la situazione: quella notte ci sarebbe stata la luna nuova.
Pronto a provare un ultimo tentativo prima che il dolore della trasformazione lo colpisse, Oisian riprese la carica verso le tre figure che cercavano di scappare. Ma anche quel movimento venne troncato sul nascere: Lonin si gettò in avanti, travolgendolo e bloccandolo a terra. Durante la caduta, la nuca di Oisian impattò violentemente contro lo spigolo di una roccia. Un'ondata di dolore lo travolse.
«Devo chiederti qualcosa su nostro padre!» Lonin gli premeva i gomiti sul petto per tenerlo fermo, tentando di farsi sentire, ma le sue parole giunsero appena alle orecchie di Oisian, ormai troppo debole per rispondere.
Rendendosi conto che il fratello non opponeva più alcuna resistenza, Lonin si sollevò sulle ginocchia. Fu in quel momento che i suoi occhi registrarono un fenomeno che non aveva mai visto prima: la trasformazione di Oisian in umano.
Improvvisamente vide il volto del fratello divenire pallido e il suo corpo mosso da tremori. Il minuto successivo gli parse durare un'infinità. Le orecchie canine si contrassero, riassorbendosi nel cranio, sostituite di padiglioni auricolari umani; le zanne si ridussero a normali denti, infine, la coda si staccò di netto dalla base della colonna vertebrale, riducendosi a un frammento inerte sul terreno.
Lonin assistette a questa scena impotente, inorridito. Un senso di colpa mai provato prima gli serrò la gola. Per la prima volta si rese conto dell'effettiva forza d'animo che possedeva il fratello. Dopo anni, comprese perché il padre provasse una particolare apprensione durante notti come questa. In quell’attimo, si pentì di aver definito Oisian un essere inferiore.
Mentre ricordava quegli eventi del passato, la familiare e fastidiosa sensazione di occhi puntati addosso si ripresentò. Si guardò intorno per scorgere colui che lo stava osservando, ma non riuscì a notare nulla. Guardò il corpo inerme di Oisian, poi decise di rischiare il tutto per tutto: doveva provare a salvare suo fratello.
«Salvalo, io non so come aiutarlo.» Lonin parò ad alta voce. «Mi allontanerò da lui ma, prima di andarmene, voglio assicurarmi che tu lo salvi.»
Oisian non riusciva più a muoversi. La testa pulsava violentemente e la sua vista era annebbiata. Non capiva esattamente cosa stesse dicendo suo fratello, ma vide la sua figura farsi sempre più lontana.
Le palpebre gli si fecero pesanti. Nonostante si trovasse in uno stato confusionario, provò a tenersi sveglio. Sapeva che se avesse ceduto al sonno, non avrebbe mai più visto l’alba.
Fu durante quell’agonia che Oisian vide una sagoma calarsi dal cielo notturno. Sembrava un uccello, o forse un angelo dalle grandi ali nere. A quella vista, pensò seriamente di essere già morto.
«Ehi amico... resisti. Ti porto al sicuro.»
Glossario:
Regni e Luoghi
Regno di Prezroviel: La nazione principale, un tempo multiculturale, ora sotto il dominio dell'Impero di Landvi.
Barsis: Capitale di Perzroviel, sede della locanda di Oisian e teatro della "Notte Rossa".
Forest Heavenly: Una fitta e antica foresta dove si rifugiano i protagonisti. È un territorio neutrale, sotto l'influenza del clan dei demoni volpe.
Bozurgh: Una cittadina/villaggio situata circa a metà del paese. Un tempo era un luogo tranquillo e pacifico, ma ultimamente è caduta sotto l'assedio e il controllo opprimente dei militari imperiali. Le sue strade sono pattugliate da soldati frustrati che sfogano la loro rabbia sulla popolazione civile. È proprio nella zona boschiva che circonda il perimetro di questa cittadina che si trova la casa di pietra della famiglia Bayer.
Selva di Chestnut: Fitto e cupo bosco in cui si nasconde Oisian dopo la fuga dalla casa dei Bayer. È il luogo in cui avvengono gli spietati attacchi mortali alle pattuglie imperiali.
Shibasta: Stato teocratico confinante con l'Impero. È guidato da una potente casta sacerdotale ed è recentemente caduto nella rete di alleanze di Caltor Landvi.
Nacisite e Steomaria: Regni rivali dell'Impero, indicati da Landvi nei suoi piani di espansione come i prossimi obiettivi strategici per scatenare la guerra globale.
Campi di redenzione (Ashitora, Khaocrago e Haudrouver): Strutture di detenzione imperiali nate sotto la facciata di far "espiare i peccati" ai teriel. In realtà sono veri e propri campi di concentramento circondati da filo spinato elettrificato e torrette di guardia, dove si consumano lavori forzati disumani, torture e abusi.
Alpi Beifong: Catena montuosa aspra e ricca di foreste di conifere situata nel sud del paese. È un luogo dove sono state ritrovate numerose tracce del passaggio di Teriel, ma che sembrano solo depistare i soldati.
Riford: Cittadina militare situata ai piedi delle Alpi Beifong. Ospita una caserma imperiale.
Fortezza delle Spire di Drago: Roccaforte imperiale citata dal generale Ivarr Rodnar, indicata come il luogo in cui Lonin dovrà presentarsi per rispondere delle accuse di tradimento davanti al Grande Comandante.
Gerarchia e Razze
I Demoni (Classificazione Sociale)
Demoni Nobili: Creature pluricentenarie che detengono il potere antico, la conoscenza e una forza magica superiore.
Demoni Puri: Individui che preservano intatto il lignaggio del proprio clan (es. solo sangue di Demone Cane o solo sangue di Demone Volpe). Rappresentano l'orgoglio dei clan originali.
Demoni (Misti): Creature nate dall'unione di due clan demoniaci diversi (es. unione tra Cane e Volpe). Pur essendo demoni a tutti gli effetti, non godono dello status di "purezza" dei clan originali.
Altre razze
Umani: Privi di poteri magici ma capaci di eccellere nella forza bruta o nella strategia (es. Ivarr).
Teriel (Ibridi): Nati dall'unione tra umani e demoni.
Personaggi
Protagonisti e Alleati
Oisian Ethberg (Teriel Cane): Protagonista. Ex locandiere, fuggito dalla città di Barsis.
Edmed Orvarl (Umano): Miglior amico di Oisian.
Milug (Teriel cinghiale): Robusto, pragmatico e protettivo verso il fratello minore (Yar).
Yar (Teriel Cinghiale): fratello minore di Milug. Ha un carattere infantile e vivace, ma possiede una forza fisica notevole e capacità di rigenerazione.
Arion Schmid (Demone nobile volpe): Si oppone al regime di Landvi e vive nella Forest Heavenly. Utilizza poteri legati alla natura e polveri paralizzanti.
Sharis, Sally e Cassiel (Teriel Furetto): Fratelli fuggiaschi. Sharis lotta per mantenere unita la sua famiglia, mentre le piccole vedono in Arion e Oisian dei nuovi protettori.
Jastir (umana): la sua famiglia è stata distrutta dal reclutamento forzato di Ivarr Rodnar.
Signor Bayer (Umano): Vecchio amico di Arion Schmid, ha promesso di proteggere e nascondere i teriel con lui.
Elga Bayer (Teriel): Bambina di circa 6 anni, figlia del signor Bayer. Apparentemente discendente dei demoni drago.
Militari e Alto comando Iperiale
Caltor Landvi (Demone): Il Grande Comandante.
Ivarr Rodnar (Umano): Generale dell'esercito imperiale. Sadico e manipolatore, usa il terrore per reclutare giovani.
Lonin Ethberg (Demone Puro Cane): Generale imperiale e fratellastro di Oisian. Agisce secondo tattiche pensate fin nei minimi dettagli.
La divisione del generale cane
Hectjas Awlin (Demone Puro Lupo): Generale imperiale. Orgoglioso e selvaggio, disprezza le tattiche vili e le barriere magiche, preferendo lo scontro diretto.
Elen Sunwind (Demone elementale - vento): Consigliera e portavoce di Landvi.
Eldan Dirkra (Demone): Il demone che ha creato la barriera per permettere ai lupi di superare il "Cerchio delle Streghe".
Gerwin (umano): la sua famiglia è stata distrutta dal reclutamento forzato di Ivarr Rodnar. É ora un soldato dell'Impero contro la sua volontà.
Amon e Ganain (Demoni lupo): Militari della divisione di Hectjas. Sono due inetti, incapaci di gestire una missione da soli se non guidati nei minimi dettagli.
Osgar Ethberg (Demone Puto): Padre di Lonin e Oisian. Fu un leggendario eroe militare e l'ultimo a rivestire la carica di Generale Cane prima del colpo di stato e l'ascesa al potere di Caltor Landvi.
Rostin Leocal (Demone Rana): É un colonnello dell'esertico imperiale che opera sotto le direttive di Lonin. É una pedina fondamentale per i piani del generale, nonchè l'unico a sapere i reali obbiettivi di Lonin. Si occupa della gestione logistica e operativa delle truppe.
Basir Monomachos: Il Re Sacerdote dello stato teocratico di Shibasta, manipolato da Elen per schierarsi al fianco di Landvi.
Eike e Hound (Demoni Cane): Due sottotenenti appartenenti alla divisione di Lonin. Uniche figure che Lonin tiene in considerazione (insieme a Rostin) all'interno della sua divisione.
Tenente Atlas (Demone Lupo): Vecchio veterano di guerra e mentore di Gerwin al campo Ashitora. Appare affabile e tranquillo con il giovane cadetto, ma gestisce con assoluta e rigida freddezza la brutalità e le torture del campo.
Felix, Moon e Tenente Husk (Demoni Gatto): Militari inviati in perlustrazione nella selva di Chestnut per scovare la "nuova minaccia". Felix e Moon sono fratelli.
Tenente Caliseus Berger (Demone Salamandra): Ufficiale e mentore che supervisiona la ronda delle quattro reclute umane nelle Alpi Beifong. Affronta la figura alata sul ramo usando le sue ghiandole velenifere, ma l'attacco gli viene ritorto contro dal vento. Durante l'interrogatorio con Lonin alla caserma di Riford, difende con rabbia e orgoglio la sua scelta di aver interrotto la caccia per fare da scudo e salvare la vita alle sue reclute.
Eventi importanti
P.R.C. (Patto di reciproca convivenza): Storico trattato di pace firmato sette secoli prima dell'inizio della storia per garantire la pace tra le razze.
Notte Rossa: Notte di violenza, dove vengono distrutti i negozi dei Teriel, sancisce l'inizio della persecuzione.
La guerra mondiale: Un devastante conflitto globale che ha sconvolto il mondo della storia anni prima dell'ascesa di Landvi. Funge, a livello storico e di atmosfera, come una sorta di Prima Guerra Mondiale di questo universo. Ha ridefinito i confini e le gerarchie di potere tra umani e demoni, ed è lo scenario in cui il generale Osgar Ethberg ha compiuto le sue leggendarie imprese.
Note utili
Cerchio delle Streghe: Una barriera naturale formata da funghi il cui odore maschera le aure, rendendo poco identificabile chi si trova all'interno. Il forte odore manda in stato confusionario. Una volta essiccati e resi polvere, questi funghi hanno anche la caratteristica di "paralizzare" chi annusa la polvere.
Lo spirito della Foresta: Una ragazza umana "diversa" che sacrificò la vita al fiume Carley per diventare la guardiana eterna della Forest Heavenly e del cimitero.
Fiammelle Azzurre: Manifestazioni spirituali dei demoni volpe trapassati.
Foglia dell'Illusione: Strumento magico usato da Arion per cambiare aspetto, basandosi su volti impressi nella sua memoria.
Corso di Addestramento Paramilitare: Sistema ideato da Caltor Landvi per trasformare i sedicenni in macchine da guerra imperiali.
Barriera di Occultamento: Magia usata per mascherare l'aura e neutralizzare l'odore delle spore dei funghi, rendendo inutile il "Cerchio delle Streghe".
Soffitta dei Bayer (Meccanismo di Occultamento): Struttura architettonica e magica simile a quella presente nella dimora di Arion Schmid, capace di nascondere completamente l'odore e l'aura di chi vi trova rifugio, ingannando persino il fine olfatto dei demoni cane.
Piume Nere: piume di grandi dimensioni lasciate deliberatamente sul terreno che, essendo totalmente prive di odore, mandano in confusione i demoni dal naso fino e ne rallentano le indagini.
Francyt:
Ciau a tutti!
Eccomi di ritorno con il Capitolo 8! Come vi avevo promesso, ora che la sessione è finita sono felicissima di poter dedicare molto più tempo e puntualità a questa storia.
Siamo ufficialmente a un punto di svolta: come vi accennavo nello scorso spazio autore, i capitoli totali de Il fuggitivo saranno 18, e proprio da questo momento in poi inizierete a intravedere l'idea di fondo, quel finale ben preciso che mi ha spinto a iniziare a scrivere questa storiella anni fa. Ma bando alle ciance e affrontiamo insieme quello che è successo, perché la carne al fuoco (e non parlo solo del povero coniglio di Oisian!) è tanta:
1. Il mistero della figura alata: All'inizio del capitolo vediamo una ronda imbattersi in una figura anonima. Mi piace molto mantenere il mistero su questi nuovi ingressi. Chi sarà mai questa creatura che lascia cadere piume inodore e gioca con il vento, prendendosi gioco persino del fiuto di Lonin?
2. Il tormento di Oisian: Finalmente torniamo dal nostro protagonista. È seriamente provato dagli ultimi eventi e dal trauma di ciò che ha fatto al demone gatto nei capitoli precedenti. Volevo esplorare il suo lato vulnerabile: non è un eroe d'azione indistruttibile. Il suo corpo sta cedendo sotto il peso del digiuno, del senso di colpa e, soprattutto, della maledizione della Luna Nuova.
3. Il tradimento di Eike: Ebbene sì, il nostro Eike (che avevamo visto lamentarsi nei capitoli precedenti) si è letteralmente venduto il suo generale.
4. L'orgoglio di Hectjas: Qualcuno si è chiesto perché un generale fiero e selvaggio come Hectjas cede così facilmente al "ricatto" di Ivarr, accettando di fare da messaggero? Vi giuro che non è una scelta casuale o una forzatura, lo scoprirete presto! Hectjas odia i giochi politici, ma Ivarr ha toccato i tasti giusti per metterlo in scacco.
5. Il segreto di Elga e l'orrore della Luna Nuova: Questo finale è stato interessante da scrivere. Da un lato abbiamo la prima, vera trasformazione di Elga in drago bianco, che rivela quanto sia immenso (e pericoloso) il potere che porta il suo sangue. Dall'altro, l'incontro fra i due fratelli. Lonin non voleva più uccidere Oisian, voleva risposte su loro padre Osgar, ma si è trovato davanti a qualcosa che lo ha profondamente scioccato: la regressione umana di Oisian. Per la prima volta, il generale "perfetto" ha provato un brivido di colpa e rimorso.
Come sempre, sono curiosissima di sapere cosa ne pensate! Cosa teorizzate? Che mi dite sulla reazione inaspettata di Lonin davanti a Oisian indifeso? Chi pensate che sia la figura dalle ali nere che si è calata nel finale?
Aspetto i vostri commenti, le vostre teorie e le vostre curiosità su qualunque personaggio! Un ringraziamento immenso a chiunque si ritagli cinque minuti per leggere e lasciarmi un pensierino.
p.s. Più avanti spigherò diverse cose riguardo la trasformazione in umano/drago. Come avrete notato, per Oisian la trasformazione in umano avviene consapevolmente ed è molto dolorosa, mentre Elga pare non provare dolore ma perde totalmente la coscienza quando si trasforma in drago. Non sono casualità. Scopriremo molto di più sui teriel. Non sono tutti uguali e non provano lo stesso dolore.
Un bacino,
F.


