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Autore: tbhhczerwony    10/07/2026    1 recensioni
[POV 1° persona, epistolare; ogni tanto 3° persona | mitologia giapponese, induista, demoni, spiriti | perlopiù angst, tematiche delicate e amori]
dal 26 agosto 1550:
Per il momento voglio concentrarmi sull’obiettivo principale. Sto scrivendo questa pagina mentre i bambini fanno il pisolino pomeridiano. Uno di loro, Prish, ha avuto problemi ad addormentarsi. Fortunatamente sembra essersi rilassato dopo che gli ho dato una bambolina con cui dormire, adesso ronfa come un angioletto!
┈☆
Jyo è un demone volpe, per metà kitsune, che vive la sua apparentemente normale vita nel piccolo villaggio in cui è nato, in un mondo chiamato comunemente da tutti come “Il confine” che separa loro e gli esseri umani del pianeta Terra. La volpe scrive sul suo diario delle sue giornate, il lavoro, e vari sfoghi che a voce non potrebbe esternare, soprattutto davanti alla figura autoritaria del fratello Mayin. Ben presto, però, Jyo vorrà provare a cambiare vita.
Genere: Fantasy, Introspettivo, Sentimentale | Stato: in corso
Tipo di coppia: Het, Shonen-ai
Note: Raccolta | Avvertimenti: Contenuti forti, Tematiche delicate, Violenza
Capitoli:
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- Questa storia fa parte della serie '激烈神王砲 (Gekiretsu Shin'ou'hou)'
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Dopo l'ultimo cliffhanger non volevo far aspettare troppo, oltretutto mi fa morire che l'ultima volta ho aggiornato di lunedì e stavolta di venerdì (il weekend è decisamente più favorevole, ma in realtà aggiorno quando posso/mi viene lo schizzo/quando mi fa ridere un determinato giorno tipo oggi). Questo capitolo non ha nessuna lettera, principalmente perché la lettera dello stesso giorno (cioè, del giorno dopo) sarà nel prossimo capitolo, mentre qua c'è solamente il risveglio dopo la festa--che mi ha fatto morire scrivere così come rileggerlo. Per ora vi lascio al capitolo. Buona lettura! <3


Risveglio con sorpresa




 

Quando Jyo si svegliò, non capì subito dove fosse. La prima cosa che saltò all’occhio fu il fatto che sul suo letto c’era più spazio di quel che ricordasse, e non solo, la stanza era molto più grande. 

Fu allora che diede un’occhiata più attenta in giro. Un armadio enorme con a fianco la porta di una cabina armadio—ma che razza di disposizione era quella?—librerie piene di vari documenti e libri, alcuni di questi anche lasciati per terra, una scrivania con a fianco una toeletta. Per ultimo, il letto. Il letto era matrimoniale, lenzuola rosse con ricami neri, gialli e varie decorazioni che quasi gli ricordavano i cuscini di casa sua, finché non lo vide.

Matoya, steso di fianco a sé in posizione supina con il braccio destro al petto e il sinistro alzato, che suggeriva una posizione rilassata. Sì, ma che ci faceva lì? 

Jyo guardò istintivamente in basso, sbirciò sotto le coperte e notò che entrambi erano nudi. 

Cacciò un urlo che, considerando il suo potere, come minimo aveva risvegliato metà palazzo. Anche Matoya si svegliò di soprassalto, tappando subito la bocca alla kitsune.

«Ma sei impazzito?! Perché urli?!»

Non appena il dio mollò le labbra della volpe, Jyo si prese qualche secondo per riprendere fiato. «Che cosa ci faccio qui?! Che cos’è successo? Perché avete la cabina armadio a fianco all’armadio—Dove sono i miei vestiti?!» esclamò poi, tutto d’un fiato.

Matoya sospirò. «Per prima cosa: non me lo ricordo. Seconda cosa: non me lo ricordo. Terza: …è così e basta, ho troppi vestiti. E i tuoi sono per terra insieme ai miei»

«Ma come non vi ricordate?!»

Il principe alternò lo sguardo tra Jyo e le sue gambe, poi batté un pugno sul palmo dell’altra mano. «Ah, ora ricordo! Stavo bevendo i quattrocento bicchieri, vero?»

Jyo annuì lentamente. «Sì… come l’anno scorso… e l’anno prima ancora, e l’anno prima di quello…»

«Sì, e dopo che ho finito hai vomitato!» lo interruppe Matoya.

«…Cosa?»

«Proprio così, allora ti ho portato nel bagno di servizio e poi siamo andati nel mio ufficio» Il principe si grattò la testa, «Da lì i miei ricordi si fanno un po’ più offuscati, però tu mi hai detto qualcosa del tipo “Oh, Vostra Altezza… io devo dirvi una cosa che mi tengo dentro da troppo tempo…!”» raccontò, iniziando ad imitarlo, giungendo le mani.

A quel punto, Jyo rabbrividì. «Oh, no…»

«Sì! E hai continuato, “Ogni volta che vi vedo sento le farfalle nello stomaco! Sì, io credo di amarvi follemente!”»

Paonazzo in volto e sprofondando dall’imbarazzo, Jyo si coprì le labbra con le mani. «No, non posso averlo detto davvero!»

Matoya lo guardò genuinamente confuso, indicando il letto. «Beh, come pensi che ci siamo arrivati a questo punto altrimenti?»

La volpe si scoprì le labbra, stringendo i pugni sulla trapunta per coprirsi fino al petto, «Ma che ne so io?! Che vergogna, sono un disastro!»

«Ma come che ne sai? Li leggi i romanzi rosa, no?»

Jyo scattò in piedi, guardandosi in giro, «Dov’è il bagno?! Devo rinfrescarmi un attimo!»

Matoya indicò l’angolo a sinistra della sua stanza, «Ho la toeletta lì» Sbatté le palpebre, «Sappi però che se vuoi anche fare qualche bisogno devi andare nei bagni pubblici al piano di sotto, non ho un bagno qui»

«Ma come… avete la camera da letto che è il triplo delle nostre e non avete nemmeno un bagno privato?!» Jyo strinse i denti.

Il dio sembrava caduto dalle nuvole. «Io non ho bisogno del bagno, sono uno spirito» gli disse con nonchalance, «E poi non capisco come possa averne bisogno tu. Siamo nell’aldilà e tu, essendo per metà kitsune, sei diventato intangibile vivendo qui. Beh, intangibile per i mortali… ma qui io e te ci siamo divertiti abbastanza ieri notte, nevvero?» concluse, ridacchiando, «Non ti sei mai accorto che non hai mai avuto bisogno del bagno per otto anni?»

«Veramente no, io ci vado lo stesso» Jyo ritrovò la calma con quel discorso, dato che era ancora abbastanza confuso. Pensò all’ultima cosa che gli disse il principe solamente dopo, che gli fece ricostruire nella testa gli ultimi otto anni—o almeno, il modo in cui aveva usato il bagno gli ultimi otto anni, «Ah, ma certo… ecco perché ogni volta che mi sedevo non succedeva niente… uno dei primi giorni ero convinto di avere mal di stomaco—» Si bloccò, realizzando una cosa, «…Scusate, ma allora come ho fatto ieri sera a vomitare? Che razza di leggi della fisica assurde segue questo mondo?»

Matoya scrollò le spalle, «Non chiederlo a me, sono un giudice, non un fisico»

«Ma come?! Me lo stavate spiegando fino ad adesso!»

«Aaah, non discutere! Mi sono appena svegliato e tu non fai altro che gridare…» Il principe si grattò l’orecchio sinistro con l’indice, «Ascolta, adesso facciamo così: di quello che è successo ieri non se ne parla più e non lo deve sapere nessuno, ci siamo intesi?»

Jyo si zittì per un momento. Nonostante avesse passato la notte con l’uomo di cui era attualmente innamorato, dato che si trattava di una figura importante sarebbe stato meglio mantenere il segreto, soprattutto perché era stata una notte sola. Anche se il pensiero di non ricordarsi di aver passato la notte con lui e la curiosità di sapere cosa fosse successo lo stava mangiando vivo.

Annuì alla proposta del dio, raccogliendo il suo kimono da terra per coprirsi dalle spalle in giù, «Sì… sono d’accordo con voi».

D’improvviso, la porta d’ingresso della stanza si aprì.

«Vostra Altezza, ho…»

Riconoscendo la voce di Nasim, sia Matoya che Jyo si voltarono di scatto verso la porta appena aperta. Il segretario rimase immobile, tenendo la mano libera poggiata sul pomello mentre l’altra teneva dei documenti. L’oni fece un passo indietro ma quel movimento fece scattare Matoya.

«Fermo dove sei!»

«Ah! Io… non…» Nasim si resse alla porta, «Non… vorrei disturbare… io, uhm, ho interrotto qualcosa?»

Matoya sbuffò, «Non hai interrotto niente, ma adesso che sei qui entra immediatamente e chiudi la porta!»

«Subito, Vostra Altezza!»

 

Matoya raccontò tutto—o almeno, quello che si ricordava—a Nasim, che finalmente cominciò a comprendere e, in parte, anche lui cominciava a ricordare qualcosa della sera prima. Anche il segretario aveva bevuto a volontà come tutti gli altri, ma a differenza del principe e di Jyo, era riuscito effettivamente a fare mente locale.

«Dunque è così che sono andate le cose… ecco perché ad un certo punto non vi ho più visti alla festa» commentò Nasim, «Ora si spiega tutto…»

«Già…» Matoya si accomodò sul cuscino, mettendo le mani dietro la testa, «Ma dimmi una cosa, perché sei venuto qui a quest’ora?»

«Innanzitutto, signore, sono le undici e mezza» Il segretario sfogliò i documenti che aveva in mano, per poi mostrarne uno in particolare al principe, «E poi… nel vostro ufficio sembra essere passato un uragano,» Dicendolo, diede una veloce occhiata a Jyo, «Inoltre, ho trovato questo sulla vostra scrivania»

Matoya allungò il braccio sinistro per prendere il documento, «Fammi vedere…» Iniziò a leggere e, man mano che andava avanti i suoi occhi si fecero sempre più spalancati. «Grande Shiva…» mormorò dallo stupore.

«Di… che cosa si tratta?» osò domandare Jyo. Se persino Matoya, un dio, si metteva a invocare gli dei al di sopra di lui, doveva essere successo qualcosa di grave.

Per la prima volta, Matoya sembrava essere diventato più serio. Non che non lo fosse mai stato, semplicemente era la prima volta per la volpe. Quello sguardo fece sussultare leggermente Jyo, che si portò la mano sinistra alle labbra, mordendosi le unghie.

«Nasim, potresti uscire un attimo, per cortesia?»

«Sì, signore» Nasim diede un’ultima occhiata ai due prima di fare come richiesto, uscendo dalla stanza.

Jyo si sedette sul letto, mentre Matoya rilesse per la seconda volta il documento dato dal segretario. Quel silenzio non faceva altro che aumentare la tensione, e Jyo sentì l’unghia spezzarsi sotto i suoi denti.

«…Allora…?»

Matoya voltò lo sguardo verso di lui, mostrandogli il documento.

«Siamo sposati.»

 
   
 
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